mercoledì 19 febbraio 2014

RINALDI: ''LIBERIAMOCI DALL'EURO PRIMA DI UNA GUERRA''.

ECCEZIONALE INTERVENTO DEL PROF RINALDI IN FRANCIA: ''SALVIAMO L'EUROPA, LIBERIAMOLA DALL'EURO PRIMA DI UNA GUERRA''.

mercoledì 19 febbraio 2014

È possibile vivere senza l'euro?, e come? Si è posto gli interrogativi il prof Rinaldi durante gli "EFP Parlamentary Days" a Parigi. Benessere degli europei, democrazia, crisi identitaria ed economica saranno al centro delle tavole rotonde organizzate dalla coalizione di euroscettici EFP, per capire in che direzione deve e può muoversi l'Unione Europea nel prossimo futuro anche senza la moneta unica...
Ecco la relazione tenuta da Rinaldi.
Sarò estremamente realistico in questa mia analisi. La gravità della situazione che si è determinata in molti dei Paesi membri dell’Unione Europea e in particolare in quelli che hanno adottato la moneta comune, mi legittimano nel fare delle considerazioni che non avrei mai voluto fare. L’Euro è ormai divenuto il principale elemento di contrasto in Europa, costituendo un insormontabile ostacolo all’unione e alla coesione, mentre invece paradossalmente sarebbe dovuto essere il mezzo di principale d’integrazione e aggregazione. Un progetto frettolosamente messo in atto per una scelta prettamente politica al fine di creare nuovi equilibri dopo il dissolvimento dell’Unione Sovietica, non è riuscito però nel suo originario scopo.
Chi credeva che una stessa moneta fosse la conditio sine qua non per realizzare l’assioma “one market, one money” è rimasto profondamente deluso.Nulla è stato fatto affinché si mutuassero le diverse esigenze determinate dalle inevitabili asimmetrie fra economie e strutture nazionali molto diverse fra loro e dopo 22 anni da Maastricht, Bruxelles non è riuscita neanche ad uniformare stesse aliquote IVA (VAT) per stessi beni merceologici e servizi. Come possiamo pertanto ragionevolmente credere che ci sia una effettiva volontà di procedere verso rapide unioni politiche e fiscali se neanche il gradino più basso per facilitare la libera circolazione dei beni e servizi, non è stato mai costruito? Nella realtà, nell’ambito dei Paesi membri, il mercato comune si è rivelato essere una vera e propria farsa e non perché non si è realizzata la prima conditio nell’ottimizzare i due principali fattori produttivi indispensabili capitale e lavoro, ma perché le regole a supporto della moneta unica sono state esclusivamente utilizzate come mezzo coercitivo per estraniare sempre più i paesi dalle loro rispettive residue Sovranità. A chi fanno riferimento e a chi rispondono coloro i quali hanno avocato a sé questi poteri lasciando all’euro l’esclusiva funzione di sottomettere la maggioranza dei paesi eurodotati alle volontà di una eurocrazia autoreferenziale e soprattutto senza alcun mandato popolare?L’euro si è tristemente dimostrato a nostro danno non una reale moneta, ma un accordo di cambi fissi la cui irrevocabilità e le sue regole sono state utilizzate come un subdolo metodo di governo con cui imporre decisioni fuori dalle democratiche legittime istituzioni dei Paesi membri.
E’ pertanto inutile sforzarsi nel cercare di modificare o correggere l’attuale impianto dei Trattati e dei Regolamenti su cui si regge la moneta unica: risulterà impossibile raggiungere qualsiasi compromesso che possa essere considerato accettabile e i tentativi non faranno altro che procastinare l’agonia a cui siamo inesorabilmente tutti condannati.
Ma come si è arrivati a questa situazione che ha gettato l’intera eurozona non solo nella più severa crisi economica dopo quella del ’29, ma anche sospendendo i più elementari principii della democrazia?
I più elementari principii della democrazia sono stati infatti completamente bypassati nell’evoluzione della costruzione europea, poiché sono stati estraniati progressivamente i contributi della gran parte dei cittadini europei dai processi decisionali. Abbiamo sempre più assistito impotenti a una delega dei Governi nazionali, non prevista e soprattutto non voluta, che ha consegnato ai burocrati europei meccanismi giuridici ed economici che hanno assoggettato e consegnato a essi l’intera gestione dell’Unione. Si sono sempre più rafforzate un insieme di istituzioni biogiuridiche, che agiscono e si muovono in modo robotizzato senza nessuna certificazione da parte del suffragio universale, non consentendo più alle varie politiche nazionali di poter intervenire a correzione e a proprio supporto in nome di un vincolo esterno che sarebbe dovuto intervenire invece a tutela di tutti i membri.
Quando ci è stato presentato il progetto d’integrazione europea non era stato previsto di estromettere i cittadini dalla condivisione della gestione della casa comune, ma di garantirgli pace, progresso e lavoro con l’attivo contributo di ogni risorsa democratica disponibile. Tutto questo non è minimamente avvenuto e il solo organo eletto democraticamente dal popolo è il Parlamento, il quale non ha alcun potere che possa competere con quelli a disposizione della Commissione, che non è eletta direttamente da nessuna volontà popolare e che prendono decisioni sopra la testa di tutti noi senza interpellare preventivamente i rispettivi Parlamenti nazionali o che esercitano pressioni sfacciatamente ricattatorie affinché vengano adottate.Non dobbiamo mai consentire che questi poteri europei si impossessino definitivamente di ogni spazio decisionale e influenzino e determinino i nostri destini, solo perché la classe politica dei Paesi membri si è rivelata essere troppo accondiscendente e debole, al limite del collaborazionismo, mentre quella contraria non ha ancora la piena forza d’imporsi.
Sono da salvaguardare dei principii imprescindibili, irrinunciabili e non negoziabili che con immani sacrifici sono riusciti a conquistare i nostri padri. Ma i cittadini hanno capito ormai perfettamente che questa mutazione si è sempre più rafforzata non al fine di tutela generale, nessun escluso e super partes, ma solo a garanzia di specifici interessi e a discapito dell’intera comunità. Non posso fare a meno di ricordare il vergognoso e inaccettabile comportamento riservato alla Grecia e ai suoi orgogliosi cittadini perché è stato leso un principio irrinunciabile: se si accetta un Paese nell’Unione è assoluto dovere tutelarlo fino in fondo, costi quel che costi, con tutta la solidarietà e mutualità possibile, senza mortificarlo e avvilirlo fino alla suo totale depauperamento, magari al solo fine di salvaguardare interessi finanziari internazionali superiori e palesemente di parte.
Da semplice cittadino di questa Europa chiedo scusa al fiero popolo greco per il trattamento che gli è stato riservato. Anche per loro arriverà il tempo del riscatto.
Inutile ricordare, in questa sede, la totale sospensione della democrazia che sta avvenendo in Italia dove sono stati designati gli ultimi tre Premier senza nessuna preventiva certificazione popolare! E’ vergognoso che questo sia potuto avvenire in un Paese occidentale che viene ancora accreditato e definito come democratico! E’ il prezzo da pagare da questa dittatura economica in atto in Europa, dove i Governi vengono condizionati dalle volontà Troika e non dei propri cittadini! Era questa l’Europa che volevamo e che ci era stata promessa?
E come non accorgersi che questa moneta comune è utilizzata come mezzo tecnico al servizio della Troika per poter realizzare e imporre i suoi disegni? Abbiamo tristemente capito a nostre spese che questa democrazia si è trasformata nella più pericolosa e insidiosa dittatura possibile!Questo è stato possibile grazie al ricorso sempre più a “piloti automatici” che si sono surrogati e sostituiti in modo subdolo alla mediazione politica, interrompendo il contributo essenziale dei cittadini nei processi decisionali, come ad esempio nel caso del Patto di Stabilità e Crescita, il c.d. Fiscal Compact, l’ESM (European Stability Mechanism), all’Unione Bancaria, ecc.A riguardo denuncio a gran voce la illegittimità del Fiscal Compact in quanto, come recita lo stesso Trattato sulla Stabilità all’art.2, “Le parti contraenti applicano e interpretano il presente Trattato conformemente ai Trattati su cui si fonda l’Unione Europea”, il cui concetto è ribadito anche nel comma successivo: “Il presente Trattato si applica nella misura in cui è compatibile con i Trattati su cui si fonda l’Unione europea e con il diritto dell’Unione europea”. Pertanto il successivo art.3, n.1, lett.a) che prevede testualmente “la posizione di bilancio della Pubblica Amministrazione di una parte contraente è in pareggio o in avanzo” è da considerarsi non conforme e pertanto non legittimo, in quanto il Trattato della UE firmato a Maastricht (TUE) all’art.104 c) prot.5, ribadito anche nel Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea di Lisbona (TFUE) all’art.126 (ex 104), fissano invece al 3% il limite dell’indebitamento annuale. E’ stato pertanto palesemente violato il Trattato istitutivo della UE unitamente al TFUE che ne ribadisce, al citato art.126, i limiti dell’indebitamento.
E’ possibile che nessuno dello sconfinato esercito di giuristi e economisti di cui si avvale la Commissione di Bruxelles, non si sia accorto delle inoppugnabili interpretazioni giuridiche del professore emerito Giuseppe Guarino, che ha denunciato questo palese contrasto?
Si è arrivati ad imporre l’inserimento nei dettami Costituzionali dei paesi dell’Unione il vincolo del pareggio di bilancio, per mezzo di un Trattato illegittimo e fortemente stridente con altri articoli e fondamenti delle varie Carte Costituzionali nazionali. Nessuno ha avuto il coraggio e la forza di alzare un dito di fronte a questo evidente errore?La stessa Banca Centrale Europea è stata concepita esclusivamente come garante e guardiana della stabilità dei prezzi, cioè dell’inflazione, e non per mansioni proprie di una vera Banca Centrale a tutti gli effetti, tesa invece a fornire risorse per la crescita e lo sviluppo per la massima occupazione, ma relegando invece i cittadini e il sistema delle imprese, con l’estenuante ricorso penalizzante della fiscalità (Fiscal overkill), al ruolo di esclusivi prestatori di ultima istanza. Si è preferito lasciare il voto ai mercati per decidere la bontà delle scelte economiche adottate e non ai cittadini per mezzo delle democratiche urne.
Come è stato possibile affidarsi esclusivamente al ricorso fiscale senza valutare preventivamente che avrebbe creato ulteriori problemi proprio perché si sarebbero contratti notevolmente i consumi riducendo a sua volta sia le entrate fiscali stesse, l’entità del PIL (GDP Gross Domestic Product) e aumentando di conseguenza i debiti pubblici? Inoltre la crisi economica ha fatto esplodere anche i debiti privati e le sofferenze dell’intero sistema bancario europeo.Perché si è rimasti sempre passivi e inerti di fronte all’imposizione tedesca di adottare un modello economico per il sostentamento dell’euro forgiato esclusivamente per le sue esigenze macroeconomiche? E’ possibile che non si è voluto perseguire modelli economici alternativi se non orientati esclusivamente al rigore dei conti come esclusivo presupposto per la crescita? Per quanto tempo ancora dovremo subire le antiche paure fobiche dei nostri amici tedeschi che vedono ancora nella stabilità dei prezzi e nell’esasperato rigore dei conti gli unici fondamenti su cui basare la crescita?
La maggioranza dei Paesi eurodotati non traggono beneficio da una inflazione tendenziale allo 0,7% se poi, per poterla perseguire, pagano il caro prezzo di un tasso di disoccupazione a livelli da economia di guerra!
La competitività di molti paesi euro non ha più potuto far ricorso allo strumento classico della svalutazione della propria moneta per riequilibrare i suoi fondamentali macroeconomici seguendo la naturale legge della domanda e dell’offerta, ma ha dovuto necessariamente procedere per mezzo della svalutazione interna, cioè alla riduzione dei salari, che sommata alla deindustrializzazione sempre più crescente favorita dalla globalizzazione selvaggia senza regole e alle delocalizzazioni territoriali, hanno permesso nella stessa area valutaria euro che si formassero zone sempre più ricche e zone sempre più povere. Ma il vero effetto negativo di questa dissennata gestione economica che prende come riferimento un modello non compatibile con la gran parte delle economie nazionali europee e nessun riscontro nella letteratura economica, è l’aver gettato gli stessi Paesi in conclamata deflazione, esponendoli ai noti pericoli conosciuti tristemente nel passato perché generati dall’ossessivo perseguimento del contenimento dell’inflazione ad ogni costo.
Chi ignora la Storia è condannato nel riviverla!
Ma perché tutto questo è potuto avvenire? A Maastricht è stata concepita una convergenza verso una moneta diversa da quella che poi è stata realizzata. Questa evoluzione è avvenuta in modo subdolo, senza che ci sia stata la consapevolezza, il consenso e l’approvazione né dei cittadini né tantomeno dei rispettivi Parlamenti nazionali. Sono stati attivati quei famosi meccanismi automatici, voluti da una oligarchia autoreferenziale che man mano conquistava il potere nei palazzi di Bruxelles, riuscendo a sottrarre alla gestione delle politiche dei Paesi membri, e pertanto al consenso democratico della Sovranità di ciascun popolo, qualsiasi spazio di autonomia nella determinazione delle politiche economiche per il raggiungimento degli obiettivi di crescita.E’ stato messo in atto un vero e proprio golpe, infatti il 1.1.1999 è stata partorita una moneta disciplinata dal Regolamento 1466/97, ma diametralmente opposta rispetto a quella contemplata dal TUE, un vero sfregio sotto gli occhi dei cittadini europei ignari e in buona fede e nell’indifferenza più o meno inconsapevole dei rispettivi Governi.
La mutazione, tra quanto previsto dal TUE e dal Regolamento 1466/97 si identifica in quanto il TUE fissa un obiettivo, uno sviluppo conforme al disposto dell’art.2, il cui conseguimento è affidato alle politiche economiche di ciascuno ognuno degli Stati membri, i quali avrebbero tenuto conto della specificità delle reali condizioni dell’economia di ciascun Paese. Le rispettive politiche economiche avrebbero potuto utilizzare all’occorrenza, quale strumento per realizzare l’obiettivo, l’indebitamento nei limiti consentiti dall’art. 104 c), da interpretare ed applicare in conformità ai criteri fissati nei commi 2 e 3 del punto 2 dell’art. 104c). Il Regolamento in oggetto abroga invece tutto questo, cancellando le politiche economiche degli Stati e di conseguenza qualsiasi loro autonomo apporto. Il ruolo assegnato dal TUE di Maastricht (art. 102 A, 103 e 104c) per conseguire lo sviluppo che gli Stati avrebbero conseguito in conformità a quanto prescritto negli artt.2 e successivi del Trattato, è pertanto completamente cancellato. I singoli Stati, secondo quanto previsto da Maastricht, avrebbero conseguito l’obiettivo utilizzando la propria autonomia e tenendo conto delle condizioni e delle strutture congiunturali del proprio Paese. Questo per salvaguardare il corretto principio per il quale gli interventi sarebbero stati necessariamente diversi da Paese a Paese e per ogni anno, capovolgendo radicalmente, dunque, il rapporto tra l’euro e la realtà economica. Secondo l’originario TUE, se vi è contrasto, è la gestione dell’euro a doversi adeguare alla realtà economica, mentre secondo da quanto previsto dal Regolamento in oggetto, invece è la realtà economica a doversi adeguare in ogni caso all’euro. In nessun paese del mondo è applicato questo principio!
E’ sempre la moneta al servizio dell’economia e mai l’economia schiava dei dogmi della propria moneta!Esiste pertanto una conflittualità evidente fra quanto approvato dai rispettivi Parlamenti dei Paesi membri che hanno ratificato ai tempi di Maastricht, dopo dibattiti parlamentari condivisi, e quanto invece previsto dal Regolamento 1466/97. Conflittualità così forte e evidente da stravolgere completamente l’iniziale natura stessa della moneta unica. Da una parte l’originario Trattato Istitutivo della UE, agli articoli ricordati, che lasciava autonomia nelle scelte di politica economica, dall’altra successivamente il Regolamento avocava questa prerogativa a se, consegnando nelle mani e volontà della Commissione e degli organi tecnici ogni potere decisionale. Vorremmo sapere chi sono gli ideatori e autori di questo golpe a danno di tutti i cittadini europei?Essendo fortemente convinto che l’unico modo per salvare l’euro è di crearne 18 e in alternativa invitare gli amici tedeschi ad abbandonarlo al più presto per togliere finalmente il cappio che si sta inesorabilmente stringendo intorno al nostro collo.
In ogni caso, la Germania, consapevole che si sta avvantaggiando oltremodo di una valuta, l’euro, notevolmente sottovalutata rispetto ai propri fondamentali, ben difficilmente prenderà una decisione in questa direzione e la soluzione più ragionevole rimarrebbe solamente quella di lasciare alle volontà di ciascun Paese la libera facoltà di poter mutare il proprio status di Paese “senza deroga” a Paese “con deroga”, così come già previsto dagli artt. 139 e 140 del TFUE e di poter pertanto tornare a conseguire in modo autonomo gli obiettivi di crescita, utilizzando propri strumenti di politica economica e monetaria con il pieno supporto delle rispettive valute sganciate dagli attuali vincoli automatici dimostratisi privi, non solo di validità economica e giuridica, ma anche colpevoli di aver interrotto il collegamento democratico essenziale e irrinunciabile nei processi decisionali fra cittadini e Istituzioni.
Naturalmente con il massimo coordinamento fra i vari Governi nazionali per massimizzare la segmentazione controllata dell’area euro e facendo salvi gli interessi comuni così come indicato e auspicato dall’European Solidarity Manifesto di cui mi onoro di far parte.L’euro e i suoi dogmi hanno inflitto dei danni molto forti nelle economie dei Paesi membri e le cicatrici di queste ferite saranno visibili per moltissimi anni e il day after sarà visto più come una vera e propria liberazione che una vittoria. La possibilità di poter di nuovo perseguire autonome politiche economiche per il perseguimento della propria crescita dovrebbero rappresentare magnifiche opportunità per chi sarà in grado di compierle, anche se il vantaggio maggiore, come già ribadito più volte, sarebbe quello del ripristino della democrazia interrotta nell’assoluta convinzione che la democrazia, quella vera, non ha prezzo! In questo modo si riporterebbero i cittadini al centro di ogni interesse e non quelli graditi dalla finanza come invece sta perseguendo la dirigenza europea in nome di un neoliberismo esasperato e senza regole. Tutti i tecnicismi per il ritorno alle proprie valute nazionali possono essere studiati, analizzati, discussi e tranquillamente risolti, mentre se abdichiamo ai principi della democrazia tutto sarà perso per sempre e non potremo sottrarci dal severo giudizio delle nostre generazioni future. Questo nell’interesse generale, ad iniziare dalla Germania perché sarà proprio lei a pagare il prezzo più alto di questo enorme ma effimero attuale vantaggio che presto non mancherà di presentargli un conto tanto più alto quanto più durerà questa situazione. Sono fermamente convinto che tutti i Paesi eurodotati siano in possesso di dettagliati e aggiornati “Piani B” per un uscita ordinata e non caotica e scomposta dalla moneta unica.
Questi “Piani B” di salvaguardia sono stati concepiti, da ciascun Paese che ha aderito all’euro, sin dal suo inizio, come una specie di “opting out” segrete predisposte alla stregua di piani per la sicurezza strategica nazionale nel caso in cui il Paese avesse avuto problemi valutando che il costo generale dell’appartenenza all’unione monetaria si fosse rivelata non più conveniente rispetto ai vantaggi ottenuti.Ma nello stesso modo sono altresì convinto che ormai nessun Paese prenderà l’autonoma decisione di uscita e questo avverrà solamente per un forte shock esterno imprevedibile che agirà da detonatore per un contagio che non sarà possibile governare e gestire. Ad esempio una forte inadempienza bancaria, potrebbe innescare una reazione a catena impossibile da imbrigliare con tutti gli attuali strumenti finanziari di tutela a disposizione dalla Troika. I titoli pubblici di molti Paesi dell’area euro sarebbero sottoposti a fortissime pressioni speculative e l’unico modo per poter gestire la situazione, senza consegnarsi definitivamente a meccanismi tipo ESM che imporrebbero delle contropartite inaccettabili, sarebbe l’immediato ritorno alle rispettive piene Sovranità monetarie. Questo potrà avvenire senza creare ulteriori gravi disagi solamente in funzione della bontà dei “Piani B” predisposti preventivamente dai rispettivi Governi e concertati con tutti gli altri.
Non confondiamo l’Europa con l’Unione monetaria: è nostro supremo dovere salvare l’Europa e pertanto dobbiamo liberarci al più presto dell’euro, perché non vorremo mai camminare sulle macerie di ciò che con immane fatica hanno costruito i nostri padri, ma garantire prosperità alle nostre generazioni future seguendo la strada irrinunciabile della democrazia. Ma forse chiedo troppo, perché la parola democrazia è stata sempre ignorata sia nei Trattati che nei Regolamenti di questa Europa dell’eurocrazia che si è allontanata totalmente dalla realtà dei suoi cittadini! Da italiano confido moltissimo nel ruolo e nelle posizioni che la Francia adotterà nel prossimo futuro.Se ciascuno di noi avrà la lungimiranza di riprendersi le chiavi della propria casa per poter perseguire con autonomi e corretti strumenti di politica economica la gestione della propria crescita, i benefici saranno per tutti, garantendo ancora al Vecchio Continente il ruolo che si è conquistato in millenni di Storia.So infine perfettamente che chi combatte questa battaglia può anche perdere, ma chi non combatte ha già perso e fino ad ora abbiamo perso solo una battaglia, NON LA GUERRA e alla fine l’Europa risorgerà perché vincerà la ragione!
L'intervento del Prof. Rinaldi è stato pubblciato da Formiche.net - che ringraziamo. 
Nota biografica.
Antonio Maria Rinaldi, dopo la laurea in economia alla LUISS alla fine del '70 ha svolto molti incarichi operativi in banche italiane per poi passare dalla metà degli anni '80 dal Servizio Borsa della Consob Sede di Milano alla Sofid, capogruppo finanziaria dell'ENI, fino a ricoprirne la carica di Direttore Generale. Attualmente esercita la libera professione ed è docente di Finanza Aziendale presso l'Università Gabriele d'Annunzio di Chieti-Pescara e di Corporate & Investment Banking e Mercati Finanziari & Commercio Internazionale presso la Link Campus University di Roma. Ha pubblicato nel 2011 "Il Fallimento dell'Euro?" e nel 2013 “Europa Kaputt,(s)venduti all’euro” per manifestare tutto il disappunto nell'attuale costruzione e conduzione europea. Con il suo maestro di politica economica, prof. Paolo Savona e con il prof. Michele Fratianni, ha concepito una proposta per il consolidamento del debito pubblico italiano. E’ firmatario del Manifesto di Solidarietà Europea per il ritorno concordato alle valute nazionali e partecipa a convegni e trasmissioni radio-televisive sul tema dell'unione monetaria europea non mancando mai di esprimere la sua forte criticità.

Brigate Rothschild: 400 morti dal 2000 al 2007 a Vado

L’INCHIESTA SULLA CENTRALE A CARBONE DI VADO

La procura: «400 vittime di Tirreno Power»
«Sarebbero ancora vivi senza la centrale»

Savona: l’inchiesta per disastro ambientale e omicidio colposo. I decessi tra il 2000 e il 2007. L’azienda: accuse incomprensibili

http://www.corriere.it/cronache/14_febbraio_19/procura-400-vittime-tirreno-power-sarebbero-ancora-vivi-senza-centrale-ce341ff6-992c-11e3-89bf-8cd8af0e5a04.shtml
La centrale in una foto d’archivio (Imagoeconomica)La centrale in una foto d’archivio (Imagoeconomica)
La dichiarazione è choc: «Senza la centrale a carbone di Vado tanti decessi non ci sarebbero stati... 400 morti dal 2000 al 2007». Sorprende il numero delle vittime e sorprende che a parlare in questi termini sia il procuratore capo di Savona, Francantonio Granero, che si sta occupando direttamente delle due inchieste sulle emissioni della Tirreno Power di Vado Ligure, un impianto costruito nel 1970 e ancora in funzione.
«Quei morti sono da attribuire alle emissioni degli impianti». Non solo. Ci sarebbero stati anche «tra i 1.700 e i 200 ricoveri di adulti per malattie respiratorie e cardiovascolari e 450 bambini ricoverati per patologie respiratorie e attacchi d’asma, tra il 2005 e il 2012». I dati emergono da una consulenza disposta dalla procura nell’ambito delle indagini per disastro ambientale e omicidio colposo, due distinti fascicoli aperti sospettando che le polveri uscite dalle ciminiere di Vado siano la causa delle malattie fra gli abitanti della zona. Una conclusione alla quale i periti sono arrivati attraverso un’analisi sul tasso di mortalità in diverse aree vicine alla centrale (il perimetro riguarda quasi tutta Savona, Vado, Quliano e Bergeggi e in parte Albisola e Varazze), dove sarebbe stato accertato un sensibile incremento di decessi tra le zone di minima e massima ricaduta degli elementi inquinanti. Gli esperti hanno anche escluso che le patologie possano essere attribuite ad altri fattori: traffico automobilistico, altre aziende della zona o fumi delle navi in porto. Per il momento nel registro degli indagati sono stati iscritti tre nomi per il reato di disastro ambientale. Si tratta di tre dirigenti, fra cui l’ex direttore generale di Tirreno Power Giovanni Gosio, che ha lasciato la società qualche settimana fa, e il direttore dello stabilimento Pasquale D’Elia. 
Tirreno Power, società controllata a metà dalla Suez Gaz de France e dalla Cir della famiglia De Benedetti (il 50% è detenuto dalla Energia Italia, a sua volta controllata per il 78% dalla Sorgenia del gruppo Cir), ha replicato alle parole del procuratore di Savona smentendo il nesso fra i decessi e i fumi della centrale: «Non si comprende quale sia stato il metodo di valutazione di esposizione agli inquinanti. Tale mancanza di chiarezza è accompagnata dall’assenza della doverosa analisi di robustezza, di sensitività e quindi di affidabilità globale del metodo adottato. Anche per questo motivo non si può affermare in concreto alcun nesso di causalità». 
Va detto che il documento è comunque ancora coperto dal segreto istruttorio e che nessuno ha potuto visionarlo. «Un atto comunque di parte e mai sottoposto a contraddittorio», ha precisato la società che invita ad «una maggiore prudenza considerando la forte rilevanza anche emotiva che i temi trattati rivestono e che dovrebbero essere tuttavia sempre suffragati da fatti comprovati anziché da ipotesi di parte le cui fondamenta sono tutte da verificare».
Alla grana giudiziaria di Tirreno Power si stanno sommando i problemi finanziari di Sorgenia che lunedì aveva comunicato di avere un’autonomia di un mese. Anche per questa ragione ieri a Piazza Affari il titolo Cir ha subito una flessione di oltre il 3%.

Carlo De Benedetti e le "Brigate Rothschild"

Pubblicato da  il 13 febbraio 2014.
L'articolo “Il signor Rothschild è Re d’Italia” parola del senatore italiano Siotto Pintor appartiene alla categoria Massoneria.
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“Il signor Rothschild è Re d’Italia” parola del senatore italiano Siotto Pintor

-di Davide Consonni-
1863: “Il malcontento è grave, un senso di malessere si diffonde in tutte le classi della società. Le sorgenti della ricchezza vanno a disseccarsi. Noi facciamo il lavoro di Tantalo o di Penelope. Il signor Rothschild, re del milione, è, finanziariamente parlando, re dell’Italia” (Senatore Siotto-Pintor, Atti Parlamentari, Discussioni del Senato, sess. 1863-65, v. IV, p.3091.)
E’ così che il senatore italiano Siotto Pintor (qui la sua scheda sul sito del Senato) definiva e descriveva la devastante influenza che il Clan Rothschild operava ed esercitava sulla neo unita penisola italiana, in specifico si riferiva ai prestiti ottenuti da Cavour e altri da James e Carl de Rothschild (fatti ben documentati perfino da Repubblica del gruppo Espresso, di proprietà di Carlo De Benedetti, amico di vecchia data dei Rothschild tanto da essere nel nel consiglio di sorveglianza della «Compagnie Financière Edmond de Rothschild») .
L’influenza dei Rothschild, che nei decenni non ha fatto che rafforzarsi e consolidarsi, esercita il proprio potere su tre quarti di pianeta, come potete verificare dal loro sito ufficiale hanno sedi in 40 Nazioni nel mondo.
Qui, in lingua inglese, potete ascoltare e vedere una parte consistente della storia relativa all’immensa famiglia di banchieri Rothschild.
Vi lascio alle vostre riflessioni con una citazione di uno dei capostipiti del clan Rothschild:
“Permettetemi di emettere e gestire la moneta di una nazione, e mi infischierò di chi ne fa le leggi. “
[Mayer Anselm Rothschild]
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“Salviamo gli italiani” dalle banche

Comunicato stampa - È nata l’Associazione “Salviamo gli italiani” contro lo strapotere dello Stato e delle banche


COMUNICATIhttp://www.ioamolitalia.it/comunicati/comunicato-stampa---e-nata-l%E2%80%99associazione-%E2%80%9Csalviamo-gli-italiani%E2%80%9D-contro-lo-strapotere-dello-stato-e-delle-banche.html
Il giorno 12 Febbraio 2014, ad Acqui Terme (AL) presso lo studio notarile Garbarino Dr. Gabriele è nata l'Associazione no profit  “Salviamo gli Italiani”, avente come missione principale, porre un freno alla catena di suicidi in Italia, schierandosi attivamente a difesa del cittadino da tutte le vessazioni perpetrate dagli istituti di credito e dalle istituzioni.
Ancora pochi giorni fa, un imprenditore si è tolto la vita perché non riusciva più a far fronte a tutte le incombenze che gravavano sui suoi beni a causa di una politica disumana, dove con una tassazione reale che sfiora l'80%, la macchina dello Stato ci espropria della possibilità di condurre una vita normale, spingendo molti imprenditori, ma non solo, alla disperazione, che si traduce poi nel gesto estremo del suicidio.
Oggi per assurdo, avere delle proprietà che non si traducono in liquidità, è diventato una disgrazia.
Molti hanno beni di proprietà, ma non la liquidità per poterli mantenere, il che ci porta a comprendere come oggi, il problema cruciale dell'Italia è ”la moneta”.
Noi in Italia abbiamo tutto, tranne la moneta.
Inutile fare la cernita di quelli che si tolgono la vita....siamo quasi a 90 dal primo di Gennaio.!
L'Associazione si pone come un argine al quale appigliarsi per non perdere la speranza.
E non è solo un argine psicologico, ma reale, fatto di donne e uomini che si mettono in gioco per proteggere nel vero senso del termine gli italiani in difficoltà, affinché nessuno debba più morire perché non ha i soldi per pagare le tasse.
Siamo vittime di una guerra e vogliamo essere tra i protagonisti della liberazione.
Di conseguenza tramite avvocati, commercialisti ed esperti tributari l'Associazione si pone due obbiettivi principali:
-Offrire direttamente assistenza gratuita, fatte salve le spese vive, in ambito legale-tributario e comunque inerente le incombenze che possono essere legate a Stato, banche e tutti quegli enti che rappresentano oggetto di vessazione nei confronti dei cittadini.
Il nostro principio è che una persona non può morire perché non ha i soldi per pagare le tasse.
Non possiamo accettare il fatto che in nome della caccia all'evasore, si demonizzino delle persone.
Ricordiamo la campagna che fece Monti tra il 2011 e il 2013, con le vignette dove si rappresentava l'evasore come un animale da schiacciare, in quanto sarebbe colui che approfitta degli altri costringendoli a vivere peggio.
Oggi vediamo che la situazione non è propriamente questa e comunque non era quello il problema principale. Venne usato come pretesto per aumentare enormemente la pressione fiscale su tutti adottando mezzi incostituzionali degni di un regime.
No, il problema reale è un altro.
Questo Stato non funziona perché è indebitato, e agendo da strozzino sulla popolazione, favorisce l'aumentare del debito privato.
E questo atteggiamento non fa altro che andare ad ingrassare ulteriormente le banche e impoverire la popolazione.
-Il secondo obbiettivo, è quello di promuovere degli esposti che operino in ambito pubblico, ed altre iniziative quali ad esempio la disobbedienza fiscale #tipagoamaggio, dove non ci si rivolge alla singola famiglia o al singolo cittadino, ma alla collettività, per far capire allo Stato che non ce la facciamo più.
Gli esposti, saranno principalmente contro banche per la stretta creditizia, i tassi usurai, l'anatocismo, la riserva frazionaria ecc.....
Altri esposti riguardano la difesa della categoria degli imprenditori balneari dalla prospettiva di mettere all’asta i loro stabilimenti come prescritto dalla Direttiva europea Bolkenstein e il tema della famiglia naturale per salvaguardare il suo ruolo dall’ideologia di genere che, equiparandola alle coppie omosessuali, destruttura la società e disincentiva la natalità.
La protesta fiscale invece si traduce nel rinviare il pagamento di tutte le imposte chiedendone poi il dilazionamento aderendo a #tipagoamaggio, quale forma assolutamente legittima, prevista dalla vigente legge ( rinvio e dilazionamento) in modo che lo Stato si renda conto che non può continuare a spremere e pretendere tutto e subito anche a costo di condannarci al suicidio.
I 7 membri fondatori dell'Associazione “Salviamo gli italiani” sono:
Magdi Cristiano Allam, europarlamentare, Presidente
Tommaso Monfeli,  avvocato, Vice-Presidente
Antonello Cattelan, commercialista, Tesoriere
Rossella Fidanza, imprenditrice, Segretario
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Paola Lanza, avvocato
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no euro
A cura di Giampiero Esposito
Volete abolire l’euro e far uscire l’Italia dall’Europa monetaria? Ora si può. E il Comune di Napoli spiega come fare. Sul sito istituzionale ci sono tutte le informazioni necessarie per apporre la propria firma al referendum no euro. A proporlo a livello nazionale sono stati il Partito Base Italia e l’Unione Movimenti di Liberazione (Uml).Serviranno 500 mila firme e i volontari avranno a disposizione 90 giorni di tempo. “Uscire dall’euro. Subito. Senza dubbi, senza ripensamenti, senza aspettare di essere ancor più devastati da una crisi economica senza precedenti”, dicono i comitati promotori. In merito quindi il Comune di Napoli comunica che è possibile firmare presso gli uffici comunali per due nuove proposte di referendum abrogativo: “Volete voi che sia abrogato interamente il dlgs. n. 213 del 24 giugno 1998 dal titolo “Disposizioni per l’introduzione dell’Euro nell’Ordinamento Nazionale a norma dell’art. 1 comma 1 della legge 17 dicembre 1997 n. 433″, pubblicato nella G.U. n. 157 del 8 luglio 1998  – Supplemento Ordinario n. 116?”; “Volete voi che sia abrogata interamente la Legge 17 dicembre 1997 n. 433, pubblicata nella G.U. 295 del 19 dicembre 1997, dal titolo ”Delega al Governo per l’introduzione dell’Euro”? Per tutte le iniziative è possibile firmare presso le Municipalità dal lunedi al venerdi.

martedì 18 febbraio 2014

"IL DEBITO RENDE LIBERI", spiegato ai bambini

La truffa del Signoraggio bancario spiegata ai bambini !

Immaginate una società in piccolo. Diciamo un paesino composto da un centinaio di abitanti nel quale ognuno abbia un ruolo diverso, ovvero sappia fare qualcosa che gli altri non sanno fare. Ci sarà quindi il calzolaio, il barbiere, il ristoratore, il muratore, il falegname ecc…Un modellino di società standard in scala ridotta. Immaginate ora che il denaro totale posseduto da questa piccola società ammonti a…diciamo… a 100.000 euro. Ogni abitante possiederà in media 1.000 euro in banconote di vario taglio. Immaginiamo che la cultura dominante di questa società sia ilrisparmio a tutti i costi. Se ognuno di loro si tenesse il denaro stretto stretto, senza spenderlo, la società sarebbe destinata a cadere nella miseria più totale nel giro di pochi giorni. Zero scambi commerciali = morte sicura del nostro simpatico paesino di montagna in tempi brevissimi. La cultura dominante, affinchè la società prosperi, deve essere quella dello scambio commerciale continuo, della vivacità di mercato costante. Avremo così il calzolaio che paga 100 euro il falegname per sistemare una porta; il falegname pagherà 30 Euro al ristoratore per il pranzo; il ristoratore pagherà 15 Euro il barbiere per i capelli, il quale pagherà 60 Euro il sarto per la camicia nuova ecc…Il denaro è sempre quello, ma per il solo fatto di passare di mano in mano quella società è destinata a migliorare il proprio benessere materiale all’infinito.
La società dei consumi si basa su questo semplice principio.
Immaginiamo che questa società sia governata da un capo saggio, buono e che lavori per il bene di tutti: lo so che è difficile da credere ma proviamo a fare questo sforzo di immaginazione (in una favola ci puo’ stare…)! Tale capo deciderà saggiamente quante banconote stampare (in base alla quantità delle merci in circolazione, al comportamento del mercato, all’aumento demografico, agli scopi comuni ecc…) ed in che maniera distribuirle; per esempio sotto forma di compenso per lavori di pubblica utilità. Il costo di produzione di tali banconote sarebbe irrisorio: carta + inchiostri + manodopera. Potrebbe ordinare al tipografo del paese di stampare il denaro, ricompensandolo con la giusta dose di banconote da lui stesso stampate, e a fine stampa potrebbe prendere i cliché e portarli al sicuro affinché nessuno ne abusi. Semplice no?
Tutto troppo bello perché sia vero…
Immaginiamo invece che il capo di questo villaggio sia un tipo disonesto, arrogante, subdolo e che sia molto concentrato sul proprio e personale interesse e che del villaggio e dei suoi abitanti non gliene freghi proprio un bel niente!Immaginiamo che tale capo venga avvicinato da un losco individuo,

ITALIA, COLPO DI STATO: NON C'È DUE SENZA TRE...

Nuovo colpo di Stato in Italia


Dimitris Kazakis
Articolo apparso domenica, 16 Febbraio 2014 sul sito di Dimitris Kazakis.
Giorgio Napolitano, il Presidente della repubblica Italiana affiderà l’incarico di formare un governo entro la prossima settimana a Matteo Renzi, ex sindaco di Firenze e ambizioso membro del Partito Democratico del centro-sinistra. Questo a seguito delle dimissioni del governo Letta, appena dieci mesi dopo il suo insediamento.

Da un colpo di stato all’altro.

Come Mussolini, cosi anche Renzi governerà l’Italia sotto un regime di deviazione costituzionale. L'Italia è ora passata nella costellazione dei governi nominati, come nel periodo di transizione verso il regime fascista.
Solo che nel periodo interbellico governatore di questa transizione era il re Vittorio Emanuele terzo, mentre oggi è il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano un ex satrapo professionale dell'apparato del partito comunista Italiano di un tempo, un amico distinto dell'ambasciata degli Stati Uniti dall'epoca del "compromesso storico".
I tempi cambiano, le persone e le ideologie cambiano ma le pratiche rimangono invariate. Vedete, tanto i vecchi fascisti quanto i centro-sinistra odierni servono gli stessi interessi sociali di classe e nazionali. Per quanto riguarda Renzi non solo ha l'età di Mussolini quando a quest'ultimo è stato affidato dal Re l’incarico di diventare il dittatore d'Italia nel 1922, ma ha anche la stessa ambizione e il fanatismo.
Come del resto ha mostrato la sua arrampicata politica all'interno del PD, ma anche la sua fretta di diventare primo ministro senza elezioni. Egli sa che non ha il genuino consenso popolare e ha fretta di assaggiare il potere prima che la sua stella si spenga per sempre. Il ricorso alle elezioni è ormai impensabile per l'elite politica Italiana. Sente la stessa avversione per le normali procedure parlamentari che sentivano i suoi antenati del periodo interbellico. Trema quanto nessun altro di fronte al ricorso alle urne e all'espressione popolare. Sanno molto bene che nonostante la dittatura dei media controlli la gente comune, i lavoratori sempre di più si stanno liberando dalle catene della manipolazione.
Lo hanno visto accadere lo scorso febbraio, quando i gladiatori dell'oligarchia (Bersani-Berlusconi) non sono riusciti a prendere il controllo assoluto sugli sviluppi politici e a gestire la società italiana per mezzo di una polarizzazione assolutamente virtuale ed estremamente conveniente.
Con l'aiuto di un miserabile sistema elettorale la coalizione di centro-sinistra di Bersani, uno strano ibrido fra Craxi e Andreotti nonostante il fatto che abbia preso solo il 29,5% dei voti, ha assicurato il 54,7% dei seggi alla Camera e il 39,0% al Senato.
Similmente la coalizione di centro-destra di Berlusconi, un altro ibrido tra l'elite politica e la mafia, mentre ha ottenuto il 29,1% dei voti ha avuto solo il 19,8% dei seggi alla Camera e il 37,1% al Senato. Mentre la sorpresa della lotta elettorale, il partito di Beppe Grillo, pur avendo ottenuto il 25,5% dei voti, è riuscito ad essere rappresentato in parlamento dal 17,3% dei seggi e dal 17,1% dei seggi al Senato.
Un tale sistema elettorale sicuramente lo invidiano persino i mafiosi del nostro regime politico, che giustamente si considerano rettori di brogli elettorali grazie ai quali si alternano da decenni alla governance della Grecia.
Il panico è prevalso nel personale della classe dirigente in Italia e all'estero. Si sono resi conto subito che è impossibile per le procedure parlamentari tradizionali, per quanto esse possano essere fuorvianti a fermare un popolo che è in cerca di cambiamenti radicali e rompe le catene della manipolazione. Come porre limite alle aspettative di questa gente, soprattutto in queste condizioni con una crisi di debito senza precedenti che per colpa dell' Euro ha portato l'Italia al punto da non avere nemmeno la libertà di esercitare la propria politica economica e fiscale?
Sanno molto bene che il risultato inevitabile di una tale miscela esplosiva tra euro e debito sarà il collasso sociale, economico e politico. Quindi come si può contenere la gente?

Da Vittorio Emanuele a Giorgio Napolitano

Una situazione analoga si è verificata dopo la prima guerra mondiale. Gli orrori della guerra e il disastro socio-economico senza precedenti hanno portato all'emancipazione politica delle masse popolari Italiane. Il popolo era stufo e voleva sbarazzarsi di coloro che lo avevano portato a questo stato di miseria. L'intero sistema politico dei vecchi partiti stava collassando. Di fronte al timore della popolazione la classe dirigente ha utilizzato il Re per distruggere il parlamentarismo e portare al potere le bande parastatali e paramilitari di Benito Mussolini e del nascente partito fascista.
Oggi l'Italia si trova ad affrontare una situazione simile. E dal momento che dopo le elezioni del febbraio del 2013 il paese è entrato nell'orbita di una profonda crisi politica, con tutti i partiti ufficiali di destra e di sinistra a crollare nella coscienza del popolo, cosa hanno fatto i custodi della Costituzione e del sistema parlamentare? Hanno abolito entrambi. Questa volta l'oligarchia dominante non ha utilizzato il Re, perché non c'è bensì il sostituto dell' istituzione Reale nel sistema parlamentare, vale a dire il presidente della repubblica. Napolitano sta per imporre un governo non eletto col pretesto del presunto stato d' emergenza in cui si trova il paese. In questo modo Napolitano ha imposto una particolare "stato d'assedio" al suo Paese allo scopo di legalizzare un governo non eletto, quello di Leta. Con la stessa logica dello "stato d'assedio" ha agito il Re Vittorio Emanuele nel periodo interbellico.
Solo che l'attuale Costituzione Italiana non dà al Presidente della Repubblica una tale autorizzazione. È evidente. Quando il Presidente della Repubblica constata il fallimento di formazione di governo dovrebbe indire elezioni. Lui non ha il diritto di dare l'incarico della formazione di governo ad un primo ministro non eletto. Però lo ha fatto. E così ha violato palesemente la Costituzione del Paese al fine di imporre un governo anticostituzionale. Napolitano e i suoi mandanti sono ben consapevoli del fatto che le sue azioni rientrano ai sensi dell'articolo 90 della Costituzione Italiana, che prevede: "Il Presidente della repubblica non è responsabile per le azioni compiute nell'esercizio delle funzioni presidenziali, salvo i casi di tradimento o di violazione della Costituzione. In tali casi, il Presidente può essere incriminato dal Parlamento in seduta comune a maggioranza assoluta dei componenti del corpo."
In altre parole Napolitano è colpevole di usurpazione di potere al fine di violare la Costituzione che invece ha l'obbligo di custodire E quindi è colpevole di alto tradimento come lo sono anche i partiti che hanno partecipato a questa azione. Ecco perché Napolitano ha cambiato così facilmente opinione quando i suoi complici gli hanno chiesto di accettare di essere rieletto Presidente della Repubblica. Lui sa benissimo di avere le mani legate. È colpevole dell'alto tradimento e non rischia di lasciare il suo posto. Ciò che salva dal punto di vista istituzionale per il momento sia lui che le formazioni della coalizione governativa dall'accusa di alto tradimento è il fatto che quelli che hanno fatto il colpo di stato hanno anche il controllo del Parlamento. Ricordiamo che solo il Parlamento ha il diritto costituzionale di inviare al giudizio il Presidente della repubblica con l’accusa di alto tradimento.
Ma per quanto tempo? Quanto durerà questa situazione di pseudoparlamentarismo? Il governo Letta non ha resistito nel tempo. E così c'è stato il bisogno di dare il mandato a Renzi. Ma per quanto tempo? Sanno benissimo che la recessione non può essere affrontata in maniera efficace dentro l'Euro. Sanno anche molto bene che l’Italia non è solo in un vortice di indebitamento senza precedenti nella storia del paese ma anche sull'orlo di una trappola deflazionistica. E mentre i governi nominati si dimostrano incapaci di soddisfare persino le conseguenze di una tale situazione, si vedranno alternare alla governance del paese contro la crescente rabbia popolare. 

Imposizione di un regime totalitario “di emergenza”

Ecco perché gli autori del colpo di stato già all'indomani della nomina del governo Letta, hanno iniziato a parlare di revisione della Costituzione e di cambiamento della legge elettorale. Se proprio a loro non sta bene le presente legge elettorale, immaginate che cosa stiano preparando perchè ci siano "governi stabili" come gli stessi dicono. Solo una tale dichiarazione è sufficiente per farci capire visto che il governo più stabile che possa esistere non è altro da quello dittatoriale. Per questo motivo vogliono la revisione della Costituzione, per rendere ancora più facile e più assoluta l'arbitrarietà dittatoriale del potere esecutivo ma anche l’arbitarietà del Presidente della Repubblica di dichiarare il Paese in uno "stato di assedio". 
Facciamo notare a questo punto che poiché la dichiarazione dello stato d'assedio è stata utilizzata spessisimo in passato in particolare durante il periodo interbellico per imporre il fascismo in Italia, il nazismo in Germania (art. 48 della Costituzione di Weimar), la dittatura di Metaxas in Grecia e altrove in Europa, dopo la fine della guerra è prevalsa la tesi che la democrazia di sua natura non arriva mai a fondi ciechi e quindi non ha bisogno di “stati d'assedio” o di “leggi di emergenza”. Così nella costituzione Italiana non vi è alcuna disposizione che preveda la dichiarazione con qualsiasi pretesto di "stato d'assedio" o il mettere in vigore una "legge di necessità"; tanto meno per preservare gli interessi degli euro cartel contro gli interessi nazionali e popolari.
Il popolo italiano si trova a dover affrontare la stessa sfida della vigilia dell’imposizione del regime fascista degli anni '20. Tanto per il vecchio dittatore fascista quanto per l'attuale dittatore di centro sinistra ciò che conta è “mettere in gesso” il popolo italiano e la stessa Italia, imporre un regime totalitario "di emergenza" dove l'unica cosa che manca perchè questo funzioni in termini di totalitarismo è la legge marziale; almeno fino a quando gli attuali governanti avranno bisogno di una parvenza di legalità cioè fino a quando i brogli elettorali e le aberrazioni costituzionali permetteranno loro di avere come alibi un parlamento virtuale. 
La differenza tra il nuovo e il vecchio stato fascista totalitario risiede principalmente nel fatto che nel periodo interbellico il fascismo abbia voluto ripristinare lo splendore imperiale di una classe dirigente "danneggiata" dalla ridistribuzione delle colonie e delle sfere d'influenza mondiali. Così ha trasformato lo Stato in una caserma in stato di guerra. Allora il popolo doveva essere portato a bastonate nel campo di battaglia a versare il proprio sangue per lo splendore coloniale di un'Italia che sognava la ricostruzione dell'impero romano. E così la persona più appropriata per esprimere questa operazione non fu altro che un giannizzero ex socialista, Benito Mussolini che ha intergrato la sua idea di “socialismo da caserma” con il nazionalismo della classe dirigente imperialista. Così è nato ed è stato imposto dall'alto lo Stato fascista.
Oggi le cose sono diverse. Gli Stati oggi non sono altro che anelli della catena dei mercati dominati dai colossi bancari. Sempre più la sovranità esercitata tradizionalmente da uno Stato a nome della nazione viene ceduta ai mercati. Gli Stati aboliscono le loro funzioni nazionali sociali ed economiche in modo che il loro territorio sia trasformato dai mercati internazionali in un'area libera di deposito di capitali. Oggi le concentrazioni mondiali di potere economico e politico non hanno più bisogno di Stati strutturati con coordinati poteri che disciplinano i popoli. Chiedono la distruzione degli Stati strutturati per rimuovere dal popolo ogni possibilità di rivendicare o esercitare il potere sovrano nel proprio paese, persino la possibilità di farlo nell'ambito del parlamentarismo rappresentativo tradizionale.
Lo stesso sta accadendo in Italia. Non c'è più una classe dirigente che sogna la grandezza imperiale per se stessa a nome dell'Italia ma una oligarchia cosmopolita che rivendica una parte del saccheggio del proprio paese. Non gli interessa l'esistenza dell'Italia come stato strutturato, ma l'Italia come elemento organico di un mercato di capitali globalizzato in cui il potere viene esercitato in primo luogo a livello sovranazionale garantendo maggiori reditti finanziari qualunque cosa accada. Il capitale non ha mai avuto patria, oggi non ha nemmeno bisogno di uno Stato coordinato secondo la logica del trattato di Westfalia (1648). Tutto deve essere fluido e rimanere fluido al fine di facilitare gli investimenti speculativi e i reinvestimenti di capitali a livello internazionale. Ecco perché il totalitarismo di oggi non ha bisogno del vecchio stato fascista né del suo pretesto nazionalista. Vuole trasformare lo Stato in uno strumento di imprenditorialità capitalista e quindi non ha neanche bisogno del popolo per imporgli la disciplina. In tali circostanze la forza migliore per esprimere il totalitarismo corrente è il centro-sinistra odierno, la “sinistra” che traduce il cosmopolitismo imperialista in 'internazionalismo' e dimentica che il concetto di patria è indissolubilmente legato al concetto di democrazia. C'è potere migliore di questa “sinistra” per dirigere politicamente l'abolizione dello Stato in termini di diritti nazionali, sociali e democratici di un popolo?
Il popolo italiano presto assisterà alla demolizione del proprio paese in condizioni di deflazione. Molto presto il personale della zona Euro e dell'Unione europea prenderà in considerazione il fatto che l'Italia non sia economicamente redditizia. Naturalmente dopo che l'avranno gettata nella trappola della deflazione tramite le "riforme strutturali" e la svendita generale richiesta.
E allora il popolo italiano sperimenterà la distruzione e dissoluzione del proprio paese sperimentate dalla Grecia e dal Cipro. Vedrà da un giorno all'altro lo Stato autodistruggersi in nome della creazione di regioni autonome o semi-autonome Europee e se stesso diventare vittima di una situazione che farà tornare l'Italia ad uno stato simile a quello prima del Risorgimento. Sempre in nome dell' "identità europea".
La sabbia nella clessidra del tempo si svuota in fretta per il popolo italiano. È necessario stabilire al più presto una vasta alleanza politico-sociale dal basso, avente come imperativi centrali la sovranità nazionale, la sovranità popolare e l'emancipazione sociale. Un'unica alleanza popolare dal basso che vada oltre le linee che dividono il popolo in quelli di destra e quelli di sinistra deve formarsi in ogni città e in ogni paese seguendo l'esempio della lotta di liberazione nazionale. Se il popolo italiano non avvia oggi questo processo di rivendicazione del proprio paese dalla zona Euro e dall'UE trasformando la richiesta di “elezioni qui e ora” ad un invito immediato di mobilitazione del popolo, in breve tempo forse molto prima di quanto pensino anche i più scettici non ci sarà più Italia da recuperare.

  • Autore: Dimitris Kazakis (economista, segretario dell’EPAM - ΕΠΑΜ, Fronte Popolare Unitario).
  • Fonte: dimitriskazakis.blogspot.gr
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