Banca Popolare di Vicenza: l'ora della verità
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di Jacopo Berti, portavoce M5S Veneto
Potrebbe essere arrivata l'ora della verità per la
Banca popolare di Vicenza.
Questa mattina sono scattate perquisizioni della Guardia di Finanza
nella sede dell'istituto. «la Banca è indagata per responsabilità
amministrativa per fatti penali dei suoi dirigenti perché rispetto ai
reati contestati evidenziava un modello organizzativo e di controllo
inadeguato o di fatto inattuato», spiegano le carte. Il riferimento è ai
manager indagati della vecchia gestione: il presidente Giovanni Zonin, i
consiglieri di amministrazione Giuseppe Zigliotto e Giovanna Maria
Dossena, il direttore generale Samuele Sorato, i due vice Emanuele
Giustini e Andrea Piazzetta.
Noi del M5S avevamo denunciato da tempo uno “
Schema Zonin”,
oggi al centro delle indagini. E' grazie alla nostra coerenza che
domenica scorsa sono potuto andare a testa alta, unico politico, al
funerale di Antonio Bedin, il piccolo azionista suicidato proprio a
causa di questo schema, attraverso il quale la cricca di BpVI ha
bruciato i suoi risparmi di una vita. Ho guardato negli occhi la gente
lì presente, siamo la loro unica speranza mi hanno detto. La mia
promessa è che
non molleremo mai fino a che giustizia non sarà fatta.
LO SCHEMA ZONIN: COME TRUFFARE I RISPARMIATORI
Il cda e il presidente Zonin hanno usato la banca come un
bancomat personale. Hanno usato i soldi di 119mila azionisti per creare
una delle più grandi bolle finanziarie della storia d’Italia,
distruggendo e mettendo in ginocchio uno dei territorio più ricchi
d’Europa.
Ecco lo schema Zonin, un manuale su come truffare i risparmiatori in
8 mosse:
1. BpVi viene usata come un bancomat personale da parte di Zonin e dal Cda per 20 anni.
2. Quando il buco diviene insostenibile elaborano uno schema di truffare i soci, gonfiando i bilanci.
3. Vengono erogati prestiti che hanno bassissime probabilità di essere restituiti.
4. Per sostenere questa politica occorre però continuare a vendere azioni, a gente comune ed a grandi investitori.
5. Per continuare a vendere azioni occorre però tenere il valore del
titolo artificialmente alto, sopravvalutandolo. In questo modo si
sopravvaluta la “solidità apparente” della banca, e contemporaneamente
si guadagnano molti più soldi
6. Quando la naturale richiesta di azioni finisce, non è però finito il
bisogno di soldi freschi per alimentare il sistema dei prestiti
“facili”. Si comincia a concedere prestiti a patto che con una parte dei
soldi si acquistino azioni della stessa banca.
7. Questo sistema però genera altri prestiti rischiosi, altri crediti deteriorati.
8. Quando la sorveglianza passa alla Bce si apre il vaso di Pandora: la
banca non vale più niente, i soci hanno perso il 99% del valore
investito in pochi anni, perché il capitale è stato completamente
mangiato dai crediti deteriorati, i famigerati “NPL”.
Si era arrivati a prestare denaro ai soci per comprare azioni Bpvi
per un totale di circa 974 milioni. Deriva da qui gran parte della maxi
perdita, 1,05 miliardi, dell’ultima semestrale, chiusa a giugno e
pubblicata a fine agosto 2015, che ha di fatto sancito la morte
dell’Istituto.
Sono i cosiddetti prestiti “
baciati”, che noi del M5S
denunciamo da tempo, ovvero la pratica di condizionare l'erogazione di
finanziamenti all'acquisto di azioni dell'istituto. Fortunatamente il
Tribunale di Venezia in datata 27 aprile 2016, venuto a conoscenza di
questa pratica illegale, ha emesso un'ordinanza che vieta alla Pop
Vicenza di procedere al recupero del prestito, che nel caso specifico
ammontava a 9,4 milioni di euro. Quindi il prestito non è valido e
l’ordinanza “inibisce a Banca Popolare di Vicenza la richiesta del
pagamento dei saldi passivi”.
PRESTITI FACILI AGLI AMICI DEGLI AMICI
Ma venendo ai prestiti facili, quelli senza garanzie. A chi hanno
prestato questi soldi? Ad esempio allo stesso Zonin e le aziende ad esso
collegate: 48 milioni di euro!
Questo avvenne il 6 agosto 2015, quando già da due mesi a Vicenza era
arrivato il nuovo consigliere delegato Francesco Iorio, il consiglio di
amministrazione, secondo i dati riportati dal prospetto Consob
pubblicato il 21 aprile 2016, approvò all'unanimità e con voto
favorevole di tutti i sindaci effettivi finanziamenti per oltre 48
milioni di euro a società riconducibili all'allora presidente, compreso
un prestito personale di 2,4 milioni di euro a Zonin. Sono tutti
complici, nessuno escluso, vecchi e nuovi membri del cda.
Ma fra i nomi celebri di chi ha ricevuto denaro dalla banca abbiamo
anche Alfio Marchini, l'uomo che voleva diventare sindaco di Roma e che
abbiamo rimandato a casa. Marchini, così come risulta anche dalle
ispezioni effettuate dalla Bce ha ottenuto alla fine del 2014 un totale
di 76,2 milioni di euro; i fratelli Emanuele, Giovanni e Vito Fusillo
hanno avuto 10, 3 milioni di euro; i
Degennaro sono stati invece finanziati con 27,75 milioni di euro. Non male vero?
Le ispezioni della
Finanza hanno evidenziato come
«per tutte le operazioni di investimento in titoli di debito sarebbe
stata necessaria l’approvazione del Cda», quindi le responsabilità sono
palesi. Eppure ad oggi, nonostante gli annunci e i falsi pentimenti
degli attuali vertici, non è stata avviata alcuna azione di
responsabilità nei confronti di Zonin & co. Per fortuna la
giustizia sta facendo il suo corso indipendentemente.
Come M5S abbiamo sempre puntato il dito sulla responsabilità degli
organi di vigilanza Bankitalia e Consob. Quest'ultima, con colpevole
ritardo, finalmente batte un colpo e chiede: “sanzioni per le supposte
violazioni alla normativa europea Mifid“, quella sui profili di rischio
della clientela. Che, come emerso dall’ispezione della Bce del 2015 sono
stati in
58mila casi falsati, attribuendo ai
risparmiatori competenze finanziarie che non possedevano. I pirati in
giacca e cravatta in questo modo potevano vendere loro azioni il cui
prezzo era sistematicamente sovrastimato dai vertici della banca.
La
Consob agisce comunque troppo tardi. Il suo
compito deve essere quello di prevenire disastri del genere. Ora almeno
li ripari. Ciò che abbiamo sempre chiesto – ed oggi torna a chiederlo
l'unione nazionale consumatori del Veneto - è il sequestro dei beni
della dirigenza responsabile di queste violazioni (ai sensi dell’art.
321 del codice penale) e l'istituzione di un tavolo conciliativo per
poter restituire quanto i risparmiatori hanno perso.
Chi ha sbagliato deve pagare, vogliamo che a questi
pirati in giacca e cravatta venga tolto tutto fino a che non
risarciranno le vittime, così come loro hanno tolto tutto a gente che ha
avuto l'unica colpa di fidarsi di loro.