giovedì 27 agosto 2015

Video del Popolo Sovrano sulla questione monetaria

martedì 25 agosto 2015

Rinaldi: Crac delle borse: "Qua viene giù tutto!"

Friedman fa il punto sulla Grecia: elezioni, il debito e l’inadeguatezza dei vertici europei

Intervista a Varoufakis; “Eurogruppo: i cittadini fuori,nessuna documentazione scritta”.

L’Eurogruppo come il Bilderberg, Varoufakis: “i cittadini fuori, nessuna documentazione scritta”.


Sono Come il Bilderberg Varoufakis
A che punto è la sinistra europea?
«Ha un grande lavoro davanti a sé. L’unione monetaria, costruita in origine per unire i popoli europei, li ha invece divisi, mettendoli gli uni contro gli altri. C’è un urgente bisogno di ridare vita al dialogo democratico. In questo senso, mi sembra essenziale creare una rete europea dei progressisti, al di là delle divisioni politiche tradizionali e dei confini, pronta a perseguire un obiettivo radicale: democratizzare l’euro e le sue istituzioni, con tutti coloro che sono convinti che nulla di buono può venire dai tecnocrati di Francoforte o di Bruxelles che depoliticizzano la moneta».
Chi potrebbe dirigere questo movimento? Lei?
«Non si tratta di sapere chi lo potrebbe dirigere, è una decisione che non può venire dall’alto, né può essere ridotta a un leader, chiunque sia».
La Francia è stata un’alleata del governo di Alexis Tsipras nel corso dei negoziati con i partner della Grecia?
«La maggior parte degli europei immagina che negli ultimi mesi la Grecia abbia negoziato con i suoi partner della zona euro. Non è così. Durante i cinque mesi in cui sono stato coinvolto, i miei omologhi mi rimandavano sistematicamente ai rappresentanti di Commissione, Bce e Fmi. Non ho mai negoziato direttamente con Michel Sapin. Né con Wolfgang Schaeuble, che mi assicurava di non poter fare nulla per me. Anche quando Schaeuble ed io abbiamo finalmente aperto un dialogo, poco prima del mio ritiro, era chiaro che qualsiasi grado di convergenza tra noi non poteva essere espresso formalmente».
Rimprovera al governo greco di aver firmato il terzo piano di aiuti?
«Ho votato contro questo programma. Purtroppo, il primo Ministro alla fine ha accettato ciò che lui stesso ha definito non buono. L’Europa intera ne uscirà perdente».
Eppure ha evitato il “Grexit”
«Questo è il modo in cui la stampa presenta le cose, ma io non condivido. Se la Grecia tenta, a dispetto del buon senso e delle leggi elementari dell’economia, di applicare questo memorandum e le riforme che lo accompagnano, corre dritta verso il Grexit. Perché questo programma è stato concepito per affondare la nostra economia. Risultato: non potremo mantenere i nostri impegni, e Schaeuble potrà puntare il dito contro di noi e tagliare gli aiuti al nostro paese. L’obiettivo che persegue è molto chiaramente il Grexit».
Lei sostiene che il ministro Schaeuble vuole spingere la Grecia fuori dall’euro. Per quale motivo?
«Per colpire la Francia. Lo stato sociale francese, il suo diritto del lavoro, le sue imprese nazionali sono il vero obiettivo del ministro delle finanze tedesco. Egli considera la Grecia come un laboratorio di austerità, dove sperimentare il memorandum prima di esportarlo. La paura del Grexit mira a far crollare le resistenze francesi, né più né meno».
Lei chiede di creare nuove istituzioni nella zona euro, di dare più potere al Parlamento europeo?
«Ritengo che non abbiamo un Parlamento europeo. L’istituzione di oggi non compie la sua missione. È un insieme di interessi nazionali che insulta il concetto stesso di democrazia ».
Se potesse tornare indietro, al mese di gennaio, quando Syriza è andato al potere ed è stato nominato ministro delle Finanze, che cosa cambierebbe?
«Molte cose. Ma soprattutto una. Il 20 febbraio, avevamo raggiunto un accordo importante con i creditori. Non menzionava più il memorandum, ma spiegava che il governo greco avrebbe presentato un elenco di riforme, convalidate dai partner che lo avrebbe sostituito. Solo che, due giorni dopo, i dirigenti delle istituzioni, Pierre Moscovici, per la Commissione, Christine Lagarde, per il Fmi e Mario Draghi, per la Bce, hanno reintrodotto il riferimento al memorandum durante una conferenza telefonica. A quel punto, avremmo dovuto rifiutare di continuare la discussione ».
Nei sei mesi in cui è stato a capo del ministero delle Finanze, non ha preso alcuna decisione per lottare contro la corruzione e gli oligarchi, che denuncia con vigore.
«Questo è un ottimo esempio della disinformazione contro cui mi batto. Abbiamo preso, nonostante tutto, dei provvedimenti, in particolaresul l’evasione fiscale, uno dei principali mali del paese. Uno di essi consiste nell’uso di un software con un algoritmo che consente di confrontare i trasferimenti di denaro tra conti bancari degli ultimi venti anni con le dichiarazioni dei redditi. Si tratta di un progetto notevole. Tanto più tenendo conto che la troika non ci ha facilitato le cose. Ma ci siamo riusciti. Se tutto va bene, più di seicentomila evasori fiscali verranno identificati grazie a questo algoritmo a settembre o ottobre. Sarebbe un grande successo».
Perché la “troika” non vi ha aiutato?
«Il suo vero obiettivo non è mai stato quello di riformare il nostro paese, né di recuperare il denaro prestato alla Grecia. Altrimenti, avrebbe accettato le nostre proposte, vale a dire di ridurre il debito pubblico, di istituire una struttura di riscatto per gestire i crediti in sofferenza, e lanciare una banca d’investimento in grado di rafforzare l’economia e la crescita potenziale. Al contrario, ha preferito imporci delle condizioni che garantiscono che non saremo mai in grado di ripagarlo».
Ma a quale scopo?
«Perché la Grecia è solo una battaglia in una guerra molto più ampia per il controllo dell’unione monetaria. Nel 2010, il primo piano di aiuti aveva come obiettivo salvare le banche francesi e tedesche. Oggi, i creditori cercano semplicemente di controllare il governo greco, per neutralizzare gli altri paesi che potrebbero sfidare l’ordine costituito, questo è il progetto di Schaeuble».
In queste circostanze, la Grecia deve malgrado tutto rimanere nell’euro?
«Alexis Tspiras mi ha nominato ministro delle Finanze perché sono e sono sempre stato convinto che, nonostante i difetti iniziali dell’unione monetaria, non è possibile né opportuno uscirne. Dobbiamo cercare, invece, di risolvere ciò che non funziona al suo interno. Non sono, d’altra parte, un feticista dell’euro, né della dracma. Le monete, come i mercati finanziari, sono degli strumenti al servizio di un obiettivo: migliorare la vita dei cittadini. Ma negli ultimi vent’anni, abbiamo avuto la tendenza a dimenticarlo. I mercati, come l’euro, sono diventati delle religioni».
Continuerà a impegnarsi nella vita politica greca?
Assolutamente sì. Quando, dopo una lunga riflessione, sono sceso nell’arena politica, l’ho fatto per restarci. Voglio rappresentare i greci che hanno votato per me e lottare per loro con tutti i mezzi possibili. La missione che sento di dover compiere oggi è quella di rendere pubblico a livello internazionale ciò che è accaduto in Grecia negli ultimi mesi».
Lei ha dato il suo sostegno a Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, che cerca di far svelare il trattato di libero scambio transatlantico (ndr: guarda “Il segreto più importante per l’Europa). Renderebbe pubblici anche dei documenti dell’ Eurogruppo?
«Il mio rapporto con Julian Assange va oltre le pure questioni europee. La mia esperienza dell’Eurogruppo, dove si prendono decisioni importanti senza che i cittadini ne siano informati, senza documentazione scritta, riecheggia la guerra di Wikileaks, contro un mondo in cui i potenti dispongono di tutte le informazioni e i cittadini non hanno nulla».

mercoledì 12 agosto 2015

Il segreto di Grillo: era discepolo di Auriti

Il segreto di Grillo: era discepolo di Auriti, il missino che odiava le banche

Il segreto di Grillo: era discepolo di Auriti, il missino che odiava le banche




Quando il professor Giacinto Auriti iniziò a parlare di signoraggio bancario, di moneta, di sistema bancario, erano gli anni Settanta, nessuno ne parlava, nessuno sapeva cos’erano. Oggi che l’argomento è diventato di pubblico dominio, grazie alla destra, alla Lega e anche a Beppe Grillo, le teorie economiche del missino Auriti vengono rivalutate. Giacinto Auriti, abruzzese doc, professore universitario (fu cofondatore dell’università di Teramo), economista, scrittore, saggista, imprenditore e molto altro ancora, è un poundiano di ritorno, perché partendo dalle considerazioni del grande economista e poeta Ezra Pound ha elaborato una teoria tesa a privare le banche centrali della proprietà della moneta che – secondo Auriti – andrebbe restituita ai cittadini. Ma negli anni Settanta e Ottanta l’Europa andava a gonfie vele, l’economia tirava, e Auriti era considerato solo un eccentrico professore che diceva fastidiose cose alternative; in più, era missino convinto, e pertanto a priori non andava ascoltato né valorizzato: su di lui c’era l’anatema dell’intellighenzia antifascista, da lui non poteva venire nulla di buono. Se Auriti fosse stato un economista e docente universitario schierato a sinistra, nel gregge, sicuramente oggi le sue idee sarebbero state messe in pratica,  probabilmente l’Italia e la Ue  sarebbero in condizioni diverse. Ma così non è andata: la miopia del pensiero omogeneo unico e del politicamente corretto l’hanno avuta vinta sulle idee vincenti e rivoluzionarie di Auriti, e gli unici a ricordare le sue battaglie ei suoi ammonimenti sono la Lega e Casapound, peraltro inascoltati dal sistema come lo fu lui ai suoi tempi.

Auriti fu docente universitario e scrittore

Eppure in un’intervista del 1999 Auriti dichiarò che un giovane comico, Beppe Grillo, lesse i suoi libri sulla moneta, se ne innamorò, andò a conoscerlo e strinsero un ottimo rapporto: vero o non vero, è però una realtà che da allora in poi Beppe Grillo nei suoi seguitissimi spettacoli iniziò a parlare di signoraggio bancario, di truffa delle banche centrali nei confronti degli Stati sovrani, di moneta e quant’altro, peraltro riscuotendo sempre grandissimi successi. Non sappiamo in realtà se Beppe Grillo fu un vero  e proprio discepolo di Giacinto Auriti, come il professore dichiarò, però è certo che il comico genovese ha fatto delle teorie di Auriti il suo cavallo – vincente –  di battaglia, e si potrebbe addirittura pensare che la discesa in campo di Grillo sia l’onda lunga del desiderio di combattere il sistema bancario così come teorizzava il professore di Guardiagrele. Auriti era nato infatti in quel comune abruzzese in provincia di Chieti nel 1923, e scomparve a Roma l’11 agosto del 2006. Elaborò la sua famosa Teoria del valore indotto della moneta negli anni Settanta: nel 1977 diede alle stampe il libretto Principi e orientamenti per una moneta europea, in cui descriveva le linee guida per una eventuale adesione a una valuta comune europea, e si tenga presente che allora di euro non si parlava, al massimo si pensava all’Ecu, che però non fu mai realizzato. Nel 1993 fondò, e ne diventò preside, l’università di Teramo, dove organizzava convegni anche internazionali sulla moneta; successivamente fondò la scuola di Teramo di diritto monetario. Secondo Auriti, in definitiva, le banche centrali ricaverebbero profitti indebiti dal signoraggio sulla emissione di cartamoneta, cosa che influisce non poco anche sul vertiginoso aumento del debito pubblico. Auriti fu protagonista di denunce contro la Banca d’Italia per una serie di accuse, portò davanti al giudice la questione del signoreggio bancario, avviò l’esperimento rivoluzionario del Simec nel suo paese natale, con l’emissione di moneta, esperimento che fu interrotto dalla Guardia di Finanza. Oggi però, le sue idee sono germogliate: il web è pieno di articoli e tesi riguardanti il signoraggio, il sistema bancario, la truffa della moneta, insomma tutte quelle teorie che Auriti aveva elaborato denunciando le storture dell’intero sistema economico mondiale. Se ne parla sui giornali, in internet, nei partiti, ne discutono gli economisti, sono studiate dai giovani. Le idee di Pound e di Giacinto Auriti, insomma, oggi camminano con altre gambe. Ma camminano.

lunedì 10 agosto 2015

La politica non deve disporre della sovranità monetaria ?

La politica non deve disporre della sovranità perché corrotta?

Avv. Marco Mori 

http://scenarieconomici.it/la-politica-non-deve-disporre-della-sovranita-monetaria-perche-corrotta/

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Parliamo della dottrina della banca centrale indipendente. Trattasi della tesi codificata e resa vincolante dal TFUE (Il trattato sul funzionamento dell’Unione europea) secondo la quale la banca centrale, che detiene la sovranità assoluta sulle politiche monetarie, non può neppure prendere consigli dai singoli Stati membri dell’UEM e neppure può prenderli dalle istituzioni europee.
Ora si è più volte detto che tale opzione è contraria alla nostra Costituzione. Ciò vale sia perché si tratta di una cessione di sovranità e non già di una mera limitazione della medesima (con violazione degli artt. 1 ed 11 Cost.) ma anche perché sempre la nostra Costituzione dispone che la Repubblica debba controllare, coordinare e disciplinare il credito (art. 47 Cost.).
Ovvio che una banca centrale indipendente non è una controllata ma è il controllore e che se essa è indipendente gli Stati non lo sono. Ma non voglio fermarmi al diritto ed andare direttamente alle ragioni pratiche che molti pongono a fondamento di questa scelta. Si dice che la classe politica sia clientelare e corrotta e che dunque userebbe la moneta per i suoi comodi. Allora se la moneta è in mano ad un terzo indipendente tale rischio verrebbe a cessare immediatamente.
Ma davvero qualcuno ritiene razionale questo argomento? Dov’è la logica? Perché un terzo, a cui è ceduta la sovranità monetaria, dovrebbe essere moralmente più elevato della classe politica? Perché dobbiamo dare per scontato che agirebbe in funzione dell’interesse pubblico e non secondo le sue pulsioni?
Sono domande a cui nessuno può rispondere poiché la natura umana è intrinsecamente propensa all’egoismo e dunque il rischio di deviazioni dal percorso dell’interesse pubblico sono analoghe in entrambe le opzioni. L’egoismo non è una prerogativa specifica della politica.
La scelta di una banca centrale indipendente, ferma la sua incostituzionalità, ha poi anche un altro contro evidente. La parola democrazia vi dice nulla? Ebbene un politico italiano per quanto corrotto è soggetto sia al controllo della nostra magistratura (BCE anche per ragioni di competenza territoriale non è sotto il pieno controllo della nostra magistratura) che a quello degli elettori. Il controllo democratico dunque è per definizione uno strumento di vigilanza sull’utilizzo dei poteri d’imperio che si delegano alle Istituzioni attraverso il diritto di voto.
La banca centrale invece è avulsa a tutto questo e non è soggetta ad alcun vaglio democratico. Un potere così vasto darebbe alla testa a molti se non a tutti.
Pertanto o riteniamo che, guardando semplicemente in viso Mario Draghi, possiamo dirci assolutamente certi che esso sia un grande benefattore dell’umanità e che mai anteporrebbe al bene comune gli interessi personali, oppure dobbiamo prendere atto che, stante la natura umana, potrebbe anche non essere affatto così ed allora la nostra scelta sarebbe stata demenziale. Infatti, mentre possiamo mandare a casa un politico corrotto, non possiamo fare nulla per limitare o dirigere i poteri della banca centrale poiché essa è sovrana ed indipendente.
In sostanza con la banca centrale europea ci è stato fatto passare il concetto che per limitare sprechi o corruzione è necessario rinunciare alla democrazia. Insomma sarebbe come dire che in caso di diffusione di un’alta criminalità debba ritenersi giustificabile abolire i diritti inalienabili dell’uomo per ripristinare l’ordine. Si tratta di un punto di vista davvero pericoloso. La libertà ha indubbiamente un costo ma è la più alta conquista della nostra civiltà e nessuno deve poterci convincere che una situazione di emergenza possa giustificare la sua menomazione.
La politica monetaria deve tornare sotto il controllo democratico e sotto la sovranità popolare. Se poi verrà usata male pazienza, la democrazia è anche questa. Meglio perire che rinunciarvi.

giovedì 6 agosto 2015

Massoneria, banchieri e società segrete

Zitti zitti, ecco la norma che salva i banchieri dalla galera

Zitti zitti, ecco la norma che salva i banchieri dalla galera

Con il sole di ferragosto e mentre i giornali esultano perché un italiano su due va al mare, arriva il consueto colpetto del Governo, che ieri nel disinteresse generale ha fatto passare il Comma Salva-Banchieri. Una nuova norma che depenalizza il falso in bilancio. Eccola qui: (scritta come sempre perché non ci capiate nulla):

l-bis. Ai fini dell’applicazione della disposizione del comma 1, non si tiene conto della non corretta classificazione, della valutazione di elementi attivi o passivi oggettivamente esistenti, rispetto ai quali i criteri concretamente applicati sono stati comunque indicati nel bilancio ovvero in altra documentazione rilevante ai fini fiscali, della violazione dei criteri di determinazione dell’esercizio di competenza, della non inerenza, della non deducibilità di elementi passivi reali.

Insomma, basterà che a fronte di documenti contabili eccessivamente creativi ci si giustifichi sostenendo di essersi ispirati al manuale delle Giovani Marmotte. Curiosamente, la norma arriva proprio quando a Londra i primi banchieri finiscono in galera, nel silenzio generale dei media. L’analisi di Marco Saba su Byoblu.com, nel video.