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venerdì 7 marzo 2014
Confedercontribuenti: domani 8 Marzo giornata di lotta
Bankitalia deve restituire il signoraggio sulle banconote
Debiti Bankitalia:
il Signoraggio sulle banconote
di Marco Saba
Secondo il bollettino BCE di gennaio 2014, ci sono banconote in euro per 1,169.3 miliardi (1). La Banca d'Italia possiede il (capital key) del 12,31%(2). Quindi l'Italia avanza dalla Banca d'Italia un signoraggio sulle banconote pari a 143.9 miliardi. Questo è solo uno dei debiti trasferiti ai nuovi proprietari privati della Banca d'Italia ed ignorato da tutti i media.
Note:
1) https://stats.ecb.europa.eu/stats/download/bkn_notes_val/bkn_notes_val/bkn_notes_val.pdf
2) http://www.ecb.europa.eu/ecb/orga/capital/html/index.en.html
il Signoraggio sulle banconote
di Marco Saba
Secondo il bollettino BCE di gennaio 2014, ci sono banconote in euro per 1,169.3 miliardi (1). La Banca d'Italia possiede il (capital key) del 12,31%(2). Quindi l'Italia avanza dalla Banca d'Italia un signoraggio sulle banconote pari a 143.9 miliardi. Questo è solo uno dei debiti trasferiti ai nuovi proprietari privati della Banca d'Italia ed ignorato da tutti i media.
Note:
1) https://stats.ecb.europa.eu/stats/download/bkn_notes_val/bkn_notes_val/bkn_notes_val.pdf
2) http://www.ecb.europa.eu/ecb/orga/capital/html/index.en.html
giovedì 6 marzo 2014
Il denaro dal nulla
Il denaro dal nulla
http://www.beppegrillo.it/2014/03/il_denaro_dal_nulla.htmlIl primo libro dello scrittore di fantascienza James Ballard fu "Il vento dal nulla". Un vento sempre più forte soffia ovunque e la sua intensità aumenta giorno dopo giorno. La sua origine è sconosciuta e il vento cessa soltanto quando l'ultimo edificio sulla Terra viene distrutto. Questo vento è oggi il denaro, il denaro dal nulla, che sta infettando le economie e gli Stati che ne vengono travolti. Il denaro è creato dalle banche con il meccanismo della riserva frazionaria. Quando la banca concede un prestito ha una riserva che lo garantisce, ma non del tutto. Supponiamo che la banca abbia nei suoi depositi 1.000 euro e che la riserva obbligatoria per un prestito corrisponda al 10% della somma prestata. La banca potrà quindi prestare fino a 10.000 euro nonostante disponga solo di 1.000 euro.(NDR: Nell'area euro, fino a 50 volte con riserva al 2%). Ha creato 9.000 euro dal nulla. Se tutti i clienti di un qualunque istituto bancario decidessero di prelevare le somme depositate scoprirebbero che non esistono e la banca fallirebbe. Il denaro in circolazione non ha più niente a che fare con la realtà. Si stima che il debito totale del mondo ammonti a 200 trilioni di dollari, mentre la produzione mondiale annua, il PIL, è di 70 trilioni, circa un terzo. Una bolla enorme che prima o poi è destinata ad esplodere. Per uscirne si potrebbe sostituire il denaro creato dalle banche con denaro stampato dagli Stati (NdR: facendosi prima restituire il maltolto) e con l'obbligo di prestiti interamente coperti da capitali. Per ora siamo seduti sopra a un uragano i cui effetti sono di una dimensione che sfugge alla mente umana. L'economista e premio Nobel Maurice Allais disse "L'attuale creazione di denaro dal nulla, operata dal sistema bancario, è identica alla creazione di moneta da parte dei falsari. La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto". (NdR: Allais dimentica di aggiungere che le banche - oltre al lavoro del falsario - sottraggono il guadagno dagli utili mettendolo al passivo nel bilancio) Il denaro dal nulla potrebbe terminare con la distruzione delle Nazioni. Come il vento, e poi cessare di colpo
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Cause di nullità della cartella di pagamento
Scritto il: 27/02/14
È nulla la cartella di pagamento recante la sola indicazione “omesso o carente versamento dell’imposta”
Nota a Corte di Cassazione, Ordinanza 3 settembre 2013, n. 20211
SOMMARIO: 1. La decisione 2. Precedenti giurisprudenziali in materia di motivazione della cartella di pagamento
1. La decisione
Nella Ordinanza n. 20211 del 3 settembre 2013 la Corte di Cassazione torna ad occuparsi della motivazione della cartella di pagamento.
Occorre rilevare che dalla ordinanza non si comprende la fattispecie concreta dalla quale trae origine la cartella, ad esempio se discendente da una liquidazione ex articolo 36-bisdel Decreto del Presidente della Repubblica n. 600/1973 o da un controllo formale ex articolo 36-ter del Decreto del Presidente della Repubblica n. 600/1973.
Soprattutto, non si comprende la norma giuridica di cui si è avvalsa l’Agenzia delle Entrate per procedere alla iscrizione a ruolo e alla conseguente emissione della cartella di pagamento concernente l’IRPEF.
Tuttavia, dall’inciso “omessi o carenti versamenti” si può desumere che si tratta di attività liquidatoria posta in essere dall’Agenzia delle Entrate.
Inoltre, non si evince quali siano stati i motivi sui quali l’Agenzia delle Entrate ha impostato il proprio ricorso per Cassazione.
Ciò detto, nella fattispecie, la Corte, udita la relazione del Consigliere relatore, rigetta in camera di consiglio il ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate “in quanto la sentenza di merito contiene l’accertamento in fatto relativo alla carenza di qualunque motivazione o spiegazione della cartella esattoriale, accertamento che doveva se mai essere contestato con il mezzo revocatorio”.
Infatti, precisano i giudici, “l’affermazione del giudice di merito secondo cui la cartella non contiene ulteriori dati idonei a sorreggere le ragioni della Amministrazione poteva se mai essere contestata con il mezzo revocatorio”
Da qui la conclusione che “l’indicazione di un ‘omesso o carente versamento’ non costituisce adeguata motivazione di una pretesa fiscale”.
La Corte di Cassazione sostiene dunque che il giudice d’appello, in presenza della sola dicitura “omessi o carenti versamenti”, ha accertato in fatto la “carenza di qualunque motivazione o spiegazione della cartella esattoriale”.
Alla luce di ciò, l’Agenzia delle Entrate, soccombente in appello, avrebbe dovuto contestare quell’accertamento in fatto non già attraverso ricorso per Cassazione bensì attraverso il rimedio della revocazione disciplinato dall’articolo 64 del Decreto Legislativo n. 546/1992 e dall’articolo 395 del Codice di Procedura Civile.
La Corte, tuttavia, non specifica quale motivo di revocazione avrebbe potuto essere addotto dall’Amministrazione finanziaria. In relazione alla fattispecie decisa dalla ordinanza in commento, si ritiene che la revocazione poteva essere chiesta sulla base del n. 4 dell’articolo 395, primo comma, che ammette la revocazione della sentenza d’appello “se la sentenza è l’effetto di un errore di fatto risultante dagli atti o documenti di causa. Vi è questo errore quando la decisione è fondata sulla supposizione di un fatto la cui verità è incontrastabilmente esclusa, oppure quando è supposta la inesistenza di un fatto la cui verità è positivamente stabilita, e tanto nell’uno quanto nell’altro caso se il fatto non costituì un punto controverso sul quale la sentenza ebbe a pronunciare”.
2. Precedenti giurisprudenziali in materia di motivazione della cartella di pagamento
Tra i precedenti della Suprema Corte degna di rilievo è Cassazione n. 26330 del 16 dicembre 2009, la quale ha affermato che è priva di motivazione una cartella di pagamento emessa a seguito di liquidazione ex articolo 36-bis del Decreto del Presidente della Repubblica n. 600/1973 “sul presupposto che nella cartella non c’è alcuna precisazione circa il mancato riconoscimento del credito di imposta a L. 9.572.000”.
Nella fattispecie, l’Agenzia delle Entrate aveva precisato le ragioni della iscrizione solo in grado di appello. Tale modus operandi, precisa la Corte, non può sanare la carenza di motivazione della cartella, in quanto il contribuente deve essere messo in grado di conoscere le ragioni della pretesa fiscale sin dalla notifica della cartella di pagamento.
Nello stesso senso, Cassazione n. 22500 del 10 dicembre 2012, la quale ha evidenziato come nel caso in cui la cartella di pagamento sia stata emessa all’esito di una liquidazione effettuata ai sensi dell’articolo 36-bis del Decreto del Presidente della Repubblica n. 600/1973 essa rappresenta il primo ed unico atto attraverso il quale il contribuente viene informato della pretesa fiscale. Se così è, è indispensabile che la cartella contenga tutti gli elementi al fine di rendere edotto il contribuente delle ragioni della pretesa.
Per quanto concerne la giurisprudenza di merito, si segnala Commissione Tributaria Provinciale di Lecce n. 512/1/11 che così si è espressa: “questa Commissione ravvisa nella opposta cartella di pagamento una totale assenza di causale del recupero dell’imposta, non certo ravvisabile nella semplice dicitura ‘omessi o carenti versamenti’, senza alcuna specificazione a che titolo il richiesto importo era dovuto”.
Da segnalare, con particolare riferimento alla rappresentazione del calcolo degli interessi,Cassazione n. 4516 del 21 marzo 2012. Con la predetta pronuncia, la Corte ha confermato la decisione emessa dalla Commissione tributaria regionale, annullando la cartella di pagamento in quanto “nella cartella viene riportata solo la cifra globale degli interessi dovuti, senza essere indicato come si è arrivati a tale calcolo, non specificando le singole aliquote prese a base delle varie annualità che nella fattispecie, vale sottolinearlo, essendo l’accertamento riferito all’anno d’imposta 1983, sono più di 23 anni calcolati”.
Da qui gli ermellini hanno concluso che “l’operato dell’ufficio era ricostruibile attraverso difficili indagini dovute anche alla vetustà della questione che non competevano al contribuente che vedeva, così, violato il suo diritto di difesa”.
Altre sentenze della Cassazione si pongono in senso più restrittivo. In particolare, Corte di Cassazione 7 giugno 2013, n. 14376, esclude un particolare onere di motivazione per la cartella che chieda il pagamento delle imposte come dichiarate dal contribuente e non si risolva in una rettifica dei risultati della dichiarazione stessa.
Ancora, Cassazione n. 10033 del 6 maggio 2011, ha affermato che la cartella di pagamento, nell’ipotesi di liquidazione dell’imposta ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 600/1973, articolo 36 bis, costituisce l’atto con il quale il contribuente viene a conoscenza per la prima volta della pretesa fiscale e come tale deve essere motivata. Tuttavia, nel caso di mera liquidazione dell’imposta sulla base dei dati forniti dal contribuente medesimo nella propria dichiarazione, nonché qualora vengano richiesti interessi e sovrattasse per ritardato od omesso pagamento, il contribuente si trova già nella condizione di conoscere i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche della pretesa fiscale, con l’effetto che l’onere di motivazione può considerarsi assolto dall’Ufficio mediante mero richiamo alla dichiarazione medesima.
Infine, secondo Cassazione n. 7401 del 31 marzo 2011, il difetto di motivazione della cartella esattoriale non può condurre alla dichiarazione di nullità, allorché la cartella sia stata impugnata dal contribuente il quale abbia dimostrato in tal modo di avere piena conoscenza dei presupposti dell’imposizione, per averli puntualmente contestati, e abbia omesso di allegare e specificamente provare quale sia stato in concreto il pregiudizio che il vizio dell’atto abbia determinato al suo diritto di difesa.
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Tag:Agenzia delle entrate, art 395 cpc, art. 36 bis DPR n. 600/1973, art. 36 ter DPR n. 600/1973, art. 64 D.lgs n. 546/1992, carenza di motivazione, Cartella di pagamento,Cartella di pagamento o esattoriale, cartella esattoriale, Cassazione n. 10033 del 6 maggio 2011, Cassazione n. 22500 del 10 dicembre 2012, Cassazione n. 26330 del 16 dicembre 2009, Cassazione n. 4516 del 21 marzo 2012, Cassazione n. 7401 del 31 marzo 2011, Commissione Tributaria Provinciale di Lecce n. 512/1/11, D.lgs n. 546/1992, IRPEF, Motivazione, obbligo di motivazione
Pubblicato su filodiritto il 27/02/14 in Articoli Filodiritto Diritto tributario In Evidenza - Articoli Materie
Il problema della moneta EURO e della falsa crisi bancaria
Il problema della moneta EURO e della falsa crisi bancaria
di Marco Saba
Per capire la questione monetaria, occorre capire che la moneta EURO è al 99.99% moneta privata (Lo Stato esercita il diritto di signoraggio solo sulle monete metalliche, non su banconote o su euro creati dalle banche). Il VULNUS sta nel fatto che è anche la moneta imposta dagli Stati aderenti, ma ci guadagnano appunto solo le banche. In soldoni, per esempio: il signoraggio sulle SOLE banconote in euro emesse sino ad ora (1.000 MILIARDI DI CONTROVALORE) NON è stato restituito agli stati MA affidato al sistema bancario privato degli stati stessi.... La parte dell'Italia era 140 miliardi che il Tesoro non ha mai ricevuto. Occorre che l'Italia faccia istanza alla BCE per recuperare questi soldi ED IMPEDIRE CHE LE BANCHE LI PRENDANO METTENDOLI PURE AL PASSIVO DEL BILANCIO ! In questo modo si aggira la falsa questione EURO sì o EURO no. Recuperandfo questi soldi lo Stato sarà in grado di mettere in moto la macchina per recuperare il signoraggio sugli EURO digitali ! (110.000 miliardi di euro).
di Marco Saba
Per capire la questione monetaria, occorre capire che la moneta EURO è al 99.99% moneta privata (Lo Stato esercita il diritto di signoraggio solo sulle monete metalliche, non su banconote o su euro creati dalle banche). Il VULNUS sta nel fatto che è anche la moneta imposta dagli Stati aderenti, ma ci guadagnano appunto solo le banche. In soldoni, per esempio: il signoraggio sulle SOLE banconote in euro emesse sino ad ora (1.000 MILIARDI DI CONTROVALORE) NON è stato restituito agli stati MA affidato al sistema bancario privato degli stati stessi.... La parte dell'Italia era 140 miliardi che il Tesoro non ha mai ricevuto. Occorre che l'Italia faccia istanza alla BCE per recuperare questi soldi ED IMPEDIRE CHE LE BANCHE LI PRENDANO METTENDOLI PURE AL PASSIVO DEL BILANCIO ! In questo modo si aggira la falsa questione EURO sì o EURO no. Recuperandfo questi soldi lo Stato sarà in grado di mettere in moto la macchina per recuperare il signoraggio sugli EURO digitali ! (110.000 miliardi di euro).
VULNUS: L’Europa sotto attacco criminale del grande usuraio
LA MONETA COMUNE EUROPEA NEL PENSIERO DI GIACINTO AURITI
:::: Marco Bagozzi :::: 5 marzo, 2014 ::::http://www.eurasia-rivista.org/la-moneta-comune-europea-nel-pensiero-di-giacinto-auriti/21137/
Nel 1977 Giacinto Auriti descriveva le linee guida per l’adesione ad una moneta unica europea. A distanza di trentasette anni le soluzioni del professore abruzzese sono ancora lontane dall’essere adottate dall’establishment tecnocratico europeo, ma rappresentano una prospettiva economica, politica e geopolitica necessaria per superare l’empasse politica e strutturale dell’Unione Europea.
Nel 1977, l’allora presidente della Commissione europea, il socialista britannico Roy Jenkins, strutturò una proposta per l’istituzione dell’Unione economica e monetaria (UEM), che fu adottata come Sistema monetario europeo (SME) nel 1979. Lo SME, patrocinato politicamente dal presidente francese Valéry Giscard d’Estaing e da quello tedesco-occidentale Helmut Schmidt, è l’antenato della Banca Centrale Europea.
Con puntuale e lucida visione pionieristica, il professor Giacinto Auriti, allora Presidente del Centro studi politici e costituzionali, nel dicembre dello stesso anno ha dato alle stampe il pamphlet “Principi ed orientamenti per una moneta europea”, per Marino Solfanelli Editore.
Auriti, riprendendo le analisi anti-usurocratiche di Ezra Pound ed elaborando un’innovativa teoria della moneta (la “teoria del valore indotto della moneta”) ha rivestito fino alla sua morte, avvenuta nel 2006, il ruolo di “economista eretico” rispetto agli studi economici “istituzionalmente riconosciuti”.
Nelle appena quindici pagine del pamphlet, l’autore riassume concetti economici, storici e geopolitici, esplicando quello che è il suo pensiero rispetto alla moneta comune europea, ben venticinque anni prima dell’entrata in circolazione dell’Euro.
Già docente universitario di materie giuridiche, Auriti fin dalle prime righe è esplicito: «la realizzazione di una moneta europea è un aspetto essenziale per l’unificazione politica del nostro continente» (1). Successivamente chiarisce che l’Europa è soggetto privo di sovranità, perché «allo stato attuale delle cose l’Europa – e non solamente l’Europa – è una colonia monetaria della Banca d’America e del F.M.I.» (2). La “questione sovranista” però non si risolve aderendo a tendenze scissioniste, vetero-nazionaliste o etnonazionaliste, come alcuni presunti adepti del professore abruzzese attualmente cercano di spacciare per soluzione del problema (accodandosi in questo caso al volere di speculatori internazionali come George Soros), bensì attraverso una più razionale e funzionale unificazione politico-economica del continente europeo: «l’autonomia e l’indipendenza monetaria europea deve altresì fondarsi su di un mercato organico, cioè autosufficiente delle materie prime fondamentali» (3). Auriti allora proponeva di sviluppare fonti di energia alternative al petrolio, come ad esempio il brevetto Dragoni per l’utilizzo dell’energia solare. Se al giorno d’oggi il petrolio risulta ancora un combustibile insostituibile e che un “futuro senza petrolio” risulta ancora una prospettiva sempre più lontana, forse utopica, va notato come siano numerosi i paesi, anche produttori, che lo integrano ad altre fonti energetiche, puntando sulla cosiddetta “energia verde”.
Nel pensiero auritiano il superamento della questione coloniale europea si raggiunge con un comune cammino politico ed economico: «L’Europa è sotto la spada di Damocle del grande usuraio […] L’unica risposta a questa aggressione della grande usura è la proprietà popolare della moneta, ovvero togliere la proprietà della moneta alla Banca Centrale (una società privata) e attribuirla ai popoli all’atto dell’emissione» (4). Questa asserzione, pilastro del pensiero sovranista di Auriti, non costituisce solamente un assioma economico, ma racchiude anche una prospettiva politica e geopolitica, come veniva confermato, poche righe sopra, dal seguente passo: «la storia, maestra di vita, ha insegnato che nel momento in cui l’Europa stava completando l’organicità del mercato con l’apertura ai mercati orientali, l’America è intervenuta nel Kosovo con il ridicolo pretesto di combattere il contrabbando del petrolio» (5).
Da un punto di vista macro-economico, il professore di Guardiagrele propone di sostituire il sistema entrato in vigore con gli accordi di Bretton Woods con un sistema in cui la moneta europea sia creata senza riserva monetaria: «conservare al dollaro la qualità di moneta di riserva, significa accettare esplicitamente una vera e propria subordinazione coloniale – si badi bene – non nei confronti del Popolo Americano, ma della Banca d’America» (6).
L’autosufficienza economica sbandierata da Auriti è una prospettiva geopolitica di ampio respiro, il Grande spazio europeo, indipendente e sovrano, che ritroviamo anche in Jean Thiriart: «Chi vuole la dignità d’Europa dovrebbe volere il suo potere, che vuole il potere in Europa, dovrebbe desiderare l’autarchia». L’autarchia, secondo Thiriart, non va confusa con il protezionismo, concetto diverso e opposto: «l’autarchia richiede un paese molto grande, un grande spazio, una grande popolazione, le materie prime di origine nazionale. L’obiettivo dell’autarchia è il potere, soprattutto il potere militare. Il protezionismo è un concetto completamente diverso. Il protezionismo è voluto dagli industriali, spesso per eludere le leggi della competizione, vale a dire la concorrenza, la scelta e la qualità» (7).
Ritornando al volume auritiano del 1977, è importante notare come l’economia non venga trattata come scienza neutra ed autonoma: «[il tema] presuppone a monte un discorso che deve necessariamente toccare aspetti di razionalità, di etica e culturali unificanti le civiltà dei popoli europei» (8). Il rischio dello status quo è che «lo strumento economico potrebbe impazzire nelle mani di chi lo adopera» (9), quello che, consapevoli o meno, sta accadendo ai tecnocrati che guidano la Comunità Europea. Ecco perché ai tecnici, quindi al sistema bancario, deve essere sottratta la competenza della creazione della moneta, restituendola al potere politico. Diventano quindi i cittadini a creare il valore della moneta, accettandola come sistema di pagamento.
Le righe vergate trentasette anni fa da Auriti denunciano lo scollamento tra la classe politica e la sovranità monetaria (delegata alle tecnocrazie bancarie), problema tutt’ora scottante anche se sottaciuto, come conferma questo passo di Giacomo Gabellini: «uno dei problemi più rilevanti puntualmente sottratti a qualsiasi discussione è rappresentato dal fatto che con l’istituzione della Banca Centrale Europea è stato replicato il “modello italiano”, che nel 1981 venne attuato allo scopo di sottrarre alle dirigenze politiche il potere di decidere gli investimenti pubblici, affidando il controllo della moneta alle ambiziose e rampanti tecnocrazie che, cavalcando il mantra liberista, miravano a penetrare nei centri nevralgici dello Stato» (10).
La necessità di non abbandonarsi ad un vuoto populismo gettando “il bambino con l’acqua sporca” e, quindi, denunciando la moneta comune europea come il “male assoluto” sbandierando il ritorno alle monete nazionali come unica cura salvifica alla crisi economica della “colonia europea”, è così decisamente scongiurato: «i cosiddetti “euroscettici” ritengono che la tanto decantata solidarietà tra Paesi membri sia presente solo nella vacua e ridondante retorica degli “europeisti” di Bruxelles. Questa tesi, non priva di fondamento, è però viziata dal limiti di confondere l’euro, che è una delle valute adottate nel “vecchio continente”, con l’Unione Europea, che è una costruzione squilibrata e alquanto discutibile» (11).
*Marco Bagozzi (Trieste 1983) è laureato in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Trieste. È autore di Nazionalbolscevismo. Uomini, storie, idee (Noctua 2012), Con lo spirito Chollima (Chollima Football Fans 2012), Vincere con Gengis Khan (Anteo 2014) e Patria, popolo e medaglie, (Anteo 2014).
NOTE:
1) Giacinto Auriti, Principi ed orientamenti per una moneta europea, Solfanelli, Chieti 1977, p. 3
2) Ivi, p. 10
3) Ivi, p. 13
4) G. Auriti, Il paese dell’utopia. La risposta alle cinque domande di Ezra Pound, Tabula Fati, Chieti 2002, p. 26
5) ibidem
6) G. Auriti, Principi ed orientamenti per una moneta europea, op. cit., p. 9
7) G. Auriti, Principi…, p. 3
8) Bernardo Gil Mugarza, Entrevista a Jean Thiriart (1983), www.red-vertice.com/disidencias/textosdisi28.html
9) Ibidem
10) Giacomo Gabellini, Shock. L’evoluzione del capitalismo globalizzato tra crisi, guerre e declino statunitense, Anteo, Cavriago 2013, p. 203
11) Ivi, p. 199
martedì 4 marzo 2014
Manipolazione bancaria del mercato: il caso dell'oro
Prezzo dell’oro, l’ennesima frode che gli speculatori non pagheranno con la libertà
di Loretta Napoleoni - 03/03/2014Fonte: ilfattoquotidiano
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=47674
Gli scandali della finanza non finiscono mai ed assomigliano sempre di più a quelli della politica italiana: corruzione, collusione, pregiudicati che si occupano di riforme elettorali, la lista è lunga.
Gli scandali della finanza non finiscono mai ed assomigliano sempre di più a quelli della politica italiana: corruzione, collusione, pregiudicati che si occupano di riforme elettorali, la lista è lunga.
Dopo lo scandalo della Lehman Brothers c’è stato quello del debito sovrano, si è scoperto che Grecia e Italia, insieme al resto dei paesi della periferia, hanno manipolato gli indicatori economici grazie all’aiuto dei maghi della finanza – le ex banche d’affari per intenderci, che dal 2009 sono state ribattezzate banche commerciali. E guarda caso sono sempre le solite: Goldman Sachs, J.P. Morgan, Banque Paribas e così via. Il crollo della Lehman e tutto il marciume dei derivati e dei mutui spazzatura ha scosso il mondo ma non lo ha cambiato.
Due anni fa è scoppiato lo scandalo del Libor, il London Interbank Rate, una sorta di tasso d’interesse mondiale. Ci si è accorti che un gruppo di banche ogni giorno ne fissava il valore e spesso lo manipolava per guadagnarci sopra. Anche in quell’occasione le pagine dei giornali hanno riportato titoloni da paura perché il valore del Libor influisce un po’ su tutto, incluso il costo delle rate della nostra macchina.
Nonostante il danno, le prove ed il baccano mediatico nessuno dei veri responsabili è finito dietro le sbarre. Il reato politico e finanziario per antonomasia, e cioè fare i propri interessi a discapito della collettività, non sembra rientrare nella categoria dei reati penali. Individui ed istituzioni che lo commettono se la cavano sempre con multe più o meno salate, multe il cui valore è infinitamente più basso dei guadagni accumulati nel tempo, così lo scandalo del Libor è costato complessivamente 6 miliardi di dollari di multe.
Questa settimana si è iniziato a parlare dello scandalo dell’oro, il cui valore è fissato ogni giorno a Londra alle 10 ed alle 15 da Barclays, Deutsche Bank, Bank of Nova Scotia, HSBC e Societe Generale. Il mercato dell’oro, va detto, vale circa 20 mila miliardi di dollari, una cifra considerevole, tuttavia il valore è stabilito con modalità arcaiche, simili a quelle usate per il Libor, create quando questo mercato era molto più piccolo. Il protocollo risale al 1919 quando gli operatori di mercato si incontravano negli uffici dei Rothschild, nella City di Londra, oggi avviene per telefono.
L’accusa di manipolazione arriva da uno studio, non pubblicato, di due economisti Rosa Abrantes-Metz, che insegna alla New York University’s Stern School of Business, ed Albert Metz, direttore di Moody’s Investors Service. I due hanno studiato le fluttuazioni del prezzo dell’oro dal 2001 al 2013 ed hanno notato che spesso i prezzi si muovono al rialzo o al ribasso poco prima delle 15. Rosa Abrantes-Metz è conosciuta negli ambienti finanziari perché è stata la prima a denunciare la manipolazione del Libor usando la stessa metodologia di ricerca.
La settimana scorsa è comparso sul sito del Financial Times un articolo che convalidava le accuse di cui sopra, articolo che è poi stato rimosso. Fortunatamente il blogger Zero Hedge lo ha riportato ed è ancora possibile leggerlo sul suo sito. L’articolo del Financial Times denunciava la manipolazione del prezzo dell’oro dal dicembre del 2010 al dicembre del 2013, quindi dallo scoppio della crisi del debito sovrano, mentre la ricerca dei due economisti riscontrava manipolazioni a partire dal 2003, dall’inizio dell’invasione dell’Iraq. I due eventi sono significativi perché hanno prodotto grandi instabilità e tradizionalmente in queste circostanze ci si rifugia nel lingotto. La domanda di oro è dunque aumentata e con essa anche il valore del metallo giallo e la speculazione.
Nelle prossime settimane assisteremo alle solite indagini che porteranno agli stessi risultati: con molta probabilità nessuno pagherà con la libertà la frode commessa nei confronti della collettività. Rimane però la certezza che anche questo mercato non è libero e perfettamente funzionante come molti ci vogliono far credere. Ci troviamo di fronte all’ennesima conferma che il libero mercato per funzionare bene ha bisogno di tanti paletti e che è un errore lasciarlo in mano ai banchieri poiché come i politici sono ben avvezzi alla frode.
Visco aggredito a Roma: "Sei un servo delle banche"
Vincenzo Visco aggredito a Roma: "Sei un servo delle banche, hai svenduto l'Italia"
Dire, L'Huffngton Post | Pubblicato: 03/03/2014 18:26 CET | Aggiornato: 03/03/2014
http://www.huffingtonpost.it/2014/03/03/vincenzo-visco-aggredito-a-roma_n_4890759.html?utm_hp_ref=fb&src=sp&comm_ref=false
L'ex ministro Vincenzo Visco è stato aggredito questa mattina, a Roma, da un uomo che gli ha messo le mani al collo dopo averlo accusato di essere "un servo delle banche". Soccorso e tratto in salvo da alcuni passanti, Visco ha sporto denuncia ai carabinieri mentre l'assalitore si è dato alla fuga.
L'aggressione è avvenuta alle 11 e 30 nei pressi di piazza di Novella, quando un uomo ha cominciato ad insultare Visco, dicendogli: "sei un servo delle banche. Hai svenduto l'italia. Tornatene a casa". Quando Visco lo ha invitato a "non dire fesserie", l'uomo lo ha assalito alle spalle e gli ha stretto le mani al collo, come per strangolarlo. Alcuni passanti sono riusciti a fermare l'energumeno che a quel punto si è dato alla fuga.
Visibilmente scosso per l'accaduto, Visco ha presentato formale denuncia ai carabinieri. Vincenzo Visco è stato ministro delle finanze dal 1996 al 2000, ministro del Tesoro e del bilancio dal 2000 al 2001 e vice ministro dell'economia con delega alle Finanze.
La solidarietà del Pd. All'ex ministro è arrivata nel pomeriggio la solidarietà del partito democratico. "A nome mio e di tutto il partito voglio esprimere solidarietà a Vincenzo Visco, aggredito questa mattina in strada a Roma", ha affermato in una note il portavoce della segreteria Lorenzo Guerini. "L'episodio è l'ennesima dimostrazione che le continue campagne mediatiche e politiche, spesso generiche se non infondate, possono generare frutti avvelenati. Invitiamo tutti, perciò, ad agire con senso di responsabilità per non mettere a rischio l'incolumità fisica di chi ha avuto l'occasione di lavorare per il Paese e diventare così personaggio pubblico".
Dire, L'Huffngton Post | Pubblicato: 03/03/2014 18:26 CET | Aggiornato: 03/03/2014
http://www.huffingtonpost.it/2014/03/03/vincenzo-visco-aggredito-a-roma_n_4890759.html?utm_hp_ref=fb&src=sp&comm_ref=false
L'ex ministro Vincenzo Visco è stato aggredito questa mattina, a Roma, da un uomo che gli ha messo le mani al collo dopo averlo accusato di essere "un servo delle banche". Soccorso e tratto in salvo da alcuni passanti, Visco ha sporto denuncia ai carabinieri mentre l'assalitore si è dato alla fuga.
L'aggressione è avvenuta alle 11 e 30 nei pressi di piazza di Novella, quando un uomo ha cominciato ad insultare Visco, dicendogli: "sei un servo delle banche. Hai svenduto l'italia. Tornatene a casa". Quando Visco lo ha invitato a "non dire fesserie", l'uomo lo ha assalito alle spalle e gli ha stretto le mani al collo, come per strangolarlo. Alcuni passanti sono riusciti a fermare l'energumeno che a quel punto si è dato alla fuga.
Visibilmente scosso per l'accaduto, Visco ha presentato formale denuncia ai carabinieri. Vincenzo Visco è stato ministro delle finanze dal 1996 al 2000, ministro del Tesoro e del bilancio dal 2000 al 2001 e vice ministro dell'economia con delega alle Finanze.
La solidarietà del Pd. All'ex ministro è arrivata nel pomeriggio la solidarietà del partito democratico. "A nome mio e di tutto il partito voglio esprimere solidarietà a Vincenzo Visco, aggredito questa mattina in strada a Roma", ha affermato in una note il portavoce della segreteria Lorenzo Guerini. "L'episodio è l'ennesima dimostrazione che le continue campagne mediatiche e politiche, spesso generiche se non infondate, possono generare frutti avvelenati. Invitiamo tutti, perciò, ad agire con senso di responsabilità per non mettere a rischio l'incolumità fisica di chi ha avuto l'occasione di lavorare per il Paese e diventare così personaggio pubblico".
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