mercoledì 6 luglio 2016

Bini Smaghi (SocGen): se cade Mps cade l'Europa

banche e assicurazioni

Bini Smaghi (SocGen): se cade Mps cade l'Europa

Il presidente del gruppo bancario francese, ex membro del board della Bce, ha spiegato in un'intervista che la banca senese è un problema di portata sistemica per l'Ue
di Elena Dal Maso
http://www.milanofinanza.it/news-preview/bini-smaghi-socgen-se-cade-mps-cade-l-europa-201607061139032204
Bini Smaghi
La crisi del sistema bancario italiano può allargarsi al resto dell’Europa. Vanno quindi ripensate le regole sugli aiuti di Stato agli istituti di credito. Lo ha appena detto il presidente di Société Générale , Lorenzo Bini Smaghi, in un’intervista alla tv di Bloomberg.
L’economista italiano di origini fiorentine è stato membro del board della Banca centrale europea negli anni scorsi (dal 2005 al 2011). “Abbiamo adottato regole sul denaro pubblico, che devono essere riviste e anche sospese in un momento in cui sta per scoppiare una crisi potenziale”.
Il comparto bancario italiano è zavorrato da 360 miliardi di crediti in sofferenza che stanno spingendo a ripetuti ribassi Piazza Affari dopo l’esito del referendum sulla Brexit. E il governo italiano è in trattative con Bruxelles perché l’Europa allenti la presa sull’applicazione rigida della normativa comunitaria in materia di aiuti degli Stati alle banche.
Bloomberg scrive che il problema si fa più pressante dal momento che gli stress test dell’Eba, attesi per fine mese, rischiano di mettere in evidenza una carenza di capitale (l’ennesima) nel Monte dei Paschi . Il mercato bancario europeo dovrà affrontare il rischio di una crisi sistemica, a meno che i governi non accettino l’idea che siano i cittadini a pagare il conto alla fine, e non gli azionisti e obbligazionisti delle singole banche, ha aggiunto Bini Smaghi.
L’economista ha aggiunto che troppe banche italiane e anche tedesche non producono utili e che è necessario avviare un risanamento più importante. L’Italia, secondo Bini Smaghi, deve fare di più sul versante dei non-performing loans e il premier Matteo Renzi dovrà avviare una politica impopolare che includa il taglio dei costi e di personale. Fra l'altro oggi i sindacati dei dipendenti di Mps  hanno messo le mani avanti dicendo che non intendono accettare un'altra riduzione degli addetti.
“Ciò di cui abbiamo bisogno”, ha agigunto Bini Smaghi, è una soluzione europea, mentre fino ad ora abbiamo avviato soluzioni nazionali. Abbiamo bisogno di uno scudo di protezione chiaro”. Sulla Brexit, Bini Smaghi ha detto che si attende negoziati “molto lunghi”. E ha avanzato preoccupazioni sull’intenzione del Regno Unito di abbattere le aliquote fiscali sul reddito delle imprese dal 20 al 15% per attirare capitali dall'estero, perché innescherebbe una competizione fiscale all’interno dell’Europa.
Secondo il presidente di Société Generale , dobbiamo essere cinici e vedere se l'Europa dimostra di saper comprendere, nelle prossime settimane, "come gestire tutta una serie di situazioni che non funzionano ora per evitare un effetto contagio" che distruggerebbe l'Unione. Le regole sul salvataggio delle banche sono state stabilite, ha sottolineanto poi l'economista italiano, ma in casi estremi c'è la possibilità, a discrezione, di sospenderle. E qui ha citato il sistema del bail-in.
Oggi anche Mediobanca  Securities ha scritto in una nota che la priorità ora è di evitare il bail-in. E che i negoziati politici dell’Italia con Bruxelles possono avere forti ripercussioni sulla stabilità finanziaria del sistema in tutt’Europa.

Le banche su Radio anch'io del 06/07/2016

A Tabellini, Imperatore, Giavazzi e compari, non gli è ancora arrivato che le banche non sono intermediari ma emittenti di denaro...

Qui il link: http://www.radio1.rai.it//dl/portaleRadio/media/ContentItem-1ed1867a-25ab-430a-be8b-bd18ef26e022.html

lunedì 4 luglio 2016

Roma e Torino: come salvare i bilanci recuperando l'evasione bancaria



FiscoOggi: Comuni vs evasione: quanto vale e come si svolge la partecipazione
http://www.fiscooggi.it/analisi-e-commenti/articolo/comuni-vs-evasione-quanto-vale-e-come-si-svolge-partecipazione

Fondo Monetario internazionale: La verità sulle banche
http://www.imf.org/external/pubs/ft/fandd/2016/03/kumhof.htm

Intervento di Carlo Sibilia in Parlamento sulla creazione esentasse di denaro:
https://youtu.be/Cl79gHWGl9E

lunedì 27 giugno 2016

Svizzera: Presa di Posizione del Ministro delle Finanze

Il ministro svizzero Maurer dichiara illegale il denaro bancario ? "La moneta scritturale creata dalle banche (svizzere) non è considerata denaro inteso quale mezzo di pagamento legale"

Svizzera. Presa di posizione del Ministro delle Finanze

martedì 21 giugno 2016

BPVI: a chi vanno i soldi creati dal nulla ?


Banca Popolare di Vicenza: l'ora della verità

Banca Popolare di Vicenza: l'ora della verità


http://www.beppegrillo.it/2016/06/banca_popolare.html

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di Jacopo Berti, portavoce M5S Veneto




Potrebbe essere arrivata l'ora della verità per la Banca popolare di Vicenza. Questa mattina sono scattate perquisizioni della Guardia di Finanza nella sede dell'istituto. «la Banca è indagata per responsabilità amministrativa per fatti penali dei suoi dirigenti perché rispetto ai reati contestati evidenziava un modello organizzativo e di controllo inadeguato o di fatto inattuato», spiegano le carte. Il riferimento è ai manager indagati della vecchia gestione: il presidente Giovanni Zonin, i consiglieri di amministrazione Giuseppe Zigliotto e Giovanna Maria Dossena, il direttore generale Samuele Sorato, i due vice Emanuele Giustini e Andrea Piazzetta.
Noi del M5S avevamo denunciato da tempo uno “Schema Zonin”, oggi al centro delle indagini. E' grazie alla nostra coerenza che domenica scorsa sono potuto andare a testa alta, unico politico, al funerale di Antonio Bedin, il piccolo azionista suicidato proprio a causa di questo schema, attraverso il quale la cricca di BpVI ha bruciato i suoi risparmi di una vita. Ho guardato negli occhi la gente lì presente, siamo la loro unica speranza mi hanno detto. La mia promessa è che non molleremo mai fino a che giustizia non sarà fatta.
LO SCHEMA ZONIN: COME TRUFFARE I RISPARMIATORI
Il cda e il presidente Zonin hanno usato la banca come un bancomat personale. Hanno usato i soldi di 119mila azionisti per creare una delle più grandi bolle finanziarie della storia d’Italia, distruggendo e mettendo in ginocchio uno dei territorio più ricchi d’Europa.
Ecco lo schema Zonin, un manuale su come truffare i risparmiatori in 8 mosse:
1. BpVi viene usata come un bancomat personale da parte di Zonin e dal Cda per 20 anni.
2. Quando il buco diviene insostenibile elaborano uno schema di truffare i soci, gonfiando i bilanci.
3. Vengono erogati prestiti che hanno bassissime probabilità di essere restituiti.
4. Per sostenere questa politica occorre però continuare a vendere azioni, a gente comune ed a grandi investitori.
5. Per continuare a vendere azioni occorre però tenere il valore del titolo artificialmente alto, sopravvalutandolo. In questo modo si sopravvaluta la “solidità apparente” della banca, e contemporaneamente si guadagnano molti più soldi
6. Quando la naturale richiesta di azioni finisce, non è però finito il bisogno di soldi freschi per alimentare il sistema dei prestiti “facili”. Si comincia a concedere prestiti a patto che con una parte dei soldi si acquistino azioni della stessa banca.
7. Questo sistema però genera altri prestiti rischiosi, altri crediti deteriorati.
8. Quando la sorveglianza passa alla Bce si apre il vaso di Pandora: la banca non vale più niente, i soci hanno perso il 99% del valore investito in pochi anni, perché il capitale è stato completamente mangiato dai crediti deteriorati, i famigerati “NPL”.
Si era arrivati a prestare denaro ai soci per comprare azioni Bpvi per un totale di circa 974 milioni. Deriva da qui gran parte della maxi perdita, 1,05 miliardi, dell’ultima semestrale, chiusa a giugno e pubblicata a fine agosto 2015, che ha di fatto sancito la morte dell’Istituto.
Sono i cosiddetti prestiti “baciati”, che noi del M5S denunciamo da tempo, ovvero la pratica di condizionare l'erogazione di finanziamenti all'acquisto di azioni dell'istituto. Fortunatamente il Tribunale di Venezia in datata 27 aprile 2016, venuto a conoscenza di questa pratica illegale, ha emesso un'ordinanza che vieta alla Pop Vicenza di procedere al recupero del prestito, che nel caso specifico ammontava a 9,4 milioni di euro. Quindi il prestito non è valido e l’ordinanza “inibisce a Banca Popolare di Vicenza la richiesta del pagamento dei saldi passivi”.
PRESTITI FACILI AGLI AMICI DEGLI AMICI
Ma venendo ai prestiti facili, quelli senza garanzie. A chi hanno prestato questi soldi? Ad esempio allo stesso Zonin e le aziende ad esso collegate: 48 milioni di euro!
Questo avvenne il 6 agosto 2015, quando già da due mesi a Vicenza era arrivato il nuovo consigliere delegato Francesco Iorio, il consiglio di amministrazione, secondo i dati riportati dal prospetto Consob pubblicato il 21 aprile 2016, approvò all'unanimità e con voto favorevole di tutti i sindaci effettivi finanziamenti per oltre 48 milioni di euro a società riconducibili all'allora presidente, compreso un prestito personale di 2,4 milioni di euro a Zonin. Sono tutti complici, nessuno escluso, vecchi e nuovi membri del cda.
Ma fra i nomi celebri di chi ha ricevuto denaro dalla banca abbiamo anche Alfio Marchini, l'uomo che voleva diventare sindaco di Roma e che abbiamo rimandato a casa. Marchini, così come risulta anche dalle ispezioni effettuate dalla Bce ha ottenuto alla fine del 2014 un totale di 76,2 milioni di euro; i fratelli Emanuele, Giovanni e Vito Fusillo hanno avuto 10, 3 milioni di euro; i Degennaro sono stati invece finanziati con 27,75 milioni di euro. Non male vero?
Le ispezioni della Finanza hanno evidenziato come «per tutte le operazioni di investimento in titoli di debito sarebbe stata necessaria l’approvazione del Cda», quindi le responsabilità sono palesi. Eppure ad oggi, nonostante gli annunci e i falsi pentimenti degli attuali vertici, non è stata avviata alcuna azione di responsabilità nei confronti di Zonin & co. Per fortuna la giustizia sta facendo il suo corso indipendentemente.
Come M5S abbiamo sempre puntato il dito sulla responsabilità degli organi di vigilanza Bankitalia e Consob. Quest'ultima, con colpevole ritardo, finalmente batte un colpo e chiede: “sanzioni per le supposte violazioni alla normativa europea Mifid“, quella sui profili di rischio della clientela. Che, come emerso dall’ispezione della Bce del 2015 sono stati in 58mila casi falsati, attribuendo ai risparmiatori competenze finanziarie che non possedevano. I pirati in giacca e cravatta in questo modo potevano vendere loro azioni il cui prezzo era sistematicamente sovrastimato dai vertici della banca.
La Consob agisce comunque troppo tardi. Il suo compito deve essere quello di prevenire disastri del genere. Ora almeno li ripari. Ciò che abbiamo sempre chiesto – ed oggi torna a chiederlo l'unione nazionale consumatori del Veneto - è il sequestro dei beni della dirigenza responsabile di queste violazioni (ai sensi dell’art. 321 del codice penale) e l'istituzione di un tavolo conciliativo per poter restituire quanto i risparmiatori hanno perso.
Chi ha sbagliato deve pagare, vogliamo che a questi pirati in giacca e cravatta venga tolto tutto fino a che non risarciranno le vittime, così come loro hanno tolto tutto a gente che ha avuto l'unica colpa di fidarsi di loro.

lunedì 20 giugno 2016

Ricostruire dal basso un sistema monetario internazionale

16 Giugno 2016
inchiesta

Ricostruire dal basso un sistema monetario internazionale in Europa e nel mondo

Bruno Amoroso

http://www.sinistrainrete.info/index.php?option=com_content&view=article&id=7416:bruno-amoroso-ricostruire-dal-basso-un-sistema-monetario-internazionale-in-europa-e-nel-mondo

Amoroso 2Il mio amico e collega Jesper Jespersen mi sollecita da tempo a riprendere  insieme il progetto di Keynes sulla riforma del sistema monetario internazionale, noto come Bretton Wood. Questo nella convinzione che oggi, come allora (1944), c’è bisogno di una ricostruzione del sistema economico e monetario in Europa e nel mondo, e gli strumenti e le conoscenze necessarie per farlo sono a disposizione. Si è scelta invece la strada della moneta unica e dell’euro, imponendo un processo di integrazione economica a scapito della solidarietà sociale e del co-sviluppo tra paesi, europei e no.
Questo non vale solo per il sistema monetario. Gli squilibri economici e sociali tra l’Europa e il Mediterraneo sono noti da tempo e nel Primo Rapporto sul Mediterraneo elaborato per il CNEL nel 1991 avevamo scritto con chiarezza che l’andamento demografico dei paesi euro-mediterranei e il divario economico segnalavano con chiarezza che di li a venti anni, in assenza di nuove politiche di cooperazione (le chiamammo di co-sviluppo) tra le due sponde saremmo andati incontro al disastro attuale, di una emigrazione selvaggia da quei paesi e una ripresa generale della conflittualità tra stati europei. Fummo accusati (dalla sinistra e sindacati) di allarmismo economico.
Tuttavia quelle elaborazioni contribuirono a dar vita ad alcune spinte positive con il progetto euro-mediterraneo di Barcellona (1995) (“un’area di benessere condiviso”) interrotto poi bruscamente con l’invenzione prodiana delle “politiche di vicinato” (2004), che scambiarono il welfare condiviso con la difesa comune, trasformando una strategia di cooperazione e stabilizzazione in quella di destabilizzazione e di guerra voluta dalla NATO.
Lo stesso si può dire delle politiche dell’occupazione e della coesione sociale, tutte affrontabili con misure che conciliano l’economia con la società, e che con una sana pianificazione europea che parta dal riconoscimento della sua natura policentrica, rimetterebbero il progetto europeo sui suoi giusti binari.
Tuttavia la storia insegna: a Bretton Wood si arrivò alla fine di una guerra spaventosa, e come compromesso tra le maggiori potenze “vincitrici”, con il risultato che bastò qualche anno per abbondonare il progetto di una nuova Europa (un’Europa di pace, di cooperazione e di solidarietà) e per riorganizzarsi sui vecchi binari del conflitto armato, della competizione tra stati e tra popoli, della rinascita di vecchi e nuovi poteri (militari e finanziari).
Tolta di mezzo la competizione positiva che l’Unione Sovietica rappresentava per il capitalismo, costringendolo a dare attenzione al consenso e al benessere interno dei cittadini europei, si è ripresa la strada dell’autoritarismo gettando alle ortiche le chiacchiere sulla democrazia (post-democrazia), sulla solidarietà e la cooperazione sostituite con lo stato competitivo e l’individualismo.
Quella che fino agli anni Novanta veniva utilizzata con valenza negativa – la fortezza Europa – è divenuta oggi una formula politica invocata proprio dagli “europeisti” che prima parlavano di solidarietà e cooperazione tra paesi e sistemi economici.
Tutto questo era stato previsto. In un suo noto testo sul futuro dello Stato del Benessere (1960) l’economista svedese Gunnar Myrdal indicava la strada da seguire che era quello di passare dal welfare nazionale al welfare mondiale. Così come gli stessi economisti scandinavi misero in guardia dai pericoli della Globalizzazione proponendo (1971) il controllo sui capitali mediante forme di democrazia economica gestire nell’interesse nazionale e con strategia di solidarietà internazionale.
Testi e indicazioni sui quali alcuni di noi hanno insegnato all’università per decenni con il consenso o assenso passivo dei nostri colleghi. Nonostante il clima di tensione in Europa e nel mondo si consolidò in Europa, accanto alle proposte e alla resistenza dei partiti comunisti, un nucleo dirigente socialdemocratico (Willy Brandt, Olof Palme, Anker Jørgensen, ecc.) che apertamente contrastava la politica della divisione Est-Ovest, deciso a porre fine al “muro” non con il crollo dei sistemi socialisti dell’Est ma con l’avvio di politiche di cooperazione e di coesistenza pacifica.
Poi tutto è improvvisamente cambiato. La “guerra fredda” è stata l’incubatrice del nuovo piano di dominio mondiale (la Globalizzazione) e di divisione dell’Europa mettendo al centro la rinascita della Germania come paese egemone. Si procedette all’eliminazione fisica e “giudiziaria” dei dirigenti socialdemocratici dei paesi del nord, i più ostili al “crollo del muro” a scapito della cooperazione e della coesistenza tra sistemi, ed all’eliminazione delle due anomalie dell’Occidente, i paesi scandinavi e l’Italia a sud entrambi infidi rispetto alle politiche di aggressione che si volevano attuare.
Rapidamente furono reclutate le nuove leve che dovevano diffondere il verbo del neoliberismo occupando tutti gli spazi dell’accademia e della ricerca. È iniziato il trasloco di dirigenti della sinistra europea (socialdemocratica e no) dalle idee, teorie e programmi dei sistemi di welfare, della programmazione democratica, della coesistenza pacifica e del co-sviluppo a quelle dello Stato competitivo, della esportazione dei sistemi economici e politici occidentali. Il tradimento degli intellettuali e dell’accademia è stato rapido e unanime. I libri di testo sono scomparsi dalla circolazione sostituiti dalle traduzioni di quelli di autori statunitensi o affiliati, che iniziarono a spiegare che l’economia era un’altra cosa.
Dietro questo polverone causato dalla distruzione delle vecchie idee grazie al potere mediatico dei mezzi di informazione e alla falsificazione dei dati della storia si riorganizzarono i signori della guerra. Fu così che l’occasione storica di riorganizzare il sistema mondiale dopo la scelta del campo socialista di non opporsi con la forza ai cambiamenti richiesti al loro interno, ha fatto seguito il rilancio della NATO come braccio militare diretto dagli Stati Uniti e esteso all’Europa. L’adesione alla NATO dei paesi del nord è stata la leva per reclutare i dirigenti politici di quei paesi alle politiche neoliberiste.
Il nord d’Europa è oggi divenuto l’area maggiormente critica per il rischio di una nuova guerra rivolta contro la Russia. In questi ultimi mesi si è decisa la dislocazione di migliaia di truppe statunitensi nei paesi Baltici e nell’Europa dell’Est in funzione anti russa, oggi sono in corso manovre militari dirette dagli Stati Uniti ai confini della Russia. Destabilizzato il mondo medio orientale trasformato in una macelleria al servizio delle industrie militari occidentali e dei suoi sciacalli al seguito per il commercio di uomini, donne e bambini, si punta ora a mettere in ginocchio la Russia e l’Iran per poter poi procedere alla resa dei conti con il mondo orientale
Mentre si sta attuando la distruzione fisica e morale del pianeta secondo logiche di spartizione e sfruttamento predatorie si tiene aperta la sceneggiata dei vertici mondiali per salvare la terra, per i diritti, ecc.  La finzione dei vertici europei che si susseguono incessanti, tutti decisivi, deve oscurare che l’UE ormai non esiste più e sta in piedi solo grazie ai poteri che di essa si sono impadroniti, a partire da quelli militari e dalla BCE di Draghi.
Siamo di fronte a un processo di omologazione culturale e politica preparato con il decennio di Berlusconi e sul quale marcia oggi per il prossimo decennio il socialfascismo di Renzi e del PD. Oggi come nel passato ventennio – le radici del cambiamento sono le stesse. Far marcire la situazione e ogni speranza di cambiamento per poi invocare il “Kapo” che rimetta le cose a posto. Qualunque cosa, ma non l’immobilità è la vera chiave del consenso al regime. All’interno nessuno parla cercando di entrare nella partita e di ottenere il dividendo del regime. Appellarsi ai corpi autonomi dello Stato, magistrati o altri, è come insaponare la corda del cappio che dovrà strangolarci , in “nome della legge” s’intende.
Intanto la vita quotidiana delle persone continua, alla ricerca di spazi di sopravvivenza per se e le proprie famiglie. Lo sanno bene i milioni di persone in fuga dalla guerra e dalla fame con l’intenzione disperata di scavalcare tutti i vincoli e le frontiere creati per ostacolarli. Un fiume umano nel quale giuste aspirazioni trovano spesso aiuto e risposte concrete dall’industria del crimine e dai professionisti della solidarietà il cui vero limite è quello di agire in nome e per conto dei responsabili di questi disastri.
In Europa si assiste a tutto ciò con sgomento, consapevoli che il conto finale sarà poi pagato dai cittadini e dai lavoratori, lasciati in questa situazione senza mezzi e senza difesa. Una richiesta ingenua è quella di fare regole e leggi per affrontare tutto ciò. Ma le regole e le leggi ci sono, ma sono quelle che hanno causato questo disastro e le autorità che dovrebbero cambiarle non hanno ovviamente alcuna ragione per farlo. Al contrario.
Lo ha ben capito papa Francesco che con la sua proposta di aprire le chiese agli immigrati e ai bisognosi e con le ripetute condanne  dei poteri causa di tutto propone la costruzione di un nuove ordine sociale e mondiale a partire dalla distruzione di quello esistente oggi nella Chiesa.. Nel loro piccolo lo hanno capito i cittadini danesi che informati dell’arrivo alle frontiere del loro paese di centinaia di   emigrati si sono precipitati con le loro macchine per accoglierli e portarli laddove volevano evitando i controlli della polizia.
Una nuova società si costruisce dal basso, riscrivendo leggi e regole sui bisogni delle persone, cittadini e no. Ma vanno riscritte insieme per evitare conflitti, creando i luoghi di incontro e elaborazione fuori dalle istituzioni, in contesti di amicizia e di affetti. Per sostenere la nascita di queste nuove comunità è utile creare gli spazi della nuova economia solidale, dove si scambia il lavoro e l’aiuto tra persone con beni e monete spendibili. Lo stesso vale per il commercio alternativo, le monete locali, ecc. Non strumenti per far star meglio i ceti medi privilegiati ma per includere le famiglie e le persone tutte in circuiti virtuosi di convivenza. Un nuovo modo di vivere che crea le sue regole e le sue istituzioni sottraendosi alle funzioni predatorie di quelle esistenti.

sabato 18 giugno 2016

Banche, Scilipoti Isgrò (Fi): la bramosia di pochi che riduce in schiavitù le masse





Banche, Scilipoti Isgrò (Fi): la bramosia di pochi che riduce in schiavitù le masse asservendole alla compulsione verso la ricchezza


(AGENPARL) – Roma, 10 giu 2016 – Il Senatore Domenico Scilipoti Isgrò parla della riforma in tema di banche in liquidazione, ma viene interrotto in quanto il suo intervento non è ritenuto pertinente all’argomento trattato.
Eppure la Parola di Dio descrive chiaramente la situazione economica che stiamo vivendo, con la bramosia di pochi che riduce in schiavitù le masse asservendole alla compulsione verso la ricchezza, e conseguentemente la dannazione.
Cosa risulta essere poco pertinente? Forse la Parola stessa nell’aula del Senato, anche se si dibatte di solidarietà sociale e giustizia egualitaria?
Seduta Pubblica N.640
“Sono costernato per il fatto che la Presidenza del Senato non ritenga “argomento di discussione” la Parola di Dio in tema di solidarietà”: questo il tweet di un amareggiato Domenico Scilipoti Isgrò. Il Senatore stava intervenendo in aula a proposito delle riforme in tema di banche in liquidazione, ed è stato interrotto dalla Vicepresidente Lanzillotta che lo ha ammonito di “tornare all’argomento in discussione”.
“Continuerò sempre a sostenere che la Parola di Dio e l’insegnamento evangelico costituiscano l’unico vero esempio di solidarietà da seguire, per cercare di risolvere i problemi che affliggono la nostra società” afferma il Senatore, “dal momento che si parlava di schiavitù dai creditori, cosa che nel nostro Paese è stata resa possibile con la sottrazione della sovranità monetaria attraverso la cessione di Banca d’Italia a soggetti privati, e tramite la mostruosa pratica del signoraggio bancario che, a mio avviso, rappresenta proprio il laccio della bramosia di cui parla San Paolo Apostolo”.
E conclude ricordando ai colleghi “che siamo chiamati ad amministrare il paese non solo con la diligenza del buon padre di famiglia, ma con vero e proprio spirito fraterno e cristiano, in quanto tutti gli uomini sono stati creati uguali dall’unico vero Padre che è il nostro Dio.
Di conseguenza, bisogna di fatto restituire la sovranità, attraverso la restituzione della Banca d’Italia stessa, al popolo italiano.”


L'integrazione è pubblicata qui a pag. 141:
http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/978623.pdf 

L'intervento completo è sul blog della Madonna dei Debitori:
http://madonnadeidebitori.blogspot.it/2016/06/intervento-al-senato-dellon-scilipoti.html