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giovedì 16 gennaio 2014
MPS: LANNUTTI, BANKITALIA SAPEVA
16 Gennaio 2014 13:32
(AGENPARL) - Roma, 16 gen - In un corposo esposto-denuncia inviato alla Corte di Appello del Tribunale di Genova, competente sul Tribunale di Siena ed alla Procura Generale di Cassazione, Adusbef ha chiesto di accertare le strane dimenticanze del Tribunale della città del Palio, in merito al ruolo della Banca d’Italia, che nonostante fosse bene a conoscenza delle operazioni strutturate di ricopertura sui derivati tossici, sembra abbia chiuso gli occhi per togliere le castagne dal fuoco da una istituzione “che non sbaglia mai perchè produce ministri e presidenti del Consiglio e della Repubblica”, fornendo l’alibi perfetto alla tesi secondo la quale Bankitalia fosse stata all’oscuro dell’operazione ‘Alexandria’, e che addirittura fosse stata ostacolata nelle sue funzioni di ‘alta Vigilanza’. La comoda tesi sostenuta nel capo di imputazione del processo che si sta celebrando a Siena, è che alla Banca d’Italia sia stato nascosto un documento dal quale emergerebbe il collegamento tra la ristrutturazione dell’operazione Alexandria e l’acquisto di 3 miliardi di euro di Btp, entrambe realizzate da MPS con Nomura, la cui mancata comprensione del collegamento avrebbe impedito alla Banca d’Italia di eccepire la corretta contabilizzazione del BTP, ipotizzata anche nell’interrogatorio reso dall’ex Capo degli Ispettori di Bankitalia Giampaolo Scardone (nel frattempo passato a Banca Carim come Vice direttore Generale) durante la testimonianza resa il 2.12.2013 dicembre 2013 (pag.186 del verbale), non regge con le carte e con l’integrale ascolto dell’udienza Link Audio Radio Radicale: http://www.radioradicale.it/soggetti/giampaolo-scardone, dove emerge chiaramente che furono i funzionari del MPS a chiarire agli ispettori il meccanismo di collegamento di Alexandria. Chiunque abbia seguito il processo ha compreso che tale tesi, secondo la quale Bankitalia fosse stata tenuta all’oscuro delle operazioni “struttura BTP 2034 e nota Alexandria” è falsa e ridicola, smentita clamorosamente dalle stesse ispezioni della Vigilanza di Bankitalia iniziate l’11 maggio e concluse il 6 agosto 2010 (firmata da Vincenzo Cantarella, Biagio De Varti, Giordano Di Veglia, Angelo Rivieccio, Federico Pierobon, Omar Qaram), ma soprattutto dalle successive ispezioni del 2011,dove gli ispettori della Banca d'Italia esaminarono i numeri di Banca Mps, nel quale dedussero esplicitamente il collegamento tra l'operazione di ristrutturazione Alexandria e i repo sui BTp condotti con la controparte Nomura, oltre che dal rapporto che la Banca d’Italia fornisce alla Consob nel mese di aprile 2012, quindi 5 mesi prima del supposto ritrovamento del Mandate il documento che legava esplicitamente le due operazioni in una oscura cassaforte. Se non fosse stato così evidente, come mai il rapporto ispettivo di Bankitalia, che mise in luce il collegamento del repo sui BTp al 2034, la cui connessione fu fornita dai dirigenti del MPS, dedusse che avrebbe creato un serio problema di liquidità alla banca, con possibili impatti della sola operazione repo BTp con Nomura, tale da mettere a rischio la stessa sopravvivenza della banca ? Già in un precedente esposto-denuncia inviato il 25 gennaio 2013 alle Procure della Repubblica, tra le quali Siena, Adusbef aveva ipotizzato l’esatta ricostruzione delle dinamiche truffaldine messe in atto dal Monte dei Paschi, con il diretto concorso della Banca d’Italia, che nonostante le ripetute ispezioni aveva fatto finta di non vedere. Negli esposti Adusbef ricostruisce le fasi di acquisizione di Antonveneta, annunciato l'8 novembre 2007 da MPS, per 10,3 miliardi di euro accollandosi anche 7,9 miliardi di debiti, quando appena sessanta giorni prima gli spagnoli del Banco Santander di Botin- Opus Dei, molto vicino al banchiere Ior Gotti Tedeschi a sua volta vicinissimo a Mussari (come risulta dalle agende dell'ex presidente di Mps) avevano rilevato la stessa Antonveneta per 6,3 miliardi. Tutte le acquisizioni e le fusioni tra gli istituti di credito, devono passare al vaglio preventivo della Banca d'Italia, che deve valutare la sostenibilità finanziaria, la sana e prudente gestione, l'impatto sui bilanci e sul conto economico, ai fini della stabilità e per non mettere a rischio il risparmio dei depositanti da operazioni azzardate o sopravvalutate. Ai tempi dell'acquisizione, ricopriva la carica di Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, con la signora Anna Maria Tarantola, attuale presidente della Rai, ai vertici dell'ufficio di Vigilanza, Fabrizio Saccomanni direttore Generale. Già dalle relazioni della Vigilanza di Bankitalia che nel 2010 fa visita al Monte dei Paschi di Siena, emergono risultanze parzialmente sfavorevoli, con i punti di debolezza. Per quel che riguarda i profili organizzativi e di controllo gli ispettori scrivono: «La regolamentazione delle operazioni finanziarie deve essere estesa ai veicoli di diritto estero, al fine di evitare che possano essere assunte posizioni non monitorabili dalle strutture di controllo» (ovvero: siccome ci sono più centri decisionali in grado di assumere rischi ad esempio acquistando finanza strutturata, è opportuno che la capogruppo sia in grado di conoscere i rischi che tutti questi altri centri si assumono). La relazione prosegue: «L’azione dei comitati interni è incerta, poco incisivo l’operato del comitato rischi, le decisioni prese nei comitati finanza e di stress non vengono riportate con regolarità al consiglio» (cioè ognuno assume rischi come gli pare e il Consiglio non sa niente). «La struttura commerciale si raccorda in modo insufficiente con quella che gestisce i rischi finanziari derivanti da prodotti che includono derivati. Poco efficace anche il coordinamento dei vari risk Taking Center, la cui sovrapposizione operativa è stata assecondata assegnando crescenti obiettivi di profitto all’area Tesoreria, Capital Managment e Direzione Global Market» (in altre parole, i dirigenti di queste aree si sovrappongono pur di fare profitto senza monitorare i rischi).«L’orientamento del gruppo verso l’assunzione dei rischi escluso dal computo dei requisiti prudenziali non si è accompagnato al rafforzamento, anche in termini di risorse addette, dei relativi presidi di riscontro» (come dire che hai comprato il treno ma non hai assunto il macchinista e lo fai guidare ad uno che non ha la patente). A maggior riprova della mancanza di competenza nella capacità di gestire i rischi assunti, Bankitalia scrive: «Il Risk managment non riscontra le valorizzazioni dei fondi hedge e di private equity, né le posizioni detenute da numerose controllate estere». Ed erano appunto le controllate estere a fare le famose operazioni Alexandria e Santorini, di cui Bankitalia dice di non sapere nulla, nonostante sulla relazione ispettiva scriva: «Alcuni investimenti a lungo termine presentano profili di rischio non adeguatamente controllati né riferiti dall’esecutivo all’organo amministrativo. In particolare si sono determinati consistenti assorbimenti di liquidità (oltre 1,8 miliardi) riferiti a due operazioni, del complessivo importo nominale di 5 miliardi di euro, stipulate con Nomura e Deutsche Bank Londra» ossia dell’operazione Alexandria e Santorini che “potevano mettere a rischio la sopravvivenza della banca”. Bankitalia conosceva queste operazioni, e sapeva che non erano adeguatamente monitorate. Inoltre tutte queste operazioni vanno scritte in un bilancio, e poiché il controllo della correttezza contabile spetta alla Consob, (ed è difficile immaginare che la nocività si sia manifestata negli ultimi tre mesi) se ne deduce che anche Consob non abbia garantito negli anni al mercato ed agli investitori la dovuta trasparenza sulla situazione contabile e finanziaria di Montepaschi. Una Consob stile Vegas-Caputi silente e contigua, che dopo aver ricevuto nel luglio 2012 in un esposto, l’esatta ricostruzione delle operazioni in derivati contabilizzate in modo da occultare le perdite nel bilancio Mps nella ristrutturazione di Santorini fatta da Mps con Deutsche Bank, e di Alexandria con Nomura, ha avallato tutte le operazioni sporche di bilancio, a differenza della Bafin, omologa autorità tedesca, che ha contestato nel novembre 2013 al top management di Deutsche Bank, la falsa contabilizzazione del derivato Santorini da parte del ramo finanza della banca d' affari tedesca, ipotizzando che dietro Santorini fosse nascosta la condivisione dell' occultamento delle perdite di bilancio di Mps tra i manager Deutsche Bank e quelli Mps. Adusbef confida che la Procura Generale di Cassazione e la Corte di Appello di Genova, possano aprire un’inchiesta sull’operato di un Tribunale, che non vuole vedere le pesanti responsabilità della Banca d’Italia e la sua palese omessa vigilanza, aggiungendo al danno sofferto da risparmiatori, azionisti, lavoratori e contribuenti chiamati a ripianare le perdite di un crack bancario per oltre 4 miliardi di euro, la beffa di esonero di responsabilità per l’ex Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, la signora Anna Maria Tarantola, attuale presidente della Rai, i vertici dell'ufficio di Vigilanza, e l’ex direttore Fabrizio Saccomanni attuale ministro dell’Economia.
MPS: LANNUTTI, BANKITALIA SAPEVA ECCO LE PROVE
ADUSBEF PRESENTA ESPOSTO-DENUNCIA CORTE APPELLO GENOVA
http://www.agenparl.it/articoli/news/economia/20140116-mps-lannutti-bankitalia-sapeva-ecco-le-prove-adusbef-presenta-esposto-denuncia-corte-appello-genova(AGENPARL) - Roma, 16 gen - In un corposo esposto-denuncia inviato alla Corte di Appello del Tribunale di Genova, competente sul Tribunale di Siena ed alla Procura Generale di Cassazione, Adusbef ha chiesto di accertare le strane dimenticanze del Tribunale della città del Palio, in merito al ruolo della Banca d’Italia, che nonostante fosse bene a conoscenza delle operazioni strutturate di ricopertura sui derivati tossici, sembra abbia chiuso gli occhi per togliere le castagne dal fuoco da una istituzione “che non sbaglia mai perchè produce ministri e presidenti del Consiglio e della Repubblica”, fornendo l’alibi perfetto alla tesi secondo la quale Bankitalia fosse stata all’oscuro dell’operazione ‘Alexandria’, e che addirittura fosse stata ostacolata nelle sue funzioni di ‘alta Vigilanza’. La comoda tesi sostenuta nel capo di imputazione del processo che si sta celebrando a Siena, è che alla Banca d’Italia sia stato nascosto un documento dal quale emergerebbe il collegamento tra la ristrutturazione dell’operazione Alexandria e l’acquisto di 3 miliardi di euro di Btp, entrambe realizzate da MPS con Nomura, la cui mancata comprensione del collegamento avrebbe impedito alla Banca d’Italia di eccepire la corretta contabilizzazione del BTP, ipotizzata anche nell’interrogatorio reso dall’ex Capo degli Ispettori di Bankitalia Giampaolo Scardone (nel frattempo passato a Banca Carim come Vice direttore Generale) durante la testimonianza resa il 2.12.2013 dicembre 2013 (pag.186 del verbale), non regge con le carte e con l’integrale ascolto dell’udienza Link Audio Radio Radicale: http://www.radioradicale.it/soggetti/giampaolo-scardone, dove emerge chiaramente che furono i funzionari del MPS a chiarire agli ispettori il meccanismo di collegamento di Alexandria. Chiunque abbia seguito il processo ha compreso che tale tesi, secondo la quale Bankitalia fosse stata tenuta all’oscuro delle operazioni “struttura BTP 2034 e nota Alexandria” è falsa e ridicola, smentita clamorosamente dalle stesse ispezioni della Vigilanza di Bankitalia iniziate l’11 maggio e concluse il 6 agosto 2010 (firmata da Vincenzo Cantarella, Biagio De Varti, Giordano Di Veglia, Angelo Rivieccio, Federico Pierobon, Omar Qaram), ma soprattutto dalle successive ispezioni del 2011,dove gli ispettori della Banca d'Italia esaminarono i numeri di Banca Mps, nel quale dedussero esplicitamente il collegamento tra l'operazione di ristrutturazione Alexandria e i repo sui BTp condotti con la controparte Nomura, oltre che dal rapporto che la Banca d’Italia fornisce alla Consob nel mese di aprile 2012, quindi 5 mesi prima del supposto ritrovamento del Mandate il documento che legava esplicitamente le due operazioni in una oscura cassaforte. Se non fosse stato così evidente, come mai il rapporto ispettivo di Bankitalia, che mise in luce il collegamento del repo sui BTp al 2034, la cui connessione fu fornita dai dirigenti del MPS, dedusse che avrebbe creato un serio problema di liquidità alla banca, con possibili impatti della sola operazione repo BTp con Nomura, tale da mettere a rischio la stessa sopravvivenza della banca ? Già in un precedente esposto-denuncia inviato il 25 gennaio 2013 alle Procure della Repubblica, tra le quali Siena, Adusbef aveva ipotizzato l’esatta ricostruzione delle dinamiche truffaldine messe in atto dal Monte dei Paschi, con il diretto concorso della Banca d’Italia, che nonostante le ripetute ispezioni aveva fatto finta di non vedere. Negli esposti Adusbef ricostruisce le fasi di acquisizione di Antonveneta, annunciato l'8 novembre 2007 da MPS, per 10,3 miliardi di euro accollandosi anche 7,9 miliardi di debiti, quando appena sessanta giorni prima gli spagnoli del Banco Santander di Botin- Opus Dei, molto vicino al banchiere Ior Gotti Tedeschi a sua volta vicinissimo a Mussari (come risulta dalle agende dell'ex presidente di Mps) avevano rilevato la stessa Antonveneta per 6,3 miliardi. Tutte le acquisizioni e le fusioni tra gli istituti di credito, devono passare al vaglio preventivo della Banca d'Italia, che deve valutare la sostenibilità finanziaria, la sana e prudente gestione, l'impatto sui bilanci e sul conto economico, ai fini della stabilità e per non mettere a rischio il risparmio dei depositanti da operazioni azzardate o sopravvalutate. Ai tempi dell'acquisizione, ricopriva la carica di Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, con la signora Anna Maria Tarantola, attuale presidente della Rai, ai vertici dell'ufficio di Vigilanza, Fabrizio Saccomanni direttore Generale. Già dalle relazioni della Vigilanza di Bankitalia che nel 2010 fa visita al Monte dei Paschi di Siena, emergono risultanze parzialmente sfavorevoli, con i punti di debolezza. Per quel che riguarda i profili organizzativi e di controllo gli ispettori scrivono: «La regolamentazione delle operazioni finanziarie deve essere estesa ai veicoli di diritto estero, al fine di evitare che possano essere assunte posizioni non monitorabili dalle strutture di controllo» (ovvero: siccome ci sono più centri decisionali in grado di assumere rischi ad esempio acquistando finanza strutturata, è opportuno che la capogruppo sia in grado di conoscere i rischi che tutti questi altri centri si assumono). La relazione prosegue: «L’azione dei comitati interni è incerta, poco incisivo l’operato del comitato rischi, le decisioni prese nei comitati finanza e di stress non vengono riportate con regolarità al consiglio» (cioè ognuno assume rischi come gli pare e il Consiglio non sa niente). «La struttura commerciale si raccorda in modo insufficiente con quella che gestisce i rischi finanziari derivanti da prodotti che includono derivati. Poco efficace anche il coordinamento dei vari risk Taking Center, la cui sovrapposizione operativa è stata assecondata assegnando crescenti obiettivi di profitto all’area Tesoreria, Capital Managment e Direzione Global Market» (in altre parole, i dirigenti di queste aree si sovrappongono pur di fare profitto senza monitorare i rischi).«L’orientamento del gruppo verso l’assunzione dei rischi escluso dal computo dei requisiti prudenziali non si è accompagnato al rafforzamento, anche in termini di risorse addette, dei relativi presidi di riscontro» (come dire che hai comprato il treno ma non hai assunto il macchinista e lo fai guidare ad uno che non ha la patente). A maggior riprova della mancanza di competenza nella capacità di gestire i rischi assunti, Bankitalia scrive: «Il Risk managment non riscontra le valorizzazioni dei fondi hedge e di private equity, né le posizioni detenute da numerose controllate estere». Ed erano appunto le controllate estere a fare le famose operazioni Alexandria e Santorini, di cui Bankitalia dice di non sapere nulla, nonostante sulla relazione ispettiva scriva: «Alcuni investimenti a lungo termine presentano profili di rischio non adeguatamente controllati né riferiti dall’esecutivo all’organo amministrativo. In particolare si sono determinati consistenti assorbimenti di liquidità (oltre 1,8 miliardi) riferiti a due operazioni, del complessivo importo nominale di 5 miliardi di euro, stipulate con Nomura e Deutsche Bank Londra» ossia dell’operazione Alexandria e Santorini che “potevano mettere a rischio la sopravvivenza della banca”. Bankitalia conosceva queste operazioni, e sapeva che non erano adeguatamente monitorate. Inoltre tutte queste operazioni vanno scritte in un bilancio, e poiché il controllo della correttezza contabile spetta alla Consob, (ed è difficile immaginare che la nocività si sia manifestata negli ultimi tre mesi) se ne deduce che anche Consob non abbia garantito negli anni al mercato ed agli investitori la dovuta trasparenza sulla situazione contabile e finanziaria di Montepaschi. Una Consob stile Vegas-Caputi silente e contigua, che dopo aver ricevuto nel luglio 2012 in un esposto, l’esatta ricostruzione delle operazioni in derivati contabilizzate in modo da occultare le perdite nel bilancio Mps nella ristrutturazione di Santorini fatta da Mps con Deutsche Bank, e di Alexandria con Nomura, ha avallato tutte le operazioni sporche di bilancio, a differenza della Bafin, omologa autorità tedesca, che ha contestato nel novembre 2013 al top management di Deutsche Bank, la falsa contabilizzazione del derivato Santorini da parte del ramo finanza della banca d' affari tedesca, ipotizzando che dietro Santorini fosse nascosta la condivisione dell' occultamento delle perdite di bilancio di Mps tra i manager Deutsche Bank e quelli Mps. Adusbef confida che la Procura Generale di Cassazione e la Corte di Appello di Genova, possano aprire un’inchiesta sull’operato di un Tribunale, che non vuole vedere le pesanti responsabilità della Banca d’Italia e la sua palese omessa vigilanza, aggiungendo al danno sofferto da risparmiatori, azionisti, lavoratori e contribuenti chiamati a ripianare le perdite di un crack bancario per oltre 4 miliardi di euro, la beffa di esonero di responsabilità per l’ex Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, la signora Anna Maria Tarantola, attuale presidente della Rai, i vertici dell'ufficio di Vigilanza, e l’ex direttore Fabrizio Saccomanni attuale ministro dell’Economia.
mercoledì 15 gennaio 2014
Ecco chi governa davvero l’Italia
14GEN 14
Ecco chi governa davvero l’Italia
di Marcello Foa
Di chi la colpa? Dei politici? In parte sì. La Seconda Repubblica ha portato governi più longevi eppure non sempre stabili, come ben sanno oltre a Berlusconi, Prodi e i “tecnici” Monti e Letta. Male endemico che però non spiega la cronica inefficienza dei governi.
E allora per capire devi scavare un po’ di più. Devi capire chi ha in mano l’apparato del governo, chi pubblica sulla Gazzetta Ufficiale disposizioni di legge illogiche, incongruenti, contraddittorie al punto da vanificare, casualmente, la riforma generando sconcerto nell’opinione pubblica, che naturalmente se la prende con i soliti partiti. Chi ha la facoltà di velocizzare o di rallentare l’immenso apparato dello Stato.
Le persone che hanno questa facoltà esistono e possiedono le chiavi del potere. Questo post nasce da due ritagli di giornale, risalenti al maggio scorso, che ho ritrovato mettendo ordine nel mio armadio. Uno di Italia Oggi, a firma di Roberto Narduzzi, intitolato “Draghi ha già piazzato i suoi uomini in tutti i posti chiave dell’economia“.
Ne cito un passaggio significativo:
Per attivare lo scudo serve anche offrire garanzie manageriali ai prestatori che devono di fatto approvare la qualità della squadra italica chiamata a gestire il programma. Draghi lo sa bene e per questo non ha perso tempo. Non è affatto casuale l’arrivo di uomini di Bankitalia ai posti chiave della finanza pubblica. Fabrizio Saccomanni come ministro dell’economia e Daniele Franco alla Ragioneria dello stato. Persone di qualità e di cui Draghi si fida, persone giuste per interagire con la Bce, il Fmi o la Commissione se l’attivazione dello scudo si fa realtà. Con l’ex Banca mondiale Vincenzo La Via alla Dg del Tesoro e Attilio Befera, molto stimato da Draghi, all’Agenzia delle entrate, soltanto il bilancio dell’Inps, oggetto di feroci critiche per Inpdap ed esodati, sfugge al controllo tecnico di un Draghi boy.Il tono dell’articolo è compiaciuto e compiacente. Come dire: bravo Draghi! Non mi risulta che sia mai stato smentito, d’altronde è straordinariamente verosimile. Con questi sistemi si governano le istituzioni e, se ci pensate bene, sono le tecniche di occupazione del potere ideate da Gramsci e applicate per decenni dal Pci in Italia. Il comunismo non c’è più, ma quelle tecniche ora sono applicate da Draghi (considerato da un giornale non certo eversivo come Italia Oggi “il vero premier italiano”) e da altri membri altolocati delle élite che contano davvero.
Il vero premier italiano da Francoforte, in sintonia perfetta con Napolitano, ha messo a punto ogni casella chiave per gestire gli effetti operativi dell’attivazione italiana dello scudo antispread.
Sempre mettendo in ordine i miei ritagli ho trovato un altro ritaglio interessante. Questa volta dal Quotidiano Nazionale, a firma di Andrea Cangini. Titolo: “Leggi e governanti ‘ostaggio dei tecnici. Cosî i grandi burocrati guidano la politica”
Cito una dichiarazione dell’ex ministro Matteoli, riportata nel pezzo:
“Lo Stato sono loro e la Repubblica è appesa alle loro decisioni». Non c’è differenza tra destra e sinistra, chi ha avuto responsabilità di governo racconta la stessa realtà. Ma pochi s’azzardano a farlo a volto scoperto. Fa eccezione Altero Matteoli: «Ho fatto quattro volte il ministro e qualsiasi cosa tu possa scrivere per denunciare quanto contano queste persone sarà sempre una parte infinitesimale della realtà». Ragioniere generale dello Stato, capi di gabinetto, direttori di dipartimento e capi dell’ufficio legislativo dei ministeri più importanti hanno dunque in pugno il Paese. E, notano tutti, da quasi vent’anni sono sempre gli stessi. Si limitano ad oscillare da una casella all’altra. Una casta chiusa, irresponsabile ed autoreferenziale.(…)Osserva ancora Cangini:
SONO 15-20 persone, sempre le stesse. Il più noto è Vincenzo Fortunato, ex Tar, più di 500mila euro di stipendio l’anno fino a poco tempo fa.(..)Capito chi governa davvero l’Italia? Capito perché Berlusconi è disamorato e perché i nuovi volti della politica da Grillo a Renzi, passando per Vendola e ora Salvini sono destinati a vedere vanificate le loro riforme? Che siano di destra o di sinistra sono accomunati dallo stesso destino.
«Sono il vero e inamovibile potere italiano», sintetizza un ex ministro diessino. Mentre un suo omologo ex forzista rende la medesima idea citando Dante: «Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare». Entrambi sostengono che le bollinature, cioè il via libera contabile della Ragioneria ad ogni provvedimento di spesa, «vengono concesse solo se il provvedimento rientra nella ‘visione’ politica del ragioniere generale. In caso contrario vengono negate o subordinate a scelte ‘politiche’ diverse». C’è un’altra cosa su cui i due ex ministri, pur di opposti schieramenti, concordano: «I burocrati ministeriali scrivono le norme e gestiscono le informazioni in maniera iniziatica, in modo da risultare indispensabili». Un monopolio difficile da scalfire.
Perché il vero potere è altrove. Così vicino, eppur invisibile…
martedì 14 gennaio 2014
Finale Emilia, terremotati occupano la banca
Finale Emilia, terremotati occupano la banca: “La burocrazia uccide i cantieri”
Sedici famiglie proprietarie di una palazzina danneggiata dal sisma 2012 protestano per il mancato pagamento della cambiale Errani all'azienda incaricati di svolgere i lavori. E dopo l'irruzione nella Cassa di Risparmio di Cento, annunciano una mobilitazione a oltranza

Un drappo nero appeso sulla soglia del cantiere dove fino a qualche giorno fa una decina di operai era impegnata nella ricostruzione delle loro case, distrutte dal terremoto, e un cartello scritto a mano: “La banca ha ucciso questo cantiere: 14 persone senza lavoro, 40 senza casa”. E’ iniziata con l’occupazione della Cassa di Risparmio di Cento e “proseguirà ad oltranza” la protesta delle 16 famiglie proprietarie della palazzina di Corso Trento Trieste, a Finale Emilia, che hanno deciso di “denunciare” l’inghippo burocratico che ha bloccato, di fatto, la ricostruzione dello stabile in cui fino a 20 mesi fa abitavano. Uno stop avvenuto a causa dei complicati passaggi che compongono l’iter da seguire per ottenere i contributi statali stanziati dopo il terremoto, iter che ha ridotto al 30% le richieste di fondi pubblici a pochi giorni dalla scadenza dei termini per presentare domanda, e che per le famiglie finalesi, in tutto una cinquantina di persone tra mamme, papà, anziani e bambini, si è tradotto nel mancato pagamento della “cambiale Errani” all’azienda incaricata di svolgere i lavori. Il Sal, o stato di avanzamento lavori, insomma, necessario all’impresa non solo per mandare avanti il cantiere, saldare le fatture e pagare i materiali, ma anche per retribuire gli operai “che hanno lavorato notte e giorno – raccontano i condomini oggi sfollati – per restituirci il prima possibile la nostra casa” .
La vicenda delle 16 famiglie finalesi inizia ufficialmente ad agosto 2013, quando il Comune di Finale Emilia delibera l’ok ai lavori di ricostruzione della palazzina resa inagibile dal terremoto, costo complessivo 582. 235 euro. L’incarico viene affidato a una ditta locale, la Ati Dama srl, dieci operai in tutto, che immediatamente avviano il cantiere. “Quei lavoratori si sono dati un gran da fare per ricostruire le nostre case – racconta Idriss Najjah, che in Corso Trento Trieste viveva, fino a 20 mesi fa, con la sua famiglia – hanno lavorato notte e giorno, con il sole e con la nebbia, facendo doppi turni, e il cantiere andava bene”. Finché non è sopraggiunta la burocrazia. Al raggiungimento del50% dell’intervento, che secondo l’ordinanza comunale dà diritto all’azienda di incassare la cambiale Errani, il denaro stanziato dallo Stato per la ricostruzione, sono arrivati i problemi: “Il sistema che dovrebbe servire a tenere alla larga criminalità organizzata e ‘sciacalli’, imprese, cioè, che incassano il denaro e poi spariscono senza lavorare – spiega Giuseppe Macrì, architetto progettista incaricato di seguire il cantiere – in realtà non fa che mette in difficoltà le piccole e medie aziende. Se le grandi imprese hanno la liquidità necessaria ad avviare un cantiere senza essere retribuite immediatamente, mano a mano che i lavori proseguono, le realtà più piccole si trovano in difficoltà ad accettare incarichi che prevedono versamenti a intervalli di tempo molto ampi, perché non hanno il denaro necessario a pagare i materiali e gli stipendi”.
Secondo la normativa vigente le banche, entro il 27 di ogni mese, devono ‘prenotare’, presso laCassa Depositi e Prestiti, il denaro necessario a pagare le ‘cambiali Errani’, che poi verranno erogate alle imprese incaricate di eseguire i lavori il 10 del mese successivo. “Noi abbiamo consegnato tutta la documentazione richiesta, con certificazione dell’ufficio tecnico che attestava l’effettivo raggiungimento del 50% dei lavori previsti dal progetto, il 20 dicembre scorso – racconta Macrì – ma l’ultimo giorno utile siamo stati contattati dalla banca, che ci chiedeva di presentare le firme di tutti gli inquilini quando noi, come è riportato nella delibera, avevamo eletto un rappresentante”. Il tempo per farlo, quindi, non c’è, anche perché nel frattempo qualcuno è morto, e qualcuno è andato fuori città, e la richiesta viene negata. Esasperati, operai della Ati Dama srl e inquilini insieme, venerdì hanno deciso di occupare la filiale della Cassa di Risparmio di Centocome segno di protesta, ma ciò che si sono sentiti rispondere dal direttore è ciò che poi rallenta molti cantieri in tutto il ‘cratere’ terremotato, tanto che ad oggi, a pochi giorni dalla scadenza dei termini previsti dalla normativa, sono solo il 30% le domande di contributo pubblico presentate: “il sistema funziona così, ed è così che funziona la burocrazia”.
“Stiamo valutando cosa fare – racconta Najjah, marocchino di nascita e finalese da 30 anni, sfollato come i vicini di casa – abbiamo pensato di cambiare banca, ma il problema è che è il sistema che andrebbe cambiato”. Il cantiere di via Trento Trieste, quindi, su cui ora sventola il drappo nero appeso dagli inquilini in segno di protesta, si è fermato. L’azienda, regolarmente iscritta alla white list, senza il denaro della cambiale Errani, circa 250.000 euro, cioè la metà della cifra necessaria a ultimare la ricostruzione dello stabile, non può saldare le fatture, pagare gli operai, i fornitori, e i materiali già utilizzati. Quindi non può più lavorare. “Speravamo di rientrare in casa ad aprile, ma a questo punto non so quando succederà” spiega Najjah. “Noi tecnici più volte abbiamo cercato di fare presente alle istituzioni che così non si può andare avanti, che i Sal vanno pagati ogni mese, che così le piccole e medie imprese finiranno per fallire – continua Macrì – lo Stato e la Regione dicono che i soldi ci sono? E allora che li diano ai cittadini, perché sono le risorse a fare la differenzatra chi va avanti e chi chiude. Insieme agli operai della ditta ci riuniremo e valuteremo cosa fare, quel che è certo è che chiederemo un incontro con le istituzioni e andremo avanti. Non resteremo fermi a guardare una burocrazia che ci porta via casa e lavoro”.
Il grande inganno della crisi e del signoraggio
13 gennaio 2014
17:05
Intervista ad Alberto Medici/ Il grande inganno della crisi e del signoraggio
Il debito pubblico è diventato ormai uno spauracchio con cui l’Italia ha a che fare ogni giorno eppure, secondo la valutazione di Alberto Medici – ingegnere e scrittore, la crisi economica è stata creata a tavolino. Viviamo circondati da una serie di inganni: l’Italia ha un debito impossibile da saldare e le tasse che i cittadini pagano in nome del debito inestinguibile sono in realtà ingiuste. Intanto il nostro Paese è schiavo del sistema bancario, svenduto dopo Britannia ’92.
Sulla testa di ogni cittadino italiano, anche per i neonati, pende come la spada di Damocle un debito pubblico procapite pari a 34 mila euro. Una cifra immane che cresce in maniera esponenziale: secondo gli ultimi dati forniti dall’EUROSTAT – European Commission – nel corso del secondo trimestre 2013 il debito ha superato il 133,3% del Prodotto Interno Lordo, pari a 2.076 miliardi di euro. Una crisi economica di cui il cittadino italiano medio conosce ben poco se non i ‘piccoli sacrifici’ che ogni nuovo Governo invoca, con il rialzo delle tasse.
Nella memoria storica del Paese, come non citare il 2 giugno del 1992, data in cui l’entourage politico del tempo, sotto i fumi di tangentopoli, a bordo del panfilo ‘Britannia’ della Regina Elisabetta, attraccato a Civitavecchia, ha svenduto l’Italia privatizzando tutti i pilastri della nazione: la Banca d’Italia, l’autostrada, l’ENI, l’allora Sip – oggi Telecom. Fautori italiani di ‘Britannia ’92 ‘sono stati politici come Mario Draghi – oggi Presidente della BCE – Giuliano Amato – all’epoca Presidente del Consiglio dei Ministri – e Romano Prodi – illo temporePresidente dell’Istituto per la Ricostruzione Industriale. Personalità appartenenti al gruppo Bilderberg, di cui – per una strana casualità – rientrano anche Mario Monti, Presidente dello scorso Governo e il giovane Enrico Letta, uomo trilaterale ed anche Capo di Governo.
Intanto, il primo grande inganno, denunciato dallo scrittore ed ingegnere Alberto Medici, autore di ‘Ingannati’ e ‘Risvegliati’, è quello della moneta emessa dal nulla ed ora fulcro di tutto. Da qui la domanda sorge spontanea: se la moneta è di Stato, perché sono le Banche ad emetterla? Un Istituto privato che finanzia il pubblico è un evidente sistema di ingiustizia, ce ne parla Medici.
Perché parlare di ‘inganno del denaro’ e del ‘signoraggio bancario’?
Il pensiero dominante ci ha insegnato a vedere il denaro secondo un modello “idraulico”: si parla di liquidi, in banca si va a fare un versamento, si aprono i rubinetti del credito, ci sono le iniezioni di liquidità… e questo porta a pensare che, come un liquido, nulla si crea nulla si distrugge: semplicemente si sposta da una vasca all’altra, a seconda delle politiche economiche. Quello che non ci è stato spiegato, invece, (ed è qui l’inganno) è che chi ha il potere di concedere o meno un credito, ha il potere, di fatto, di creare dal nulla questa “liquidità” COME SE stampasse denaro (che, di fatto, non è vero).
Italia debitrice: chi ha creato il debito pubblico?
Nel momento in cui uno stato rinuncia alla propria principale prerogativa, l’emissione di valuta, di una moneta sovrana, è costretta ad andare a chiedere prestiti a chi, invece, questo potere se lo tiene ben stretto: il sistema bancario e creditizio nazionale ed internazionale.
Con chi dobbiamo estinguere questo debito e come abbiamo fatto ad accumularlo?
Il debito è impagabile per definizione. Non si tratta di essere rivoluzionari, estremisti, ecc.: no, il sistema bancario ha, per così dire, emesso cambiali a vuoto, dei “pagherò” che non poteva onorare. Per questo il debito, da un punto di vista giuridico, dovrebbe essere considerato nullo: un contratto che sia oggettivamente irrealizzabile è nullo. Come se io e te stabilissimo per contratto che tu devi volare: non vale nulla, essendo l’oggetto del contratto irrealizzabile. Stabilito questo, non è detto che il sistema di uscita debba essere così drastico: si potrebbe immaginare un periodo di affiancamento di una nuova Lira all’attuale Euro, in modo che le nuove emissioni un po’ alla volta svuotino di importanza l’Euro e si passi, gradualmente, alla nuova moneta-credito abbandonando la moneta-debito che è l’Euro.
L’Italia schiava delle banche. Ma riusciremo mai a saldare il debito pubblico?
Il debito pubblico, come detto più volte, è irripagabile dal punto di vista matematico. Questo suggerisce un’ulteriore considerazione. Se tu avessi un amico che ha bisogno di soldi, ma sai per certo che non potrà restituirteli, glieli presteresti? Se è veramente amico, al limite glieli regali, ma che senso ha prestarglieli, se sai che non te li potrà restituire? Ha un senso prestare a chi sai già che non potrà restituire?
Me lo dica lei …
No, non ha senso, a meno che… A meno che lo scopo non sia quello di fare un’operazione finanziaria, ma lo scopo sia quello di poter prendere il controllo di quel tale. Sotto il giogo di un debito eterno, potrò comandare a bacchetto quel malcapitato e imporgli le mie politiche, i miei desideri, dirgli di eliminare lo stato sociale, di comprare gli F35, di posticipare l’età minima per andare in pensione…
Si sa, fra creditore e debitore chi comanda è il creditore.
Perché non è lo Stato ad emettere moneta, anziché degli Istituti di credito privati?
Va fatto un distinguo. Se si parla del cosiddetto “signoraggio primario”, cioè dell’emissione vera e propria di moneta, credo che la risposta stia semplicemente in: “Perché i detentori del potere hanno corrotto, o in qualche caso ucciso (vedi Lincoln, Kennedy, e anche il nostro Aldo Moro) la classe politica al fine di mantenere e consolidare il loro potere”. Ma questo vale per il 3% della massa monetaria circolante. Il restante 97% è moneta scritturale, elettronica, semplici numeri su computer che il sistema creditizio crea quando fa prestiti, mutui, concede scoperti di cc, ecc; in sostanza, dei “pagherò” senza alcuna copertura che gonfiano e uccidono l’economia, a seconda dei desideri di questi “padroni del vapore”.
Non è un caso, quindi, che dopo il governo Monti – uomo Bilderberg – è arrivato Letta – uomo Bilderberg, Trilaterale ed Aspen?
Come disse Gesù a Pilato: “Tu l’hai detto”.
Se il debito non si potrà mai estinguere, pagare le tasse, gli aumenti e l’inflazione si rivelano delle ingiustizie?
Assolutamente sì. Delle ingiustizie, degli imbrogli e delle prese in giro (sono riuscito ad evitare il termine “Inganni” !); perchè danno l’illusione che basti un altro piccolo sforzo, una tiratina ulteriore di cinghia per risolvere il problema. In realtà è come dire al criceto che corre sulla ruota di correre un po’ di più, che ce la farà… ma si sa già che è tutto inutile.
Se è tutto un sistema ingannevole, perché la magistratura non interviene?
Per legge le banche sono autorizzate ad emettere prestiti in misura molto maggiore ai depositi che hanno; a fronte di 5, possono prestare 100. Ma 5 cosa? Il termine generico è “attivi” o, all’anglosassone, “assets”; ma fra questi assets non ci sono soltanto i contanti o gli immobili, ma anche i titoli di borsa, i BTP, CCT, ecc, che sono di fatto anch’essi delle promesse di pagamento, quindi capisci che la aleatorietà e volatilità del sistema è enorme.
A conti fatti la grande crisi economica che cos’è?
La crisi economica è fatta a tavolino. Con le norme sul prestito bancario (Basilea 2 e 3) le banche hanno detto: “siamo troppo esposte”, la leva finanziaria (riserva frazionaria) è troppo bassa, dobbiamo alzarla (io direi più semplicemente: abbiamo esagerato, abbiamo creato troppa “liquidità” dal nulla). Ma se io devo ridurre la leva e aumentare la riserva frazionaria dal 5 al 10%, siccome non posso crescere quella parte (perché non ce n’è, nessuno la crea) allora devo per forza far rientrare i prestiti, i mutui, gli scoperti, i fidi, i castelletti. A quel punto i direttori di banca chiamano tutti insieme i loro clienti e gli dicono: “Sai che c’è? Devi rientrare, non posso più coprirti”. Ma se questo discorso fosse fatto a uno su “n”, ok; ma fatto a tutta l’economia ha causato lo sfacelo che sta avvenendo oggi. Mancano i soldi: i fornitori non vengono più pagati, a loro volta loro non pagano più i loro fornitori o i dipendenti, e, a cominciare dai più piccoli, tutti cominciano a saltare come tappi a capodanno. Le aziende chiudono, gli operai e gli impiegati vengono lasciati a casa, per arrivare a fine mese non comprano più, i consumi calano e ulteriori aziende chiuderanno per mancanza di fatturato. Lo stato diminuisce le entrate perché sia chi perde il lavoro, che le aziende che chiudono non pagano più le tasse e così si aumentano le tasse. Quelli che ancora le pagano inevitabilmente cominceranno a loro volta ad entrare in crisi e a fallire. Un cane che si morde la coda e questi geni della Bocconi aumentano le tasse ai più poveri, gli unici che spendono tutto il loro reddito per comprare beni e servizi, aumentando l’effetto di crisi. E i più fragili, i più deboli non ce la fanno e si suicidano.
Come trovare una soluzione? Come non farci ingannare?
Il nostro sistema è tutto sbagliato. Siamo nel periodo più florido della storia dell’umanità: grazie alla tecnologia, ai sistemi di produzione automatizzati, alla conoscenza potremmo vivere tutti bene lavorando 2 giorni alla settimana. Ma chi non riesce a vedere l’economia in maniera diversa da come è sempre stata congegnata e concepita (i famosi bocconiani di prima) guarda con orrore ad una società dove i bisogni siano soddisfatti. Guai ad avere cittadini felici, saggi, maturi che abbiano scoperto l’economia dell’abbondanza al posto del’economia dell’indigenza, del bisogno!
Come se ne esce?
Facendo esattamente quello che stai facendo tu in questo momento: aumentando la conoscenza e la presa di coscienza collettiva. Forse non te ne sei accorta, ma stai facendo un atto di grandissima portata rivoluzionaria. Perché, come disse il grande Nando Ioppolo, se il problema non lo si conosce, è impossibile risolverlo. Ma se lo si conosce, è impossibile non risolverlo.
continua su: http://www.fanpage.it/intervista-ad-alberto-medici-il-grande-inganno-della-crisi-e-del-signoraggio/#ixzz2qORX6LG6
http://www.fanpage.it
PRIMA DOMANDA: DOVE SI TROVA L’ORO ITALIANO ?
PRIMA DOMANDA: DOVE SI TROVA L’ORO AFFIDATO ALLA BANCA D’ITALIA? di Antonio de Martini
http://corrieredellacollera.com
Un primo dettaglio che suscita interrogativi: dove sono custodite le riserve auree della Banca d’Italia e perché ?
Ai tempi della guerra fredda, quando ci hanno fatto credere possibile il rischio di una invasione dell’Europa Occidentale da parte delle armate dei paesi comunisti, una parte delle riserve auree dei paesi occidentali furono trasferite ” al sicuro” nei sotterranei della Federal Reserve ( FED) a New York.Proprio in quel periodo la rivista SELEZIONE dal Reader’s Digest ( “17 milioni di abbonati nel mondo”) pubblicò con grande evidenza la notizia che anche gli inglesi avevano trasferito in Canada il loro oro, in piena guerra e con grande rischio di essere affondati dagli U-boote nell’Atlantico. Parte dell’oro, ricordo, fu trasferito conl’incrociatore York.
Ora che la guerra fredda è finita da tempo, l’Unione Sovietica non c’è più, il patto di Varsavia sciolto al sole ( alcuni paesi hanno addirittura aderito alla NATO tipo la Polonia e la Romania), non si capisce più per quale ragione il nostro oro continua a restare ” al sicuro” in quel di Manhattan nei caveau della Federal Reserve.
Ho pubblicato su questo blog la notizia che – dopo una ispezione della Corte dei conti tedesca, la Germania si è vista “costretta” a chiedere il ritiro del suo oro depositato presso la Banca di Francia e negli USA e ad esercitare il diritto/dovere di ispezione periodica ai propri beni.
Mentre la Banca di Francia fece fronte immediatamente alla richiesta ( mostrandosi però offesa), gli USA hanno concordato un periodo di tre anni per la restituzione, senza specificarne il motivo.
Ignoro se l’altra richiesta della Corte dei conti tedesca – di voler esercitare il diritto-dovere di ispezione periodica di tutte le proprietà statali – abbia avuto seguito nelle more dell’attesa.
Un elemento di inquietudine può essere costituito dal precedente tedesco verso l’Italia: a seguito della frattura nord/sud, nel 1943 191 tonnellate di oro furono trasferite dalle truppe tedesche dalla Banca d’Italia verso il nord, sempre per metterle ” al sicuro”.
Finita la guerra, ci vollero più di un paio di decenni per recuperare meno di due terzi del malloppo e poi i tedeschi cantarono la napoletanissima ” chi ha dato ha dato e chi ha avuto, avuto, scurdammoce o passato”.
Un ulteriore elemento di inquietudine è dato dal fatto incontrovertibile che ormai la FED è una Bad Bank che da oltre un anno sta stampando e immettendo mensilmente sul mercato 85 miliardi di dollari destinati a finanziare fittiziamente la ripresa americana.
La Unione Europea ha sancito il principio ( in occasione dei fallimenti di Cipro) che se una banca fallisce, vengono utilizzati i depositi dei clienti……
Una altra aliquota di oro italiano si trova nei forzieri di Londra e in quelli svizzeri della Banca dei regolamenti internazionali ( BIRS), ma con una diversa motivazione: trattandosi delle due piazze ( Londra e Losanna) in cui è possibile effettuare compravendite di oro – ci dicono trascurando il mercato di Abu Dhabi – è necessario averne delle quantità a portata di mano per effettuare i necessari bilanciamenti richiesti dalle oscillazioni del prezzo dell’oro.
Non si capisce quindi come mai questi ribilanciamenti non siano stati fatti nel 2013 causando una perdita sul valore delle riserve al 31 dicembre pari a 3,9 milardi di euro.
Un’altra scusa ( per la verità due) addotta a giustificazione del fatto di non aver rimpatriato l’oro depositato all’estero, è che ” manca lo spazio all’interno di Bankitalia ” falso che può essere rifilato a chi non ha idea delle ridotte dimensioni che occupano anche cento tonnellate di aureo metallo che , come ci insegnano alle elementari, ha un peso specifico molto significativo.
Suggeriamo inoltre l’utilizzo dello spazio utilizzato fino a poco tempo fa dal sig Danilo Doddi ( dipendente Bankitalia per tutta la vita)che ha gestito con profitto una jeanseria semiclandestina nel locali di palazzo Koch a via Nazionale dove vogliamo andare a manifestare il nostro disprezzo il giorno dell’assemblea.
La seconda scusa presentata anche da alte autorità Bankitalia, che vorremmo incriminare, è che il costo del trasporto dell’oro non ne coprirebbe il valore risolvendosi la cosa in un affare in pura perdita.
Rispondiamo che avrebbe potuto essere una scusa accettabile fino a che l’oro valeva 35 dollari l’oncia ( ferragosto 1971) ma che non regge ora che il prezioso metallo non è mai sceso sotto i 1.500 dollari l’oncia ( 33 grammi) negli ultimi anni.
Come sappiamo, l’oro non va trasferito per via aerea, costosa e pericolosa, ma per nave e – ad esempio – quando la nostra portaerei Garibaldi fu spedita ad Haiti per soccorrere i terremotati ( cui i soccorritori ONU passarono il colera..) avrebbe potuto benissimo passare per il porto di New York e riprendere la via di casa con il nostro oro.
La magistratura , tanto attenta a contabilizzare le marchette del cavalier Berlusconi, in queste cose è morta. Come la corte dei conti.
Un primo dettaglio che suscita interrogativi: dove sono custodite le riserve auree della Banca d’Italia e perché ?
Ai tempi della guerra fredda, quando ci hanno fatto credere possibile il rischio di una invasione dell’Europa Occidentale da parte delle armate dei paesi comunisti, una parte delle riserve auree dei paesi occidentali furono trasferite ” al sicuro” nei sotterranei della Federal Reserve ( FED) a New York.Proprio in quel periodo la rivista SELEZIONE dal Reader’s Digest ( “17 milioni di abbonati nel mondo”) pubblicò con grande evidenza la notizia che anche gli inglesi avevano trasferito in Canada il loro oro, in piena guerra e con grande rischio di essere affondati dagli U-boote nell’Atlantico. Parte dell’oro, ricordo, fu trasferito conl’incrociatore York.
Ora che la guerra fredda è finita da tempo, l’Unione Sovietica non c’è più, il patto di Varsavia sciolto al sole ( alcuni paesi hanno addirittura aderito alla NATO tipo la Polonia e la Romania), non si capisce più per quale ragione il nostro oro continua a restare ” al sicuro” in quel di Manhattan nei caveau della Federal Reserve.
Ho pubblicato su questo blog la notizia che – dopo una ispezione della Corte dei conti tedesca, la Germania si è vista “costretta” a chiedere il ritiro del suo oro depositato presso la Banca di Francia e negli USA e ad esercitare il diritto/dovere di ispezione periodica ai propri beni.
Mentre la Banca di Francia fece fronte immediatamente alla richiesta ( mostrandosi però offesa), gli USA hanno concordato un periodo di tre anni per la restituzione, senza specificarne il motivo.
Ignoro se l’altra richiesta della Corte dei conti tedesca – di voler esercitare il diritto-dovere di ispezione periodica di tutte le proprietà statali – abbia avuto seguito nelle more dell’attesa.
Un elemento di inquietudine può essere costituito dal precedente tedesco verso l’Italia: a seguito della frattura nord/sud, nel 1943 191 tonnellate di oro furono trasferite dalle truppe tedesche dalla Banca d’Italia verso il nord, sempre per metterle ” al sicuro”.
Finita la guerra, ci vollero più di un paio di decenni per recuperare meno di due terzi del malloppo e poi i tedeschi cantarono la napoletanissima ” chi ha dato ha dato e chi ha avuto, avuto, scurdammoce o passato”.
Un ulteriore elemento di inquietudine è dato dal fatto incontrovertibile che ormai la FED è una Bad Bank che da oltre un anno sta stampando e immettendo mensilmente sul mercato 85 miliardi di dollari destinati a finanziare fittiziamente la ripresa americana.
La Unione Europea ha sancito il principio ( in occasione dei fallimenti di Cipro) che se una banca fallisce, vengono utilizzati i depositi dei clienti……
Una altra aliquota di oro italiano si trova nei forzieri di Londra e in quelli svizzeri della Banca dei regolamenti internazionali ( BIRS), ma con una diversa motivazione: trattandosi delle due piazze ( Londra e Losanna) in cui è possibile effettuare compravendite di oro – ci dicono trascurando il mercato di Abu Dhabi – è necessario averne delle quantità a portata di mano per effettuare i necessari bilanciamenti richiesti dalle oscillazioni del prezzo dell’oro.
Non si capisce quindi come mai questi ribilanciamenti non siano stati fatti nel 2013 causando una perdita sul valore delle riserve al 31 dicembre pari a 3,9 milardi di euro.
Un’altra scusa ( per la verità due) addotta a giustificazione del fatto di non aver rimpatriato l’oro depositato all’estero, è che ” manca lo spazio all’interno di Bankitalia ” falso che può essere rifilato a chi non ha idea delle ridotte dimensioni che occupano anche cento tonnellate di aureo metallo che , come ci insegnano alle elementari, ha un peso specifico molto significativo.
Suggeriamo inoltre l’utilizzo dello spazio utilizzato fino a poco tempo fa dal sig Danilo Doddi ( dipendente Bankitalia per tutta la vita)che ha gestito con profitto una jeanseria semiclandestina nel locali di palazzo Koch a via Nazionale dove vogliamo andare a manifestare il nostro disprezzo il giorno dell’assemblea.
La seconda scusa presentata anche da alte autorità Bankitalia, che vorremmo incriminare, è che il costo del trasporto dell’oro non ne coprirebbe il valore risolvendosi la cosa in un affare in pura perdita.
Rispondiamo che avrebbe potuto essere una scusa accettabile fino a che l’oro valeva 35 dollari l’oncia ( ferragosto 1971) ma che non regge ora che il prezioso metallo non è mai sceso sotto i 1.500 dollari l’oncia ( 33 grammi) negli ultimi anni.
Come sappiamo, l’oro non va trasferito per via aerea, costosa e pericolosa, ma per nave e – ad esempio – quando la nostra portaerei Garibaldi fu spedita ad Haiti per soccorrere i terremotati ( cui i soccorritori ONU passarono il colera..) avrebbe potuto benissimo passare per il porto di New York e riprendere la via di casa con il nostro oro.
La magistratura , tanto attenta a contabilizzare le marchette del cavalier Berlusconi, in queste cose è morta. Come la corte dei conti.
Banche: Adusbef e Federconsumatori lanciano l'allarme
Banche. Adusbef e Federconsumatori lanciano l'allarme: Gli istituti di credito alimentano la deflazione
http://www.corrieredisalerno.it/46993/sociale/consumatori/banche-adusbef-e-federconsumatiori-lanciano-lallarme-gli-istituti-di-credito-alimentano-la-deflazione.html
13 gennaio 2014
Banche come strozzini nei confronti dei consumatori per accumulare soldi ed acquistare Titoli di Stato. A lanciare l’allarme sono Elio Lannutti (Adusbef) e Rosario Trefiletti (Federconsumatiori).
http://www.corrieredisalerno.it/46993/sociale/consumatori/banche-adusbef-e-federconsumatiori-lanciano-lallarme-gli-istituti-di-credito-alimentano-la-deflazione.html
13 gennaio 2014
Banche come strozzini nei confronti dei consumatori per accumulare soldi ed acquistare Titoli di Stato. A lanciare l’allarme sono Elio Lannutti (Adusbef) e Rosario Trefiletti (Federconsumatiori).
“Con la complicità del Governo Letta-Saccomanni, del presidente della Bce Mario Draghi e della Banca d’Italia, – scrivono in una nota congiunta i responsabili dell’associazione di consumatori – le banche italiane, che hanno ricevuto 274 miliardi di euro dalla Bce al tasso dell’1%, invece di assecondare la richiesta di credito che arrivano da famiglie ed imprese speculano revocando i fidi con un preavviso di 24 ore per impiegare quella enorme massa monetaria che bisogna restituire ,raddoppiando nel biennio gli acquisti dei titoli di Stato. Come dimostra l’ultimo bollettino di Bankitalia – continua la nota – l’ammontare dei titoli di Stato nei portafogli delle banche è arrivato a novembre 2013 a 403 miliardi di euro, mentre a fine 2011 il pacchetto di obbligazioni del Tesoro in mano alle banche era pari a 209 miliardi, a fine 2012 era a 331 miliardi, mentre nel 2010 era di 193 miliardi di euro, con un vero e proprio raddoppio degli acquisti dei bond statali nell’ultimo biennio”
Amara la conclusione dei due vertici delle associazioni dei consumatori
“E’ uno scandalo di cui nessuno parla, essendo frustrata e raggirata la funzione creditizia da questi manutengoli del potere economico-mediatico, che ha portato il Paese al collasso economico per precise responsabilità della politica monetaria Bce-Bankitalia. Essa strangola l’economia, produce sfiducia ed alimenta la deflazione.
lunedì 13 gennaio 2014
BANKITALIA: DENUNCIA DI ADUSBEF PER USURA
13 Gennaio 2014 13:47
(AGENPARL) - Roma, 13 gen - Che Bankitalia fosse collusa con le banche adoperandosi con istruzioni posticce per aggirare le norme penali di legge e le sentenze per favorire smaccatamente le sue “carissime socie”, non è più solo un sospetto dell’Adusbef, ma è scritto nero su bianco dalla Corte di Cassazione, la cui sentenza n. 46669/2011 ha smascherato il ruolo che ha svolto nell’affare usura. Recita la sentenza: “Quindi, come peraltro rilevato sia dal Tribunale che dalla Corte territoriale, anche la CMS deve essere tenuta in considerazione quale fattore potenzialmente produttivo di usura, essendo rilevanti ai fini della determinazione del tasso usurario, tutti gli oneri che l'utente sopporta in relazione all'utilizzo del credito, indipendentemente dalle istruzioni o direttive della Banca d'Italia (circolare della Banca d'Italia 30.9.1996 e successive) in cui si prevedeva che la CMS non dovesse essere valutata ai fini della determinazione del tasso effettivo globale degli interessi, traducendosi in un aggiramento della norma penale che impone alla legge di stabilire il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari. Le circolari e le istruzioni della Banca d'Italia non rappresentano una fonte di diritti ed obblighi e nella ipotesi in cui gli istituti bancari si conformino ad una erronea interpretazione fornita dalla Banca d'Italia in una circolare, non può essere esclusa la sussistenza del reato sotto il profilo dell'elemento oggettivo. Le circolari o direttive, ove illegittime e in violazione di legge, non hanno efficacia vincolante per gli istituti bancari sottoposti alla vigilanza di Bankitalia, neppure quale mezzo di interpretazione, trattandosi di questione nota nell'ambiente del commercio che non presenta in se particolari difficoltà, stante anche la qualificazione soggettiva degli organi bancari e la disponibilità di strumenti di verifica da parte degli istituti di credito”. Non contenta di questa grave censura della Suprema Corte, che ha smascherato dopo un decennio, il colpevole comportamento che ha usurato milioni di utenti, la Banca d’Italia ci riprova con l’ennesima circolare –come al solito privo di firma a riprova che la trasparenza e la legge vigente nella Pubblica Amministrazione non sono di casa a Palazzo Koch- all’indomani della sentenza di Cassazione 350/2013 del giugno scorso che aveva stabilito che: “quando il tasso di mora, le penali e le varie spese, tutte messe insieme superano il tasso soglia, stabilito dalla legge antiusura 108/96, anche i mutui diventano usurari e possono essere annullati con le relative procedure giudiziali bloccate. La Corte di Cassazione infatti (Presidente Carnevale, Relatore Didone), con tale sentenza n. 350/2013 oltre a permettere il recupero integrale degli interessi pagati su mutui, leasing e finanziamenti, quando i tassi o le penali superano la soglia di usura, ha stabilito che il mutuo ipotecario può essere annullato se ricorrono alcuni estremi che lo riportino a superare il tasso d’usura e quindi usufruendo di tutte le possibilità previste dalla Legge 108/96, tra cui la restituzione di tutte le somme versate con l’applicazione del articolo 1815, richiamato anche dall’art. 644 CP e dell’art. 4 della L108/96 che in sintesi prevedono la nullità della clausola contrattuale. Recita infatti l’art. 1815 sugli interessi:” Salvo diversa volontà delle parti, il mutuatario deve corrispondere gli interessi al mutuante. Per la determinazione degli interessi si osservano le disposizioni dell'articolo 1284.Se sono convenuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”. Per determinare il tasso d’usura bisogna inserire tutte le somme addebitate dalla banca tra spese, penali, interessi di mora ecc., e l’ammontare complessivo rappresenterà la quota precisa che dovrà determinare il cosiddetto TEG “tasso effettivo globale ”,se questo è superiore al Tasso Soglia, (quest’ultimo è il tasso oltre il quale si è in regime di usura) il rapporto è in USURA. Tale situazione si verifica specie in presenza di insolvenza o di ritardati pagamenti, con le penali applicate precedentemente pattuite in modo sproporzionato rispetto ai limiti del tasso usura, ed oggi con la nuova sentenza diventa molto più agevolato far valere questo principio. Questa opportunità di poter verificare anche sui mutui i tassi usura, applicando il principio stabilito già per i rapporti di affidamento bancario dalla precedente sentenza della II Sezione Penale della Cassazione n. 12028 di marzo 2010 , diventa un elemento di ulteriore verifica da effettuare per far valere i propri diritti e poter sospendere azioni giudiziali in corso ed illegittime. Nonostante tale ennesima chiara pronuncia contro le banche strozzine, Bankitalia il 3 luglio 2013,emanava ennesima circolare non firmata http://www.bancaditalia.it/media/chiarimenti/030713_antiusura.pdf, dove affermava ancora una volta che:” gli interessi di mora sono esclusi dal calcolo del Teg (tasso effettivo globale) perché non sono dovuti dal momento dell’erogazione del credito, ma solo a seguito di un eventuale inadempimento da parte del cliente”. Poiché anche questa circolare è illegale come le altre censurate dalla Cassazione, che interpretando correttamente la legge 108/96 aveva riaffermato che indipendentemente da quanto stabilito dai banchieri e dalle norme amministrative di Bankitalia, il codice penale, ai sensi del quarto comma dell’art. 644 c.p. impone di considerare rilevanti ai fini della fattispecie di usura, tutti gli oneri che un utente sopporti in connessione con il suo uso del credito, compresa la commissione di massimo scoperto e gli interessi moratori, Adusbef ha depositato gli ennesimi esposti denunce contro la Banca d’Italia, ipotizzando il reato di concorso nell’usura. Per dare voce e tutela ad imprenditori strozzati dagli alti tassi di interesse imposti dalle banche, che non hanno potuto far valere le proprie ragioni in giudizio poichè, anche se i tassi rilevati trimestralmente eccedevano i tassi soglia (di ben 7/8 punti su base annua) stabiliti dal quarto comma dell’art.644 del codice penale, trovavano ostacolo nella circolare di Bankitalia, che impediva il computo della commissione di massimo scoperto a quei corretti conteggi, ribaditi da plurime Sentenza della Suprema Corte.
BANKITALIA: DENUNCIA DI ADUSBEF PER CONCORSO IN USURA
Scritto da com/mglhttp://www.agenparl.it/articoli/news/economia/20140113-bankitalia-denuncia-di-adusbef-per-concorso-in-usura(AGENPARL) - Roma, 13 gen - Che Bankitalia fosse collusa con le banche adoperandosi con istruzioni posticce per aggirare le norme penali di legge e le sentenze per favorire smaccatamente le sue “carissime socie”, non è più solo un sospetto dell’Adusbef, ma è scritto nero su bianco dalla Corte di Cassazione, la cui sentenza n. 46669/2011 ha smascherato il ruolo che ha svolto nell’affare usura. Recita la sentenza: “Quindi, come peraltro rilevato sia dal Tribunale che dalla Corte territoriale, anche la CMS deve essere tenuta in considerazione quale fattore potenzialmente produttivo di usura, essendo rilevanti ai fini della determinazione del tasso usurario, tutti gli oneri che l'utente sopporta in relazione all'utilizzo del credito, indipendentemente dalle istruzioni o direttive della Banca d'Italia (circolare della Banca d'Italia 30.9.1996 e successive) in cui si prevedeva che la CMS non dovesse essere valutata ai fini della determinazione del tasso effettivo globale degli interessi, traducendosi in un aggiramento della norma penale che impone alla legge di stabilire il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari. Le circolari e le istruzioni della Banca d'Italia non rappresentano una fonte di diritti ed obblighi e nella ipotesi in cui gli istituti bancari si conformino ad una erronea interpretazione fornita dalla Banca d'Italia in una circolare, non può essere esclusa la sussistenza del reato sotto il profilo dell'elemento oggettivo. Le circolari o direttive, ove illegittime e in violazione di legge, non hanno efficacia vincolante per gli istituti bancari sottoposti alla vigilanza di Bankitalia, neppure quale mezzo di interpretazione, trattandosi di questione nota nell'ambiente del commercio che non presenta in se particolari difficoltà, stante anche la qualificazione soggettiva degli organi bancari e la disponibilità di strumenti di verifica da parte degli istituti di credito”. Non contenta di questa grave censura della Suprema Corte, che ha smascherato dopo un decennio, il colpevole comportamento che ha usurato milioni di utenti, la Banca d’Italia ci riprova con l’ennesima circolare –come al solito privo di firma a riprova che la trasparenza e la legge vigente nella Pubblica Amministrazione non sono di casa a Palazzo Koch- all’indomani della sentenza di Cassazione 350/2013 del giugno scorso che aveva stabilito che: “quando il tasso di mora, le penali e le varie spese, tutte messe insieme superano il tasso soglia, stabilito dalla legge antiusura 108/96, anche i mutui diventano usurari e possono essere annullati con le relative procedure giudiziali bloccate. La Corte di Cassazione infatti (Presidente Carnevale, Relatore Didone), con tale sentenza n. 350/2013 oltre a permettere il recupero integrale degli interessi pagati su mutui, leasing e finanziamenti, quando i tassi o le penali superano la soglia di usura, ha stabilito che il mutuo ipotecario può essere annullato se ricorrono alcuni estremi che lo riportino a superare il tasso d’usura e quindi usufruendo di tutte le possibilità previste dalla Legge 108/96, tra cui la restituzione di tutte le somme versate con l’applicazione del articolo 1815, richiamato anche dall’art. 644 CP e dell’art. 4 della L108/96 che in sintesi prevedono la nullità della clausola contrattuale. Recita infatti l’art. 1815 sugli interessi:” Salvo diversa volontà delle parti, il mutuatario deve corrispondere gli interessi al mutuante. Per la determinazione degli interessi si osservano le disposizioni dell'articolo 1284.Se sono convenuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”. Per determinare il tasso d’usura bisogna inserire tutte le somme addebitate dalla banca tra spese, penali, interessi di mora ecc., e l’ammontare complessivo rappresenterà la quota precisa che dovrà determinare il cosiddetto TEG “tasso effettivo globale ”,se questo è superiore al Tasso Soglia, (quest’ultimo è il tasso oltre il quale si è in regime di usura) il rapporto è in USURA. Tale situazione si verifica specie in presenza di insolvenza o di ritardati pagamenti, con le penali applicate precedentemente pattuite in modo sproporzionato rispetto ai limiti del tasso usura, ed oggi con la nuova sentenza diventa molto più agevolato far valere questo principio. Questa opportunità di poter verificare anche sui mutui i tassi usura, applicando il principio stabilito già per i rapporti di affidamento bancario dalla precedente sentenza della II Sezione Penale della Cassazione n. 12028 di marzo 2010 , diventa un elemento di ulteriore verifica da effettuare per far valere i propri diritti e poter sospendere azioni giudiziali in corso ed illegittime. Nonostante tale ennesima chiara pronuncia contro le banche strozzine, Bankitalia il 3 luglio 2013,emanava ennesima circolare non firmata http://www.bancaditalia.it/media/chiarimenti/030713_antiusura.pdf, dove affermava ancora una volta che:” gli interessi di mora sono esclusi dal calcolo del Teg (tasso effettivo globale) perché non sono dovuti dal momento dell’erogazione del credito, ma solo a seguito di un eventuale inadempimento da parte del cliente”. Poiché anche questa circolare è illegale come le altre censurate dalla Cassazione, che interpretando correttamente la legge 108/96 aveva riaffermato che indipendentemente da quanto stabilito dai banchieri e dalle norme amministrative di Bankitalia, il codice penale, ai sensi del quarto comma dell’art. 644 c.p. impone di considerare rilevanti ai fini della fattispecie di usura, tutti gli oneri che un utente sopporti in connessione con il suo uso del credito, compresa la commissione di massimo scoperto e gli interessi moratori, Adusbef ha depositato gli ennesimi esposti denunce contro la Banca d’Italia, ipotizzando il reato di concorso nell’usura. Per dare voce e tutela ad imprenditori strozzati dagli alti tassi di interesse imposti dalle banche, che non hanno potuto far valere le proprie ragioni in giudizio poichè, anche se i tassi rilevati trimestralmente eccedevano i tassi soglia (di ben 7/8 punti su base annua) stabiliti dal quarto comma dell’art.644 del codice penale, trovavano ostacolo nella circolare di Bankitalia, che impediva il computo della commissione di massimo scoperto a quei corretti conteggi, ribaditi da plurime Sentenza della Suprema Corte.
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