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La creazione ed il riciclaggio del denaro-fantasma invisibile ai bilanci bancari

martedì 9 luglio 2013

M5s all’attacco dei banchieri predoni

Le banche italiane e il M5s. Che cosa fa il movimento su questo argomento? Tace, svicola o dice qualcosa?


di Sergio Di Cori Modigliani

Di tutte le argomentazioni usate di recente per sostenere che la presenza di M5s in parlamento è inutile e che gli eletti non fanno nulla, la più diffusa e aggressiva consiste nel denunciare il fatto che i deputati pentastellati, il movimento nel suo insieme, e Beppe Grillo sul suo blog, non abbiano preso nessuna posizione politica rispetto alle banche, alla relazione che bisogna avere con loro, rinunciando a esprimere una chiara, precisa, inconfutabile posizione politica. E’ il cavallo di battaglia di complottisti vari, di diversa natura e di orientamento politico opposto. Questo atteggiamento si avvale dell’attuale situazione mediatica italiana che consente di esaltare, propagandare, diffondere ogni argomentazione governativa, ovvero la posizione di PD PDL Lista Monti, e contemporaneamente censurare la diffusione di ogni atto, documento, azione, espressa e agita dagli eletti nelle fila del M5s, violando il dispositivo di Legge che dovrebbe imporre il rispetto della percentuale dei voti ottenuti alle elezioni politiche. In tal modo (pensano loro) non diffondendo la notizia né alla tivvù né sulla stampa, la cittadinanza penserà che non esiste.
Hanno ragione, funziona. E’ il motivo per cui l’Italia è miseramente crollata al 69esimo posto al mondo come nazione che non contempla l’applicazione della libertà di stampa.
A questo serve la cupola mediatica.
Per fortuna c’è la rete, strumento di diffusione di notizie e di informazioni, attraverso siti, bloggers e social networks, grazie ai quali è possibile essere messi a conoscenza di ciò che accade nel mondo della realtà vera.
Certamente presuppone un esercizio attivo: bisogna andare a cercarle.
E già qui si attua una discriminazione, tra le persone che hanno –consciamente o inconsciamente- incorporato un atteggiamento passivo e quelli invece attivi, ovvero coloro che hanno capito la necessità e l’imperativo categorico -per la cittadinanza intera- di riappropriarsi della propria esistenza, di assumersi la responsabilità di poter dire “voglio usare il mio cervello”, e quindi si mettono di buzzo buono e da bravi internauti consapevoli vanno in giro a navigare in cerca di notizie. Il secondo passo, una volta trovate le notizie, consiste nel diffonderle: è la nostra unica possibilità.
Questa mattina ho fatto un piccolo esperimento empirico. Ho telefonato a 20 persone che conosco nella vita reale e ho chiesto loro: “Secondo te che cosa ha fatto o sta facendo il gruppo di eletti del M5s rispetto al problema delle banche italiane? Hanno manifestato una specifica posizione politica al riguardo?”. Le risposte (va da sé che questo mio sondaggio non ha alcun valore statistico) sono state molto precise. Soltanto due persone mi hanno risposto “non ne so nulla”. 11 (votanti M5s) hanno risposto con baldanza “E’ stata una grave delusione: non ne parlano, non affrontano l’argomento, e c’è una censura su questo tema”. Tra questi, 6 sostenevano che “non ne parlano perché evidentemente la Casaleggio si è messa d’accordo con le banche, a loro di sicuro il fido glielo fanno”; altri 5 invece, meno complotttisti per un verso ma molto più complottisti per un altro verso, sostenevano che “si vede che Grillo e Casaleggio sono stati minacciati e quindi non ne parlano altrimenti gli portano via tutto quello che hanno”. Gli altri 7 (hanno votato PD Sel e Lista Ingroia) sicuri al 100% “Nulla. Neppure una parola. Silenzio totale: e questo la dice lunga. Hanno scelto di non fare nulla e soprattutto hanno scelto di non parlarne”.
Questa modalità di approccio nutre ogni mattina la vita dei feisbucchiani e dei twittari che, a turno, si rimbalzano l’un l’altro queste interpretazioni.

Questo post è per comunicare ai lettori e alla cittadinanza ciò che hanno fatto e stanno facendo i deputati M5s alla Camera riguardo questo problema. Sta a voi, dopo aver letto la documentazione, trarne la vostra idea, la vostra sensazione, la vostra formazione interiore, trasformandovi così in nodi attivi, diffondendola se lo ritenete opportuno. Altrimenti il web diventa inutile.

Sulla prima pagina del mio quotidiano cartaceo surreale a titoli cubitali ci sarebbe scritto:
M5s all’attacco dei banchieri predoni: per la prima volta in parlamento un gruppo politico chiede che l’intero sistema bancario italiano venga messo sotto controllo da parte degli apparati dello Stato a garanzia e tutela dei depositi e risparmi dei correntisti italiani”.

In data 1 luglio 2013, un gruppo di deputati ha chiesto “formalmente” e “ufficialmente” di far varare un immediato Decreto Legge che dia il via alla separazione delle banche d’affari da quelle commerciali, in modo tale da consentire alle banche commerciali di poter avviare subito l’apertura di crediti finanziari alle imprese che producono beni e servizi. L’intera e fondamentale interpellanza che reca il titolo DELEGA AL GOVERNO PER LA RIFORMA DELL'ORDINAMENTO BANCARIO ATTRAVERSO LA SEPARAZIONE è stata pubblicata da Claudio Messora a nome del M5s sul suo blog byoblu e la trovate qui http://tinyurl.com/lxobfsd per intero, va letta con attenzione.
Il giorno dopo, martedì 2 luglio 2013, nel corso della seduta n.44 alla Camera, la deputata Dalila Nesci ha presentato “formalmente” una interrogazione parlamentare alla quale è obbligo di Legge da parte del governo e del parlamento dare una risposta per iscritto, che qui vi riporto per intero, così la potete leggere, spulciare, sottolineare. Si riferisce alla assoluta necessità “immediata” di dar vita a un processo di verifica, controllo e “tutela del risparmio pubblico della cittadinanza” mettendo le briglia al cavallo impazzito del sistema bancario italiano.
Se non altro, avete delle informazioni oggettive da poter usare.
Fatene ciò che riterrete opportuno.
Buona lettura.

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-01099
presentato da
NESCI Dalila
testo di
Martedì 2 luglio 2013, seduta n. 44
NESCI DALILA

Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro della giustizia.

— Per sapere – premesso che:

la Corte di Cassazione ha chiarito che la tutela del risparmio è interesse pubblico, riconosciuto in Costituzione all'articolo 47, sicché l'attività bancaria nel suo complesso è soggetta a «tipiche forme di autorizzazione, vigilanza e trasparenza» (Cass., sezione I, civile, sentenza n. 2058 del 23 febbraio 2000);
la procura generale di Torino ha sottolineato, con propria circolare del 12 maggio 2008, il rilievo «pubblicistico» delle azioni intraprese da privati a tutela del risparmio;
nell'ambito del procedimento cosiddetto «Brontos», già pendente a Milano, la banca Unicredit risulta sotto accusa per frode ed evasione fiscale, con i manager consapevoli – secondo il giudice per le indagini preliminari – delle responsabilità penali derivanti dalle loro azioni;
a proposito della cosiddetta «scalata di Antonveneta» (poi acquisita da Monte dei Paschi di Siena), dalle ricostruzioni della magistratura scaturì che la Banca popolare di Lodi addebitò ai suoi clienti una somma prossima a 50 euro allo scopo di incamerare le risorse necessarie alla predetta operazione finanziaria, poi prelevando importi da rapporti intestati a correntisti deceduti;
in quanto alla non remota scalata di Bnl da parte di Unipol, il tribunale di Milano ebbe a rappresentare che si trattò di «manipolazione di tipo sistemico», con l'aggiunta che «a mettere in piedi una cordata raccogliticcia fu il Governatore di Bankitalia», il quale «non era un organismo di vigilanza ma uno dei giocatori in campo»;
a questo ultimo riguardo si ricorda che il suddetto Governatore fu destinatario, riporta la sentenza di condanna, depositata il 28 maggio 2011, di pena «ben al di sopra del minimo edittale», «in considerazione della gravità dei fatti addebitati» e «del ruolo rivestito dall'imputato, soggetto apicale all'interno di Banca d'Italia»;
la Banca d'Italia è – secondo la legge bancaria del 1936 – istituto di diritto pubblico, il che è ripetuto nella sentenza n. 16751/2006 della Corte di Cassazione;
la predetta condizione si riferisce in sostanza a un mero ambito operativo, visto che le quote di partecipazione al capitale della Banca d'Italia sono per il 94,33 per cento di banche e assicurazioni private e, per il restante 5,66 per cento, di enti pubblici;
a parere dell'interrogante, la riferita ripartizione delle quote pone alla base un reale problema di fondo, insuperabile nonostante la legge e il diritto, rispetto alla concreta autonomia dell'Istituto nella vigilanza che gli compete;
il 24 ottobre 2011 iniziò la cosiddetta «truffa del Madoff dei Parioli», di valore superiore a 300 milioni di euro, dopo di che – nel febbraio scorso – le parti civili appellarono la sentenza penale di condanna per l'esclusione di responsabilità in capo a Banca d'Italia e Consob, in relazione ai controlli previsti;
è riconosciuto dalla magistratura che istituti di credito applichino spese e commissioni ritenuti illegali, modificando poi le condizioni contrattuali con il cosiddetto «ius variandi», sicché il contraente privato risulta, anche a giudizio dell'Autorità Garante della concorrenza, la parte più debole;
recenti, disponibili statistiche sull'arbitrato bancario rappresentano che le vertenze trattate si concludono con il riconoscimento delle ragioni del cliente e il rimborso delle somme illegalmente sottratte, in oltre il 60 per cento dei casi;
la predetta Autorità, per esempio nella AS496 del 2 febbraio 2009, ha ribadito che l'obiettivo da perseguire è l'esistenza di mercati correttamente regolati, nei quali deve essere rigoroso il rispetto della legalità, poiché un ristretto gruppo di persone ha finora condizionato le scelte e imposto le strategie del sistema bancario;
la legge n. 108 del 1996 ha in parte riformato l'articolo 644 del codice penale, disponendo che «la legge stabilisce il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurai» e che per la determinazione del tasso soglia (TEG, tasso effettivo globale) si tiene conto «delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito»;
contrariamente al dettato della legge e informandosi alle circolari della Banca d'Italia, le banche hanno spesso escluso dal calcolo del TEG le commissioni di massimo scoperto e altre spese, senza considerare l'effetto dell'anatocismo e dell'interrogazione e postergazione delle valute;
in Italia vi sono 85 milioni di rapporti bancari, secondo la dottoressa Anna Maria Tarantola, vicedirettore di Banca d'Italia, nell'intervento alla Ventennale dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, tenuto il 19 marzo 2010;
se, anche in apparente buona fede, si addebitassero 10 euro a trimestre per ogni rapporto, si avrebbe un trasferimento di ricchezza di 3,4 miliardi di euro per anno;
visto che nel sistema quattro banche detengono il 50 per cento di tali rapporti, con un semplice errore di 10 euro si trasferirebbero nelle casse – e conseguentemente nelle tasche di qualcuno, presto individuabile – 1,7 miliardi di euro per anno;
l'uso di software gestionali per la rilevazione delle operazioni di versamento e prelievo, per l'annotazione di spese e valute e per la rendicontazione trimestrale del saldo è sovente programmato, secondo denuncia-querela penale visionata dagli odierni interroganti, in modo da applicare forme di anatocismo vietate dalla legge e trarre in errore i clienti;
le rammentate circolari della Banca d'Italia hanno soltanto fini statistici, come chiarito dallo stesso ente in una nota di risposta a un privato (prot. n. 0849617/11 del 14 ottobre 2011) e confermato dal tribunale di Alba nella sentenza del 18 dicembre 2010, estensore magistrato dottor Luca Martinat, per cui «al fine dell'individuazione elemento oggettivo del reato di usura, le istruzioni della Banca d'Italia non assumono carattere vincolante per il giudicante, il quale conserva sempre il potere di sindacare la correttezza e la conformità delle predette istruzioni al dettato legislativo»;
la Corte di cassazione, nella pronuncia n. 12028 del 19 febbraio 2010 – e in maniera analoga nella sentenza del 14 maggio 2010, n. 28743 – ha esplicitato che «il tenore letterale del comma 4 dell'articolo 644 del codice penale impone di considerare rilevanti, ai fini della determinazione della fattispecie di usura, tutti gli oneri che un utente sopporti in connessione con il suo uso del credito»;
con pronuncia a Sezioni Unite n. 24418 del 2 dicembre 2010, la Corte di cassazione ha stabilito la definitiva nullità di ogni forma di capitalizzazione degli interessi per contrasto con l'articolo 1283 del codice civile, quindi, con sentenza n. 9695/2011, ha ribadito che è «illegittima la capitalizzazione trimestrale degli interessi sui saldi di conto corrente bancario passivo per il cliente»;
in ordine alle cosiddette «valute fittizie», esse possono qualificarsi come espediente per allungare i giorni di prestito di somme e ridurre quelli di deposito, per quanto desumibile dalla sentenza di Cassazione n. 13143 del 10 settembre 2002, in cui, in materia di revocatoria fallimentare, è scritto che «la copertura o meno del conto va accertata con riferimento al saldo disponibile, quanto agli addebiti degli assegni tratti sul conto corrente, in ragione delle epoche della loro registrazione da parte della banca, e non al saldo per valuta»;
le aziende dell'imprenditore calabrese Antonino De Masi, impegnato nella promozione della legalità anche con l'associazione «Libera» di don Luigi Ciotti, hanno patito condotta usuraia da Banca di Roma, Bnl e Banca Antonveneta;
quanto appena sopra riassunto è giudizio della Corte di cassazione, decisione n. 46669/11 del 23 novembre 2011, che ha stabilito la presenza del riferito reato, ritenendo presidenti e consigli di amministrazione coinvolti negli sforamenti nell'usura e stabilendo, ai fini risarcitori, che l'azione civile potrà essere espletata contro gli istituti di credito, benché non accertato il responsabile penale della condotta illecita;
lo stesso imprenditore De Masi ha denunciato alla magistratura quanto capitatogli, utilizzando l'espressione «disegno criminale»;
resa pubblica dall'inviato Moreno Morello della trasmissione Mediaset Striscia la notizia nella puntata del 4 giugno 2013, in una comunicazione delle associazioni sindacali dei dipendenti di un noto istituto di credito, trattando di utile il banchiere estensore fa riferimento a dati positivi e poi a «manovre che daranno i loro frutti nei trimestri successivi, nella misura in cui» «i colleghi delle filiali riusciranno a limitare i rimborsi, contenere le riduzioni ed evitare la chiusure dei conti»;
il suddetto Morello ha affrontato i temi degli illeciti bancari in altre puntate della medesima trasmissione televisiva, precisamente il 29 aprile 2013, il 27 maggio 2013 e l'undici giugno 2013, nell'ultimo caso trattando della variabilità, ex abrupto e arbitraria, delle condizioni di conto correnti in relazione al cliente;
nella puntata del 2 giugno 2013 della trasmissione Mediaset Le Iene, l'autore Luigi Pelazza ha trattato l'usura bancaria nei mutui, peraltro intervistando il direttore centrale di Banca d'Italia, Carmelo Barbagallo, il quale non ha risposto circa la nullità – ex articolo 1815 del codice civile, modificato dalla Legge n. 108 del 1996 – dei contratti con interessi usurari;
i riferiti filmati costituiscono obiettivamente documenti di prassi bancarie spregiudicate, senza corrispondenti rimedi, sanzioni e correttivi delle Autorità;
il cosiddetto «ius variandi» è pratica dichiarata illegittima dalla giurisprudenza, per esempio nella sentenza del tribunale di Rimini del 22 agosto 2011, che ha inibito alla banca l'applicazione del tasso d'interesse da questa cambiato unilateralmente;
circa il procedimento per frode fiscale di Unicredit, il quale vide il sequestro da parte del giudice per le indagini preliminari di Milano di 245 milioni di euro, nell'atto relativo vi sono passaggi sulla consapevolezza delle proprie azioni da parte degli imputati;
in quanto ai rapporti di istituti di credito con il Fisco, Il Corriere della Sera del 3 dicembre 2011 riportò che Monte dei Paschi di Siena sanò la propria posizione versando 260 milioni di euro, mentre Il Sole 24 Ore del 13 dicembre 2011 rese noto un contenzioso definito da Intesa San Paolo per 270 milioni di euro e, nel numero del 3 febbraio 2012, informò di ulteriori vertenze delle banche, per un importo di 3 miliardi di euro;
il costo dei servizi bancari italiani è il più caro d'Europa, secondo rilevazione del Centro studi dell'associazione artigiani Cgia di Mestre, pubblicata da Il Corriere della Sera del 31 maggio 2009;
secondo un'analisi di Il Sole 24 Ore, pubblicata nel numero del 18 febbraio 2008, i servizi bancari sono aumentati in Italia del 101,2 per cento negli ultimi anni;
il quotidiano Il Corriere della Sera del 7 ottobre 2010 riportò la notizia che «negli ultimi dieci anni le banche hanno erogato ai propri azionisti circa 90 miliardi di euro», a distanza di qualche mese, nel numero del 10 gennaio 2011, ammonendo, riguardo all'estratto conto, di stare «attenti alle voci nascoste»;
la testata economica Italia Oggi, nel numero del 1o maggio 2011, sottolineò che «i costi bancari affossano le piccole e medie imprese»;
il Garante per la sorveglianza dei prezzi dichiarò il 9 marzo 2011 d'aver ricevuto numerose segnalazioni circa disservizi, opacità, mancanza di trasparenza e chiarezza, moltiplicazione sovente incomprensibile delle voci di costo per i conti correnti;
l'utilizzo della commissione di massimo scoperto (CMS), a cui le banche fecero largo ricorso, fu riconosciuto in giudizi penali – la medesima Commissione dissociata dal calcolo degli interessi – quale espediente per aggirare la legge e ottenere maggiori profitti a danno dei clienti;
nei bilanci bancari, la CMS ha rappresentato nel 1997 il 4,48 per cento dei ricavi complessivi degli istituti di credito, arrivando nel 2005 al 13,52 per cento (rilevazione Banca d'Italia, in atti parlamentari del Senato della Repubblica, n. 1123), per raggiungere, secondo le associazioni dei consumatori, valori intorno ai 40 miliardi di euro annui, cioè il 25-30 per cento dei ricavi totali delle banche;
nelle istruzioni di Vigilanza per le Banche (circolare della Banca d'Italia n. 229 del 21 aprile 1999 e successivi aggiornamenti) è articolato il sistema dei controlli interni, che prevede la funzione (compliance) di conformità alle leggi dello Stato (circolare n. 688006 del 10 luglio 2007), il sistema informatico «ALMs» per controllare la variabile tassi e margini di intermediazione bancaria, compresi gli utili presunti, una proiezione nell'anno e la possibilità per consiglio di amministrazione e presidente di agire immediatamente sulle politiche dei prezzi;
si aggiungono ai detti controlli il «risk management» per valutare i rischi operativi e il «D.I.P.O.» (database italiano delle perdite operative), con la distinzione della tipologia delle perdite per tipo di evento;
emerge, da un'analisi dei dati raccolti e pubblicati sul sito dell'ABI, che nel periodo gennaio 2003-giugno 2008 il 25 per cento del numero delle perdite, causa del 44 per cento del totale delle perdite operative, è stato dato dalle inadempienze relative a obblighi professionali verso i clienti, che includono comportamenti attuati con l'animo di frodare, aggirare la normativa o le policy aziendali da soggetti che operano per sé o per vantaggio della banca;
in un'informativa del Nucleo di Polizia Tributaria di Matera, è precisato, in ordine a fattispecie concrete, che «il controllo informatico delle banche, come emerge dai casi che vedono coinvolti gli istituti di credito, è artatamente manipolato»;
l'indagine conoscitiva IC36 dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, pubblicata nel marzo 2009, ha rimarcato il peso degli «intrecci personali e azionari fra concorrenti senza paragoni in Europa» e dei gravi conflitti di interesse tra istituti di credito, che comportano un «affievolimento delle dinamiche competitive», rendendo conto dello squilibrio nel mercato del Paese;
con la AS496 del 2 febbraio 2009, l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha richiesto – ai Presidenti del Senato e della Camera, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Governatore di Banca d'Italia e al Presidente della Consob – interventi contro le distorsioni del mercato, in modo da assicurare il recupero della reputazione del sistema bancario;
nella segnalazione n. 57 del 29 dicembre 2009, la suddetta Autorità ha dedotto un aumento dei costi di 15 volte, per i conti in rosso, rispetto alla commissione di massimo scoperto;
nell'audizione alla Commissione finanze della Camera dei deputati del 7 maggio 2009 e nella successiva del 21 aprile 2010, il Presidente della summenzionata Autorità ha riferito di una serie di criticità, tra cui l'aumento delle spese trimestrali con differenze, fra vecchio e nuovo sistema, variabili dal 37 per cento al 1600 per cento;
sempre la predetta Autorità ha, nella lettera del 16 aprile 2010 (prot. n. 0026896) – indirizzata al direttore centrale dell'area vigilanza bancaria e finanziaria della Banca d'Italia – ha cristallizzato il livello del costo del denaro in Calabria, in sostanza pari al 25-30 per cento e senza eguali nel mondo occidentale, certificando l'usura nei confronti del gruppo aziendale del già citato Antonino De Masi;
la Commissione di massimo scoperto fu eliminata nel 2009, sostituita con altre e più pesanti forme di addebito, come già rappresentato 15 volte più onerose;
secondo rapporto della Banca d'Italia del 2009, gli esposti, negli ultimi cinque anni, ammontano a 29.000, su violazioni della norme del testo unico bancario, commissioni e spese sproporzionate, applicazione di tassi non pattuiti o superiori a quelli reclamati tramite fogli informativi;
il tribunale di Lanciano, sentenza n. 804/09, ha condannato una banca a un rimborso di 1.390.000 euro;
con la sentenza n. 77/2010 del tribunale di Ortona, sezione staccata di Chieti, una banca è stata condannata alla restituzione di circa 530.000 euro;
la sentenza n. 246/10 del tribunale di Lecce, sezione di Maglie, ha disposto un risarcimento di oltre 270.000 euro a favore di un cliente;
con la sentenza n. 252/10, il tribunale di Chieti ha condannato una banca al rimborso di 146.000 euro verso un cliente;
nel 2010, il tribunale di Lecce ha condannato un istituto di credito a rimborsare a un imprenditore la cifra di circa 3 milioni di euro;
il tribunale di Sassari, con sentenza del 6 luglio 2011, ha riconosciuto a un imprenditore un rimborso di un milione di euro contro Bnl, sicché l'analisi complessiva smentisce che si tratti di casi isolati;
la nota vicenda del buco del Monte dei Paschi di Siena ha portato al sequestro di 1,8 miliardi di euro nei confronti della banca giapponese Nomura e la procura senese ha ipotizzato per gli ex vertici dell'istituto toscano i reati di truffa e usura aggravata in relazione al derivato Alexandria, ai medesimi sequestrando circa 14 milioni e mezzo di euro, ha riportato la stampa italiana;
si rammenta che un post del 16 dicembre 2010 pubblicato sul blog di Beppe Grillo diede contezza della situazione del Banco Emiliano Romagnolo, con congelamento in entrata e in uscita dei conti correnti – che, si precisa, non sono di proprietà della banca – per effetto un provvedimento di Banca d'Italia del 7 dicembre 2010;
su Il Corriere della Sera del 21 giugno 2013, in un articolo è affrontato l'argomento del costo del conto corrente, ma ad oggi non risulta compiutamente accertata dallo Stato la legalità delle voci correlate;
la storia repubblicana è segnata da gravissime vicende riguardo alle banche, con opacità dei rapporti tra i vertici e poteri esterni (crack finanziario del Banco Ambrosiano), e da omissione di controlli rispetto allo stato reale di imprese (crack Parmalat), con pesanti ricadute, gravemente lesive della vita umana, nei confronti di piccoli risparmiatori e investitori;
all'interrogante non appare peregrino avvertire che a un eventuale reato di usura nell'esercizio dell'intermediazione bancaria potrebbero legarsi, in svariati casi, ulteriori gravi reati, per esempio riciclaggio, falso in bilancio, false comunicazioni societarie, appropriazione indebita, turbativa del libero mercato, estorsione, false attestazioni et coetera;
il suddetto imprenditore calabrese Antonino De Masi è da tempo nel mirino della ’ndrangheta (si veda altro atto di sindacato ispettivo, n. 4-00294 del 29 aprile 2013) e, come raccontato dalla stampa, è stato persuaso dai tutori dell'ordine a continuare l'esercizio d'impresa in Calabria quale simbolo di resistenza alle pressioni mafiose, sul presupposto che lo Stato in quanto legge, giustizia e forza pubblica possa sconfiggere l'antistato criminale;
all'interrogante la storia dell'imprenditore De Masi appare come paradigmatica della gravità della situazione in tema di lavoro, credito bancario e depressione economica del Mezzogiorno, nonché dell'urgenza di tutelare in Italia il risparmio come interesse pubblico, secondo l'articolo 47 della Costituzione, a partire dall'istituzione di una apposita Commissione parlamentare d'inchiesta che accerti i comportamenti delle banche nella loro attività di intermediazione; l'attività di tale Commissione dovrebbe unire le forze politiche, stante la gravità e delicatezza dei problemi posti, pure rispetto all'attuale scenario economico e finanziario;
occorre assolutamente ricondurre ad un quadro di normalità la prosecuzione dell'attività di intermediazione bancaria che potrebbe rivelarsi, in caso di mancate verifiche, di indifferenza del Governo e del Parlamento, la più grande truffa di tutti i tempi, anche a stima della situazione economica e finanziaria in cui attualmente si trova il Paese nel quadro globale –:
se, anche in virtù dell'alta sorveglianza sul sistema bancario, risulti come e con quali risultati gli organi preposti alla vigilanza sono intervenuti in ordine alle articolate questioni della determinazione dei tassi contra legem, dell'anatocismo, delle valute, dello ius variandi, della trattenuta (illecita) dei rimborsi raccomandata dai sindacati, della variabilità, ex abrupto e arbitraria, delle condizioni di conto corrente in relazione al cliente (segnalazione di Striscia la notizia, puntata dell'undici giugno 2013), della nullità dei contratti di mutuo con interessi usurari (di cui alla citata puntata del 2 giugno 2013 della trasmissione Mediaset Le Iene, autore Luigi Pelazza);
quali iniziative, nell'ambito delle rispettive competenze, i Ministri interrogati intendano intraprendere a tutela del risparmio come interesse pubblico, secondo Costituzione, e per rimuovere tutte le possibilità, ampiamente descritte in premessa, di sottrazione di denaro in danno dei titolari di conti correnti;
quale sia l'orientamento del Governo in ordine alle ripartizione delle quote della Banca d'Italia, di cui sono proprietarie le banche che la medesima controlla;
quali misure ritengano necessarie in favore delle vittime di usura bancaria, in particolare laddove queste abbiano responsabilità d'impresa e quindi di lavoratori e salari. (4-01099)

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