giovedì 17 dicembre 2015

Scandalo banche: si indaga per truffa

Scandalo banche: si indaga per truffa, faro su Bankitalia e Consob

17 dicembre 2015, di Alessandra Caparello
http://www.wallstreetitalia.com/scandalo-banche-si-indaga-per-truffa-faro-su-bankitalia-e-consob/
 
ROMA (WSI) – Lo scandalo banche  non si arresta e ora i riflettori sono puntati su Bankitalia e sulla Consob, accusate di non aver controllato tutto quello che stava accadendo. Si configura un nuovo reato, quello di truffa ai danni dei risparmiatori.
Non si placa la polemica intorno alla vicenda del salvataggio da parte del governo guidato da Matteo Renzi grazie ai soldi dei risparmiatori di quattro banche sull’orlo del fallimento, Banca Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di risparmio di Ferrara e Cassa di risparmio di Chieti.
E proprio i risparmiatori rappresentati da Federconsumatori guidata da Rosario Trefiletti e Adusbef di Elio Lannutti hanno presentato un esposto. Stando a quanto riporta Repubblica ,la denuncia mossa dinanzi alla procura di Arezzo guidata da Roberto Rossi riguarda l’omessa vigilanza della Banca d’Italia e “di altri soggetti” – come si legge nelle carte – “che hanno provocato un danno enorme, bruciando il risparmio di migliaia di persone”.
Andando indietro nel tempo, nel 2013 all’interno di banca Etruria accadono due avvenimenti molto importanti: da una parte l’aumento di capitale per 100 milioni di euro effettuato a luglio e rilevatosi insufficiente e dall’altra l’emissione di circa 120 milioni di euro di obbligazioni subordinate. Da qui l’esposto delle due associazioni dei consumatori che puntano il dito proprio contro Bankitalia e la Commissione nazionale per la società e la borsa, i due organismi che dovevano controllare e vigilare, esposto portato all’attenzione della procura aretina che potrebbe sfociare nell’apertura di una quarta indagine sul reato di truffa ai danni dei clienti della banca.
Nell’esposto vengono citati due passaggi del prospetto di Bankitalia emesso all’epoca dell’aumento patrimoniale effettuato a luglio del 2013 da Banca Etruria:
“Al momento gli esiti dell’ispezione non sono noti e prevedibili e quindi ove la qualità del portafoglio creditizio e delle garanzie a mitigazione del relativo rischio dovessero essere considerate non pienamente soddisfacenti, i requisiti aggiuntivi richiesti da Banca d’Italia potrebbero essere innalzati”.

Monti torna a minacciare


mercoledì 16 dicembre 2015

Marino Valentini e Marco Saba su Salvo5puntozero-ITV

Banche: intervista a Marino Valentini, ex direttore CariChieti

Prigionieri delle banche: la tutela dei nostri risparmi è battaglia di libertà

Mercoledì, 16 Dicembre 2015 06:07

Prigionieri delle banche: la tutela dei nostri risparmi è battaglia di libertà (prima puntata)

http://lavocedeltrentino.it/index.php/877-anno2013/prima-pagina/la-parola-al-direttore/23963-prigionieri-delle-banche-la-tutela-dei-nostri-risparmi-e-battaglia-di-liberta-prima-puntata

Prigionieri delle banche: la tutela dei nostri risparmi è battaglia di libertà (prima puntata)
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L'autore Claudio Taverna

Il crac delle banche " amiche" (di Renzi & C.) con la messa sul lastrico di migliaia di risparmiatori altro non è che il gravissimo segnale della crisi del sistema bancario italiano.
Le quattro banche fallite ma " salvate" con decreto del governo: Cariferrara, Banca Marche, Banca Etruria e Caririeti, sono la punta dell'iceberg: il sistema bancario italiano accusa, nel suo complesso, una sofferenza di ben 200 miliardi di euro. (nella foto la protesta alla Banca d'Itallia di Trento ancora nel lontano 12 settembre 2008)
Ci sono evidenti responsabilità manageriali unite a precise responsabilità politiche che saranno delineate (almeno questa è la speranza) dalle indagini avviate dalla magistratura, mentre è annunciata (con il consenso di tutti) la costituzione di una commissione di inchiesta parlamentare.
La storia d'Italia, dalla sua unità, è costellata da scandali bancari con non trascurabili intrecci di natura politica. Clamoroso quello della Banca Romana che esplose alla fine dell' 800 con il coinvolgimento di alcuni settori della sinistra storica e dei governi Crispi e Giolitti. Il " caso" della Banca Romana provocò inchieste della magistratura e parlamentari, con arresti "importanti", rapimenti e persino delitti.
Per mettere in sicurezza il sistema bancario e liberarlo dalla speculazione dei titoli " tossici" e dalla finanza " creativa" che sono veri imbrogli, è necessario recuperare la sovranità monetaria. Non esiste sovranità popolare se non c'è sovranità monetaria. La moneta deve appartenere al popolo e il reddito di signoraggio va tolto alle banche, che sono aziende private a tutti gli effetti.
Anche Bankitalia, dopo la privatizzazione delle banche dell'IRI voluta da Romano Prodi, è privata, e di proprietà delle banche medesime. L'unico ente pubblico presente in Bankitalia è l'INPS (con la partecipazione del 5% del capitale).
Che cos'è il signoraggio? Tralasciando il significato storico (di derivazione medioevale "aggio del signore"), il signoraggio è la differenza tra il valore nominale della moneta e il suo costo di stampa. Ecco un semplice esempio. Se il costo di stampa della moneta di 5 euro è 30 centesimi, il reddito conseguito dalla BCC (Banca Centrale Europea) che stampa la moneta è di 4,70 euro (signoraggio primario), mentre il signoraggio secondario è il meccanismo del c. d. " moltiplicatore monetario" utilizzato dalla banche di credito (proprietarie delle banche centrali).
La Banca d'Italia (di proprietà delle banche private, di società di assicurazioni per il 94,33% e per 5,67% da INPS e INAIL: situazione al 31.12.2014) ha la partecipazione del 12,3108 della BCE, che, a tutti gli effetti, è banca privata. Di conseguenza, l'euro è di proprietà privata della BCE.
Ma gli Stati dell'UE (tranne Inghilterra, Svezia e Danimarca che hanno conservato le rispettive monete nazionali) comperano gli euro con i titoli del debito pubblico. Da qui, lo stretto legame tra moneta (euro) e debito pubblico nazionale. La bolletta finanziaria dell'Italia (ammontare degli interessi passivi sui titoli di Stato) varia tra i 70 ai 100 miliardi di euro all'anno (punta massima 99 miliardi nel 1992). Per il 2015 la previsione è una bolletta di ca 70 miliardi di euro (pari al 4,3% del Pil)
Prima domanda. Perché " regalare" al sistema delle banche, che sono aziende private, il reddito di signoraggio? Si rivendichi la sovranità monetaria, assicurando il reddito di signoraggio alla Stato, cioè a tutti noi!
Seconda domanda. Perché l'operato della BCE e delle banche centrali nazionali è insindacabile, secondo gli articoli 107 (1) e 105A (2) del Trattato di Maastricht? Si chieda l'abolizione di tali norme o si esca dall'UE!
(1) Articolo 107 del Trattato di Maastricht
Nell'esercizio dei poteri e nell'assolvimento dei compiti e dei doveri loro attribuiti dal presente trattato e dallo Statuto del SEBC, né la BCE né una Banca centrale nazionale né un membro dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni o dagli organi comunitari, dai Governi degli Stati membri né da qualsiasi altro organismo. Le istituzioni e gli organi comunitari nonché i Governi degli Stati membri si impegnano a rispettare questo principio e a non cercare di influenzare i membri degli organi decisionali della BCE o delle Banche centrali nazionali nell'assolvimento dei loro compiti.
(2) Articolo 105A del Trattato di Maastricht
1. La BCE ha il diritto esclusivo di autorizzare l'emissione di banconote all'interno della Comunità. La BCE e le Banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla BCE e dalle Banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nella Comunità.
2. Gli Stati membri possono coniare monete metalliche con l'approvazione delle BCE per quanto riguarda il volume del conio.

domenica 13 dicembre 2015

La Procura di Roma apre inchiesta su Bankitalia

#‎Crac‬ banche: su denuncia Adusbef e Federconsumatori a 9 Procure, la procura Roma ha aperto inchiesta su operato ‪#‎Bankitalia‬. Risparmio tradito stavolta non resterà impunito 

Le evidenti responsabilità dell’omessa vigilanza nei casi di Banca Marche CariFerrara, CariChieti, Banca Etruria, e di altre due banche venete, denunciate da Adusbef e Federconsumatori a 9 Procure della Repubblica il 3 dicembre scorso saranno accertate dalla Procura di Roma, che ha aperto un'inchiesta su Bankitalia.
Adusbef e Federconsumatori che avevano ipotizzato i reati di truffa, appropriazione indebita, ed omessa vigilanza (altro che ostacolo alla vigilanza) ringraziano il Procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone per la sensibilità dimostrata verso una truffa gigantesca ed annesso esproprio criminale del risparmio, che ha ridotto sul lastrico 130.000 famiglie vittime di Bankitalia, che ha portato una vittima ad impiccarsi ad una ringhiera dopo aver perso sudore e sacrifici di una vita, con analogo esproprio di altri 208.000 azionisti di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza.
I vertici di Bankitalia, a cominciare dal Governatore Ignazio Visco e dal capo della Vigilanza Carmelo Barbagallo, non possono più restare al loro posto per l’evidente inidoneità a tutelare il bene sacro del risparmio, per non far replicare tra qualche anno, le tragedie del risparmio tradito, come già accaduto 10 anni fa con i crac di Cirio, Parmalat e dei tango bond. Se questi signori non avranno la sensibilità di dimettersi, devono essere destituiti per decreto, assieme a Giuseppe Vegas presidente CONSOB per non far restare impunito il risparmio tradito e la fisico al collasso nelle banche. Infine, Adusbef e Federconsumatori, la cui delegazione parteciperà oggi al sit in a Firenze delle vittime di Bankitalia e delle banche, chiedono il rimborso integrale dei risparmi rubati, attingendo dai conti economici di Bankitalia e dai dividendi pari a 380 milioni annui pagati alle banche socie, ritenendo inaccettabile l'elemosina di Stato concessa da arbitri incostituzionali, non essendo tollerabile confondere diritti e dignità con elargizioni elemosinali.
Elio Lannutti (Adusbef) - Rosario Trefiletti (Federconsumatori)


Roma,13.12.2015

Marco Zanni (M5S): Hanno salvato le banche grandi

sabato 12 dicembre 2015

Derivati segreti: il Tesoro non pubblica i contratti

Il caso

Derivati, ecco quanto ci costano
Debito pubblico e tassi: il rapporto
sui costi e le stime del Tesoro

I numeri del primo rapporto pubblicato sul sito del ministero dell’Economia. La parte più opaca riguarda i 160 miliardi in derivati, già costati all’erario negli ultimi 4 anni 16,9 miliardi, e con una perdita potenziale di oltre 40

Finalmente tutti coloro che vogliono sapere cosa sta succedendo al nostro debito pubblico sono serviti: il primo rapporto sul debito pubblico italiano è online, sul sito del Ministero dell’Economia. Lo ha scritto la direzione di Maria Cannata, ovvero colei che di quei 2.199 miliardi di debito sa tutto perché lo gestisce da 15 anni. Sa tutto anche della parte più opaca che riguarda i 160 miliardi in derivati, già costati all’erario negli ultimi 4 anni 16,9 miliardi, e con una perdita potenziale di oltre 40. Peccato che a questo «bubbone» vengano dedicate solo 2 paginette, ma la cosa non stupisce dato che nessuno può vedere i contratti, neanche i parlamentari della Repubblica. Eppure di cose da spiegare ce ne sarebbero, a partire dalla probabilità che il Tesoro, nei prossimi 5 anni, paghi 15 miliardi di quei 40.
Secondo i calcoli del Nens di Vincenzo Visco, la probabilità sarebbe del 95%. Inoltre grazie ai derivati la durata del debito pubblico è stata allungata di 80 giorni, e questo ci costerà, per ogni giorno in più, mezzo miliardo di euro. Ne vale la pena? Non si sa, dato che il Tesoro si guarda bene dal rendere pubblici i contratti, nonostante il premier Renzi un anno fa avesse detto che sarebbero stati messi sul sito web del Tesoro.
Tornando alle due paginette, nonostante la stringatezza qualche informazione si riesce ad estrapolare, e riguarda le grandi banche, sopratutto estere, che hanno fatto derivati con lo Stato. Si legge: «La costante discesa dei tassi di mercato ha prodotto ... le condizioni per l’attivazione di nuovi Irs a tasso fisso attraverso l’esercizio di opzioni in precedenza vendute dal Tesoro». Tradotto: le banche hanno esercitato clausole per cui il ribasso dei tassi non determinerà una minore spesa per interessi per lo Stato. Quindi anche se Draghi ha portato i tassi sotto zero noi continuiamo a pagare. Sarebbe bene sapere per quanti miliardi di debito pubblico, e per quanto tempo, abbiamo preso l’impegno a pagare tassi fissi più alti di quelli di mercato: 1, 10 o 100 miliardi?
Poco dopo si legge: «...Il contenimento dell’esposizione delle banche controparti è stato funzionale a massimizzare l’attività degli intermediari nelle aste del debito pubblico». Tradotto: le banche ci hanno chiesto di fare operazioni in derivati o ristrutturazioni per ridurre la loro esposizione al rischio-Italia, e noi le abbiamo assecondate, altrimenti non avrebbero comprato i nostri titoli di Stato. Quindi ci hanno preso per il collo, e paghiamo pure il “pizzino”, visto che dal 2014 i tassi sono sempre stati calanti e ora addirittura sono negativi?
Interessante la parte dedicata alle swaption: «...Si è intervenuti a rimodularne le condizioni e ad allungare la duration della posizione per il Tesoro, posponendo la data di esercizio dell’opzione, estendendo la scadenza dello swap sottostante e riducendo proporzionalmente il tasso fisso che il Tesoro verrebbe a pagare in caso di esercizio su un nozionale incrementato. Ciò si è sostanziato nel riacquisto della swaption originaria, finanziato con la vendita della nuova, con le caratteristiche di durata e di tasso menzionate». Arduo districarsi ... il significato però dovrebbe essere: caro Tesoro, stai messo male con quel derivato, talmente male che ne devi fare un altro ancora peggiore, i cui danni si manifesteranno più in là nel tempo e intanto per quest’anno è tutto a posto.
Poi c’è il derivato su valute. Si legge che «costituiva la copertura di un titolo trentennale da 250 milioni di sterline inglesi e il Tesoro, trovandosi in posizione creditoria, ha incassato circa 75 milioni. ... Per il titolo in sterline, viste le difficoltà del Tesoro nel porre in essere una nuova copertura e considerata la dimensione limitata del bond che sarebbe rimasto esposto alle fluttuazioni del cambio, si è preferito rinunciare temporaneamente a coprire l’esposizione in valuta». Per i comuni mortali ciò significa che abbiamo battuto cassa e ora siamo senza copertura sul rischio di cambio per 250 milioni di sterline. Visto che l’euro si è svalutato del 15% (come prevedibile effetto del Quantitative Easing), le perdite di oggi controbilanciano l’incasso dei 75 milioni del 2014? Chi lo sa!
Comunque Maria Cannata a modo suo e fra le righe, le cose le ha scritte. Se poi un domani la Corte dei Conti o una Procura della Repubblica dovessero chiedere conto di tutte le carte per capire le ragioni per le quali sono state fatte operazioni dannose per lo Stato, potrà sempre dire: «Ma io la relazione l’ho inviata al governo, alla commissione finanza, ai rami del Parlamento, se non hanno capito e non è stato posto rimedio, che c’entro?».