giovedì 25 agosto 2011

Welfare all'italiana: pensioni e privilegi

Pensioni e privilegi

di Nunzio Miccoli, 27/07/2011
Fonte: http://www.viruslibertario.it/Economia.htm#PENSIONI E PRIVILEGI



In Italia si chiede di allungare la vita lavorativa, anche esibendo false statistiche sull’allungamento della vita, perché l’Inps è ancora attiva, ma da parte di economisti, professori e politici non si chiede di eliminare le pensioni privilegiate; il pensionato più ricco d’Italia prende 90.000 euro nette di pensione il mese, un ex deputato prende la pensione dopo essere stato in parlamento solo un giorno, un ex presidente del consiglio, dopo aver tagliato le pensioni altrui, prende 31.000 euro al mese di pensione, un ex presidente della repubblica prende una pensione netta di 4.766 come ex magistrato, pur avendo svolto quest’attività solo per tre anni; ci sono le baby pensioni, le doppie pensioni, le triple pensioni e le pensioni ai mafiosi che gli americani non corrispondono.

Un dirigente delle Banca d’Italia è andato in pensione a 44 anni con 18.000 euro netti il mese, un dirigente dello Stato è andato in pensione nel 2009, a 47 anni, e prende 6.000 euro il mese e ora, poiché ha ancora voglia di lavorare, fa l’assessore; un pensionato commesso del senato prende 8000 euro nette di pensione il mese. C’è la bidella pensionata a 29 anni, l’automobilista che prende la pensione per ciechi, ci sono le pensioni per i falsi braccianti agricoli, le false pensioni d’invalidità e le pensioni riscosse dai figli per genitori defunti.
Lo stato ha lasciato intatti i vitalizi, le liquidazioni e le pensioni dei parlamentari e, dopo le ultime riforme delle pensioni, tanti sono riusciti a mantenere i privilegi; i sindacati e gli interessati privilegiati hanno sempre affermato, confortati da alcune sentenze, che i diritti acquisiti non si toccano, ma questi privilegi, che intaccano il principio di eguaglianza, di cui all’art. tre della costituzione, andrebbero invece toccati.
Si approvano leggine che autorizzano superburocrati a intascare pensioni di euro 1.369 il giorno, in Sicilia si va ancora in pensione a 45 anni, però i pensionati al minimo sono stati costretti a restituire all’Inps i soldi ricevuti per sbaglio; le leggi sbagliate vanno cambiate, l’Italia non è uno stato di diritto, c’è chi non riesce ad avere una risposta dalla previdenza, perché non ha santi in paradiso, e chi incassa celermente la pensione a 29 anni.
Oggi in Italia sono erogate 23,8 milioni di pensioni, l’importo medio è di 1.129 euro il mese, però, quando gli esperti invitano a tagliare le pensioni, si dimenticano sempre delle pensioni privilegiate. Mauro Sentinelli, ex direttore generale Tim, incassa una pensione mensile di 90.000 euro, Felice Crosta, ex dirigente della regione Sicilia, 41.600 euro il mese, diritto riconosciuto dalla Corte dei Conti.
Nel 1956 Antonio Segni aveva concesso la pensione di anzianità agli uomini con 25 anni di anzianità e alle donne con 20; nel 1965 Aldo Moro estese la pensione di anzianità anche al settore privato, ma chiese 35 anni di contributi, in compenso, concesse il passaggio dal sistema misto contributivo a quello retributivo. Nel 1973 il governo di Mariano Rumor concesse alle donne la pensione di anzianità con soli 14,5 anni di servizio (le donne si dicono sempre discriminate), perciò, grazie alla ricongiunzione dei contributi, una bidella andò in pensione a 29 anni.
Nel 1992 ci fu la stretta, Giuliano Amato, con la sua riforma delle pensioni, tagliò le pensioni di anzianità, però lui personalmente dall’1.1.1998 incassa una pensione Inpdap di 12.518 euro il mese, come professore universitario, la pensione di parlamentare di 9.363 euro e ha altri incarichi privati, in tutto 30.000 euro il mese. Prima di andare in pensione, aveva anche fatto votare la cumulabilità dell’indennità di ministro con altri trattamenti pensionistici.
Nel 1995 anche Lamberto Dini fece la sua riforma delle pensioni, introdusse il sistema contributivo al posto di quello retributivo e impose il divieto di cumulo per quelli che andavano in pensione dopo di lui; oggi riceve due pensioni private, una come statale e una come senatore, in tutto 40.000 euro netti il mese. Nel 2009 l’età pensionabile è stata agganciata alla speranza di vita, stimata in circa 64 anni nel 2015 e 69 nel 2050, solo gli indovini possono fare queste stime.
Bisogna dire però che oggi, per ovviare agli abusi del passato, si fanno anche statistiche e previsioni false, poiché i contributi lavorativi non sono abbassati, si vuole rendere l’Inps, oggi ancora attiva, malgrado gli allarmismi, impresa economica produttrice di reddito. A causa d’inquinamenti, cattiva alimentazione e farmaci, non si sa quando si vivrà in futuro, 50 anni fa la durata della vita media era statisticamente inferiore perché c’era la mortalità infantile e c’erano i morti in guerra, due categorie che non influivano sui conti dell’Inps, il dato falsato è servito a professori ed economisti per pretendere l’allungamento dell’età per la pensione, ignorando che quando si allunga l’età lavorativa, si blocca il turnover e, poiché l’occupazione non aumenta, i giovani hanno ancora più difficoltà a trovare lavoro.
Luca Boneschi è stato parlamentare per un giorno e dall’età di 44 anni prende la pensione di 7.773 euro netti, la stessa cosa vale per i radicali Piero Craveri e Angela Pezzana, che erano stati parlamentari per una settimana; Pannella aveva inventato il deputato a tempo, uno lasciava e subentrava un altro. Nel 1997 Oscar Luigi Scalfaro si diceva contro le pensioni d’oro, però cumula la pensione da magistrato, pari 4.766 netti al mese, avendo fatto il magistrato solo tre anni, con l’indennità di senatore, pari a 15.000 euro netti il mese; ha ottenuto la pensione da ex magistrato con i contributi figurativi versati dallo stato.
Carlo Azeglio Ciampi, assieme a Romano Prodi, ci traghettò a Maastricht con una manovra economica dolorosissima, riceve l’appannaggio di senatore a vita, una pensione della Banca d’Italia e una dell’Inps, nel 2009 ha dichiarato 687.626 euro come redditi da lavoro dipendente. Andreotti incassa due pensioni, però non risulta che abbia svolto un altro lavoro, Armando Cossutta incassa la pensione Inps, i contributi sono stati versati dallo stato con la legge Mosca, di cui hanno beneficiato sindacalisti e comunisti.
Luciano Violante riceve due pensioni, come ex parlamentare e come ex magistrato, in tutto 16.680 euro il mese, Romano Prodi prende tre pensioni, come ex presidente della commissione europea, come ex parlamentare e come ex professore universitario. L’economista Mario Baldassarre riceve tre pensioni, una parlamentare, una universitaria e la terza di reversibilità della moglie; dal 1994 Duilio Poggiolini, ex direttore generale della sanità, prende la pensione da dirigente ministeriale, più la pensione da professore universitario.
Il comunista Giovanni Russo Spena prende due pensioni, una parlamentare e una universitaria, pari a quasi 8000 euro netti il mese; Publio Fiore, parlamentare DC, ferito nel 1977 dalle brigate rosse e perciò esentato dalle tasse come vittima del terrorismo, prende la pensione Inpdap e la pensione da parlamentare, in tutto oltre 22.000 euro netti il mese. Silvestre Liotta, della DC, prende la pensione da parlamentare e quella da ex segretario dell’Assemblea regionale siciliana, in tutto, oltre 14.500 euro il mese, più due stipendi per altri incarichi, perché si sente ancora giovane.
L’ex sindacalista Sergio D’Antoni, del PD, favorevole al rigore sulle pensioni, ha approvato la riforma che sostiene il principio contributivo, prende la pensione da ex professore universitario, pari a 5.233 euro netti il mese, ma non si sa quando abbia fatto il professore universitario; Carlo Vizzini è entrato in parlamento a 29 anni e prende l’assegno Inpdap come ex professore universitario. Vincenzo Scotti ha una pensione di dirigente industriale e una per aver fatto il sottosegretario senza essere parlamentare, però non si sa quando abbia fatto il dirigente industriale, i suoi contributi figurativi li ha versati lo stato; Clemente Mastella unisce l’indennità di Bruxelles con la pensione di giornalista.
I politici non sono uguali agli altri cittadini, oggi solo loro hanno diritto a cumulare le pensioni, in fondo, le leggi le fanno loro, perciò Franco Marini ha beneficiato della legge Mosca ed ha l’indennità parlamentare e la pensione Inps di 2.500 euro netti il mese. Toni Negri, di Autonomia Operaia, essendo stato 64 giorni deputato, incassa una pensione mensile di 3.108 euro; entrò in parlamento nel 1983, candidato dai radicali per farlo uscire dal carcere, dove era rinchiuso dal 1.979; dopo i 64 giorni da parlamentare, fuggì a Parigi.
Cicciolina, ex pornostar ed ex deputato radicale, prenderà la pensione il 12.11.2011, Irene Pivetti, della Lega Nord, ex presidente della Camera, andrà, in pensione nel 2013 con 6.203 euro netti, più auto con autista; Alberto Asol Rosa, fu parlamentare per 519 giorni, dal 1979 al 1980, e prende 3.108 euro il mese di pensione, così come Rossana Rossanda, deputato per cinque anni, Gino Paoli, Fulco Pratesi, Enzo Bettiza e Claudio Magris. Prendono quasi 9.500 euro di pensione il mese Ciriaco de Mita, Paolo Pomicino, Sergio Mattarella, Vincenzo Visco, Gerardo Bianco, Alfredo Biondi, Valerio Zanone, Antonio Del Pennino, Gavino Angius e Francesco D’Onofrio.
La figlia di Armando Cossutta, Maura, prende 4.725 euro il mese di pensione, per aver fatto per 5 anni il deputato; i parlamentari, quando cessano il mandato, prendono anche la liquidazione, in media 300.000 euro, il vitalizio dei parlamentari non è proporzionato ai contributi versati. Prendono la pensione di palazzo Madama, Luciano Benetton (3.108 euro), Francesco Merloni (9.947 euro) e Susanna Agnelli (8.455 euro). Paolo Prodi, fratello di Romano, prende la pensione dopo 4 mesi da deputato.
Sono pensionati parlamentari il giornalista Eugenio Scalfari (3.108 euro), Vittorio Cecchi Gori (3.108 euro), Franco De Benedetti (6.590 euro), Giuseppe Zamberletti (9.947 euro), Nerio Nesi (4.725 euro), Franco Bassanini (9.947 euro); anche i parlamentari condannati penalmente prendono la pensione, Giancarlo Cito riceve la pensione, nonostante la condanna per associazione esterna alla mafia.
Giuseppe Gambale ottenne la pensione nel 2006, quando aveva 42 anni (8.455 euro il mese), è pensionato ex parlamentare Vittorio Sgarbi (8.455 euro netti). Dal 1997 però la pensione dei parlamentari scatta a 65 anni, ridotti di un anno per ogni mandato, la riforma decorre dagli eletti nel 2001. Con 20 anni di contributi si può andare in pensione a qualsiasi età; però dal 2007 non si matura la pensione se non si sono fatti almeno 5 anni di mandato, agli altri italiani sono richiesti 40 anni.
Camera e Senato spendono per le pensioni 219 milioni l’anno e ne incassano 15 di contributi, i parlamentari viaggiano gratis anche a fine mandato, i presidenti delle camere hanno macchina con autista, le vedove dei parlamentari hanno diritto alla pensione di reversibilità. Nel settore telefonico, Mauro Sentinelli prende 90.000 euro di pensione il mese, Vito Gamberale 44.000, i pensionati del comparto telefonico hanno notevoli privilegi.
Giovanni Consorte, presidente di Unipol, prende dall’Inps 28.593 euro il mese, Ivano Sacchetti, pure Unipol, 28.560 euro il mese; Lino Benassi, della Banca Commerciale, prende 15.537 euro al mese dall’inps e ha incarichi in 12 società. Cesare Geronzi, presidente di Banca Roma-Mediobanca-Generali, dal 1996 ha una pensione Inps di 22.237 euro, l’ultimo anno di lavoro prese uno stipendio di 3.650.000 di euro e un premio di carriera di 20 milioni; appena andato in pensione a 61 anni, la prima dichiarazione che fece fu: “Bisogna alzare l’età della pensione!”.
In Banca d’Italia c’è chi è andato in pensione a 44 anni, con 18.000 euro mensili, come il professore Stefano Masera che poi passò a Imi, San Paolo, Ferrovie, Fideuram; da ricordare che la Banca d’Italia censura sempre gli sprechi previdenziali a favore dei comuni lavoratori; fino al 1997 in Banca d’Italia si poteva andare in pensione con 20 anni di servizio e a qualsiasi età; con la clausola d’oro, la pensione era agganciata allo stipendio del pari grado in servizio.
Alcuni pensionati della Banca d’Italia non hanno lavorato così tanto come da quando sono in pensione, Mauro Sarcinelli riscuote la pensione mensile da quando aveva 48 anni, oggi è pari a 15.000 euro mensili, quella di Lamberto Dini è di 18.000 euro, quella di Azeglio Ciampi di 30.000 euro. Mario Draghi riceve una pensione Inpdap, assieme ad una retribuzione nettamente superiore a quella dei suoi colleghi europei. Oggi in Banca d’Italia i 20 anni e i 44 sono aboliti, però, per la pensione anticipata, si regalano sei anni e la pensione inps è integrata dalla Banca d’Italia.
Il poliziotto Achille Serra, tra pensione e indennità parlamentare, prende 25.000 euro netti il mese; nel 1997 Andrea Monorchio, ragioniere generale dello Stato, tuonava contro le pensioni di anzianità, a 63 anni è andato in pensione con 10.853 euro netti, però, poiché si sentiva giovane, ha ricevuto altri incarichi presso Eni, Telespazio, ecc. Marco Staderini, da presidente dell’Inpdap affermava che nessuno doveva andare in pensione prima di 60 anni e se ne andò a 57; Antonio Maccanico, ex segretario del Quirinale e della Camera, ha una pensione mensile di 40.000 euro.
Nelle forze armate il sistema contributivo è stato applicato con 12 anni di ritardo, perché anche i militari sono disuguali, cioè dal 2.007, però l’ex direttore del Sismi, Sergio Siracusa, prende quasi 16.000 euro netti il mese. Da notare che il lavoro svolto da tanti pensionati privilegiati o meno toglie anche altre occasioni di lavoro ai disoccupati, questo fatto e il blocco del turnover aumenta la disoccupazione che in Italia, grazie alla statistiche false, risulta mimore perché, in mancanza di provvidenze pubbliche, non ci si iscrive nelle liste di disoccupazione .
Elio Catania. direttore generale e presidente dell’ATM di Milano, aveva uno stipendio di oltre 20.000 euro il mese, più la pensione Inps di 12.276 euro il mese; nel 2007 il dirigente di Alitalia, azienda in dissesto, Raffaele Lotito è andato in pensione all’età di 57 anni, con euro 15.158 netti, mentre Fulvio De Masi è andato in pensione con euro 11.157. Luciano Moggi, campione del calciomercato, prende dall’Inps una pensione di 11.814 euro il mese, Maurizio Romiti, figlio di Cesare, incassa una pensione di 16.513 euro il mese e ha incarichi in 17 società diverse.
L’ex presidente delle Assicurazioni Generali, il francese Antoine Bernheim, nel 2010 è andato in pensione, con 125.000 euro il mese. I giudici costituzionali prendono una pensione mensile di 20.000 euro lordi, tutti hanno diritto a un’auto con autista a vita; lo stipendio è di 15.600 euro netti il mese, la loro liquidazione è da record, il presidente Zegreblsky ha preso 635.000 euro netti.
Il giudice Mario Sossi riceve dallo stato una pensione di euro 13.216 netti il mese e gode dell’esenzione fiscale che spetta alle vittime del terrorismo; incassa la stessa pensione il procuratore di Milano, Francesco Saverio Borrelli, invece Luciano Infelisi prende 5.536 euro netti; nel 2002 l’assegno mensile medio dei giudici era di 6000 euro. In giudici italiani arrivano al vertice della carriera più facilmente e celermente dei colleghi europei, hanno lo scatto economico automatico e, per la carriera, il CSM promuove tutti, perciò arrivano tutti a giudice di cassazione; i giudici di cassazione hanno gli stipendi più alti dei colleghi europei, 122.279 euro l’anno nel 2006.
I giudici amministrativi e contabili hanno carriera ancora più veloce e stipendi maggiori. Oscar Luigi Scalfaro incassa una pensione di 4.766 euro al mese come ex giudice, mestiere da lui svolto per soli tre anni, Antonio di Pietro ha una pensione da magistrato, ha lasciato l’incarico nel 1995, quando aveva 44 anni, cumulando la pensione con il ricco stipendio di parlamentare.
Un commesso del parlamento è andato in pensione a 52 anni con 8000 euro mensili, i dipendenti del Parlamento incassano stipendi d’oro, vanno in pensione giovani con il sistema retributivo, come prima della riforma Dini, purché assunti prima del 2007; una norma capziosa, chi va in pensione adesso è facile che sia stato assunto prima del 2007. Gli ex dipendenti del Senato prendono una pensione media di 133.000 euro l’anno; nel 2010 Palazzo Madama ha speso in pensioni ai dipendenti 92,6 milioni di euro e la Camera 191 milioni.
L’Europa non è più morigerata, però anche essa pretende sacrifici pensionistici dai comuni lavoratori, nel 2009 ha speso 1.130 milioni di euro per le pensioni agli euroburocrati, anch’essa concede 1500 euro mensili per i portaborse dei deputati e spende 3 milioni di euro l’anno per i rinfreschi del parlamento; concede agli ex commissari 11.000 euro al mese per tre anni, poi questi vanno a lavorare per le industrie che dovevano controllare.
L’Europa ha 44.000 dipendenti, con stipendi netti da 6.000 a 16.000 euro, con tasse ridotte al minimo e indennità esentasse, perciò spesso lo stipendio netto supera quello lordo, l’Europa paga l’indennità di espatrio a chi lavora a Bruxelles da dieci anni; l’Europa chiede rigore a tutti, ma concede di andare in pensione a 63 anni, dopo dieci anni di lavoro e con il 70% dell’ultima retribuzione; le pensioni vanno da 3.500 euro a 12.000, la pensione media è di euro 5.844 netti.
Nel 1983 in Italia una bidella andò in pensione a 32 anni, aveva chiesto il ricongiungimento dei contributi versati nel settore artigianale, oggi riceve 835 euro il mese. La moglie di Umberto Bossi è una maestra, riceve la pensione Inpdap dall’età di 39 anni, 766 euro il mese; Cesare Romiti è andato in pensione nel 1977 a 54 anni, con 2.500 euro netti al mese più 101 milioni di euro di liquidazione dalla FIAT (probabilmente aveva dei segreti da portarsi nella gtomba). Carlo De Benedetti prende una pensione di 5.000 euro netti il mese; il banchiere Domenico Gallo prende la pensione da quando aveva 45 anni, oggi ha incarichi in 9 società, ha la pensione di 4.500 euro mensili più un altro vitalizio mensile di 13.500 euro.
Adriano Celentano prende la pensione da quando aveva 50 anni, Raffaella Carrà e Sophia Loren sono pensionate dall’età di 53 anni. Ora però in Italia le baby pensioni sono state abolite, ma non in Sicilia, dove nel 2010 un dipendente della Regione è andato in pensione a 45 anni; nella Regione gli uomini possono andare in pensione con 25 anni e le donne con 20, purché abbiano un anziano da accudire.
Perciò dal 2003 al 2010 sono andati in pensione 1.000 baby pensionati, età media 53 anni, l’assegno della pensione è uguale o superiore all’ultimo stipendio, anche perché non si pagano i contributi. Questi personaggi sono trattati così bene perché il sistema, cioè il governo occulto, deve molto a loro, potrebbero ricattare perchè hanno messo tante firme che non andavano messe e hanno avallato procedure scorrette e illegali.
Un dirigente bancario, messo a riposo per incapacità, ha dichiarato sconsolato: “Perché mi hanno fatto questo, io ho fatto sepre quello che mi hanno ordinato!”, aveva ragione, si assumeva responsabilità di decisioni di chi voleva restare anonimo, ed era diventato il capro espiatorio per chi chiede giustizia. Però la giustizia è stata tante volte cieca, sorda e assente o si è mossa su sollecitazione di partiti.
Il segretario generale della Regione, Carmelo Russo, è andato in pensione a 47 anni con 6.462 euro netti il mese, per fare l’assessore con un’indennità di oltre 10.000 euro netti il mese, senza decurtazioni con il cumulo, la quale è prevista solo per chi prende la pensione minima (evviva l’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge – art. 3 della costituzione). Carmelo Russo era andato in pensione per assistere il padre, anche in Calabria esistono questi baby pensionati della Regione e generalmente vanno ad assumere altri incarichi per la stessa amministrazione regionale.
Si corrispondono baby pensioni anche in Campania, Sardegna, Lombardia, Lazio, sono migliaia i beneficiari e hanno circa 50 anni, ma sono andati in pensione dipendenti anche con meno di 50 anni, ne hanno beneficiato anche dipendenti delle provincie di Trento e di Bolzano. Il commercialista romano Leonardo Quagliata ha incarichi in 22 società, però nel 2006 si è fatta riconoscere la pensione retroattiva di euro 1.196 al mese dal 1977, da quando aveva 24 anni, per essersi infortunato da militare. I grandi personaggi trovano sempre comprensione da Inps, Inpdap, Corte dei Conti, Consiglio di Stato e commissioni militari,
L’inquisito Sandro Frisullo, vicepresidente della regione Puglia, prende dall’età di 55 anni una pensione di 7.000 euro netti il mese. In Puglia i consiglieri regionali godono di pensioni più alte degli altri cittadini, come i parlamentari, anche loro si fanno le leggi a loro favore, con 5 anni di mandato oprendono il 40% dello stipendio, che è di 11.000 lorde, se gli anni sono di più, la pensione aumenta; Frisullo, sottoposto a misure cautelari, ha continuato a percepire lo stipendio di consigliere regionale. A parlamento, consiglio regionale, provinciale e comunale dovrebbe essere impedito di fissare le indennità dei loro membri, che spesso non sono morigerati.
La Sicilia ha riconosciuto il diritto alla pensione anche a 13 ex consiglieri regionali eletti in Parlamento, la cosa non è prevista in nessun altro paese del mondo, però, fino a poco fa, si poteva essere contemporaneamente parlamentari italiani ed europei, l’esempio viene sempre dall’alto; Totò Cuffaro, condannato per favoreggiamento alla mafia, ha preso il vitalizio come ex senatore ed ex presidente della Regione. Tra 13 c’è anche Leoluca Orlando e il finiano Fabio Granata, che prende 5.000 euro di pensione regionale, lo stipendio di parlamentare ed è vicepresidente di un Ente regionale, in tutto oltre 20.000 euro netti il mese.
I consiglieri regionali siciliani che hanno cominciato la carriera politica prima del 2000 e hanno una sola legislatura vanno in pensione a 60 anni, con due legislature vanno a 55, con tre a 50, l’assegno è cumulabile con quello parlamentare. Dal 2011 le doppie indennità sono state sospese, ma ci sono i ricorsi; gli ex onorevoli siciliani hanno diritto anche a un contributo di 5.000 euro per i funerali.
In base ad una legge del 1962, la regione Sicilia assume dipendenti a carrettate e concede ai dirigenti di andare in pensione con le stesse prebende; dal 1986 vale però solo per quelli assunti dopo quella data; oggi in Italia i divieti di cumuli, i tetti e l’elevazione dell’età per la pensione sono applicati solo ai poveri cristi o agli assegni di reversibilità. Oggi i consiglieri regionali hanno la possibilità di andare ancora in pensione a 55 anni, con assegni che vanno da 4.500 a 7.000 euro mensili.
Pietro Marrazzo è in pensione dall’età di 52 anni, con 2.000 euro mensili, e ha anche lo stipendio della RAI, se fosse arrivato a 60 anni ne avrebbe presi di più; il 20.12.2010 l’Emilia Romagna ha tagliato le pensioni dei consiglieri, ma a partire dal 2015-2020. Sono i soliti diritti acquisiti, però ai comuni lavoratori assunti dalla scuola con un contratto e una legge, sono stati modificati tutti i diritti acquisiti in merito a calcolo della pensione ed età della pensione, la legge non è uguale per tutti.
Uno spezzino, ex dipendente dell’Inps, dal 1977 ha pensione d’invalidità e assegno di accompagnamento (1.200 euro) come cieco assoluto, però guida l’automobile, i falsi ciechi sono tanti, alcuni di loro sono cacciatori e altri istruttori di nuoto; a Palermo una sorda fa la centralinista, a Roma un paraplegico fa il maratoneta, ad Avellino un paralizzato ara i campi, a Bari un uomo senza mani guida il camion; sono stati trovati sordi nelle bande musicali, mentre malati di mente conducono aziende sane.
In un paese di poche migliaia di abitanti, vicino a Napoli, con l’aiuto di medici compiacenti, 400 malati di mente prendono l’assegno d’invalidità; per intascare la pensione d’invalidità, si fingono malattie incurabili; nel paese di Militello, di 1.200 persone, vicino a Palermo, ci sono 500 pensioni d’invalidità. Fino al 1983 per le pensioni d’invalidità erogate non era previsto nemmeno un controllo, spesso quelle false aiutavano precarie condizioni sociali perché in Italia manca una vera assistenza sociale.
Il ministro socialista De Michelis corse ai ripari e le pensioni d’invalidità scesero dai 4,5 milioni del 1989 agli 1,7 nel 2002, nel 2010 sono tornate a salire a 2,8 milioni, sarà l’effetto della crisi; comunque, a Napoli c’è una pensione d’invalidità ogni 41 cittadini, a Varese una ogni 117, i due terzi di questi sussidi sono erogati al sud, nel 2009 nel Trentino è stata erogata una sola pensione d’invalidità. Gioacchino Pennino, ex medico, prende dall’Enpam 18.000 euro al mese per invalidità nell’esercizio della professione sanitaria, chissà se an che lui aveva santi in paradiso.
Da un’indagine è risultato che un medico dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi rilasciava certificati in cambio di voti; è falsa una pensione d’invalidità su due, ora purtroppo la competenza per l’accertamento dell’invalidità è passata alle Regioni, mentre è l’Inps che paga le relative pensioni, fortuna che ci sono i lavoratori che pagano i contributi. Le pensioni false d’invalidità sono state pagate anche 6.000 euro, per pagare mediatori, medici e funzionari dell’Inps, della prefettura e dell’Asl; tra il 2003 e il 2006 un mediatore, con questo sistema, è riuscito a fare avere la pensione a 620 persone che non ne avevano diritto.
Nel 2010 risulta che il 75% dei militari in pensione ha il trattamento privilegiato per infermità o lesioni, manco ci fosse una guerra permanente; una legge del 1954 prevede che gli infermi possono andare in pensione con 15 anni di servizio e i tribunali militari assolvono regolarmente i truffatori e li mandano in pensione anticipata. Falsi braccianti hanno maturato la pensione agricola, recentemente ne sono stati beccati circa 250 il giorno, soprattutto in Puglia, Calabria, Campania, Sicilia; in un caso l’azienda era intestata a un barbone, anche la moglie di un notaio risultava bracciante agricolo.
Per avere un’indennità di disoccupazione pari al 40% dello stipendio, basta denunciare all’Inps 51 giornate lavorative l’anno per due anni, in caso di maternità c'è un bonus di 11 mesi; perciò in Calabria esistono 34.000 aziende agricole, contro le 9.000 della Lombardia. Nella provincia siciliana di Crotone l’Inps paga un numero d’indennità di disoccupazione agricola pari a quello di tutta la Toscana; l’operazione si fa con fittizie società agricole e qualche compiacenza negli uffici, in Sicilia esistono più braccianti nei paesi a forte radicamento mafioso, a Careri, su 2.443 abitanti, esistono 1.701 braccianti.
Sono almeno 30.000 i cari estinti che ogni mese ricevono la pensione, perciò gli ultracentenari alle statistiche risultano più di quelli che sono in realtà, alterando la media della durata della vita; nell’estate del 2010 venti studi legali di Roma, con 300 persone indagate, sono finiti sotto inchiesta per aver falsificato documenti utili a incamerare i vitalizi destinati agli italiani emigrati all’estero.
A Napoli il boss camorrista Luigi Cimmino incassava la pensione d’invalidità Inps, nel 2007 al carcere dell’Aquila ottenne il certificato d’infermo di mente e incapace di badare e se stesso e con quello ottenne la pensione; riscuotono la pensione sociale o d’invalidità Salvatore Di Gangi, Vito Vitale, Michele Greco, Francesco Madonia e Giuseppe Calò. Comunque, Totò Riina aveva fatto domanda per la pensione sociale, ma non ha fatto in tempo a prenderla, anche Renato Curcio, fondatore delle brigate rosse, aveva chiesto la pensione sociale, ma l’Inps, finalmente, l’ha rifiutata.
Si è scoperto che il vitalizio previsto per le vittime della camorra, pari a 1.033 euro il mese, è stato incassato anche dalla moglie di un boss; in America criminali e dipendenti infedeli dello stato non ricevono la pensione pubblica, invece in Italia ancora non esiste una legge che abroghi le pensioni per i mafiosi. L’Italia paga il vitalizio ai criminali iugoslavi responsabili del massacro delle foibe e della polizia etnica a danno d’italiani, fu Palmiro Togliatti che favorì l’erogazione di queste pensioni, tra loro sono Nerigo Gobbo, Ciro Raner, Franc Boro, Mario Toffanin e Guido Pasolini, ricevono quasi 300 euro mensili.
Donato Bilancio nel 1972 ebbe un infortunio sul lavoro e ricevette una pensione d’invalidità di 528 euro, poi si diede al crimine, non è stato possibile revocare la pensione perché erogata per causa di lavoro, in America è diverso. Senza santi in paradiso, conoscenze e favori, in Italia non si ottiene niente, le vittime del terrorismo o i loro familiari e infortunati non sempre hanno ricevuto una pensione, mafiosi, titini e terroristi spesso si, è sempre questione di agganci e di furbizia. La nostra classe politica, sempre polemica per le poltrone, non è ancora riuscita a correggere il sistema.
Nunzio Miccoli www.viruslibertario.it; numicco@tin.it.
Fonte:
“Sanguisughe” di Mario Giordano – Mondadori Editore

mercoledì 24 agosto 2011

Bankitalia, tutto un magna-magna

Libero-news.it

Bankitalia tempio del rigore ?
No, è tutto un magna-magna
Palazzo Koch chiede agli italiani di stringere a cinghia. Ma funziona tutto alla rovescia, tra stipendi che crescono e baby pensionati

Quando hanno letto il testo definitivo del decreto legge di agosto, in Banca d’Italia sono corsi in mensa. A seconda del rango potevano trovare un brut metodo classico della Banfi spumante o un prosecco di Valdobbiadene. Ce ne è sempre qualcuno in ghiaccio nelle foresterie di via Nazionale da quando il gruppo britannico Compass ha vinto il principesco appalto per le mense della banca centrale italiane. Ma i aprimi di agosto sono volati i tappi di quegli spumanti. Perché nel decreto per gran parte dei dirigenti e dei funzionari di via Nazionale c’era una buona notizia: quella del contributo di solidarietà sui redditi sopra i 90 e i 150 mila euro. Per tutti gli altri italiani è stata una mazzata. Per i guardiani del rigore dei conti pubblici nazionali, no.

A loro quel prelievo del 5% (sopra i 90 mila euro) e del 10% (sopra i 150 mila euro) era già scattato fra la fine del 2010 e l’inizio del 2011 sulla base di un decreto legge del 31 maggio 2010 che tagliava gli stipendi più alti dei dipendenti pubblici. Banca d’Italia ha la sua autonomia, e non è che il taglio sia scattato in automatico in via Nazionale. Ma di fronte al pressing dell’opinione pubblica e anche per essere coerente con le proprie prediche, il governatore Mario Draghi decise di estendere in quel territorio riservato la legge che nel resto d’Italia valeva per tutti i dipendenti pubblici. Con il nuovo decreto però le norme a cui Draghi e i il direttorio facevano riferimento, sono state abrogate. Per questo si è stappato lo spumante in banca: i tagli dei loro stipendi sono salvi. E anche quel che finora è avvenuto dovrà essere restituito. Certo, anche lì come accadrà a tutti gli altri italiani, si dovrà pagare il contributo di solidarietà. Ma anche nella peggiore delle ipotesi sarà più leggero: è deducibile (i tagli precedenti non lo erano) e quindi verrà dimezzato. Può essere che venga ulteriormente alleggerito durante il passaggio parlamentare, magari verrà calibrato secondo il quoziente familiare, può anche essere che salti tutto o in parte. La notizia quindi è certa: le buste paga in Bankitalia verranno rimpinguate, e non di poco.

Funziona tutto a rovescio lì fra le mura di via Nazionale. Si passa il giorno a tuonare contro il resto del Paese che vive al di sopra delle sue possibilità, e in Banca di Italia la possibilità crescono, si allargano a dismisura, sembrano più vicine a quelle di una corte reale che ai già generosi palazzi contigui della Repubblica. Il bando sui servizi di ristorazione che regola la pagnotta quotidiana sia nelle foresterie dei piani nobili che nelle più ordinarie mense sembra essere nato da Buckingham Palace e non da quel severo custode del rigore e del risparmio pubblico che la Banca d’Italia è, almeno nell’immaginario collettivo. Potrebbe trattarsi solo di uno sfizio, o di una particolare estrema attenzione alla buona alimentazione. Ma non è un caso isolato: il mondo capovolto sembra davvero essere la regola in via Nazionale.

Basta prendere i contratti del personale. Anche lì i sindacati come ovunque si lamentano ogni tre per due. Eppure l’ultimo ha regalato scatti trasversali che si sognano altri dipendenti del settore pubblico e di quello privato, facendo lievitare oltremodo la spesa per il personale. Nel 2009 la media degli stipendi pro capite in Banca di Italia era di 93.800 euro. L’anno scorso è salita a 95.900 euro. Con gli oneri accessori il dato medio delle retribuzioni è stato addirittura di 114.900 euro. Non ci sono molti altri posti dove si possano vantare buste paga medie così elevate. Le prediche del Governatore dunque sono assai efficaci fuori, un po’ meno dentro le mura.

Non molto diverso il doppio concetto che in Banca di Italia si ha del welfare. Quello italiano dovrebbe tirare la cinghia, ridurre la spesa sanitaria e quella pensionistica, alzando l’età del meritato riposo. All’interno della Banca il concetto è capovolto. Nel 2010 sono state mandate via 511 persone, e buona parte di queste (uno su tre) grazie agli scivoli (53 milioni di euro) pagati dalla banca verso il pensionamento anticipato di anzianità. In bilancio sono stati subito accantonati ulteriori 23 milioni e nel primo bimestre 2011 altri 119 se ne sono andati via dalla banca centrale, e la metà (56) si sono presi lo scivolo verso la pensione di anzianità. Quindi lì si fa quel che si vorrebbe (giustamente) vietare al resto di Italia.

Non male a proposito di welfare anche l’ultimo accordo sottoscritto dai dipendenti sulla assistenza sanitaria. La polizza assicurativa attuale costava 1.180 euro all’anno: 830 li metteva la banca centrale, e 350 ciascun dipendente. La nuova formula sottoscritta a luglio allarga il campo delle prestazioni, prevede una polizza base di 1.250 euro, di cui 1.180 saranno a carico della banca e solo 70 pagate dai dipendenti. E’ come se nella sistema sanitario nazionale invece di mettere i ticket ai cittadini si fossero allargate invece le prestazioni a carico dello Stato.

Nel mondo che vive alla rovescia, mentre l’Italia tira la cinghia e vive preoccupata dalla crisi, in Banca d’Italia i dipendenti hanno una sola preoccupazione: le promozioni a condirettore e gli avanzamenti di carriera per cui da settembre saranno sottoposti a prove di valutazione che ritengono troppo stringenti. Ma di promozioni dicono che c’è gran bisogno: fin qui nel 2011 hanno avuto lo scatto di grado solo 95 dipendenti e da un po’ di tempo non si stava largheggiando. 69 promozioni nel 2010, 79 nel 2009, 92 nel 2008, 78 nel 2007. Certo, uno lavora tutto il giorno senza mai protestare e si immagina di potere fare carriera un po’ più velocemente. Se Draghi era di manica corta, magari il suo successore largheggerà un po’…

di Franco Bechis

22/08/2011

La finanza e/o il mondo reale

Arginare la finanza che non ha niente a che fare con il mondo reale
di Andrea Di Stefano - 23/08/2011

Fonte: il fatto quotidiano

sapelli-g

La crisi, secondo Giulio Sapelli, docente di storia dell’economia presso l’Università Statale di Milano, la stanno creando i decisori incapaci di assumere posizioni chiare e, in primis, il presidente della Bce, Jean Claude Trichet. “La prima cosa da fare è mettere immediatamente mano alla riforma del sistema finanziario. Bisogna riapplicare tutte le norme che erano state varate dopo la crisi del 1929, separando le banche commerciali da quelle d’investimento. I dati che sono emersi sul comportamento delle banche che hanno ricevuto ingenti risorse dalla Fed sono lì a parlare da sole: 16000 miliardi di dollari che sono stati utilizzati per fare giochi finanziari invece che per sostenere investimenti dell’economia reale”.

Sapelli fa riferimento alle conclusioni del GAO (Governement Accountability Office, la ragioneria dello Stato in versione Usa) che a luglio ha trasmesso al Congressoun voluminoso rapporto su come sono stati utilizzati 16 trilioni di dollari (16000 miliardi!!) erogati come prestiti a tasso zero. La lista degli istituti beneficiari figura a pagina 131 del rapporto. Ovviamente figurano tutte le principali banche Usa, Giapponesi e Europee: Citigroup (Usa): 2.500 miliardi di dollari (una volta e un quarto la ricchezza prodotta in un anno dall’Italia e quasi sei volte quella del Belgio), Morgan Stanley (Usa): 2.040 miliardi di dollari, Merrill Lynch (Usa): 1.949 miliardi di dollari, Bank of America (Usa): 1.344 miliardi di dollari,Barclays Plc (Regno unito): 868 miliardi di dollari, Bear Sterns(Usa): 853 miliardi di dollari, Goldman Sachs(Usa) : 814 miliardi di dollari, Royal Bank of Scotland (Uk): 541 miliardi di dollari, JP Morgan Chase(Usa): 391 miliardi di dollari, Deutsche Bank (D): 354 miliardi di dollari,UBS (Svi) 287 miliardi di dollari,Credit Suisse (Svi): 262 miliardi di dollari, Lehman Brothers(Usa): 183 miliardi di dollari, Bank of Scotland (Uk): 181 miliardi di dollari, Bnp Paribas (F): 175 miliardi di dollari.

“Credo che sia indispensabile arginare logiche finanziarie che nulla hanno a che fare con il mondo reale: basta pensare che i titoli di stato hanno come collaterali dei derivati perché la stabilità del sistema economico mondiale viene messa nelle mani di un oligopolio internazionale come oggi è il sistema finanziario”.

Professore ma non bisogna prima di tutto riportare sotto controllo i conti pubblici?

“Certo misure per migliorare i saldi degli stati vanno prese ma prima di tutto vanno ricostruite le condizioni economiche e sociali perché non si distruggano le economie e la coesione sociale. Purtroppo io vedo un filo rosso tra situazione economica, incapacità della politica di fare scelte collettive per far uscire i paesi dalla stagflazione e le rivolte di Londra”

Quindi non c’è il rigore avanti tutto?

“Assolutamente no. Al secondo posto degli interventi da fare per creare le condizioni per non uscire tutti morti da questa crisi è togliere la Bce dalle mani del signor Clouzeau, come ormai possiamo chiamare Jean Claude Trichet. La Banca centrale va liberata dall’egemonia tedesca che con la sua politica anti-inflazionistica ci spinge se non in una seconda recessione in una pesante stagflazione”

Le imprese, però, sono tornate a fare profitti come prima dello scoppio della bolla immobiliare e del debito ma non investono e i consumi sono stagnanti?

“Perché abbiamo bisogno del terzo intervento fondamentale per uscire da questa crisi: liberare dal fisco i redditi da lavoro e capitale industriale (quindi giù l’Irpef e via l’Irap), aumentare l’Iva soprattutto sui beni di lusso e spostare la fiscalità sulla rendita e sulle attività finanziarie speculative. Mi rendo conto che non è semplice, anche perché Obama, che aveva promesso grandi riforme a cominciare dalla Volcker rule cioè la separazione tra banche commerciali e d’investimento, si è fatto bloccare dalle lobby di Wall Street in una furibonda spaccatura della business community statunitense che non si vedeva da tempo”.

martedì 23 agosto 2011

Come un paese della zona euro, in default, può stampare euro

Come un paese della zona euro, in default, può stampare euro
Julian DA Wiseman
Trad. a cura di Marco Saba

Argomento: I default sovrani sono sempre disordinati, ma un default sovrano nella zona euro può causare danni ancora maggiori, molto sparsi e non marginali, su una parte ancora ricca del mondo.

Indice: Introduzione ; La contraffazione ; Le sterline presso la Banca d'Inghilterra; L'euro in TARGET2; La struttura legale del TARGET2 (molteplicità dei sistemi, le banche centrali hanno un credito perfetto, Il fallimento non si applica a una banca centrale, Qual'è la zona giuridica di competenza?); Alcune domande senza risposta; Conclusioni.

Introduzione

Ai fini di questo saggio, suponiamo che un paese sovrano dell'Eurozona, il paese X, è a rischio di default. Questo paese sovrano potrebbe essere uno qualsiasi degli attuali Stati membri dell'Eurozona (AT, BE, CY, DE, EE, ES, FI, FR, GR, IE, IT, LU, MT, NL, PT, SI, SK), o un paese non-membro collegato al TARGET2 (DK), o qualsiasi paese sovrano (quando diventerà membro della UE).

Si supponga inoltre che il paese inadempiente agisca egoisticamente, se così facendo avesse la possibilità di ottenere un guadagno.

Questo saggio dimostra come la struttura di TARGET2 permette ad un paese egoista in default, membro dell'Eurozona, di aiutare se stesso ed i suoi amici con quantità illimitate di euro.

La contraffazione

Quindi, il paese X sa che il default è imminente, e - ognun per sé - decide di prendersi quello che può.

* Il Paese X presta alle sue banche locali, senza garanzie, una quantità enorme di titoli di Stato la cui quantità teorica potrebbe corrispondere a diversi anni di PIL.

* Questo debito pubblico è utilizzata come garanzia in TARGET2 per effettuare pagamenti di grandi dimensioni a soggetti di comodo in altri paesi della UE.

* Queste entità di comodo possono poi effettuare dei pagamenti ad altri, comprese delle società nello stesso paese originante, X.

Si rivelerà poi impossibile smontare tutti, o anche la maggior parte di, questi pagamenti. Quindi una grande quantità di euro verranno trasferiti al paese X. Naturalmente, ci saranno problemi legali. Ma molte di queste cause dovrebbero avvenire nei tribunali del paese X, e citare in giudizio i paesi in bancarotta, presso i propri tribunali, di solito non è produttivo.

Chi è stato derubato? Probabilmente, il reato più simile è quello della contraffazione: il denaro è stato creato, in modo da diluire la ricchezza dei detentori di euro, diluendo così la ricchezza dei creditori. Infatti, se l'operazione viene eseguita in dimensioni abbastanza grandi, la diminuzione del valore della moneta in euro potrebbe essere sostanziale.

La Banca centrale europea è sicuramente al corrente del rischio di tale misfatto. Con le spalle al muro, la BCE sarebbe sicuramente disposto a spendere un sacco - un sacco! - per evitarlo. Gli operatori del mercato potrebbero pensare che questo riduce la probabilità di default. Ma se, in un momento testardo di reciproca distruzione, al paese X è permesso di fare bancarotta, e lo fa dopo questa rapina, il tasso del recupero in euro svalutato sarebbe minimo.

Purtroppo per il paese X, il denaro nuovo di zecca non può essere usato per impedire il default. È solo perché il paese X è inadempiente che sarebbe disposto a creare enormi quantità di obbligazioni. I soldi possono essere stampati, ma mai abbastanza per catturare la coda del debito (NdT: poichè il denaro-debito chiamato euro produce sempre ulteriori interessi da pagare cui non corrisponde il capitale inizialmente creato, una delle principali assurdità del nostro sistema monetario corrotto che cerchiamo disperatamente di esportare con le guerre pacifinte: vedi Libia i cui ribelli sono finanziati dalla Banca Mondiale).

Il resto di questo saggio spiega come la struttura legale del TARGET2 non riesce a evitare che una banca centrale ostile esegua la contraffazione di enormi quantità di euro.

Le sterline presso la Banca d'Inghilterra

Per spiegare meglio, iniziamo con un semplice esempio sugli aspetti giuridici del sistema di pagamento, a cui la zona euro può essere confrontata. La GBP, la sterlina inglese, è una moneta con una sola banca centrale unificata, che, per ragioni storiche, viene chiamata la Banca d'Inghilterra ('BoE', Bank of England).

Mettiamo che un milione di sterline siano da pagare, per un qualsiasi motivo, da qualcuno che ha il conto presso la Barclays a qualcuno che ha il conto alla Royal Bank of Scotland ('RBoS'). Il cliente della Barclays ordina alla banca Barclays il pagamento. La Barclays riduce il saldo del conto del cliente di questo importo. La Barclays, attraverso il sistema di pagamento CHAPS (NdT: sistema di compensazione interbancaria - o settlement), istruisce la BoE di trasferire il denaro dal conto Barclays presso la BoE al conto RBoS sempre presso la BoE. Questa istruzione alla BoE contiene anche informazioni su quale conto RBoS è il beneficiario, e la RBoS aumenta il saldo di quel conto. Il pagamento è fatto.

Si osservi che ci sono due livelli. I clienti bancari ordinari fanno operazioni attraverso le banche; le banche operano attraverso la banca centrale. Nel sistema della sterlina, il tipo supremo di denaro, noto anche come "denaro finale", è il denaro della banca centrale. Le banche possono continuare ad effettuare pagamenti fino a quando il denaro si esaurisce e la BoE smette di prestarne (NdT: e quindi di crearlo "ex nihilo", dal nulla, derubando i legittimi detentori della sovranità monetaria).

L'euro nel TARGET2

Ora supponiamo che un milione di euro debba essere versato da un cliente della Société Générale ('SG') in Francia, ad un cliente della Danske Bank in Danimarca. (La Danimarca non è un membro della zona euro, ma la banca centrale danese è collegata al TARGET2). Così il cliente della Société Générale ordina alla SG stessa di effettuare il pagamento. La SG diminuisce il saldo del conto del cliente del rispettivo importo. La SG invia un ordine di pagamento su TARGET2, a cui entrambe le banche centrali sono collegate. La Banque de France riduce il saldo del conto SG in base a questo valore, e la Danmarks Nationalbank aumenta il saldo della Danske Bank per la stessa quantità. Infine, la Danske Bank accredita il conto del proprio cliente ed il pagamento è fatto.

Ma aspettate: come fa la Banque de France a pagare la Danmarks Nationalbank? Non lo fa. Non ci sono soldi "finali" nella zona euro. Le banche centrali nazionali non sistemano queste cose tra di loro. Per tutto il tempo che esse sono solventi e affidabili, questo funziona bene. Ma significa che un paese X fallito può effettuare pagamenti che non può pagare, e se tali pagamenti sono ad agenti dello stesso paese X, allora il paese X avrebbe pagato soldi a se stesso.

La struttura legale di TARGET2

Cerchiamo quindi di esplorare la struttura legale di TARGET2. Il documento rilevante è "Indirizzo della BCE, del 26 aprile 2007, relativo ad un sistema di trasferimento espresso transeuropeo automatizzato di regolamento lordo in tempo reale" (TARGET2) (BCE/2007/2)
GU L 237 dell'8.9.2007, pag. 1. Esso comprende la formulazione di contratti che disciplinano il TARGET2.

Il TARGET2 è una molteplicità di sistemi
BCE/2007/2,
Allegato II, titolo I,
Art. 3, par. 5-6

5. TARGET2 è giuridicamente strutturato come una molteplicità di sistemi di pagamento composta da tutti i sistemi componenti di TARGET2, designati come «sistemi» secondo le rispettive normative nazionali di attuazione della direttiva sulla settlement finality. TARGET2-[inserire riferimento a BC/paese] è designato come «sistema» ai sensi del [inserire la disposizione nazionale pertinente di attuazione della direttiva sulla settlement finality].

6. La partecipazione a TARGET2 ha luogo con la partecipazione a un sistema componente di TARGET2. Le presenti Condizioni descrivono i reciproci diritti ed obblighi dei partecipanti a TARGET2-[inserire riferimento a BC/paese] e della [inserire il nome della BC]. Le regole di elaborazione degli ordini di pagamento (titolo IV) si riferiscono a tutti gli ordini di pagamento immessi o ai pagamenti ricevuti da qualunque partecipante a TARGET2.

Quindi TARGET2 non è una persona giuridica, anzi non è nemmeno una cosa sola. Si tratta di una molteplicità di sistemi, ciascuno dei quali è sotto il controllo di una banca centrale.

Il TARGET2 presuppone che le banche centrali hanno un credito perfetto
BCE/2007/2 ,
Allegato II, titolo IV,
Art. 16, par. 1 e 3

1. Un partecipante può limitare l’uso della liquidità disponibile per gli ordini di pagamento nei confronti di altri partecipanti a TARGET2, escluse le BC, fissando limiti bilaterali o multilaterali. Tali limiti possono essere fissati solo in relazione a ordini di pagamento ordinari.
...

3. Con la fissazione di un limite bilaterale, il partecipante dà disposizione alla [inserire nome della BC] di non regolare un ordine di pagamento accettato se la somma dei propri ordini di pagamento ordinari in uscita verso un altro conto PM di un partecipante a TARGET2, al netto della somma di tutti i pagamenti urgenti e ordinari in entrata provenienti dal conto PM di tale partecipante a TARGET2, supera detto limite bilaterale.

Si osservi che il modello alla base di TARGET2 presuppone che le banche centrali hanno un credito perfetto.

La procedura fallimentare non si applica a una banca centrale
BCE/2007/2 ,
Allegato II, titolo IX,
Art. 34, par. 1

Sospensione e cessazione straordinaria della partecipazione

1. La partecipazione di un partecipante a TARGET2-[inserire riferimento a BC/paese] cessa con effetto immediato e senza preavviso ovvero è sospesa se si verifica uno dei seguenti eventi di default:

a) l’apertura di procedure d’insolvenza;

BCE/2007/2 ,
Allegato II, titolo I,
Art. 1 (Definizioni)
- per «partecipante» (o «partecipante diretto») (participant or direct participant) si intende un soggetto che detiene almeno un conto PM presso la [inserire nome della BC],

Le regole di insolvenza si applicano ad un partecipante, un partecipante detiene un conto Payments Module (PM) con le rispettive banche centrali, e, presumibilmente, una banca centrale non si ritiene che abbia un conto PM con se stessa. Così la procedura fallimentare non si applica ad una banca centrale.

Qual'è la giurisdizione?
BCE/2007/2 , § IV,
Art. 12, par. 1 e 3

Risoluzione delle controversie e legge applicabile

1. In caso di controversia tra le BC dell’Eurosistema relativamente al presente indirizzo, le parti interessate tentano di comporre la controversia in conformità di quanto previsto nel protocollo di intesa relativo alla procedura per la composizione delle controversie interne al SEBC.
...

3. Nel caso di una controversia del tipo di cui al paragrafo 1, i rispettivi diritti e obblighi delle parti sono determinati in via principale dalle norme e procedure stabilite nel presente indirizzo. Nelle controversie relative ai pagamenti tra i sistemi componenti TARGET2 trova applicazione, in via sussidiaria, la legge dello Stato membro in cui si trova la sede della BC dell’Eurosistema del beneficiario, a condizione che essa non contrasti con il presente indirizzo.


Questo lascia spazio ad astuzie impreviste ed a dispute conseguenti. Che cosa accadrebbe se il paese X, sul bordo del default, facesse quanto segue:

Crea un sacco di titoli di Stato, valutati generosamente, e li presta ad una banca locale amichevole.
Questa banca, usando questi titoli appena emessi come garanzia, invia i soldi sul conto di un entità di comodo nel paese Y non ìn default ed appartenente al sistema TARGET2(con X ≠ Y).
Circa la metà di questo denaro viene poi reinviato ad un'altra società nel paese X.

E adesso? I tribunali del paese Y possono decidere che il pagamento in uscita, sostenuto da garanzie dubbie, sia valido o meno. Se è valido, allora la metà del denaro restante nel paese Y è moneta buona. Se non è valido, allora l'entità di comodo del paese Y è fallita, e il suo liquidatore si rivarrà per il pagamento col paese X. Ma quest'ultimo caso verrà poi valutato dal Tribunale del paese X, le cui leggi potrebbero essere state "aggiustate" in senso sfavorevole per la condanna di tali azioni.

Nel determinare la validità dei pagamenti, la regola importante è tipicamente la legislazione locale del 1998 di attuazione della DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO che modifica la direttiva 98/26/CE concernente il carattere definitivo del regolamento nei sistemi di pagamento e nei sistemi di regolamento titoli e la direttiva 2002/47/CE relativa ai contratti di garanzia finanziaria per quanto riguarda i sistemi connessi e i crediti
(la cui implementazione è un obbligo: si veda l'allegato II, Titolo I, Art. 3, par. 5 citato sopra).

Ma la legislazione locale e la giurisprudenza potrebbe variare, quindi le autorità del paese X potrebbero complicare ulteriormente le cose con l'invio di denaro, tramite entità di comodo, in molteplici giurisdizioni del sistema TARGET2.

Alcune domande senza risposta

Questo ragionamento lascia senza risposta alcune domande sgradevoli.

In quale momento la BCE potrebbe accorgersi di cosa sta succedendo, e quindi avviare il default formale staccando la spina? La stampa finanziaria ha generalmente descritto le azioni delle autorità dell'Unione europea, nella crisi attuale, come "prendere a calci il barattolo lungo la strada". Questo passo sarebbe il contrario: la BCE direbbe che, poiché il paese X deve comunque fallire, la BCE fa avvenire il default immediatamente. Questa sarebbe una decisione difficile da prendere e da giustificare. Non è chiaro se sia legale.

Qual è la nazionalità dei dipendenti della BCE che potrebbe staccare la spina? Si può aver fiducia che non farebbero una telefonata rimandando di dieci minuti? Davvero possiamo fidarci ?

Sarebbe davvero possibile per il paese X di eseguire un atto ostile in diretta violazione degli obblighi derivanti dal trattato? Anche se no, potrebbe forse il paese X minacciare di farlo? La BCE potrebbe davvero contare sul fatto che il paese X non lo farebbe ?

Conclusione

I default sovrani sono sempre disordinati, ma un default sovrano nella zona euro può causare danni ancora maggiori, molto sparsi e non marginali, su una parte ancora ricca del mondo. La BCE lo sa sicuramente ed è per questo che continua a insistere sul non-default. La BCE intende proprio questo.

- Julian DA Wiseman
19 giugno 2011
www.jdawiseman.com

17 SETTEMBRE - OCCUPAZIONE DI PIAZZA AFFARI

Il 17 settembre negli Stati Uniti verrà occupata Wall Street e già oltre 10.000 sono le adesioni. In tante altre parti del mondo hanno organizzato lo stesso evento, come Spagna, Canada, Giappone, Inghilterra ed altre si stanno aggiungendo.
http://takethesquare.net/17s/

Anche l'Italia si unisce alla protesta contro la dittatura delle Grandi Banche Mondiali che stanno portando al fallimento molti dei governi occidentali.

Noi saremo nel fulcro milanese della Borsa e della Finanza Italiana, in Piazza Affari, e tu?


In the United States they are preparing to occupy Wall Street, in Spain they will demonstrate at the Stock-Market headquarters… What’s going to happen in your city?

Actions #AntiBanks everywhere!

International Jammers!

We call on jammers across the world to occupy financial districts on September 17:


Marco Travaglio: ecco perché le tasse conviene evaderle

Le mani nelle tasche degli italiani ladri
di Marco Travaglio, dal blog di Beppe Grillo

Sono successe molte cose, nel frattempo, oggi vorrei parlare, per quel poco che ne capisco, di manovra economica Nella giornata nella quale si festeggia la caduta di un tiranno, Gheddafi, beati libici, speriamo che presto tocchi al nostro Gheddafi, quello che baciava il Gheddafi libico fino a pochi mesi prima dell'inizio della rivolta.
Ieri poi il Presidente della Repubblica Napolitano, scamiciato, si è recato al Meeting di Rimini a benedire quest'aria di nuovo inciucio con tutti gli uomini delle banche, delle aziende statali e parastatali in prima fila, che poi sono gli sponsor del Meeting di Rimini e che si spellavano le mani essendo fra i protagonisti del disastro, non solo della finanza a causa della speculazione, ma anche dell'economia reale del nostro Paese.
C'era persino Marchionne, questo genio dell'industria che purtroppo non riesce a vendere le macchine e disgraziatamente è responsabile di un'azienda che fino a prova contraria si chiama Fabbrica Italiana Automobili Torino.
Il Presidente della Repubblica, come se fosse un marziano sceso in terra all'improvviso da pochi giorni, ha ammonito, tra le ovazione dei ciellini che hanno sempre applaudito in questi ultimi vent'anni chiunque gli venisse portato, se gli portavano Jack lo Squartatore lo applaudivano, quindi figuriamoci Napolitano non è certamente Jack Lo Squartatore né qualcosa di paragonabile ma per dire che hanno applaudito comunisti, anticomunisti, filoisraeliani, filoarabi, cattolici, atei... l'importante è che andassero a rendere omaggio e a baciare la sacra pantofola ciellina. “Da quando l'Italia e il suo debito pubblico sono stati investiti da una dura crisi di fiducia e da pesanti scosse e rischi sui mercati finanziari, siamo immersi in un angoscioso presente – dice il Capo dello Stato sceso da Marte, appunto – nell'ansia del giorno dopo, in un'obbligata e concitata ricerca di risposte urgenti.” Poi fendenti al governo, all'opposizione, “a simili condizionamenti e al dovere di decisioni immediate, non si può naturalmente sfuggire, ma non troveremo vie d'uscita soddisfacenti e durevoli, senza rivolgere la mente al passato e lo sguardo al futuro”.
Applausi, Conti, Passera, Marchionne, Enrico Letta, Maurizio Lupi ecc. ecc., la ministra Bernini, poveretta. “Dinanzi a fatti così inquietanti, davanti a crisi gravi, bisogna parlare il linguaggio della verità – ha insistito il nostro marziano Napolitano – il linguaggio della verità non induce al pessimismo ma sollecita a reagire con coraggio e lungimiranza.” Applausi scroscianti, ovazioni, gente che si strappava i capelli. “Abbiamo noi in Italia parlato in questi tre anni il linguaggio della verità? Abbiamo fatto abbastanza tutti noi che abbiamo responsabilità verso le famiglie e nei rapporti con le giovani generazioni? Stiamo attenti: dare fiducia non significa alimentare illusioni. Non si dà fiducia e non si suscitano le reazioni necessarie minimizzando, sdrammatizzando, i nodi critici della realtà ma guardandovi in faccia con intelligenza e con coraggio”.
Forse se l'avesse detto tre anni fa, quando Berlusconi negava la crisi, anzi sosteneva che era colpa di Annozero, che se Santoro non ne avesse parlato la crisi non ci sarebbe stata... ecco forse dirle tre anni fa, queste cose, al governo, forse evitare di firmare qualche legge vergogna e sollecitare qualche legge che venisse incontro ai pericoli che la crisi costituiva per il nostro Paese, forse sarebbe stato più produttivo che non andare a piangere sul latte versato, anzi peggio, a fare il mea culpa battendo il petto degli altri, anziché il proprio.
Perché Napolitano non è arrivato da Marte, naturalmente, Napolitano è in politica da diciamo sessant'anni, per essere avari? E' stato Presidente della Camera, è stato uno dei maggiori dirigenti del PCI, poi del PDS, poi dei DS. E' il Presidente della Repubblica mica da ieri, da cinque anni.
Ha sottoscritto, con il suo avallo, tutte le leggi che sono state varate in questi anni, ha nominato tutti i ministri che sono responsabili di quell'avere diffuso illusioni che ha denunciato ieri, ha messo la sua firma sotto la nomina della squadra di governo che oggi i mercati ma anche i cittadini dotati di un minimo di raziocinio, ritengono inaffidabile.
Ogni tanto ha fatto un po' la faccia storta, tipo quando gli hanno sottoposto il ministro Romano, indagato per mafia, oggi Romano è praticamente imputato perché il GIP ha ordinato l'imputazione coatta alla Procura della Repubblica che ha chiesto il rinvio a giudizio, quindi Romano ministro delle risorse agricole è imputato di concorso esterno in associazione mafiosa, e partecipa ai vertici per risolvere la crisi e per fare la manovra, partecipa a scrivere la manovra, dà consigli, interviste, siede al tavolo coi sindacati, insieme agli altri ministri economici.
Quella nomina non spetta al Presidente del Consiglio, ma al Capo dello Stato. Il presidente del Consiglio indica dei nomi e il Capo dello Stato può nominarli oppure può rimandarli indietro.
Non risulta che sia stato rimandato indietro e non risulta che quella nomina sia stata revocata nel momento in cui, addirittura, il ministro, primo caso nella storia pur disgraziata del nostro Paese, un ministro in carica viene imputato di mafia.
Quindi, meno male che Napolitano ha scoperto il debito pubblico, l'evasione fiscale. Lo scudo fiscale secondo voi chi lo ha formato, quando è stato presentato come decreto nel 2009, il secondo anno del terzo governo Berlusconi? L'ha firmato Napolitano. Il Fatto Quotidiano, appena nato, fece una petizione, raccolse 50.000 o 60.000 firme per chiedere al Presidente della Repubblica di non firmare lo scudo fiscale. Fu firmato e adesso lo stesso che ha firmato lo scudo fiscale ci viene a dire che c'è un problema di evasione fiscale? Lo sappiamo, hai firmato lo scudo!
E ancora: il debito pubblico. Il debito pubblico non è mica il peccato originale, non ce lo portiamo mica dalla nascita. Il debito pubblico nasce con certe politiche, negli anni '80, le politiche di Craxi, Andreotti, Forlani e di quelli che sostenevano il Craxismo. Chi era il leader della corrente del Partito Comunista che voleva fare l'alleanza con Craxi? Napolitano. Chi è che attaccò Berlinguer quando parlò di questione morale facendo infuriare Craxi che ovviamente se ne sentiva toccato? Napolitano, il capo dei miglioristi filosocialisti e filocraxiani. Quindi, forse, il petto sarebbe bene ciascuno cominciasse a batterlo su di sé e non sugli altri.
Ma, detto questo, la manovra sta approdando in Parlamento e praticamente del decreto che è stato varato dal Governo con la firma di Napolitano i giorni della burrasca finanziaria poco prima di ferragosto, non c'è più traccia. Quasi tutti i capisaldi di quella manovra stanno saltando perché coloro che li avevano fissati si sono nel frattempo pentiti di fronte all'impopolarità delle misure che avevano adottato. Per cui, la supertassa per chi dichiara oltre i 90.000 euro pare che Berlusconi non la voglia più mettere, i tagli dei comuni, dei piccoli comuni, pare che la Lega non li voglia più, il sacrificio delle famose 38-39 provincie si sta riducendo a lumicino perché è rinviato a quando ci sarà un nuovo censimento e nel frattempo le provincie stanno cercando accorpamenti per salvarsi quasi tutte. I sacrifici chiesti agli Statali, ovviamente, fanno perdere altri voti e quindi si cerca di limarli, e così vengono fuori nuove proposte.
Anticipare la riforma delle pensioni che allunga l'età pensionabile e che era prevista per circa fra dieci anni, oppure abolire tutte le provincie anziché soltanto qualcuna, oppure ritassare con un contributo di solidarietà, i capitali che sono rientrati grazie allo scudo fiscale ma i cui titolari hanno dovuto pagare, due anni fa, quel misero 5% che comunque era già un enormità rispetto al precedente del 2002 dove addirittura si fecero i capitali sporchi o evasi dall'estero pagando il 2,5%.
Tutte proposte di cui si parla sui giornali per fare un gran casino, ma che non hanno nessuna possibilità di essere varate perché sono quelle giuste. Alzare l'età pensionabile in un Paese sempre più vecchio che ha l'età pensionabile più bassa d'Europa è evidente che è da fare subito, non fra dieci anni, escludendo ovviamente i lavori usuranti, ci mancherebbe altro, ma il problema nostro sono le pensioni baby, vecchio serbatoio di clientelismo insieme a quelle false di invalidità.
L'abolizione di tutte le provincie... come si fa ad abolire i piccoli comuni? Sono il cuore pulsante dell'Italia delle famose cento città: questi pur di non abolire le provincie voglio abolire i piccoli comuni, che ovviamente sono in rivolta non per mantenere le cadreghe perché nei piccoli comuni gli emolumenti sono pari a quasi zero, non si risparmierebbe quasi nulla nei tagli alla casta che erano auspicati, mentre tagliando le provincie si risparmierebbero strutturalmente ogni anno chi dice 13, chi dice 15, chi di più miliardi di euro all'anno.
E chiedendo un altro contributo ai titolari dei capitali scudati ad appena il 5% si guadagnerebbero un sacco di soldi. Si tratta semplicemente di scegliere se mettere le mani nelle tasche degli onesti o metterle nelle tasche dei disonesti.
C'è un fortunato slogan del Cavaliere che lo ripete come un mantra da 17 anni: “noi non mettiamo le mani nelle tasche degli Italiani” come se ci fosse qualcosa di male nel fatto che lo Stato chiede ai cittadini di contribuire in proporzione a quello che hanno al bene pubblico, anche al bene dei medesimi che contribuiscono.
Il compianto Padoa Schioppa disse: “il concetto delle tasse è bellissimo” perché chi ha di più contribuisce di più, questa è educazione civica. Non disse le tasse sono bellissime per come sono organizzate iniquamente in Italia, disse il concetto di tassa, di imposta è bellissimo, quello sul quale si fonda uno Stato, una comunità. Mettere le mani delle tasche degli italiani è un dovere dello Stato, non è una rapina. Berlusconi ci ha fatto credere che sia una rapina perché nel suo retropensiero mettere le mani nelle tasche degli italiani significa fare una cosa equa e le cose eque a lui non piacciono, perché lui non vuole mettere le mani nelle tasche dei ladri, degli evasori, perché lui e le sue aziende sono celebri per avere più volte eluso o addirittura evaso le tasse, vedi tutti i condoni che hanno fatto e vedi la legge per Mondadori che l'hanno scorso ha potuto chiudere pagando 8 milioni di euro un contenzioso con l'agenzia delle entrate che durava da vent'anni e che di euro gliene chiedeva 176 milioni, non 8.
Senza contare un altro contenzioso che Berlusconi ha con Mediolanum con l'agenzia delle entrate e la guardia di finanza che gli chiedono 282 milioni di tasse in più di quelle che hanno pagato sostenendo che hanno esterovestito delle attività trasferendole su una società irlandese, trasferendo attività in Irlanda, dove la tassazione è evidentemente più vantaggiosa.
Questo è quello che pensa lui quando dice “non metteremo le mani nelle tasche degli italiani”. Se esistesse un'opposizione dovrebbe controbattere dicendo “Noi vogliamo che metti le mani nelle tasche degli italiani ladri. Questo devi fare. Mettere le mani nelle tasche degli italiani ladri”. E come si fa? E' semplicissimo.
Si va a vedere quanti soldi guadagnano i ladri, parlo dei ladri naturalmente che si macchiano di reati finanziari ed economici, noi dei ladruncoli da strada. I ladruncoli da strada vanno messi in galera come tutti i grandi ladri, ma mentre contro il furto per le strade non c'è altro modo se non quello di acchiappare i ladri e di migliorare le attività repressive e punitive o anche preventive, contro i grandi ladri ci sono molte cose da fare perché in questi anni sono state fatte leggi che li hanno favoriti, quindi vanno smantellate e vanno come sempre si fa quando c'è un'emergenza criminale aumentate le pene. Quando c'è l'emergenza incendi si aumentano le pene per quelli che incendiano i boschi, quando c'è l'emergenza stupri si aumentano le pene per gli stupratori, quando c'è l'emergenza furti si aumentano le pene per i ladri. Il ladro che ruba il portafoglio o che svaligia l'appartamento può essere condannato a pene che arrivano fino a vent'anni di reclusione. Uno che ruba falsificando i bilanci o facendosi corrompere o evadendo il fisco rischia in concreto pene di un anno e mezzo, due anni, due anni e mezzo. Tutte esenti da carcere, sia preventivo sia dopo la sentenza. Che effetto deterrente possono avere pene del genere? E' evidente che come si fa per i piromani, per gli stupratori, per i ladri di strada, per gli immigrati che delinquono anche soltanto immigrando, bisogna aumentare le pene.
E noi abbiamo fatto una proposta, lo scorso anno sul Fatto Quotidiano, per un'organica legge anticorruzione che copriva anche altri tipi di reati finanziari.
Primo: ratificare finalmente la convenzione penale del Consiglio D'Europa del 1999 sottoscritta anche dal nostro Paese come da tutti gli Stati membri e mai ratificata dal nostro Parlamento. Perché non la vogliono ratificare? Mica perché se ne dimenticano, perché contiene degli impegni di punire severamente anche dei reati che in Italia non sono previsti come reati, e che sono diffusissimi. Sono i reati delle cricche: traffico di influenze illecite, autoriciclaggio, corruzione fra privati.
Oggi in Italia se il capo dell'ufficio acquisti di un'azienda privata prende le stecche dal fornitore per dare sempre a lui le forniture così la sua aziende ci rimette perché prende le forniture non dall'azienda più conveniente ma da quella che paga le mazzette al capo ufficio acquisti, visto che tutto si svolge all'interno di un'area privata non è punibile. In altri Paesi sì, per questo negli altri Paesi le aziende vanno mediamente meglio che le nostre: anche per questo.
Da noi non è reato l'autoriciclaggio: io commetto un reato, intasco il bottino, mi riciclo da solo il bottino, me lo ripulisco, me lo lavo con attività di riciclaggio, se il riciclaggio della refurtiva mia lo faccio io non è reato, se invece me lo fa un altro è reato di riciclaggio. Vi sembra normale una cosa del genere? Vi sembra normale che uno che ricicla una tangente che ha ricevuto non risponde di autoriciclaggio? Vi pare normale che uno che ricicla i proventi delle sue evasioni fiscali non risponda di autoriciclaggio, mentre se lo fa fare a un altro quell'altro ne risponde? E' una follia. Noi non abbiamo l'autoriciclaggio, pensate l'autoriciclaggio mafioso: i mafiosi che si riciclano in attività lecite i proventi del traffico di droga o delle estorsioni, del pizzo o di altri traffici da armi a rifiuti tossici. Se lo fanno in proprio è autoriciclaggio e in Italia non è punito. Non ratifichiamo la convenzione e non puniamo l'autoriciclaggio da 12 anni, nel frattempo son passate maggioranze di destra e sinistra. Era il 1999 quando gli Stati Membri del Consiglio d'Europa hanno approvato quella convenzione, persino il Vaticano e la Russia hanno ratificato la convenzione di anticorruzione, noi no
Allo stesso modo il traffico di influenze illecite: quando uno spendendo il proprio nome e il proprio potere promette di intervenire a vantaggio di questo e di quello, per favorirlo. Anche questo non è reato in Italia, il traffico di influenze illecite è reato in tutti i Paesi seri.
Questa è la prima cosa da fare, la seconda è ripristinare il reato di falso in bilancio, che ora è una burletta, impunibile e improcessabile dal 2002.
Terzo riformare la prescrizione, che falcidia soprattutto i processi ai ricchi che hanno avvocati importanti e possono pagarli anche per molti anni pur di ottenere l'impunità alla fine. La prescrizione deve fermarsi al momento della richiesta del rinvio a giudizio: quando il PM esercita l'azione penale niente più prescrizione. Il processo se inizia finisce, così non c'è più aspettativa di farla franca.
Perché uno dovrebbe aspettare vent'anni per essere condannato se è colpevole? Nel frattempo paga le parcelle dell'avvocato, tanto vale patteggiare subito, restituire il maltolto, prendere qualche sconto di pena e levarsi dalle palle.
Rilanciare di nuovo le proposte che la commissione Mastella. L'unica cosa che ha fatto di buono nella sua vita quand'era ministro della giustizia fu una commissione per una giustizia che si autofinanziasse, recuperando più facilmente il bottino dei vari reati e rimettendolo in circolazione per il migliore funzionamento della giustizia, per pagare i poliziotti, le intercettazioni, gli agenti penitenziari, per costruire nuove carceri. Una giustizia che si autofinanzia recuperando il bottino dei reati che riesce a scoprire e a perseguire. In questa commissione c'erano teste come Davigo, Greco, i magistrati di Mani Pulite. Avevano messo anche una proposta interessantissima: se fai ricorso in appello e in cassazione e si scopre che il tuo ricorso era infondato e l'hai presentato solo per perdere tempo e arrivare alla prescrizione, ci deve essere un filtro, ci devi rimettere qualcosa se fai appello pretestuosamente per perdere tempo e far spendere soldi e tempo alla giustizia. Cauzione. Fai appello, metti una cauzione; se ti danno ragione o si stabilisce che c'erano elementi perché tu presentassi appello o ricorso allora la cauzione te la riprendi. Se il giudice stabilisce che l'appello non stava né in cielo né in terra la cauzione la incamera la giustizia e la usa per funzionare meglio.
Queste sono proposte da recuperare perché fanno recuperare soldi, un sacco di soldi.
Pensate soltanto al fatto che in Italia ogni anno ci sono 80.000 ricorsi in Cassazione. Pensate se si mettesse una cauzione per ogni ricorso in Cassazione di 10 euro: sarebbero 800.000 euro all'anno che lo Stato incasserebbe. Se la cauzione fosse di 50 euro lo Stato incasserebbe 50 per 80.000... sarebbero addirittura 4 milioni di euro all'anno. Pensate quanti soldi. Tenete presente, per dare un parametro, che ogni anno le intercettazioni, tutte le intercettazioni che si fanno in Italia, costano circa 200 massimo 300 milioni di euro. Pensate soltanto con le cauzioni si finanzierebbero tutte le intercettazioni.
Quinto: riformare i reati fiscali con una legislazione all'americana. Triplicare le pene che oggi sono irrisorie. Pensate che il reato fiscale oggi è di due tipi: quello più diffuso che è la dichiarazione infedele prevede una pena massima di 3 anni, che in concreto si risolve in pochi mesi, in pochi giorni con tutti gli sconti e le attenuanti.
Il reato più raro, più difficile da commettere, la frode fiscale, prevede una pena massima di 6 anni. Il furto aggravato fino a vent'anni.
Quanti soldi può rubare uno con un furto aggravato? 20 anni di galera, pena massima.
Rispetto a uno che evade le tasse, 6 anni di pena massima con la frode fiscale, 3 anni con la dichiarazione infedele. Attenzione, perché questi sono reati, penalmente perseguibili, solo sopra le soglie di non punibilità istituite dal centrosinistra, una enorme area di franchigia per gli evasori che sotto le soglie non vanno in tribunali, ma risolvono davanti alle commissioni tributarie in via amministrative con multine che nessuno paga.
Sapete quanto sono le soglie? Perché sia reato la frode fiscale de superare i 50.000 euro di imposta evasa, cioè uno deve guadagnare più di 100.000 euro e non pagare una lira di quei 50.000 euro che dovrebbe pagare. Mentre per la dichiarazione infedele bisogna superare i 100.000 euro perché sia reato, guadagnandone tipo 200.000 e non pagando una lira. Voi capire che è quasi impossibile, lo fanno in pochissimi. Di solito si evade poco per volta oppure si evade soltanto una parte di quello che si è guadagnato. L'evasore totale non è così frequente, perché è più facile prenderlo.
Si è stabilito un meccanismo tale per cui è impossibile o quasi finire sotto processo e se si finisce sotto processo è quasi impossibile finire in galera, essere condannati in tempo prima che scatti la prescrizione, visto che tra l'altro gli accertamenti sulle dichiarazioni dei redditi vengono fatti due anni dopo, quindi quando il reato viene scoperto la prescrizione ha già cominciato a galoppare da due anni, quando inizia il processo è tutto prescritto. Ecco perché è così conveniente evadere, ecco perché evadono così tanti.
Triplicando le pene e aumentando gli accertamenti ed abolendo le soglie di non punibilità è evidente che l'effetto deterrente sarebbe maggiore. Vedremmo gli evasori entrare in galera a frotte come negli Stati Uniti, dove ci sono interi penitenziari pieni di gente che ha evaso le tasse e va in giro in tuta arancione e le catene ai piedi, e gli passa la voglia, a molti almeno.
Queste sono le cose da fare, queste sarebbero le cose da fare per mettere le mani nelle tasche dei ladri e non dei cittadini onesti.

Riscoprire i tabù dell'economia

Riscoprire i tabù dell'economia
di Alberto Filippi - 22/08/2011

Fonte: Movimento per la Decrescita Felice


L'ultimo attacco scatenato dalla speculazione contro i titoli del debito pubblico italiano e spagnolo, aveva un preciso scopo: far lievitare il loro rendimento al di sopra dei tassi dei prestiti bancari. In pochi giorni la differenza fra un BTP trentennale e un mutuo trentennale ha superato il punto percentuale per il tasso fisso e i due punti per il variabile. Mai si era assistito a un simile evento fuori da ogni logica economica.
Spingendo la volatilità al massimo la speculazione ha ottenuto un triplice risultato:
1) conseguire considerevoli utili puntando al ribasso;
2) costringere la BCE a intervenire subito, acquistando titoli dei due stati, per eliminare quell'anomalia che, se fosse continuata, avrebbe ridotto al lumicino l'accesso al credito, poiché le stesse banche italiane, visti i rendimenti, avevano già cominciato a investire la propria liquidità in titoli di stato, preferendoli ad affidamenti più rischiosi in favore delle piccole/medie imprese e privati;
3) conseguire ulteriori utili al rialzo, con la sicurezza matematica che l'intervento della BCE avrebbe fatto salire i corsi.
Al G20 di Toronto, con il pretesto di uscire dalla crisi mondiale, provocata dalla speculazione, il summit aveva varato un programma di austerità e rilancio, condito dalla peggiore ricetta liberista, alla quale si dovevano sottoporre i paesi più colpiti, fra i quali l'Italia, per risanare i bilanci e assicurare la redimibilità del proprio debito pubblico.
Serge Latouche in un suo lungo articolo apparso sul manifesto del 27 luglio u.s. ha sintetizzato l'accordo finale: “ Recupero controllato nel rigore e austerità temperata nello stimolo” che il consigliere di Sarkozy, Alain Minc, ha tradotto con un neologismo : “ Si deve premere sia sul freno che sull'acceleratore”. In definitiva il G20 ha dimostrato tutta la sua debolezza e incapacità di contrastare la lobby della finanza mondiale.
L'articolo è interessante perché sviscera le debolezze degli stati occidentali, compresi Germania e Stati Uniti, succubi del potere finanziario al punto di privarsi delle uniche difese economiche in loro possesso che sono state trasformate in tabù improponibili: :nazionalizzazioni, inflazione, protezionismo e il ritorno alla moneta nazionale. Perfino la proposta minimale della Tobin Tax è stata rigettata dai mercati finanziari.
Anche se la vicenda dell'Islanda non può essere paragonata a quella di Grecia, Italia e Spagna, è significativa. Con due referendum i cittadini hanno respinto a grandissima maggioranza le proposte di risanamento del debito dei governi di centro-destra e sinistra, iniziando una vera e propria rivoluzione, attraverso un progetto di nuova costituzione che prevede un vero e proprio controllo telematico dei cittadini sulla politica, affidato a 25 saggi senza tessere di partito.
Le banche sono state nazionalizzate e per quanto riguarda la loro esposizione debitoria privata e pubblica con l'estero, la restituzione, se avverrà, avrà tempi lunghissimi. Non essendo sottoposti a vincoli europei e di moneta unica, gli islandesi si sono svincolati dal potere delle lobbies finanziarie e hanno proceduto a svalutazioni di comodo della loro corona ISK. Un primo risultato della rivoluzione c'è stato, il boom delle nascite, segno di fiducia nel futuro.
Forse ha ragione Latouche: i tabù vanno riscoperti poiché austerità e crescita sono incompatibili proprio come il freno e l'acceleratore.