Ex Capo-Economista della BCE: “L’Euro è un Castello di Carte che Crollerà” (da A.E. Pritchard)
Ambrose Evans-Pritchard commenta sul Telegraph
le recenti, gravi affermazioni di uno dei padri fondatori dell’euro ed
ex capo-economista della BCE, il tedesco Otmar Issing. In una recente
intervista, Issing denuncia l’insostenibilità dell’eurozona e afferma
che fin dall’inizio sono stati commessi errori fatali nella gestione
dell’intero sistema. Sostiene poi che si sarebbe dovuto far uscire la
Grecia dall’euro fin dall’inizio della crisi anziché procedere a un
salvataggio che, ammette Issing, è servito solo alle banche tedesche e
francesi.
(Che l’euro fosse una catastrofe annunciata
destinata a una inesorabile fine, qui lo abbiamo sempre saputo. Ma che
lo dica un personaggio significativo per l’intero progetto come Issing
dimostra il diffondersi della consapevolezza dell’inesorabile, e forse
il tentativo di dissociarsi dalla responsabilità degli errori commessi.)
di Ambrose Evans-Pritchard, 16 ottobre 2016
http://vocidallestero.it/2016/10/18/ex-capo-economista-della-bce-leuro-e-un-castello-di-carte-che-crollera-da-a-e-pritchard/
La Banca Centrale Europea (BCE) sta estendendo pericolosamente le
proprie funzioni e l’intero progetto euro è impraticabile nella sua
forma attuale: così ha ammonito uno degli architetti e fondatori
dell’unione monetaria.
“
Un giorno tutto il castello di carte crollerà” ha detto il prof. Otmar Issing, il primo capo economista della BCE e figura fondamentale nella costruzione della moneta unica.

Il prof. Issing ha detto che il progetto euro è stato tradito dai
politici, e ha lamentato che l’esperimento è andato storto fin dal
principio ed è ormai degenerato in un caos fiscale che ancora una
volta nasconde le purulente patologie di fondo.
“
Realisticamente si tratterà di tirare avanti in qualche maniera,
dibattendosi tra una crisi e l’altra. È difficile prevedere per quanto
tempo ancora continuerà, ma non potrà proseguire così per sempre“, ha affermato in un’intervista alla rivista
Central Banking, in ciò che appare come una significativa demolizione dell’intero progetto.
Questi commenti ci ricordano che l’eurozona non ha affatto superato
la sua incoerenza strutturale. Un’illusoria combinazione di basso costo
del petrolio, euro debole, quantitative easing e riduzione
dell’austerità fiscale ha dissimulato la realtà, ma si tratta di effetti
di breve termine che stanno già svanendo.
L’intero impianto verrà messo quasi certamente alla prova dalla
prossima crisi globale, ma questa volta ci sarà già in partenza un
elevato livello di debito e di disoccupazione, nonché un maggiore
logoramento politico.
Il prof. Issing ha poi sferzato la Commissione Europea, definendola
una creatura delle forze politiche che ha ormai rinunciato a ogni
tentativo di imporre delle regole in maniera sensata. “
L’azzardo morale è schiacciante“, ha detto.
La BCE si trova su una “
china scivolosa“, e secondo Issing
avrebbe compromesso in modo fatale l’intero sistema salvando paesi in
bancarotta, in evidente violazione dei trattati.
“
Il patto di stabilità e crescita è più o meno fallito. La
disciplina di mercato è stata abolita dagli interventi della BCE. Non
c’è quindi nessun meccanismo di controllo fiscale da parte dei mercati o
della politica. Ci sono tutti gli ingredienti per il disastro
dell’unione monetaria.
“
La clausola di non-salvataggio viene violata quotidianamente“, ha detto, rigettando come ottusa e ideologica l’approvazione della Corte Europea alle misure di salvataggio.
La BCE ha “
varcato il Rubicone” e ora si trova in una
situazione insostenibile, mentre cerca di riconciliare i ruoli
contrastanti di autorità di vigilanza, supervisore della Troika nelle
missioni di salvataggio e operatore di politica monetaria. La sua stessa
integrità finanziaria è sempre più in pericolo.
La BCE detiene già oltre mille miliardi di euro di titoli comprati a tassi di interesse “
artificialmente bassi” o negativi, il che implica enormi perdite di bilancio una volta che i tassi di interesse torneranno a salire. “
Mettere
termine alla politica del quantitative easing diventa sempre più
difficile, perché le conseguenze sarebbero potenzialmente disastrose“, ha detto.
“
Il declino della qualità delle garanzie [collaterali]
ammissibili è un problema grave. La BCE sta comprando obbligazioni
societarie quasi a livello spazzatura, e degli eventuali tagli del
valore dei titoli [haircut] possono reggere a malapena un declassamento
del credito di un punto. Il rischio per la reputazione di una banca
centrale, nell’intraprendere azioni del genere, in passato sarebbe stato impensabile“, ha detto.
Nascondersi tutto questo è mistificazione, falsità politica,
negazione endemica della realtà. I leader politici dei paesi più
indebitati hanno ingannato i propri elettori con affermazioni
rassicuranti, suggerendo falsamente che qualche genere di unione fiscale
o mutualizzazione del debito potesse essere dietro l’angolo.
Ma non c’è nessuna possibilità di vedere una unione politica o la
creazione di un ministero del tesoro europeo nel prossimo futuro, il che
comunque richiederebbe una riforma drastica della costituzione tedesca –
cosa impossibile nel clima politico attuale. Il progetto europeo deve
quindi funzionare come una semplice unione di paesi sovrani, altrimenti
fallirà.
Il prof. Issing denuncia il primo salvataggio greco del 2010 come
poco più che un salvataggio delle banche tedesche e francesi, e insiste
che sarebbe stato molto meglio far uscire la Grecia dall’euro, come
lezione salutare per tutti gli altri. Ai greci si sarebbe dovuto offrire
un aiuto generoso, certo, ma solo dopo che avessero ripristinato la
variabilità del tasso di cambio tornando alla dracma.
La critica del prof. Issing esaspererà quelli che alla BCE e al Fondo
Monetario Internazionale hanno ora ereditato la crisi e devono
affrontare una situazione spaventosa e in rapida evoluzione.
La paura era quella di una reazione a catena che raggiungesse la
Spagna e l’Italia, facendo esplodere una crisi finanziaria
incontrollabile. In due occasioni è quasi successo, ed è rimasto un
rischio fino a che Berlino non ha cambiato atteggiamento, permettendo
alla BCE di sostenere i mercati del debito italiano e spagnolo nel 2012.
Molti diranno che la crisi si è diffusa proprio perché la BCE non
poteva agire come prestatore di ultima istanza. Il prof. Issing e altri
della Bundesbank sono stati i principali responsabili di questa falla
nel progetto.
Jacques Delors, il padre fondatore “politico” dell’euro, lo scorso
mese ha candidamente recitato il suo requiem sui fallimenti dell’unione
monetaria, ma è in netto disaccordo col prof. Issing sulla natura del
problema.
La sua fondazione propone un governo economico sovranazionale con una
condivisione del debito e un ministero del tesoro europeo, nonché una
politica fiscale espansiva che rompa il “
circolo vizioso” e impedisca il verificarsi di un secondo decennio perduto.
“
È essenziale ed è urgente: a un certo punto, nel futuro,
l’Europa sarà colpita da una nuova crisi economica. Non sappiamo se fra
sei settimane, sei mesi o sei anni. Ma nella sua forma attuale l’euro
non può sopravvivere alla prossima crisi“, ha scritto Delors.
Il prof. Issing non è un nazionalista tedesco. È aperto all’idea di
un genuino progetto di Stati Uniti d’Europa costruito su basi adeguate,
ma ha più volte ammonito contro il tentativo di forzare il ritmo
dell’integrazione, o di giungere al federalismo “
dalla porta di servizio“.
Critica l’ultimo piano UE per creare una “
unione fiscale“,
descritto nel report dei Cinque Presidenti, poiché teme che una tale
mossa possa portare a istituire un plenipotenziario maligno dotato di
poteri sfrenati su aspetti sensibili della vita nazionale, al di là di
ogni controllo democratico.
Questo sistema eroderebbe la sovranità di bilancio dei paesi membri e violerebbe il principio “
nessuna tassazione senza rappresentanza“, dimenticando così la lezione della Guerra Civile Inglese e della Rivoluzione Americana.
Il prof. Issing afferma che l’avventura ha cominciato subito a uscire
dai binari, sebbene il difetto strutturale sia rimasto nascosto a causa
del boom finanziario. “
Non c’è stata nessuna accelerazione della
convergenza dopo il 1999 – anzi, c’è stato il contrario. Fin dal primo
giorno un certo numero di paesi ha iniziato ad andare nella direzione
sbagliata“.
Una serie di paesi ha lasciato che i salari crescessero, ignorando
gli ammonimenti che questo si sarebbe dimostrato fatale in un’unione
monetaria irreversibile. “
Durante i primi otto anno il costo del
lavoro in Portogallo è aumentato del 30 percento rispetto alla Germania.
In passato l’escudo [l’ex moneta nazionale portoghese] si sarebbe
svalutato del 30 percento e le cose sarebbero in qualche modo tornate a
sistemarsi“.
“
Alcuni paesi – tra cui l’Irlanda, l’Italia e la Grecia – si sono
comportati come se avessero ancora potuto svalutare la propria moneta“, ha detto.
Il problema di fondo è che quando un paese molto indebitato ha perso
il 30 percento di competitività in un sistema di cambi fissi, è quasi
impossibile recuperare il terreno perduto in un mondo deflazionistico
come quello attuale.
È diventata una trappola. L’intera struttura dell’eurozona ha preso
una piega verso la contrazione. La deflazione ora è una condizione che
si auto-avvera. L’ideologia tedesca purista del prof. Issing non ha
alcuna risposta convincente a tutto questo.
Il suo commento è totalmente off topic, e neppure sforzandomi riesco a trovare un collegamento con una qualunque frase da me qui scritta.
La sua visione (sic!) del meccanismo di creazione di moneta bancaria mi è estranea e la “linea editoriale” di questo blog la respinge.
Trovi altri modi per farsi pubblicità che non coinvolgano questo blog e non ne stravolgano “pro domo sua” i contenuti.