domenica 7 agosto 2011

Crisi: vicepresidente Pe chiede convocazione straordinaria

Crisi: vicepresidente Pe chiede convocazione straordinaria

Blitz, 7 agosto 2011

BRUXELLES – Il vicepresidente del Parlamento europeo Gianni Pittella e l'europarlamentare Pd Leonardo Domenici, (gruppo S&D) hanno chiesto la convocazione straordinaria della commissione per i problemi economici e monetari ''per esaminare la drammatica situazione in cui si trova l'euro''.

''Bisogna chiedere un incontro immediato con il commissario europeo per gli affari economici e monetari, Olli Rehn, con il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, e con il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker – sottolineano in una nota i due eurodeputati – per discutere l'attuale situazione e conoscere la strategia che l'Unione Europea vuole intraprendere in questo momento di acuta difficolta' della moneta unica''.

''La situazione e' altamente drammatica e richiede decisioni efficaci e tempestive, mentre finora le istituzioni ed i governi europei hanno reagito in modo lento ed inadeguato. Inoltre – osservano ancora Pittella e Domenici – e' necessario, in una fase come questa, il coinvolgimento del Parlamento Europeo, l'unica istituzione direttamente eletta dai cittadini europei''.

7 agosto 2011 | 10:42

Procura di Trani contro Moody’s e Standard&Poor’s

Per i giudizi sull’Italia, le accuse ipotizzate sono aggiotaggio, manipolazione di mercato
e abuso di informazioni privilegiate

La Procura di Trani contro Moody’s e Standard&Poor’s

5 Agosto 2011

Un’azione giudiziaria è stata promossa contro le agenzie di rating Usa che con i loro giudizi negativi sull’affidabilità dei titoli di Stato dei Paesi europei in difficoltà hanno provocato non pochi danni, partecipando, si spera loro malgrado, alla massiccia speculazione contro l’euro proveniente dai mercati finanziari anglo-americani. Una speculazione che ha il preciso obiettivo di sostenere un dollaro che da anni si trova in una crisi di credibilità per la debolezza di fondo dell’economia Usa.
La Procura di Trani, nel primo caso su esposto dell’Adusbef, e nel secondo di propria iniziativa, ha infatti messo sotto inchiesta, con un avviso di garanzia, i cosiddetti “senior analyst” di Moody’s e S&P, le due principali società del settore,per le loro analisi sulla situazione finanziaria del nostro Paese. Indagati non sono soltanto quattro analisti ma anche le due società in quanto tali. Tutti insieme avrebbero “diffuso notizie non corrette, dunque false anche in parte, comunque esagerate e tendenziose sulla tenuta del sistema economico-finanziario e bancario italiano” ed oltretutto “concretamente idonee a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari”. In altre parole, la Procura di Trani sospetta che le valutazioni espresse da Moody’s e Standard&Poor’s non solo siano state volutamente alterate in senso negativo ma perseguissero un secondo fine. L’iniziativa dei magistrati si è concretizzata poi nel chiedere ed ottenere dalla Consob la documentazione presentata alla stessa Commissione di controllo sulla Borsa per ottenere l'autorizzazione comunitaria ad operare nell’Unione Europea. Autorizzazione che era stata rilasciata dall’Esma, l’agenzia europea per la sicurezza del mercato finanziario.
Se la Procura dovesse riconoscere un dolo da parte delle agenzie di rating, potrebbe essere bloccata l'attività di Moody's e Standard &Poor's in tutta la Ue, in quanto basterebbe l'opposizione di un singolo Stato membro, l’Italia, per bloccare l'autorizzazione ad esercitare l’attività di rating. Le accuse comunque non sono da poco. Si passa dall’aggiotaggio alla manipolazione di mercato fino all’abuso di informazioni privilegiate. Questo perché venne espresso un giudizio negativo sulla manovra finanziaria di Tremonti prima che ne fossero resi noti i contenuti.

E se non pagassimo il debito?

E se non pagassimo il debito?

Salvatore Cannavò, Il Fatto Quotidiano

La decisione del governo Berlusconi di anticipare la manovra, rispondendo così ai diktat di Bce e “mercati internazionali” svela le ipocrisie e le litanie dell’ultimo mese: la crisi economica si traduce in quello che era lecito immaginarsi, l’ennesimo “massacro sociale” prodotto dalla corsa sfrenata ai profitti di un capitalismo al palo che non riesce a garantire più né benessere né un futuro degno. Si può certo puntare il dito contro il debito pubblico italiano, il terzo debito del mondo ma senza dimenticare due dati. Quel debito c’era anche un mese fa, un anno fa, tre anni fa e non ha prodotto nessun attacco speculativo, nessuna crisi emergenziale. Secondo, quel debito è la misura non solo della dissennatezza della politica italiana degli ultimi trent’anni ma anche di una gigantesca redistribuzione del reddito dai salari, stipendi e pensioni ai profitti delle grandi banche e della società finanziarie internazionali che detengono gran parte del debito italiano. E’ dunque utile cercare di guardare la sostanza dei problemi.

Negli ultimi due decenni il capitalismo, grazie alla spinta delle politiche dominanti, portate avanti da governi di centrodestra e centrosinistra, ha cercato di salvare sé stesso e la sua assenza di spinta propulsiva accumulando una valanga di debiti. Gli economisti più avvertiti spiegano bene che la lievitazione di “sub-prime” e similari è servita per compensare l’assenza di investimenti produttivi in grado di tenere alti i profitti. Solo che, a un certo punto, per evitare il collasso del sistema, i governi si sono accollati la mole di questi debiti trasferendoli sui bilanci pubblici. Oggi il conto è presentato a lavoratori e lavoratrici, a giovani precari, a donne e pensionati. Non è un caso se l’unica misura concreta presa dal governo Berlusconi sia quella di anticipare il taglio delle agevolazioni fiscali e assistenziali, cioè le misure che interessano la maggioranza della popolazione, spesso quella che paga le tasse e che vive del proprio lavoro. Allo stesso tempo neanche un euro viene prelevato dalle tasche delle fasce più ricche.

A questa decisione, “ordinata” dalla Bce e dai suoi controllori, l’opposizione parlamentare non sa cosa rispondere, balbetta frasi incomprensibili oscillanti tra il senso di responsabilità ordinato dal presidente Napolitano e la necessità di segnalare una diversità che non esiste. Il Parlamento non offrirà risposte né sorprese interessanti visto che si è messo sotto tutela della banche e della finanza.

E anche il sindacato si è voluto incatenare a questa logica, mettendosi sotto la tutela di Confindustria, facendo proprio il dogma del pareggio di bilancio e rilanciando misure come privatizzazioni e riforma del mercato del lavoro. Cosa hanno prodotto tonnellate di leggi – legge Treu, legge 30 etc. – che hanno precarizzato il lavoro oppure le grandi privatizzazioni italiane –Telecom, Autostrade, Alitalia – negli ultimi dieci-quindi anni? Nulla. Il pareggio di bilancio in Costituzione, tra l’altro, impicca l’Italia alle variabili della finanza: che succede se una volta approvato un bilancio in pareggio si verifica un rialzo dei tassi di interesse, facendo aumentare la spesa, o se arriva una recessione imprevista?

In questo clima misure come la Patrimoniale non vengono prese in considerazioni da nessuno: la stessa Cgil l’ha proposta qualche mese fa per poi dimenticarsene.

Ma anche sul debito occorre fare una riflessione più seria. Esiste ormai in Europa una corrente di pensiero (vedi il libro Les dettes illégitimesdi François Chesnais) che arriva addirittura a proporre il non rimborso del debito a certe condizioni. “L’ingiunzione di pagare il debito – spiega Chesnais – si basa implicitamente su questa idea che il denaro, frutto del risparmio pazientemente accumulato con il duro lavoro, sia stato effettivamente prestato. Questo può essere il caso per i risparmi delle famiglie o dei fondi del sistema di pensione per capitalizzazione. Non è il caso delle banche e degli hedge funds. Quando questi “prestano” agli Stati, comprando buoni del Tesoro aggiudicati dal Ministero delle Finanze, lo fanno con somme fittizie, la cui messa a disposizione si basa su una rete di relazioni e di transazioni interbancarie.

Un esempio di non pagamento del debito, con ri-negoziazione con i creditori, spiega ancora l’economista francese, è quanto realizzato nel 2007 dal presidente dell’Ecuador, Rafael Correa che ha realizzato un audit pubblico quantificando il debito detenuto da società di speculazione internazionale o dai banchieri nordamericani i quali sono stati costretti a negoziare con il governo ecuadoregno. Cose da terzo mondo, si dirà, ma la Grecia non ha dimostrato che la situazione in Europa può essere analoga e che quindi il problema non può essere eluso? Anche perché come si può pensare davvero di rientrare da un debito del 120% per Pil senza annientare il nostro Paese?

La diabolica truffa del sistema bancario

La diabolica truffa del sistema bancario

Secondo la nostra Costituzione, lo Stato, come emanazione politica del Popolo, ha il potere e il dovere costituzionale di esercitare la sovranità politica e monetaria nell'interesse supremo dei cittadini dai quali ha ricevuto il mandato popolare.

L’articolo 1 della Costituzione al comma 2 stabilisce che “La Sovranità appartiene al Popolo, (anche se) la esercita nelle forme e nei limiti stabiliti dalla costituzione.”

Allora è del tutto evidente che se il Popolo è Sovrano, di fatto dovrebbe esercitare la sua sovranità anche e sopratutto sulla emissione della propria moneta!

Infatti la maggior parte delle persone è convinta che il nostro denaro sia emesso per decreto dal governo o dalla zecca dello Stato. Purtroppo però le cose non stanno assolutamente così.

In realtà lo Stato ha consentito alla Banca Centrale, controllata da privati, di esercitare in sua vece il potere sovrano di creare moneta e gestire il credito, di conseguenza le banche hanno acquisito il monopolio sull’emissione della moneta e attraverso la gestione “privatistica” del credito e il controllo del debito pubblico, determinano e condizionano il sistema monetario e quindi: il destino economico del nostro paese.

Attualmente il nostro sistema bancario è in mano a un ristretto gruppo di banchieri privati che, in perfetta sintonia e complicità con la classe politica corrotta e attraverso vari sotterfugi istituzionali, è riuscito ad assumere il totale controllo sull’emissione della moneta divenendo di fatto proprietario e gestore di tutto il denaro in circolazione.

Questo colossale inganno ha permesso al sistema bancario privato di acquisire il monopolio sulla creazione della moneta trasformando il Popolo da Sovrano in eterno “debitore” e schiavo di questo sistema bancario fondato sulla truffa monetaria del Signoraggio primario e secondario.

È fondamentale capire che il Signoraggio è lo strumento utilizzato dai banchieri per imporre ai popoli il proprio dominio ed è praticamente sconosciuto alla stragrande maggioranza delle persone che a causa di questa “ignoranza”, voluta e programmata dallo stesso potere bancario, lo subisce passivamente.

Uno Stato, defraudato della propria Sovranità monetaria, non può dirsi davvero Indipendente e Sovrano e un Popolo, privato della sua moneta, automaticamente cessa di essere libero e diventa schiavo di chiunque, al di fuori del popolo stesso, detenga il monopolio dell'emissione monetaria.

Il meccanismo del Signoraggio è maledettamente geniale proprio per la sua diabolica semplicità.

La B.C.E. (Banca Centrale Europea), per conto della Banca d'Italia, mette in circolazione le euro/banconote stampate a costo zero “prestandole” agli Stati, in cambio di titoli del tesoro (B.O.T o C.C.T) ma attenzione: non “accreditando” bensì “addebitando” agli stati sovrani, ovvero cedendo le banconote non al costo tipografico ma al valore nominale (50, 100, 500 euro), gravandole poi degli interessi, al tasso che la stessa Banca Centrale decide in totale autonomia e senza alcun reale controllo da parte delle istituzioni pubbliche.
Tutti possono “prestare” il proprio denaro, ad esclusione della Banca Centrale di emissione poiché non ne ha la proprietà.

Alla banca centrale, infatti, appartiene solamente il valore intrinseco della banconota che è pari al suo costo di produzione (carta e inchiostro).
Le banche però sono autorizzate a mettere in circolazione denaro senza valore in virtù di leggi e provvedimenti di comodo approvati in parlamento dai politici compiacenti se non direttamente coinvolti nella colossale truffa del Signoraggio.
Inoltre, questo è possibile grazie alle direttive impartite dal famigerato, nonché incostituzionale, “Trattato di Maastricht”, (trattato sulla moneta unica europea) entrato in vigore il 1° novembre 1993.
La Banca Centrale Europea, quando “fabbrica” una qualunque banconota, sostiene un costo materiale di soli 0.3 centesimi di euro.

La differenza tra il costo di stampa e il valore facciale delle banconote viene comunemente definito “Reddito da Signoraggio”e viene attribuito alla Banca Centrale per la sua funzione di emissione.

Ad esempio: su un biglietto da 100 la Banca Centrale incamera 100 euro più gli interessi, diciamo del 2,50%, meno il costo di produzione di circa 3 centesimi, perciò il guadagno da Signoraggio per la banca è pari a euro 102.47, che in parte vanno ad incrementare il debito pubblico e in parte vengono incassati come interessi dalla stessa Banca Centrale.
Ora non rimane che moltiplicare questa semplice operazione contabile per il valore totale delle banconote in circolazione e si avrà l’entità reale della truffa monetaria che la B.C.E./Banca d'Italia realizza frodando lo Stato “consenziente” e truffando tutti i cittadini pressoché ignari dell’inganno.

In effetti, la Banca Centrale Europea non è altro che una normalissima “tipografia” ma si comporta e trae cospiqui benefici dalla stampa delle banconote come se fosse “proprietaria della moneta” !!!

Questo espediente contabile procura alla Banca Centrale e ai suoi azionisti privati enormi profitti che andrebbero perlomeno tassati dal fisco!

Gli utili reali però vengono “occultati” attraverso semplici e collaudati artifici contabili.
In effetti si falsificano i bilanci, iscrivendo nelle poste passive il “valore nominale” delle banconote in circolazione e nell’attivo il controvalore dei titoli di stato avuti in cambio dal Ministero del Tesoro, ottenendo così un finto “pareggio di bilancio” che produce l’occultamento della maggior parte del reddito da Signoraggio.
La banca per regola dovrebbe iscrivere nelle passività solo il costo di produzione delle banconote in circolazione e non il valore nominale, così facendo si avrebbe, per un biglietto da 100 euro, una passività di 0,3 centesimi e non di 100 euro e nelle attività si registra giustamente il valore “nominale” dei titoli di stato emessi dal Tesoro cioè 100 euro perché questo è l'introito effettivo a
fronte dei titoli che la banca realizza (più gli interessi).

Ecco come si occultano gli utili di bilancio.

In altri termini, un credito cioè il titolo di stato del valore di 100 euro viene pareggiato con il controvalore nominale della banconota da 100 euro che in realtà è costato alla banca solo 0,3 centesimi perciò: 100 (banconota) meno 100 (titolo di stato) = (falso) pareggio di bilancio. Il calcolo corretto dovrebbe essere invece: 100 (titolo di stato) meno 0,3 cent. (costo banconota) = guadagno 99,70 più interessi.

Il falso in bilancio consiste nel dichiarare come reddito solo gli interessi, che sono decine di miliardi di euro all’anno, ma allora come andrebbero contabilizzati in bilancio i 1.900 miliardi di debito pubblico che in larghissima parte gli italiani hanno contratto con la Banca Centrale e più in generale col sistema bancario nazionale e internazionale?

Quindi i conti non tornano, infatti non vengono tassati dal fisco i 99,70 euro più gli interessi bensì solo gli interessi (meno le spese) e, visto che gli importi occultati sono davvero notevoli, la Banca Centrale, falsificando il proprio bilancio, ottiene enormi e illeciti profitti anche dalla conseguente evasione fiscale.

Quanto poi alle banconote in circolazione, non si possono considerare un debito per la Banca Centrale, lo sarebbero se la stessa emettesse moneta a fronte di una riserva aurea, ma così non è dal 1971 con l’abolizione degli accordi di Breton Wood, da allora infatti tutte le Banche Centrali emettono moneta creandola dal nulla, cioè senza riserva, insomma…cartastraccia.

In Italia la Banca Centrale di emissione è denominata “Banca d’Italia” ma in realtà non è “pubblica” o “dello Stato” come ingenuamente è indotta a credere la gente comune, sopratutto per la generica ma ingannevole definizione di “Istituto di diritto pubblico” contenuta nel suo statuto.
La banca d’Italia in pratica è e si comporta come una S.p.A. ed è gestita da privati e anche se continua ad apparire a tutti come “la Banca Centrale dello Stato Italiano”, in realtà Bankitalia è “di fatto privata” perché controllata per il 90%, attraverso “le quote”, dalle maggiori banche private italiane e da alcune grandi Assicurazioni come “Le Generali” e solamente il 5% di quote è posseduto dall’INPS come “ente pubblico” (più una parte trascurabile dall’I.N.A.I.L.).

Tutto questo è in contrasto con quanto stabiliva lo stesso Statuto di Bankitalia che all’Art. 3, recitava: “in ogni caso dovrà essere assicurata la permanenza della partecipazione maggioritaria al capitale da parte di Enti pubblici”.
Il 16 dicembre 2006 il Governo Prodi approva una modifica dell’Art. 3 dello Statuto, che ora recita così:“il trasferimento delle quote avviene, su proposta del Direttorio, nel rispetto dell’autonomia e dell’indipendenza dell’Istituto”. Cioè la Banca stessa decide chi può detenere le quote/azioni, sia esso pubblico o privato, senza dover rendere conto di nulla a nessuno.

Se la Banca Centrale non fosse stata di fatto “privatizzata” e fosse lo Stato ad emettere la “nostra moneta”, il cosiddetto “reddito da Signoraggio” tornerebbe allo Stato e non sarebbe sottratto al Popolo sotto forma di interessi sul tristemente famoso “debito pubblico”.

Lo Stato Italiano infatti è oberato da un debito pubblico che ormai supera 1.900 miliardi di euro proprio a causa di questo perverso indebitamento statale in larga parte nei confronti della Banca Centrale e per pagare gli interessi sul debito pubblico, il governo tassa impunemente i cittadini, il lavoro, i servizi, i beni primari e tutto ciò che è tassabile.
La triste realtà è che i cittadini italiani sono costretti a sborsare, su questo debito pubblico inventato da politici e banchieri, oltre 80 miliardi di euro di interessi all’anno, estorti dal Governo con l’imposizione fiscale e attraverso il prelievo forzoso di innumerevoli tasse e odiose gabelle.

In definitiva, è allo Stato che spetta il compito di emettere “tutta” la nostra moneta.

Se fossimo Cittadini e non sudditi, dovremmo opporci attivamente contro lo strapotere delle banche e questa classe politica corrotta, il paese avrà pure diritto a un Governo in cui il cittadino si riconosca pienamente e non lo avverta invece come una “minaccia”, come una presenza aliena, ostile ed estranea. Sarebbe troppo pretendere un governo in grado di esercitare la propria Sovranità politica e monetaria nell'interesse sovrano del Popolo ?

Ma la parte peggiore della faccenda è che solo il 10% della massa monetaria è costituito da denaro fisico, ossia banconote emesse dalla B.C.E. e monete metalliche coniate dallo Stato.
Il restante 90% della moneta viene messo in circolazione dalle banche ordinarie o commerciali, sotto forma di “credito”, ovvero “denaro virtuale”: assegni, carte di credito e cifre sulla memoria informatica di un computer, cioè moneta fittizia/fasulla perché senza copertura, che non costa nulla alla banca ma che trasforma i cittadini, solo perché obbligati a spendere questa moneta “privata”, in eterni schiavi del debito ma, in compenso, fa diventare ricchi e potenti gli adoratori del dio denaro.

Ora è chiaro che il denaro viene letteralmente creato dal nulla dalle banche, infatti sulla base degli accordi interbancari di Basilea 2, le suddette banche “ordinarie” o “commerciali” si sono date come regola quella di detenere come riserva obbligatoria “a garanzia” soltanto il 2% dei depositi per poi prestare il restante 98% ad altri clienti, ma si badi bene, non utilizzando il denaro depositato dai correntisti, bensì “inventandolo” ad ogni successiva richiesta, sotto forma di denaro creditizio ovvero nuovo credito, “sulla base” del deposito iniziale moltiplicato quasi all’infinito. Facciamo un esempio: se depositiamo, 1.000 euro in una banca, il “sistema bancario” nel suo insieme, sulla base di quei 1.000 euro, può prestare, creando altro denaro dal nulla sotto forma di “credito”, con la moltiplicazione del valore dei depositi, fino a 50.000 euro per ogni 1.000 depositati, (questo meccanismo in gergo bancario è noto col nome di “moltiplicatore monetario”).

Così il sistema bancario, indebitando i cittadini, incassa interessi, non sui mille euro iniziali e che, peraltro non sono nemmeno suoi ma del correntista, bensì sui 50.000 creati con poca fatica e a costo zero.
Questo meccanismo di espansione della massa monetaria, nell’oscura terminologia bancaria, viene definita “Riserva frazionaria” o Signoraggio secondario.
Non tragga in inganno il termine “secondario” poiché in quanto a danni e potere distruttivo per la comunità esso non è certamente secondario ma anzi è ben maggiore del Signoraggio primario sulle banconote che fa capo alla B.C.E./Bankitalia.
La banca concede prestiti con denaro che non possiede e che inventa sul momento moltiplicando numeri e pezzi di carta senza valore reale, ma poi il debitore deve restituire alla banca denaro “vero” guadagnato lavorando con fatica e sudore e persino sotto il ricatto del pignoramento dei beni dati a garanzia in caso di “insolvenza”.

Infatti, come se non bastasse, la banca concede il prestito solamente se esso è “garantito” dai beni materiali dei cittadini. La banca stampa denaro falso e lo presta a usura accumulando enormi profitti sottraendoli a chi lavora e produce vera ricchezza.

La ricchezza di un Paese è prodotta dal Popolo, la moneta è stata inventata per “agevolare” gli scambi dei beni e dei servizi prodotti col lavoro dai cittadini, quindi la moneta ha valore solo perché gli stessi cittadini la accettano e la fanno circolare usandola come mezzo di scambio dei beni.

Le banche non producono nessuna “vera ricchezza” ma solo “l’unità di misura” dei beni oggetto dello scambio, esse creano dal nulla il nostro denaro, ne assumono illecitamente la proprietà e poi ce lo prestano lucrando enormi profitti con l'applicazione di un interesse !

Perché lo permettiamo?

Note di buon augurio

Note di buon augurio

di: Ugo Gaudenzi, Direttore di Rinascita


Nel bel mezzo della grave tormenta di quest’estate, con i parlamentari e i partiti giustamente andati a godersi 41 giorni di meritata vacanza (lavorano troppo e devono riposarsi, il crack nazionale può attendere una tutela), captiamo tuttavia un vento costruttivo e riparatore. Si levano infatti, qua e là, voci e tentativi di rappresentanza diretta degli interessi del nostro popolo.
Qualche esempio. Scusateci gli errori e/o omissioni.
La battaglia per la fuoriuscita dall’euro e dall’Europa delle banche (la cosiddetta Ue), contro la globalizzazione, le guerre di aggressione coloniale e i trattati capestro che aboliscono la sovranità nazionale e la giustizia sociale, già lanciata da un ventennio da un pugno isolato di uomini liberi, è fatto proprio da più parti. Senza guardare oltre le Alpi, dove è pacifica una graduale diffusione di questo comune sentire, la battaglia viene fatta propria in toto o almeno in parte da forze altre, quali i “Comunisti-sinistra popolare” di Marco Rizzo, “Per il Bene Comune” di Nando Rossi e Giulietto Chiesa, “Sinistra critica” del trozkista Franco Turigliatto, dalla linea neo-marxista di Costanzo Preve o Renato Pallavidini. D’altro canto, su posizioni eurasiatiste-eurabiste, ma un po’ di meno impegnate sul sociale, ha una sua consistenza il Coordinamento progetto eurasia di Claudio Mutti, Tiberio Graziani, Daniele Scalea e Stefano Vernole. Su un altro lato di mobilitazione, ma con obiettivi consimili, emergono i “socialisti nazionali” di Stelvio Dal Piaz e Maurizio Canosci, la “Confederatio” e, inoltre, il “Movimento Nazional Popolare” di Rutilio Sermonti e ampie fasce di “Forza Nuova” di Roberto Fiore come pure spaccati della “Fiamma Tricolore” con Roberto Bevilacqua e altri, i “Siamfatticosì” di Antonio Rossini e altre associazioni come il “Raggruppamento sociale” di Luigi Bongiorno o “ Terza Repubblica” e così via. Quindi il variegato e purtroppo polverizzato arcipelago delle associazioni di difesa dei consumatori e dei centri anti-usura e anti-signoraggio, dei Marra, Frigiola, Fergnani, dei sindacati di base, delle società di tutela del cittadino dei Turrisi, Caracciolo, Vitali.
E le iniziative collaterali e/o le adesioni concrete a “cartelli neutrali”, da parte di “uomini liberi” tout-court. Forse il segnale più concreto di un soffio di vento costruttore.
Una volontà di partecipazione, singola o assembleare - rappresentata sia attraverso mobilitazioni su eventi specifici (esempi neutrali: libertà per l’irlandese Brendan Lillis o sit-in del 30 agosto alla Farnesina di protesta contro la Nato e la guerra alla Libia) e sia attraverso sintetiche proposte operative (esempi in atto: riunioni ferragostane programmatiche sul “fare” da parte del “gruppo dei settanta” con Alberto Mariantoni o della “sinistra nazionale”) - che rappresenta, forse, il sintomo più importante di una decisione reale di mettere la propria persona, le proprie idee, a disposizione di un progetto comune di libertà nazionale e di giustizia sociale.
Ma cosa manca, delineato in brevi imprecisi tratti questo stato antagonista nascente, perché tutto e tutti si coagulino e rafforzino in un vasto fronte comune?
Anzitutto, quando si tratti di “gruppi” o “chiese” con eredità ideologiche e dottrinarie antiche, serve un’onesta caduta delle pregiudiziali e delle convenzioni ad exludendum, con l’immediata archiviazione della propria storia in un archivio della memoria.
Quindi uno sforzo comune di sintesi, in tre o quattro slogans incontrovertibili ma densi di significato, a un tempo distruttivi e costruttivi, delle campagne da programmare.
Dunque lavoro preparatorio comune, tessitura graduale di una tela nazionale e “inter” nazionale comune e azione comune.
Ed ecco il fronte comune.

sabato 6 agosto 2011

Risposta a una mail di Stop Al Consumo del Territorio

Senza lo strenuo perseguimento di una moneta/credito in mani pubbliche, ogni tentativo di difendere realmente il paesaggio è praticamente inutile. Si salveranno delle oasi nello sfacelo generale che cadranno prontamente nelle grinfie di qualche fondazione di preferenza internazionale, vedi i siti di interesse sequestrati dall'ONU. Ve lo dissi già qualche anno fa: è inutile, vano, cieco, pusillanime e vigliacco non unire i trattini per codardia e paura, tra la banda di criminali internazionali detentori delle leve della moneta, del traffico della petrolchimica e della monnezza e il degrado del paesaggio/territorio, quest'ultimo solo una delle tante nocive letali e fatali conseguenze del monopolio usurocratico internazionale. Visto che tutto l'ex belpaese è pegno dei titoli di stato su cui i dementi della finanza stanno speculando per ridurci all'insolvibilià, perché continuate a fare finta di non sapere che il demanio è in (s)vendita da anni e che il patto di stabilità impone la vendita dei beni pubblici per fare "quadrare" i conti e ridurre forzosamente qualsiasi spesa socialmente utile e pro res publica degli enti pubblici?
In altre parole, il vosto lavoro di repertoriare i beni diventerà una banca dati disponibile per i citati sopra.

Nicoletta Forcheri
http://www.stopalconsumoditerritorio.it/index.php?option=com_content&task=view&id=457&Itemid=1

L'Italia al banchetto: contratto di appalti in Afghanistan. N. Forcheri

Un emerito sconosciuto, l'attuale ministro per lo Sviluppo economico, ha firmato un memorandum con il ministro degli Esteri afgano, il 12 aprile scorso, un memorandum che getta le basi per l'aggiudicazione - senza gara pubblica di alcun tipo - di enormi appalti a vantaggio di non meglio specificate "aziende italiane", ivi compresa l'assegnazione di interi distretti geografici a dette entità nella zona militarmente occupata dai nostri servizi (cfr. http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/internazionale/afghanistan/accordo.afghanistan.pdf).
L'attuale ministro per lo Sviluppo economico, Paolo Romani, dalla faccia di "tecnico" ante governo tecnico, è stato calato al posto del dimissionato Scajola in seguito allo scandalo ad hoc 'appartamento pagato non si sa da chi' messo appositamente alla ribalta dai media prezzolati (uno scherzetto simile intimidatorio è stato fatto anche a Tremonti recentemente).
Il memorandum è siglato con la controparte afghana, sì ma degli Esteri, come a significare che per noi è una prospettiva di "sviluppo", per loro una semplice formalità diplomatica, nella misura in cui tale concetto possa avere il benché minimo senso in un contesto di guerra d'invasione, e riguarda la possibilità di 'investire' in tutta una serie di settori economici afghani. Attori del contratto: il Ministero dello Sviluppo italiano e "l'investimento privato".
Ora, vien da chiedersi: il paese sta collassando assaltato dalla finanza speculativa che ci martella con il mantra 'crescita crescita crescita' e il Ministero dello Sviluppo, che fa? 'investe' nella 'crescita' di un paese militarmente invaso, da noi stessi, volenti o nolenti?
Il primo settore di cooperazione sancito dal ‘Memorandum’ che poi è un contratto internazionale entrato direttamente in attuazione dal giorno della firma, è quello degli idrocarburi e dei minerali con la missione del ministero di promuovere gli investimenti del settore privato per lo sviluppo della ricerca, l'esplorazione e la produzione di idrocarburi e in particolare del marmo, la costruzione di gasdotti, la promozione della formazione di personale in loco. Si legge che il "governo afghano fornirà il clima necessario adatto per gli investimenti e di sicurezza": la guerra sta dando i suoi frutti e l'Italia si siede al banchetto del bottino per dare in pasto i suoi tozzi e la sua porzione a non meglio definite "imprese italiane".
Segue poi l'elettrificazione dei villaggi e il pompaggio dell'acqua per aziende italiane "di rilievo"; la costruzione dell'aeroporto di Herat con la formula misto pubblico privato, leitmotiv inculcato ovunque dall’embrione di governo mondiale onusiano, oltre al 'tutto privato'; c'è poi la (ri)costruzione di una strada, a vantaggio di aziende private - arriveranno anche lì i benetton? metteranno un pedaggio per rimborsare 'l'investimento'?
L'Italia, si legge, si dice particolarmente interessata al settore del marmo, dove il ministero investirà, con la creazione di un distretto ‘italico’ a Herat e centri di formazione, idem nel tessile. Assume quindi tutta la sua pertinenza la frase che il nostro tessile va a 'quel paese' e che il nostro governo preferisce investire in quel paese...
Si legge ancora che nel settore dell'agroalimentare i nostri soldi andranno a sviluppare la grande distribuzione - faranno i famigerati supermercati? e per quali marchi?- le tecniche agricole - introdurranno diserbanti, pesticidi e semi ibridi brevettati? - e il packaging - tanta plastica per i petrolieri?
Poi i gioielli e il cemento, il settore sanitario.
L'ultimo settore è quello della tecnologia del 'trenchless', parola poco chiara che letteralmente significa "senza trincea" e che manca dal vocabolario: peccato che non si possa neanche controllare il testo ufficiale italiano poiché non esiste, si legge infatti in una clausola che le due lingue ufficiali del contratto sono l'Inglese e il Dari, e che in caso di divergenza di interpretazione, prevale la lingua inglese, come a dire, la nostra lingua non esiste, noi non esistiamo, prevale la legge del commonwealth e del predominio dei contratti sulla legge, la nostra costituzione è calpestata come volgare carta da cesso in nome di Sua Maestà e della sua antiquata pacchiana quantomai crudele ipocrita moralista concezione colonialista del mondo e della vita.
Io chiedo: è costituzionale un accordo internazionale con altro paese - invaso militarmente - redatto unicamente in lingua straniera senza alcuna versione in lingua italiana? Se fossimo veramente un paese con personalità giuridica che dir si voglia, non credo proprio.
Tre anni fa spiegai in un articolo molto circostanziato (cfr. http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2009/09/tutti-casa.html), come la guerra in Afghanistan fosse principalmente motivata dalla volontà della Chevron Unocal Texaco di accaparrarsi i diritti di passaggio delle pipelines dalla regione delle repubbliche caucasiche, ricche di risorse petrolifere e idriche, verso il mercato cinese in crescita esponenziale, donde la decisione di paracadutare l'ex dipendente dell'Unocal Karzai a capo del paese.
L'altra faccia ancora più indicibile era rappresentata dai proventi della produzione di droga, gestita dal fratello di Karzai, per conto di….
Adesso si scopre che l'Afghanistan è invece ricchissima anche di minerali a giudicare dal progetto italiano Afghanistan dell'UNMIG: cfr. http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/internazionale/afghanistan/documenti.asp ).
E che quantomai vaghe aziende italiane avranno il loro contentino, mentre i nostri ministeri, allo Sviluppo e alla Cooperazione fanno, nella forma di 'doni' (cfr. http://www.cooperazioneallosviluppo.esteri.it/pdgcs/italiano/iniziative/Paese.asp?id=1), bonifici per centinaia di milioni di euro che sotto copertura di progetti di 'ricostruzione' vanno a rimpinguare le casse di principalmente una lista di ONG riconosciute (cfr.http://www.cooperazioneallosviluppo.esteri.it/pdgcs/italiano/Partner/ONG/ONG.asp ) e delle varie agenzie ONU, le quali a loro volta agendo come banche li rigirano come prestiti - che chiamano 'finanziamenti' o 'aiuti' - con tanto di interesse in un paese dove vigeva la shariah, cioé l'assenza di interessi..
E' chiaro che l'Italia in un contratto del genere, si rivela per quello che è: una parola schermo, una facciata menzognera, vuotata di senso, un automa che agisce per conto delle multinazonali aggiudicatarie di quegli appalti ottenuti con la violenza e delle agenzie ONU che agiranno a loro volta come banche. Uno zombie istituzionale manovrato da altri interessi che non i nostri.
Quanti fondi ha erogato il ministero dello Sivluppo dal 2001 per l'Afghanistan, altra parola schermo di altri interessi? Da questa pagina si può solo desumere che (estratto):
(...)
Dalla fine del 2001 al 31 dicembre 2010 sono stati deliberati circa 516 milioni di Euro per iniziative bilaterali e multilaterali sui canali ordinario ed emergenza. Sono 48 le iniziative risultate attive alla fine del 2010, per un importo totale complessivo di circa 208,4 milioni di euro (importo deliberato).
Ricordo che sono soldi nostri, del nostro bilancio dissestato e sull'orlo del fallimento. Perché siamo noi i pagatori di ultima istanza, il nostro sangue, il nostro sudore, il nostro patrimonio.
N. Forcheri (7 agosto 2011)









CACCIA AL TESORO DI COMUNIONE & FATTURAZIONE

CACCIA AL TESORO DI COMUNIONE & FATTURAZIONE - A GIUDIZIO DUE MEMBRI DEL GRUPPO DI FORMIGONI: HANNO MENTITO, NELL’AMBITO DELL'INCHIESTA OIL FOR FOOD. SUI SOLDI DEI MEMORES DOMINI, IL SUPERGRUPPO DI CL – INGREDIENTI: UNA BARCA A VELA (“OBELIX”) USATA DA FORMIGONI E AMICI, CONTI SVIZZERI CIFRATI E SOLDI IN CONTANTI STIPATI IN UNA SCATOLA NASCOSTA SOTTO IL LETTO - PER QUESTO IL PROCESSO CHE INIZIERÀ IN AUTUNNO SARÀ L’OCCASIONE PER CAPIRE QUALCOSA DI PIÙ DELLE MISTERIOSISSIME E SEGRETISSIME STRUTTURE FINANZIARIE MANOVRATE DAI CONFRATELLI DEL VERGINE CELESTE… -

Gianni Barbacetto per "il Fatto quotidiano" (Fonte: DagoSpia)

Gli uomini del nucleo d'acciaio di Comunione e Liberazione, i Memores Domini, fanno voto d'obbedienza, castità e povertà. Ma due di loro andranno a giudizio per aver mentito sui soldi che maneggiavano. Sono Alberto Perego e Alberto Villa, appartenenti al medesimo gruppo di cui fa parte Roberto Formigoni, il più noto dei Memores Domini.

SADDAM HUSSEINSADDAM HUSSEIN

Gli ingredienti di questa complicata storia da "Codice Da Vinci" sono contratti petroliferi e tangenti internazionali, società di diritto irlandese e una misteriosa fondazione di Vaduz, una barca a vela ("Obelix") usata da Formigoni e amici, conti svizzeri cifrati e soldi in contanti stipati in una scatola nascosta sotto il letto.

hussein saddam tribunale13HUSSEIN SADDAM TRIBUNALE13

Perego e Villa dovranno presentarsi davanti ai giudici della settima sezione del Tribunale di Milano - l'udienza è stata fissata per il 22 novembre - per rispondere dell'accusa di aver fatto "dichiarazioni mendaci" al pm che li stava interrogando come persone informate sui fatti nell'ambito dell'inchiesta Oil for food. Hanno mentito, secondo la procura di Milano, sui soldi dei Memores Domini, il supergruppo di Cl. Per questo il processo che inizierà in autunno sarà l'occasione per capire qualcosa di più delle misteriosissime e segretissime strutture finanziarie manovrate dai confratelli di Formigoni.

Tutto parte dallo scandalo internazionale Oil for food. Un'indagine americana scopre che durante l'embargo all'Iraq, Saddam Hussein, all'ombra del programma Onu che permetteva di scambiare petrolio con cibo e medicine, assegnava contratti petroliferi a prezzi di favore in cambio di robuste mazzette impiegate per sostenere il regime (e poi, dopo l'invasione Usa, per finanziare la guerriglia e il terrorismo). La costola italiana dell'indagine Oil for food è stata portata a termine dal pm Alfredo Robledo e da una squadretta di investigatori che hanno avuto elogi ed encomi internazionali e hanno incassato le prime condanne al mondo per questo scandalo internazionale.

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Il personaggio che ha avuto le più massicce assegnazioni petrolifere fatte a soggetti italiani (ben 24,5 milioni di barili) è Roberto Formigoni, forte della sua amicizia con il cristiano Tareq Aziz, allora braccio destro di Saddam. Le forniture di petrolio sono gestite da aziende suggerite dal governatore, come la Cogep della famiglia Catanese (tra i fondatori della Compagnia delle Opere) che in cambio, secondo l'accusa, paga tangenti per 942 mila dollari in Iraq e 700 mila a mediatori italiani.

Per questa vicenda è stato condannato in primo grado e in appello, ma poi salvato dalla prescrizione, anche Marco Giulio Mazarino De Petro, amico e collaboratore di Formigoni, nonché intermediario con l'Iraq. Nella sua indagine, Robledo solleva il velo sul "Codice De Petro", le attività finanziarie dei Memores Domini, che ruotano attorno a tre società estere chiamate Candonly e a una fondazione di Vaduz di nome Memalfa. Gli uomini che le manovrano sono, oltre a De Petro, tutti Memores del gruppo di Formigoni: Alberto Perego, Alberto Villa, Fabrizio Rota, Mario Villa, Mario Saporiti.

Alfredo RobledoALFREDO ROBLEDOIl Magistrato Alfredo RobledoIL MAGISTRATO ALFREDO ROBLEDO

Perego, commercialista nato a Brugherio, è stato anche l'organizzatore e il tesoriere di una campagna elettorale di Formigoni. La prima Candonly Ltd nasce nel 1991 a Dublino. "Mandante Sig. Alberto Perego", dice un memo riservato interno della fiduciaria svizzera Fidinam. Nel 1995 (anno in cui Roberto Formigoni viene eletto per la prima volta presidente della Regione Lombardia), a spartire a metà con Perego il controllo di Candonly arriva il segretario di Formigoni, Fabrizio Rota e subito nei conti della società cominciano ad affluire i soldi (829 mila dollari) di Alenia, gruppo Finmeccanica, interessata agli appalti nell'Iraq di Saddam.

Nel 1997, Candonly passa nelle mani di De Petro. Parte il business petrolifero: la piccola Cogep "ringrazia" Formigoni versando a Candonly oltre 700 mila dollari. Come li giustifica De Petro? "Sono il compenso per la mia consulenza". Tre paginette dalla sintassi difficile in cui strologa di un "accordo petroil for food". La Candonly nel 1999 rinasce a Londra, nel 2001 in Olanda.

Ma continuano ad affluire i soldi di Alenia e della Cogep. Arrivano anche misteriosissimi soldi da Cuba e dall'Angola, oltre a 50 mila euro dall'italiana Agusta. Il denaro entrato nelle Candonly va in parte su un conto cifrato presso l'Ubs di Chiasso intestato a De Petro; in parte finisce sul conto "Paiolo" presso la Bsi di Chiasso; il resto affluisce su un paio di conti della banca Falck & Cie di Lucerna e di Chiasso, intestati alla Fondazione Memalfa.

E qui siamo al cuore del "Codice De Petro", al sancta sanctorum dei Memores Domini. Memalfa nasce nel 1992 a Vaduz, in Liechtenstein. Beneficiari economici: Alberto Perego e Fabrizio Rota. Che si tratti di uno strumento finanziario dei Memores è dimostrato dallo statuto: prevede che alla morte di uno dei due beneficiari il patrimonio venga assegnato interamente all'altro e, alla morte di entrambi, alla Associazione Memores di Massagno, la filiale svizzera dell'associazione. Sui conti Memalfa di Lucerna e di Chiasso entrano i soldi affluiti alla Candonly. In uscita, Memalfa bonifica denaro al conto "Paiolo" di Chiasso e, dopo il 1997, a un altro conto acceso presso la Bsi di Zurigo.

Il beneficiario è sempre Alberto Perego. Lui nega, e per questo sarà processato. Dei Memores è anche la barca usata da Formigoni, "Obelix", 15 metri. Pagata 670 milioni di lire, 470 dichiarati e 200 in nero. Versati in parte da Formigoni in assegni, in parte in contanti e assegni da De Petro e dai Memores. Tra cui Alberto Villa, che versa 10 mila euro (benché non risulti tra i proprietari della barca). Memalfa, la sofisticata cassa comune offshore dei Memores Domini, è stata chiusa nel 2001. I suoi fondi sono finiti sul conto "Paiolo" di Perego.