"non ha mai autorizzato velivoli militari o civili, nazionali o stranieri, a condurre simili operazioni nello spazio aereo nazionale. (...):Da strumento di "bioremediation" dell'inquinamento nucleare, è diventato strumento di spargimento di sementi geneticamente modificate a vantaggio delle multinazionali/bancarie. Benetazzo lo illustra bene nel video sottostante.
Per quanto precede e tenuto conto degli elementi in possesso, si ritiene VEROSIMILE affermare che gli episodi descritti non siano attribuibili a velivoli dell'Amministrazione della Difesa".
Scopri la storia nascosta e i piani che manipolano la finanza e il potere globale.
lunedì 18 luglio 2011
Scie chimiche, signoraggio e le nuove sorelle bancarie
venerdì 15 luglio 2011
In Italia tre milioni di persone in povertà assoluta
In Italia tre milioni di persone in povertà assoluta
ROMA, 15 LUG – Nel 2010 in Italia sono 1 milione e 156 mila le famiglie, il 4,6% di quelle residenti, che risultano in condizioni di poverta' assoluta per un totale di 3 milioni e 129 mila persone (il 5,2% della popolazione residente). Lo rileva l'Istat, spiegando che sono considerate assolutamente povere le famiglie con una spesa mensile pari o inferiore a quella minima necessaria per acquisire l'insieme di beni e servizi considerati essenziali per conseguire uno standard di vita minimamente accettabile. Si tratta, quindi, spiega l'Istituto dei ''piu' poveri tra i poveri''.
blitzquotidiano.it,15 luglio 2011
Intervista a Marra su NEW STAR del 14 luglio 2011
Quella che segue è l'intervista integrale a Marra delle Gemelle Diverse pubblicata il 14 luglio 2011 da New Star in relazione allo strategismo. L'intervista è con domande e risposte scritte, e Marra ha dichiarato che, diversamente da altre, corrisponde al suo punto di vista scientifico sull'argomento.
Raffaele Ferrante
CHE COSA È LO STRATEGISMO? A NOI LO DICE MARRA IN PERSONA
Noi Gemelle ci siamo innamorate di un personaggio molto discusso: il filosofo e giurista napoletano Alfonso Luigi Marra, autore di quel capolavoro letterario che è Il labirinto Femminile. L'avvocato, per promuovere il suo libro ha realizzato degli spot avendo come testimonial donne molto discusse: da Ruby Rubacuori a Sara Tommasi a Manuela Arcuri. Lo abbiamo incontrato per un tè e gli abbiamo fatto alcune domande.
Gemelle Diverse - Ci dice, avv. Marra, cosa diamine è lo strategismo di cui parla ne Il labirinto femminile?
Marra - Lo strategismo è ovviamente una visione appunto strategica, furbesca, prevaricatoria, non dialogica, delle relazioni umane. L'elemento di novità è che la mia analisi sullo strategismo si inquadra nella mia teoria sul modo di formazione del pensiero e nella mia tesi circa la sessualità come strumento per addivenire all'emozionale profondo dell'altro e quindi come fondamentale forma di linguaggio. Il potere ha invece sempre istituito culture che bloccassero la sessualità allo stadio genitale, perché una sessualità di tipo dialogico innescherebbe il confronto, che poi si estenderebbe alla famiglia e alla società, e nel confronto ogni forma di prevaricazione si dissolverebbe. Strategismo che, in quanto strumento per vincere, è ineludibile e le cui radici raggiungono profondità inenarrabili, ma che è oggi divenuto straordinariamente perverso, sicché occorre che cambi di qualità e divenga compatibile a un maggior livello di civiltà. Il livello di strategismo\pazzia dell'uomo di oggi è infatti tale che, nel vano scontro su tutti i piani, tutte le forze stanno per spezzarsi, e tutte le mete, pur a portata di mano, sono sempre più irraggiungibili per i sempre più tragicamente ridicoli lottatori, che assurdamente si sono consumati al solo scopo di impedirsi l'un l'altro di raggiungerle.
Gemelle Diverse - Quindi lo strategismo è l'oggetto dell' «epistolario d'amore in sms» di cui alle prime 278 pagine del libro.
Marra - Non esattamente. Il vero oggetto de Il labirinto femminile è la mia teoria sul modo di formazione del pensiero, ovvero sul modo in cui l'individuo, sotto la spinta delle pulsioni fondamentali, elabora il suo sapere e giunge alla comprensione delle cose.
Gemelle Diverse - Pulsioni fondamentali? E quali sono?
Marra -Sono la volontà di sopravvivere, svilupparsi, riconoscere, essere riconosciuti, e raggiungere in massimo del risultato con il minimo dello sforzo. Un altro punto centrale del libro è il tentativo di spiegare cosa fu nella mia mente quella che ho definito «scoperta antologica». Il tentativo cioè di descrivere cosa accadde nella mia mente quella notte della primavera del 1984 in cui, d'un tratto, in seguito a una cosa dettami da Loredana, la mia seconda ex moglie, una persona di straordinaria intelligenza, realizzai quell'operazione che avrei poi definito come un'infrangere la barriera del proprio inconscio fittizio e dirsi realmente tutto ciò che non si è mai voluto sapere. Un momento in cui appunto mi resi conto d'un tratto che mi ero costruito, di tutte le persone della mia vita e innanzitutto di me, l'immagine che avevo voluto, traendola peraltro dai luoghi comuni di cui alle antologie della letteratura. Immagini che avevo poi imposto o cercato di imporre agli altri, e che in quel momento ebbi la forza di vedere per quello che realmente erano. Una 'scoperta' dalla quale in poi, dopo quella straordinaria notte, partì il processo intellettuale in seguito al quale giunsi alla comprensione del modo di formazione del pensiero.
Gemelle Diverse - Lei ci sta insomma dicendo che Il labirinto femminile è un saggio sulla psicanalisi. Ma lei è freudiano?
Marra - No, neanche un po', e comunque Freud cerca piuttosto di realizzare una ricostruzione logico/empirica di quello che accade nella mente, ma non enuncia alcuna teoria circa il modo
di formazione del pensiero.
Gemelle Diverse - Altro che trash e kitsch, lei sembra semplice, ma cela una profondità incredibile.
Marra - Non so, forse. Comunque ho scritto queste tesi, e molte altre, in forma di epistolario d'amore in sms in modo da renderle di facile comprensione. Benché il capitolo finale (Le chiavi di lettura) sia scritto sì anch'esso in una forma praticamente narrativa, sempre per renderlo di più facile lettura, ma sia nella sostanza un saggio.
Gemelle Diverse - Perché dice che gli animali non sono intelligenti e non sono in grado di forme evolute di amore?
Marra - Perche l'intelligenza non consiste nella capacità di formulare concetti o architettare strategie - che hanno anche gli animali - ma nella capacità di svilupparsi passando attraverso lo sviluppo degli altri. Essa si fonda sulla generosità, ed è il presupposto dell'amore, e non è quindi altro che una categoria morale - la principale - tipica solo dell'uomo, perché il cane sarà capace di intelligenza (e di amore) solo quando, guardandoti negli occhi, saprà capire che hai fame e decidere se dividere con te la scodella, mentre, per il momento, così come molti uomini e donne, ti può 'amare' magari anche moltissimo, ma solo per quello che serve a lui. Un amare solo per quello che serve a noi che causa da sempre uno sviluppo eccessivo di forme di strategismo - che, in quanto frutto della prevaricatorietà, non si svolgono secondo i canoni dell'intelligenza, ma della furberia, che consiste nella capacità di svilupparsi a scapito degli altri - e innescano pertanto una dinamica di scontro che genera la sofferenza degli individui e un grande rallentamento del cammino della civiltà.
Gemelle Diverse - Lei ci sconvolge: dice con una semplicità incredibile cose assolutamente ovvie e incontestabili, ma che non ci risulta che nessun altro filosofo, scienziato o pensatore ha mai detto prima. Ma chi diavolo è lei? È sicuro di non venire da un altro pianeta?
Marra - Non vengo da un altro pianeta, ma da un'altra cultura. Ho definito la cultura come il modo che gli uomini, sempre attraverso il rapporto di forza, mediano di dover avere in comune nel vedere la realtà. Ecco: io mi sono ribellato a quell'accordo e ho iniziato a vedere la realtà per quello che è veramente. È per questo che i miei libri e i miei video suscitano tante reazioni da parte delle sentinelle del regime..
Politici e banchieri
EDITORIALE
di Ida Magli
ItalianiLiberi | 14.07.2011
Il sabato 9 luglio 2011 è una data che gli Italiani non debbono dimenticare. E’ il giorno, infatti, in cui il Ministro Tremonti, senza dare nessuna giustificazione del fatto che non paga l’affitto della casa dove abita, ha risposto ai giornalisti che gli domandavano se avesse intenzione di dimettersi, con una frase lapidaria: “Non mi dimetto perché sono io che garantisco l’Italia davanti all’Europa: se cado io, cade l’Italia e se cade l’Italia cade l’euro. E’ una catena.” In nessun periodo della storia d’Occidente un uomo politico, quale che fosse la sua importanza, ha mai potuto fare una simile affermazione. Né un conquistatore come Napoleone, né uno Zar come Pietro il Grande né un Re come Luigi XIV, né un Imperatore come Filippo di Spagna, perché essi rappresentavano l’immagine politica, non la dimensione concreta degli Stati, la forza dei popoli che vi vivono. Quelle di Tremonti, invece, per quanto terribili, non sono parole vane. La situazione è proprio quella che lui ha riassunto nell’affermazione: se cado io cade l’Italia e cade l’euro. In altri termini, l’Europa va in rovina perché il potere è nelle mani di una decina di banchieri, e sono essi a quantificarne la forza, giocandola in Borsa. Giocatori che soltanto la penna di Dostojewski sarebbe in grado di descrivere, questi banchieri hanno messo sul tavolo da gioco le Nazioni e non si alzeranno fino a quando non le avranno giocate tutte, essendo loro ad avere in mano il banco.
Il dramma, dunque, è tutto qui. Firmando il trattato di Maastricht i politici hanno trasferito il proprio potere nelle mani dei banchieri. Oggi debbono riprenderselo, non possono fare altro che riprenderselo. Il che significa avere il coraggio di creare, senza indugio e senza discussioni, una nuova banca nazionale e stampare in proprio la moneta necessaria al bilancio dello Stato. I titoli dello Stato li compreranno esclusivamente i suoi cittadini (come avviene in Cina, in Russia e ovunque ci siano governi degni di questo nome) e non saranno collocati nella borsa mondiale alla mercé di chiunque voglia impadronirsene. Sono già pronti molti studi e molti progetti, elaborati da economisti italiani e stranieri di grande competenza, per la rinascita della moneta nazionale, e sono anche molti i politici, presenti in diversi Partiti, dal Pdl alla Lega, a Io amo l’Italia all’Italia dei Valori (con un’interpellanza parlamentare dell’on. Di Pietro sulla questione della sovranità monetaria) che sarebbero favorevoli a questa decisione e aspettano soltanto che qualcuno prenda la parola per primo. Si tratta di una decisione che comporterà moltissimi sacrifici, ma alla quale non c’è scelta perché uno Stato che intraprende la strada dei prestiti a interesse con la Banca centrale europea, non sarà mai in grado di restituirli e alla fine crollerà. Abbiamo la Grecia sotto gli occhi: dopo un orribile tira e molla, indegno di un qualsiasi concetto di civiltà, per concederle dei prestiti ad altissimo interesse, oggi la Bce dichiara che il fallimento della Grecia è inevitabile. Non è forse stato imposto pochi giorni fa all’Italia, di cui a sua volta si dice che stia per fallire, di contribuire per il 17% al totale dei miliardi prestati alla Grecia? Debitori sull’orlo della rovina costretti a prestare denaro a chi sta per fallire? C’è in Italia qualche politico che abbia conservato il minimo di buon senso necessario per rendersi conto della “follia” (se è follia e non rapina preordinata) di simili comportamenti?
E’ indispensabile abbandonare ladri e folli al loro destino. Nessuno si illuda che esistano alternative alla decisione di produrre in proprio la moneta. Il meccanismo che sta portando alla rovina gli Stati europei non è dovuto a un qualche imprevedibile incidente ma è intrinseco alla creazione dell’euro, cosa che è stata detta e ripetuta innumerevoli volte da economisti e monetaristi di ogni tendenza politica. Non può sussistere una moneta che non fa capo a uno Stato e che non risponde alle necessità di questo Stato, in quanto la moneta di per sé è stata inventata proprio per essere uno “strumento” e non un “fine”. In Europa, invece, gli Stati sono stati costretti a mettersi al servizio dell’euro, piegandosi a poco a poco a costruire un mercato adatto all’euro, limitando le possibilità di scambio delle merci, coltivando carote su misura, uccidendo mucche, distruggendo arance… Per gli storici di domani l’Europa dell’Unione costituirà l’esempio più evidente di una società che delira. Siamo però ancora in tempo a cercare di non morirne.
Ida Magli
Roma, 12 Luglio 2011
giovedì 14 luglio 2011
Islanda, quando il popolo sconfigge l'economia
LONTANO DAI RIFLETTORI
Islanda, quando il popolo sconfigge l'economia globale
L'hanno definita una 'rivoluzione silenziosa' quella che ha portato l'Islanda alla riappropriazione dei propri diritti. Sconfitti gli interessi economici di Inghilterra ed Olanda e le pressioni dell'intero sistema finanziario internazionale, gli islandesi hanno nazionalizzato le banche e avviato un processo di democrazia diretta e partecipata che ha portato a stilare una nuova Costituzione.
di Andrea Degl'Innocenti - ilcambiamento.it, 13 Luglio 2011
Una rivoluzione silenziosa è quella che ha portato gli islandesi a ribellarsi ai meccanismi della finanza globale e a redigere un'altra costituzione
Oggi vogliamo raccontarvi una storia, il perché lo si capirà dopo. Di quelle storie che nessuno racconta a gran voce, che vengono piuttosto sussurrate di bocca in orecchio, al massimo narrate davanti ad una tavola imbandita o inviate per e-mail ai propri amici. È la storia di una delle nazioni più ricche al mondo, che ha affrontato la crisi peggiore mai piombata addosso ad un paese industrializzato e ne è uscita nel migliore dei modi.
L'Islanda. Già, proprio quel paese che in pochi sanno dove stia esattamente, noto alla cronaca per vulcani dai nomi impronunciabili che con i loro sbuffi bianchi sono in grado di congelare il traffico aereo di un intero emisfero, ha dato il via ad un'eruzione ben più significativa, seppur molto meno conosciuta. Un'esplosione democratica che terrorizza i poteri economici e le banche di tutto il mondo, che porta con se messaggi rivoluzionari: di democrazia diretta, autodeterminazione finanziaria, annullamento del sistema del debito.
Ma procediamo con ordine. L'Islanda è un'isola di sole di 320mila anime – il paese europeo meno popolato se si escludono i micro-stati – privo di esercito. Una città come Bari spalmata su un territorio vasto 100mila chilometri quadrati, un terzo dell'intera Italia, situato un poco a sud dell'immensa Groenlandia.
15 anni di crescita economica avevano fatto dell'Islanda uno dei paesi più ricchi del mondo. Ma su quali basi poggiava questa ricchezza? Il modello di 'neoliberismo puro' applicato nel paese che ne aveva consentito il rapido sviluppo avrebbe ben presto presentato il conto. Nel 2003 tutte le banche del paese erano state privatizzate completamente. Da allora esse avevano fatto di tutto per attirare gli investimenti stranieri, adottando la tecnica dei conti online, che riducevano al minimo i costi di gestione e permettevano di applicare tassi di interesse piuttosto alti. IceSave, si chiamava il conto, una sorta del nostrano Conto Arancio. Moltissimi stranieri, soprattutto inglesi e olandesi vi avevano depositato i propri risparmi.
La Landsbanki fu la prima banca a crollare e ad essere nazionalizzata in seguito al tracollo del conto IceSave
Così, se da un lato crescevano gli investimenti, dall'altro aumentava il debito estero delle stesse banche. Nel 2003 era pari al 200 per cento del prodotto interno lordo islandese, quattro anni dopo, nel 2007, era arrivato al 900 per cento. A dare il colpo definitivo ci pensò la crisi dei mercati finanziari del 2008. Le tre principali banche del paese, la Landsbanki, la Kaupthing e la Glitnir, caddero in fallimento e vennero nazionalizzate; il crollo della corona sull'euro – che perse in breve l'85 per cento – non fece altro che decuplicare l'entità del loro debito insoluto. Alla fine dell'anno il paese venne dichiarato in bancarotta.
Il Primo Ministro conservatore Geir Haarde, alla guida della coalizione Social-Democratica che governava il paese, chiese l’aiuto del Fondo Monetario Internazionale, che accordò all'Islanda un prestito di 2 miliardi e 100 milioni di dollari, cui si aggiunsero altri 2 miliardi e mezzo da parte di alcuni Paesi nordici. Intanto, le proteste ed il malcontento della popolazione aumentavano.
A gennaio, un presidio prolungato davanti al parlamento portò alle dimissioni del governo. Nel frattempo i potentati finanziari internazionali spingevano perché fossero adottate misure drastiche. Il Fondo Monetario Internazionale e l'Unione Europea proponevano allo stato islandese di di farsi carico del debito insoluto delle banche, socializzandolo. Vale a dire spalmandolo sulla popolazione. Era l'unico modo, a detta loro, per riuscire a rimborsare il debito ai creditori, in particolar modo a Olanda ed Inghilterra, che già si erano fatti carico di rimborsare i propri cittadini.
Il nuovo governo, eletto con elezioni anticipate ad aprile 2009, era una coalizione di sinistra che, pur condannando il modello neoliberista fin lì prevalente, cedette da subito alle richieste della comunità economica internazionale: con una apposita manovra di salvataggio venne proposta la restituzione dei debiti attraverso il pagamento di 3 miliardi e mezzo di euro complessivi, suddivisi fra tutte le famiglie islandesi lungo un periodo di 15 anni e con un interesse del 5,5 per cento.
I cittadini islandesi non erano disposti ad accettare le misure imposte per il pagamento del debito.
Si trattava di circa 100 euro al mese a persona, che ogni cittadino della nazione avrebbe dovuto pagare per 15 anni; un totale di 18mila euro a testa per risarcire un debito contratto da un privato nei confronti di altri privati. Einars Már Gudmundsson, un romanziere islandese, ha recentemente affermato che quando avvenne il crack, “gli utili [delle banche, ndr] sono stati privatizzati ma le perdite sono state nazionalizzate”. Per i cittadini d'Islanda era decisamente troppo.
Fu qui che qualcosa si ruppe. E qualcos'altro invece si riaggiustò. Si ruppe l'idea che il debito fosse un'entità sovrana, in nome della quale era sacrificabile un'intera nazione. Che i cittadini dovessero pagare per gli errori commessi da un manipoli di banchieri e finanzieri. Si riaggiustò d'un tratto il rapporto con le istituzioni, che di fronte alla protesta generalizzata decisero finalmente di stare dalla parte di coloro che erano tenuti a rappresentare.
Accadde che il capo dello Stato, Ólafur Ragnar Grímsson, si rifiutò di ratificare la legge che faceva ricadere tutto il peso della crisi sulle spalle dei cittadini e indisse, su richiesta di questi ultimi, un referendum, di modo che questi si potessero esprimere.
La comunità internazionale aumentò allora la propria pressione sullo stato islandese. Olanda ed Inghilterra minacciarono pesanti ritorsioni, arrivando a paventare l'isolamento dell'Islanda. I grandi banchieri di queste due nazioni usarono il loro potere ricattare il popolo che si apprestava a votare. Nel caso in cui il referendum fosse passato, si diceva, verrà impedito ogni aiuto da parte del Fmi, bloccato il prestito precedentemente concesso. Il governo inglese arrivò a dichiarare che avrebbe adottato contro l'Islanda le classiche misure antiterrorismo: il congelamento dei risparmi e dei conti in banca degli islandesi. “Ci è stato detto che se rifiutiamo le condizioni, saremo la Cuba del nord – ha continuato Grímsson nell'intervista - ma se accettiamo, saremo l’Haiti del nord”.
I Cittadini islandesi hanno votato per eleggere i membri del Consiglio costituente
A marzo 2010, il referendum venne stravinto, con il 93 per cento delle preferenze, da chi sosteneva che il debito non dovesse essere pagato dai cittadini. Le ritorsioni non si fecero attendere: il Fmi congelò immediatamente il prestito concesso. Ma la rivoluzione non si fermò. Nel frattempo, infatti, il governo – incalzato dalla folla inferocita – si era mosso per indagare le responsabilità civili e penali del crollo finanziario. L'Interpool emise un ordine internazionale di arresto contro l’ex-Presidente della Kaupthing,Sigurdur Einarsson. Gli altri banchieri implicati nella vicenda abbandonarono in fretta l'Islanda.
In questo clima concitato si decise di creare ex novo una costituzione islandese, che sottraesse il paese allo strapotere dei banchieri internazionali e del denaro virtuale. Quella vecchia risaliva a quando il paese aveva ottenuto l'indipendenza dalla Danimarca, ed era praticamente identica a quella danese eccezion fatta per degli aggiustamenti marginali (come inserire la parola 'presidente' al posto di 're').
Per la nuova carta si scelse un metodo innovativo. Venne eletta un'assemblea costituente composta da 25 cittadini. Questi furono scelti, tramite regolari elezioni, da una base di 522 che avevano presentato la candidatura. Per candidarsi era necessario essere maggiorenni, avere l'appoggio di almeno 30 persone ed essere liberi dalla tessera di un qualsiasi partito.
Ma la vera novità è stato il modo in cui è stata redatta la magna charta. "Io credo - ha detto Thorvaldur Gylfason, un membro del Consiglio costituente - che questa sia la prima volta in cui una costituzione viene abbozzata principalmente in Internet".
L'Islanda ha riaffermato il principio per cui la volontà del popolo sovrano deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale
Chiunque poteva seguire i progressi della costituzione davanti ai propri occhi. Le riunioni del Consiglio eranotrasmesse in streamingonline e chiunque poteva commentare le bozze e lanciare da casa le proprie proposte. Veniva così ribaltato il concetto per cui le basi di una nazione vanno poste in stanze buie e segrete, per mano di pochi saggi. La costituzione scaturita da questo processo partecipato di democrazia diretta verrà sottoposta al vaglio del parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni.
Ed eccoci così arrivati ad oggi. Con l'Islanda che si sta riprendendo dalla terribile crisi economica e lo sta facendo in modo del tutto opposto a quello che viene generalmente propagandato come inevitabile. Niente salvataggi da parte di Bce o Fmi, niente cessione della propria sovranità a nazioni straniere, ma piuttosto un percorso di riappropriazione dei diritti e della partecipazione.
Lo sappiano i cittadini greci, cui è stato detto che la svendita del settore pubblico era l'unica soluzione. E lo tengano a mente anche quelli portoghesi, spagnoli ed italiani. In Islanda è stato riaffermato un principio fondamentale: è la volontà del popolo sovrano a determinare le sorti di una nazione, e questa deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale. Per questo nessuno racconta a gran voce la storia islandese. Cosa accadrebbe se lo scoprissero tutti?
mercoledì 13 luglio 2011
Come le banche creano soldi dal nulla e se li spendono
La più importante caratteristica delle banche: la creazione del credito
(Tratto da: New Paradigm in Macroeconomics, di Richard Werner*, edizioni Palgrave Macmillan, 2005; pp. 174-180). Originale inglese
http://leconomistamascherato.blogspot.com/2010/04/most-important-feature-of-banks-credit.html
Traduzione a cura di Marco Saba – http://marcosaba.be - Formato stampabile:

Molti dei testi di economia che trattano delle banche, ancor oggi riconoscono che esse possono “creare il credito”. Tuttavia, pare che il significato originale di questa espressione sia andato perso. Questi libri ed autori che usano le parole “creazione del credito”, le intendono con un significato differente. I proponenti dell'odierna “visione del credito” definiscono la creazione del credito come “il processo attraverso il quale il risparmio viene canalizzato per usi alternativi” (Bernanke, 1993, p.50). Per Bernanke, la “creazione del credito” è d'altronde la “diversione” o il trasferimento di potere d'acquisto già esistente. Questo è anche il modo in cui la intendono gli economisti di altre correnti, inclusi i monetaristi tipo Meltzer (1995). Essi sono infatti tutti d'accordo nel classificare le banche come meri intermediari finanziari che forniscono servizi simili ed in parallelo con i mercati non-bancari e dei capitali. [21] Chiaramente, definita così, la creazione del credito non è una caratteristica esclusiva delle banche. Di conseguenza, quanti propongono questa visione del credito, sostengono anche che gli aggregati del credito non devono essere considerati come “un fattore casuale indipendente che condiziona l'economia”, ma piuttosto:
...le condizioni del credito – misurate meglio peraltro dal premio finanziario esterno e non dalla quantità aggregata del credito – sono un fattore endogeno che aiuta a formare la risposta dinamica dell'economia ai cambiamenti nella politica monetaria. In questo modo la teoria non ha particolari implicazioni sul potere di previsione relativo dell'aggregato del credito (Bernanke e Gertler, 1995, pp. 43 e ss.)
La rappresentazione delle banche come semplici intermediari finanziari viene tramandata dalla spiegazione della creazione del credito nei libri di testo. Questa spiegazione la dipinge come il processo costituito da prestiti successivi, da parte delle banche intermediarie, di potere d'acquisto già esistente. La Figura 12.1 riproduce la rappresentazione dei libri di testo della creazione del credito: la Banca “A” riceve un nuovo deposito di 100 euro. Se il requisito di riserva è dell'1%, i testi dicono che la Banca “A” può prestare 99 euro e depositare 1 euro presso la banca centrale come riserva. I 99 euro possono essere, tuttavia, poi ridepositati in un'altra banca, la Banca “B”, la quale a sua volta potrà prestare il 99% del deposito (98,01 euro) e trattenere l'1% come riserva. Questo processo continuerebbe fino a quando alla fine verrebbero prestati 9.900 euro in totale (nell'aggregato del sistema bancario, NdT). I libri di testo rappresentano la creazione del credito come se si trattasse di intermediazioni finanziarie successive. Secondo questa descrizione, una singola banca sarebbe incapace di creare credito da sola.
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Deposito - Riserva all'1% - Fondi prestabili
Banca A EUR 100 - EUR 1 - EUR 99,00 -->
Banca B EUR 99 - EUR 0,99 - EUR 98,01 -->
Banca C EUR 98,01 - EUR 0,9801 - EUR 97,0299 -->
--> ...
--> ...
--> massimo ammontare che potrebbe essere prestato dal sistema bancario: EUR 9.900
Figura 12.1 La rappresentazione accademica della moltiplicazione monetaria
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Anche se questa rappresentazione finisce per ammettere che nel complesso il sistema bancario crea moneta, la creazione del credito sembra essere il risultato di un processo diffuso nel quale la moneta “circola” nell'economia (in linea col concetto di “velocità” nell'equazione quantitativa). La cosa più importante è che ci raccontano che ogni banca può solo prestare il 99% della moneta che ha in deposito. Questo renderebbe le banche simili agli amministratori di fondi che prestano i risparmi loro affidati e così vengono considerate dei semplici intermediari finanziari. Di conseguenza, la comprensione di Bernanke della creazione del credito come un incanalamento (successivo) del risparmio presso gli investitori non è molto lungimirante e la maggior parte degli economisti considerano le banche meramente come un canale alternativo del mercato dei capitali o di altre intermediazioni [22].
Il concetto di “moltiplicatore monetario” di Phillips' (1920), che lega le riserve ed il contante ai depositi bancari (la massa monetaria) non ha aiutato molto a risolvere questa incomprensione. Tuttavia Goodhart (1989b) ha chiarito che le identità del moltiplicatore hanno “una mancanza di qualsiasi contenuto innato sia teoretico che comportamentale” (p.133) talché i conti dei processi dinamici sottostanti basati su questa “sono alla meglio depistanti e spesso errati”'. [23]
Attraverso la nostra osservazione empirica delle banche, come nel caso degli orafi di Londra, concludiamo che la rappresentazione accademica delle azioni di ogni banca è inaccurata (Figura 12.1 ). In primo luogo, la rappresentazione frequente dell'attività della banche come “attività di prestito” è fuorviante. La definizione di questa parola, secondo il dizionario della Lingua Italiana (2010 Zanichelli editore) è la seguente:
prestare
[pre-stà-re] verbo transitivo (pres. io prèsto)
dare qualcosa a qualcuno perché la usi e poi la restituisca: Esempio: hai una penna da prestarmi?; si è fatto prestare i soldi dai genitori
Come si può vedere, l'uso normale del concetto di prestito implica che un oggetto sia fisicamente rimosso dall'uso di una entità A e venga posta in uso dell'entità B. Prestare indica un trasferimento di un bene esistente per l'uso esclusivo di qualcun altro. Secondo le leggi della fisica, questa è la possibilità dell'uso naturale. Tuttavia, il credito esteso dalle banche non rimuove il potere d'acquisto o la pretesa sull'uso di risorse da nessun altro agente economico. Quindi, parlando in senso stretto, non può essere descritto come “prestito”. Le banche non prestano moneta, la creano. Allo stesso tempo la “creazione del credito” non si riferisce ad una semplice intermediazione finanziaria, come recentemente molti autori hanno argomentato. Sempre secondo lo Zanichelli:
creazione
[cre-a-zió-ne] nome femminile
l'atto del creare, specialmente da parte di una divinità: Esempio: la creazione del mondo Sinonimi: genesi
invenzione e realizzazione di qualcosa
la cosa stessa creata: Esempio: quel quadro è la sua ultima creazione
fondazione, istituzione: Esempio: hanno annunciato la creazione di un nuovo ministero
VEDI cosmogonia.
creare
[cre-à-re] verbo transitivo (pres. io crèo, tu crèi)
far nascere dal nulla, dare vita: Esempio: Dio ha creato il cielo e la Terra Sinonimi: generare, originare
comporre, realizzare; ideare, inventare: Esempio: creare un'opera d'arte; lo stilista ha creato nuovi modelli per la sfilata Sinonimi: plasmare
La parola creazione si riferisce all'atto del creare o a qualcosa che è stata inventata o prodotta. Il verbo creare indica il far nascere dal nulla, l'inventare. Se i risparmi fossero già esistiti, il loro semplice trasferimento non potrebbe essere descritto come creazione del credito. Quindi, l'etimologia della definizione “creazione del credito” ci rivela subito che originariamente si riferiva alla creazione di nuovo credito (moneta) che prima non esisteva. Invece di riferirsi al trasferimento di potere d'acquisto già esistente, come Bernanke lo descrive, molti autori riconobbero che descriveva l'abilità di ogni singola banca di creare moneta “dal nulla” [24]. In accordo con questa visione alternativa, possiamo mostrare una più accurata presentazione della creazione creditizia nella Figura 12.2, che dipinge il bilancio di una banca che riceve un nuovo deposito di 100 euro registrandolo come nuova passività della banca. Invece di prestare 99 euro, come raccontano i libri di testo, la banca usa i 100 euro come riserva presso la banca centrale (inserendoli nell'ATTIVO del suo bilancio). I 100 euro possono ora diventare quell'1% sulla base del quale la banca può prestare 99 volte tanto. Così scopriamo che è proprio la prima banca che può emettere un nuovo prestito di 9.900 euro. Dal momento in cui il prestito è erogato, la banca aumenta simultaneamente il suo attivo di 9.900 euro (l'ammontare del prestito, che è un attivo per la banca) ed i suoi depositi di 9.900 euro – cioè la persona o la società che riceve il prestito di 9.900 euro sul suo conto corrente – creando moneta che può ora essere spesa per effettuare transazioni. La moneta che la banca ha creato è un incremento contabile del 99% del suo bilancio (i 100 euro del deposito iniziale più i 9.900 euro di prestito/deposito). [25] In questo modo si rispetta il requisito di riserva. Contrariamente alla spiegazione usuale sul processo di creazione del credito in molti testi accademici, ogni banca crea individualmente credito/moneta quando estende un prestito. Il deposito originario di 100 euro diventa l'1% di riserva sulla base della quale dei prestiti fino a 99 volte possono essere offerti dalla stessa banca. La creazione del credito ha “allungato” il bilancio della banca.
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Bilancio della Banca A
Passo 1 Deposito di EURO 100 da parte del cliente presso la Banca A
Attivo - Passivo
........ - EUR 100
Passo 2 EURO 100 usati per aumentare le riserve della banca A
Attivo - Passivo
EUR 100 - EUR 100
Passo 3 Prestito di euro 9.900 effettuato accreditando il conto corrente
del prestatario con un “deposito”
Attivo - Passivo
EUR 100 - EUR 100
...+ .......+
EUR 9.900 - EUR 9.900
Figura 12.2 - Una rappresentazione più accurata della creazione del credito
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La domanda fondamentale è: da dove arrivano i 9.900 euro ? Il denaro non è stato prelevato dalla banca da altri conti. Non è stato deviato o trasferito da nessun altro agente economico o da altra parte dell'economia. Ma soprattutto, nonostante sia scritto come DEPOSITO, non è stato depositato da nessuno. La banca ha semplicemente creato il denaro scrivendone i numeri nella contabilità e nel conto del cliente. In effetti, la banca pretende che i suoi prestatari hanno effettuato depositi che in realtà non sono stati fatti. A differenza di quanto viene rappresentato nei libri di testo, vediamo che individualmente ciascuna banca può così creare denaro ogni volta che emette un prestito. Se si insegnasse questa verità nei testi, non solo sarebbe più facilmente memorizzabile, ma si insegnerebbe agli studenti quello che realmente fanno le banche: creano denaro dal nulla. La banca semplicemente pretende di avere 9.900 euro, accredita i conti di qualcuno e nessuno se ne accorge.
Nelle parole di Schumpeter (1954),
… questo altera parecchio la situazione analitica e rende altamente sconsigliabile di costruire il credito bancario sul modello di fondi esistenti che vengono prelevati da altri utilizzi attraverso un atto completamente immaginario di risparmio e poi di prestito da parte dei proprietari. E' molto più realistico dire che le banche creano il credito, cioè che creano depositi che vengono loro affidati. Il motivo per insistere su questo fatto sta nel fatto che i depositanti non debbono essere investiti con le sembianze di un ruolo che essi non giocano affatto. La teoria alla quale gli economisti sono così attaccati rende i depositanti dei risparmiatori mentre essi non lo sono e non intendono esserlo; questa teoria attribuisce loro un ruolo nell'offerta del credito che essi non hanno. La teoria della “creazione del credito” non solo riconosce fatti eclatanti senza oscurarli con torbide elucubrazioni artificiali, ma porta anche alla luce il meccanismo peculiare del risparmio e dell'investimento che è caratteristico della tipica società capitalistica ed il ruolo reale delle banche nell'evoluzione capitalista. (p.1114)
Anche Wicksell (1898) sapeva che ogni banca può individualmente creare denaro:
Le banche nelle loro attività di prestito non solo non sono limitate dal capitale proprio; esse non sono limitate, almeno nell'immediato, da nessun capitale qualsivoglia; concentrando nelle loro mani quasi tutti i pagamenti, esse creano esse stesse il denaro di cui necessitano... (Wicksell, 1907, pp.214-215)
In un sistema puro di credito, dove tutti i pagamenti vengono effettuati attraverso trasferimenti nei libri contabili, le banche sono in grado di garantire in ogni momento qualsiasi ammontare di prestiti a qualsiasi, per quanto minimo, tasso di interesse. (Wicksell, 1907, p.215)
Hahn (1920) enfatizza che ogni banca può creare moneta “dal nulla” e ne ha precisato le conseguenze macroeconomiche. Schumpeter (1912) si riferisce a questa creazione di nuova moneta come se fosse equivalente all'emissione di nuovi “biglietti” per un gioco. Secondo lui, il banchiere non è in rimo luogo tanto l'intermediario del bene “potere d'acquisto”, ma piuttosto è il produttore di questo bene. Le banche creano ulteriori pretese su risorse già esistenti. La creazione di credito bancario non indirizza moneta esistente verso nuovi utilizzi, ma crea moneta nuova che prima non esisteva e la indirizza per qualche utilizzo. Questo procedimento era più ovvio al tempo quando non c'era il monopolio d'emissione di banconote in capo alle banche centrali – com'era fino al 1913 negli Stati Uniti. Come sottolinea Goodhart (1989c), in quei giorni la responsabilità delle banche non consisteva nei depositi, ma nelle banconote emesse. Queste aumentavano solo quando venivano emessi nuovi prestiti. Quindi i prestiti venivano pagati emettendo nuove banconote. Quello che rende possibile questa contabilità “creativa” è l'altra funzione delle banche come regolatrici di tutte le transazioni non in contanti nell'economia. Se esse volessero, potrebbero emettere prestiti ai clienti non sotto la forma di prelievi di fondi da qualche parte del sistema finanziario, ma semplicemente attraverso la creazione di finzioni contabili dove pretendono che il prestatario abbia versato somme nel sistema bancario. Poiché le banche lavorano come i contabili delle registrazioni – mentre il resto dell'economia crede che siano dei contabili onesti - è possibile che esse banche aumentino il denaro presente nei conti di qualcuno di noi (quelli che ricevono un prestito) semplicemente alterando le registrazioni. Nessun altro se ne accorgerà, poiché gli attori non riescono a distinguere tra la moneta che è stata risparmiata e depositata e quella che è stata creata “dal nulla” dalla banca. [26] Questa è anche la maggiore caratteristica che contraddistingue la creazione del credito e lo svilimento della lega metallica della moneta effettuata dai monarchi nel tentativo di aumentare la massa monetaria: la moneta svilita poteva essere saggiata ed identificata come tale da operatori esperti o saggiatori professionisti, mentre la creazione del credito bancario è impossibile da distinguere rispetto ai depositi legittimi, specialmente quando la maggioranza delle transazioni ha già luogo senza uso di contante attraverso il sistema bancario.
Ne concludiamo che la caratteristica delle banche di creatrici del credito (cosa che possiamo definire ugualmente come la loro abilità di “creare moneta”) è quello che le rende speciali. Questa caratteristica spiega anche perché i banchieri diventano presto potenti ed influenti, potendo facilmente espandersi in varie industrie, diventando presto il centro di una rete di società affiliate o che essi hanno fondato o che hanno comprato (la vita è molto più semplice quando si ha la licenza di creare moneta a corso legale).
Grazie all'abilità speciale delle banche di creare il credito, possiamo ora chiaramente demarcare statisticamente le varie forme di raccolta dei fondi e trovare una descrizione accurata della “massa monetaria”. Solamente la banca centrale (di norma autorizzata ad agire come banca) e le banche ordinarie possono creare nuovo credito e moneta ed usarlo direttamente per regolare le transazioni attraverso il sistema dei pagamenti principale usato nell'economia. Questo le differenzia sia sul livello microeconomico che macroeconomico dagli altri agenti economici e rende il finanziamento da parte delle banche ordinarie e delle banche centrali “imperfettamente sostituibile”.
Così quando analizziamo l'economia, le banche e le banche centrali devono essere considerate separatamente dagli altri attori. Le banche governative, quando come solitamente accade sono finanziate dal Tesoro, gli intermediari finanziari non bancari (come le società di leasing, le assicurazioni vita, i fondi d'investimento), i privati, le società ed il governo stesso hanno tutti qualcosa in comune: essi non possono (legalmente) soddisfare questa funzione delle banche e della banca centrale.[27] Mentre le banche sono creatrici di credito, le altre istituzioni finanziarie sono intermediari finanziari. In questo senso – macroeconomico – il credito bancario non può mai essere sostituito perfettamente dal credito intermediato. Ma c'è di più: in questo senso, un “canale di credito bancario”, definito dalla creazione di nuovo credito, non solo esisterà ma dominerà pure altri canali di trasmissione. Le banche quindi non possono altro che giocare un ruolo cruciale in ogni economia. L'esempio della Figura 12.2, tuttavia, rimane un esempio poiché nella pratica attuale le banche sono raramente, se non mai, limitate nella loro facoltà di prestito dai requisti di riserva. Come sosteneva Goodhart (1989c), le banche centrali che stabiliscono l'obiettivo per il tasso d'interesse interbancario, forniranno qualsiasi ammontare di riserva necessario alle banche cosicché al giorno mensile della verifica del rispetto dei requisiti di riserva, gli interessi a breve termine non subiscano un aumento repentino. Questo solleva delle problematiche per la politica monetaria, in particolare come si possa controllare più efficacemente la creazione del credito bancario, specialmente quando riconosciamo l'esistenza di una informazione imperfetta.
Inoltre, il fatto che le banche non abbiamo denaro, ma lo creano, spiega perché la fragilità finanziaria sia un grave problema per il settore bancario. Per essere in grado di considerare la questione delle crisi bancarie, come rispondere a queste e come evitarle innanzitutto, diventa quindi necessario evidenziare il collegamento tra il sistema bancario e la macroeconomia. Questo infatti dovrebbe sciogliere l'enigma del collegamento tra la moneta e l'economia.
Note:
* Il Prof. Richard Werner è direttore del International Development e direttore fondatore del Centre for Banking, Finance and Sustainable Development all'Università di Southampton. Richard è anche un membro dell' Executive Board e dell' Advisory Board della School of Management.
21) L'intermediazione è il processo attraverso il quale le banche e altre istituzioni finanziarie confezionano la maturità, i termini ed i tipi di richieste finanziarie per soddisfare la domanda dei privati e degli uomini d'affari (Meltzer, 1995, p.62)
22) L'eccezione è la moneta endogena e la Scuola Austriaca di Economia che riconoscono la creazione del credito.
23) “Il moltiplicatore bancario mostra solo che se si può osservare il cambiamento nella base monetaria tra due eventi, e se si possono predire i due razio rilevanti, allora si sarà in grado di predire il cambiamento della quantità di moneta con un alto grado di confidenza. Questo lascia ben poco da dedurre sul processo di aggiustamento. Infatti, molti dei conti del processo dinamico di aggiustamento che sono derivati dall'approccio moltiplicatore sono al meglio fuorvianti e speso sbagliati” (1989b, p.136). Goodhart spiega anche che virtualmente qualsiasi moltiplicatore può essere costruito in modo da collegare un aggregato più largo ad uno dei suoi componenti minori. Egli fornisce l'esempio ipotetico del “moltiplicatore di patate” di tutta la spesa del consumatore per dimostrare in modo eloquente che quest'esercizio non illumina il comportamento, senza parlare delle relazioni di casualità.
24) La prova di questo fatto può essere trovata nei lavori di Law (1705), Thornton (1802). Mueller (1816), Rau (1826, 1832), Wagner (1857, 1872), Knies (1873), Macleod (1855/56), Wicksell (1898), Spiethoff (1905), Schumpeter (1912) e Hahn (1920). Un certo numero di economisti ha anche continuato a riconoscere questo fatto nel dopoguerra, anche se la loro influenza è rimasta limitata. Per esempio, Trescott (1960) puntualizza che per effettuare un prestito di mille dollari ad un cliente, “una banca ha solo bisogno di accreditare il suo conto di mille dollari nella contabilità con un tratto di penna... Il processo della creazione dei depositi è ovviamente semplice e senza pena per le banche....” (p.55).
25) Mentre i prestiti della banca aumentano di 9.900 euro, così fanno anche i depositi. Il deposito iniziale diventa la riserva R di 100 euro, il che permette un deposito D di 10.000 euro. In questo modo il requisito di riserva (R/D) dell'1 % viene soddisfatto.
26) Si può anche dire che la banca semplicemente “pretende” di avere moneta e nessuno se ne accorge. Questa azione può essere facilmente individuata come fraudolenta. Storicamente, il prestito di oro che veniva promesso come fosse in deposito presso gli orafi, così come l'emissione di ricevute di deposito senza che alcun deposito avesse avuto luogo (emissione di note), era ovviamente considerato illegale a quel tempo. Oggi la legislazione bancaria ha legalizzato questo procedimento. Tuttavia c'è una tradizione accademica, quella della Scuola Austriaca di Economia, che sostiene che la creazione di credito bancario rimane illegale, poiché più pretese di possesso della stessa risorsa vengono emesse dalle banche simultaneamente verso diversi clienti (vedi Hoppe et al. 1998).
27) L'eccezione è il governo statunitense. Gli autori della costituzione degli Stati Uniti si assicurarono che il governo avesse diritto di emettere moneta, una prerogativa utilizzata l'ultima volta dal presidente John F. Kennedy in uno dei suoi ultimi Ordini Esecutivi (il numero 11.110) del 4 giugno 1963.
Bibliografia:
Law, John (1705), Money and Trade Consider'd with a Proposal for Supplying the Nation with Money. Edinburgh.
Thornton, Henry (1802), An Enquiry into the Nature and Effects of the Paper Credit of Great Britain, London: Hatchard.
Mueller, Adam (1816), Versuch eines neuen Theorie des Geldes, mit besonderer Rücksicht auf Grossbritannien, Leipzig.
Rau, Karl Heinrich (1826), Grundsätze der Volkswirthschaftslehre, Lehrbuch der politischen Oekonomie, Bd. 1, Winter, Heidelberg.
Rau, Karl Heinrich (1832), Grundsätze der Finanzwissenschaft, Lehrbuch der politischen Oekonomie, Bd. 3, Winter, Heidelberg.
Wagner, Adolph (1857), Beitrage zur Lehre von den Banken, Leipzig: L. Voss.
Wagner, Adolph (1872), Karl Heinrich Rau's Lehrbuch der Finanzwissenschaft, 6. Ausg., Leipzig: C.E. Winter.
Knies, Carl (1873), Das Geld. Darlegung der Grundlehren von dem Gelde, Berlin: Weidmannsche Buchhandlung.
Macleod, Henry Dunning (1855/1856), The theory and practice of banking : with the elementary principles of currency, prices, credit and exchanges, London: Longman, Brown, Green and Longman, Volumes 1 and 2.
Wicksell, Knut (1898), Geldzins und Güterpreise, Jena: Fisher.
Spiethoff, Arthur (1905), Beiträge zur Analyse und Theorie der allgemeinen Wirtschaftskrisen, Berlin: Duncker und Humblot.
Schumpeter, Joseph (1912), Theorie der wirtschaftlichen Entwicklung, Leipzig: Duncker und Humblot.
Hahn, Albert (1920), Volkswirtschaftliche Theorie des Bankkredits, Tübingen; J.C.B. Mohr.
Trescott, Paul B. (1960), Money, Banking and Economic Welfare, New York: McGraw-Hill.
Goodhart, Charles A. E. (1989b), Money, Information and Uncertainty, 2nd edn. London: Macmillan.
IL QE2 HA FALLITO: TUTTI I SOLDI FINITI ALL’ESTERO
Postato il Martedì, 12 luglio @ 14:00:00 CDT di supervice
Global Research
Il 30 giugno il QE2 è terminato con un mugolio. La seconda mandata di “alleggerimento quantitativo” della Fed ha riguardato 600 miliardi di dollari creati premendo un tasto su un computer per l’acquisto di bond del governo a lungo termine. Ma il governo non ha mai avuto davvero i soldi, che sono andati direttamente dei fondi di riserva dalle banche, dove sono ancora oggi. C’è di peggio, sono andati nei fondi di riserva di banche STRANIERE, alle quali la Federal Reserve sta pagando lo 0,25 per cento di interesse.
Prima del QE2 c’era il QE1, nel quale la Fed acquistò dalle banche 1,25 triliardi di dollari di titoli garantiti da mutui. Anche questi soldi sono rimasti nei fondi di riserva delle banche per raccogliere gli interessi e la polvere. La Fed riporta chele riserve accumulate in eccesso dalle istituzione del settore raggiungono adesso un totale di quasi 1,6 triliardi di dollari.
Da notare che 1,6 triliardi di dollari è anche la dimensione del deficit federale, un deficit così grande che alcuni membri del Congresso stanno minacciando di forzare un default sul debito nazionale se non verrà ridotto al più presto.
E così abbiamo una situazione anomala di un buco da un 1,6 triliardi di dollari nel bilancio federale e 1,6 triliardi di dollari creati dalla Fed che rimangono fermi nei fondi di riserva delle banche. Se lo scopo del “quantitative easing” era quello di stimolare l’economia, poteva funzionare meglio se i soldi destinati all’acquisto di titoli del Tesoro fossero stati direttamente consegnati al Tesoro. Questo è quello che veniva fatto prima del 1935, quando la legge fu cambiata in modo da imporre la presenza degli acquirenti privati delle obbligazioni.
L’unica cosa che il QE2 ha fatto per i contribuenti è stata quella di ridurre il conto degli interessi su debito federale. Le obbligazioni a lungo termine che la Fed ha acquistato sul mercato sono adesso davvero senza interessi per il governo, dal momento che la Fed rimborsa i suoi profitti al Tesoro dopo aver dedotti i costi.
Ma il QE2 non ha aiutato l’anemico mercato del credito interno, al quale si affidano le piccole imprese; e sono queste imprese che sono in larga parte responsabili per la creazioni di nuovi posti di lavoro. In un articolo del 30 giugno nel Wall Street Journal intitolato “Le aziende più piccole che cercano prestiti sono ancora a mani vuote”, Emily Maltby ha riportato che i proprietari di queste attività considerano l’accesso al capitale come la questione più importante che devono affrontare in questi tempi; e solo il 17% delle piccole imprese ha detto che era riuscito a procurarsi il finanziamento bancario necessario.
Perché il QE2 è finito nelle banche stranierePrima del Banking Act del 1935, il governo era in grado di prendere a prestito direttamente dalla sua banca centrale. Altre nazioni seguivano quella pratica, tra cui Canada, Australia e Nuova Zelanda; e riuscirono a prosperare grazie anche a questo. Dopo il 1935, invece, se la banca centrale degli USA avesse voluta acquistare titoli del governo, li avrebbe dovuti acquistare dalle banche private sul “mercato aperto”. L’ex direttore della Fed, Marinner Eccles, scrisse a favore di una legge che rimuovesse quel requisito che il suo scopo era quello di impedire ai politici di spendere troppo. Ma la legge riuscì a solo ottenere che le banche che trattavano le obbligazioni ottenessero la parte del mediatore.
C’è di peggio, fece sì che la Fed perdesse il controllo della destinazione dei soldi. Invece di acquistare più obbligazioni dal Tesoro, le banche che avevano il contante lo tenevano fermo o lo usavano per i loro scopi; e lo stesso sembra accadere oggi.
Per sostenere gli acquisti del QE2, la Fed Ha dovuto seguire le procedure tipiche delle “operazioni del mercato aperto”: ha ricevuto le offerte di venti più importanti operatori di borsa autorizzati a vendere titoli alla Fed e ha accettato le migliori. Il problema era che dodici di questi operatori– più della metà - erano rami operativi negli Stati Uniti di banche straniere (tra cui BNP Paribas, Barclays, Credit Suisse, Deutsche Bank, HSBC, UBS e altre); e evidentemente hanno fatto le offerte migliori.
Il fatto che le banche straniere hanno avuto questi soldi fu stabilito da un post su Zero Hedge del 12 giugno da Tyler Durden (uno pseudonimo), in cui figuravano due grafici: il totale delle somme in contanti detenute dalle banche straniere negli USA, utilizzando i dati settimanali della Federal Reserve; e il totale delle riserve in carico alle banche della Federal Reserve, dalla dichiarazione della Fed alla fine della prima settimana di giugno. I diagrammi mostrano che dopo il 3 novembre del 2010, quando iniziarono le operazioni del QE2, il totale delle riserve bancarie incrementò di 610 miliardi di dollari. Le riserve della banche straniere aumentò di pari passo di 630 miliardi di dollari, più o meno l'intero QE2.
In un pezzo del 27 giugno sul suo blog, John Mason, professore di finanza allaPenn State University e ex esperto economista alla Federal Reserve, ha scritto:
In sintesi, sembra che la gran parte dello stimolo monetario generato dalla Federal Reserve sia andato nel mercato degli eurodollari. Tutto ciò fa parte di un “carry trade” dato che i rami stranieri di una banca americana possono prendere a prestito dollari dalla banca “di casa” creando un deposito di Eurodollari. […]
La liquidità delle banche più piccole [degli Stati Uniti] è rimasta relativamente in fase di stallo […] Di conseguenza, le riserve che la Fed stava pompando nel sistema bancario non erano dirette alle banche più piccole […]
Malgrado questo, i prestiti venivano sempre più concessi dalle istituzione bancarie più piccole.
I prestiti concessi dalle banche commerciali non sono destinati agli Stati Uniti. Il prestito avviene off-shore, sottoscritto dal Federal Reserve System e tutto ciò fa poco o niente per aiutare la crescita dell’economia americana.
Tyler Durden ha concluso:
Gli unici beneficiari delle riserve generate sono stati i rami con sede negli USA delle banche straniere (che poi hanno convogliato il flusso di cassa direttamente alle loro sedi), una scoperta sorprendente che spiega […] perché le banche degli Stati Uniti sono state riluttanti e, cosa ancora più importante, non sono state in grado di prendersi queste riserve. […]
I dati mostrati provano senza tema di smentita perché non c’è stato un eccesso di prestiti dalle banche ai prestatori statunitensi: questi soldi non sono mai arrivati alla banche statunitensi! […] Questo spiega anche il mistero del moltiplicatore monetario che si è rotto e del perché la velocità di circolazione è implosa.
Bene, non esattamente. Il fatto che i soldi del QE2 siano finiti tutti nelle banche straniere è una scoperta sconvolgente, non è la ragione per cui le banche non stanno concedendo prestiti. C’era già un trilione di dollari di riserve in eccesso che era ferme nei fondi di riserva della banche statunitensi, senza contare i 600 miliardi dal QE2.
Secondo Scott Fullwiler, professore associato di economia al Wartburg College, il modello del moltiplicatore monetario non si è rotto, ma è solo obsoleto. Le banche non prestano in base a quello che hanno in riserva. Possono concedere prestiti anche dopo aver preso soldi a prestito. Il fatto che le banche concedano prestiti dipende principalmente da: (a) se hanno clienti che meritano il credito; (b) se hanno capitale a sufficienza per soddisfare i requisiti di capitalizzazione; (c) dal costo del finanziamento, da intendersi con le spese sostenute dalla banca, per soddisfare i requisiti delle proprie riserve, con altri correntisti, con le altre banche o con la Federal Reserve.
Mettere le cose a postoIndipendentemente dalle cause della stretta creditizia interna, i triliardi di dollari affidati dal Congresso e dalla Fed a Wall Street non hanno risolto il problema. È forse giunto il momento che i governi locali prendano il comando delle operazioni. Nell’attesa che legislatori federali prendano la decisione giusta, i mercati del credito interno possono essere rivitalizzati dalla creazione di banche possedute dagli Stati, sul modello della Bank of North Dakota (BND). La BND fornisce la liquidità necessaria alle richieste delle banche locali e mantenere vivo il flusso del credito all’interno dello Stato. Per maggiori informazioni, vedete qui e qui.
Sulla diminuzione del deficit federale, il parlamentare Ron Paul ha un’idea eccellente: la Fed dovrebbe semplicemente cancellare i titoli federali acquistati con i fondi creati dai programmi di alleggerimento quantitativo. Ciò non farebbe alcun danno ai creditori, visto che il denaro è stato generato dal nulla, premendo un tasto su una tastiera di un computer. Il governo dovrebbe solo cancellare il proprio debito, salvando gli interessi.
Per quanto riguarda il “quantitative easing,” se il suo scopo è quello di stimolare l’economia, il denaro deve andare direttamente agli acquisti di beni e servizi per stimolare la “domanda”. Se vanno solamente nei bilanci delle banche, invece si potrebbero rimanere fermi o venire usati per la speculazione invece che per la concessione di prestiti sul posto, come sta accadendo ora. In quest’altro caso, il denaro creato dal governo verrebbe speso in beni e servizi dell’economia reale, creando posti di lavoro essenziali, generando domanda e ripristinando la base dei contribuenti. Per assicurarsi che il denaro abbia davvero quest’utilizzo, la legge del 1935 che proibisce alla Fed di comprare direttamente dal Tesoro deve essere abrogata.
Fonte: http://globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=25566
09.07.2011
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE