mercoledì 12 febbraio 2014

Nullità di prodotti bancari e finanziari che fanno riferimento all’Euribor

Elio Lannutti:
TRUFFA EURIBOR: CHISSA' PERCHE' ANCHE L'OTTIMA ANTITRUST SI ASSOPISCE, PER NON DISTURBARE I LOSCHI AFFARI DI BANCHE E BANCHIERI CENTRALI, CRIMINALI SERIALI ! ADUSBEF ORGANIZZERA' CLASS ACTION EURIBOR FRAUDOLENTO

«In data 6 ottobre 2011, Adusbef inviò tramite il suo vice-presidente avv. Antonio Tanza», un «esposto all’Antitrust (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato)» dal seguente tenore: «Oggetto: sulla nullità per violazione della normativa antitrust (Legge n. 287/1990) dei prodotti bancari e finanziari che facciano riferimento all’Euribor. Adusbef, Associazione Difesa Consumatori e Utenti Servizi Bancari Finanziari Assicurativi e Postali, in persona del suo rappresentante legale (…) rappresentato ai fini del presente atto dall’Avv. Antonio Tanza, del Foro di Lecce, domiciliato in Roma alla via Farini n. 62, chiede all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato di valutare se, ai sensi della Legge n. 287 del 10/10/1990, i prodotti bancari e finanziari aventi come parametro di riferimento il tasso Euribor come base per il pagamento dell’interesse violino la normativa antitrust (cfr. art. 2, comma 2, lett. a), Legge n. 287 del 10/10/1990). In particolare, Adusbef ritiene che la rilevazione di un parametro di riferimento (Euribor, Libor, ecc.) ad opera di un’associazione tra banche possa considerarsi quale intesa tra imprese (bancarie) che abbiano per oggetto o per l’effetto di impedire, restringere o falsare in maniera consistente il gioco della concorrenza all’interno del mercato nazionale o in una sua parte rilevante, anche attraverso attività consistenti nel: “a) fissare direttamente o indirettamente i prezzi d’acquisto o di vendita ovvero altre condizioni contrattuali (…). Come avremo modo di dimostrare nel corso della successiva esposizione, numerose banche italiane, venendo meno alla diligenza professionale che dovrebbe caratterizzare la loro attività, hanno utilizzato nei contratti di mutuo (ma anche future, derivati, swap, ecc.) proposti ai clienti un tasso di interesse avente come parametro di riferimento il tasso euribor. Facendo così, l’aumento e la variazione dei tassi è direttamente demandato ad un “sindacato” di banche che di fatto fa il prezzo e modifica un elemento essenziale del contratto. L’Euribor (Euro Interbank Offered Rate) è un tasso interbancario di riferimento diffuso giornalmente dalla Federazione Bancaria Europea (European Banking Federation) come media ponderata dei tassi di interesse ai quali le Banche operanti nell’Unione Europea cedono i depositi in prestito. La pubblicazione del tasso è demandata a un’associazione internazionale – non-profit – di diritto belga fondata nel 1999 – la Euribor-EBF – con sede in Bruxelles. I suoi membri sono le associazioni bancarie nazionali degli Stati membri dell’Unione Europea della c.d. Euro Zona. La Federazione Bancaria Europea – per sua stessa ammissione – è la voce degli interessi privatistici di oltre 5.000 banche europee in 31 diversi paesi europei. La Federazione è di fatto un “sindacato” sovranazionale di diritto privato (“To be the voice of European banks”) e di tutela di parte degli interessi delle banche europee, senza alcuna funzione pubblica o di indirizzo dell’interesse pubblico degli utenti bancari, né tantomeno di partecipazione degli stessi con funzione di controllo. L’Euribor in particolare è composto da una “media” giornaliera delle quotazioni fornite su 13 “scadenze” da un insieme (attualmente) di 44 banche della zona euro (le cosiddette “banche di riferimento”), quale determinazione autonoma di una posta contabile, definita giornalmente quale media di voci stabilite dalle banche aderenti, senza alcun controllo superiore, come indicato dall’European banking federation (…). L’Euribor è utilizzato come parametro di indicizzazione dei mutui a tasso variabile. L’indice Euribor funge da parametro di riferimento per i tassi da applicare comunque a molti altri prodotti, tra cui diversi strumenti derivati, quali i mutui, i future, gli swap e i forward rate agreement, ecc. Ricordiamo (…) che la Legge n. 287 del 10/10/1990 – “Norme per la tutela della concorrenza e del mercato – ANTITRUST” – stabilisce all’art. 2 (Intese restrittive della libertà di concorrenza): 1. Sono considerati intese gli accordi e/o le pratiche concordati tra imprese nonché le deliberazioni, anche se adottate ai sensi di disposizioni statutarie o regolamentari, di consorzi, associazioni di imprese ed altri organismi similari. 2. Sono vietate le intese tra imprese che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare in maniera consistente il gioco della concorrenza all’interno del mercato nazionale o in una sua parte rilevante, anche attraverso attività consistenti nel: a) fissare direttamente o indirettamente i prezzi d’acquisto o di vendita ovvero altre condizioni contrattuali; b) impedire o limitare la produzione, gli sbocchi, o gli accessi al mercato, gli investimenti, lo sviluppo tecnico o il progresso tecnologico; c) ripartire i mercati o le fonti di approvvigionamento; d) applicare, nei rapporti commerciali con altri contraenti, condizioni oggettivamente diverse per prestazioni equivalenti, così da determinare per essi ingiustificati svantaggi nella concorrenza; e) subordinare la conclusione di contratti all’accettazione da parte degli altri contraenti di prestazioni supplementari che, per loro natura o secondo gli usi commerciali, non abbiano alcun rapporto con l’oggetto dei contratti stessi. 3. Le intese vietate sono nulle ad ogni effetto. Tale norma è senza alcun dubbio applicabile alle intese tra banche. Infatti, l’art. 20 della Legge n. 287/1990 disponeva che “Nei confronti delle aziende ed istituti di credito l’applicazione degli articoli 2, 3, 4 e 6 spetta alla competente autorità di vigilanza”. Tale competenza funzionale è adesso non più sussistente, nell’abrogazione dell’articolo citato.?L’applicazione del tasso Euribor contrasta espressamente con la Legge n. 287/1990, la quale vieta le intese tra imprese (anche bancarie) che abbiano per oggetto o per l’effetto di impedire, restringere o falsare in maniera consistente il gioco della concorrenza all’interno del mercato nazionale o in una sua parte rilevante, anche attraverso attività consistenti nel: “a) fissare direttamente o indirettamente i prezzi d’acquisto o di vendita ovvero altre condizioni contrattuali; (…) 3) Le intese vietate sono nulle ad ogni effetto”. L’Euribor quale “accordo” tra le imprese bancarie diretto a fissare direttamente o indirettamente il prezzo del proprio servizio è la principale condizione contrattuale dei mutui a tasso variabile e di altri prodotti offerti al pubblico dalle banche. La nullità di un tale patto, “ad ogni effetto”, conseguirebbe espressamente dall’applicazione della normativa antitrust (Legge 287/1990). Il prodotto a cui sia collegato non potrebbe quindi produrre nessun effetto tutelato dalla legge. Tale nullità potrebbe essere rilevata d’ufficio o comunque eccepita dall’utente bancario. Per le ragioni su esposte Adusbef Onlus, Associazione Difesa Consumatori e Utenti Servizi Bancari Finanziari Assicurativi e Postali, chiede che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato: 1) voglia accertare e dichiarare l’esistenza di una violazione dell’art. 2, comma 2, lettera a) della legge n. 287 del 1990; 2) voglia inibire alle banche italiane l’utilizzo dei su esposti contratti di mutuo, in quanto ingannevoli nei confronti del consumatore, assumendo, inoltre, i provvedimenti più idonei ed opportuni per eliminarne gli effetti; 3) considerata la sussistenza dei motivi d’urgenza, insiti anche nella particolare diffusione di tali contratti riferibili per loro stessa natura alla generalità dei consumatori, intervenga comunque cautelativamente per sospenderne provvisoriamente la promozione di ulteriori contratti che facciano riferimento al parametro Euribor»;
da qualche giorno i mercati finanziari sono stati di nuovo scossi da un nuovo scandalo legato alla “finanza malata”, ovvero comportamenti opportunistici di manager e banchieri volti a lucrare denaro senza tener conto delle possibili conseguenze negative per l’economia reale, ovvero a danno di famiglie, risparmiatori, imprese e Governi. La manipolazione dei tassi interbancari è finalmente venuta a galla, nonostante sia stata praticata da anni. Sulla base del dossier in mano all’americana CFTC (Commodity Futures Trading Commission), il tasso più manipolato è stato soprattutto l’Euribor. Si tratta del tasso interbancario di riferimento per l’area euro. Se al Libor sono legati 350.000 miliardi di dollari di derivati su tassi e 10.000 miliardi di prestiti e mutui (dati di fine 2011), all’Euribor – oltre ad un gigantesco ammontare per i mutui – sono legati prodotti derivati per 220.000 miliardi di dollari. La CFTC ha spiegato come veniva manipolato il tasso, facendo riferimento alle e-mail di alcuni operatori in derivati intercettate nella sede di Barclays. Secondo la CFTC, come si apprende dall’articolo pubblicato su “Economiaweb” del 10 luglio 2012, «alcuni operatori senior di Barclays orchestravano le strategie di varie banche con l’obiettivo di influenzare il risultato finale dell’Euribor». Chi lavorava sui derivati «e aveva la necessità – a seconda dei giorni – di avere un Euribor elevato o basso, si coordinava con i colleghi di altre banche per fare in modo che i vari contributi inviati a Ebf (associazione bancaria non regolamentata) e a Thomson Reuters fossero nella direzione desiderata». Insomma, veniva manipolata la media finale. Tale manipolazione dei tassi consentiva a chi deteneva posizioni in derivati indicizzati all’Euribor di guadagnare o di limitare eventualmente le perdite. Il tutto chiaramente senza preoccuparsi delle conseguenze di chi, ad esempio, si trovava alle prese con il pagamento della rata mensile del mutuo. Infatti, l’Euribor è fondamentale per determinare il tasso di interesse per le rate dei mutui e dei prestiti, oltre all’andamento dei derivati su tassi. Barclays, tra le più implicate nello scandalo, ha chiuso la vertenza con la CFTC pagando una multa di 200 milioni di dollari. Ma i danni inferti ai consumatori possono essere quantificati in alcune decine di miliardi di dollari.

Marra: alle banche va restituito solo il capitale

BANCHE, NOVITA’ IMPORTANTISSIMA: su mutui, fidi, leasing, derivati ecc, è dovuta alle banche solo la restituzione del capitale. Questo perché la Commissione Europea le ha condannate a 1,71 miliardi di euro di multa per la falsificazione dell’euribor, del libor e del tabor, e per violazione dell’antitrust. Scrivici su info@pas.it (o telefona al numero 800660815) per chiederci i moduli, le informazioni e i dati per: -1) presentare la denunzia penale; -2) inviare la raccomandata di diffida alla banca; -3) iniziare la procedura per il tentativo di conciliazione (quasi sempre inutile); -4) iniziare le cause civili per chiedere il pagamento del solo capitale sul mutuo, fido, leasing, derivato ecc, o per farsi restituire gli interessi pagati. APPROFONDISCI di seguito.FermiamoLeBanche (Associazione per la difesa dei cittadini contro le banche - 1987).

Le banche ladre restituiscano il maltolto!!!

La multa di 1,71 miliardi di euro della Commissione Europea alle principali banche è una goccia nel mare di ciò che le banche hanno rubato.

Sennonché, la condanna che la svergognatissima Commissione Europea è stata alla fine costretta ad infliggere alle banche per aver falsificato l’euribor, il libor e il tabor (cioè i tassi interbancari sui quali poi si stabiliscono i tassi in danno di noi comuni mortali per ogni genere di operazioni), e per avere violato per anni (a cielo aperto) le norme antitrust (di cui tutti si riempiono la bocca), spiana la strada alle azioni civili e penali per chiedere di pagare il solo capitale nei mutui, fidi, leasing, derivati ecc.

Diviene cioè a questo punto concreta la possibilità di una contestazione sia di massa che individuale. Salvo purtroppo i casi di coloro che ‘devono tacere’ perché sono ‘in mano alla banca’.

Il PAS-FermiamoLeBanche&LeTasse può ora organizzare un’azione di massa contro questi criminali, mettendosi a disposizione di chiunque scriverà a info@pas.it (o contatterà telefonicamente l'800 660815) per chiedere i moduli, le informazioni e i dati per presentare la denunzia penale, inviare la raccomandata di diffida alla banca, iniziare la procedura per il tentativo di conciliazione (conciliazione obbligatoria inventata solo per rubare altri soldi e rendere più problematiche le azioni giudiziarie) e, in mancanza, le cause civili per chiedere il pagamento del solo capitale, senza alcun interesse, sul mutuo, fido, leasing, derivato ecc., oppure per farsi restituire gli interessi indebitamente pagati.

La magistratura, infatti, non riuscirà più ormai a difendere i crimini delle banche e dovrà, specie se saremo uniti, iniziare infine a difendere il diritto e la gente.

Fermo restando che la verità, anche a prescindere dal signoraggio primario, è molto più grave di quel che sembra, perché i tassi non sono comunque frutto di nessun ferreo criterio oggettivo, ma solo, e da sempre, di volgari accordi truffaldini tra banche in un regime di (palese) violazione dell’antitrust: organizzazione pur essa al servizio di chi dovrebbe controllare.


Tutti svergognatissimi perché la questione, che è stata ‘lasciata perdere’ dai media (i quali non dovrebbero parlar d’altro), è esplosa in realtà solo in seguito ad un intreccio di conflitti interni alle banche e casi giudiziari.

Senza contare la sfacciataggine della Commissione di diminuire le multe di miliardi perché alla fine le banche, dopo che erano state scoperte, avrebbero ‘collaborato’, o addirittura di perdonare la UBS e Barclays perché hanno denunziato il cartello dopo avere rubato per anni più delle altre.

Miliardi di multa che sono quisquilie, secondo il commissario ai servizi finanziari Michel Barnier, il quale ha dichiarato che, attraverso questa truffa, le banche hanno maggiorato i tassi relativi ad un volume complessivo di operazioni per mille trilioni di euro (Barnier a settembre 2013: «questa situazione non può andare avanti, perché con lo scandalo Libor e Euribor le banche hanno mentito sui tassi applicati e l’indice stesso è stato falsato, e l’impatto di questa manipolazione ha cifre enormi, perché il volume di mercato cui si applicano questi indici sistemici è di mille trilioni»).

Un regime di in realtà antica, notoria e sistematica illegalità la cui condanna consente però ora di impugnare qualsiasi contratto di qualsiasi banca, e non solo delle banche direttamente coinvolte, stante la violazione delle norme antitrust, in seguito alle quali, ripeto, va restituito loro il solo capitale senza interessi, spese né competenze o gli va chiesta la restituzione di quanto pagato in più.

In dettaglio, per chi ha la pazienza di approfondire, la Commissione ha ‘scoperto’ d’un subito – ohibò! – due cartelli, uno legato all’euro (EIRD: Euro interest rate derivatives) e uno legato allo yen (YIRD: Yen interest rate derivatives), che sono cruciali per la determinazione del rischio legato alle fluttuazioni di interesse in base ad alcuni fondamentali criteri di riferimento (detti benchmark, per non farci capire niente, dagli ‘addetti’: spesso degli asini che si atteggiano ad esperti nascondendosi dietro il loro misero gergo straniero).
È stato quindi falsato sia l’Euribor (euro), che il Libor (sterlina) che il Tibor (yen).
Le banche accusate di aver manipolato i tassi attraverso diversi cartelli, sono Deutsche Bank, Société Générale, Rbs, JP Morgan, Citigroup e Rp Martin. 
Nessuna multa è stata inflitta a UBS e Barclays, che hanno manipolato i tassi di interesse su derivati sia in euro che in yen, ma hanno ‘rivelato’ l’esistenza dei cartelli (di cui erano al corrente decine di migliaia di persone). 

Gli illeciti in euro sono relativi al periodo settembre 2005 - maggio 2008, le indagini della Commissione sono iniziate nell’ottobre del 2011, e il procedimento è stato aperto a marzo 2013: otto anni lasciati a questi criminali per dargli tutto il tempo per svenare la società.
La manipolazione dei derivati in yen, come molto tardivamente rilevato dall’antitrust UE, è stata posta in essere da 7 cartelli bilaterali (eccetto tutti gli altri che magari stanno occultando con lo scandalo relativo a questi), durati da 1 a 10 mesi, nel periodo 2007 - 2010. 
Quel pagliaccio di Joaquín Almunia, commissario UE alla concorrenza, si dice (ridicolmente) ‘scioccato’ dal fatto che banche che dovrebbero essere in concorrenza tra loro, invece colludano, manifestando così, tra l’altro, di non capire nemmeno che i due concetti (colludere ed essere in concorrenza) non sono necessariamente in contrasto, e che, pertanto, è stato scelto ad occupare quel ruolo perché è l’unico a non sapere queste cose in Europa.
Secondo costui la multa di 1,71 miliardi sarebbe un chiaro segnale del fatto che la Commissione è decisa a combattere questi cartelli per istituire così una «sana concorrenza», omettendo di aggiungere «tra questi ladri ed assassini».

In pratica – fermo restando l’illiceità in generale degli interessi sui prestiti di denaro altrui (cioè signoraggio secondario, per non parlare della creazione del denaro dal nulla: signoraggio primario) – c’è stato (e c’è, perché vi sarete accorti che, nel mentre, incredibilmente, non è cambiato un bel niente) un cartello rivolto a gonfiare i tassi interbancari sia dell’area euro (Euribor) che dell’area yen (Yird). 

Le multe sono state: per Deutsche Bank, di 725,3 milioni (465,8 per l’Euribor e 259,5 milioni per lo Yird); per Société Générale, di 445,8 mln; per Royal Bank of Scotland, di 391 milioni (131 milioni e 260 milioni); per Jp Morgan per 79,9 milioni; e per Citigroup per 70 milioni.
La Commissione ha consentito a UBS di evitare una multa di 2,5 miliardi, e a Barclays di 690 milioni, per la predetta auto-denunzia, mentre le altre banche hanno ottenuto sconti per la ‘collaborazione’.

Ci saranno poi delle ulteriori indagini nei confronti di Crédit Agricole, Hsbc e Jp Morgan «secondo la procedura standard», che non prevede transazioni (meno male!).
Storie vecchie e reiterate perché già a dicembre 2012 l’UBS, colta con le mani nel sacco, si era detta pronta a pagare, in una diversa circostanza, una multa di 1,6 miliardi di dollari per la manipolazione del Libor, e addirittura nel 2007 era stata accusata di aver manipolato il Tibor (tasso interbancario giapponese) attraverso la sua filiale di Tokyo. Così come la Barclays, che ha già pagato a suo tempo 290 milioni di sterline per aver manipolato il Libor. 
Orsù, insomma, cari italiani, ricordiamo tutti insieme alla magistratura che non è al servizio delle banche ma nostro, altrimenti continuerà a far finta di dormire e a sostenere questi criminali attraverso ogni espediente.

Non fatevi infatti mai sfuggire che il problema non è il ladro, che ‘giustamente’ non può far altro che rubare, ma il gendarme, che è colluso con lui..

11.2.2014
Alfonso Luigi Marra

Islanda, un modello da imitare

L’Islanda come modello rivoluzionario
di Antonio Marinotti - 11/02/2014
Fonte: lintellettualedissidente 
http://www.lintellettualedissidente.it/lislanda-come-modello-rivoluzionario/

Ma sarebbe ancor più utile una presa di coscienza che faccia tornare il mondo «indietro» alle regole abbandonate negli ultimi quattro decenni perché il capitalismo nato dalla rivoluzione liberista non è solo ingiusto: è insostenibile.

rivoluzione-islanda
Dal 2008 è in corso una vera rivoluzione in Europa, ma sono in pochi a parlarne, eppure è l’unica nazione finora che è riuscita a superare quasi del tutto la crisi economica, evitare il fallimento e a far pagare i danni ai colpevoli e non ai cittadini.
È accaduto in un paese con la democrazia probabilmente più antica del mondo, le cui origini vanno indietro all’anno 930 e che ha occupato il primo posto nel rapporto del ONU sull’indice dello sviluppo umano nel 2007/2008. Indovinate di quale paese si tratta? Sicuramente la stragrande maggioranza non ne ha idea.
Si tratta dell’Islanda, dove si è fatto dapprima dimettere il governo in carica al completo, poi si è passati alla nazionalizzazione delle principali banche per la loro condotta fortemente speculatrice, infine si è deciso di non pagare i debiti che queste avevano contratto con la Gran Bretagna e l’Olanda (a causa della loro ignobile politica finanziaria); infine si è passati alla costituzione di un’assemblea popolare per riscrivere la propria costituzione.
Un esplosione democratica che  terrorizza i poteri economici e le banche di tutto il mondo, che porta con sé messaggi rivoluzionari di democrazia diretta, autodeterminazione finanziaria e annullamento del debito. Che cosa accadrebbe se il resto dei cittadini europei seguissero l’esempio islandese?
Brevemente, la cronologia dei fatti:
  • 2008 – A Settembre, dopo quindici anni di sviluppo economico, basato sul modello del neoliberismo puro, il paese è al collasso e gli effetti della crisi nell’economia del paese sono devastanti. Viene nazionalizzata la più importante banca dell’Islanda, la Glitnir Bank. La moneta crolla e la Borsa sospende tutte le attività: il paese viene dichiarato in bancarotta.   L’insieme dei debiti per le attività bancarie dell’Islanda è equivalente a varie volte il suo PIL.
  • 2009 – Il governo chiede ufficialmente aiuto al Fondo monetario internazionale che approva un prestito di 2.100 milioni dollari, accompagnati da altri 2.500 milioni di dollari da parte di alcuni paesi nordici.
  • Le proteste dei cittadini davanti al Parlamento a Reykjavik aumentano. A Gennaio le proteste di migliaia di cittadini di fronte al Parlamento provocano le dimissioni del Primo Ministro Geir H. Haarden e di tutto il Governo, costringendo il Paese alle elezioni anticipate. La situazione economica resta precaria.
  • – Il nuovo Parlamento propone una legge che prevede il risanamento del debito nei confronti di Gran Bretagna e Olanda, attraverso il pagamento dei debiti a Gran Bretagna e Olanda attraverso 3.500 milioni di euro che tutte le famiglie islandesi avrebbero dovuto pagare attraverso una tassazione chiedendo loro poco più di 100 euro al mese per quindici anni.In poche parole si privatizzano gli utili delle banche mentre si nazionalizzano le perdite. La situazione economica resta devastata con il crollo del PIL del 7%…
  • 2010 – Gli islandesi capiscono che non si può sacrificare una nazione per gli errori di un manipolo di banchieri e finanzieri e tornano ad occupare le piazze, chiedendo di sottoporre a referendum popolare la legge sopracitata.
  • Nel gennaio 2010, sotto pressione popolare, il presidente, Ólafur Ragnar Grímsson, rifiuta di ratificare la legge e indice la consultazione popolare  a marzo: vincono, con il 93%, i NO al pagamento dell’ingente debito.
  • La rivoluzione islandese vince. Il F.M.I. tenta di intimorire gli islandesi congelando l’aiuto economico al paese, nella speranza di imporre in questo modo il pagamento dei debiti.
  • 2011 – Il Governo dispone le inchieste per determinare giuridicamente le responsabilità civili e penali della crisi. Vengono emessi i primi mandati di arresto per diversi banchieri e membri dell’esecutivo e top manager. L’Interpol si incarica di ricercare e catturare i condannati: tutti i banchieri implicati abbandonano l’Islanda. In piena crisi, viene eletta un’Assemblea per redigere una Nuova Costituzione che possa incorporare le lezioni apprese durante la crisi.
  • 2012  – La grande protesta del popolo islandese si concretizza nella redazione in forma «partecipativa» – anche attraverso consultazioni online – di una nuova Costituzione nella quale vengono rafforzati lo strumento referendario e le leggi di iniziativa popolare.
Questa è in breve la storia della rivoluzione islandese: dimissioni in blocco del governo, nazionalizzazione delle banche, referendum e consultazione popolare, arresto e persecuzione dei responsabili della crisi, riscrittura della costituzione, esaltazione della libertà di informazione e di espressione.
Da un Pil che nel 2009 perdeva più del 6,5 per cento e con una disoccupazione che superava l’8 per cento, si passa nel 2011 a una crescita che sfiora il 3 per cento e a un tasso di disoccupazione che nel 2013 è arrivato sotto il 5, mentre il debito pubblico ha iniziato a ridursi nel 2013.
È il riscatto indubbiamente sorprendente di un paese che, arrivato sull’orlo del baratro e a fronte di abnormi squilibri tra economia reale e dimensione del dissesto finanziario, aveva tutti i presupposti per implodere. Economisti e commentatori si sono soffermati a studiare con sempre più interesse questa “ricetta miracolosa”, ovvero della possibilità di far fallire le banche e la possibilità di far assolvere alla svalutazione della moneta un’importante funzione in termini di ristabilimento degli equilibri macroeconomici (in questo senso sottolineando il ruolo della sovranità monetaria, della quale l’Islanda è in possesso diversamente dai paesi appartenenti all’area euro). Tuttavia non è facile trarre conclusioni semplicistiche dalla lezione islandese.
Nel nostro paese, come in tanti altri paesi occidentali, si cerca di superare la crisi attraverso un processo di socializzazione delle perdite con i tagli sociali e la precarizzazione dilagante. Tali politiche sono sempre destinate a fallire, in quanto non è possibile ripagare i debiti se diminuiscono i redditi. La lezione islandese ci dice però che le crisi finanziarie richiedono una gestione globale e regionale in cui i creditori si accollino parte dell’onere del risanamento. L’Islanda vi è riuscita per «via giudiziaria», ma questo deve diventare un punto fermo per le istituzioni internazionali e i singoli paesi..
Un altro importantissimo punto riguarda le dimensioni geografiche/economiche dei paesi coinvolti. Infatti, l’Islanda come anche Cipro e la  Grecia sono piccoli paesi i cui problemi sono sempre facilmente risolvibili, se vi è volontà politica internazionale,  e quindi vanno distinti da quelli di grandi e medi paesi fortemente indebitati con l’estero. Questo però non fa che rafforzare ulteriormente la critica verso la strategia suicida sinora perseguita nell’Eurozona. I casi greco, cipriota e irlandese sarebbero stati facilmente gestibili e un’accurata manovra «federale» avrebbe evitato il panico sui mercati evitando i drammatici riflessi avuti su Spagna e Italia.
Infine,  rimane il problema  di regolamentare i movimenti di capitale e merci a livello globale. Qui tornerebbe utile la proposta di Keynes a Bretton Woods in cui si stabiliva la legittimità di dazi e controlli sui movimenti di capitale. Questo, insieme alle leggi bancarie nate dopo la crisi del 1929, assicurò al mondo trent’anni di stabilità e crescita. [...] Dunque Il periodo «keynesiano», che va dalla fine della seconda guerra mondiale agli anni Settanta, rappresenta l’unico periodo nell’intera storia in cui abbiamo avuto una stabilità significativa.

Sebbene l’Islanda non costituisca il modello perfetto da poter applicare ovunque, alcune lezioni sono utili. Ma sarebbe ancor più utile una presa di coscienza che faccia tornare il mondo «indietro» alle regole abbandonate negli ultimi quattro decenni perché il capitalismo nato dalla rivoluzione liberista non è solo ingiusto: è insostenibile. Il neoliberismo sostiene la liberazione dell’economia dallo Stato, la deregulation, il libero mercato, l’abbattimento delle barriere doganali,  tasse, il taglio della spesa pubblica, la vendita del patrimonio dello Stato, la privatizzazione dei servizi pubblici, e, soprattutto, la demolizione dello stato sociale, cioè, quell’insieme di servizi-diritti (scuola pubblica, sanità pubblica, previdenza, servizi sociali) mediante i quali uno Stato civile garantisce l’esistenza in vita alle categorie sociali più deboli e il ricambio generazionale di cui tanto avrebbe bisogno l’Europa. Ancora una volta, confondono la cura con la malattia.

Islanda: è sbagliato salvare le banche predatorie

Lasciate fallire le banche: il mantra islandese
di Omar R. Valdimarsson - 11/02/2014
Fonte: Arianna Editrice
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=47377

Nel 2008, l'Islanda ha fatto fallire le proprie banche perché si erano dimostrate troppo grandi per essere salvate.
Oggi, l'isola sta realizzando che le decisioni relative alla gestione della crisi, prese mezza decina di anni fa, l'hanno proiettata in una traiettoria che sta facendo sì che l'obiettivo di avere un tasso di disoccupazione del 2% sia un traguardo realistico.
Mentre l'area Euro sta raggiungendo livelli di disoccupazione da record, oltre il 25% in Grecia e Spagna, solo circa il 4% della forza-lavoro islandese è senza impiego. Il Primo Ministro Sigmundur D. Gunnlaugsson ha dichiarato che si può fare di più: “I politici si preoccupano sempre di qualcosa” - ha detto il politico 38enne in un'intervista rilasciata la settimana scorsa - “a noi piacerebbe vedere scendere il livello di disoccupazione dal punto in cui è ora, circa il 4%, fino al di sotto del 2%. Ciò può sembrare strano a molti altri Paesi occidentali, ma gli Islandesi non sono abituati alla disoccupazione”.
L'improvviso tracollo economico dell'isola, avvenuto nell'Ottobre 2008, è stato descritto dai media internazionali come un'indotta crisi del debito bancario, conclusasi nel giro di poche settimane, una volta che i mercati finanziari vennero congelati. I politici, che gestiscono un'economia da 14 miliardi di dollari, si rifiutarono di sostenere economicamente le banche, le quali ,in seguito,  hanno fatto un default per 85 miliardi di dollari. La decisione del governo di proteggere le finanze statali ha fatto sì che vi fossero fondi per mantenere in vita i programmi di sostegno sociale che hanno difeso gli Islandesi dalla miseria durante la peggiore crisi finanziaria degli ultimi 60 anni.

Liberazione dal debito

Di contro alle richieste dei creditori delle banche, Gunnlaugsson ha dichiarato che questo “non è un debito dello Stato e mai lo sarà”. Ha aggiunto che il suo obiettivo primario è “ricostruire lo stato sociale in Islanda”.
Anche se i creditori delle banche, molti dei quali sono hedge founds, stanno ancora cercando di recuperare i propri soldi, l'approccio islandese al problema ha riscosso molti consensi a partire dal Fondo Montario Internazionale fino a numerosi economisti, tra i quali il premio Nobel Paul Krugman.
I successivi governi dell'Islanda hanno costretto le banche a cancellare i mutui immobiliari per aiutare le famiglie. Nel Febbraio 2010, 16 mesi dopo che la Kaupthing Bank hf, la Glitnir Bank e la Landsbanki Inslands hf sono fallite, la disoccupazione aveva raggiunto il picco del 9,3%. Secondo l'Agenzia di Statistica Islandese, il tasso era sceco al 4,2% a Dicembre. Nell'area Euro, il livello era al record del 12,1% a Novembre, secondo le stime dell'Eurostat.
“Anche se la situazione è molto migliore che in molti altri Paesi, avere un tasso di disoccupazione del 4% è qualcosa che non ci sta bene”, dichiarò Gunnlaugsson, quando il governo è stato eletto ad Aprile.

Spendere per il Welfare

Il budget governativo per il 2014 assegna circa il 43% dei fondi al Ministero per il Welfare, una percentuale sostanzialmente invariata rispetto al periodo precedente alla crisi. Secondo Stefan Olafsson, un professore si Sociologia presso  l'Università d'Islanda, il concentrarsi della nazione sul Welfare è stata la chiave nella ripresa della crescita. L'economia è cresciuta del 2,7% quest'anno, secondo l'Organizzazione per la   Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE, NdT). Questo è un dato migliore rispetto alla media dell'intera area-OCSE, nella quale l'economia crescerà del 2,3%, secondo le stime dell'organizzazione con sede a Parigi.
Olafsson ha comunque dichiarato che gli sforzi dell'Islanda per resuscitare la propria economia non sono stati indolori. L'inflazione, che ha toccato il picco del 19% nel Gennaio 2009, ha colpito gli Islandesi più che altre popolazioni, perché la maggior parte dei mutui è collegata all'indice dei prezzi al consumo. Anche se il set-up protegge gli investitori, le famiglie vedono i propri oneri debitori crescere con l'aumento dei prezzi. L'inflazione era al 4,2% a Dicembre.

Sofferenza da inflazione

“Anche se stiamo spendendo per il Walfare più di prima, dobbiamo sempre tener presente che il potere di acquisto è calato a partire dal 2008”, ha dichiarato Olafsson durante un'intervista.  “Ancora più importante che aumentare le spese per il sistema sanitario e quello scolastico è che il fatto che il governo dovrebbe porre l'accento sul far crescere il potere d'acquisto della popolazione. Questo deve essere il suo compito principale”. La maggior parte dell'inflazione in Islanda deriva dal tasso di scambio che è stato protetto dai controlli sui capitali fino al raggiungere l'80%  rispetto l'Euro alla fine del 2008.  Gunnlaugsson afferma che tutti gli sforzi per ridurre le esistenti limitazioni sugli scambi verranno prese solo nella misura in cui sia possibile tutelare la stabilità della Corona Islandese.
“E' un problema che si può risolvere, anche rapidamente”, ha dichiarato Gunnlaugsson.
Negli ultimi 12 mesi la Corona si è rivalutata del circa 10% rispetto all'Euro. Nonostante questo, l'attuale cambio di 157 per 1 Euro va comparato agli 88 necessari nel 2007, l'anno precedente al collasso finanziario dell'isola. (…)
A Novembre, Gunnlaugsson ha rivelato un piano a sostegno delle famiglie volto a spendere il 7% del PIL al fine di ridurre il loro debito ipotecario. Il governo intende finanziare il piano, criticato dall'OCSE come troppo drastico, aumentando parzialmente la tassazione sulle banche.

Controlli sui capitali

La linea dura dell'Islanda contro le banche e i loro creditori ha dato il segnale che lo Stato può impegnarsi a trovare dei creditori una volta che siano dispiegati dei controlli sui capitali. Questo non ha impedito al governo di emettere due prestiti obbligazionari in dollari nel 2008.
L'impegno sul Welfare di  Gunnlaugsson consiste nel rivalutare programmi finanziati dallo Stato, aspetto che coinvolge anche i governi di altri Paesi nordici. La Danimarca ha ridimensionato il suo Welfare, come molti cittadini si sono resi conto. In Svezia, il governo, che ha applicato diverse tasse sui redditi, sembra che perderà le elezioni, in quanto gli elettori chiedono un aumento della spesa pubblica. Questo mese, Krugman ha messo in guardia i governi dei Paesi nordici dall'effettuare ulteriori tagli. Secondo  Gunnlaugsson, il sostegno del governo e la crescita economica vanno di pari passo.
“Per prima cosa, vogliamo creare stabilità”, ha dichiarato  Gunnlaugsson, “Maggiore stabilità politica significa più investimenti, più posti di lavoro, più la creazione di ricchezza, in modo che possiamo continuare a mantenere lo stato sociale islandese”.


Traduzione: Manuel Zanarini


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martedì 11 febbraio 2014

PAOLO FERRARO dice la verità sulla crisi in TV

Pomicino: "La nomina di Monti voluta da Goldman Sachs"

Pomicino: "La nomina di Monti fu voluta da Goldman Sachs"

L'ex ministro Paolo Cirino Pomicino: "I poteri forti nel 2011 avevano bisogno di un parlamento debole e un governo stracciato per fare entrare un loro uomo a Palazzo Chigi"

E il fatto che Mario Monti nel giugno 2011 (con mesi di anticipo dalla crisi del governo Berlusconi) andasse a parlare con Napolitano per confrontarsi con lui sul nuovo esecutivo, la dice lunga sullo stato della democrazia nel nostro Paese. Ma chi c'era davvero dietro Monti? Anche su questo è stato scritto molto. Oggi uno dei protagonisti della Prima Repubblica, l'ex ministro del Bilancio e della Funzione pubblica Paolo Cirino Pomicino, punta il dito contro i "poteri forti". E non resta neanche troppo sul generico. In un'intervista al Sussidiario.net afferma che "i poteri forti nel 2011 avevano bisogno che nel nostro Paese ci fossero un Parlamento debole e un governo stracciato, in modo da fare entrare un uomo della Goldman Sachs a Palazzo Chigi". E chi era l'uomo della Goldman Sachs? Lo spiega Pomicino proseguendo il suo ragionamento:"(I poteri forti, ndr) fecero dunque cadere il governo Berlusconi e al suo posto fecero arrivare Mario Monti". 
Goldman Sachs è una delle banche d'affari più grandi al mondo. Si occupa di investimenti bancari e azionari, risparmio gestito e altri servizi finanziari. E come molti altri colossi della finanza si avvale di consulenti di altissimo livello. Tra quelli italiani figurano i nomi di Mario Monti, Romano Prodi, Mario Draghi e Gianni Letta (tutti advisor). Molti altri uomini della banca d'affari hanno ricoperto incarichi politici ed economici di altissimo livello: basti pensare a Robert Rubin (sottosegretario al Tesoro Usa ai tempi di Clinton). Oppure a Lucas Papademos, primo ministro della Grecia (2011-2012) e in precedenza vicepresidente Bce (2002-2010) e presidente della Banca centrale di Atene (dal 1994 al 2002). Altri due nomi di peso: Petros Christodoulos, ex trader Goldman Sachs a Londra e principale amministratore del debito greco; OtmarIssing, ex membro del direttorio Bundesbank ed ex capo economista Bce; Peter Sutherland, tra i responsabili del "salvataggio" dell'Irlanda.
Su Monti citiamo una notizia in breve del Corriere della sera (14 dicembre 2005): "L' ex commissario europeo alla concorrenza Mario Monti è stato nominato advisor internazionale di Goldman Sachs International. Il nuovo incarico del presidente dell' università Bocconi non dovrebbe avere alcun effetto sulle sue possibilità di entrare nel governo dopo le prossime elezioni legislative, visto che il rapporto con la banca d' affari è di tipo consulenziale. Il lavoro di Monti spazierà dalla politica internazionale ai mercati di capitali, nell' ambito del Research advice council di Goldman Sachs global markets institute. Mario - ha commentato Peter Sutherland, presidente di Goldman Sachs International - è un policy maker e un economista molto rispettato e porta a Goldman Sachs il beneficio della sua considerevole esperienza".
Ma torniamo all'inizio, a ciò che ha detto Cirino Pomicino. Perché Napolitano scelse proprio Monti per sostituire Berlusconi? "La scelta di Mario Monti come presidente del Consiglio era nell’ordine naturale - spiega al Sussidiario - Nel novembre 2011 Berlusconi non ebbe più la maggioranza di governo alla Camera dei Deputati. Era così prevedibile, l’arrivo di Monti, che io lo scrissi già nel novembre 2008. Siccome non ho capacità divinatorie, quanto avvenne si spiega soltanto con il fatto che era nell’ordine naturale delle cose".

Tremonti: le colpe della haute banque

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1. DAGO-INTERVISTA A GIULIO TREMONTI SUL GOLPE DELLO SPREAD BY NAPOLITANO-DRAGHI - 2. ‘’LA STORIA DELLA CADUTA DI BERLUSCONI DEV’ESSERE ANCORA SCRITTA. PROVI A FARE UN BILANCIO SU COM’ERA LA SITUAZIONE PRIMA E SU COM’È ADESSO. IL DEBITO PUBBLICO DOVEVA SCENDERE E INVECE È SALITO. IL PIL DOVEVA SALIRE ED È SCESO” - 3. “LEI HA MAI VISTO UN DEBITORE CHE FALLISCE E UN CREDITORE CHE SOPRAVVIVE?” - 4. ‘’SE FOSSE STATA “COLPA” SOLO DELL’ITALIA, PERCHÉ NEL 2011 IL SISTEMA FINANZIARIO EUROPEO DOVETTE ESSERE ‘RIANIMATO’ CON ENORMI FLUSSI DI LIQUIDITÀ ARTIFICIALE?” - 5. ‘’QUELLA DELLO SCOPPIO DELLO SPREAD FINANZIARIO È STATA UN’INVENZIONE. LO SPREAD SOCIALE INVECE È STATA UNA PERFETTA REALIZZAZIONE “TECNICA”. COMUNQUE IL TEMPO È GALANTUOMO. PIÙ GALANTUOMO DEI COSIDDETTI GALANTUOMINI” -

Colloquio con Giulio Tremonti di Francesco Bonazzi per Dagospia
BERLUSCONI TREMONTI BOSSI A MONTECITORIOBERLUSCONI TREMONTI BOSSI A MONTECITORIO
Il tempo è galantuomo, "più galantuomo dei galantuomini tra virgolette". Nell'estate 2011 Giulio Tremonti stava nella trincea del Tesoro, tra aste dei titoli pubblici da gestire e manovre straordinarie per rispondere alle sollecitazioni di Bruxelles. L'8 novembre, insieme a tutto il governo Berlusconi, si arrese sotto i colpi dello spread. Quello "spread finanziario" che fu praticamente "un'invenzione", mentre "lo spread sociale è stata una perfetta realizzazione" dei tecnici del governo Monti, spiega oggi Tremonti, che si prepara a mandare nelle librerie una ricostruzione che si preannuncia parecchio interessante (dovrebbe intitolarsi "Euro? La ragione dei popoli") Adesso, grazie all'inchiesta di Alan Friedman, si scopre che il professore della Bocconi era già stato prenotato con mesi e mesi d'anticipo.
TREMONTI FRATTINITREMONTI FRATTINI
Professor Tremonti, che impressione le ha fatto leggere oggi sul Corriere della Sera che tra giugno e luglio del 2011 impazzavano già le consultazioni del governo Monti, quando l'esecutivo Berlusconi del quale lei faceva parte cadde solo a novembre?
"L'impressione è presto detta. Una volta si diceva della Russia che era un Paese dove tutto è segreto, ma niente ignoto. Oggi per l'Italia vale il contrario: niente è segreto, ma molto è ancora ignoto. Però le aggiungo una valutazione: lo Statuto Albertino del 1848 era più ‘costituzionale' della Costituzione del 1948, come variamente applicata o disapplicata nel tempo presente".
TREMONTI E MONTITREMONTI E MONTI
Ma se è vero che Giorgio Napolitano allertò Mario Monti con almeno cinque mesi d'anticipo, la storia della caduta di Berlusconi non va forse riscritta?
"Non è che va riscritta. Dev'essere ancora scritta. Se vuole, provi a fare un bilancio differenziale su com'era la situazione prima e su com'è la situazione adesso. Il debito pubblico doveva scendere e invece è salito. Il pil doveva salire ed è sceso".
Sì, ma lo spread che schizzò oltre i 500 punti base in quel novembre 2011?
giulio tremonti e giorgio napolitanoGIULIO TREMONTI E GIORGIO NAPOLITANO
"Quella dello scoppio dello spread finanziario è stata un'invenzione. Lo spread sociale invece è stata una perfetta realizzazione "tecnica". Comunque il tempo è galantuomo. Più galantuomo dei cosiddetti galantuomini".
NAPOLITANO E TESTA BERLUSCONINAPOLITANO E TESTA BERLUSCONI
A conti fatti, non le sembra che il governo Monti e l'austerità siano in gran parte serviti a garantire una ritirata sicura ai grandi investitori esteri, troppo esposti sull'Italia?
BERLUSCONI BERTINOTTI MARINI NAPOLITANOBERLUSCONI BERTINOTTI MARINI NAPOLITANO
"Lei ha mai visto un debitore che fallisce e un creditore che sopravvive? Quali erano le controparti di Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna? Erano la Germania, la Francia, la Gran Bretagna eccetera. E lei ha mai visto un rischio finanziario fermarsi sui confini nazionali? Chi doveva esser "salvato"? Dalla Grecia alla Spagna, dai super-consumi alle bolle immobiliari, le colpe erano solo mediterranee o avevano recapito presso i migliori indirizzi della haute banque? Se fosse stata "colpa" solo dell'Italia, perché nel 2011 l'intero sistema finanziario europeo andò in blocco, tanto da dover essere ‘rianimato' con enormi flussi di liquidità artificiale?"
Draghi, Merkel e MontiDRAGHI, MERKEL E MONTI

CATTEDRATICO TEDESCO ACCUSA: ''LA TROIKA VA PROCESSATA"

ILLUSTRE CATTEDRATICO TEDESCO ACCUSA: ''I COSIDDETTI SALVATAGGI DELLA TROIKA VIOLANO LA CARTA DEI DIRITTI UMANI DELLA UE''

lunedì 10 febbraio 2014


Berlino – Arriva da un legale tedesco un’ovvia quanto scomoda constatazione: i memorandum imposti dalla troika ai paesi “salvati” impongono ai “beneficiari” del salvataggio misure in violazione dei diritti umani fondamentali. Lo riporta il giornale online, con sede a Bruxelles, euobserver.
I programmi di austerità concordati con la Troika dei prestatori internazionali (la Commissione Europea, la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale) sono in violazione della Carta EU dei Diritti Fondamentali, secondo un legale tedesco, Andreas Fischer-Lescano.  Lescano è professore di diritto e politica europea dell’università di Brema ed è stato incaricato dalla Confederazione dei Sindacati Europei di controllare la legalità dei cosiddetti “Memorandum of Understanding” firmati tra i paesi salvati e i loro prestatori.
L'illustre cattedratico tedesco ha concluso che, alla luce della carta UE dei diritti fondamentali - un testo legale divenuto vincolante per gli stati membri nel 2009 – molte misure di austerità imposte dalla Troika possono essere impugnate in tribunale.
“Ci sono limiti a quel che si può scrivere. Anche in un contratto bancario ci sono limiti a quel che può essere scritto, i tribunali e la legge pongono sempre dei limiti. Per ciò che riguarda gli accordi internazionali dovrebbe valere lo stesso, e nemmeno la troika è immune dalla legge”, ha detto Lescano sul suo sito web.
Lescano ha fatto notare che una recente interrogazione del Parlamento Europeo riguardo all’operato della troika, metteva correttamente in discussione la sua base giuridica, in particolare la mancanza di un mandato alla BCE di chiedere riforme strutturali ai governi nazionali. “Ma questa è solo una parte del problema. L’interrogazione parlamentare non guarda quasi per niente all’aspetto dei diritti umani”, ha aggiunto Lescano.
Il suo studio sottolinea che quanto imposto dalla Troika “ha limitato pesantemente l’autonomia di datori di lavoro e sindacati nel negoziare i salari”.
“In Irlanda, i salari hanno dovuto scendere di 1 euro all’ora. E non esiste nemmeno una logica a supporto di questa misura di austerità. Perché quando viene compromessa l’autonomia, lo stato deve supplire alla mancanza di reddito, come succede in Germania.”
Le riforme al sistema scolastico e sanitario prescritte dai memorandum della Troika sono anch’esse discutibili perché si focalizzano troppo sul taglio dei costi, ha dichiarato.
“E’ vero che a volte queste misure vengono prese a livello nazionale, ma la cosa pericolosa è che la troika ha impacchettato tutte queste misure di austerità, che hanno portato serie conseguenze, specialmente sugli strati della popolazione vulnerabili”.
Lescano ha fatto notare che il concetto di “stabilità finanziaria” è stato posto in cima a tutte le altre considerazioni. “Ma la stabilità finanziaria non può essere ottenuta senza stabilità sociale”.
“Quello che manca è una presa di responsabilità da parte della UE riguardo a queste misure. L’UE dice sempre che la responsabilità dell’adozione e applicazione di queste misure è a carico degli stati membri. Ma se gli stati non accettano i termini imposti, i prestiti vengono bloccati. Abbiamo appena iniziato la discussione, ma è molto importante uscire da questa frammentazione delle misure sociali. I conflitti sociali sono erroneamente rappresentati come conflitti nazionali. Ma si tratta di una questione europea e gli stati sono semplicemente usati l’uno contro l’altro: la siesta in Spagna conto il duro lavoro in Germania” ha dichiarato. 
Da parte sua, nel suo rapporto annuale pubblicato il 29 gennaio) scorso, la Commissione per i Diritti Sociali del Consiglio d'Europa ha osservato che le politiche pubbliche in atto dal 2009 non sono state in grado di arginare un generalizzato aumento della povertà nel continente.  Il comitato ha identificato 180 violazioni di disposizioni della Carta Sociale Europea riguardo l’accesso alla protezione sanitaria e sociale nei 38 paesi europei. Nei paesi salvati, il comitato ha trovato parecchie violazioni – in particolare in termini di salari e prestazioni sociali.
L’Irlanda è in violazione della carta sociale per non aver coperto con garanzie minime la malattia, la disoccupazione, la sopravvivenza, gli infortuni sul lavoro e i benefici di invalidità.
La Grecia e Cipro hanno prestazioni minime ”inadeguate” riguardo la disoccupazione, la malattia, la maternità, l’anzianità, oltre a un sistema di sicurezza sociale limitato.
Anche la Spagna paga troppo poco i lavoratori in malattia e limita l’accesso dei cittadini di altre nazioni europee alla sicurezza sociale.

Fonte: Voci dall'Estero. 

ILLUSTRE CATTEDRATICO TEDESCO ACCUSA: ''I COSIDDETTI SALVATAGGI DELLA TROIKA VIOLANO LA CARTA DEI DIRITTI UMANI DELLA UE''