mercoledì 12 novembre 2014

Banche, super multa a 5 big per manipolazione

Banche, super multa a 5 big per manipolazione dei cambi

Inflitte da autorità Usa-Gb-Svizzera sanzioni per complessivi 3,3 miliardi di dollari

Le autorità di vigilanza in Usa. Gran Bretagna e Svizzera hanno emesso a carico di 5 grandi banche mondiali (Citigroup, Jp Morgan, Royal Bank of Scotland, Hsbc e Ubs) sanzioni per complessivi 3,3 miliardi di dollari in merito allo scandalo sulla manipolazione del mercato dei cambi emerso lo scorso anno.

In particolare le sanzioni sono frutto di patteggiamenti fra le banche coinvolte e le autorità di vigilanza. Ubs dovrà pagare circa 800 milioni di dollari, Citigroup 668 milioni, Jp Morgan 662 milioni, Royal Bank of Scotland 634 e Hsbc 618 milioni. Secondo le indagini i trader delle grandi banche avevano costituito una sorta di 'cartello' occulto e si scambiavano le informazioni riservate attraverso delle chat room per manipolare a loro piacimento il mercato delle valute, che movimenta ogni giorno 5300 miliardi di dollari, e in particolare gli indici sui tassi dei cambi utilizzati dai fondi e derivati. "Nel mondo privati e aziende contano su questi tassi per i loro contratti finanziari - ha spiegato l'autorità di vigilanza Usa Cftc - basandosi sulla fiducia nella fondamentale integrità di questi indici. Il mercato funziona solo se si ha fiducia che il processo di costituzione di questi indici è equo, non corrotto dalla manipolazione di alcune delle principali banche al mondo".

martedì 11 novembre 2014

Il Prof.Sinagra spiega perché dalla UE SI PUÒ USCIRE

lunedì 10 novembre 2014

Il lavoro rinasce con moneta sovrana

Macché patrimoniale, il lavoro rinasce con moneta sovrana

http://www.libreidee.org/2014/11/macche-patrimoniale-il-lavoro-rinasce-con-moneta-sovrana/

Finanziare la spesa pubblica con le tasse, magari una patrimoniale? Sbagliato due volte. Primo, perché i grandi patrimoni sono finanziari, dunque volatili e sfuggenti. E soprattutto perché chiedere altre tasse significa rassegnarsi al sistema-truffa dell’emissione privatizzata del denaro: per uscire dalla crisi, infatti, basterebbero iniezioni di valuta sovrana a sostegno dell’economia reale, cioè posti di lavoro. Possibile che la sinistra sindacale non lo capisca? Purtroppo sì. Perché «il sindacato e gran parte della sinistra non hanno le basi culturali o la libertà di azione necessarie per poter imporre al dibattito pubblico, politico, sindacale, parlamentare, di trattare i veri temi nodali». Ovvero: «Come viene creato il denaro, da chi, a vantaggio di chi, con che diritto, con quali profitti, con quale tassazione su questi profitti». L’uscita dal tunnel è una sola: «Creazione di denaro direttamente da parte dello Stato, senza che lo Stato lo debba comperare dando in cambio titoli pubblici, cioè indebitandosi». Questo dovrebbero chiedere, Landini e Camusso, e con loro i quasi 5 milioni di italiani iscritti alla Cgil.
Secondo Marco Della Luna, il pericolo è lo strapotere del capitale finanziario, cresciuto fino a 15 volte l’economia reale. Come? In due modi: autorizzando le banche a compiere azioni di pirateria speculativa e, prima ancora, concedendo ai mercati finanziari di ricattare gli Stati mediante l’acquisto del debito pubblico, nel momento in cui – in Italia dagli anni ‘80 – si è vietato alla banca centrale di continuare a finanziare il governo, cioè i cittadini, emettendo moneta a costo zero. Ora, con l’euro, siamo all’incubo elevato a sistema. A tutto questo siamo giunti con l’inganno: «Celare all’opinione pubblica questi semplici termini del problema, fare in modo che non capisca o fraintenda ciò che si sta facendo, così da prevenire resistenze organizzate e poter continuare in questo processo di accaparramento della ricchezza, è un bisogno primario delle classi dominanti che lo hanno costruito e ne stanno beneficiando». Il nuovo compito della politica? Assicurarsi che le pecore siano tosate all’infinito, senza protestare.
Menzogne, disinformazione, minaccia, psicologia sociale della paura: «I mezzi a disposizione di una classe dominante per far accettare alle classi inferiori le crescenti diseguaglianze di ricchezza e di diritti sono molteplici». Primo: «Nascondere le diseguaglianze o le loro cause», e poi «farle sentire giustificate (dal merito, dalle leggi del mercato, dalla competitività, dalle capacità». Se non basta, si può «reprimere la protesta sociale attraverso strumenti giuridici e polizieschi». E poi «indurre paura, allarme, conflitti (shock economy, divide et impera». Si arriva così a «impiantare un paradigma divide-et-impera, in cui ognuno è imprenditore di se stesso e in competizione con gli altri», un ambiente nel quale «non può nascere consapevolezza di classe e di conflitto». Si tratta di «abituare la gente, gradualmente, a nuove condizioni peggiorative». Il nuovo standard, la diseguaglianza “fisiologica”, «ha già prodotto riforme che la sanciscono e recepiscono anche sul piano formale e giuridico in termini di sottoposizione, mediante trattati internazionali e riforme interne, dalla sfera politica, pubblica, partecipativa a quella finanziaria, privata, capitalistica».
Estinto l’interesse pubblico, resta solo quello affaristico privato. Un risultato politico epocale, al quale si è arrivati grazie a una poderosa pedagogia della menzogna, attraverso cui depistare l’opinione pubblica dalle vere cause della crisi. L’economia reale soffre per mancanza di credito e liquidità? Anziché emettere l’ossigeno della valuta, le autorità monetarie hanno inculcato la fobia delle bolle finanziarie come alibi per chiudere i rubinetti. I soldi – tanti, a tassi bassissimi – li hanno dati solo alle banche, per le speculazioni finanziarie e l’acquisto di derivati. E’ lo schema del “quantitative easing” angloamericano e della Ltro, “long term refinancing operation”, della Bce. «Il risultato voluto era prevedibile, previsto, ed è puntualmente arrivato: praticamente pochi o nulli benefici per l’economia reale». Tutti colpevoli, dai ministri delle finanze al Fmi, dai banchieri centrali all’Ue: perché si rifiutano di creare moneta destinata all’economia produttiva? «Ovvio: perché quest’operazione da un lato avrebbe successo, farebbe ripartire l’economia, e si capirebbe che tutto gira intorno a chi ha il potere esclusivo di creare moneta». Il sostegno monetario all’economia reale toglierebbe ai banchieri «il loro potere monopolistico sulle società, smascherando al contempo il loro comportamento essenzialmente distorsivo, antisociale e parassitario».
Questo è il disastro da cui discende la cosiddetta crisi. E invece «si è raccontato alla gente che è la spesa pubblica, la spesa per il settore pubblico, ciò che costituisce il problema, il male dell’economia, e che quindi bisogna tagliare servizi pubblici, privatizzare, vendere i beni collettivi, licenziare i pubblici dipendenti, aumentare le tasse cioè fare la cosiddetta austerità, nascondendo così la vera causa del dissesto dei conti pubblici». In realtà sono stati i banchieri che «hanno usato i conti pubblici, cioè i governi, per chiudere i buchi da loro stessi scavati a fini di profitto privato». In Italia è successo col Monte dei Paschi di Siena. Ma la tragedia a monte è la progressiva scarsità di moneta a partire dal 1981, storico divorzio fra Tesoro e Bankitalia. Da allora, «i detentori del debito pubblico italiano sono principalmente soggetti finanziari». Nuove tasse? Ci provò Monti, tagliando le gambe al settore immobiliare provocandone il crollo, determinante per la cronicizzazione della recessione. E oggi sono i sindacati che chiedono altre tasse per uscire dal tunnel?
L’atteggiamento della sinistra sindacale, benché giustamente motivato dalla rabbia sociale contro le palesi diseguaglianze alimentate dal governo Renzi, non aiuta a risolvere il problema. «Tutto questo insieme di menzogne e di false rappresentazioni della realtà, somministrato in modo martellante al popolo, serve a fargli accettare una politica tributaria e finanziaria che consente di trasferire sempre più denaro dal contribuente e dalla spesa per la società alle tasche di banchieri e finanzieri attraverso sia gli interessi sul debito pubblico, che gli aiuti di Stato alle banche, che gli stanziamenti multimiliardari in favore di organismi di sostegno alle banche come il Mes», conclude Della Luna. «In sostanza, quindi, lo schema politico è il seguente: compiere operazioni che generano profitto e instabilità; alimentare l’instabilità e usarla per creare allarme sociale; dare di questa situazione una falsa spiegazione alla gente, che la disponga ad accettare non solo i peggioramenti avvenuti, ma anche ulteriori sacrifici in termini sia economici che di diritti anche politici, come necessari per evitare il disastro; usare questi sacrifici per arricchirsi ulteriormente». Ecco perché l’oligarchia si oppone all’unica possibile soluzione democratica: libera emissione di moneta pubblica per sostenere il sistema economico, aziende e posti di lavoro.


Finanziare la spesa pubblica con le tasse, magari una patrimoniale? Sbagliato due volte, protesta Marco Della Luna. Primo, perché i grandi patrimoni sono finanziari, dunque volatili e sfuggenti. E soprattutto perché chiedere altre tasse significa rassegnarsi al sistema-truffa dell’emissione privatizzata del denaro: per uscire dalla crisi, infatti, basterebbero iniezioni di valuta sovrana a sostegno dell’economia reale, cioè posti di lavoro. Possibile che la sinistra sindacale non lo capisca? Purtroppo sì. Perché «il sindacato e gran parte della sinistra non hanno le basi culturali o la libertà di azione necessarie per poter imporre al dibattito pubblico, politico, sindacale, parlamentare, di trattare i veri temi nodali». Ovvero: «Come viene creato il denaro, da chi, a vantaggio di chi, con che diritto, con quali profitti, con quale tassazione su questi profitti». L’uscita dal tunnel è una sola: «Creazione di denaro direttamente da parte dello Stato, senza che lo Stato lo debba comperare dando in cambio titoli pubblici, cioè indebitandosi». Questo dovrebbero chiedere, Landini e Camusso, e con loro i quasi 5 milioni di italiani iscritti alla Cgil.
Secondo Della Luna, il pericolo è lo strapotere del capitale finanziario, cresciuto fino a 15 volte l’economia reale. Come? In due modi: autorizzando le banche a compiere azioni di pirateria speculativa e, prima ancora, concedendo ai mercati Marco Della Lunafinanziari di ricattare gli Stati mediante l’acquisto del debito pubblico, nel momento in cui – in Italia dagli anni ‘80 – si è vietato alla banca centrale di continuare a finanziare il governo, cioè i cittadini, emettendo moneta a costo zero. Ora, con l’euro, siamo all’incubo elevato a sistema. A tutto questo siamo giunti con l’inganno: «Celare all’opinione pubblica questi semplici termini del problema, fare in modo che non capisca o fraintenda ciò che si sta facendo, così da prevenire resistenze organizzate e poter continuare in questo processo di accaparramento della ricchezza, è un bisogno primario delle classi dominanti che lo hanno costruito e ne stanno beneficiando». Il nuovo compito della politica? Assicurarsi che le pecore siano tosate all’infinito, senza protestare.

OMT: la grande guerra fra stati e mercati

La grande guerra fra stati e mercati


Mario Draghi La grande guerra tra stati e mercati
di Lidia Undiemi

In un sistema economico e finanziario fortemente globalizzato, si governa con i trattati internazionali. Quella che stiamo vivendo è una vera e propria guerra fra Stati e mercati, ovvero il capitale internazionale. Per comprenderne la portata, basta ragionare sul nuovo strumento messo in campo dalla BCE per far fronte alla crisi dell’Eurozona, ossia l’OMT.

L'OMT (Outright monetary transactions) è un piano di acquisto illimitato sul mercato secondario dei titoli pubblici degli stati in difficoltà, nato con lo scopo di ridurre le pressioni dei mercati che si manifestano attraverso l’aumento dello spread. Per questa ragione, tale strumento è stato anche definito “piano anti spread” oppure “piano salva euro”, proprio perché venne preannunciato nel 2012 da Mario Draghi, quando disse: “farò di tutto per salvare l’euro”.
Ma lungi dall’essere un aiuto disinteressato in favore dei paesi che versano in una situazione di emergenza, l’accesso all’OMT è subordinato alla sottoscrizione di un accordo con il MES  (un’organizzazione finanziaria di cui su questo blog si è parlato a lungo), cioè all’obbligo di sottoporsi a cosiddette condizioni rigorose, ovvero il rispetto dell’agenda politica imposta da tale organizzazione finanziaria (le famose “riforme” richieste a gran voce dalla BCE di Mario Draghi). Tradotto: se non vi fate commissariare non riceverete alcun aiuto qualora i mercati generino destabilizzazioni finanziarie (ndr: e sappiamo bene quanto sia facile, alla bisogna, destabilizzare i mercati).
Ecco un esempio di come i circuiti finanziari, mediante un accordo-trattato internazionale quale è il MES, riescano a governare un paese scavalcando qualsiasi barriera democratica.
Aspettiamoci presto un’altra lettera con le riforme dettate dai mercati.
Leggi Il Ricatto dei Mercati, di Lidia Undiemi Lidia Undiemi MES Il Ricatto Dei Mercati
 Se vuoi comprendere a fondo come i meccanismi democratici siano stati soppiantati dagli interessi delle élite finanziarie, leggi “Il Ricatto dei Mercati”, di Lidia Undiemi, appena uscito nelle librerie e sul Kindle.

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Ecco chi é Veramente Mario Draghi - TV Tedesca

domenica 9 novembre 2014

Comunicato dell'ASSOCIAZIONE AZIONISTI UBI BANCA

Ricevuto da Lannutti: Banche & Paradisi fiscali: lo scandalo Ubi-Banca ! Bankitalia, che predica bene per bocca di Visco, razzola male, facendo da palo alle frodi fiscali-societarie Pubblico il Comunicato dell'ASSOCIAZIONE AZIONISTI UBI BANCA

(comunicato stampa diffuso dopo la chiusura delle trattazioni di Borsa)

Secondo quanto riportato dai media nazionali ed internazionali riguardo lo scandalo di trecentoquaranta multinazionali che hanno sottoscritto accordi elusivi con il Granducato di Lussemburgo per pagare meno tasse agli Stati di provenienza, ancora una volta, UBI Banca risulta purtroppo tra i protagonisti assoluti. Si parla di cifre enormi potenzialmente sottratti al fisco italiano e ad altri Paesi europei, anche da parte di istituti di credito che hanno avuto in questi anni l’ardire di vantarsi della trasparenza dei propri bilanci, nel caso di UBI Banca, professandosi addirittura paladini dei valori e delle tradizioni cattoliche.
Ci chiediamo ora in quali scaffali della Banca verrà riposto il recente premio al Consigliere Delegato, quale “banchiere più trasparente”. Il nostro consiglio, consentiteci la battuta, è di collocarlo, proteggendolo con cura vicino a qualche media (magari di matrice cattolica), che ha fino ad oggi edulcorato, per usare un eufemismo, quanto è accaduto in questi anni in UBI Banca.
E’ bene riepilogare quanto lo scrivente ha da tempo comunicato alle Istituzioni di Vigilanza, CONSOB e BANKITALIA, in merito alla struttura estera del Gruppo UBI, struttura che si estrinseca anche in numerosissime società con sedi in paradisi fiscali o paesi a fiscalità agevolata.
UBI Banca purtroppo primeggia, come da elenco sotto riportato, per società con sedi in Paesi quali Cina, Singapore, ben sedici società con sede in Lussemburgo e otto con sede in Delaware (USA), (stato noto alla cronaca in quanto ultima destinazione conosciuta del mitico aereo di Lele Mora, venduto ad una società locale per la capiente cifra di circa € 60.000), quattro in Svizzera e ancora nel Baliato di Jersey, a Dublino, a Madrid, a Bruxelles e a Cracovia.
OVVIAMENTE I NOSTRI ELENCHI NON POSSONO CHE ESSERE PARZIALI (in difetto)










Di che cosa si occupano, o si sono occupate, tutte queste società con sedi estere, anche in paradisi fiscali o Paesi a fiscalità agevolata?

venerdì 7 novembre 2014

BCE: Irish Times pubblica il ricatto all'irlanda

/ Irish Times pubblica una lettera di Trichet del novembre 2010: l'...

Irish Times pubblica una lettera di Trichet del novembre 2010: l'Irlanda fu minacciata ad accettare il piano di "salvataggio"

 http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=9313

Irish Times pubblica una lettera di Trichet del novembre 2010: l'Irlanda fu minacciata ad accettare il piano di

"O accettate o tagliamo i fondi emergenziali al vostro sistema bancario"


La Banca centrale Europa ha esplicitamente minacciato alla fine di novembre del 2010 di tagliare i fondi d'emergenza per il sistema bancario irlandese, a meno che Dublino non avesse accettato immediatamente il piano di salvataggio e quindi l'austerità e la ricapitalizzazione bancaria a spesa dei contribuenti. 
La lettera dell'allora presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, all'ex ministro delle finanze Brian Lenihan – segnalata come “secret” – è stata spedita il 19 novembre e l'Irish Times ne è entrato in possesso di una copia (nel sito del quotidiano irlandese è anche pubblicata nella sua interezza). Nella lettera si legge che il Consiglio dei governatori della Bce avrebbe concordato a stanziare ulteriore liquidità assistenziale alle banche solo se in cambio avesse ricevuto “un impegno scritto” dal governo ad applicare immediatamente il programma di salvataggio. 
Si legge inoltre come la richiesta per un'assistenza finanziaria doveva contenere un impegno a tagli al bilancio e una ristrutturazione del settore finanziario. Si legge, inoltre, come il piano dovesse include misure per ricapitalizzare il sistema bancario e che il governo doveva accettare di ripagare l'ELA- il fondo speciale erogato alle banche in difficoltà – alla Banca centrale.
La lettera è stata spedita il giorno dopo che il governatore della Banca centrale Patrick Honohan era apparso in Tv per dire che l'Irlanda non aveva scelta se non quella di chiedere un aiuto. Due giorni dopo la lettera, Dublino ha proceduto alla richiesta formale del programma di salvataggio. 
Nonostante i contenuti abbastanza espliciti, la Bce ha negato che le lettere evidenzino che l'Istituto di Francoforte abbia dettato la politica da seguire al Governo irlandese. "Le lettere e tutta la documentazione hanno lo scopo di mostrare, che la portata della crisi interna ha reso necessario all'Irlanda fare richiesta del programma di aggiustamento dell'Ue e dell'Fmi" e non le indicazioni di Trichet, ha concluso l'Istituto di Francoforte.
“E chi ce l'ha messa?”, diceva Totò alla moglie che lo scopriva con un'altra donna. Negare sempre anche nell'evidenza di aver calpestato ogni principio democratico è anche il motto di Francoforte 

Notizia del:

Signoraggio: anche i bancari vogliono una fetta del bottino

Comunicato Unitario 05-11-2014 by marco saba