domenica 7 aprile 2013

Disoccupato: «Dite perché mi sono suicidato»


Zanè: «Dite perché mi sono suicidato»

ZANÈ/2. Un genitore lascia scritto al figlio di informare l'opinione pubblica sui motivi che l'hanno spinto alla tragedia. Un cinquantenne rimasto senza lavoro si è tolto la vita: in un biglietto ha chiesto che i suoi cari spieghino i motivi del gesto
06/04/2013
Zoom Foto
Un 50enne si è suicidato ma prima ha lasciato un biglietto chiedendo ai suoi di parlare del suo caso
ZANÈ. Un biglietto di saluto ai suoi cari; la spiegazione del motivo di quel tragico gesto, dettato dalla disperazione di non avere più un lavoro e una richiesta chiara: «Fatelo sapere tramite il giornale». È questo che ha spinto un ragazzo a reagire al dolore e a raccontare la storia del padre, un autotrasportatore di Zané, che la scorsa settimana si è tolto la vita nella sua abitazione. Da quanto tempo suo padre era senza lavoro? «Mio papà ha fatto il camionista per trent'anni. Ha sempre versato regolarmente i contributi e si è sempre dimostrato un gran lavoratore. Poi con la crisi le cose hanno iniziato ad andare male, non veniva più pagato, ha cercato altri lavori, ma alla fine si è trovato disoccupato. Ha ricevuto un contributo di 700 euro al mese, per sette mesi. E da ottobre, più nulla». Come ha reagito a questa situazione? «Senza lavoro si sentiva impotente. Non ha mai smesso di cercare un'occupazione, ha presentato oltre 300 richieste, anche fuori regione, ma le risposte erano sempre le stesse: o non cercavano, o era troppo vecchio. Aveva 50 anni». Ha mai chiesto aiuto? «Non nel senso di un sostegno. Chiedeva solo di poter lavorare, con dignità. Quando ha visto che non cambiava niente, ha fatto quello che sappiamo. Voleva che qualcuno si muovesse, che lo Stato prendesse in mano la situazione, che i politici cominciassero a fare qualcosa». Vi sareste aspettati un gesto così estremo? «No. Era una persona allegra, solare. Amava la vita e la sua famiglia. E ha sempre cercato di trasmettere questa immagine, anche se soffriva. Ha covato per mesi un malessere, fino ad esplodere, con la speranza però che non fosse inutile. È per questo che ho raccontato la sua storia anche alla fine del funerale, davanti alla chiesa piena». Crede che si sia sentito abbandonato? «Sì perché dopo una vita di lavoro, quando ha chiesto aiuto, ha trovato il silenzio dello Stato. 
Tutti i particolari sul Giornale in edicola.
Alessia Zorzan

sabato 6 aprile 2013

Crisi, triplice suicido nelle Marche


Crisi, triplice suicido nelle Marche. Prima moglie e marito, poi il cognato

La coppia, in gravissime difficoltà economiche, si è impiccata nella loro casa: lui esodato, lei pensionata. Il fratello della donna, appena appresa la notizia, si è tolto la vita gettandosi in mare. Avevano rispettibvamente 62, 68 e 70 anni

Carabinieri
Il motivo del suicidio dei coniugi è legato a questioni economiche: l’ unica fonte di reddito della coppia, 400-500 euro della pensione di lei, non bastava per arrivare a fine mese. Nel biglietto la coppia aveva indicato anche il luogo in cui trovare i loro corpi e  il numero di cellulare della sorella di Annamaria. 
Secondo le ricostruzioni dei carabinieri, lui aveva lavorato come muratore per 35 anni, ma con la crisi dell’edilizia era rimasto senza lavoro. Tuttavia, continuava tenere aperta la sua posizione all’Inps. Negli ultimi tempi, però, non riusciva a far fronte ai versamenti e si era indebitato con banche o finanziarie per una decina di migliaia di euro, tanti quanti Dionisi avrebbe dovuto riscuotere da un’impresa edile per la quale aveva lavorato in nero, anch’essa travolta dalla crisi. La moglie era un’artigiana in pensione. Sembra che la coppia non avesse neppure i soldi necessari a pagare l’affitto, avendo come unico mezzo di sostentamento la piccola pensione della donna. 
I due abitavano nello stesso palazzo del presidente del consiglio comunale di Civitanova Marche, Ivo Costamagna, che di recente aveva parlato con loro e li aveva invitati in Comune per parlare con i servizi sociali, ma i coniugi gli avevano riposto che non lo avrebbero fatto perchè si vergognavano. E Costamagna ha raccontato delle paure della coppia, in particolare di Annamaria, terrorizzata che “le prendessero l’auto”. 
Il suicidio è stato scoperto dai vicini di casa, che hanno trovato aperta la porta del garage. Giuseppe Sopranzi, fratello della donna, abitava con loro. Prima di gettarsi in mare era stato nel garage dei coniugi suicidi. In corso l’esame medico legale sui corpi. 
“Hanno preferito scomparire piuttosto che chiedere aiuto, dimostrando una dignità estrema nella tragedia: in altri luoghi la disperazione avrebbe portato a atti di criminalità”, ha commento, tra le lacrime, del sindaco di Civitanova Marche Tommaso Claudio Corvatta. Poi ha lanciato un appello: “Lo Stato non deve abbandonare la gente. Quando nei palazzi del Governo si discutono le strategie economiche, bisogna sempre pensare che in fondo alla catena c’è gente come questa. Nessuna mancata attenzione è perdonabile. Invito tutte le autorità, il Governo, a riflettere su quello che sta succedendo e a cercare di essere più celeri nel trovare soluzioni e collaboranti”. Il sindaco, inoltre, ha proclamato il lutto cittadino. 
Grande cordoglio è stato espresso anche da Antonella Sgravo, assessore alle politiche sociali del Comune di Civitanova Marche, che però denuncia: ”I due coniugi non erano stati mai segnalati ai servizi sociali del Comune. Purtroppo la loro situazione è molto simile a quella di tante altre famiglie. Per questo occorre ora più che mai un monitoraggio più attento e una maggiore attenzione alle nuove povertà che colpiscono tante famiglie della porta accanto e noi non ce ne accorgiamo”.   
Laura Boldrini si è detta “sconvolta” e domani sarà presente ai funerali. La presidente della Camera ha affermato: “Il segno della disperazione e della solitudine in cui la crisi può far sprofondare le persone. E’ una tragedia che colpisce l’intera comunità nazionale e che mi ferisce ancor più perché è avvenuta nella mia Regione, nelle Marche che per lungo tempo sono state modello di sviluppo, quello delle piccole imprese industriali e artigiane, da sempre motore della nostra economia”.

venerdì 5 aprile 2013

LA “RYLE’S LIST” DEI SUPEREVASORI FA TREMARE IL PIANETA


LA “RYLE’S LIST” DEI SUPEREVASORI FA TREMARE IL PIANETA (ALLA RADICE UN SISTEMA MONETARIO FALLITO)

Hanno sottratto al fisco mondiale tra i 21mila e i 32mila miliardi di dollari - I nomi dei superevasori e delle società offshore sono nell’hard disk di un computer - Oligarchi, borghesi, trafficanti: tutti nel calderone - E ora i governi chiedono di sapere chi “stangare”.. 

Fabio Cavalera per il "Corriere della Sera"
paradiso fiscalePARADISO FISCALE
Su il sipario. Ecco la multinazionale dell'imbroglio fiscale. La sua fisionomia, il suo capitale sottratto alle dichiarazioni patrimoniali ufficiali, che secondo lo studio di James S. Henry - l'ex capo economista di McKinsey - ammonterebbe a una cifra compresa fra i 21 mila e i 32 mila miliardi di dollari («pari alla ricchezza prodotta da Stati Uniti e Giappone»), il suo modus operandi, con la mappa dell'evasione mondiale negli ultimi trent'anni, sono in una scatola nera, l'«hard disk» di un computer che Gerard Ryle, direttore del Consorzio Internazionale dei Giornalisti d'Inchiesta (l'Icij di Washington), ha ricevuto per posta qualche tempo fa.
paradisi-fiscaliPARADISI-FISCALI
Vale più di mille miniere d'oro messe insieme: 260 gigabyte, 2,5 milioni di documenti archiviati con i nomi e le attività di 120 mila società offshore, con l'identità dei 130 mila titolari di conti cifrati (per ora 200 italiani, in compagnia ad esempio di Jacques Augier, il tesoriere della campagna elettorale di François Hollande, o di Maria Imelda Marcos, la figlia dell'ex presidente filippino, o della baronessa spagnola Carmen Thyssen-Bornemisza che ha utilizzato i suoi «risparmi occulti» per comperarsi un Van Gogh all'asta, «Il mulino ad acqua a Gennep»), conti cifrati nascosti alle Isole Vergini britanniche, alle isole Cook, alle Cayman, nel Liechtenstein, poi con la ragnatela dei movimenti e delle ricchezze depositate, infine con le banche (citate la Ubs, la Deutsche Bank con 309 società di comodo, la Clariden controllata dal Credit Suisse) che «hanno lavorato aggressivamente per fornire ai propri clienti le compagnie dei paradisi fiscali coperte dal segreto». Centosettanta nazioni coinvolte: le nazioni unite della frode fiscale.
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Gerard Ryle, che investigava sullo scandalo australiano della «Firepower International», si è ritrovato questo tesoro sulla scrivania, ha chiamato a raccolta 86 giornalisti del suo consorzio (46 Paesi, Leo Sisti per l'Italia) e ha messo in piedi un pool di 38 testate sparse per i continenti (dal Washington Post al Guardian e a Le Monde, partner italiano l'Espresso) per leggere quei file e per ricomporre in 15 mesi il mosaico dell'evasione fiscale.
Francois HollandeFRANCOIS HOLLANDE
Così, il risultato è che diventa di dominio pubblico la lista infinita dei furbi, furbetti e furbastri, o presunti tali, che, grazie a migliaia di «maghi consulenti» e di professionisti dei giochi di prestigio illegali in Europa o in America, in Asia o in Oceania, hanno occultato i loro veri patrimoni e ne hanno anonimamente disposto per lo shopping personale (case, barche, quadri).
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Di mezzo, avverte il rapporto del Consorzio dei giornalisti investigativi, c'è un'umanità varia: «Medici e dentisti americani, la middle class della Grecia, i furfanti di Wall Street, despoti, oligarchi, manager, trafficanti d'armi». Oltre a commercianti di diamanti indiani, dirigenti del colosso Gazprom, ultramilionari inglesi, tedeschi e francesi, funzionari dei governi del Canada, dell'Azerbaigian, del Pakistan, delle Filippine, del Venezuela. E naturalmente figure di discreta caratura della politica internazionale, potenze nei loro Paesi.
liechtensteinLIECHTENSTEIN
Adesso, come se si conficcasse uno spillo alla volta per rendere la vicenda più dolorosa, escono a spizzichi e bocconi i nomi. Siamo all'inizio. Fra i 200 italiani, rivela l'Espresso che compaiono Gaetano Terrin («all'epoca commercialista dello studio Tremonti»), Fabio Ghioni, hacker dello scandalo Telecom, i commercialisti Oreste e Carlo Severgnini. Si affiancano a gente come il presidente azero Aliyev, il primo ministro della Georgia Bidzina Ivanishvili, l'ex ministro delle Finanze della Mongolia Sangajav, Olga Shuvalova moglie di Igor Shuvalov (l'ex vice primo ministro russo), l'ex cantante americana Denise Rich, ex moglie di Marc Rich accusato di frode e perdonato da Clinton nell'ultimo giorno di presidenza. La company globale dell'evasione. «Che ci diano i documenti» reclama il ministro delle Finanze di Berlino. Si prepara a bastonare i suoi connazionali dell'offshore?
usa marc richUSA MARC RICH


Italia a 5 Stelle e lo spread non sale !


Sì al riacquisto della sovranità monetaria!

In Italia la crisi politica continua. Le elezioni del febbraio scorso hanno prodotto un piccolo terremoto nelle istituzioni italiane e anche in quelle europee, terremoto che ancora non si è arrestato. La situazione non è per niente rosea. Nonostante ciò, una cosa mi sembra molto, molto strana: il fatto che lo spread continua a essere 'ragionevole'. Come mai? Non dovrebbe salire alle stelle, data la situazione politica italiana?
Lo abbiamo visto in molte occasioni: non appena l'Italia traballava per qualche scandalo, ecco che lo spread faceva da termometro di questa instabilità. Tutti abbiamo imparato a conoscerlo con questa funzione..
Invece in questo periodo, che dovrebbe essere ben registrato dallo spread con un suo aumento a vette spaventose, vediamo che lo spread non sale, ma anzi, inspiegabilmente discende (e questo, dunque, indica che la fiducia nel nostro paese i n s p i e g a b i l m e n t e aumenta, malgrado la grave crisi!!!).

Ma è veramente inspiegabile ciò? Io direi di no. Sappiamo tutti che la bomba a 5 stelle ha sconvolto i piani dei politici italiani ed europei. E' un fenomeno di portata epocale che rischia di innescare un processo a catena negli altri paesi europei, facendo emergere la possibilità di un rovesciamento delle ormai instabilissime basi dell'Unione Europea.
Ecco. Il punto è proprio questo: lo spread basso di questo periodo è in sostanza un meccanismo messo in atto dall'alta finanza per contenere il fenomeno 5 stelle: se lo spread aumentasse, aumenterebbe la credibilità del Movimento (cioè aumenterebbero i voti in suo favore). E questo è uno dei grandi spauracchi da evitare. L'alta finanza è intrinsecamente connessa con la gli alti vertici della politica, anzi, le due cose fanno un tutt'uno in modo indissolubile. Entrambi non vogliono che l'ordine precostituito si rovesci. Sono i reazionari e i conservatori che non vogliono il cambiamento, perché stanno bene così. Arginano poi i fenomeni di rivolta e di scontento con tecniche raffinate, con un astuto controllo dell'informazione, con la compravendita di favori e con imbarazzanti compromessi sconosciuti ai più. Loro non subiscono minimamente la crisi: quello che sentono è la volontà però di fare in modo che questa crisi giri come sempre a loro favore. Loro hanno il controllo del sistema, e tramite questo controllo si permettono di gestire la crisi in modo da ottenere comunque un tornaconto personale.
Purtroppo noi facciamo parte di questo sistema da quando abbiamo deciso di cedere un diritto a mio avviso fondamentale di uno stato: abbiamo ceduto la nostra sovranità monetaria, l'abbiamo venduta ai nuovi invasori moderni, quelli che (per ora) non fanno guerre con le armi, ma solo con il denaro e con un'accurata strategia economica. Abbiamo fatto il grossissimo e assurdo errore di cedere la sovranità monetaria, di farci invadere dall'euro.
Ma andiamo più nel particolare: senza una qualsivoglia consultazione popolare per una questione tanto importante, il governo italiano di allora scelse di abolire la lira, moneta debole del continente al pari della peseta e della dracma, in favore dell'euro. L'euro fu però il risultato della media delle valute nazionali che lo assunsero: il marco tedesco era la moneta più forte, la lira (come abbiamo detto) una delle monete più deboli. La media ha fatto sì che il marco, che valeva 100, con l'euro (che vale 75, in base appunto al calcolo della media delle valute che passano all'euro) si trovasse nella condizione di svalutare la propria moneta: ciò ha reso la Germania (già forte di un'economia di gran lunga molto più solida della nostra) il paese più competitivo in assoluto nel sistema euro e uno dei più forti nel mondo. Infatti, come stiamo vedendo tutti, è l'unico paese che, per ora, non avverte la crisi, o la avverte solo in parte perché in netta minoranza rispetto ai paesi europei che invece dalla crisi sono spolpati vivi (in un sistema il marcio prima o poi contamina anche il sano...). La lira italiana invece valeva 50: se l'euro, risultato dalla media delle valute, vale 75, ci accorgiamo subito come l'Italia (al pari della Spagna e della Grecia) sia partita subito notevolmente svantaggiata rispetto alla Germania. Infatti le statistiche e i dati matematici dimostrano che, non appena l'Italia è entrata nell'euro, la sua economia, dopo un breve periodo di stagnazione, è caduta nella spirale terribile della recessione, e lo stesso vale per quei paesi che avevano una moneta di valore inferiore a quella dell'euro (appunto, Spagna, Portogallo, Grecia, Irlanda).
Ci accorgiamo così che il sistema euro è stato un altro meccanismo messo in atto dalle nazioni monetariamente ed economicamente "forti", in primis la Germania, per attuare un piano di "invasione" e di dominio economico sugli stati monetariamente ed economicamente "deboli": in pratica, noi poveracci Italiani abbiamo detto coglionescamente sì affinché venissimo spolpati vivi, cosa che oggi si è acuita vistosamente. 
Con le politiche di austerità, e le mostruose balle della necessità di contenere le spese e aumentare le tasse, ci hanno indotto più velocemente a quello che miravano: ovvero l' i m p o v e r i m e n t o di tutti gli Italiani (e con noi i Greci, gli Spagnoli ecc...). Noi dobbiamo diventare poveri, secondo i loschi piani degli alti vertici della politica e della finanza europea, per diventare un paese del terzo mondo, con un settore industriale pressoché inesistente, e un grande mercato di forza-lavoro a basso bassissimo prezzo disposta a essere sfruttata dalle nazioni "forti". Ecco la verità. 
Tant'è che molti imprenditori si suicidano, moltissime aziende e attività chiudono e moltissimi giovani emigrano all'estero come fecero i nostri nonni. Per non parlare del nostro inesistente peso a livello di politica estera: il peso inesistente in questo campo riflette il nostro peso inesistente in campo economico. Dunque l'Italia è diventato in effetti un paese del terzo mondo.
Chi non si accorge di tutto ciò - scusate la franchezza - o è perché vive in un mondo ovattato, o  è perchè non si informa a dovere (e per una situazione terribile come quella contemporanea, con ben due generazioni di giovani, tra cui la mia, letteralmente rovinate e senza futuro). Invito tutti pertanto a informarsi su internet, su siti di informazione alternativa e di contro informazione, e mi permetto di dare un consiglio: non vi fidate delle grosse testate giornalistiche e dei grossi giornali (RepubblicaCorriere della seraecc...): sono tutti assolutamente asserviti al potere e le loro informazioni sono a dir poco vendute. Al limite, mi sento di consigliarvi di leggere Il Fatto Quotidianoche è l'unico giornale a non prendere contributi statali, e che dunque pare il giornale un po' più estraneo ai giochi di potere e dunque più "affidabile". 
Ma l'importante è avere sempre un occhio critico e leggere più fonti possibili, non farsi bastare le quattro cazzate sparate dagli pseudogiornalisti dei tg.

Savona: sudditi di poteri non facilmente individuabili...


Se non cambia in profondità diventa una trappola

Populismo

Populismo
di Alain de Benoist - 18/01/2013

Fonte: insorgente 
Populismo

Come il “comunitarismo”, il “populismo” è diventato oggi una parola per nascondere di tutto. Ne è prova il fatto che personaggi molto differenti tra loro come Nicolas Sarkosy, Ségolène Royl, Georges Marchais, Jean –Luc Mélenchon, Bernard Tapie, José Bové, Marine Le Pen, Christophe Blocher, Jörg Haider, Geert Wlider, Silvio Berlusconi, ma anche Mao Zedong, Mussolini, Juan Peron, Getùlio Vargas, Fidel castro, il colonnello Gedhafi, Umberto Bossi, Ahmed Ahmadinejad, Luis Inàcio”Lula” da Silva o Hugo Chàvez si sono visti attribuire questa etichetta. “La parola è dovunque, la sua definizione da nessuna parte” diceva qualche mese fa lo storico Phlippe Roger.

mercoledì 3 aprile 2013

Il Bilderberg nomina il presidente della repubblica italiana


Chieti, 2 Aprile ’13 – Mer. S.  Francesco da P. – Anno  XXXIV n. 090 -  www.abruzzopress.info – abruzzopress@yahoo.it – Ch 1/81
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Ap – Fonte: italiani liberi

Il Bilderberg nomina il presidente della repubblica italiana 

di Ida Magli

In un recente passato, che appare però lontanissimo, era stata promessa agli Italiani l’elezione diretta del capo dello Stato. Naturalmente non se n’è fatto nulla. In una cosa sola i nostri governi, quali che siano le loro ideologie e i loro orientamenti politici, sono tutti “montiani”: decisi e rapidissimi soltanto nell’aumentare le tasse. Per tutto il resto tempi biblici in attesa che svanisca anche il ricordo delle promesse fatte. Dunque niente elezione diretta del Presidente. Ma c’è invece chi lo sceglie per noi e senza chiedere il permesso a nessuno: quel Potere che in silenzio ha progettato e imposto l’unificazione europea, che ha progettato e imposto la moneta unica e che continua a presiedere a tutte le vicende più importanti dei singoli Stati i quali obbediscono anch’essi nel più assoluto silenzio. Sono uomini di cui non conosciamo altro che le facce e i nomi dei loro messi, di quelli mandati a mettere in atto la loro volontà, ma che possiamo riconoscere a colpo sicuro da un solo comune connotato: l’andamento disastroso di tutte le loro imprese, il fallimento di ciò che realizzano. Di fronte ai nomi ventilati in questi giorni dai giornali come possibili Presidenti: Amato, Prodi, D’Alema, ci potremmo domandare quanti voti avrebbero preso se gli Italiani fossero stati chiamati a votare.  Sicuramente nessuno, o quasi.
Sono stati già abbondantemente bocciati in precedenza e di conseguenza i loro nomi vengono indicati da un potere estraneo alla democrazia e che li impone esclusivamente in funzione del progetto euro finanziario che deve fare da apripista al governo finanziario mondiale. Non abbiamo sentito fino ad ora reazioni di nessun genere da parte dei politici: davanti al Potere nascosto dietro all’Europa nessuno parla. Abbiamo però già assistito a suo tempo all’esaltazione come Capo dello Stato di Ciampi, entusiasta fautore dell’euro in coppia con l’astutissimo Prodi con il quale ha provveduto a svendere e a spogliare di quasi tutti i suoi beni l’Italia pur di riuscire a farla entrare nello spazio paradisiaco dell’euro. Ne deduciamo che il compenso stabilito sia sempre lo stesso: prima dimostri di essere un servo fedelissimo del Potere finanziario europeo e mondiale, adempiendo al compito che ti è stato assegnato quali che siano le sofferenze e i danni che apporti alla tua patria e ai tuoi concittadini, poi diventi presidente della Repubblica. Lo stesso ragionamento, mutati i compiti e le situazioni, vale per gli altri nomi.
La presidenza della repubblica italiana è appaltata al Bilderberg. Adesso, però, che abbiamo fatto una lunga e dura esperienza della quasi assoluta mancanza d’intelligenza che caratterizza i soci del Bilderberg e i loro emissari, montiani o meno, testimoniata chiaramente dai disastri che seguono alle loro imprese, sarà bene che i politici guardino in faccia la realtà. Anche a voler prescindere dai fatti che abbiamo sotto gli occhi (è di questi giorni il macroscopico pasticcio combinato a Cipro) non sono pochi gli analisti finanziari  che prevedono un possibile crac dell’euro per il secondo trimestre e, se non un crac, delle difficoltà sempre più gravi nella gestione dell’economia in Europa. Sarebbe davvero poco “divertente” trovarsi fresco di nomina a capo della Repubblica e mandare in giro per il mondo a rappresentare gli Italiani proprio uno dei responsabili del crac.

martedì 2 aprile 2013

Italia sotto attacco: le quinte colonne della finanza

Italia sotto attacco: le quinte colonne della finanza internazionale presenti nel governo
Federico Dal Cortivo per Europeanphoneix ha intervistato Marco Della Luna, autore del libro “Traditori al governo? Artefici, complici e strategie della nostra rovina”.
L’Italia è oramai da anni sotto attacco, non militare, non c’è ne bisogno essendo la penisola dalla fine della Seconda Guerra Mondiale occupata militarmente dagli Stati Uniti, ma economicamente.
Gli obiettivi fin troppo chiari, distruggere completamente il sistema Italia che era fatto anche d’imprese anche a partecipazione statale, lo Stato sociale, le regole del mondo del lavoro, la previdenza pubblica e la sanità, la scuola e l’università dello Stato e infine mettere le mani sul nostro patrimonio economico, colonizzando definitivamente la penisola.

D: Avv. Della Luna lei ha recentemente pubblicato un saggio da titolo eloquente, “Traditori al governo?”, nel quale analizza in modo esauriente le dinamiche e i personaggi che hanno portato la nostra nazione al punto in cui si trova oggi dopo l’ultimo governo tecnico di Mario Monti. Quali sono stati a suo avviso i passaggi fondamentali che ci hanno portato alla situazione attuale di grave crisi economica?
R: Le principali tappe della rovina voluta, e finalizzata a dissolvere il tessuto produttivo del paese, desertificandolo industrialmente e assoggettandolo alla gestione via centrali bancarie fuori dai suoi confini, onde farne territorio di conquista per capitali stranieri, sono i seguenti: