martedì 22 novembre 2011

Il suicidio dello Stato: sovranità addio


Sovranità addio
di Francesco Mario Agnoli - 21/11/2011

Fonte: Arianna Editrice

http://blog.ilmanifesto.it/losangelista/files/2009/12/Cyborgsx.jpg  
In questi giorni i critici della scelta del governo tecnico parlano molto di lesione della sovranità. Occorre intendersi, perché il termine  sovranità può riferirsi  tanto alla sovranità che l'ordinamento internazionale riconosce ai singoli  Stati, quanto  all'esercizio della sovranità all'interno di ogni  singolo Stato di cui, negli ordinamenti democratici (in Italia per espresso comando della Costituzione),  è titolare il popolo. 
  Alla luce di questa  diversità di significati è perfettamente possibile immaginare  uno Stato sovrano, che nel proprio ordinamento interno non riconosca quella popolare in quanto  prevede un diverso fondamento della sovranità  (ad esempio la legittimazione divina). Tuttavia, dal momento che in Italia la Costituzione attribuisce al popolo la sovranità e il suo esercizio, la scelta  di un  governo tecnico  ufficializza un'ulteriore rinuncia del popolo (in realtà forzata, perché nessuno si è curato d'interpellarlo) quanto meno all'esercizio della propria sovranità, sicché le critiche al governo tecnico non presuppongono affatto  un giudizio positivo  sulla classe politica. Anzi tutt'altro. Non solo, difatti, è possibile che nel concreto e nell'immediato, il governo Monti possa risultare migliore (o meno peggio) dell'appena  caduto governo Berlusconi o di un  governo politico di salvezza nazionale  a guida Bersani-Casini, ma, in ogni caso, è alla classe politica che si deve il progressivo accantonamento della sovranità popolare. Un  accantonamento indubbiamente favorito  in Italia (atteniamoci a noi,  ma il discorso è più vasto) da un  sistema troppo  strettamente  aderente ad un rigido modello di democrazia rappresentativa, che, attribuendo scarso  rilievo agli strumenti di democrazia diretta (in pratica   solo, e con molti limiti, il referendum abrogativo),  riduce a ben poco l'effettivo  esercizio della sovranità da parte del popolo: la scelta dei suoi rappresentanti nell'occasione elettorale. Scelta, ulteriormente ristretta  dall'attuale legge elettorale, che finisce con l'attribuire alle segreterie dei partiti la scelta dei presunti rappresentanti del popolo.
    In realtà  il dibattito sul governo Monti, ritenuto da chi non è d'accordo un cedimento  ai poteri più o meno forti e occulti della finanza internazionale e comunque esterni allo Stato, ha  tirato in ballo, più che  la sovranità interna (e il suo esercizio),  quella spettante allo Stato italiano nell'ambito internazionale, nei rapporti con i soggetti che in quest'ambito agiscono. Ora è indubbio che, contribuendo alla nascita  dell'Unione europea   e aderendo poi alla moneta unica, l'Italia abbia necessariamente rinunciato a parte della sua sovranità col  delegare agli organi europei  una parte delle sue funzioni. Rinunce perfettamente  legittime, anche perché reciproche, e tuttavia  al fondo viziate e indebolite proprio dalla mancanza di un diretto  consenso popolare, che i rappresentanti del popolo si sono ben guardati dal  chiedere perfino quando sarebbe stato assolutamente indispensabile come per il varo della Costituzione europea.
   I due concetti di sovranità (interna ed esterna)  restano, pur nella loro unità fondamentale, distinti in quanto operano in campi diversi, ma la debolezza democratica della democrazia rappresentativa  e la sua ulteriore degenerazione partitocratica hanno grandemente contribuito, sottraendo il relativo procedimento al controllo  del popolo sovrano, all'indebolimento della sovranità internazionale  dello Stato. Un indebolimento che è andato ben oltre i limiti previsti e, soprattutto, contrariamente alle promesse e alle attese, non è stato accompagnato  dal trasferimento  della sovranità dai popoli delle singole nazioni al popolo europeo. I primi hanno perso quasi tutto, il secondo non ha ricevuto quasi nulla. Nell'Unione Europea non vi è una sola persona che veramente conti che sia stata scelta dal popolo (o dell'intera comunità o  del suo paese) e che a questo  debba rendere conto..
   A questo punto è evidente come i due fenomeni abbiano interagito. L'accantonamento  di fatto della sovranità popolare all'interno dello Stato ha consentito  l'indebolimento della sua sovranità internazionale. Questo, a sua volta, ha reso impossibili sia il recupero, all'interno, della sovranità popolare sia una valida  resistenza agli ukase provenienti dall'esterno comunque formulati (sollecitazioni all'adempimento di direttive e raccomandazioni o mazzate finanziar), perché tutte le decisioni che contano sono prese altrove, a Bruxelles  e a Francoforte, e non dal popolo europeo.
  Per legittimare il governo  Monti ai suoi partigiani è stato sufficiente vestirsi da crociati  finanziari al grido di “l'Europa lo vuole!”, omettendo che l'Europa lo vuole perché lo vogliono Goldman Sachs, Citigroup, Bank of America, Deutsche Bank e Speculatori Anonimi Associati..
                                                                   Francesco Mario Agnoli

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