domenica 1 gennaio 2012

Europeanphoenix incontra Savino Frigiola

http://europeanphoenix.com/it/component/content/article/18-interviste/213-signoraggio-intervista-a-s-frigiola-economista-e-studioso-monetario

“Europeanphoenix” incontra Savino Frigiola, economista, studioso monetario, scrittore, conferenziere. Partecipa dal 1970 ai lavori del Centro Studi Politici e Costituzionali presso la cattedra di Diritto della Navigazione dell'Università di Roma fondato da Giacinto Auriti.
Fa parte del gruppo docenti del Corso Post Lauream di "Perfezionamento in Studi Giuridici e Monetari" (unico al mondo) istituito ad Atri dall'Università d'Abruzzo. Ha pubblicato: "La Fabbrica del Debito, dell'Usura e della Disoccupazione" (1997),  "L'usurocrazia mondiale sulla pelle dei popoli" (2008). Intervista a cura di E. Galoppini.
 


Prof. Frigiola, per prima cosa vorrei che con un linguaggio semplice, alla portata del lettore non specializzato, spiegasse in che cosa consiste la “truffa del debito” (origine, sviluppi, autori primari e gregari), la quale altro non è che un’appendice di una più grande truffa, quella monetaria. Le chiedo di esporre la questione in termini comprensibili anche perché ritengo che gli “economisti” più “autorevoli” alla fine la facciano molto più “complicata” di quel che è, per nascondere la verità. Se si analizza infatti quel che vien detto nella “pagina economia” di un telegiornale, nella quale vengono ripetuti alcuni “dogmi economici”, ci si rende conto che di serio, per non dire di razionale, vi è ben poco, poiché il tutto si limita ad una ripetizione “a pappagallo” (“la borsa vola”, “bruciati miliardi”, “iniezione di liquidità”, “il costo del denaro”!…), in maniera che il famoso “popolo” non potrà mai capire niente e venga così perennemente truffato. Da profano dell’argomento, immagino si debba partire dalla domanda “che cos’è la moneta?”.
Alla ben posta domanda “che cos’è la moneta?”, per ben comprendere i sottostanti meccanismi, occorre aggiungere anche: “di chi è la moneta?”. Intanto rispondiamo con ordine dalla domanda diretta. La moneta non è altro che uno strumento di misura che serve per misurare il valore nelle transazioni commerciali, definito strumento “econometrico”. Quando l'uomo si è reso conto della scomodità di continuare ad usare il baratto per scambiare i diversi beni utili ai propri bisogni, ha cercato di dotarsi di strumenti rappresentativi dei valori capaci di sostituire uno dei due beni utilizzati sino a quel momento nello scambio.
All'inizio, nei primi e rudimentali nascenti sistemi di scambi commerciali spontanei, questi strumenti con funzioni econometriche avevano anche la caratteristica di poter essere impiegati ed utilizzati direttamente, ad esempio: il grano, l'orzo, il sale, fave di cacao, the pressato, ecc., tutti beni di natura fruibile. In seguito furono sostituiti da oggetti sempre più convenzionali, nella lenta ma continua ricerca di migliorare la qualità e la funzione degli strumenti di misura dei valori, e furono utilizzati anche oggetti vari tipo: conchiglie, madreperla, cristalli più o meno pregiati, pezzi di metalli più o meno rari, sino ad impiegare più avanti il rame, l'argento e l'oro. Pian piano il baratto è caduto progressivamente in disuso. La necessità di razionalizzare sempre più lo strumento di misura dei valori, sulla spinta dell'incremento degli scambi commerciali tra vari paesi e diverse civiltà venute a contatto tra loro, fece sì che i governanti del tempo assumessero il privilegio di poter emettere moneta: il modello si sviluppò prima nell’area del Mediterraneo per poi estendersi al resto di Europa ed Asia. I sovrani emettevano moneta nell'interesse generale del loro mercato; così ebbe inizio l’utilizzo dell'oro, dell'argento e del rame, metalli preziosi usati per coniare monete; il sovrano garantiva il peso ed il titolo di purezza dei metalli impiegati. Ben si comprende la facilità e la velocità che subirono gli scambi commerciali con l'utilizzo di uno strumento di misura dei valori, da tutti accettato e riconosciuto e condiviso poiché garantito da valore intrinseco. Divenne quindi indifferente possedere un bene o la quantità di moneta corrispondente al valore del bene stesso.
Sino a quando il valore della moneta era conseguito quasi totalmente dal valore intrinseco dei metalli usati (oro, argento, rame ecc.), la sua funzione di facilitare gli scambi non destava squilibri apprezzabili; infatti i sovrani acquisivano sul mercato, a fronte di un costo reale, i vari metalli, li convertivano in monete e questi nuovi valori ritornavano in circolo sul mercato stesso. Il piccolo aggio che il governante tratteneva per sé, corrispondeva quasi sempre alle spese di coniazione e di amministrazione, e quindi, tramite la loro remunerazione, anche questo valore finiva per ritornare sul mercato stesso. Nasceva così il “signoraggio”.
La moneta, pertanto, nei confronti della vitalità del mercato assunse da allora la stessa indispensabile  funzione del sangue e dell’acqua all’interno dell’organismo umano vivente; caratteristica che tuttora permane e si accentua. È facile comprendere che ogni Stato Sovrano, ogni attore del mercato ed ogni individuo diventa un utilizzatore di moneta, proprio in funzione della rappresentatività speculare dei valori, da questa assunta, nei confronti dei beni che debbono essere acquisiti dai vari soggetti per il soddisfacimento dei propri bisogni. Se ne deduce che la carenza di quantità e disponibilità di denaro in circolo sul mercato finisce per produrre la stasi delle attività commerciali, produttive e quindi vitali dell'intera comunità, sia essa tribù, Stato od Impero. Il mercato con una circolazione monetaria insufficiente, come ogni organismo vivente in carenza di acqua e di sangue, diventa anemico, abulico, incapace a svilupparsi e di sopravvivere.

Questo per quanto riguarda la circolazione monetaria; ma che dire, nello specifico, dell’oro e dell’argento? 
Nel tempo, mentre la necessità di disporre di nuova moneta tendeva ad espandersi proporzionalmente all'incremento degli scambi economici ed al numero delle genti che la utilizzavano, la quantità e la reperibilità di oro e argento per coniare nuove monete restava criticamente contenuta. Infatti questi metalli furono prescelti sì per la loro caratteristica fisica di inalterabilità nel tempo, ma anche per la loro rarità in natura. Molti imperi, molte civiltà scomparvero proprio perché non furono in grado di monetizzare l'espansione dei territori e dei mercati conseguiti. “La demonetizzazione di tutti i popoli del Mediterraneo provocò il crollo dell'Impero Romano” (da “Moneta”, uno studio di Francesco Cianciarelli).           
La povertà diffusa e le ricorrenti carestie, sino al diffondersi della pellagra, tipiche del basso Medio Evo, furono tutti fenomeni ascrivibili alla carenza di capacità di monetizzazione dei mercati. Tali fenomeni cominciarono a scemare solo con la massiccia immissione in Europa di oro ed argento, dopo la scoperta e  la conquista dell'America. Anche questo beneficio fu di breve durata, e ben presto le tensioni economiche e sociali finirono per manifestarsi ovunque, in conseguenza della grave deflazione causata dall'incremento demografico e dalla conseguente richiesta di nuovi beni che dovevano essere misurati. Per ben comprendere gli effetti perversi che si determinano con una scorretta gestione monetaria occorre determinare con precisione chi sia il proprietario della moneta al momento della sua emissione.


E non dovrebbe essere lo Stato il proprietario della moneta?
La moneta al momento dell’emissione è, infatti, di proprietà di chi convenzionalmente ne rappresenta e ne garantisce il valore: lo Stato Sovrano. Non per caso Nixon, il 15 agosto 1971 (in occasione dell’abolizione della convertibilità del Dollaro in oro) disse: “Il dollaro vale perché rappresenta tutta la produzione degli USA”.
La moneta diventa, come chiaramente identificata ai giorni nostri, “strumento di misura dei valori, ma anche valore della misura” (G. Auriti).

E ad un certo punto entra in scena la banconota… Comincia così ad espandersi patologicamente il potere dei banchieri, fino all’attuale “punto di non ritorno”.
L’usurpazione perpetrata dal sistema bancario ai danni dello Stato Sovrano, nella gestione e nell’emissione monetaria, ebbe inizio quando i banchieri furbescamente cominciarono a prestare oltre l’oro che possedevano, anche e soprattutto i certificati rappresentativi di oro ed argento da loro stessi emessi: nacque così la banconota, nota di banca, note of bank.
Nel 1773 nasce la prima banca centrale: la Banca d’Inghilterra.
I banchieri, con il pretesto che risultava più facile maneggiare la banconota rispetto alle monete metalliche, definite pesanti ed ingombranti, convinsero facilmente popolazioni e governanti ad utilizzare i loro certificati di pagamento ed i titoli rappresentativi in luogo dell’oro e dell’argento per ogni tipo di transazione, facendosi loro custodi dei metalli preziosi. Con questo passaggio apparentemente razionale ed innocente i banchieri, all’insaputa delle comunità delle persone, dei governanti e delle relative pubbliche amministrazioni di allora, iniziarono a lucrare quanto non dovuto.
I banchieri si arrogarono il diritto di stampare banconote in vece del sovrano, il sovrano poi acquistava il valore nominale delle banconote ricevute pagando con dei titoli cosiddetti di debito pubblico.
Il nascente concetto di “debito pubblico” coinvolgeva la popolazione che attraverso il sistema impositivo di tasse ed imposte, permetteva al sovrano di tornare in possesso del denaro necessario ad onorare i propri impegni nei confronti dei banchieri.
I banchieri si impossessarono non solo del reddito da signoraggio ma anche della proprietà della cartamoneta, sostenendo che la banconota valeva poiché rappresentava l’oro di loro proprietà.
I banchieri utilizzarono nelle transazioni i certificati ed i titoli convertibili da loro stessi emessi, ottenendo così il raddoppio delle ricchezze possedute e della capacità d’intervento nei traffici bancari. Mantennero la proprietà dell’oro e si impossessarono anche della proprietà dei certificati convertibili (in oro).

E di che cosa si accorsero ad un certo punto i banchieri?
Ben presto, avendo constatato che una percentuale sempre più bassa di persone ricorreva alla convertibilità in oro dei loro titoli, che venivano ugualmente scambiati, cominciarono ad emetterli in quantità ben superiore all’oro posseduto. Pertanto, così facendo, aumentarono il capitale ed ottennero il pagamento degli interessi anche a fronte dei titoli cartacei prestati, ma privi di riserva aurea (come ora avviene con la cartamoneta).Sino a quando rimase la convertibilità in oro dei “titoli” messi in circolazione, questi mantennero la veste giuridica di “fede di deposito”. Man mano che il rapporto del titolo-cartamoneta/oro andava modificandosi (si arrivò presto a stampare, e quindi prestare, cartamoneta in quantità molto più che proporzionale all’oro posseduto), si passò dalla parità effettiva alla quasi parità, con la conseguente modifica dell’aspetto giuridico del titolo da fede di deposito in falsa cambiale (promessa di pagamento ma priva della scadenza)con la classica ed ambigua dicitura stampigliata sulla banconota: “Lire mille pagabili a vista al portatore”.Dicitura addirittura scomparsa sulla cartamoneta dell’Euro, come pure quella relativa alla punizione dei falsari (la legge punisce i fabbricatori e gli spacciatori di biglietti falsi), sostituita unicamente dalla “©” delcopyright che tutela unicamente il “Marchio Euro”, come normalmente avviene per tutti i marchi ed i loghi commerciali privati. Alla fine dell’ultimo conflitto mondiale, nel luglio 1944, a Bretton Woods si tentò di mettere ordine al sistema monetario internazionale. In sintesi, gli accordi raggiunti prevedevano che il Dollaro rimaneva l’unica moneta convertibile in oro, con il cambio fisso di 35 Dollari per oncia, e tutte le altre monete con cambi flessibili rispetto al dollaro potevano istituire riserva, oltre che con l’oro, anche con gli stessi Dollari. Di fatto, con questa impostazione, le varie monete, Lira compresa, mantennero una sorta di convertibilità anche se indiretta ed alquanto limitata, attraverso il Dollaro, che a sua volta restava convertibile in oro. Sino a quando furono vigenti i patti di Bretton Woods, le banche centrali potevano accampare una sorta di flebile giustificazione nell’iscrivere all’attivo dei propri libri contabili l’oro e l’argento che possedevano, nonché i certificati del debito pubblico (BOT, BTP, ecc.) ottenuti in contropartita all’emissione monetaria che cedevano, ed al passivo la cartamoneta da loro emessa. Poiché, pur esistendo solo la parvenza della convertibilità, ciò era sufficiente per considerarla un debito, anche se del tutto teorico e fittizio, della banca verso il mercato, giacché poteva sussistere la remota possibilità che venisse richiesta (in seguito proibita) la convertibilità in oro della cartamoneta emessa, secondo l’ambigua dicitura “pagabile a vista al portatore”.
Veniamo così al fatidico 1971: fine della convertibilità del Dollaro in oro. Una tappa importante verso l’instaurazione del dominio assoluto dei “signori del denaro”.
ll 15 agosto 1971, l’America aveva pressoché esaurite le proprie scorte d’oro custodite in Forte Knox, poiché De Gaulle prima e Pompidou dopo riempivano gli aerei di “eurodollari”, li presentavano all’incasso in America per convertirli in oro, come prevedeva il vigente trattato di Bretton Woods, e riportavano in Francia le navi cariche d’oro. Quando l’America si accorse che il proseguimento delle operazioni di convertibilità da parte della Francia avrebbe sbancato Forte Knox (i banchieri avevano stampato Dollari per 9 volte il valore dell’oro che possedevano), il Presidente Nixon, unilateralmente, il 15 agosto 1971, denunciò i patti di Bretton Woods e sospese la convertibilità del Dollaro, ragion per cui da quel momento in poi nessuna moneta, Lira compresa, poteva più essere convertibile in oro. Ciò nonostante, come tutte le altre monete, il Dollaro mantenne inalterato il proprio valore a dimostrazione dell’esattezza della fondamentale teoria sul “valore indotto della moneta” enunciata tempo prima da Giacinto Auriti.

Ci spieghi qualche cosa in più sul “valore indotto della moneta”, poiché esso introduce un elemento non misurabile di primaria importanza…
Da allora non fu più possibile sostenere che il valore delle monete derivasse dall’oro che rappresentavano. Nonostante ciò, molti dei cosiddetti “economisti schierati” a guardia del sistema dei banchieri hanno continuato a fingere d’ignorare la dimostrata “teoria del valore indotto” per non ammettere che il valore della moneta non è determinato dalla sua riserva, che non c’è più, ma unicamente dalla convenzione condivisa ed accettata dalle persone fisiche che l’accettano sul presupposto di poterla successivamente utilizzare per soddisfare le proprie necessità, all’interno del mercato e della nazione in cui viene fatta circolare. È abbastanza agevole comprendere che se è la convenzione di tutti noi e del mercato al quale apparteniamo a conferire valore ad un semplice pezzo di carta stampata, detto valore nel momento dell’emissione monetaria deve essere accreditato a chi ha determinato il valore stesso e non addebitato come ora avviene. Su questa piccola inversione contabile poggia e si articola tutta la grande truffa monetaria. Il malloppo che s’impossessa arbitrariamente la Banca d’Emissione riguarda il “signoraggio” che consiste nella differenza tra il valore facciale stampato sul foglietto ed il costo della carta e dell’inchiostro sostenuto per realizzare i biglietti stessi.

Insomma, siamo in presenza di “tipografi” che si spacciano per “banche di emissione”!
Si crea la stessa situazione di quando, il presidente di una squadra di calcio, dopo aver ordinato ad una tipografia la stampa dei biglietti d’ingresso allo stadio, nel momento della consegna e del pagamento, invece dei pochi centesimi per biglietto, si senta avanzare dal tipografo la richiesta di corrispondere il valore facciale da lui stampigliato sui biglietti d’ingresso, con la motivazione che “il biglietto vale l’importo facciale in esso stampigliato, poiché corrisponde a quanto è disposto a sborsare il tifoso per assistere alla partita di calcio”. È del tutto evidente che non è il tipografo che conferisce il valore facciale stampigliato sul biglietto, bensì, il diffuso desiderio dei tifosi di assistere alla partita, tutta l’organizzazione di uomini e mezzi necessari a predisporre l’incontro, nonché tutto l’apparato tecnico calcistico anch’esso rappresentato dal presidente della società di calcio proprietaria della squadra e delle infrastrutture.
Alla stessa stregua della pretesa assurda del tipografo, non può essere consentito alla Banca d’Emissione d’impossessarsi del signoraggio che si verifica sempre in occasione dell’emissione monetaria, ergo, al momento dell’emissione monetaria il controvalore (il signoraggio) deve essere considerato di proprietà della  comunità che utilizzando la moneta stessa lo ha determinato, e per essa accreditato allo Stato d’appartenenza, come può avvenire unicamente quando lo Stato emette in prima persona i titoli monetari.
In questo senso lo Stato italiano è uno dei pochissimi al mondo ad avere una centennale esperienza in merito all’emissione monetaria diretta. Per cento anni, dal 1874 al 1975 lo Stato italiano, in proprio, ha emesso la propria moneta acquisendone a titolo originario la proprietà mediante iscrizione all’attivo nel proprio bilancio. La prova dell’opportunità di ripetere quanto effettuato nel passato è fornita direttamente dalle tangibili risultanze allora conseguite, ancora presenti e visibili.

Ci può fornire qual che esempio storico?
Nel 1874 Umberto l° si trovò con il regno unificato ma privo delle elementari infrastrutture necessarie al buon funzionamento di una nuova ed allargata Pubblica Amministrazione, e con le casse vuote. Con i proventi conseguiti dall’emissione monetaria diretta da parte dello Stato, si riuscirono a realizzare, senza aumentare le tasse ai cittadini e senza aumentare il debito pubblico, tutte le infrastrutture necessarie, tutti i palazzi ed i famosi quartieri umbertini in grandissima parte ancora esistenti e funzionanti, contraddistinti dalle loro inconfondibili linee architettoniche. Successivamente altrettanto inconfondibili furono le linee architettoniche dei manufatti delle innumerevoli opere pubbliche realizzate nel periodo fascista riconducibili a quelle del razionalismo e a quelle del Piacentini, anch’esse tutte realizzate senza aumentare il debito pubblico e senza aumentare le tasse ai cittadini, che anzi in quel periodo videro accrescere il proprio tenore di vita. Successivamente, a guerra finita, dal 1945 al 1975, la Repubblica italiana proseguì con l’emissione monetaria diretta da parte dello Stato mediante la quale fu possibile ricostruire in maniera significativa quasi tutto ciò che era stato distrutto dagli eventi bellici.

Si comprende chiaramente l’importanza e la vera funzione dello strumento di misura dei valori, la moneta, che ha sullo sviluppo del “Sistema Paese” in generale.
Oltre alla quantità di moneta disponibile, viene infatti ad assumere grande importanza il numero delle transazioni  che  questa riesce a realizzare, rappresentato con il termine di “circolazione monetaria” = (quantità di moneta per il numero delle transazioni realizzate). Al fine di garantire la stabilità di un mercato e il suo virtuoso sviluppo, per evitare l'inflazione, ma ancor peggio la deflazione, occorre tenere sotto controllo (a tal proposito oggi i mezzi di rilevazione non mancano) il rapporto tra circolazione monetaria e beni da misurare, congiuntamente al numero delle persone che utilizzano la stessa moneta. Ovviamente, volendo evitare squilibri sul mercato, questo rapporto deve restare costante; se il mercato dispone e produce  maggiori beni, occorre maggior quantità di moneta, per non incorrere nella “deflazione”; quantità che va ridotta in caso di diminuzione dei beni stessi, per non creare “inflazione”.
Si comprende che, qualora il mercato venga sottoposto artificiosamente ad una situazione deflativa - (riduzione ingiustificata della circolazione monetaria, al di sotto di quella che consente gli scambi di prodotti già esistenti) - si finisce per avere a disposizione ingenti quantitativi di beni che marciscono nei magazzini, senza che i cittadini abbiano la capacità di poterli utilizzare, proprio per mancanza di denaro per acquistare i beni stessi. Questa vitale ed insostituibile funzione - la monetizzazione del mercato in misura sufficiente ai suoi bisogni - è stata individuata e risolta con la creazione della carta-moneta. Questo nuovo strumento per misurare i valori, replicabile all'infinito senza costi, se correttamente utilizzato, è capace di determinare l'armonioso e virtuoso sviluppo del “Sistema Paese”; in caso contrario la sua catastrofe, tipo quella organizzata nella vicina Albania negli anni 1996-1997, implosa a seguito della drastica riduzione di denaro sul territorio, abilmente rastrellato da parte di finanziarie, con la lusinga di corrispondere alti interessi, poi sparite. La stessa tecnica è stata utilizzata per realizzare l’attuale crisi economica sia nazionale che europea mediante la forsennata distribuzione dei così detti “bond tossici”, contratti inventati, piazzati dalle banche ai privati ed alle stesse banche, valori poi volatilizzati.
Se lo Stato è credibile e solvibile quando stampa ed emette i titoli del debito pubblico (BOT, CCT, TPZ, ecc.), al punto tale che vengono accettati e tesaurizzati dai privati e la maggior parte dalle stesse banche, in primis da Bankitalia, a maggior ragione lo deve essere anche quando emette e stampa i propri titoli monetari, in nome e per conto dei propri cittadini. Ecco perché lo Stato deve ritornare alla propria emissione monetaria diretta, non solo per riacquisire la propria sovranità economica e politica, ma ancor più per smettere d’indebitarsi per acquistare al valore facciale la moneta emessa dai privati (Bankitalia – BCE) pagandola con i propri titoli di debito, sui quali scatta da subito anche il pagamento degli interessi passivi.

Stabilito che giornali e tv sono i “portavoce del potere”, e che mai, pertanto, si permetterebbero di riportare “verità scomode”, come giudica l’allarmismo che specialmente in questi ultimi tempi viene introdotto nelle case e nei cuori degli italiani? Agitando uno “spread” in aumento di cui, probabilmente, neppure i giornalisti stessi hanno capito granché, siamo arrivati al “governo tecnico”, che adesso deve imporre i classici “sacrifici” a causa del “debito”. Ma quest’allarmismo è giustificato? O non si tratta forse di ‘piromani’ che adesso si presentano come ‘pompieri’?
Occorre ribadire in premessa che contrariamente alle comuni convinzioni, le crisi economiche come l’attuale e tutte le altre che si sono succedute, sino alla più famosa del 1929, non sono fatti ineluttabili che calano dal cielo e capitano per cause arcane od imprevedibili, ma sono la conseguenza di rigorose pianificazioni realizzate a tavolino da inimmaginabili fondazioni legate agli ambienti finanziari e monetari.  La tecnica utilizzata per realizzare questi disastri economici è quasi sempre la stessa: diminuire drasticamente la circolazione monetaria sul territorio e far sparire le risorse finanziarie indispensabili al funzionamento del sistema produttivo e distributivo. Queste crisi vengono organizzate essenzialmente, insieme a quasi tutte le guerre guerreggiate, per sottrarre beni e sistemi produttivi ai legittimi proprietari, per farli confluire alle grandi multinazionali controllate dai banchieri stessi. Ciò avviene nei confronti dei complessi di loro interesse, mentre per gli altri o per quelli appartenenti a settori merceologici ritenuti non interessanti o già da loro posseduti, vengono lasciati fallire per appropriarsi delle relative quote di mercato così liberate. L’innovazione in questa ultima crisi, rispetto alle altre che si sono succedute, consiste nell’aver esteso l’attacco oltre che all’apparato privato, anche al sistema bancario (le piccole banche vengono fatte fallire,all’estero, o fagocitate dalle più grosse, in Italia) ed agli Stati. L’attacco frontale agli Stati, al nostro in particolare, mira a razziare i beni pubblici rimasti (i loro servitori infatti in ogni occasione invocano le privatizzazioni) e per continuare a sottrarre quote di sovranità (in questo caso con l’aggravante della complicità del Presidente della Repubblica che invece di attenersi alla Costituzione opera di concerto con i banchieri) per rendere sempre più avvolgente l’azione di controllo sui cittadini da parte dell’apparato bancario. A questa strategia risponde  il non celato desiderio di voler assumere la proprietà degli strumenti e la gestione dei servizi pubblici per incrementare ulteriormente la propria capacità di condizionamento, come sempre si verifica quando si agisce in clima di monopolio. I piromani hanno eseguito perfettamente il compito loro assegnato, brandeggiando ed amministrando lo strumento del debito pubblico e privato, da loro stessi costruito, dopo essere riusciti, complici i politici corrotti, ad estromettere  lo Stato dalla pubblica funzione dell’emissione e della gestione monetaria. Certamente nel loro programma è anche previsto il ruolo dei pompieri che loro stessi intendono fare entrare in funzione, ammesso che vi possano ancora riuscire, ma solamente dopo aver conseguito gli obbiettivi prefissati: l’aumento di prelievi fiscali in tutte le direzioni per garantire ai banchieri il pagamento degli interessi passivi sul debito pubblico, applicando i tassi che loro stessi, in combutta con i loro peggiori elementi annidati all’interno delle agenzie di rating, fanno crescere.

sabato 31 dicembre 2011

Alfonso Luigi Marra circa Barnard e la così detta «moderm money theory».

Quello che innanzitutto manca, a tacer d'altro, è proprio la 'theory', descritta solo attraverso un profluvio di esemplificazioni tanto confuse quanto insufficienti a rapportarla alle fonti, visto che, in più di un secolo, è stata oggetto di varie formulazioni, e non è dato capire qual è la 'versione' o gli aspetti di essa che si intendono oggi proporre o riproporre.

Viene cioè annunziato da Paolo Barnard, per poter apprendere di cosa si tratti, un evento al quale si può partecipare solo ascoltando, ma non si vede perché non si provveda nel mentre a scrivere un articolo di chiarimento, anziché presentare la 'theory' come fosse un oggetto misterioso.

Lo scrivo perché ricevo da tempo sollecitazioni, in relazione a Barnard, a 'unire le forze', sicché sento infine l'esigenza di chiarire che non posso farlo perché ritengo a-tecnica, confusa e in molti punti errata la sua analisi, oltre a non condividerne né l'antieuropeismo né l'auspicio del ritorno alla lira, perché, quanto all'Europa, va solo risolto il problema che il Parlamento europeo non ha il potere di promulgare le leggi che vota e che i deputati non hanno il potere di iniziativa legislativa; e, quanto all'Euro, il problema è che vanno nazionalizzate le banche, centrali e non, compresa ovviamente la BCE.

Quanto, più in dettaglio, alla 'theory', credo che la riproposizione – alle soglie del 2012 e dopo tutto quanto si è detto del signoraggio primario e secondario – di una teoria basata sulla privatezza delle banche centrali e non, ha di 'moderno' solo l'inesauribilità delle forme dietro le quali un sistema è capace di trincerarsi – magari facendo confusione – pur di non andare verso un vero cambiamento: un cambiamento basato cioè sulla confisca penale e sulla nazionalizzazione delle banche sia centrali che di credito, in quanto entrambe produttrici di denaro dal nulla: funzione che può competere solo allo Stato.

Stato che, in virtù del fenomeno dell'inveramento (che – mi scuso per l'immodestia, visto che l'ho definito io – ma è indispensabile per capire la questione monetaria, e di sicuro non è stato capito da nessuno dei sostenitori della 'theory'), può produrre tutto il denaro che occorre senza causare svalutazione.

Svalutazione che si vede relativamente poco perché è assorbita dalla continua diminuzione dei costi causata dall'altrettanto continua semplificazione dei processi produttivi e distributivi. (Rinvio per il resto al documento sul signoraggio primario e secondario di cui a marra.it).

Il mio caro amico Salvatore Tamburro, giovane economista serio e refrattario alle suggestioni cervellotiche che affascinano i meno competenti, ha fornito i dettagli dell'erroneità della 'teory', oltretutto per nulla 'modern', risalendo la sua prima formulazione al 1895.

Alfonso Luigi Marra

16 GENNAIO 2012 – UNA RIVOLUZIONE



16 GENNAIO 2012 – UNA RIVOLUZIONE PREANNUNCIATA


http://www.avolablog.it/2011/12/16-gennaio-2012-una-rivoluzione-preannunciata.html

Giorno sedici Gennaio si fermerà la Sicilia. “Movimento dei Forconi” ed Autotrasportatori insieme anche stavolta. Non una guerra tra poveri, ma una guerra insieme contro questi governi regionale e nazionale che ancora una volta vogliono farci pagare il conto.
Purtroppo per loro questa è la classica goccia che fa traboccare un vaso già pieno. Non se ne può più e per questo l’appello ai siciliani va nella direzione della condivisione di un rifiuto generale verso quanto sta accadendo.
Ci fermeremo a Messina, ci fermeremo agli snodi autostradali di Catania e di Palermo, ci fermeremo davanti ai porti, ci fermeremo davanti alle raffinerie di Gela e di Priolo.
Dal sedici al venti. Non sappiamo se finirà nella manifestazione annunciata a Palermo. Vedremo quello che accadrà. Comunicheremo alle questure ed ai prefetti ma non scenderemo a compromessi. Questa è già ora una guerra e solo chi non vuole capire non capisce. Alla guerra si risponde, altrimenti si muore e siccome sono in molti a capire che la morte è vicinaforse sarà meglio non alzare i manganelli contro una popolazione esasperata. Attenti alla collera dei buoni. Al nostro presidente di questa regione qualcuno comunichi e lo inviti a non mettersi di traverso, sarebbe come dar fuoco alle polveri.
Noi vogliamo gridare al mondo che non siamo disponibili a pagare il conto ai ladroni nazionali e non siamo disponibili a morire in nome della globalizzazione irrazionale delle multinazionali e dei furbi. Non siamo davanti ad una operazione di solidarietà mondiale, siamo davanti ad un mostro che sta ingoiando intere generazioni senza pietà. Non potranno capirlo tutti ovviamente ma a quelli che comprendono è dato un compito pesante, anzi pesantissimo: salvare i propri figli!
Non so se arrivera’ questo messaggio all’attuale presidente del consiglio, so per certo che Passera e Catania sono i due “Ministri” con i quali si chiederà di parlare. Loro hanno scritto una manovra, noi rappresentati del nulla, ne scriveremo un’altra. Tutti i sindacalisti che hanno voglia di balbettare come la Camusso, Angeletti e Bonanni che in questi giorni hanno fatto sorridere l’Italia intera si facciano da parte. Le associazioni di categoria come Coldiretti, CIA e Confagricoltura che nelle loro dichiarazioni si contraddicono in continuazione, la smettano di prenderci per il culo in nome di accordi più interessanti col potere politico. L’unica cosa che ci è rimasta, in una democrazia svenduta per qualche spicciolo al potere economico e politico, è solo l’autodifesa. Comincia a squarciarsi solo oggi il muro dell’indifferenza e noi vogliamo far si che il muro venga totalmente abbattuto.
Il sedici gennaio inizia dalla sicilia la rivoluzione di un popolo che non vi sopporta piu’. Cari amici del sistema, la pressione ha sforato il limite di guardia e da qualche parte sta per saltare il tappo. Chissa’ che non parta proprio da qui !!!!
Ve lo avevamo detto: vogliamo scrivere una pagina di storia e la scriveremo. Siamo siciliani veri invendibili e siamo teste dure.
Ora il gioco non e’ piu’ un gioco e comincia a farsi duro.

venerdì 30 dicembre 2011

Le banche creano soldi dal nulla e poi ci espropriano



SVEGLIAMOCI!!! Il debito e' solo un dato in un computer. Le banche creano soldi dal nulla per poi avere un controllo totale sulle nazioni.
Questo crollo economico e dovuto a cause delle banche e del loro modo di creare soldi fittizi che svalutano la moneta.
Questo e' quello che sta succedendo in Italia e nel mondo.
Mario Monti e uin banchiere che fara di tutto per rubare piu' soldi possibili agli italiani e darli alle banche.

Mario Monti e' molto pericoloso.
Membro di Bilderberg l'associazione segreta che vuole far collassare l'Europa .
In questo video dice che "L EURO E UN SUCCESSO, SOPRATTUTTO PER LA GRECIA".
http://www.youtube.com/watch?v=a8UD4XMo5os 
E' un criminale che salvaguardia solo l'interesse delle banche internazionali.

Ecco cosa dice wikipedia di Monti http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Monti

È stato il primo presidente del "Bruegel", un think-tank, nato a Bruxelles nel 2005, composto e finanziato da 16 Stati membri dell'UE e 28 multinazionali.

Dal 2010 è inoltre presidente europeo della Commissione Trilaterale, un gruppo di interesse di orientamento neoliberista fondato nel 1973 da David Rockefeller[8] e membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg[9].

Dal 2005 è international advisor per Goldman Sachs e precisamente membro del Research Advisory Council del Goldman Sachs Global Market Institute[10][11], presieduto dalla economista statunitense Abby Joseph Cohen. È advisor della Coca Cola Company[11].

Nel 2010, su incarico del Presidente della Commissione Europea Barroso, ha redatto un libro bianco (Rapporto sul futuro del mercato unico) contenente misure per il completamento del mercato unico europeo[12].

Il video e uno parte del film "Zeitgeist Moving Forward" Italiano, la parte sull'economia e interessante ma poi il film diventa un po troppo religioso sull'ecologia.

Il miglior sistema per occupare una banca


Il miglior sistema per occupare una banca è possederne una
di Ellen Hodgson Brown - 29/12/2011

Fonte: Come Don Chisciotte
 
   
La campagna “Move your money” (“sposta i tuoi soldi”) ha avuto un’ondata di sostenitori. Maggiore incisività avrebbe “sposta i nostrisoldi”, cioè trasferire gli introiti del governo locale dalle banche di Wall Street alle nostre banche di proprietà pubblica.
Occupy Wall Street (OWS) è stato sia criticato che lodato per non aver tenuto alcuna linea politica ufficiale. Ma ci sono anche linee politiche informali, come quella denominata “99% Declaration” (“Dichiarazione 99%”) che prevede che un’”Assemblea Generale Nazionale” da tenersi a Philadelphia il 4 luglio 2012. 

La Dichiarazione mira a tutto: dal tenere a freno lo stato-azienda, al chiudere la Fed, fino all’eliminazione della censura in Internet. Però nessuna di queste pretese sembra andare al nocciolo di quello che ha spinto i membri di OWSprincipalmente a bivaccare a Wall Street, cioè un sistema bancario corrotto al servizio dell’1% e a scapito del 99%. Per porre rimedio a questo ci serve un sistema bancario che faccia gli interessi del 99%.
Occupy San Francisco ora sostiene un programma diretto proprio a fare questo. In un articolo del 1° dicembre delWall Street Journal intitolato “Sensazionale Occupy: un’idea realistica e fattibile”, David Weidner scrive:
I contestatori della zona della Baia, soprattutto Occupy San Francisco, hanno qualcosa che i loro amici della East Coastnon hanno: un programma realistico diretto al cuore delle banche. L’idea potrebbe essere estesa a tutto il paese per inviare un messaggio alla compromessa Washington e al settore finanziario.
Si chiama “banca comunale”. In breve, questa trasferirebbe i conti correnti dalle banche del comune di San Francisco – circa due miliardi di dollari, ora distribuiti tra banche come Bank of America Corp., "Union BanCal Corp." e Wells Fargo & Co. - in una banca pubblica. Quest’ultima utilizzerebbe piccole banche locali per concedere prestiti alla collettività.
L’idea di banca pubblica non è nuova. È già stata proposta a San Francisco, e ha un da 90 anni ha curriculum positivo in Nord Dakota. Weidner rileva che la statale Bank of North Dakota lo scorso anno ha fatto guadagnare ai contribuenti oltre 61 milioni di dollari e ha riportato un utile di 57 milioni nel 2008, quando Bank of America aveva una perdita netta di 1,2 milioni. La proposta della banca di San Francisco è finanziata dal sovrintendente municipale John Avalos, che ha pensato per diversi anni a una banca comunale.
Weidner ritiene la proposta “il più audace colpo istituzionale finora sferrato alle banche dal movimento Occupy”.
Reagire alle critiche
Egli ammette che sarà una strada in salita. In un altro articolo del 6 dicembre, Weidner ha scritto:
Naturalmente c’è chi è critico […] e costoro sostengono che le banche pubbliche metterebbero in pericolo il denaro pubblico. Sareste sorpresi di sapere che la maggior parte dei critici sono banchieri?
Ecco perché da loro non si sente parola dei 100 milioni di dollari che hanno perso nel 2008 nei fondi pensione californiani. Non parlano dei pignoramenti che hanno fatto scempio della collettività e delle entrate fiscali. Non parlano dei “liar loans” (‘prestiti bugiardi’, ovvero coperti da ipoteche opportunamente ‘gonfiate’. N.d.T.) e dell’effetto avuto sull’economia, l’occupazione e il mercato immobiliare, per non parlare delle conseguenze sui bilanci locali e statali”.
Il “rischio per il contribuente” rimane la principale obiezione dei banchieri che vi si oppongono. “Un tale prestito non è necessario”, dicono. “Concediamo già prestiti a tutti i sottoscrittori solvibili che si rivolgono a noi. Perché mettere a rischio i soldi del contribuente concedendo prestiti per un qualsiasi progetto bislacco in cui qualche politico vuole sprecare il denaro del contribuente?”
Tom Hagan, che paga le tasse nel Maine, ha una rispostaa questa tesi. Il 3 dicembre, in una lettera al direttore delPress Herald (di Portland), ha affermato che non c’è bisogno di investire il denaro delle banche pubbliche in rischiose imprese al dettaglio. I soldi potrebbero essere messi da parte per infrastrutture pubbliche, almeno quando il modello di banca pubblica sarà già collaudato. La salutare conseguenza potrebbe essere quella di ridurre della metà i costi delle infrastrutture locali. Per avvalorare la sua tesi relativamente al progetto dell’autostrada del Maine, ha scritto:
Perché per le migliorie alla rete autostradale il Maine paga il doppio?
Lo sviluppo è finanziato da titoli emessi dal Maine Turnpike Authority (“Ente Autostradale del Maine”), che raccoglie i capitali e poi rimborsa le obbligazioni con gli interessi.
Nel tempo, gli interessi da pagare ammontano più o meno al capitale iniziale, raddoppiando il costo dello sviluppo dell’autostrada e dei pedaggi che devono essere raccolti per pagarlo. Il denaro degli interessi esce dal Maine e approda alle banche di Wall Street.
Perché non tenere il denaro degli interessi qui nel Maine, a beneficio di tutti i suoi abitanti? Questo potrebbe essere fatto creando una banca di proprietà statale. I fondi statali depositati ora in conti correnti a interesse basso o nullo, sarebbero invece depositati nella banca statale.
Tali fondi verrebbero usati per rastrellare titoli statali e comunali emessi dalla Maine Bond Bank. Tutti. Dato che tutti gli interessi da pagare si riverserebbero nelle casse dello stato, finiremmo col pagare la metà di quello che oggi paghiamo per le nostre strade, i nostri ponti e le nostre scuole.
Il Nord Dakota ha sfruttato una banca statale per 90 anni. Perché non lo può fare il Maine?
La banca statale potrebbe creare “credito bancario” nella sua contabilità, come sono autorizzate a fare tutte le banche abilitate. Questo credito potrebbe essere utilizzato per acquistare obbligazioni. I depositi governativi non verrebbero “spesi” ma rimarrebbero nei suoi conti, sicuri come in Bank of America – probabilmente più sicuri, dal momento che la solvibilità della banca pubblica sarebbe garantita dal governo locale.
I critici si preoccupano della sfrenata ricerca del rischio da parte dei politici, ma i fedeli servitori civici della Bank of North Dakota insistono sul fatto che loro non sono politici, sono banchieri. A differenza delle banche di Wall Street che sono state salvate dai contribuenti, la Bank of North Dakotainveste in modo prudente. Ha evitato i derivati e i tossici titoli garantiti da ipoteche che hanno accelerato la crisi del debito, ha aiutato lo stato a evitare la crisi collaborando con le banche locali, assistendole nella necessità di reperire capitali e liquidità. Come conseguenza, in almeno un decennio lo stato non ha avuto fallimenti bancari.
Con l’utilizzo intelligente di un Internet in continua evoluzione, una supervisione pubblica veramente efficace riesce a ridurre al minimo il clientelismo. I fondi pensione della California avrebbero potuto evitare la perdita di 100 miliardi di dollari se, invece di giocare al casinò di Wall Street, avessero investito in infrastrutture attraverso la banca di proprietà statale.
Il conflitto costituzionale
Nell’articolo sul Wall Street Journal, Weidner evoca un’altra tesi degli avversari, ossia che la legge della California proibisce l’uso del denaro dei contribuenti per concedere prestiti a privati. Questa andrebbe modificata, ha detto.
La Corte Suprema tuttavia, ha stabilito il contrario. Nel 1920 l’eccezione costituzionale fu sollevata in accordo con la Corte Suprema del Nord Dakota e fu respinta sia da questa che dalla Corte Suprema degli Stati Uniti. Vedi lavertenza Green-Frazier del 1920 e un’ampia analisi qui.
Una banca comunale farebbe con fondi pubblici soltanto quello che sta facendo in questo momento Bank of America: offrirebbe “credito bancario” sostenuto dal capitale e dai depositi della banca. La differenza sarebbe che a ottenere il prestito sarebbe la collettività locale, non la Florida o l’Europa. E sarebbe il comune di San Francisco a incassare gli utili, non Bank of America.
La California e molti altri stati già possiedono banche per servizi pubblici che utilizzano fondi statali per sostenere il credito. Se questo impiego di denaro pubblico è legale e se gli stanziamenti pubblici possono essere depositati nellaBank of America e usati a sostegno dei prestiti delle multinazionali, allora possono pure essere depositati nellaBank of San Francisco per essere utilizzati a sostegno del credito alla comunità locale.
Meglio ancora, vi si può ricorrere per l’acquisto di obbligazioni comunali. L’investimento in queste obbligazioni risolverebbe del tutto la questione costituzionale dei “prestiti ai privati”, poiché il credito sarebbe diretto al governo locale.
Mandare un messaggio a Wall Street
La campagna “Sposta i tuoi soldi” ha avuto un’ondata di sostenitori, ma poi muovere i soldi verso cosa? Weidner ribadisce la denuncia della critica che le banche di credito cooperativo private si sono troppo ingrandite e ora minacciano le banche commerciali. Avere una maggiore influenza vorrebbe dire “spostare i nostri soldi”, spostare le entrate dell’amministrazione locale dalle banche di Wall Street verso le nostre banche di proprietà pubblica, che potrebbero così produrre credito a favore dell’economia locale e di opere pubbliche.
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17.12.2011
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di GABRIELE PICELLI

La BCE e il Giro di BOT


La BCE e il Giro di BOT
di Beppe Grillo - 29/12/2011

Fonte: Il Blog di Beppe Grillo

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La BCE ha prestato 500 miliardi di euro alle banche europee a un interesse dell'uno per cento per tre anni. Praticamente gratis. Lo ha fatto per far ripartire l'Europa. Per permettere alle banche di riaprire i rubinetti e finanziare l'economia reale, per le imprese che stanno chiudendo alla velocità della luce. Come direbbe Ciro, il mio figlio più piccolo, è un vero barbatrucco. I soldi della BCE non nascono sotto i cavoli, ma sono garantiti dagli Stati della UE, in definitiva sono nostri. Le banche vanno salvate, sono in crisi di liquidità e non si prestano neppure più i soldi tra loro. Inoltre hanno in pancia miliardi di crediti inesigibili e di schifezze finanziarie varie che devono, prima o poi, svalutare. 500 miliardi sono un'ancora di salvezza e, infatti, c'è stata la coda dei banchieri per ottenere il prestito come per i saldi di fine stagione. Le banche, però, fanno le banche. E' nella loro indole usuraia. I capitali vanno investiti dove è più alta la remunerazione. Dare soldi a un'azienda in difficoltà o a una start up è un rischio. Comprare titoli pubblici lo è un po' meno. Deve fallire un intero Stato. E allora è probabile le banche acquisteranno i titoli di Stato dei Pigs, quelli con gli interessi più alti, dal 6/7% in su. Un guadagno netto garantito. E anche un gesto nobile. Il prestito accordato dalla BCE coprirebbe per tutto il 2012 l'intero fabbisogno di Italia e Spagna. L'Europa sarebbe salva.
Qualcosa in questo gioco di prestigio però non torna. Per salvarci e collocare il debito pubblico dobbiamo pagare interessi altissimi alle banche con soldi prestati da noi attraverso la BCE. Le stesse banche, a iniziare da quelle francesi e tedesche, che hanno venduto a piene mani titoli italiani e spagnoli nell'ultimo anno. E che ora li ricompreranno con interessi quintuplicati. La ragione si smarrisce in questo labirinto. In questo Giro di Bot. Perché riconoscere gli interessi a banche private che comprano il nostro debito prestandogli i soldi? Compriamocelo da soli il debito, con il Tesoro o la Banca d'Italia, almeno gli interessi li pagheremo allo Stato. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure

Marra su Barnard e la così detta «moderm money theory»


L'avv. Alfonso Luigi Marra circa Barnard e la così detta «moderm money theory»

Quello che innanzitutto manca, a tacer d'altro, è proprio la 'theory', descritta solo attraverso un profluvio di esemplificazioni tanto confuse quanto insufficienti a rapportarla alle fonti, visto che, in più di un secolo, è stata oggetto di varie formulazioni, e non è dato capire qual è la 'versione' o gli aspetti di essa che si intendono oggi proporre o riproporre.
Viene cioè annunziato da Paolo Barnard, per poter apprendere di cosa si tratti, un evento al quale si può partecipare solo ascoltando, ma non si vede perché non si provveda nel mentre a scrivere un articolo di chiarimento, anziché presentare la 'theory' come fosse un oggetto misterioso.
Lo scrivo perché ricevo da tempo sollecitazioni, in relazione a Barnard, a 'unire le forze', sicché sento infine l'esigenza di chiarire che non posso farlo perché ritengo a-tecnica, confusa e in molti punti errata la sua analisi, oltre a non condividerne né l'antieuropeismo né l'auspicio del ritorno alla lira, perché, quanto all'Europa, va solo risolto il problema che il Parlamento europeo non ha il potere di promulgare le leggi che vota e che i deputati non hanno il potere di iniziativa legislativa; e, quanto all'Euro, il problema è che vanno nazionalizzate le banche, centrali e non, compresa ovviamente la BCE.

Quanto, più in dettaglio, alla 'theory', credo che la riproposizione – alle soglie del 2012 e dopo tutto quanto si è detto del signoraggio primario e secondario – di una teoria basata sulla privatezza delle banche centrali e non, ha di 'moderno' solo l'inesauribilità delle forme dietro le quali un sistema è capace di trincerarsi – magari facendo confusione – pur di non andare verso un vero cambiamento: un cambiamento basato cioè sulla confisca penale e sulla nazionalizzazione delle banche sia centrali che di credito, in quanto entrambe produttrici di denaro dal nulla: funzione che può competere solo allo Stato.
Stato che, in virtù del fenomeno dell'inveramento (che – mi scuso per l'immodestia, visto che l'ho definito io – ma è indispensabile per capire la questione monetaria, e di sicuro non è stato capito da nessuno dei sostenitori della 'theory'), può produrre tutto il denaro che occorre senza causare svalutazione.
Svalutazione che si vede relativamente poco perché è assorbita dalla continua diminuzione dei costi causata dall'altrettanto continua semplificazione dei processi produttivi e distributivi. (Rinvio per il resto al documento sul signoraggio primario e secondario di cui a www.marra.it).
Il mio caro amico Salvatore Tamburro, giovane economista serio e refrattario alle suggestioni cervellotiche che affascinano i meno competenti, ha fornito i dettagli dell'erroneità della 'teory', oltretutto per nulla 'modern', risalendo la sua prima formulazione al 1895.
Alfonso Luigi Marra