martedì 20 ottobre 2015

Bankitalia: governatore Visco indagato per corruzione, truffa, abuso e infedeltà

Inchiesta Bps: atti Procura Spoleto, Visco indagato

Dal 28 gennaio 2015 per corruzione, truffa, abuso e infedeltà

http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2015/10/20/visco-indagato-dalla-procura-di-spoleto_b58fbe89-5bce-46e4-a8f3-9f1bd11a74ef.html

L'iscrizione nel registro degli indagati di Ignazio Visco è confermata da atti della procura di Spoleto. Da un certificato di "comunicazione d'iscrizione a registro" di una parte offesa, di cui l'ANSA ha copia, emerge che Visco è indagato dal 28 gennaio 2015 per concorso in corruzione, abuso d'ufficio e truffa, e "infedeltà a seguito dazione o promessa di utilità".

Sono complessivamente otto gli indagati nell'inchiesta aperta dalla procura umbra, tutti per le stesse ipotesi di reato contestate a Visco. Oltre al governatore, gli iscritti sono Giovanni Boccolini, Gianluca Brancadoro, Silvano Corbella, Giovanni Domenichini, Stefano Lado, Giuliana Scognamiglio e Nicola Stabile. L'esposto che ha portato all'apertura del fascicolo è stato presentato da un centinaio di vecchi soci della Popolare di Spoleto, secondo i quali ci sarebbero state una serie di condotte irregolari nel passaggio a Banca Desio. In particolare, sempre secondo l'esposto dei vecchi soci, ci fu un'offerta di una società di Hong Kong, la 'Nit Holding', superiore di 100 milioni di euro rispetto a quella avanzata da Banca Desio. Offerta alla quale, dicono oggi i vecchi soci della Popolare, i commissari di Bankitalia rifiutarono senza fornire alcuna motivazione chiara.


LA NOTIZIA SUL FATTO QUOTIDIANO

Il commissariamento era stato confermato da Mef - Il commissariamento della Banca Popolare di Spoleto e della controllante Spoleto Crediti e Servizi - vicende oggetto dell'inchiesta della magistratura di Spoleto che, secondo il Fatto Quotidiano, coinvolge, tra gli altri il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco - era stato confermato dal Ministero dell'Economia dopo l'annullamento da parte del Consiglio di Stato. Alla luce delle pronunce del giudice amministrativo e dell'esigenza di evitare qualsiasi incertezza sulla stabilità dei rapporti della clientela, la Banca d'Italia aveva reiterato "ora per allora" le proposte al ministero dell'Economia di amministrazione straordinaria. Con i provvedimenti 149 e 150 del 20 aprile 2015, adottati su proposta dell'Istituto centrale, il Mef aveva reiterato i decreti ministeriali di amministrazione straordinaria con effetto a partire dall'8 febbraio 2013, quando era cominciato il commissariamento.

Ex amministratori già del mirino del pm - Già prima del commissariamento della Banca, avvenuto nel febbraio 2013, la popolare di Spoleto - ora al centro di una inchiesta che coinvolgerebbe il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco - è finito nel mirino della Procura. I pm hanno indagato alcuni ex amministratori - tra i quali l'ex presidente Giovannino Antonini - funzionari dell'istituto e imprenditori dell'area umbra. Il procedimento, definito dalla Procura sulla base delle risultanze delle indagini svolte dal Nucleo Speciale di Polizia valutaria della Guardia di Finanza, è in attesa dell'udienza preliminare. I reati ipotizzati sono associazione per delinquere e plurime ipotesi di appropriazione indebita aggravata, intermediazione usuraria, ostacolo alle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza, bancarotta fraudolenta, dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture e documenti per operazioni inesistenti, omessa comunicazione del conflitto di interessi. Fatti commessi a Spoleto e in altri luoghi dal 30 settembre del 2007 al 24 aprile 2012 - avevano precisato gli inquirenti - "ai danni della Banca popolare di Spoleto e altri soggetti".

Bankitalia, non a conoscenza indagine 
- ''Con riferimento alla notizia comparsa oggi sulla stampa relativa alle vicende della Banca Popolare di Spoleto, la Banca d'Italia non è a conoscenza di alcuna iniziativa dell'autorità giudiziaria''. Lo riferiscono fonti della stessa Banca d'Italia.

Il denaro fantasma: Oggetti Contanti Non Identificati

Il denaro fantasma: Oggetti Contanti Non Identificati 
by "The Money Doctor"

Il denaro prestato o speso dalla banca per acquistare beni immobili o mobili, essendo creato dalla banca stessa, esce "in nero" poiché viene versato direttamente nel conto del fruitore senza che ne sia tracciabile l'origine. Ovvero, non esiste un accredito precedente in cassa a favore dell'istituto emittente. Così come esce in nero, rientra in nero poiché - alla restituzione - sembra sparire contabilmente.

Questo denaro "nero", ovvero senza certificato di nascita o di origine controllata e garantita, è paragonabile ad un immobile non accatastato. La cessione di questo denaro da parte della banca non viene giustificata da una precedente proprietà contabilizzata da parte della banca del denaro stesso.

Si interrompe quella che viene chiamata la "catena di titolarità" legittima del denaro in oggetto.

La banca segna una uscita di cassa senza prima aver segnato una entrata. Il paradosso di spendere col portafoglio vuoto.

Quando il denaro prestato rientra, sparisce contabilmente ma rimane di fatto in mano alla banca. Non viene distrutto. E' facile accertarsene con l'uso dei contanti materiali, è più difficile quando il rientro avviene tramite denaro elettronico che viene versato nel conto accentrato della banca.

Il fatto che il denaro - elettronico o contante - non sia più visibile contabilmente - ovvero che sia un "oggetto contante non identificato" - non impedisce però alla banca di disporne. Anche qui, è facile capirlo per le banconote e monetine, è più difficile capirlo per il denaro elettronico poiché occorre conoscere il funzionamento empirico delle società interbancarie di compensazione.

Il risultato è che di M1 - quello dichiarato dalla BCE - non si conosce un proprietario originario legittimo.
Ma il risultato pratico più eclatante è che la misura di M1 nella realtà è di parecchio superiore a quanto dichiarato. Un esperto in materia ha ipotizzato che si tratterebbe di circa mille volte la misura ufficiale.

La spiegazione è semplice: in M1 troviamo il denaro aggregato come risulta ufficialmente nei depositi desunti dai bilanci bancari, ma non troviamo traccia di tutto quel denaro clandestino, rientrato in banca e scomparso contabilmente, di cui vengono (definitivamente?) smarrite le tracce.
Diventa denaro fantasma ("shadow money").




Bibliografia:

- SOLDI - Il libro nero della finanza internazionale, di Denis Robert, Ernest Backes, Nuovi Mondi Media, 2004
http://www.amazon.it/Soldi-libro-della-finanza-internazionale/dp/8889091061

- Werner, R.A., Can banks individually create money out of nothing? — The theories and the empirical evidence, International Review of Financial Analysis, Volume 36, December 2014, Pages 1–19
http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1057521914001070

- Werner, R.A., How do banks create money, and why can other firms not do the same? An explanation for the coexistence of lending and deposit-taking, International Review of Financial Analysis, Volume 36, December 2014, Pages 71–77
http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1057521914001434

- Werner, R.A., Do banks really create money out of nothing?
Another empirical test of the three theories of banking, International Review of Financial Analysis (2015)
http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1057521915001477

lunedì 19 ottobre 2015

#Italia5stelle Agorà Finanze per un fisco equo e contro le frodi bancarie - Imola (INTEGRALE)

REPORT-RAITRE sul falso in bilancio


(...)
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Meno male che riesce anche a riderci su. Ma chi dice di voler aiutare l’economia a
riprendersi, queste cose le sa? Perché che cosa investi quando sei in balia del
burocrate locale che ti blocca l’attività perché un Ministero cincischia. Il Ministero in
questione è quello dell’ambiente e il suo Ministro non risponde. Proseguiamo invece
con un’altra legge fresca fresca che puoi interpretare come vuoi. Il falso in bilancio.

GIOVANNI MARIA FLICK – EX PRESIDENTE CORTE COSTITUZIONALE
Il falso in bilancio è uno dei tipici reati sentinella, cioè: quei reati che servono a
commettere degli altri. Perché se io prelevo una somma che mi serve per pagare una
mazzetta, una corruzione o al contrario se io ricevo il frutto di una corruzione non
posso scriverla a bilancio come tangente di X.

LUCA CHIANCA
Devo falsificarlo.

GIOVANNI MARIA FLICK – EX PRESIDENTE CORTE COSTITUZIONALE
E devo quindi dare il bilancio delle cifre e delle indicazioni diverse da quella che è la
realtà.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
È noto che nel 2002 furono introdotte delle norme per cui il reato di falso in bilancio fu
praticamente depenalizzato. Adesso le cose sono cambiate è stata riscritta
completamente la legge ma c’è un ma che ruota attorno alla parola “valutazione”. Per
capire l’impatto e la ricaduta di questa parola bisogna costruirci un po’ di storia
intorno. Allora se fino al 2002 ogni dato falso che finiva in bilancio era considerato un
fatto, con il governo Berlusconi viene introdotta una nuova norma che dice c’è il fatto
materiale da una parte che è una cosa, e la valutazione, che è un’altra cosa. E vanno
tenute separate. Perché, che cosa vuol dire?

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO
Che faccio un falso materiale se iscrivo a bilancio che nel magazzino ho 10 macchine,
ma non ne possiedo nessuna. E faccio un falso valutativo se i 4 catorci arrugginiti nel
garage li valuto un 1 milione, invece di mille euro.
Altro esempio?

GIOVANNI MARIA FLICK – EX PRESIDENTE CORTE COSTITUZIONALE
Se io dico che sono proprietario di Trinità dei Monti beh..

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO
Qualche dubbio mi viene!

GIOVANNI MARIA FLICK – EX PRESIDENTE CORTE COSTITUZIONALE
Qualche dubbio verrà. Se io dico che sono proprietario di un immobile che è dietro
Trinità dei Monti, preziosissimo, di un valore enorme, di grande rilievo sul mercato, poi
si va e si vede è una topaia, che non sta in piedi che per entrarci e per consolidarla
bisogna spendere un patrimonio, il discorso è diverso.

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO
Bene. Il 15 giugno di quest’anno, dopo 2 anni di discussioni sulla necessità di
ripristinare il reato di falso in bilancio, come è in tutti i paesi industrializzati, entra
finalmente in vigore la nuova norma; il governo aumenta le pene e sarà più difficile
farla franca perché allunga anche i tempi di prescrizione.

GIOVANNI MARIA FLICK – EX PRESIDENTE CORTE COSTITUZIONALE
Con l'altra mano però si dimentica di scrivere o meglio decide di non scrivere che le
valutazioni possono costituire un falso, al pari dei fatti materiali falsi.

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO
Cioè il nodo sta tutto in questo inciso: “ancorché oggetto di valutazioni”, presente
nella vecchia norma, ma sparito da quella nuova. L’effetto di questa dimenticanza si

vede subito, con la sentenza della Cassazione, che deve decidere sulla condanna a 7
anni per bancarotta impropria dell'ex sondaggista di Berlusconi, Luigi Crespi e due
componenti della sua famiglia.

GIUSEPPE ROSSODIVITA – TEAM AVVOCATI FAMIGLIA CRESPI
All’esito del rinvio la Cassazione ha accettato una nostra interpretazione e ha
provveduto ad annullare la sentenza di condanna in relazione a quei capi che appunto
facevano riferimento al falso valutativo.

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO
Secondo i giudici d'appello Crespi aveva abbellito il bilancio della HDC, inserendo
crediti e partecipazioni societarie con valori troppo elevati, per non far apparire in
dissesto la sua società. E siccome questi dati erano delle false valutazioni, la
Cassazione ha applicato alla lettera quello che il legislatore ha scritto.

GIOVANNI MARIA FLICK – EX PRESIDENTE CORTE COSTITUZIONALE
In concreto se avesse voluto punire le valutazioni avrebbe dovuto dirlo.

LUCA CHIANCA
Scriverlo chiaro.

GIOVANNI MARIA FLICK – EX PRESIDENTE CORTE COSTITUZIONALE
Scriverlo chiaro.

SIMONE LONATI – PROCEDURA PENALE UNIVERSITA’ BOCCONI MILANO
Se lei va a vedere gli emendamenti che sono stati presentati e che sono stati tutti
respinti tutti erano nel senso di inserire ancorché oggetto di valutazione. Quello che è
passato è invece l’emendamento del Governo che riporta come oggetto della condotta
soltanto l’esposizione di fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero.

SIMONE LONATI – PROCEDURA PENALE UNIVERSITA’ BOCCONI MILANO
Senza le valutazioni.

LUCA CHIANCA
Senza le valutazioni.

LUCA CHIANCA
Perché è stata tolta la frase “ancorché oggetto di valutazioni”?

DONATELLA FERRANTI – PRESIDENTE COMMISSIONE GIUSTIZIA CAMERA
Il problema io credo che sia quello di focalizzare che noi non abbiamo operato un
intervento chirurgico sulla norma preesistente, quella del 2002, ma abbiamo riscritto
la norma del falso in bilancio.

LUCA CHIANCA
Però la Corte di Cassazione è stata chiara dopo due giorni. Annullando una sentenza.

DONATELLA FERRANTI – PRESIDENTE COMMISSIONE GIUSTIZIA CAMERA
Nella relazione che abbiamo fatto in aula - l'onorevole Ermini ha fatto in aula, il
relatore - abbiamo proprio specificato che nei fatti materiali rilevanti rientravano
anche le valutazioni.

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO
Leggendo la relazione dell’onorevole Ermini, fatta di ben 2 cartelle, non c’è mai scritto

in maniera chiara che anche la false valutazione sono reato.

DONATELLA FERRANTI – PRESIDENTE COMMISSIONE GIUSTIZIA CAMERA
Dire che non c'è quella frase, uguale non c'è la valutazione fraudolenta non è alterata,
falsa, non è un falso in bilancio, è una equivalenza errata, non conforme alle volontà
del legislatore. Non è una sentenza che fa la giurisprudenza. Quindi per ora prendiamo
atto.

LUCA CHIANCA
Ma la prima sentenza dice il contrario di quello che voi volevate fare!

DONATELLA FERRANTI – PRESIDENTE COMMISSIONE GIUSTIZIA CAMERA
L'interpretazione molte volte anche della giurisprudenza, della Cassazione cambia e
forse qui c'era bisogno di un approfondimento ulteriore.

GIOVANNI MARIA FLICK – EX PRESIDENTE CORTE COSTITUZIONALE
Nel dibattito che ha seguito questo discorso, si è detto che occorre fare il tagliando
alla legge. A me preoccupa l'idea di una legge che dopo esser stata in gestazione per
svariati anni.

LUCA CHIANCA
Per due anni!

GIOVANNI MARIA FLICK – EX PRESIDENTE CORTE COSTITUZIONALE
..ha bisogno del tagliando.

GIAN GAETANO BELLAVIA - ESPERTO DIRITTO PENALE DELL'ECONOMIA
Ma lei pensi solo alla banche: i bilanci delle banche sono solo una valutazione.
Valutare i crediti. Le più grandi banche italiane hanno 50, 80, 100 miliardi di euro
crediti

LUCA CHIANCA
Come li valutiamo questi crediti?

GIAN GAETANO BELLAVIA - ESPERTO DIRITTO PENALE DELL'ECONOMIA
Loro li valuteranno come gli pare, no? È questo il punto: non è punibile una
valutazione fraudolenta.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Insomma è un’ambiguità voluta o un pasticcio? Ha sbagliato chi l’ha scritta o chi la
interpreta? Sta di fatto che per uscirne o il legislatore ci rimette le mani oppure la
Cassazione si esprime dicendo esattamente come va interpretata. Perché lasciando le
cose così come stanno chi gonfia il bilancio in maniera fraudolenta come abbiamo visto
può anche farla franca. Pubblicità e poi vediamo una storia che è veramente surreale.

Pubblicità

(...)

giovedì 15 ottobre 2015

Assemblea CREDEM: contestazione contabile sulla creazione di denaro

Assemblea degli azionisti CREDEM, 30 aprile 2015: contestazione contabile sulla creazione di denaro, da pag. 15 a pag.26 del verbale:
http://www.credem.it/Company_Profile/Corporate%20Governance/Verbale%20ottico%20Assemblea%20ordinaria%20e%20straordinaria.pdf

Ci resta la disobbedienza civile

Ci resta la disobbedienza civile

Un “nuovo” ordine mondiale produce, inventa e alimenta guerre ed esodi per dare spazio e proteggere i nuovi poteri finanziari. Opporsi sembra impossibile. “La governance dei nuovi poteri – spiega Bruno Amoroso – è assicurata da istituzioni militari come la Nato, dal business energetico industriale e tecnologico, e da pochi centri di potere della finanza internazionale. Impedire a questa governance di funzionare mettendo sabbia nei suoi meccanismi e distruggendo le sue istituzioni, è il passo necessario per ridare spazi di democrazia…”. La prima fortezza da espugnare è la Bce: per questo occorre intensificare “la denuncia del ruolo svolto dai sicari dell’economia, a iniziare da Mario Draghi” e sostenere campagne come la Dip (Dichiariamo Guerra alla Povertà). Sì, è tempo di resistenza e di organizzare un movimento di disobbedienza civile
Francoforte sul Meno, contestazioni allla Bce (Blockupy).
.
di Bruno Amoroso
Destabilizzazione politica, marginalizzazione economica: il risultato è un sistema di apartheid globale. Dal caos sapientemente prodotto e governato (guerre e migrazioni) si sta alimentando la domanda di un “nuovo” ordine mondiale, quello della globalizzazione. Questo viene oggi servito per garantire che tutto cambi per dare spazio e proteggere i nuovi poteri finanziari e militari.
Diritti, sindacati, partiti, democrazia, società civile, cosviluppo sono un ricordo del passato, il crollo di un’utopia. Il nuovo ordine si chiama Globalizzazione e le sue istituzioni governano il disordine mondiale. Opporsi sembra oggi impossibile perché dalla disperazione non nascono solidarietà e unità, ma solo divisioni e “guerre civili”. Infatti, i sistemi di welfare europeo sono stati travolti senza alcuna resistenza.
La loro forza consisteva anzitutto nella capacità di coniugare crescita economica, e diffusione del welfare dentro i valori comunitari dello Sato nazionale. La “governance” dei nuovi poteri è assicurata oggi dalle istituzioni militari (Nato), dal Big Business (energetico, industriale, tecnologico), e da pochi centri di potere della finanza internazionale. Impedire a questa “governance” di funzionare mettendo sabbia nei suoi meccanismi e distruggendo le sue istituzioni, è il passo necessario per ridare spazi di democrazia e ossigeno agli Stati nazionali, che oggi sono soffocati in Europa dentro la camicia di forza dell’Unione europea.
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Le guerre e le migrazioni sono gli strumenti utilizzati dalla Troika per impedire ogni alternativa. Per impedire che le crisi si trasformassero in nuove solidarietà sono state introdotte misure che proibiscono la solidarietà tra i popoli come avviene oggi con l’occupazione della Banca Centrale Europea affidata alla guida gelida e sapiente di uno dei maggiori “sicari dell’economia”. Una Banca Centrale che finanzia guerre, rapine, garantisce con il ricatto la dipendenza dei governi dalla Troika. Da qui bisogna ripartire, non frammentando le lotte e le domande di nuova economica, ma unificandole per rovesciare questo che è il più grande ostacolo al cambiamento e per porre fine al massacro e impoverimento delle masse.
Le guerre e le migrazioni sono oggi un grande business che serve a dividere alternative e opposizioni: dividendo gli Stati europei nella camicia di forza delle norme dettate dai vincoli di bilancio sapientemente introdotte al momento giusto, dividendo la società civile (Ong ecc.) attratta da finanziamenti (gli “aiuti” che servono si a garantirgli la sopravvivenza ma di certo non a porre fine allo scempio), dividendo il mondo del lavoro offrendo privilegi a chi partecipa al dividendo della guerra.
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La Campagna Dip (Dichiariamo Guerra alla Povertà) è nata su questa analisi e su queste premesse, cercando di contribuire alla creazione di una nuova resistenza, che travolga le divisioni e gli interessi particolari e organizzi un movimento di disobbedienza civile e di solidarietà attiva che contrasti le soluzioni criminali e illusorie che si cerca di contrabbandare tramite i mass media. La prima fortezza da espugnare è la Banca Centrale Europea, di cui va abolita a furore di popolo l’autonomia dalla politica e dalle istituzioni nazionali, e le cui funzioni devono avere come obiettivo il divieto di finanziare guerre, di favorire speculazioni finanziarie, di agire in modo autonomo sulle scelte politiche dell’Ue e dei singoli Stati.
Nel contempo va intensificata la denuncia del ruolo svolto dai sicari dell’economia, a iniziare da Mario Draghi, richiedendo e attuando la costituzione di un tribunale popolare che raccolga i documenti necessari per l’esproprio di tutti i beni accumulati e il risarcimento dei danni prodotti con la speculazione finanziaria ai danni dei cittadini, le guerre e la migrazioni.
.
*Bruno Amoroso, presidente del Centro Studi Federico Caffè e collaboratore di Comune, è stato uno degli allievi e collaboratori del noto economista Federico Caffè (nel libro «La stanza rossa», per Città aperta, traccia il significato dell’avventura intellettuale e umana dell’amico e maestro). Docente presso l’università di Roskilde (Danimarca) e quella di Hanoi (Vietnam), Amoroso è tra i promotori dell’Università del Bene Comune ed è autore di numerosi articoli e libri (tra cui «Europa e Mediterraneo. Le sfide del futuro» per Dedalo edizioni; l’ultima pubblicazione è «L’Europa oltre l’Euro», edita da Castelvecchi).

POPOLARE DI VICENZA / ECCO CHI HA SCAVATO IL BUCO

POPOLARE DI VICENZA / ECCO CHI HA SCAVATO IL BUCO. E 8 ANNI FA MAGISTRATURA E BANKITALIA CHIUSERO GLI OCCHI


14 ottobre 2015 autore: Andrea Cinquegrani
http://www.lavocedellevoci.it/?p=3420
mont vicenza

Scandalo Popolare di Vicenza. Come mai la procura ha dormito, nonostante alcune precise denunce presentate nelle mani del numero uno Nelson Salvarani addirittura nel 2008 dall’Adusbef su gravi episodi di malagestione? E perchè Bankitalia, dopo aver redatto alcune note preoccupanti sulle operazioni allegre dell’istituto veneto, ha poi pensato bene di non intervenire con una accurata ispezione e un rituale commissariamento?
Siamo alle solite, come del resto ha abbondantemente documentato nel volume “Bankster – Molto peggio di Al Capone i vampiri di Wall street e piazza Affari”, uscito a giugno 2010 (scaricabile gratuitamente dalla home page del sito della Voce), Elio Lannutti, storico e battagliero animatore della sigla che tutela i risparmiatori e utenti dei servizi bancari. Gli organi di repressione, vigilanza e controllo (lo stesso accade con Consob e le società quotate in borsa) intervengono “regolarmente” dopo che i buoi sono usciti dalle stalle, e quando le casse sono state svaligiate al punto giusto. Mai un “prima” o “durante” i furti: sempre dopo, a cose fatte, a bottino ampiamente trafugato, reinvestito o inviato con un bel fiocco in uno dei tanti, ospitali paradisi fiscali.
E così è successo, in modo clamoroso, con la Popolare di Vicenza e le indagini su un “insospettabile”, il padre-padrone della Banca Giovanni Zonin, il re del vino. Che già incarna un’anomalia: come è possibile immaginare a capo di un istituto di credito un pezzo da novanta del mondo imprenditoriale, che caso mai deve deliberare su un fido ad una sua azienda, oppure di un socio, di un parente o un amico? Come si diceva una volta: quando si verifica un caso del genere, mi alzo e lascio decidere in tutta libertà gli altri membri del consiglio d’amministrazione. Succedeva ai tempi di re Ferdinando Ventriglia e i fidi allegri al Banco di Napoli o all’istituto di credito agevolato per il mezzogiorno, l’Isveimer negli anni ’70 di vacche grasse. Ma ora? Nessuno se ne era accorto di una simile anomalia “genetica” alla Popolare di Vicenza?
C’è chi racconta a piazza Affari: “purtroppo episodi del genere ce se sono, soprattutto in un mondo variegato come quello delle Popolari e delle banche cooperative. Conflitti d’interesse dietro ogni angolo. Un po’ come succede adesso, in modo lampante, con Mario Mantovani in Lombardia: lo scandalo non è di oggi, che lo hanno beccato, ma viene da molto prima. Come è stato mai possibile nominare assessore alla sanità pubblica e anche vicepresidente della Regione il ras della sanità privata? Quelli che oggi cadono dal pero, cosa facevano ieri? E come mai, anche in questo caso, finora la magistratura ha chiuso gli occhi?”.
Ma torniamo alla Popolare vicentina e alle denunce dell’Adusbef. Primo atto. 18 marzo 2008. Lannutti firma un esposto-denuncia indirizzato al procuratore capo di Vicenza Nelson Salvarani, e per conoscenza anche alle procure di Milano e Roma. Eccone alcuni stralci. “Si è appreso che il Cda della Banca Popolare di Vicenza avrebbe dato il via libera ad un rafforzamento patrimoniale di complessivi 950 milioni di euro, di cui 480 milioni mediante aumento di capitale a pagamento, di euro 220 milioni mediante prestito obbligazionario subordinato ed euro 250 milioni mediante l’emissione di strumenti innovati di capitale”. Tutto ciò, veniva precisato, anche per sostenere l’onere di alcune operazioni, come l’acquisizione di 61 sportelli di Ubi banca, addirittura il 2 per cento di Mediobanca, una parte dei 186 sportelli messi in vendita da Unicredit e il 76 per cento del capitale del Mediocredito siciliano Irfis.
Elio Lannutti
Elio Lannutti
Adusbef, in particolare, puntava i riflettori “sull’illiceità di talune condotte societarie, del presidente Zonin e del cda, in merito alla delibera dello stesso cda di aumento della quotazione azionaria a 58 euro”, con un valore giudicato del tutto “inverosimile” e tale da richiedere un grosso “sacrificio finanziario a tutti i soci”. Per gli stessi motivi Adusbef chiedeva “l’apertura di un procedimento penale a carico degli esponenti aziendali della banca”.
Ma ecco, in rapida carrellata, le tappe successive. 2 gennaio 2009. Il pm Angela Barbaglio chiede al gip di poter proseguire nelle indagini, ma tre mesi dopo ha già le idee chiare e fa istanza di archiviazione, ratificata dal gip Eloisa Pesenti il 21 aprile che fa calare il sipario sull’inchiesta. Il decreto di archiviazione non viene neanche comunicato, come di prassi, al denunciante, in questo caso Adusbef. In tempo reale, il 23 aprile l’ufficio stampa della Popolare suona le trombe e annuncia il grande evento: tutto archiviato. E poi, altre 48 ore dopo, ecco il brindisi: quando l’assemblea dei soci, il 25 aprile, reincorona Zonin al vertice dell’istituto. “La consecutio delle date – denuncia Lannutti – e di tutto quanto è successo dal 15 al 25 aprile, sono elementi così importanti e decisivi da far sospettare un’attenta regia tra i vertici della Popolare e quello della procura, che si arrogava il diritto di archiviare per consentire all’assemblea dei soci di celebrare il trionfo senza ombre della gestione Zonin”.
Ma ecco che il 28 settembre 2010 la Cassazione “annulla lo scandaloso provvedimento di archiviazione del tribunale di Vicenza sui valori gonfiati dei titoli della Popolare”. Tutto è stato reinviato all’ufficio gip del tribunale del capoluogo veneto. Ma da allora le nebbie padane sono calate più fitte che mai.
Schermata 2015-10-14 alle 20.00.52E Bankitalia? Nel frattempo ha partorito il classico topolino. Una serie di schede, di cifre, di considerazioni dalle quali si comprende – in controluce – la preoccupante situazione della Popolare vicentina, ma senza prendere alcun provvedimento di sostanza. Ecco un paio di passaggi, a proposito di quella “acrobatica” quotazione azionaria a 58 euro e dei possibili scenari a seguire. “Emerge un quadro del patrimonio di vigilanza che, nonostante il rafforzamento patrimoniale deliberato e che s’ipotizza possa trovare esecuzione nel corso dell’anno, richiede attenzione da parte dei vertici della Banca e da parte dei suoi Soci. Se si venissero a concretizzare – veniva precisato – le operazioni strategiche perseguite, in mancanza di ulteriori manovre di bilancio di carattere straordinario, potrebbe essere infatti necessario ricorrere, forse già nel corso del 2009, ad ulteriori operazioni di rafforzamento patrimoniale per mantenere un adeguato coefficiente dei livelli di vigilanza”. Un palese sos, quindi, con il giusto “silenziatore”….
Ma dove sono finiti i milioni di euro delle allegre casse targata Popolare di Vicenza? Quali i beneficiari dei rubinetti aperti con gran generosità da zar Zonin? In cima alle preferenze un tris d’assi, che da soli rastrellano – con operazioni spesso incrociate e finanziariamente complesse – oltre 100 milioni di euro. La hit è composta dai gruppi Fusillo, Marchini e Degennaro, in ordine strettamente “creditizio”.
In pole position, infatti, i pugliesi “Fusillo”, con 50 milioni erogati dalla banca vicentina a favore delle controllate “Fimco” e “Maiora”. Ecco come vengono descritti in zona i Fusillo: “una famiglia che si è trasformata nel corso degli anni in un vero e proprio impero, dai mattoni fino all’alberghiero e all’editoria. Un impero gestito dai due fratelli: il cinquantanovenne Vito è amministratore delegato proprio di Fimco e Maiora, che hanno l’epicentro dei loro affari, mezzo miliardo e passa di euro, in Sud Africa, Congo e Libia, dove stanno mettendo su 500 appartamenti a Bengasi; poi c’è Nicola, che fino al 2003 è stato in parlamento e ora è alla guida della Fusillo Costruzioni. Hanno fatto grossi affari soprattutto realizzando i centri commerciali Ipercoop a Bari, Barletta e Andria, Auchan a Casamassima. Ci sono poi gli alberghi che diventano residence: come l’ex Ambasciatori di Bari, un’operazione da 45 milioni di euro, con un ultimo passaggio da Fimit ai Fusillo”.
Ma eccoci al secondo baciato dalla bea bendata, al Bingo-Zonin. Si tratta del supermattonaro romano Alfio Marchini, conteso da renziani e berlusconiani (sic) per la poltrona di sindaco nel dopo Marino. La Voce ne ha ampiamente documentato le ultime performance economico-finanziarie qualche settimana fa (in basso il link dell’inchiesta), anche sul fronte degli “scambi” con la Popolare di Vicenza, un fido da 30 milioni di euro erogato alla Imvest e un bel po’ di azioni comprate: un “mutuo” soccorso a botte azionarie e milionarie, passando spesso e volentieri per paradisi fiscali e maxi fondi, come l’ottimo “Optimum”. Ma c’è un’altra chicca, da pochi ricordata: il vice di Zonin nella Popolare vicentina è Andrea Monorchio, l’una volta inflessibile Ragioniere generale dello Stato al cui cospetto tutte le autorità si genuflettevano. Una sbirciatina ai conti, Monorchio, non poteva caso mai darla? E non poteva dire una parolina a suo figlio Giandomenico, che proprio alle ultime amministrative a Roma si era candidato nella lista Marchini, tanto per evitare spiacevoli conflitti “creditizi”?
Siamo ai terza della list, i Degennaro. Che sono riusciti ad ottenere una emissione di bond vicentini & popolari da ben 22 milioni di euro. Tra le società di punta targate Degennaro la Power Center, la Partecipazioni Investimenti Real Estate e la Sudcommerci. Quest’ultima, tanto per ricambiare i favori, ha comprato azioni della Popolare per 3 milioni di euro. Ma ecco le ultime sul versante giudiziario, come riportate dal “Quotidiano Italiano” edizione di Bari dello scorso 30 giugno: “sono stati rinviati a giudizio Savino Parisi, boss mafioso del quartiere Japigia, Emanuele Degennaro, rettore dell’università Lum e l’avvocato Vincenzo Lagioia, con l’accusa di riciclaggio con l’aggravante di favoreggiamento di associazione mafiosa. La cifra, enorme, sei miliardi di lire; il metodo, un’operazione immobiliare attraverso una società riconducibile a Degennaro, che ha dichiarato la propria estraneità alle accuse mossegli. L’udienza dinanzi al gip Francesco Agnino è stata rinviata al 4 novembre prossimo. Secondo le ricostruzioni della Dda, nel 2002 il gruppo Degennaro è in forti difficoltà economiche così da accettare i sei miliardi di lire in contanti da Michele Labellarte, imprenditore scomparso nel 2009, ritenuto dalle Fiamme Gialle il cassiere degli Stramaglia. Labellarte avrebbe dovuto “lavare” i proventi del clan Parisi-Stramaglia”.
Ma forse c’è una lavatrice che lava più bianco di tutte, e si trova nelle bianche terre vicentine…

Nella foto di apertura, la sede della Popolare di Vicenza, Alfio Marchini e, a destra, Giovanni Zonin.

Per approfondire:
IL PROSSIMO RE DI ROMA ALFIO MARCHINI / TRA MATTONI, PARADISI FISCALI E ACROBAZIE PERICOLOSE
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mercoledì 14 ottobre 2015

Le euro-oligarchie provocheranno la guerra civile?

Le euro-oligarchie provocheranno la guerra civile?

Saranno 45 mila, ha subito detto la polizia. Forse 100 mila, hanno valutato gli organizzatori. A Berlino, sabato scorso, a scendere in strada per manifestare contro il TTIP, il trattato euro-americano cosiddetto di libero commercio concepito in segreto fra eurocrati globalisti e multinazionali Usa, sono stati 250 mila. “Una delle più grandi manifestazioni nella storia recente di Berlino”, secondo Christoph Bautz di Campact, una delle organizzazioni di base che hanno promosso la manifestazione. Gli altri gruppi promotori erano Verdi, Attac, Greenpeace, partiti di sinistra, i primi a non aspettarsi tanta partecipazione. Il fatto è che ad essere scesa in piazza con loro è stata la classe media, quella che vota – o votava – CDU.
Una manifestazione simile è avvenuta ad Amsterdam. Impressionante per violenza la reazione dei media mainstream: non potendo sminuire la manifestazione, la Faz ha deriso i manifestanti e i loro sloga; Der Spiegel ha collegato la crescita del movimento contro il trattato di libero commercio o TTIP alla “crescita del bruno-merda di Pegida (il partito tedesco anti-islamico), Marine Le Pen e Donald Trump”. Un amalgama – chi è contro il TTIP è un nazista di m. – dettato da rabbia e panico. Ed ostinazione a negare legittimità alla protesta.

berlino contro ttip
Mai visto diffamare, e trattare come il male assoluto, una manifestazione che ha raccolto così tante sigle”, ha notato Ulric Schneider di Paritaetische (un’associazione di movimenti sociali “Impegnati a promuovere la giustizia sociale”).
Solo pochi giorni prima la Commissione Europea aveva ricevuto 3,2 milioni di firme di cittadini che esigono il blocco immediato del Trattato. Per “normativa”, ogni cittadino può partecipare all’elaborazione delle politiche della Commissione presentando un progetto di legge agli oligarchi: deve raccogliere però un milione di firme, dice la “normativa”. Nel 2014, una formale iniziativa in questo senso era già stata rifiutata dalla Commissione. Questa raccolta di firme non avrà forse destino migliore, perché “fuori dal quadro legale europeo”.
Le oligarchie che hanno occupato il potere hanno deliberatamente dichiarato guerra alla volontà popolare. “ È possibile che le pecore pretendano di   guidare il pastore nella buona direzione, assumendo anche il controllo del cane da pastore?”, ha dichiarato Mario Monti ex commissario, Trilateral, Bilderberg: “Ci si può addirittura chiedere se la democrazia come noi la conosciamo e l’integrazione internazionale siano ancora compatibili”.
E’ impossibile essere più chiari – e più insultanti. La democrazia è incompatibile col mondialismo, dice il parassita.  
In Francia le pecore però  stan cominciando a mordere? I capintesta di Air France costretti a fuggire con le camice strappate da lavoratori minacciati di licenziamento hanno suscitato in Hollande una tipica reazione da oligarca: cose del genere, ha detto, “intaccano l’immagine della Francia all’estero”, intendendo che allontanano i famosi investimenti esteri che la globalizzazione porterà ai paesi europei, se si rendono competitivi. “Venendo da uno che ha compromesso l’affidabilità della Francia come partner industriale annullando il contratto  di vendita dei due Mistral alla Russia, è senza dubbio un caso di amnesia”, ha ironizzato l’economista e storico Jacques Sapir.
http://russeurope.hypotheses.org/4352
Jacques Sapir
Jacques Sapir
Sapir è il primo ad evocare la parola proibita: “guerra civile”. Questo ottuso senso di onnipotenza delle elites, questa volontaria sordità delle oligarchie verso le basi sociali, la convinzione che non devono più rispondere ai cittadini, è indurre la guerra civile europea.
Non è una soluzione che Sapir auspica, anzi lo giudica uno sviluppo patologico della crisi che infuria, e che le oligarchie non vogliono vedere. Le violenze all’Air France? Ma è violenza peggiore annunciare il licenziamento di 2900 dipendenti in una società che soffre disoccupazione di massa da otto anni, senza alcuno scrupolo da parte dei dirigenti e nessuna vibrazione da parte del governo.
 Vuol dire non vedere “il senso di spossessione di ogni potere che soffrono ormai milioni, anzi la maggioranza dei francesi”, che si vedono “sequestrati gli strumenti di controllo sulle proprie esistenze” da mondializzazione e “costruzione europea” – dove sempre più chiaramente, quello che eufemisticamente chiamano ‘deficit di democrazia ‘ si manifesta per quello che è: negazione di democrazia”. Rifiuto deliberato di dare ascolto al “popolo”. Lo smantellamento delle istituzioni in nome del “ci pensa l’Europa”. Lo svuotamento della politica, lo scivolamento dello Stato verso uno Stato collusivo”. L’anomia generale,  dimostrata da ricchezze così eccessive da essere odiose e dalla pretesa di “diritti” dei gay. Tutti i disordini, il senso di essere spossessati del controllo sulle proprie vite,  le  crisi austeritarie e perdita di orientamento pubblico e privato hanno tutti una causa, in fondo: la perdita della sovranità.
Piaccia o no, solo all’interno di stati sovrani si applica il diritto, e le istituzioni sono legittime. Oggi siamo sotto leggi (meglio: direttive e normative) imposte e escogitate da poteri che non hanno, né cercano di avere, alcuna legittimità. Essi puntano ad un vero totalitarismo arbitrario.

Quale è l’ideologia di questo totalitarismo oligarchico? Attenzione, denuncia Sapir: “è quella tragicamente semplificata dei liberisti e libertari di tutte le risme”. E’ l’ideologia della Tatcher: non esistono le società (come non esistono “idee platoniche”) , la sola realtà sono gli individui che la compongono.. . Ciò equivale a dire che la sola realtà morale collettiva è “il mercato”, perché che la società non ha diritti; titolari di diritti sono solo gli individui, oggi lanciati nella conquista di “diritti narcisistici”.
Questa ideologia è fallace, ha buon gioco a dimostrare Sapir:
In realtà gli individui sono il prodotto della società, e la costruzione della società è simultanea alla costruzione degli individui”.
Cari lettori, se questa asserzione vi sembra scandalosa, statalista-comunista (o bruno-merda, se siete “di sinistra”) è perché vi hanno imbevuto della ideologia “tragicamente semplificata”, liberista e libertaria, oggi imposta come pensiero unico.
In realtà, basta riflettere quanto sia infantile l’illusione che gli individui pre-esistano alla società e la creino loro, con loro decisioni coscienti individuali. In realtà, basta pensare alla lingua nazionale materna che gli individui parlano: è qualcosa che hanno ricevuto dalla società e dalla sua storia, altrimenti non potrebbero nemmeno parlarsi. E ciò vale per tutto: religione, quadro economico, cultura condivisa, la massima parte delle “idee” e della visione del mondo che gli individui hanno, non è stata pensata da loro originalmente, ma l’hanno ricevuta dalla società. Dalla società ricevono anche il “mercato” in cui speculano, anzi – attraverso le istituzioni – il diritto di essere “individui”.
Naturalmente non si nega con ciò che gli individui influiscano sulla società. Tra l’individuo e il collettivo si stabiliscono legami complessi – dice Sapir -che sono irriducibili” alla visione tragicamente semplificata dei liberisti. I liberisti-libertari quando vedono un muro, ci vedono i mattoni. Ma non riescono a riconoscere che tra un mucchio di mattoni e un muro di mattoni c’è un salto qualitativo essenziale.
Volerlo negare, pretendere che ci siano dei fogli bianchi su cui gli spiriti forti scrivono la storia senza tener conto della storia passata, è la ricetta che conduce a drammi orribili, di cui il peggiore è la guerra civile. Tuttavia è a quello che tendono le istituzioni europee e l’ideologia europeista”, in ciò alleato all’individualismo ideologico liberista: unito all’eurocrazia nello smantellare lo Stato, dichiararlo corrotto e quindi da esautorare, e deridere o demonizzare la Nazione e la sua storia, insultare ogni credenza collettiva come “tabù da superare”. Le due forze congiurano nell’abolire “la politica” – ossia il luogo dove gli individui e la società interagiscono, lo Stato. L’abolizione della sovranità, voluta fortemente dalle multinazionali come dai libertari vogliosi di esporre tutti i loro narcisismi (vedi gay pride), è l’abolizione della democrazia. “Perché ci possono essere degli stati sovrani che non sono democratici; ma non s’è mai visto uno stato democratico che non sia sovrano”.
Liberté
Perché questo non sbocchi nella guerra civile europea (la lotta di tutti contro tutti, che darebbe agli euro-oligarchi il pretesto per perfezionare la loro dittatura illegittima), si impone un compito: “la ricostruzione dell’ordine democratico”, attraverso la riconquista della sovranità, l’uscita dall’euro , la deflagrazione e ricomposizione dei partiti attuali, che sono comitati d’affari…e come?
Interessante constatare che Sapir (benché di sinistra) non condivida affatto la demonizzazione del populismo del mainstream progressista: “La rifondazione della democrazia può imporre o implicare elementi di populismo”.
E perché? Risposta: “Per combattere la tendenza delle burocrazie a produrre delle leggi senza curarsi della loro legittimità, il ricorso ad elementi di legittimità carismatica si impone”, è un antidoto. Come lo è il ricorso al referendum, che partecipa a questa legittimità carismatica.

La dittatura è democratica

E non si contenta di rivalutare il “populismo”, Sapir: “Soprattutto, bisogna ricordare che i poteri dittatoriali fanno parte dell’ordine democratico”. Naturalmente non pensa al senso volgare che oggi ha assunto il termine; pensa alla dittatura romana, che fu istituzione repubblicana, e probabilmente alle sue incarnazioni francesi: Robespierre, Napoleone, la Commune, il fronte popolare…dittature rivoluzionarie. “Bisognerà che la nostra mano non tremi, – scrive – che l’azione non sia interrotta, quando si porrà la questione dell’abrogazione di leggi varate in condizioni certo legali, ma interamente illegittime”. Quando la “legalità” è occupata da un potere illegittimo, la dittatura è la cura: dittatura rivoluzionaria.
Vi sembra un isolato un po’ delirante? Guardate meglio, sapendo quanto in Francia sono importanti gli intellettuali politici. Attualmente, un numero sempre più inquietante di intellettuali e maitres à penser che la sinistra credeva guadagnati per sempre alle sue schiere, stanno rivoltandosi. Un po’ sulla linea dell’ex comunista Alain Soral (“Sinistra del lavoro, destra dei valori”) contestano il politicamente corretto e la censura del pensiero che impone, l’immigrazione senza limiti, contro l’euro, contro l’europeismo, difendono l’identità nazionale contro l’inondazione musulmana. Sono personalità diverse, molti ebrei, molti atei , e adesso “fanno il gioco del Front National”. Le cose sono arrivate al punto che Libération, il giornale storico della gauche, se n’è uscito con un attacco a in piena regola contro questi “polemisti reazionari” (réacs) che “si dicono ostracizzati mentre sono onnipresenti” (nel talk shows), che impongono “Nei media” i loro temi “demagogici” (essenzialmente: contro l’immigrazione e contro la UE) e lo fanno “facendo a pezzi il politicamente corretto”.
E lo ha fatto, Libération, con una copertina così:


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Sì, siamo benpensanti; e allora?”.
Inaudito. Il giornale di tutte le sinistre radical chic, fra trotzkismo e anarchismo, fra sessantottismo e trasgressione (ma di proprietà Rotschild) , si dichiara “benpensante”. Pensate solo se apparisse un titolo del genere, poniamo, sul nostro Manifesto. Siamo qui ad un rovesciamento comico di posizioni: la gauche frou frou si schiera dalla parte di ciò che è sensato, moderato ed assennato contro quei sovversivi anticonformisti di reazionari senza rispetto per i tabù della sinistra. Il punto è che questi spaccatutto, quando vanno in tv a fare a pezzi il pensiero unico, piacciono al pubblico – il pubblico che al 25 per cento voterà Marine Le Pen. Da qui l’accusa da parte di Libération agli intellettuali non-conformisti di “fare il gioco del Front National”, credendo con ciò di squalificarli. Il che ha indotto Régis Debray, un grande vecchio della cultura, non certo di destra, a dichiararsi disgustato dal fatto di “screditare moralmente un avversario intellettuale col piccolo gioco stalinista o maccarthista di ‘fare il gioco di’”.
Questo rovesciamento di posizioni per cui è la sinistra a difendere il perbenismo contro “i reazionari” che sono però trasgressivi e popolari, non è, in Francia, un gioco senza effetto di letterati. E’ il covare di una Révolution.
Siccome in Italia uno scontro e un rovesciamento simili non sono neppure immaginabili, riprendo qui di seguito – a futura memoria –  le motivazioni che il movimento “Stop TTIP” dà della sua iniziativa:
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Perché Stop TTIP



TTIP, l’accordo di libero scambio prevista tra l’UE e gli Stati Uniti (conosciuto anche con la sigla TAFTA) non servirà gli interessi dei cittadini ma a quelli delle imprese multinazionali:
TTIP mina la democrazia e lo Stato di diritto: le multinazionali straniere possono chiedere cifre esorbitanti, presentando una denuncia contro gli Stati, se gli Stati adottano leggi che riducono i profitti attesi. La causa sarà discussa non da magistrati pubblici, ma da tribunali arbitrali privati
TTIP apre la porta alla privatizzazione dei servizi pubblici: l’accordo privilegia i profitti delle multinazionali, a danno della comunità, sui servizi di distribuzione dell’acqua, della salute e dell’istruzione.     TTIP minaccia la nostra salute e il nostro ambiente: ciò che è consentito negli Stati Uniti, sarebbe anche diventata legale in Europa – la via sarebbe aperta per il fracking (shale gas), gli OGM e le carni gonfiate agli ormoni. L’agricoltura contadina sarebbe ulteriormente marginalizzata, mentre crescerebbe ancora il potere dell’agro-industria.
TTIP riduce la libertà: gli utenti di Internet possono essere soggetti a vigilanza e di controllo ancora più gravosi di oggi. Eccessiva protezione del diritto d’autore ostacoleranno l’accesso alla cultura, all’educazione e alla scienza.
TTIP è praticamente irreversibile: una volta votato, il trattato non sarà più modificabile dai politici eletti, in quanto è necessario il consenso di tutti i contraenti per qualsiasi cambiamento. Nessuno Stato membro potrà più recedere dal contratto in quanto è l’Unione europea che lo avrà concluso.