giovedì 26 gennaio 2012

Andamento borse mondiali nel 2011, dal 2007

2012_01_16_borse_mondiali_2011

Il Punto di Monia Benini




http://ilpuntotv.blogspot.com/
 E poi ci vengon a parlare di debito... La grande finanza e le banche stanno divorando tutto: dai fondi pensionistici degli ordini professionali, al futuro delle aziende e degli imprenditori. E così mentre gli agricoltori dovranno pagare le tasse su pollai e stalle, e mentre noi abbiamo versato i nostri risparmi per il mantenimento pubblico di un porcile politico, Monti pensa che sia opportuno raddoppiare l'abominevole trappola del Meccanismo Europeo di Stabilità.

mercoledì 25 gennaio 2012

Monti indignato per lesa maestà


Monti minaccia e sputa veleno indignato per lesa maestà
di Cedolin Marco - 24/01/2012

Fonte: Il Corrosivo di Marco Cedolin


La prima (e ad oggi unica) vera protesta contro l'esproprio bancario, portato avanti dal governo dell'usura, sta facendo saltare i nervi di mr. Goldman Sachs e della congrega di servoprofessori che lo coadiuvano nell'impresa di rendere l'Italia un grande successo come la Grecia.
Per ironia della sorte a far barcollare Monti non sono i sindacati, già preventivamente cooptati sul libro paga del professore, non è la sinistra antagonista in profonda crisi d'identità e decisamente a corto di antagonismo quando si tratta di combattere Bruxelles e le banche e neppure la Lega di Bossi dispensatrice di aria fritta. Sono i camionisti, che ridotti con le pezze al culo hanno messo i propri mezzi di traverso, bloccando la macchina del consumo e toccando nel vivo l'unico nervo scoperto di un banchiere con tanto aplomb: il portafoglio! Quello suo e dei suoi padroni naturalmente, perchè i portafogli degli italiani somigliano ogni giorno di più a dei porta monete.
Mario Monti è rimasto un poco spiazzato, (ma solo un poco non fatevi illusioni) perchè fermamente convinto di avere comprato tutti coloro che era necessario comprare, per garantirsi l'acquiescenza del paese........

Capitalismo terminale contro sovranità popolare


Il capitalismo liberale contro la sovranità popolare
di Alain de Benoist - 24/01/2012

Fonte: Diorama Letterario


 http://liberospirito.altervista.org/wp-content/uploads/2011/12/Capitalismo.jpg

Oggi non sono più molti gli uomini di sinistra disposti ad accusare la democrazia di essere una procedura di classe inventata dalla borghesia per disarmare e addomesticare il proletariato, come sosteneva Karl Marx, né gli uomini di destra disposti a sostenere, così come facevano i controrivoluzionari, che essa si riduce alla “legge del numero” e al “regno degli incompetenti” (senza peraltro mai essere capaci di dire esattamente che cosa desidererebbero mettere al suo posto). Fatte salve le rare eccezioni, ai nostri giorni la contrapposizione non è più tra sostenitori e avversari della democrazia, ma esclusivamente tra suoi sostenitori, in nome dei diversi modi di concepirla.

martedì 24 gennaio 2012

L'Ecuador è forse il posto più radicale


L'Ecuador è forse il posto più radicale ed emozionante sulla Terra?


Da NetworkIdeas qualcuno ci ricorda che non esiste solo debito e austerità, che un altro mondo è possibile, che è veramente successo, e non stiamo sognando...

di Jayati Ghosh 

L'Ecuador, in questo momento,  deve essere considerato uno dei luoghi più emozionanti sulla Terra, nel senso che indica un  nuovo paradigma di sviluppo. Mostra quanto può essere realizzato con la volontà politica, anche in tempi di incertezza economica.

Solo 10 anni fa, l'Ecuador era più o meno un caso disperato, una quintessenza di "repubblica delle banane" (in effetti è il più grande esportatore mondiale di banane), caratterizzato da instabilità politica, disuguaglianze, un'economia scarsamente performante, e l'impatto sempre incombente degli Stati Uniti sulla sua politica interna.

Nel 2000, in risposta a un'iperinflazione e a problemi di bilancia dei pagamenti, il governo ha “dollarizzato” l'economia, sostituendo il sucre con la valuta statunitense come moneta a corso legale. Questo ha ridotto l'inflazione, ma non ha fatto nulla per affrontare i fondamentali problemi economici, e ha ulteriormente limitato lo spazio della politica interna.

Un punto di svolta è arrivato con l'elezione a Presidente dell'economista Rafael Correa. Dopo l'entrata in carica nel gennaio 2007, il suo governo ha inaugurato una serie di cambiamenti, sulla base di una nuova Costituzione (la 20ma del paese, approvata nel 2008) approvata da un referendum popolare. Un tratto distintivo dei cambiamenti che si sono verificati da allora è che le politiche più importanti sono state sottoposte a referendum. Ciò ha dato al governo la capacità politica di toccare  interessi forti e potenti lobbies.

L'INFEDELE 23 01 2012 - FORCONI & CORPORAZIONI

lunedì 23 gennaio 2012

Illiceità delle tasse e signoraggio privato

ILLICEITÀ DELLE TASSE
http://pas-fermiamolebanche.blogspot.com/2012/01/illiceita-delle-tasse.html
DOC. n. 190 del 23.1.2012

Sono degli incolpevoli disinformati, o dei delinquenti, gli assertori della bellezza o della necessità delle tasse. Le tasse sono infatti illecite, configurano una serie di gravissimi crimini, sono la rovina della società, e vanno abolite! Al limite si può dire che vanno pagate finché non viene rimosso l’altro crimine che causa perora la loro necessità: il signoraggio bancario. Un crimine, il signoraggio, che questi 20.000/30.000 figuri che, attraverso i media, rappresentano in Italia il regime cercano in tutti i modi di occultare perché hanno terrore del momento – imminente – in cui la collettività scoprirà il gioco. Un crimine che magistratura, politica e media si sforzano di promuovere, nonostante sappiano che non potranno negare di esserne stati al corrente, perché ricevono da anni i miei volantini informativi. Così come non potranno dire gli siano sfuggiti i video in cui Sara Tommasi nuda o Rossy de Palma o Ruby spiegano cosa sia. Gente che sa che le tasse sono un’invenzione del sistema bancario, ma finge di ignorarlo per conservatorismo. Un conservatorismo divenuto oggi una disdicevole e ottusa forma di perseveranza nell’aggrapparsi a un regime, non solo depravato, ma al tracollo. È cioè ormai noto che le banche centrali sono private e per lo più di proprietà delle banche di credito che dovrebbero controllare; e che stampano, da proprietarie, i soldi al costo della carta e dell’inchiostro e poi li ‘vendono’ (è più un sconto, ma in realtà è una mera frode) agli Stati, che glieli pagano con i buoni del tesoro, creando così dal nulla il debito pubblico. Un crimine di straordinaria gravità, visto che non c’è motivo perché gli Stati non stampino da sé i soldi.

Stampa dei soldi da parte degli Stati che non provocherebbe svalutazione perché lo Stato i soldi non te li regala, ma te lidà solo in cambio di beni, ope-re, diritti eccetera, cioè contro-prestazioni con cui chi li rice-ve li ‘copre’, ovvero li ‘invera’, perché ho definito questo fenomeno ‘inveramento’. Con il risultato che non si ha svalutazione perché cresce parallelamente sia il quantitativo di denaro che la ricchezza reale. Inveramento che non c’è quando a produrre i soldi è un falsario (è un falsario chiunque crei i soldi e non sia lo Stato, e quindi anche le banche centrali e non, come la BCE, FED, Unicredit ecc.), perché il falsario i soldi li attribuisce a sé senza prima inverarli/coprirli, facendo così aumentare la quantità di denaro in assenza di alcun aumento della ricchezza reale. Ricchezza reale di cui poi, mettendo in circolazione i soldi mediante lo spenderli, comprerà per di più una percentuale, producendo, oltre alla svalutazione, anche la diminuzione della quota di ricchezza reale dei cittadini.

Un quadro (criminale) nel quale le tasse servono a rastrellare soldi inverati per ‘comprare’ assurdamente i soldi da inverare dalle banche centrali. Tasse che servono però anche a reprimere la società mediante la recriminazione di alcuni come evasori, altri come riciclatori ecc. Tasse che dunque vanno abolite previa nazionalizzazione – attraverso confisca penale – delle banche sia centrali che di credito, perché anche le banche di credito producono, da falsarie, denaro elettronico mediante il ‘moltiplicatore monetario’ (signoraggio secondario: approfondisci dal www.marra.it). È ovvio insomma che nel momento in cui lo Stato non dovrà più ‘comprare’ il denaro presso le banche centrali, o assistere al fatto che le banche commerciali lo creino mediante il moltiplicatore, ma potrà invece Esso stesso crearlo, non avrà più bisogno di tasse. Salvo invero un’unica imposta (potremmo definirla la ‘generale’) da pagarsi – senza compensazioni tra dare e avere – sui consumi di beni o servizi. Un’imposta variabile (tipo 2% sui beni di prima necessità e 20% sui beni di lusso) formulata per porre a carico del fruitore lo sforzo sociale che ogni transazione richiede.

Campagne scellerate quindi, quelle pro-tasse della politica, la quale, incolta com’è, si è fatta inculcare dalle banche e ha inculcato al grosso dell’elettorato l’idea che senza le tasse dei ricchi perderebbe la sua fonte di sostentamento. Banche che, peraltro, evadono da sole tasse per importi multipli di tutte le tasse sia pagate che evase dal resto dell’intera società. Un equivoco culturale a causa del quale i partiti, per difendere le tasse, difendono poi anche le banche, da cui capiscono che le tasse dipendono. Cose che spiegano il singolare legame tra entità come il PD, Napolitano, Bersani, il bilder-beghino Monti e le banche che, attraverso il Bilderberg, lo hanno eletto. Cosa bisogna fare? Nulla! Stanno facendo tutto loro, specie Monti e le banche sue mandanti.

Monti che non è sobrio ma delirante di supponenza frustrata, così come lo stesso potere bancario che, anche a volerne condividere gli illeciti intenti fiscali, sta risolvendo il problema dell’evasione mediante la distruzione dei redditi. Redditi in ogni caso destinati a scomparire perché ribadisco che la ragione della crisi, oltreche nella concorrenza straniera e non, è nell’eccesso e nell’inutilità dei beni prodotti, per cui non si riesce più a vendere, e se si vende non si guadagna. Problemi risolvibili solo nazionalizzando le banche e finanziando quindi, con i soldi che allora lo Stato potrà creare liberamente, una radicale riconversione lanciando opere utili come la ristrutturazione e la bonifica dell’intero mondo, aria e acque comprese, a partire dalle città, la riconversione energetica ecc., garantendo così per decenni tutto il lavo-ro che si vuole sia ai lavoratori che agli imprenditori. Cambiamenti che, non so se anche nelle carte di altri, ma nelle mie sono descritti dal 1985. Cambiamenti per giungere aiquali non bisogna far nulla perché – ad averli decisi sarebbero stati dei meravigliosi eventi – ma ora, con la fine dell’illusione Monti, accadranno comunque e, peraltro, dovendoli subire, saranno dolorosi. Un cambiamento che, come sempre da 2.000 anni, inizierà dall’Italia, paese fondatore delle vere culture, e verrà poi esportato nel mondo. Nuova cultura che da 27 anni, ho la pretesa di aver formulato nei miei libri, dal primo, La storia di Giovanni e Margherita, fino all’ultimo, Il labirinto femminile.

 Alfonso Luigi Marra


La guerra dei bottoni


La guerra dei bottoni
di Beppe Grillo - 22/01/2012

Fonte: Il Blog di Beppe Grillo


La_guerra_dei_bottoni.jpg
Il valore di un titolo pubblico per i creditori è considerato intangibile. Se lo Stato che ha contratto il debito non paga, allora va all'inferno, finisce in default. Il valore di un BOT, in principio, non è però diverso da quello di qualsiasi azione di un'azienda quotata in Borsa. Chi acquista un titolo di Fiat o di ENI sa che può guadagnare o perdere. Non chiede l'intervento del FMI o della BCE. Fa parte del gioco. L'economia di uno Stato si fonda su molte variabili, un PIL che può crescere o diminuire, un disavanzo, o un avanzo, di bilancio, e fattori imponderabili, come disastri naturali o guerre, che lo possono mettere in ginocchio. Chi compra un'azione si assume un rischio, lo stesso dovrebbe valere per chi acquista un BOT. Se Formigoni, per fare un esempio, ha acquistato milioni di euro di titoli greci che oggi valgono il 60% in meno, la responsabilità è sua, non dei greci (ma perchè la Regione Lombardia investe in titoli? La Corte dei Conti sa rispondere?).
Chi compra il debito pubblico si assume il rischio della sua svalutazione. Con questa regola il rischio ricadrebbe in prevalenza sugli acquirenti, in particolare sulle banche che hanno in pancia centinaia di miliardi di euro di debito, a cui cinicamente si potrebbe dire "Nessuno vi ha costretto" o, metaforicamente, "Sono c...i vostri". Questo approccio ridurrebbe l'uso del debito per tenere in piedi le economie malate degli Stati. Le aste pubbliche andrebbero semideserte. E sarebbe un bene per un pianeta che farnetica di una "crescita" senza limiti sostenuta da un debito senza fine. Nel 2012 sono in scadenza nel mondo almeno 11.000 miliardi di titoli pubblici. Chi li comprerà?
Una moglie, stanca di vedere il marito rigirarsi nel letto per un debito con il vicino, apre la finestra e grida "Giovanni, i soldi mio marito non li ha e non li avrà mai!". E quindi al coniuge "Ecco, ora il problema lo ha lui". Nel romanzo francese la "Guerra dei bottoni", due bande di ragazzi si rubano i bottonicome trofeo di guerra. Chi possiede più bottoni è il vincitore. La battaglia finale è vinta dai ragazzi che decidono di combattere nudi. Un debito si può cancellare o ristrutturare, la responsabilità è anche del compratore. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure, Ci vediamo in Parlamento se non fanno una legge elettorale per impedirlo.