mercoledì 24 agosto 2011
Bankitalia, tutto un magna-magna
Bankitalia tempio del rigore ?
No, è tutto un magna-magna
A loro quel prelievo del 5% (sopra i 90 mila euro) e del 10% (sopra i 150 mila euro) era già scattato fra la fine del 2010 e l’inizio del 2011 sulla base di un decreto legge del 31 maggio 2010 che tagliava gli stipendi più alti dei dipendenti pubblici. Banca d’Italia ha la sua autonomia, e non è che il taglio sia scattato in automatico in via Nazionale. Ma di fronte al pressing dell’opinione pubblica e anche per essere coerente con le proprie prediche, il governatore Mario Draghi decise di estendere in quel territorio riservato la legge che nel resto d’Italia valeva per tutti i dipendenti pubblici. Con il nuovo decreto però le norme a cui Draghi e i il direttorio facevano riferimento, sono state abrogate. Per questo si è stappato lo spumante in banca: i tagli dei loro stipendi sono salvi. E anche quel che finora è avvenuto dovrà essere restituito. Certo, anche lì come accadrà a tutti gli altri italiani, si dovrà pagare il contributo di solidarietà. Ma anche nella peggiore delle ipotesi sarà più leggero: è deducibile (i tagli precedenti non lo erano) e quindi verrà dimezzato. Può essere che venga ulteriormente alleggerito durante il passaggio parlamentare, magari verrà calibrato secondo il quoziente familiare, può anche essere che salti tutto o in parte. La notizia quindi è certa: le buste paga in Bankitalia verranno rimpinguate, e non di poco.
Funziona tutto a rovescio lì fra le mura di via Nazionale. Si passa il giorno a tuonare contro il resto del Paese che vive al di sopra delle sue possibilità, e in Banca di Italia la possibilità crescono, si allargano a dismisura, sembrano più vicine a quelle di una corte reale che ai già generosi palazzi contigui della Repubblica. Il bando sui servizi di ristorazione che regola la pagnotta quotidiana sia nelle foresterie dei piani nobili che nelle più ordinarie mense sembra essere nato da Buckingham Palace e non da quel severo custode del rigore e del risparmio pubblico che la Banca d’Italia è, almeno nell’immaginario collettivo. Potrebbe trattarsi solo di uno sfizio, o di una particolare estrema attenzione alla buona alimentazione. Ma non è un caso isolato: il mondo capovolto sembra davvero essere la regola in via Nazionale.
Basta prendere i contratti del personale. Anche lì i sindacati come ovunque si lamentano ogni tre per due. Eppure l’ultimo ha regalato scatti trasversali che si sognano altri dipendenti del settore pubblico e di quello privato, facendo lievitare oltremodo la spesa per il personale. Nel 2009 la media degli stipendi pro capite in Banca di Italia era di 93.800 euro. L’anno scorso è salita a 95.900 euro. Con gli oneri accessori il dato medio delle retribuzioni è stato addirittura di 114.900 euro. Non ci sono molti altri posti dove si possano vantare buste paga medie così elevate. Le prediche del Governatore dunque sono assai efficaci fuori, un po’ meno dentro le mura.
Non molto diverso il doppio concetto che in Banca di Italia si ha del welfare. Quello italiano dovrebbe tirare la cinghia, ridurre la spesa sanitaria e quella pensionistica, alzando l’età del meritato riposo. All’interno della Banca il concetto è capovolto. Nel 2010 sono state mandate via 511 persone, e buona parte di queste (uno su tre) grazie agli scivoli (53 milioni di euro) pagati dalla banca verso il pensionamento anticipato di anzianità. In bilancio sono stati subito accantonati ulteriori 23 milioni e nel primo bimestre 2011 altri 119 se ne sono andati via dalla banca centrale, e la metà (56) si sono presi lo scivolo verso la pensione di anzianità. Quindi lì si fa quel che si vorrebbe (giustamente) vietare al resto di Italia.
Non male a proposito di welfare anche l’ultimo accordo sottoscritto dai dipendenti sulla assistenza sanitaria. La polizza assicurativa attuale costava 1.180 euro all’anno: 830 li metteva la banca centrale, e 350 ciascun dipendente. La nuova formula sottoscritta a luglio allarga il campo delle prestazioni, prevede una polizza base di 1.250 euro, di cui 1.180 saranno a carico della banca e solo 70 pagate dai dipendenti. E’ come se nella sistema sanitario nazionale invece di mettere i ticket ai cittadini si fossero allargate invece le prestazioni a carico dello Stato.
Nel mondo che vive alla rovescia, mentre l’Italia tira la cinghia e vive preoccupata dalla crisi, in Banca d’Italia i dipendenti hanno una sola preoccupazione: le promozioni a condirettore e gli avanzamenti di carriera per cui da settembre saranno sottoposti a prove di valutazione che ritengono troppo stringenti. Ma di promozioni dicono che c’è gran bisogno: fin qui nel 2011 hanno avuto lo scatto di grado solo 95 dipendenti e da un po’ di tempo non si stava largheggiando. 69 promozioni nel 2010, 79 nel 2009, 92 nel 2008, 78 nel 2007. Certo, uno lavora tutto il giorno senza mai protestare e si immagina di potere fare carriera un po’ più velocemente. Se Draghi era di manica corta, magari il suo successore largheggerà un po’…
di Franco Bechis
22/08/2011
La finanza e/o il mondo reale
Fonte: il fatto quotidiano
La crisi, secondo Giulio Sapelli, docente di storia dell’economia presso l’Università Statale di Milano, la stanno creando i decisori incapaci di assumere posizioni chiare e, in primis, il presidente della Bce, Jean Claude Trichet. “La prima cosa da fare è mettere immediatamente mano alla riforma del sistema finanziario. Bisogna riapplicare tutte le norme che erano state varate dopo la crisi del 1929, separando le banche commerciali da quelle d’investimento. I dati che sono emersi sul comportamento delle banche che hanno ricevuto ingenti risorse dalla Fed sono lì a parlare da sole: 16000 miliardi di dollari che sono stati utilizzati per fare giochi finanziari invece che per sostenere investimenti dell’economia reale”.
Sapelli fa riferimento alle conclusioni del GAO (Governement Accountability Office, la ragioneria dello Stato in versione Usa) che a luglio ha trasmesso al Congressoun voluminoso rapporto su come sono stati utilizzati 16 trilioni di dollari (16000 miliardi!!) erogati come prestiti a tasso zero. La lista degli istituti beneficiari figura a pagina 131 del rapporto. Ovviamente figurano tutte le principali banche Usa, Giapponesi e Europee: Citigroup (Usa): 2.500 miliardi di dollari (una volta e un quarto la ricchezza prodotta in un anno dall’Italia e quasi sei volte quella del Belgio), Morgan Stanley (Usa): 2.040 miliardi di dollari, Merrill Lynch (Usa): 1.949 miliardi di dollari, Bank of America (Usa): 1.344 miliardi di dollari,Barclays Plc (Regno unito): 868 miliardi di dollari, Bear Sterns(Usa): 853 miliardi di dollari, Goldman Sachs(Usa) : 814 miliardi di dollari, Royal Bank of Scotland (Uk): 541 miliardi di dollari, JP Morgan Chase(Usa): 391 miliardi di dollari, Deutsche Bank (D): 354 miliardi di dollari,UBS (Svi) 287 miliardi di dollari,Credit Suisse (Svi): 262 miliardi di dollari, Lehman Brothers(Usa): 183 miliardi di dollari, Bank of Scotland (Uk): 181 miliardi di dollari, Bnp Paribas (F): 175 miliardi di dollari.“Credo che sia indispensabile arginare logiche finanziarie che nulla hanno a che fare con il mondo reale: basta pensare che i titoli di stato hanno come collaterali dei derivati perché la stabilità del sistema economico mondiale viene messa nelle mani di un oligopolio internazionale come oggi è il sistema finanziario”.
Professore ma non bisogna prima di tutto riportare sotto controllo i conti pubblici?
“Certo misure per migliorare i saldi degli stati vanno prese ma prima di tutto vanno ricostruite le condizioni economiche e sociali perché non si distruggano le economie e la coesione sociale. Purtroppo io vedo un filo rosso tra situazione economica, incapacità della politica di fare scelte collettive per far uscire i paesi dalla stagflazione e le rivolte di Londra”
Quindi non c’è il rigore avanti tutto?
“Assolutamente no. Al secondo posto degli interventi da fare per creare le condizioni per non uscire tutti morti da questa crisi è togliere la Bce dalle mani del signor Clouzeau, come ormai possiamo chiamare Jean Claude Trichet. La Banca centrale va liberata dall’egemonia tedesca che con la sua politica anti-inflazionistica ci spinge se non in una seconda recessione in una pesante stagflazione”
Le imprese, però, sono tornate a fare profitti come prima dello scoppio della bolla immobiliare e del debito ma non investono e i consumi sono stagnanti?
“Perché abbiamo bisogno del terzo intervento fondamentale per uscire da questa crisi: liberare dal fisco i redditi da lavoro e capitale industriale (quindi giù l’Irpef e via l’Irap), aumentare l’Iva soprattutto sui beni di lusso e spostare la fiscalità sulla rendita e sulle attività finanziarie speculative. Mi rendo conto che non è semplice, anche perché Obama, che aveva promesso grandi riforme a cominciare dalla Volcker rule cioè la separazione tra banche commerciali e d’investimento, si è fatto bloccare dalle lobby di Wall Street in una furibonda spaccatura della business community statunitense che non si vedeva da tempo”.
martedì 23 agosto 2011
Come un paese della zona euro, in default, può stampare euro
17 SETTEMBRE - OCCUPAZIONE DI PIAZZA AFFARI
http://takethesquare.net/17s/
Anche l'Italia si unisce alla protesta contro la dittatura delle Grandi Banche Mondiali che stanno portando al fallimento molti dei governi occidentali.
Noi saremo nel fulcro milanese della Borsa e della Finanza Italiana, in Piazza Affari, e tu?
In the United States they are preparing to occupy Wall Street, in Spain they will demonstrate at the Stock-Market headquarters… What’s going to happen in your city?
Actions #AntiBanks everywhere!
International Jammers!
We call on jammers across the world to occupy financial districts on September 17:
- #TOMALABOLSA in Madrid, Spain – Read the plan of action. (Confirmed)
- in Paris, France (Confirmed, Assembly is deciding place)
- #USDORSF San Francisco, USA – Read the plan of action.(Confirmed)
- #USDORLosA Los Angeles, USA – Read the plan of action. (Confirmed)
- #OCCUPYWALLSTREET in New York, USA – Read the plan of action. (Confirmed)
- #OCCUPYBAYSTREET in Toronto, Canada
- #OCCUPYCANARYWHARF in London, UK
- #OCCUPYMARTINPLACE in Sydney, Australia
- #OCCUPYBANKENVIERTEL in Frankfurt, Germany
- #OCCUPYMARUNOUCHI in Tokyo, Japan
Marco Travaglio: ecco perché le tasse conviene evaderle
di Marco Travaglio, dal blog di Beppe Grillo
Ieri poi il Presidente della Repubblica Napolitano, scamiciato, si è recato al Meeting di Rimini a benedire quest'aria di nuovo inciucio con tutti gli uomini delle banche, delle aziende statali e parastatali in prima fila, che poi sono gli sponsor del Meeting di Rimini e che si spellavano le mani essendo fra i protagonisti del disastro, non solo della finanza a causa della speculazione, ma anche dell'economia reale del nostro Paese.
C'era persino Marchionne, questo genio dell'industria che purtroppo non riesce a vendere le macchine e disgraziatamente è responsabile di un'azienda che fino a prova contraria si chiama Fabbrica Italiana Automobili Torino.
Il Presidente della Repubblica, come se fosse un marziano sceso in terra all'improvviso da pochi giorni, ha ammonito, tra le ovazione dei ciellini che hanno sempre applaudito in questi ultimi vent'anni chiunque gli venisse portato, se gli portavano Jack lo Squartatore lo applaudivano, quindi figuriamoci Napolitano non è certamente Jack Lo Squartatore né qualcosa di paragonabile ma per dire che hanno applaudito comunisti, anticomunisti, filoisraeliani, filoarabi, cattolici, atei... l'importante è che andassero a rendere omaggio e a baciare la sacra pantofola ciellina. “Da quando l'Italia e il suo debito pubblico sono stati investiti da una dura crisi di fiducia e da pesanti scosse e rischi sui mercati finanziari, siamo immersi in un angoscioso presente – dice il Capo dello Stato sceso da Marte, appunto – nell'ansia del giorno dopo, in un'obbligata e concitata ricerca di risposte urgenti.” Poi fendenti al governo, all'opposizione, “a simili condizionamenti e al dovere di decisioni immediate, non si può naturalmente sfuggire, ma non troveremo vie d'uscita soddisfacenti e durevoli, senza rivolgere la mente al passato e lo sguardo al futuro”.
Applausi, Conti, Passera, Marchionne, Enrico Letta, Maurizio Lupi ecc. ecc., la ministra Bernini, poveretta. “Dinanzi a fatti così inquietanti, davanti a crisi gravi, bisogna parlare il linguaggio della verità – ha insistito il nostro marziano Napolitano – il linguaggio della verità non induce al pessimismo ma sollecita a reagire con coraggio e lungimiranza.” Applausi scroscianti, ovazioni, gente che si strappava i capelli. “Abbiamo noi in Italia parlato in questi tre anni il linguaggio della verità? Abbiamo fatto abbastanza tutti noi che abbiamo responsabilità verso le famiglie e nei rapporti con le giovani generazioni? Stiamo attenti: dare fiducia non significa alimentare illusioni. Non si dà fiducia e non si suscitano le reazioni necessarie minimizzando, sdrammatizzando, i nodi critici della realtà ma guardandovi in faccia con intelligenza e con coraggio”.
Forse se l'avesse detto tre anni fa, quando Berlusconi negava la crisi, anzi sosteneva che era colpa di Annozero, che se Santoro non ne avesse parlato la crisi non ci sarebbe stata... ecco forse dirle tre anni fa, queste cose, al governo, forse evitare di firmare qualche legge vergogna e sollecitare qualche legge che venisse incontro ai pericoli che la crisi costituiva per il nostro Paese, forse sarebbe stato più produttivo che non andare a piangere sul latte versato, anzi peggio, a fare il mea culpa battendo il petto degli altri, anziché il proprio.
Perché Napolitano non è arrivato da Marte, naturalmente, Napolitano è in politica da diciamo sessant'anni, per essere avari? E' stato Presidente della Camera, è stato uno dei maggiori dirigenti del PCI, poi del PDS, poi dei DS. E' il Presidente della Repubblica mica da ieri, da cinque anni.
Ha sottoscritto, con il suo avallo, tutte le leggi che sono state varate in questi anni, ha nominato tutti i ministri che sono responsabili di quell'avere diffuso illusioni che ha denunciato ieri, ha messo la sua firma sotto la nomina della squadra di governo che oggi i mercati ma anche i cittadini dotati di un minimo di raziocinio, ritengono inaffidabile.
Ogni tanto ha fatto un po' la faccia storta, tipo quando gli hanno sottoposto il ministro Romano, indagato per mafia, oggi Romano è praticamente imputato perché il GIP ha ordinato l'imputazione coatta alla Procura della Repubblica che ha chiesto il rinvio a giudizio, quindi Romano ministro delle risorse agricole è imputato di concorso esterno in associazione mafiosa, e partecipa ai vertici per risolvere la crisi e per fare la manovra, partecipa a scrivere la manovra, dà consigli, interviste, siede al tavolo coi sindacati, insieme agli altri ministri economici.
Quella nomina non spetta al Presidente del Consiglio, ma al Capo dello Stato. Il presidente del Consiglio indica dei nomi e il Capo dello Stato può nominarli oppure può rimandarli indietro.
Non risulta che sia stato rimandato indietro e non risulta che quella nomina sia stata revocata nel momento in cui, addirittura, il ministro, primo caso nella storia pur disgraziata del nostro Paese, un ministro in carica viene imputato di mafia.
Quindi, meno male che Napolitano ha scoperto il debito pubblico, l'evasione fiscale. Lo scudo fiscale secondo voi chi lo ha formato, quando è stato presentato come decreto nel 2009, il secondo anno del terzo governo Berlusconi? L'ha firmato Napolitano. Il Fatto Quotidiano, appena nato, fece una petizione, raccolse 50.000 o 60.000 firme per chiedere al Presidente della Repubblica di non firmare lo scudo fiscale. Fu firmato e adesso lo stesso che ha firmato lo scudo fiscale ci viene a dire che c'è un problema di evasione fiscale? Lo sappiamo, hai firmato lo scudo!
E ancora: il debito pubblico. Il debito pubblico non è mica il peccato originale, non ce lo portiamo mica dalla nascita. Il debito pubblico nasce con certe politiche, negli anni '80, le politiche di Craxi, Andreotti, Forlani e di quelli che sostenevano il Craxismo. Chi era il leader della corrente del Partito Comunista che voleva fare l'alleanza con Craxi? Napolitano. Chi è che attaccò Berlinguer quando parlò di questione morale facendo infuriare Craxi che ovviamente se ne sentiva toccato? Napolitano, il capo dei miglioristi filosocialisti e filocraxiani. Quindi, forse, il petto sarebbe bene ciascuno cominciasse a batterlo su di sé e non sugli altri.
Ma, detto questo, la manovra sta approdando in Parlamento e praticamente del decreto che è stato varato dal Governo con la firma di Napolitano i giorni della burrasca finanziaria poco prima di ferragosto, non c'è più traccia. Quasi tutti i capisaldi di quella manovra stanno saltando perché coloro che li avevano fissati si sono nel frattempo pentiti di fronte all'impopolarità delle misure che avevano adottato. Per cui, la supertassa per chi dichiara oltre i 90.000 euro pare che Berlusconi non la voglia più mettere, i tagli dei comuni, dei piccoli comuni, pare che la Lega non li voglia più, il sacrificio delle famose 38-39 provincie si sta riducendo a lumicino perché è rinviato a quando ci sarà un nuovo censimento e nel frattempo le provincie stanno cercando accorpamenti per salvarsi quasi tutte. I sacrifici chiesti agli Statali, ovviamente, fanno perdere altri voti e quindi si cerca di limarli, e così vengono fuori nuove proposte.
Anticipare la riforma delle pensioni che allunga l'età pensionabile e che era prevista per circa fra dieci anni, oppure abolire tutte le provincie anziché soltanto qualcuna, oppure ritassare con un contributo di solidarietà, i capitali che sono rientrati grazie allo scudo fiscale ma i cui titolari hanno dovuto pagare, due anni fa, quel misero 5% che comunque era già un enormità rispetto al precedente del 2002 dove addirittura si fecero i capitali sporchi o evasi dall'estero pagando il 2,5%.
Tutte proposte di cui si parla sui giornali per fare un gran casino, ma che non hanno nessuna possibilità di essere varate perché sono quelle giuste. Alzare l'età pensionabile in un Paese sempre più vecchio che ha l'età pensionabile più bassa d'Europa è evidente che è da fare subito, non fra dieci anni, escludendo ovviamente i lavori usuranti, ci mancherebbe altro, ma il problema nostro sono le pensioni baby, vecchio serbatoio di clientelismo insieme a quelle false di invalidità.
L'abolizione di tutte le provincie... come si fa ad abolire i piccoli comuni? Sono il cuore pulsante dell'Italia delle famose cento città: questi pur di non abolire le provincie voglio abolire i piccoli comuni, che ovviamente sono in rivolta non per mantenere le cadreghe perché nei piccoli comuni gli emolumenti sono pari a quasi zero, non si risparmierebbe quasi nulla nei tagli alla casta che erano auspicati, mentre tagliando le provincie si risparmierebbero strutturalmente ogni anno chi dice 13, chi dice 15, chi di più miliardi di euro all'anno.
E chiedendo un altro contributo ai titolari dei capitali scudati ad appena il 5% si guadagnerebbero un sacco di soldi. Si tratta semplicemente di scegliere se mettere le mani nelle tasche degli onesti o metterle nelle tasche dei disonesti.
C'è un fortunato slogan del Cavaliere che lo ripete come un mantra da 17 anni: “noi non mettiamo le mani nelle tasche degli Italiani” come se ci fosse qualcosa di male nel fatto che lo Stato chiede ai cittadini di contribuire in proporzione a quello che hanno al bene pubblico, anche al bene dei medesimi che contribuiscono.
Il compianto Padoa Schioppa disse: “il concetto delle tasse è bellissimo” perché chi ha di più contribuisce di più, questa è educazione civica. Non disse le tasse sono bellissime per come sono organizzate iniquamente in Italia, disse il concetto di tassa, di imposta è bellissimo, quello sul quale si fonda uno Stato, una comunità. Mettere le mani delle tasche degli italiani è un dovere dello Stato, non è una rapina. Berlusconi ci ha fatto credere che sia una rapina perché nel suo retropensiero mettere le mani nelle tasche degli italiani significa fare una cosa equa e le cose eque a lui non piacciono, perché lui non vuole mettere le mani nelle tasche dei ladri, degli evasori, perché lui e le sue aziende sono celebri per avere più volte eluso o addirittura evaso le tasse, vedi tutti i condoni che hanno fatto e vedi la legge per Mondadori che l'hanno scorso ha potuto chiudere pagando 8 milioni di euro un contenzioso con l'agenzia delle entrate che durava da vent'anni e che di euro gliene chiedeva 176 milioni, non 8.
Senza contare un altro contenzioso che Berlusconi ha con Mediolanum con l'agenzia delle entrate e la guardia di finanza che gli chiedono 282 milioni di tasse in più di quelle che hanno pagato sostenendo che hanno esterovestito delle attività trasferendole su una società irlandese, trasferendo attività in Irlanda, dove la tassazione è evidentemente più vantaggiosa.
Questo è quello che pensa lui quando dice “non metteremo le mani nelle tasche degli italiani”. Se esistesse un'opposizione dovrebbe controbattere dicendo “Noi vogliamo che metti le mani nelle tasche degli italiani ladri. Questo devi fare. Mettere le mani nelle tasche degli italiani ladri”. E come si fa? E' semplicissimo.
Si va a vedere quanti soldi guadagnano i ladri, parlo dei ladri naturalmente che si macchiano di reati finanziari ed economici, noi dei ladruncoli da strada. I ladruncoli da strada vanno messi in galera come tutti i grandi ladri, ma mentre contro il furto per le strade non c'è altro modo se non quello di acchiappare i ladri e di migliorare le attività repressive e punitive o anche preventive, contro i grandi ladri ci sono molte cose da fare perché in questi anni sono state fatte leggi che li hanno favoriti, quindi vanno smantellate e vanno come sempre si fa quando c'è un'emergenza criminale aumentate le pene. Quando c'è l'emergenza incendi si aumentano le pene per quelli che incendiano i boschi, quando c'è l'emergenza stupri si aumentano le pene per gli stupratori, quando c'è l'emergenza furti si aumentano le pene per i ladri. Il ladro che ruba il portafoglio o che svaligia l'appartamento può essere condannato a pene che arrivano fino a vent'anni di reclusione. Uno che ruba falsificando i bilanci o facendosi corrompere o evadendo il fisco rischia in concreto pene di un anno e mezzo, due anni, due anni e mezzo. Tutte esenti da carcere, sia preventivo sia dopo la sentenza. Che effetto deterrente possono avere pene del genere? E' evidente che come si fa per i piromani, per gli stupratori, per i ladri di strada, per gli immigrati che delinquono anche soltanto immigrando, bisogna aumentare le pene.
E noi abbiamo fatto una proposta, lo scorso anno sul Fatto Quotidiano, per un'organica legge anticorruzione che copriva anche altri tipi di reati finanziari.
Primo: ratificare finalmente la convenzione penale del Consiglio D'Europa del 1999 sottoscritta anche dal nostro Paese come da tutti gli Stati membri e mai ratificata dal nostro Parlamento. Perché non la vogliono ratificare? Mica perché se ne dimenticano, perché contiene degli impegni di punire severamente anche dei reati che in Italia non sono previsti come reati, e che sono diffusissimi. Sono i reati delle cricche: traffico di influenze illecite, autoriciclaggio, corruzione fra privati.
Oggi in Italia se il capo dell'ufficio acquisti di un'azienda privata prende le stecche dal fornitore per dare sempre a lui le forniture così la sua aziende ci rimette perché prende le forniture non dall'azienda più conveniente ma da quella che paga le mazzette al capo ufficio acquisti, visto che tutto si svolge all'interno di un'area privata non è punibile. In altri Paesi sì, per questo negli altri Paesi le aziende vanno mediamente meglio che le nostre: anche per questo.
Da noi non è reato l'autoriciclaggio: io commetto un reato, intasco il bottino, mi riciclo da solo il bottino, me lo ripulisco, me lo lavo con attività di riciclaggio, se il riciclaggio della refurtiva mia lo faccio io non è reato, se invece me lo fa un altro è reato di riciclaggio. Vi sembra normale una cosa del genere? Vi sembra normale che uno che ricicla una tangente che ha ricevuto non risponde di autoriciclaggio? Vi pare normale che uno che ricicla i proventi delle sue evasioni fiscali non risponda di autoriciclaggio, mentre se lo fa fare a un altro quell'altro ne risponde? E' una follia. Noi non abbiamo l'autoriciclaggio, pensate l'autoriciclaggio mafioso: i mafiosi che si riciclano in attività lecite i proventi del traffico di droga o delle estorsioni, del pizzo o di altri traffici da armi a rifiuti tossici. Se lo fanno in proprio è autoriciclaggio e in Italia non è punito. Non ratifichiamo la convenzione e non puniamo l'autoriciclaggio da 12 anni, nel frattempo son passate maggioranze di destra e sinistra. Era il 1999 quando gli Stati Membri del Consiglio d'Europa hanno approvato quella convenzione, persino il Vaticano e la Russia hanno ratificato la convenzione di anticorruzione, noi no
Allo stesso modo il traffico di influenze illecite: quando uno spendendo il proprio nome e il proprio potere promette di intervenire a vantaggio di questo e di quello, per favorirlo. Anche questo non è reato in Italia, il traffico di influenze illecite è reato in tutti i Paesi seri.
Questa è la prima cosa da fare, la seconda è ripristinare il reato di falso in bilancio, che ora è una burletta, impunibile e improcessabile dal 2002.
Terzo riformare la prescrizione, che falcidia soprattutto i processi ai ricchi che hanno avvocati importanti e possono pagarli anche per molti anni pur di ottenere l'impunità alla fine. La prescrizione deve fermarsi al momento della richiesta del rinvio a giudizio: quando il PM esercita l'azione penale niente più prescrizione. Il processo se inizia finisce, così non c'è più aspettativa di farla franca.
Perché uno dovrebbe aspettare vent'anni per essere condannato se è colpevole? Nel frattempo paga le parcelle dell'avvocato, tanto vale patteggiare subito, restituire il maltolto, prendere qualche sconto di pena e levarsi dalle palle.
Rilanciare di nuovo le proposte che la commissione Mastella. L'unica cosa che ha fatto di buono nella sua vita quand'era ministro della giustizia fu una commissione per una giustizia che si autofinanziasse, recuperando più facilmente il bottino dei vari reati e rimettendolo in circolazione per il migliore funzionamento della giustizia, per pagare i poliziotti, le intercettazioni, gli agenti penitenziari, per costruire nuove carceri. Una giustizia che si autofinanzia recuperando il bottino dei reati che riesce a scoprire e a perseguire. In questa commissione c'erano teste come Davigo, Greco, i magistrati di Mani Pulite. Avevano messo anche una proposta interessantissima: se fai ricorso in appello e in cassazione e si scopre che il tuo ricorso era infondato e l'hai presentato solo per perdere tempo e arrivare alla prescrizione, ci deve essere un filtro, ci devi rimettere qualcosa se fai appello pretestuosamente per perdere tempo e far spendere soldi e tempo alla giustizia. Cauzione. Fai appello, metti una cauzione; se ti danno ragione o si stabilisce che c'erano elementi perché tu presentassi appello o ricorso allora la cauzione te la riprendi. Se il giudice stabilisce che l'appello non stava né in cielo né in terra la cauzione la incamera la giustizia e la usa per funzionare meglio.
Queste sono proposte da recuperare perché fanno recuperare soldi, un sacco di soldi.
Pensate soltanto al fatto che in Italia ogni anno ci sono 80.000 ricorsi in Cassazione. Pensate se si mettesse una cauzione per ogni ricorso in Cassazione di 10 euro: sarebbero 800.000 euro all'anno che lo Stato incasserebbe. Se la cauzione fosse di 50 euro lo Stato incasserebbe 50 per 80.000... sarebbero addirittura 4 milioni di euro all'anno. Pensate quanti soldi. Tenete presente, per dare un parametro, che ogni anno le intercettazioni, tutte le intercettazioni che si fanno in Italia, costano circa 200 massimo 300 milioni di euro. Pensate soltanto con le cauzioni si finanzierebbero tutte le intercettazioni.
Quinto: riformare i reati fiscali con una legislazione all'americana. Triplicare le pene che oggi sono irrisorie. Pensate che il reato fiscale oggi è di due tipi: quello più diffuso che è la dichiarazione infedele prevede una pena massima di 3 anni, che in concreto si risolve in pochi mesi, in pochi giorni con tutti gli sconti e le attenuanti.
Il reato più raro, più difficile da commettere, la frode fiscale, prevede una pena massima di 6 anni. Il furto aggravato fino a vent'anni.
Quanti soldi può rubare uno con un furto aggravato? 20 anni di galera, pena massima.
Rispetto a uno che evade le tasse, 6 anni di pena massima con la frode fiscale, 3 anni con la dichiarazione infedele. Attenzione, perché questi sono reati, penalmente perseguibili, solo sopra le soglie di non punibilità istituite dal centrosinistra, una enorme area di franchigia per gli evasori che sotto le soglie non vanno in tribunali, ma risolvono davanti alle commissioni tributarie in via amministrative con multine che nessuno paga.
Sapete quanto sono le soglie? Perché sia reato la frode fiscale de superare i 50.000 euro di imposta evasa, cioè uno deve guadagnare più di 100.000 euro e non pagare una lira di quei 50.000 euro che dovrebbe pagare. Mentre per la dichiarazione infedele bisogna superare i 100.000 euro perché sia reato, guadagnandone tipo 200.000 e non pagando una lira. Voi capire che è quasi impossibile, lo fanno in pochissimi. Di solito si evade poco per volta oppure si evade soltanto una parte di quello che si è guadagnato. L'evasore totale non è così frequente, perché è più facile prenderlo.
Si è stabilito un meccanismo tale per cui è impossibile o quasi finire sotto processo e se si finisce sotto processo è quasi impossibile finire in galera, essere condannati in tempo prima che scatti la prescrizione, visto che tra l'altro gli accertamenti sulle dichiarazioni dei redditi vengono fatti due anni dopo, quindi quando il reato viene scoperto la prescrizione ha già cominciato a galoppare da due anni, quando inizia il processo è tutto prescritto. Ecco perché è così conveniente evadere, ecco perché evadono così tanti. Triplicando le pene e aumentando gli accertamenti ed abolendo le soglie di non punibilità è evidente che l'effetto deterrente sarebbe maggiore. Vedremmo gli evasori entrare in galera a frotte come negli Stati Uniti, dove ci sono interi penitenziari pieni di gente che ha evaso le tasse e va in giro in tuta arancione e le catene ai piedi, e gli passa la voglia, a molti almeno.
Queste sono le cose da fare, queste sarebbero le cose da fare per mettere le mani nelle tasche dei ladri e non dei cittadini onesti.
Riscoprire i tabù dell'economia
Fonte: Movimento per la Decrescita Felice
L'ultimo attacco scatenato dalla speculazione contro i titoli del debito pubblico italiano e spagnolo, aveva un preciso scopo: far lievitare il loro rendimento al di sopra dei tassi dei prestiti bancari. In pochi giorni la differenza fra un BTP trentennale e un mutuo trentennale ha superato il punto percentuale per il tasso fisso e i due punti per il variabile. Mai si era assistito a un simile evento fuori da ogni logica economica.
Spingendo la volatilità al massimo la speculazione ha ottenuto un triplice risultato:
1) conseguire considerevoli utili puntando al ribasso;
2) costringere la BCE a intervenire subito, acquistando titoli dei due stati, per eliminare quell'anomalia che, se fosse continuata, avrebbe ridotto al lumicino l'accesso al credito, poiché le stesse banche italiane, visti i rendimenti, avevano già cominciato a investire la propria liquidità in titoli di stato, preferendoli ad affidamenti più rischiosi in favore delle piccole/medie imprese e privati;
3) conseguire ulteriori utili al rialzo, con la sicurezza matematica che l'intervento della BCE avrebbe fatto salire i corsi.
Al G20 di Toronto, con il pretesto di uscire dalla crisi mondiale, provocata dalla speculazione, il summit aveva varato un programma di austerità e rilancio, condito dalla peggiore ricetta liberista, alla quale si dovevano sottoporre i paesi più colpiti, fra i quali l'Italia, per risanare i bilanci e assicurare la redimibilità del proprio debito pubblico.
Serge Latouche in un suo lungo articolo apparso sul manifesto del 27 luglio u.s. ha sintetizzato l'accordo finale: “ Recupero controllato nel rigore e austerità temperata nello stimolo” che il consigliere di Sarkozy, Alain Minc, ha tradotto con un neologismo : “ Si deve premere sia sul freno che sull'acceleratore”. In definitiva il G20 ha dimostrato tutta la sua debolezza e incapacità di contrastare la lobby della finanza mondiale.
L'articolo è interessante perché sviscera le debolezze degli stati occidentali, compresi Germania e Stati Uniti, succubi del potere finanziario al punto di privarsi delle uniche difese economiche in loro possesso che sono state trasformate in tabù improponibili: :nazionalizzazioni, inflazione, protezionismo e il ritorno alla moneta nazionale. Perfino la proposta minimale della Tobin Tax è stata rigettata dai mercati finanziari.
Anche se la vicenda dell'Islanda non può essere paragonata a quella di Grecia, Italia e Spagna, è significativa. Con due referendum i cittadini hanno respinto a grandissima maggioranza le proposte di risanamento del debito dei governi di centro-destra e sinistra, iniziando una vera e propria rivoluzione, attraverso un progetto di nuova costituzione che prevede un vero e proprio controllo telematico dei cittadini sulla politica, affidato a 25 saggi senza tessere di partito.
Le banche sono state nazionalizzate e per quanto riguarda la loro esposizione debitoria privata e pubblica con l'estero, la restituzione, se avverrà, avrà tempi lunghissimi. Non essendo sottoposti a vincoli europei e di moneta unica, gli islandesi si sono svincolati dal potere delle lobbies finanziarie e hanno proceduto a svalutazioni di comodo della loro corona ISK. Un primo risultato della rivoluzione c'è stato, il boom delle nascite, segno di fiducia nel futuro.
Forse ha ragione Latouche: i tabù vanno riscoperti poiché austerità e crescita sono incompatibili proprio come il freno e l'acceleratore.
