sabato 21 gennaio 2012

Bancocrazia totalitaria padrona della UE


Bancocrazia totalitaria padrona della UE

L’UNIONE EUROPEA COME L’UNIONE SOVIETICA 

  Politica
http://www.imgpress.it/notizia.asp?idnotizia=65969&idsezione=2


(21/01/2012) - In occasione della manifestazione organizzata da Giuliano Ferrara al Teatro Manzoni di Milano il 12 novembre 2011, trovandomi a tu per tu con un noto giornalista corrispondente de La7, purtroppo non ricordo il nome, gli suggerivo di scrivere nel suo probabile servizio giornalistico che l’Unione Europea ormai assomiglia alla bieca Unione Sovietica. E proprio in queste settimane la mia convinzione si è rafforzata, soprattutto dopo aver letto un brillante fondo di Antonio Socci del 15 gennaio scorso sul quotidiano Libero che mi sembra molto utile presentare ampi stralci ai miei lettori. Gli italiani, secondo Socci, da sempre fortemente europeisti, ora dopo la guerra finanziaria nei confronti dell’Italia, hanno perso la fiducia nell’Europa. “Hanno accettato di fare sacrifici per entrare nella moneta unica, hanno accettato perfino di farsi spennare da un cambio lira/euro estremamente penalizzante e poi hanno subito – senza fiatare – il sostanziale raddoppio di tutti i prezzi con l’inizio dell’euro (un impoverimento di massa). La loro fiducia è crollata solo davanti alla scoperta che la sospirata “moneta unica” – che tanto ci era costata – realizzata in quel modo (senza una banca centrale e un governo come referenti ultimi) era una trovata assurda e fallimentare di tecnocrazie incompetenti e arroganti. Grazie a questo incredibile esperimento, l’Italia – un Paese solvibilissimo e che ha la sesta economia del pianeta – sta ora rischiando il fallimento (del tutto ingiustificato visti i suoi fondamentali)”. (Antonio Socci, L’Europa ha rifiutato le “radici cristiane” e ora è sotto la dittatura simil-sovietica del “politically correct”, dominata da una tecnocrazia antidemocratica e (economicamente) fallimentare, 15.1.12 Libero). E’ una deriva totalitaria dell’UE prevista venti anni fa da una voce profetica, un eroico dissidente russo, Vladimir Bukovsky, che sotto l’Urss era stato rinchiuso in un manicomio politico e nel gulag, per anni torturato, poi liberato nel 1976. Bukovsky, in una conferenza nell’ottobre del 2000, riportata di recente su “Italia oggi”, aveva fatto affermazioni che allora sembrarono esagerate, ma che – alla luce degli ultimi eventi – rischiano di essere semplicemente profetiche. Socci non si riferisce al commissariamento dell’Italia e della Grecia e al tentato commissariamento (in corso) dell’Ungheria, ma anche alle cessioni di sovranità dei diversi stati mai sottoposte ai referendum popolari o alle “bocciature” di tali cessioni (nei referendum o nei parlamenti) che sono state sostanzialmente ignorate. “Per quasi 50 anni” disse Bukovsky “abbiamo vissuto un grande pericolo sotto l’Unione Sovietica, un paese aggressore che voleva imporre il suo modello politico a tutto il mondo. Diverse volte nella mia vita ho visto per puro miracolo sventare il sogno dell’Urss. Poi abbiamo visto la bestia contorcersi e morire davanti ai nostri occhi. Ma invece di esserne felici, siamo andati a crearci un altro mostro. Questo nuovo mostro è straordinariamente simile a quello che abbiamo appena seppellito”.
Bukovsky si riferiva all’Unione Europea e argomentava: “Chi governava l’Urss? Quindici persone, non elette, che si sceglievano fra di loro. Chi governa l’Ue? Venti persone non elette che si scelgono fra di loro”. Per la verità oggi è peggio, abbiamo addirittura governi non eletti (come quello italiano) con un programma dettato dalla Bce



Vivere (bene) senza EURO


Vivere (bene) senza denaro
di Riccardo Luna - 20/01/2012

Fonte: La Repubblica
  
Se pensate che qui, in Italia, non si possa vivere senza l' euro, andate in Sardegna. E provate a dire in giro che voi pagate in Sardex. Cosa? A parte benzina, farmaci ed energia elettrica, potrete comprare tutto, sia beni che servizi. E quindi alberghi, dentisti, falegnami, elettricisti, meccanici, consulenti di marketing, sale congressi, corsi di lingua inglese, pubblicità sui giornali locali, vestiti, mobili, ristoranti e persino la connessione Internet. Oltre al cibo, vino e carni, tutto rigorosamente sardo, come il resto. Il Sardex è la "moneta a chilometro zero".

Solo che non è una moneta, nel senso che fisicamente non esiste, non ne hanno stampato nemmeno una banconota: esiste solo su Internet. E quindi potremmo dire che tutti i Sardex in circolazione - oltre un milione, ma il dato cresce ogni giorno - stanno su un server, un computer in un piccolo comune agricolo tra Cagliari e Oristano: Serramanna. Qui, in un bel casolare, l' hanno inventato quattro ragazzi, sardi naturalmente, non solo di nascita, ma di cultura. Fieri della loro terra. Quattro ragazzi che si erano stufati di sentirsi dire che i sardi sono "pochi, matti e divisi" come al tempo degli aragonesi; o che se un sardo deve chiedere qualcosa a dio sapendo che un suo vicino avrà il doppio, il sardo dirà: dio, cavami un occhio.

Luoghi comuni.

Il Sardex lo sta già dimostrando. Perché si basa su due principii di vita: il primo è che se il tuo vicino guadagna, stai meglio anche tu; e il secondo afferma che nessuno se ne va col bottino e nessuno resta solo. Sembra il nuovo vangelo. Ma uno di quelli apocrifi, come vedremo. Questa parabola inizia nel 2006: Carlo Mancosu, Piero Sanna, Giuseppe e Gabriele Littera sono in giro per l' Europa e la sera si sentono su Skype. Non hanno studiato economia ma sono affascinati dal tema delle monete complementari, le alternative currencies. Nel mondo ce ne sono centinaia, spinte dal web e dalla fiducia reciproca invece che da una imposizione legale.

venerdì 20 gennaio 2012

Commento allo Statuto della Regione Siciliana

L'Alta Corte per la Regione Siciliana
pubblicato il 10/1/12 - 08:03

da
http://www.siciliainformazioni.com

(Massimo Costa)



ART. 24
È istituita in Roma un’Alta Corte con sei membri e due supplenti, oltre il Presidente ed il Procuratore generale, nominati in pari numero dalle Assemblee legislative dello Stato e della Regione, e scelti fra persone di speciale competenza in materia giuridica.


Il Presidente ed il Procuratore generale sono nominati dalla stessa Alta Corte.

L’onere finanziario riguardante l’Alta Corte
è ripartito equamente fra lo Stato e la Regione.

ART. 25

L’Alta Corte giudica sulla costituzionalità:


a) delle leggi emanate dall’Assemblea regionale;


b) delle leggi e dei regolamenti emanati dallo Stato, rispetto al presente Statuto ed ai fini della efficacia dei medesimi entro la Regione.


ART. 26

L’Alta Corte giudica pure dei reati compiuti dal Presidente e dagli Assessori regionali nell’esercizio delle funzioni di cui al presente Statuto, ed accusati dall'Assemblea regionale.


ART. 27

Un Commissario, nominato dal Governo dello Stato, promuove presso l’Alta Corte i giudizi di cui agli artt. 25 e 26, e, in questo ultimo caso, anche in mancanza di accusa da parte dell'Assemblea Regionale.

ART. 28

Le leggi dell’Assemblea regionale sono inviate entro tre giorni dall’ approvazione al Commissario dello Stato, che entro i successivi cinque giorni può impugnarle davanti l’ Alta Corte.


ART. 29

L’Alta Corte decide sulle impugnazioni entro venti giorni della ricevuta delle medesime.

Decorsi otto giorni, senza che al Presidente della Regione [“regionale” fino alla riforma del 2001] sia pervenuta copia dell’ impugnazione, ovvero scorsi trenta giorni dall’ impugnazione senza che al Presidente della Regione [“regionale” fino alla riforma del 2001] sia pervenuta da parte dell’Alta Corte sentenza di annullamento, le leggi sono promulgate ed immediatamente pubblicate nella “Gazzetta Ufficiale della Regione”.
ART. 30
Il Presidente della Regione [“regionale” fino alla riforma del 2001], anche su voto dell’Assemblea regionale, ed il Commissario di cui all’art. 27, possono impugnare per incostituzionalità davanti all’Alta Corte le leggi ed i regolamenti dello Stato, entro trenta giorni dalla pubblicazione.


L’articolato dello Statuto sull’Alta Corte non si può commentare articolo per articolo. Va commentato necessariamente tutto insieme. E il suo commento non può prescindere piú di tanto dalla sua storia. Ci sforzeremo comunque di ridurre al minimo gli aspetti storici che lo riguardano. In fondo si tratta di una disposizione in tutto e per tutto vigente, anche se inibita nella sua attivazione.
Dapprima vediamo così è l’Alta Corte e come funziona, come “dovrebbe” funzionare, e quindi come ha effettivamente funzionato dal 1948 al 1956.
L’Alta Corte è, in breve, la Corte Costituzionale dello Stato regionale di Sicilia. Essa appartiene formalmente alla Magistratura statale, anzi agli organi costituzionali dello Stato italiano e, quindi, come si è visto per tutta la Magistratura, non è un organo interno alla Regione, ma esterno ad essa.

L'interrogazione UE contro Mario Monti


L'interrogazione UE contro Mario Monti sul Bilderberg e sulla Trilaterale

Mario Monti Commissione Trilaterale Gruppo Bilderberg Emma Bonino Commissione Santer Dimissioni Mario Draghi Claudio Messora Byoblu Byoblu.com
 Il 4 aprile 2003 l’eurodeputato Patricia McKenna deposita un’interrogazione parlamentare in cui chiede chiarimenti in merito alle partecipazioni di Mario Monti, commissario UE alla competitività, alle conferenze del gruppo Bilderberged alla sua qualità di membro della Commissione Trilaterale. Questo il testo depositato al parlamento UE.
« I Commissari Mario Monti, Erikki Liikanen, Pedro Solbes Mira, Gunther Verheugen, Antonio Vitorino e Frederik Bolkestein hanno, in passato, partecipato a riunioni del Gruppo Bilderberg e sono, pertanto, membri di fatto, dato che vengono mantenuti informati sulle sue attività. Romano Prodi, Presidente della Commissione, è stato membro del comitato direttivo di tale gruppo negli anni '80, epoca in cui il Presidente della BCE, Wim Duisenberg, era tesoriere. Tre Commissari sono o sono stati membri della Commissione Trilaterale: Mario Monti, Chris Patten e Pedro Solbes Mira.
 Può la Commissione indicare il nome dei Commissari che parteciperanno alle prossime riunioni del Gruppo Bilderberg e della Trilaterale, precisare se essi parteciperanno a nome della Commissione o a titolo apparentemente privato e se beneficeranno di indennità giornaliere o di altri rimborsi per le spese associate a tali riunioni? Può la Commissione assicurare che tali adesioni vengano menzionate nella dichiarazione di interessi finanziari di ogni Commissario? »

Lombardo-Forconi: faccia a faccia in TV


STASERA CONFRONTO TV SU VIDEOMEDITERRANEO

Lombardo-Forconi Uno contro l'altro

forconi 2
20 gennaio 2012 - Polemica a distanza tra il governatore Raffaele Lombardo e il Movimento dei Forconi che al quinto giorno della protesta annunciano che non si fermeranno e che andranno avanti.
Il botta e risposta, è una gustosa anticipazione delfaccia a faccia tra Lombardo e Mariano Ferro,esponente di spicco di Forza d’urto, che stasera andrà in onda, a partire dalle 20.30, sul canale satellitare Video Mediterraneo.
Ma torniamo al botta e risposta di stamattina tra il presidente della Regione e i manifestanti.“Ieri ho incontrato i manifestanti – scrive Lombardo sul suo blog – e alcuni di loro si sono detti delusi. Ma io ho detto loro la verità e non li ho presi in giro. Non ho il potere di abbassare il prezzo della benzina o le tariffe autostradali o quelle delle assicurazioni”.
“Non c’è dubbio che la crisi economica colpisce le regioni più deboli e le economie più fragili. Quella siciliana è sicuramente tra queste e ora vengono al pettine nodi che sono stati legati nei decenni” aggiunge Lombardo ricordando che “lo Statuto siciliano, dopo 50 anni di falsa autonomia e di politiche tutt’altro che autonomiste, purtroppo, è stato ridotto ad un pezzo di carta. Tutto quello che posso fare con i miei poteri e le mie competenze lo faccio. Al di là di questo non posso andare”.

Pareggio di bilancio in Costituzione? Solo marketing


D'Alessio, Roma Tre: il pareggio di bilancio in Costituzione? Solo marketing

bilancioSolo marketing e poco altro. E’ questo il netto giudizio sul pareggio di bilancio in Costituzione dato da Lidia D’Alessio, professore ordinario di Economia aziendale presso Roma Tre, esperta di programmazione e controllo delle amministrazioni pubbliche. Nel ddl costituzionale, appena approvato in prima lettura dal Parlamento, c’è molta propaganda e poca sostanza: non servirà in alcun modo a cambiare la situazione dei nostri conti pubblici.
Il pareggio di bilancio in Costituzione è un modo per garantire la stabilità dei conti pubblici?
La questione è molto articolata. Ma, se la mettiamo in questi termini, la risposta è no: il pareggio di bilancio in Costituzione non serve a garantire che i problemi dei conti pubblici siano risolti. E questo avviene per diversi ordini di ragioni.
Quali?
Prima di tutto non si dice a quale bilancio si fa riferimento. Mentre nel privato il bilancio è unico ed è quello di esercizio, che viene fatto alla fine di ogni anno e che dà conto della gestione dell’azienda, nel pubblico la situazione cambia. Ci sono almeno due bilanci e quello principale non è quello di esercizio, che si fa alla fine di un periodo, ma quello di previsione, che viene fatto in anticipo.
Perché è più importante?
Perché è il bilancio autorizzatorio. Il Parlamento deve approvare i conti prima affinché ci sia la possibilità da parte delle amministrazioni di lavorare. Inoltre, se ci riferiamo al bilancio di previsione sorge un altro problema.
Quale?
Parlare di pareggio di bilancio per quel bilancio è banale, perché da sempre, dall’unità d’Italia, il principio contabile di bilancio dice che il bilancio di competenza è in pareggio. E anche quello di cassa deve essere chiuso in pareggio o in avanzo. E questo avviene per lo Stato, per le Regioni, per gli enti locali, per le Asl.
Se parlassimo, invece, del rendiconto?
La questione sarebbe diversa. Ma se a rendicontazione i bilanci non sono in pareggio nessuno lo va mai a controllare. Se ci dicessero “vogliamo trovare il bilancio di rendicontazione in pareggio”, la questione sarebbe leggermente più chiara ma nemmeno esaustiva.
Perché?
Il bilancio dello Stato si definisce Zbbzero based budget. Perché in previsione, come abbiamo detto, è in pareggio, ma anche a rendicontazione si chiude sempre in pareggio, perché è un bilancio nel quale si accresce una voce di entrata come ammontare necessario a coprire il deficit.
E come si accrescono le entrate?
Se io ho debiti per un miliardo, accresco le entrate per un miliardo. E lo faccio emettendo titoli di Stato o accrescendo la quantità di moneta, quando questo si poteva fare. Per questo, dico che il pareggio di bilancio in costituzione è soprattutto marketing. Ci sono anche altre ragioni che lo dimostrano.

Marra illustra la "class action" contro Unicredit


L'Avv. Alfonso Luigi Marra ci illustra la "class action" contro Unicredit


L'avv. Alfonso Luigi Marra ci illustra l'azione giudiziaria di massa nei confronti di Unicredit promossa dal Comitato PAS-FermiamoLeBanche, volta a far restituire ai cittadini frodati i soldi persi in quella che sembra un'operazione speculativa;

·  Avvocato abbiamo appreso la notizia che PAS-FermiamoLeBanche promuoverà una class action contro unicredit: ci illustra l'iniziativa?
Allora, innanzitutto precisiamo che non si tratta di una generica class action, ma un'azione giudiziaria di massa fatta di singole, incisive ed economicamente rilevanti azioni restitutorie e risarcitorie basate sulla ricostruzione della intera posizione creditizia verso la banca anche in relazione a credito frutto di rapporti di conto corrente o di affidamento. Nel caso di Unicredit non è stata commessa una sola illiceità, ma è fraudolenta l'intera strategia speculatoria di questa gentaglia, che sta producendo conseguenze drammatiche a danno di milioni di famiglie italiane ... 
· Come è nata l'idea di un'azione giudiziaria di massa?
Abbiamo deciso di intervenire per offrire tutela alle persone frodate da Unicredit le quali, circuite dalla disinformazione mediatica, non sanno cosa fare. 

I Forconi siciliani: un mondo che cambia


I Forconi siciliani - l'emblema di un mondo che cambia
Inviato da Redazione il 18/1/2012 3:50:00 (3841 letture)
http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=3921http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=3921

Non so quanta “fortuna” avrà la protesta dei Forconi che sta paralizzando la Sicilia, così come non conosco le prospettive di una movimentazione che sembra manifestarsi (per la prima volta in Italia) realmente trasversale, abiurando i partiti e tentando di mettere nel cassetto le divisioni settarie fra “rossi e neri” che da sempre minano alla radice qualsiasi battaglia in questo disgraziato paese, conducendola ogni volta sul binario morto della diffidenza e dei distinguo.

Ma la protesta dei Forconi mi piace, non solamente perché da l’impressione di un movimento di popolo che si ritrova nella difesa del proprio futuro e sputa in faccia alle differenze, ma anche perché rompe profondamente con un passato fatto di manifestazioni in piazza con le varie bandierine di partito…

… tutti lì, a discutere quale striscione debba sfilare prima dell’altro, in base a gerarchie decise la notte prima durante concitate riunioni fra i vari gruppi, partiti e partitucoli. Tutti lì a marciare in fila come pecore belanti, per fare folklore e difendere una causa (quale essa sia) che sistematicamente resterà inascoltata. E poi tutti a casa, compiaciuti per una reazione, ahimè immaginifica, dopo non aver ottenuto alcun risultato che prescinda dalla costruzione della carriera politica di qualche leader rampante in cerca di gloria.

Un passato fatto di banchetti, finalizzati alle firme per un referendum che non verrà mai realizzato e anche se arrivasse fino alle urne non cambierebbe assolutamente nulla.

Un passato fatto di volantinaggi nei mercati e nei centri cittadini, come tanti Don Chisciotte, impegnati nel tentativo di alfabetizzare l’un per cento dell’opinione pubblica teledipendente, mentre il restante 99% si divide fra chi passa oltre infastidito e chi ha ormai realizzato che non serve a nulla.

Un passato di coreografie, colorate del colore dei partiti, utili solo all’autocompiacimento, che non hanno mai spostato di una virgola le decisioni di chi gestisce il potere, ma hanno sempre indotto i cittadini a sostare su un binario morto, in attesa non si comprende di che e in ossequio al politicamente corretto.

La protesta dei Forconi, caso più unico che raro, esce da questa logica consolidata, cogliendo l’unico vero senso di una protesta, consistente nell’ottenere qualcosa di concreto. E comprende che per ottenerlo non bastano girotondi e marcette folkloristiche, occorre detrminare disagi, tentare di paralizzare il paese e creare un problema politico che costringa il governo a tornare sui propri passi.

Probabilmente i Forconi siciliani non riusciranno ad ottenere tutto ciò, magari cadranno rovinosamente a terra, ammazzati dalle calunnie e dal discredito che i “dipendenti” dei partiti e partitucoli già stanno riversando loro addosso in quantità industriale, o magari riusciranno, nonostante il fango a far sentire a lungo la propria voce, come gli auguro di cuore.

Una cosa però è certa, i Forconi hanno tracciato una via diversa e praticabile, che mette in luce tutta l’ipocrita messinscena che ha menato per il naso fino ad oggi chi voleva protestare con tanta buona fede e altrettanta buona volontà. A questo punto si tratta solo di percorrerla.

Marco Cedolin

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