sabato 3 agosto 2013

Uscita dall'euro e ripudio del debito.

Sganciamento

A proposito di alcune discussioni sul debito e l'euro

di Leonardo Mazzei

Ripudiare il debito ed uscire dall'euro: per noi due facce della stessa medaglia, i primi due punti del programma per la riconquista della sovranità nazionale e popolare; per altri, invece, due strade alternative fra loro. Ecco un nodo degno di essere affrontato. Prima di entrare nel merito è bene però fare alcune osservazioni. La prima, è che le forze che hanno maturato la consapevolezza dell'assoluta centralità di queste due questioni (debito e moneta unica) sono ancora troppo deboli. La seconda, è che saranno invece i fatti a mettere questi due temi al centro della scena. La terza è che, come conseguenza di tutto ciò, quando verrà il momento il grosso delle realtà potenzialmente anticapitaliste ed alternative si troverà del tutto impreparato.

Un'impreparazione che, sommata alla profonda spoliticizzazione di massa figlia di un trentennio letargico, non potrà che favorire la gestione oligarchica di questi decisivi passaggi.

Sia chiaro, il blocco dominante non intende rinunciare all'euro. E, data la sua compenetrazione e subalternità al sistema di dominio della finanza euro-atlantica, esso non ha alcuna intenzione di intervenire, ristrutturandolo, sul debito. Il dogma di queste sanguisughe è che il debito va pagato. E, considerato anche che loro sono dalla parte dei creditori, va pagato in euro.

Questa è, ancora oggi, la linea prevalente. Quella che ha imposto il Napolitano bis al Quirinale e Letta il giovane a Palazzo Chigi. E' la linea che prevede nuovi e devastanti sacrifici per la stragrande maggioranza della popolazione italiana. Ma è anche una linea che fa acqua da tutte le parti e che, dunque, ad un certo punto potrebbe essere parzialmente abbandonata almeno da un settore della classe dominante.

Come avverrà questo cambio non possiamo ancora saperlo. Quel che è certo è che le forze sistemiche faranno di tutto per poterlo gestire, con il minimo di contraccolpi sociali e politici e con il massimo dei vantaggi per se stesse.

Che una cancellazione parziale del debito sia possibile all'interno di precisi vincoli sistemici ce lo ha dimostrato il caso greco. Lì, sotto l'egida della Troika, una significativa ristrutturazione è già avvenuta, ed un'altra sembra ormai all'orizzonte. Ma tutto ciò è stato possibile solo in cambio di nuove misure draconiane e della riduzione del Paese ad uno stato di dipendenza assoluta dalle direttive del trio Ue-Bce-Fmi.

Perché ciò sia avvenuto è abbastanza chiaro: il debito era comunque inesigibile, ma mentre un default incontrollato avrebbe messo in discussione l'euro, una «sforbiciata» controllata ha consentito di salvare, per ora, la moneta unica. Che tutto questo sia servito a ben poco, dal punto di vista dei fondamentali dell'economia greca, è un altro discorso. Quel che qui giova rilevare è invece lo stretto legame tra le questioni del debito e dell'euro.

Nel caso greco si è intervenuti sul debito per mantenere in vita l'euro. Una scelta che potrebbe ripetersi anche in altri paesi. Ma niente esclude, almeno in linea di principio, che in altri casi le stesse forze sistemiche possano optare per una temporanea uscita dall'euro, magari all'interno di un sistema di cambi flessibili, onde garantirsi il pagamento del debito e (almeno questo è il loro obiettivo) il futuro rientro nella gabbia della moneta unica.

Quel che vogliamo dire, in sostanza, è che il blocco dominante è certamente ostinato nella difesa della moneta unica e dei vincoli che ne discendono, ma ben presto gli interessi sistemici potrebbero imporre delle «soluzioni» meno rigide e meno ortodosse. L'attuale ostinazione infatti non determina soltanto una macelleria sociale senza sosta, produce anche una recessione (o quantomeno una stagnazione) senza sbocchi.

Ma un capitalismo senza crescita è come un ciclista che non è più in grado di pedalare: alla fine cade. Per salvarsi le forze sistemiche potranno dunque rinunciare - almeno temporaneamente, almeno parzialmente - ai loro dogmi attuali. Il compito delle forze anti-sistemiche - sia che si verifichi l'ipotesi di cui sopra, sia che prevalga la linea dell'ostinata difesa dello status quo -  dovrà essere invece quello della costruzione di un blocco e di un fronte politico-sociale capace di travolgere integralmente quei dogmi e quelle forze, per avviare un processo di sganciamento dal sistema che abbiamo definitocapitalismo-casinò.

Uno sganciamento che implica sia il ripudio del debito, che l'uscita dalla moneta unica. Avendo chiaro che l'obiettivo di fondo è proprio lo sganciamento, mentre le scelte su debito e moneta sono «solo» due strumenti per perseguire questo obiettivo. Al tempo stesso, repetita iuvant, nel cuore di una crisi epocale come quella che viviamo, nello specifico delle odierne condizioni dell'Italia e dell'Europa, non esiste alcuna ipotesi di sganciamento che non affronti con decisione entrambi i nodi del debito e dell'euro. 

E qui torniamo al punto da cui siamo partiti. Mentre infatti buona parte della sinistra pare ancora in tutt'altre faccende affaccendata, anche tra chi ha compreso la centralità di queste questioni regna una certa confusione. Abbiamo chi pone da tempo la necessità di ripudiare il debito, ma guardandosi bene da affrontare il nodo dell'euro (chiameremo questa posizione linea 1). Abbiamo, viceversa, chi mette al centro l'uscita dall'euro, pensando che sia sufficiente da sola a far rientrare in limiti fisiologici (e dunque gestibili) il problema del debito (la chiameremo linea 2).

Cosa hanno in comune, e in cosa differiscono, queste due posizioni?

Certo, al loro interno possono esservi - ed in effetti vi sono - tante sfaccettature, ma volendo andare al sodo la differenza sta nel fatto che la linea 1 piace di più negli ambienti della sinistra che ha il terrore del concetto stesso di sovranità, mentre la linea 2 può catturare consensi anche in un'area liberista ma non eurista. Mentre i primi provano una sorta di sacro terrore nel mettere seriamente in discussione il processo di globalizzazione, i secondi intendono sì collocarvisi, ma in posizione meno subalterna. Se i primi si proclamano anti-liberisti, rifiutandosi però di rompere davvero con gli strumenti decisivi della politica liberista; i secondi quegli strumenti li vorrebbero mettere in discussione, ma solo per riaffermare a modo loro il liberismo e tutto quel che ne consegue.

Fin qui le differenze. Ma quali sono, invece, le comunanze?

Anche in questo caso, andando all'essenziale, la comunanza è una. Ed essa consiste nel fatto che nessuna delle due linee punta davvero ad uno sganciamento dal capitalismo-casinò, cioè dalla forma concreta assunta dal sistema capitalistico nella nostra epoca. Che sia così per chi persegue un'uscita dall'euro solo per ridare competitività alle imprese attraverso la svalutazione è scontato. Ma è così anche per chi, su posizioni anti-capitaliste, vorrebbe affrontare la questione del debito solo per riconquistare qualche margine alwelfare, senza andare alla radice del problema, e cioè al fatto che l'euro non è solo una moneta ma anche un preciso sistema di dominio di classe. Ed è così anche per chi sostiene che non si possono fare le due cose insieme perché altrimenti «i mercati si arrabbiano».

Certo che si «arrabbierebbero». Che pensiamo, di imporre una svolta radicale alla politica del paese, senza che l'attuale classe dominante e le oligarchie internazionali reagiscano? Ovvio che nessuno può pensarlo. Ma credere di poter uscire dalla catastrofe in corso senza un programma di misure urgenti, incentrato sull'uscita dall'euro e l'abbattimento del debito, sarebbe altrettanto irresponsabile. Dunque non c'è altro da fare che prepararsi a sostenere uno scontro senza esclusione di colpi.

Qui, a costo di ripetersi, si impone una precisazione. Il ragionamento che stiamo svolgendo riguarda un percorso di sganciamento dal capitalismo-casinò, frutto di una sollevazione popolare. Naturalmente tutto ciò richiede almeno tre cose: un vero risveglio del popolo lavoratore, un fronte in grado di guidare la sollevazione, un programma d'emergenza forte e condiviso tra le masse. Tre condizioni oggi assenti, tre condizioni da costruire se non si vuol continuare a subire passivamente il massacro sociale in atto.

Abbiamo già detto che lo stesso blocco dominante potrebbe, ad un certo punto, essere costretto ad intervenire sul debito o sulla moneta, ma non è di questo che qui parliamo. Casomai, il fatto che questa eventualità non sia da scartare è un'altra conferma di quanto questi temi siano quelli oggi decisivi e centrali. Ma mentre il blocco dominante opererebbe quelle scelte solo per necessità, con la precisa volontà di restare dentro la cornice del capitalismo-casinò, il nostro obiettivo dovrà essere proprio quello di sganciarsi da questo sistema.

Che questa nostra impostazione sia del tutto alternativa a quella delle forze sistemiche è naturalmente un'ovvietà. Un'ovvietà che merita però di essere segnalata, dato che anche i settori dichiaratamente anti-sistemici che non colgono la centralità ed il nesso indissolubile tra debito e moneta finiscono - più o meno consapevolmente - per escludere un vero progetto di sganciamento.

Giunti a questo punto è doveroso precisare cosa intendiamo per sganciamento.

Abbiamo già visto che la mera uscita dall'euro, se non accompagnata da un programma di politica economica alternativa (includente l'intervento sul debito, ma non solo), non configura da sola un percorso di sganciamento. Idem per una ristrutturazione del debito alla «greca», teleguidata dalla Troika dentro precisi vincoli sistemici.

Lo sganciamento richiede anzitutto analisi, volontà e lucidità politica. La crisi non è solo crisi europea. Essa ha anzi preso le mosse dagli USA. La crisi non è semplicemente crisi del sistema capitalistico, essa è innanzitutto crisi della specifica forma che il sistema ha assunto in epoca più recente, ed in misura più accentuata nell'area occidentale.

E' qui che il sistema ha fatto crac, ed è qui che può essere attaccato. Oggi, a causa dell'intreccio tra l'iper-finanziarizzazione e le contraddizioni prodotte dalla folle costruzione europea (moneta unica in primis) il cuore della crisi è  in Europa, ed in particolare nella sua periferia sud.

Sganciarsi da questo sistema (il capitalismo-casinò), e dalla forma concreta che ha assunto nell'Unione Europea, non è dunque solo un obiettivo razionale, ma anche un progetto potenzialmente condivisibile da un blocco sociale assai ampio. Un blocco sociale guidato da forze anticapitaliste, includente però anche settori non immediatamente anticapitalistici ma giunti alla consapevolezza dell'insostenibilità del sistema attuale.

Ma da che cosa bisogna concretamente sganciarsi? Ed in che misura sarà possibile farlo?

La nostra è l'epoca del dominio dell'economia su ogni altra dimensione del vivere associato. Da qui la crisi della politica e la morte (altro che crisi!) della democrazia. Da qui bisogna partire, dalla necessità di sganciarsi da un sistema che è arrivato a determinare il valore delle pensioni (cioè la qualità della vita degli anziani) come variabile dipendente dall'andamento dei mercati finanziari. Il primo passo dovrà essere dunque quello di uscire dalla schiavitù imposta dal dominio della finanza.

A questo serve la riconquista della sovranità monetaria,conditio sine qua non per impostare una qualsiasi politica economica, condizione imprescindibile per qualsiasi politica orientata alla difesa degli interessi delle classi popolari. A questo serve l'abbattimento del debito pubblico, senza il quale i piranha della finanza internazionale continuerebbero a strangolare il Paese. A questo serve la nazionalizzazione dell'intero sistema bancario, da sottrarre integralmente ai meccanismi della speculazione. A questo serve la nazionalizzazione dei settori strategici dell'economia (energia, trasporti, telecomunicazioni), che devono essere chiamati a rispondere alle esigenze sociali, non agli appetiti degli azionisti. A questo serve un Piano del lavoro, a generare un'offerta di occupazione svincolata dai meri criteri di competitività.

Questo è lo sganciamento. A questo serve l'uscita dall'Unione Europea. Mentre, su un altro piano, solo con l'uscita dalla Nato si potrà infine parlare di riconquista della sovranità nazionale, condizione imprescindibile affinché possa darsi una concreta sovranità popolare.

Attenzione! Sganciamento non è isolamento. Così come si dovranno recidere gli attuali legami, nuove relazioni solidaristiche si potranno creare con i paesi ed i popoli che si incammineranno sulla  stessa strada della liberazione da un sistema opprimente. Non solo. Siccome oltre che la strategia esiste anche la tattica, sarà assolutamente necessario giocare sulle tipiche contraddizioni intercapitalistiche. Giusto per fare un esempio, non è affatto detto che eventuali ritorsioni economiche decretate dal duo UE-USA debbano essere appoggiate da altre potenze come i Brics. E si potrebbe continuare.

Ma, ci siamo già chiesti, in quale misura sarà possibile sganciarsi?

Prima di rispondere a questa domanda è opportuna una precisazione: lo sganciamento è una politica che, come tale, non può prescindere da un sano realismo. Non immaginiamo dunque uno sganciamento totale. Esso sarebbe possibile solo con il trasferimento su un altro pianeta. Ma tra un viaggio nel cosmo e l'accettazione della schiavitù della cosiddetta «globalizzazione» c'è evidentemente tutto uno spazio da disegnare.

Un disegno frutto dell'azione cosciente di una soggettività ancora da costruire. E che dovrà tenere conto dei concreti rapporti di forza, interni ed esterni. Un disegno, dunque, che potrà assumere una forma precisa solo nel vivo della lotta. Ma un disegno possibile. Anzi, l'unico realistico. Perché francamente non abbiamo ancora capito cosa propongano gli altri.

Non è più tempo di limitarsi ad obiettivi giusti, senza misurarsi sul percorso per raggiungerli. E non è tempo (non lo è mai stato) di illudersi sui limiti alla capacità distruttiva delle oligarchie dominanti. Non è tempo per le mezze misure, nell'incoffessata speranza di limitare i danni.

E' tempo di immaginare, prefigurare, costruire un'alternativa. Sganciamento è in questo senso il concetto decisivo. Un concetto che contiene i singoli obiettivi, compresi quelli per noi decisivi - e non separabili l'uno dall'altro - dell'uscita dall'euro e del ripudio del debito.

Pimpini: Auriti e le battaglie sul signoraggio

venerdì 2 agosto 2013

Riunioni e incontri segreti: i passaggi Mps

Riunioni e incontri segreti: i passaggi del confronto tra Banca d'Italia e i vertici Mps

L'esame delle agende e degli appunti sequestrati all'ex direttore generale dell'istituto di credito senese Antonio Vigni

SIENA - Ci sono stati numerosi incontri riservati tra i vertici del Monte dei Paschi e quelli di Banca d'Italia prima e dopo l'acquisizione di Antonveneta avvenuta nel settembre 2007 per oltre dieci miliardi di euro. Riunioni, prima negate e poi ammesse davanti ai pubblici ministeri di Siena dagli stessi alti funzionari di Palazzo Koch messi di fronte alle agende e agli appunti sequestrati all'allora direttore generale Antonio Vigni di Mps. Tra loro, l'attuale ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni, all'epoca direttore generale di Bankitalia, e il presidente della Rai Anna Maria Tarantola che era responsabile dell'Area Vigilanza. I verbali dei loro interrogatori ricostruiscono i contenuti della trattativa. E rivelano che non ci furono approfondimenti rispetto alle garanzie fornite dal presidente Giuseppe Mussari e da Vigni sulla «bontà dell'operazione». Lo ammette proprio Saccomanni quando - riferendosi all'operazione Fresh con Jp Morgan che aveva sottoscritto un aumento di capitale pari a un miliardo scaricando gli eventuali oneri sulla stessa Mps - afferma: «Ho avuto modo di vedere le due indemnity rilasciate da Mps. Posso dire che, certamente, ove fossero state portate a conoscenza dell'Autorità di Vigilanza, non sarebbe stata concessa l'autorizzazione nei termini in cui è stata data».

La sede del Monte dei Paschi di SienaLa sede del Monte dei Paschi di Siena
L'incontro a Roma
È il 27 settembre 2012, Saccomanni viene interrogato dai pubblici ministeri Antonio Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grossi come testimone. E dichiara: «Ricordo che alcuni giorni prima dell'autorizzazione concessa da Banca d'Italia nei primi giorni di marzo 2008 vi fu un incontro in Banca d'Italia con i vertici di Mps. Erano presenti il governatore Mario Draghi, il sottoscritto, la dottoressa Tarantola. Mussari e Vigni caldeggiarono la bontà delle operazioni di rafforzamento patrimoniale che la banca aveva effettuato per acquisire Antonveneta e per rispettare i limiti della normativa. In particolare i due ci confermarono che la Fondazione avrebbe aderito per la sua quota all'aumento di capitale e illustrarono l'operazione collegata all'aumento di capitale riservato a Jp Morgan affermando che rispettava i criteri per essere considerato patrimonio di vigilanza. Banca d'Italia era preoccupata che l'operazione nei suoi aspetti più innovativi, il collegamento di questa operazione di aumento di capitale con uno strumento strutturato come il Fresh, fosse validata in ambito europeo. Mussari e Vigni ci dissero che avevano discusso e risolto i problemi con l'intermediario Jp Morgan. Noi ascoltammo e non assicurammo alcunché agli interlocutori. Non ho ricordo di altri incontri avuti prima di quella data».

L'appunto a casa di Vigni
A questo punto i magistrati mostrano un appunto trovato dai finanzieri del Nucleo Valutario guidati dal generale Giuseppe Bottillo durante la perquisizione a casa di Vigni. Un foglio nel quale vengono indicati i partecipanti ad almeno un'altra riunione e soprattutto un'assicurazione precisa: «Bankitalia sarà al vostro fianco». Saccomanni si corregge: «Non escludo di aver incontrato Vigni e le altre persone. Posso dire che non ci fu segnalato che Mps aveva acquisito Antonveneta senza fare una due dili gence (analisi dei bilanci prima dell'acquisto ndr ). Non ebbi informazioni circa le trattative che si erano sviluppate tra Mps e Santander per l'acquisizione di Antonveneta e non sono in grado di dire se queste notizie siano state fornite a Draghi. Quanto alla frase "Bankit sarà al vostro fianco" riportata nell'appunto ritengo si possa trattare di un auspicio di Vigni. Non escludo che all'incontro si sia trattato della liquidità. Io ribadisco che nel 2008 il gruppo Antonveneta andava " efficientato "».

«Sarete seguiti e indirizzati»
Il giorno dopo viene convocata, sempre come testimone, Tarantola. E dichiara: «Per quanto concerne l'operazione di rafforzamento patrimoniale relativa all'aumento di capitale di un miliardo si poneva il problema della computabilità dell'operazione nel core capital (patrimonio di vigilanza ndr ). Per riconoscere tale strumento nel capitale primario era necessario che fossero garantiti il trasferimento del rischio di impresa e la flessibilità dei pagamenti. Nel marzo del 2008 venne rilasciata l'autorizzazione all'acquisizione di Antonveneta a condizione che tutte le operazioni di rafforzamento patrimoniale fossero realizzate prima dell'acquisizione, con particolare riguardo al rafforzamento patrimoniale dedicato a Jp Morgan che i contratti prevedessero i due requisiti accennati». Tarantola evidenzia «una comunicazione del settembre 2008 con cui si rendeva noto a Mps che l'operazione così come strutturata non poteva computarsi nel core capital poiché il contratto di usufrutto non garantiva la flessibilità dei pagamenti e non vi erano sufficienti garanzie sul trasferimento del rischio di impresa. Si invitava pertanto Mps a considerare tutte le possibili opzioni per consentire il rafforzamento patrimoniale richiesto. In caso di modifica della contrattualistica si richiamava il connesso rischio legale».

Le carte dimenticate
È la stessa Tarantola a rivelare di aver saputo «perché riferito al Direttorio dal dottor Signorini, attuale Capo dell'Area Vigilanza di Bankitalia, che sono stati ritrovati documenti non portati a conoscenza di Bankitalia che, per quanto so, erano allo studio degli uffici al fine di valutarne l'impatto sull'operazione». Cinque giorni prima, il 24 settembre 2012, era stato ascoltato Vittorio Grilli, all'epoca direttore generale del Tesoro. Inizialmente nega di essersi interessato all'operazione, ma quando gli vengono mostrate alcune relazioni da lui firmate si corregge, anche se non è in grado di precisare tempi e modi dei suoi interventi. Poi, di fronte alle domande di pubblici ministeri che gli chiedono se si sia occupato della «concentrazione del rischio», risponde: «Dal punto di vista del vigilante, quello delle analisi della concentrazione del rischio attiene a un'analisi in generale. Nello specifico di questo strumento del Fresh non penso di averlo fatto. Sicuramente chiesi come cambiò l'esposizione nel suo complesso. Peraltro come ministero non disponiamo di poteri pregnanti come Bankitalia: solo una moral suasion verso i vigilati. Ribadisco di non essermi soffermato - o che qualcuno mi abbia fatto presente - questo strumento del Fresh».

giovedì 1 agosto 2013

Privatizzazioni: i banchieri riciclano il signoraggio

NO ALLA SVENDITA DELLE GRANDI IMPRESE PUBBLICHE ITALIANE

svendesi-italiaPETIZIONE al Parlamento italiano: ”Il Ministro Saccomanni, dal G-20 di Mosca e ieri il Presidente del Consiglio Enrico Letta, hanno ufficializzato che il Governo procederà alla messa sul mercato delle residue quote pubbliche delle grandi imprese ENI, ENEL, FINMECCANICA; ma le intenzioni di privatizzazione riguardano anche POSTE, FERROVIE, FINCANTIERI, le reti del gas e della luce di Snam e Terna (la prima già ceduta alla Cassa, la seconda oggi quotata e in parte sul mercato), i binari di Rfi, i fili e i tubi della Telecom.  Questa svendita di ciò che resta del patrimonio pubblico italiano serve secondo il governo ad abbassare radicalmente lo stock del debito, come già fatto a partire dagli anni ’90, ma senza alcun apprezzabile risultato. In realtà si tratta di una regalia ai cosiddetti mercati, affinché si astengano da ulteriori speculazioni. E’ verosimile, anzi certo, che questo patrimonio sarà acquistato dagli stessi soggetti finanziari e imprenditoriali che controllano il debito pubblico italiano e che su di esso hanno speculato acquisendo enormi fortune. Attraverso gli interessi sul debito pagati dai cittadini essi otterranno anche i beni fisici con cui controllare definitivamente l’economia del paese. Ci opponiamo drasticamente a questa scelta perchè: 
1)- Queste grandi aziende costituiscono il tessuto connettivo dell’economia del paese e sono tutte strategiche per la loro funzione attuale e per quella che potranno svolgere in futuro nella ristrutturazione ecologica, civile e tecnologica del sistema economico italiano.
2)- Queste aziende sono state costruite con il lavoro e le tasse di 4 o 5 generazioni di italiani lungo il corso di oltre un secolo; i proprietari delle quote residue in mano allo Stato sono dunque i cittadini italiani che non possono essere espropriati della possibilità di decidere sul loro assetto attuale e futuro.
3)- La pressione per vendere queste imprese viene dalle grandi centrali economiche e finanziarie private italiane e straniere che mira, attraverso il “terrore del debito”, a ridurre l’Italia ad un territorio coloniale privo di reale autonomia e sovranità.
Ciò è inaccettabile. Il debito va invece ricontrattato e va interrotta la spirale di appropriazione privata dei beni pubblici in ogni ambito. Non si deve cedere alle azioni criminali dell’usura nazionale ed internazionale e degli ambienti politici che la sostengono o che ne sono succubi.  Il referendum sull’acqua pubblica ha dimostrato che la stragrande maggioranza degli italiani è contro la privatizzazione dei beni comuni. Anche queste imprese lo sono. Sono i cittadini a dover decidere.”

SOTTOSCRIVI LA PETIZIONE:

svendesi-italiaNO ALLA SVENDITA DELLE GRANDI IMPRESE PUBBLICHE ITALIANE

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mercoledì 31 luglio 2013

L’IMPERIALISMO GLOBALE E LA GRANDE CRISI

L’IMPERIALISMO GLOBALE E LA GRANDE CRISI

TECNOLOGIA PER BANCHE ASSASSINE

TECNOLOGIA PER BANCHE ASSASSINE
nota di Marco Saba

Immaginate che vi chiama il direttore di banca per chiedervi di rientrare sul conto e che voi rispondete che proprio questo mese non ce la fate, ma il direttore riattacca senza aggiungere altro. Il giorno dopo, uscite di casa come niente fosse e un drone assassino vi spara in mezzo agli occhi un chiodo di uranio che vi trafigge il cervello. Fantascienza ? No.
Dal 9 ottobre prossimo, la banca Barclays farà firmare ai clienti che potranno essere spiati per prevenire le frodi. Ovvero, le banche avranno i tabulati dei cellulari dei clienti che, attraverso la collaborazione delle compagnie di telecomunicazioni, potranno permettere di localizzare geograficamente il cliente. A quel punto basta inviare un miniaereo drone armato ad inseguire e distruggere l'obiettivo. E fin qui pazienza. Ma immaginate se un gruppo di hacker *malintenzionati* riuscisse a sostituire l'elenco dei clienti da eliminare con l'elenco dei banchieri mannari che ci stanno tenendo schiavi (tipo Fabio Panetta di Bankitalia che assiste felice rappresentando l'Italia alla congiura perpetua della spectre di Basilea...). Vi rendete conto ? in una giornata di assassinii mirati crollerebbe la pirlamide... Un rischio enorme. Ci sarebbe davvero poi un ordine mondiale NUOVO.

martedì 30 luglio 2013

Marra: condannare a morte Rothschild e Rockefeller

Marra: eliminare giudizialmente i Rothschild e Rockefeller. De-massonizzare la Corte Europea e la giustizia mondiale. (From: PAS-RiformiamoLeBanche&LeTasse)


Necessità di eliminare per via giudiziaria i Rothschild e i Rockefeller (R&R) per eliminare così la massoneria, che essi usano da tre secoli per dominare il mondo con le loro politiche criminali. Invocazione a provvedervi alla parte non massonica né filo-massonica della magistratura mondiale e in particolare di quella italiana e di quella della CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), la quale ultima ha venduto alle lobby massoniche il suo ruolo e si è rimangiata la giurisprudenza che si era riusciti a strapparle in venti anni di cause.


Scrivo per chiedere ai buoni magistrati di sconfiggere i magistrati massoni o filo-massoni, di non farsi condizionare da loro, e di processare tutti quei membri delle dinastie Rothschild e Rockefeller (R&R) implicati negli infiniti crimini delle loro infinite banche.

Magistratura mondiale che è piena di massoni, alcuni dei quali persino pedofilo\satanici (vedi di seguito), a partire da quella italiana, quella della CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), e quella della Corte di Giustizia del Lussemburgo.

Massoneria che è sempre illecita, perché ha il suo fulcro nella segretezza, ma che nel mondo anglosassone è meno censurata perché ne è pervaso da secoli in una misura in cui noi lo siamo solo da alcuni anni.

A parte poi che il mondo anglosassone sa a stento il diritto dove stia di casa.

Anche se è così bravo nelle tecnologie e nell’organizzazione da essere riuscito per molti versi a diventare più civile di noi, vittime come siamo di stadi dello strategismo vicini al delirio.

CEDU che ha venduto alle lobby massonico\bancarie il suo ruolo di controllore delle giustizie nazionali e si è rimangiata tutta la giurisprudenza che eravamo riusciti a strapparle in venti anni.

CEDU che si limita ora, in tempi ben più lunghi di quelli delle giustizie le cui lungaggini finge di censurare, a pronunziare qualche sentenza suggestiva, ma senza effetti sull’andamento e sulla velocità delle cause nazionali.

Questo perché così deve fare per servire i R&R, ai quali il buon andamento delle cause e la loro velocità sarebbero letali, perché sono il vertice della cupola criminale mondiale bancaria e non.

I massoni si sono infatti illegalmente appropriati del mondo nonostante siano tutti per forza di cose delle nullità (degli ‘illuminati’ per tesseramento ritualmente prostituiti ai R&R).

A partire ad esempio dal risibile Renzi che, sostenuto dai ‘fratelli’ massoni, si accinge ai suoi pur essi risibili ‘colloqui’ internazionali, fino a Obama, Carlo d’Inghilterra, Gate eccetera, che, non importa presiedano le nazioni e i gruppi industriali più potenti del mondo, restano delle nullità, perché la genialità implica la positività, mentre qualunque idiota può diventare un ‘genio’ del male.

Massoneria dal cui corpo si sono poi sviluppati i vari altri tentacoli, come il bilderberg, la trilatere, l’aspen e così via.

Un’accolita di asini benché delinquenti che non si sarebbe mai sviluppata se i R&R — che sono il vero problema — non la sostenessero da 300 anni per farne il loro braccio armato.

R&R senza i quali la massoneria non esisterebbe, perché R&R ne sono il motore dal momento della sua costituzione.

R&R che sono proprietari palesi od occulti di quasi tutte le principali banche del pianeta, o comunque le controllano e, attraverso esse, controllano, da tre secoli, il pensiero delle genti, i loro orientamenti, i loro gusti alimentari, sessuali, sportivi, musicali, le divinità in cui credono, le scoperte scientifiche da rendere note e quelle da occultare, le leggi da promulgare, le mode, e insomma tutto quanto si muove o sta immobile sotto il sole, perché controllano le economie, i media, i governi, le magistrature, i sindacati, i partiti, le polizie, la cultura, le rivoluzioni, le guerre, google, wikipedia, facebook, twitter.

Due dinastie di criminali che hanno esercitato questo controllo nella maniera più feroce ma anche più stupida, perché stanno rendendo il pianeta inabitabile, quasi ne avessero uno di riserva.

Come fare per distruggerli?

Ebbene, amici buoni magistrati, hanno commesso e commettono così tanti crimini, che c’è solo da scegliere per quali iniziare a processarli.

Io suggerisco di colpirli confiscando le quote delle banche centrali di proprietà delle banche private, impedendogli così il signoraggio e i falsi in bilancio che fanno alle spalle delle stesse banche centrali e private di cui sono azionisti palesi od occulti, che è la loro principale fonte di reddito, e intanto colpire l’illiceità bancaria in generale, a partire, ad esempio, in Italia, dal processo al Monte Paschi, che dovete chiedere ai magistrati incaricati perché langue.

Prima di tutto credo bisogni però individuare le responsabilità penali dei singoli Rothschild e Rockefeller e colpirli personalmente arrestandoli, confiscandogli i beni e, nei paesi dove è consentito, condannandoli a morte.

Sì, a morte, amici buoni magistrati, perché, proprio io che sono contrarissimo alla pena di morte, credo debba esservi un’eccezione in danno di coloro che — come questi cani rabbiosi di R&R e i loro servi sciocchi massoni — più si sono ‘distinti’ nei massimi crimini contro la collettività o l’ambiente.

Anche perché bisogna invertire la tendenza a punire con più veemenza i crimini contro i singoli, quasi che l’aumento del numero delle vittime attenui le colpe.

Cani rabbiosi, i Rothschild e i Rockefeller, per chiarire meglio le cui responsabilità, riporto di seguito un brano di un documento che ho precedentemente pubblicato contro loro e la massoneria.

16.7.2013

 




I Rothschild, i Rockefeller e la massoneria, da essi generata e gestita, quale causa del malessere dell’umanità e della distruzione dell’ambiente negli ultimi tre secoli.

Eventi apocalittici – anziché le meraviglie che la tecnologia avrebbe potuto donare – hanno caratterizzato negli ultimi tre secoli l’umana vicenda a causa dei misfatti di una rete massonica planetaria sempre più criminale e con sempre più estese frange pedofilo-sataniche.

Pedofilia che serve per compromettere, e satanismo che è l’essenza del ‘gadu’, il dio di incultura, presunzione e occultezza, dei massoni.

Incultura, perché la massonicità è frutto di un’accozzaglia di ‘scienze’ esoteriche, magiche, teosofiche, cabalistiche, astrologiche e simili.

Presunzione, perché la sua essenza è in una gnosi (rivelazione, illuminazione) non aperta a tutti, come la gnosi cattolica, ma, ridicolmente, ai soli ‘iscritti’.

Una gnosi così speciale da trasformare dei tali asini in ‘Illuminati’, perché sarebbe superiore alla gnosi dei ‘banali’ (i comuni cattolici, o comunque i cittadini).

‘Banali’ che, da ultimo, gli ‘Illuminati’, non potendo certo convertirli alla loro ‘elevatezza’, possono solo voler eliminare (tra cattolici e non, troppi ‘banali’ sul pianeta) con l’ausilio del loro dio opposto: satana.

Occultezza, perché sono da sempre cose da non potersi nemmeno dire.

‘Illuminati’ che, da quando esistono (diciamo dal 1723), sono sempre stati usati, comprati e venduti, dai Rothschild e dai Rockefeller, nei  loro strategismi signoraggistici, per promuovere, infiltrare, corrompere e dirottare di tutto: la rivoluzione francese, russa, cinese, cubana, il risorgimento italiano, l’unità d’Italia, e tutto quant’altro; ogni moto o evento in ogni continente; le guerre di indipendenza, quelle mondiali e la politica odierna.
Perché — compresi Che Guevara, Castro, Gandhi, e quelli che lo sono stati o lo sono occultamente, come il subdolo filo-bilderberghino rotto a tutto Napolitano, o i Beatles, apici della ‘cultura’ massonico-canora delle droghe per fini di distruzione di massa — sono stati o sono massoni quasi tutti: Robespierre, Napoleone, Marx, Lenin, Stalin, Cavour, Mazzini, Garibaldi, Einstein, Freud, Roosevelt, Churchill, Allende, Spinelli, Gorbaciov, Obama, l’ONU e l’UE. E persino Mussolini, che odiava la massoneria, ne fu sempre circondato. Fino a Mameli, che ci fa cantare «Fratelli d’Italia..» in onore, non degli italiani, ma dei suoi «Fratelli» massoni.

Una massoneria sempre tanto altisonante ed entusiastica negli ‘Illuminati’ toni, quanto avida, abietta e doppia nei fatti. Una massoneria in cui il potere bancario, in realtà indifferente a ideologie e religioni, ha sempre intruppato di tutto, strutturandola oggi come un’unica cosca planetaria ‘moralmente’ supportata da magistratura deviata, burocrazia, politica, esercito, polizia, media e imprenditoria bancaria e non, nonché materialmente diretta da falangi criminali composte da moltissimi di costoro. Una rete di idioti o criminali che dominano il mondo con la paura e il ricatto.

7.6.2013,        


                     Alfonso Luigi Marra

PARTITI. SCILIPOTI : ZERO FINANZIAMENTI

PARTITI. SCILIPOTI : ZERO  FINANZIAMENTI O SI RISCHIA RIVOLTA SOCIALE

Roma. “Sul finanziamento pubblico non si può tornare indietro, l’unica possibilità per restituire un minimo di credibilità alla politica in un momento in cui lo sperpero dei soldi pubblici sembra diventato una consuetudine, è azzerare il finanziamento pubblico ai partiti e tagliare del 50% il numero dei parlamentari”. Lo afferma in una nota il Sen. Domenico Scilipoti del Pdl. “ In questo momento di grande crisi economica –conclude- i cittadini hanno bisogno di un gesto concreto da parte della politica che faccia capire che i sacrifici devono farli tutti a partire dalla classe politica, altrimenti si rischia la rivolta sociale “.

Ufficio Stampa