martedì 4 marzo 2014

Manipolazione bancaria del mercato: il caso dell'oro

Prezzo dell’oro, l’ennesima frode che gli speculatori non pagheranno con la libertà
di Loretta Napoleoni - 03/03/2014
Fonte: ilfattoquotidiano 
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=47674

Gli scandali della finanza non finiscono mai ed assomigliano sempre di più a quelli della politica italiana: corruzione, collusione, pregiudicati che si occupano di riforme elettorali, la lista è lunga.

loretta-napoleoni

Gli scandali della finanza non finiscono mai ed assomigliano sempre di più a quelli della politica italiana: corruzione, collusione, pregiudicati che si occupano di riforme elettorali, la lista è lunga.
Dopo lo scandalo della Lehman Brothers c’è stato quello del debito sovrano, si è scoperto che Grecia e Italia, insieme al resto dei paesi della periferia, hanno manipolato gli indicatori economici grazie all’aiuto dei maghi della finanza – le ex banche d’affari per intenderci,  che dal 2009 sono state ribattezzate banche commerciali. E guarda caso sono sempre le solite: Goldman Sachs, J.P. Morgan, Banque Paribas e così via. Il crollo della Lehman e tutto il marciume dei derivati e dei mutui spazzatura ha scosso il mondo ma non lo ha cambiato.
Due anni fa è scoppiato lo scandalo del Libor, il London Interbank Rate, una sorta di tasso d’interesse mondiale. Ci si è accorti che un gruppo di banche ogni giorno ne fissava il valore e spesso lo manipolava per guadagnarci sopra. Anche in quell’occasione le pagine dei giornali hanno riportato titoloni da paura perché il valore del Libor influisce un po’ su tutto, incluso il costo delle rate della nostra macchina.
Nonostante il danno, le prove ed il baccano mediatico nessuno dei veri responsabili è finito dietro le sbarre. Il reato politico e finanziario per antonomasia, e cioè fare i propri interessi a discapito della collettività, non sembra rientrare nella categoria dei reati penali. Individui ed istituzioni che lo commettono se la cavano sempre con multe più o meno salate, multe il cui valore è infinitamente più basso dei guadagni accumulati nel tempo, così lo scandalo del Libor è costato complessivamente 6 miliardi di dollari di multe.
Questa settimana si è iniziato a parlare dello scandalo dell’oro, il cui valore è fissato ogni giorno a Londra alle 10 ed alle 15 da Barclays, Deutsche Bank, Bank of Nova Scotia, HSBC e Societe Generale. Il mercato dell’oro, va detto, vale circa 20 mila miliardi di dollari, una cifra considerevole, tuttavia il valore è stabilito con modalità arcaiche, simili a quelle usate per il Libor, create quando questo mercato era molto più piccolo. Il protocollo risale  al 1919 quando gli operatori di mercato si incontravano negli uffici dei Rothschild, nella City di Londra, oggi avviene per telefono.
L’accusa di manipolazione arriva da uno studio, non pubblicato, di due economisti Rosa Abrantes-Metz, che insegna alla New York University’s Stern School of Business, ed Albert Metz, direttore di Moody’s Investors Service. I due hanno studiato le fluttuazioni del prezzo dell’oro dal 2001 al 2013 ed hanno notato che spesso i prezzi si muovono al rialzo o al ribasso poco prima delle 15. Rosa Abrantes-Metz è conosciuta negli ambienti finanziari perché è stata la prima a denunciare la manipolazione del Libor usando la stessa metodologia di ricerca.
La settimana scorsa è comparso sul sito del Financial Times un articolo che convalidava le accuse di cui sopra, articolo che è poi stato rimosso. Fortunatamente il blogger Zero Hedge lo ha riportato ed è ancora possibile leggerlo sul suo sito. L’articolo del Financial Times denunciava la manipolazione del prezzo dell’oro dal dicembre del 2010 al dicembre del 2013, quindi dallo scoppio della crisi del debito sovrano, mentre la ricerca dei due economisti riscontrava manipolazioni a partire dal 2003, dall’inizio dell’invasione dell’Iraq. I due eventi sono significativi perché hanno prodotto grandi instabilità e tradizionalmente in queste circostanze ci si rifugia nel lingotto. La domanda di oro è dunque aumentata e con essa anche il valore del metallo giallo e la speculazione.
Nelle prossime settimane assisteremo alle solite indagini che porteranno agli stessi risultati: con molta probabilità nessuno pagherà con la libertà la frode commessa nei confronti della collettività. Rimane però la certezza che anche questo mercato non è libero e perfettamente funzionante come molti ci vogliono far credere. Ci troviamo di fronte all’ennesima conferma che il libero mercato per funzionare bene ha bisogno di tanti paletti e che è un errore lasciarlo in mano ai banchieri poiché come i politici sono ben avvezzi alla frode.

Visco aggredito a Roma: "Sei un servo delle banche"

Vincenzo Visco aggredito a Roma: "Sei un servo delle banche, hai svenduto l'Italia"

Dire, L'Huffngton Post  |  Pubblicato:   |  Aggiornato: 03/03/2014 
L'ex ministro Vincenzo Visco è stato aggredito questa mattina, a Roma, da un uomo che gli ha messo le mani al collo dopo averlo accusato di essere "un servo delle banche". Soccorso e tratto in salvo da alcuni passanti, Visco ha sporto denuncia ai carabinieri mentre l'assalitore si è dato alla fuga.
L'aggressione è avvenuta alle 11 e 30 nei pressi di piazza di Novella, quando un uomo ha cominciato ad insultare Visco, dicendogli: "sei un servo delle banche. Hai svenduto l'italia. Tornatene a casa". Quando Visco lo ha invitato a "non dire fesserie", l'uomo lo ha assalito alle spalle e gli ha stretto le mani al collo, come per strangolarlo. Alcuni passanti sono riusciti a fermare l'energumeno che a quel punto si è dato alla fuga.
Visibilmente scosso per l'accaduto, Visco ha presentato formale denuncia ai carabinieri. Vincenzo Visco è stato ministro delle finanze dal 1996 al 2000, ministro del Tesoro e del bilancio dal 2000 al 2001 e vice ministro dell'economia con delega alle Finanze.
La solidarietà del Pd. All'ex ministro è arrivata nel pomeriggio la solidarietà del partito democratico. "A nome mio e di tutto il partito voglio esprimere solidarietà a Vincenzo Visco, aggredito questa mattina in strada a Roma", ha affermato in una note il portavoce della segreteria Lorenzo Guerini. "L'episodio è l'ennesima dimostrazione che le continue campagne mediatiche e politiche, spesso generiche se non infondate, possono generare frutti avvelenati. Invitiamo tutti, perciò, ad agire con senso di responsabilità per non mettere a rischio l'incolumità fisica di chi ha avuto l'occasione di lavorare per il Paese e diventare così personaggio pubblico".

lunedì 3 marzo 2014

Non solo Libor: anche il prezzo dell'oro è manipolato

Non solo Libor: anche il prezzo dell'oro è stato manipolato (per 10 anni) dalle banche?

Dopo quello del Libor, potrebbe esplodere lo scandalo dei prezzi dell'oro. Con cinque colossi del credito sul banco degli imputati: Deutsche Bank, Bank of Nova Scotia, HSBC Holdings e Sociéte générale. La possibilità emerge in un paper (non ancora pubblicato) dell'Università di New York, firmato da Rosa Abrantes-Metz della Stern School of Business e da Albert Metz, managing director di Moody's Investor Service.
L'ipotesi – riportata da Bloomberg - è che le cinque banche si siano mosse per pilotare il cosiddetto "afternoon fix" di Londra, quello delle ore 15 GMT, vale a dire il benchmark usato da banche centrali, società minerarie e brand della gioielleria. A insospettire i due ricercatori sono proprio gli strani movimenti di prezzo a cui si assiste intorno alle 15 londinesi.«La struttura del benchmark potrebbe favorire collusione e manipolazione - si legge nello studio – e i dati empirici sono coerenti con l'ipotesi di interventi artificiali sui prezzi. E' probabile che si sia verificata una "cooperazione" in tal senso tra i partecipanti», ossia le cinque banche, che per inciso hanno rifiutato di commentare i contenuti dello studio.
Gli autori del paper hanno passato al setaccio i movimenti intraday dell'oro spot dal 2001 al 2013, alla ricerca di variazioni improvvise e inspiegabili. Dal 2004, in particolare, hanno registrato frequenti sbalzi del prezzo, ma solo nel pomeriggio. Prima di quell'anno non si erano mai verificati. E mai sono stati osservati al mattino, anche dopo il 2004. La direzione di queste repentine variazioni del prezzo era spesso verso il basso: i due terzi dei movimenti sospetti verificatosi tra il 2004 e il 2013 sono stati all'ingiù, sottolinea la ricerca, ma nel 2010 si è arrivati addirittura al 92% di movimenti negativi durante il "fix".
Rosa Abrantes-Metz, che ha scritto il paper, è stata l'autrice di Libor Manipulation, lo studio del 2008 che ha aiutato a svelare le manipolazioni del tasso interbancario londinese, portando allo scandalo e alle maximulte per ben 1,7 miliardi di euro comminate nel dicembre scorso dalla Commissione Ue a sei grandi banche mondiali.

domenica 2 marzo 2014

Il caso Sorgenia e le banche coinvolte


1. E AL SETTIMO GIORNO IL CORRIERONE DELLE BANCHE CREDITRICI E DEI POTERI STORTI S’INFORMÒ: LA SORGENIA DELLA FAMIGLIA DE BENEDETTI “E’ UN BUCO NERO” E “L’EVENTUALE FALLIMENTO NON RISPARMIEREBBE LE BANCHE, LA CUI ESPOSIZIONE E’ VERTIGINOSA” - 2. MA DAVVERO? BEN ARRIVATI! IL GIORNALE DI FLEBUCCIO DE BORTOLI SCOPRE L’INTRECCIO TRA IL DESTINO DI CONTI (ENEL) E SCARONI (ENI), I BISOGNI DEL SOR-GENIO DE BENEDETTI CHE CON QUASI 2 MILIARDI DI DEBITI CON LE BANCHE RISCHIA IL CROLLO DELL’IMPERO E I PROGETTI DI RENZIE (E BERLUSCONI) SULLE PROSSIME NOMINE NELLE AZIENDE DI STATO - 3. LA POSSIBILE VENDITA ALL’ENI PER “UN FEUILLETON ALL’ITALIANA NEL QUALE POLITICA E AFFARI SI AMALGAMANO IN UN ABBRACCIO INCESTUOSO” (IL NO DI SCARONI LO PAGA CON L’USCITA?) - 4. NELL’ELENCO DELLE BANCHE CHE HANNO ALLEGRAMENTE PRESTATO 1,8 MILIARDI ALL’EDITORE DEL GIORNALE CONCORRENTE? “LA PRIMA DELLA LISTA, LA PIÙ ESPOSTA DI TUTTE? IL MONTE DEI PASCHI DI SIENA, NELLE MANI DI UNA FONDAZIONE GIÀ A TRAZIONE PD…” - 5. POVERINI, HANNO FINITO CON I PUNTINI PERCHÉ DOPO, NELLA LISTA DELLE BANCHE CREDITRICI, CI SAREBBERO UN PO’ DI AMICHETTI VARI: UNICREDIT, BANCA IMI (INTESA SANPAOLO), BANCO POPOLARE E UBI BANCA. QUALCUNO DI LORO FIGURA ANCHE NEL LIBRO SOCI DI RCS -

DAGOREPORT
Dopo lunga riflessione, il Corriere della Sera rompe gli indugi e oggi svela anche ai suoi lettori che intorno ai destini di Sorgenia, l'energia che ti fulmina, si gioca una partita durissima tra banche, De Benedetti e neonato governo Renzie.
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"Il governo, le banche e le scelte del ministero. Quella rete di salvataggio per Sorgenia. Il nodo della remunerazione pubblica per le centrali del gruppo De Benedetti". Questo il titolo del paginone firmato da Fabrizio Massaro e Sergio Rizzo, che raccontano gli aiuti di Stato in arrivo (per tutti) con il cosiddetto "capacity payment" (tieni gli impianti anche fermi, e io ti pago per la tranquillità di sapere che in caso di picchi di domanda entri in gioco), prospettano lo scenario di una vendita parziale di Sorgenia all'Eni e ricordano le polemiche di Repubblica sulla nomina della Federica Guidi come ministro competente.
MATTEO RENZI E CARLO DE BENEDETTI A LA REPUBBLICA DELLE IDEE A firenzeMATTEO RENZI E CARLO DE BENEDETTI A LA REPUBBLICA DELLE IDEE A FIRENZE
Sono tutte storie che i lettori di Dagospia conoscono a memoria da giorni, e il Corriere si pregia anche di fare una lunga rassegna stampa, citando Il Secolo XIX, Radio 24, il Foglio, e il Giornale. Finita la compilazione, ecco il capolavoro. Per sottrazione. Elenco delle banche che hanno allegramente prestato 1,8 miliardi all'editore del giornale concorrente? "La prima della lista, la più esposta di tutte? Il Monte dei Paschi di Siena, nelle mani di una fondazione già a trazione Pd...".
Poverini, hanno finito con i puntini perché hanno finito lo spazio. Dopo, nella lista, ci sarebbero un po' di amichetti vari: Unicredit, Banca Imi (Intesa Sanpaolo), Banco Popolare e Ubi Banca. Qualcuno di loro figura anche nel libro soci di Rcs e nell'elenco dei suoi principali creditori. Ma questo ai lettori del Corriere è meglio non raccontarlo. Potrebbero allarmarsi. Meglio addormentarsi con la solita favoletta rossa dei compagni di Siena.

sabato 1 marzo 2014

Fallacia dei falsi dilemmi

Fonte: http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.it/2014/03/falsi-dilemmi.html

Un falso dilemma è una fallacia pseudo deduttiva (http://www.argomentare.it/strumenti/fallacie/falso_dilemma.htm) che parte cioè da una falsa contrapposizione, tipo "o fai la chemio o muori", e più genericamente "o sei di destra o di sinistra". Come appunto quella secondo me che "o con l'euro o fuori dall'euro". Se si parte dal presupposto costituzionalmente corretto che la moneta è l'esclusiva divisa di uno Stato, sia l'euro monco attuale - finta moneta unica per nascondere il fatto che è una moneta straniera impostaci con un cambio fisso obbligato, senza un equivalente Stato e con un debito nazionale per singolo Stato membro - sia le monete nazionali a debito private sono volute dall'oligopolio finanziario delle banche dealer. Quindi suggerire di uscire dall'euro senza porre i termini per rendere sovrano il popolo e senza riattribuire la divisa a uno Stato che rappresenti il popolo, equivale a rimanere in questo euro dove i popoli non sono sovrani. 

La falsa contrapposizione consiste nel contrapporre euro e non euro come due soluzioni contrapposte "aut aut" (vedi i tanti intellettuali e movimenti che stanno nascendo su questa fallacia, insistendo generalmente  su una fuoriscita dall'euro quanto mai vaga) di cui l'una sarebbe innegabilmente positiva quanto l'altra è indubbiamente negativa, mentre la vera contrapposizione dovrebbe vertere sull'appartenenza del reddito monetario al momento dell'emissione: pubblico o privato? e sulla natura debitoria della moneta, quindi il dilemma dovrebbe essere: moneta addebitata o accreditata? Per di più il dilemma dovrebbe portare sulla natura della retribuzione della creazione monetaria, quindi il corretto dilemma dovrebbe essere: a interessi o forfettario? Inoltre sulla redistribuzione delle ricchezza, viziata alla base da questo tipo di moneta privata, appartenente a un oligopolio, e di natura debitoria + gli interessi, il dilemma dovrebbe essere SPA o Cooperativa? Qualunque costituzionalista di buon senso risponderebbe cooperativa, "cooperazione" sancita dalla nostra Costituzione, e non la "concorrenza" come succede per i trattati UE, soprattutto per quel che riguarda l'emissione monetaria e la conseguente redistribuzione dei suoi utili, ma anche per la gestione delle risorse pubbliche, del demanio, delle rendite del territorio, del suo patrimonio, e per tutto ciò che rientrava una volta nella definizione di servizi pubblici che la UE ha trasformato in servizi di interesse generali, che peraltro nessun articolo dei trattati impone che siano privati, anzi vi è un particolare articolo del trattato UE (art. 345, ex art. 295, ex articolo 222) che lascia indifferente la struttura proprietaria delle aziende di servizio pubblico (cfr. http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2010:083:0047:0200:it:PDF), un articolo di cui la Francia e la Germania si sono ampiamente avvalse, soprattutto la prima non privatizzando le aziende pubbliche, mentre l'Italia privatizzava e salsiccionava l'IRI con il mantra "ce lo chiede l'Europa", lavoro che Renzi si è prefissato di proseguire e concludere:




 Quindi, il dilemma non è euro si o euro no, il dilemma è: a chi va la rendita monetaria e a chi dovrebbe andare in regime democratico, costituzionale, nell'autodeterminazione dei popoli? Semplice, basterebbe che la quota di signoraggio della BDI in BCE andasse al tesoro nazionale di ogni Stato membro, e che la quantità di moneta emessa fosse concordata tra i governi degli Stati che hanno l'euro - SENZA GB E DANIMARCA - per risolvere il problema e diventare dalla mattina alla sera una sorta di confederazione svizzera. La quota nel capitale naturalmente andrebbe commisurata unicamente in base alla demografia e non in base al PIL, se vogliamo una vera redistribuzione dei redditi in UE (ma anche parzialmente in base al PIL l'Italia non sarebbe sicuramente penalizzata...).

Ciò comporterebbe l'abrogazione degli articoli del Protocollo 4 sullo Statuto del sistema europeo di banche centrali (cfr. http://www.ecb.europa.eu/ecb/legal/pdf/c_32620121026it._protocol_4pdf.pdf):




  • art. 7 dello statuto BCE sull'indipendenza del SEBC che sottomette il politico alla tecnocrazia finanziaria 
  • art 21 di divieto di scoperti agli enti pubblici che vieta alla BCE di essere una vera pagatrice di ultima istanza e che costringe gli enti pubblici a indebitarsi con l'oligopolio delle banche dealer 
  • art 29 sulla ponderazione della quota, che va fatta unicamente in base alla demografia, se vogliamo essere più sociali, come è adesso, se vogliamo essere più liberali 
  • art. 30 di obbligo di riserve in valute, tesoretto che va al tesoro nazionale di ogni paese
  •  art 32.4 che stabilisce che dal reddito monetario correttamente definito dal 32.2 gli interessi siano la retribuzione dei depositi [ricordiamo che i depositi sono moneta bancaria creata dal nulla] per sostituirli con il forfettario, sia pur proporzionale.Dalla definizione corretta di "reddito annuo che [la BCN] ottiene in contropartita delle banconote in circolazione e dei depositi costituiti dagli enti creditizi" dell'art 32.2, infatti, il comma 4 stabilisce che vanno decurtati gli interessi sui depositi degli enti creditizi presso le BCN. 
  • art 37 sul Segreto professionale
Le ultime notizie sono che la Commissione europea trova spunti per contestare la recente conversione in legge del DL Bankitalia ma l'UE contesterà unicamente la ricapitalizzazione di 7.5 miliardi, non la trasformazione di BdI in società anonima, né lo spezzatino imposto dallo stesso DL che finirà per dare la BDI ai fondi/dealer esteri, ma la sua sarà una contestazione proforma, ai sensi delle norme europee contro gli aiuti di stato, perché se si tratta di regalare soldi all'Unicredit, covo di Allianz, potere forte a cui la Commissione europea e l'UE obbediscono, normalmente acconsentono a qualsiasi aiuto di Stato (vedi la Ryanair) e accettano la formazione di monopoli a vantaggio di quei poteri (AIr France KLM, Suez Gaz de France ecc). L'UE è serva dell'oligopolio delle banche dealer (cfr. http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.it/search?q=dealer), come volete che controlli il mercato libero e che punisca la formazione di monopoli, se il suo padrone è proprio quell'oligopolio di dealer sancito dai trattati che per di più chiamano ingannevolmente "mercato"? 

Con la sovranità monetaria, o comunque la nostra quota di reddito monetario in mano al tesoro democraticamente controllato dal popolo, persino il problema dei rifiuti si risolve, perché significa togliere l'abuso di potere ai produttori di petrolio/plastica - che controllano anche la stampa moneta - che ci costringono a comprare le cose impacchettate con plastica, e i rifiuti si possono riciclare con moneta pubblica, quindi diventano una ricchezza per la collettività.

 N. Forcheri  2/3/2014



M5S: Renzi restituisca il malloppo !

GRECIA: OLIGARCHI DELLA TROIKA SCAPPANO

GRECIA / INSEGNANTI E FUNZIONARI PUBBLICI TENTANO L'ASSALTO AI MINISTERI AD ATENE, OLIGARCHI DELLA TROIKA SCAPPANO.

venerdì 28 febbraio 2014
http://www.ilnord.it/c-2589_GRECIA__INSEGNANTI_E_FUNZIONARI_PUBBLICI_TENTANO_LASSALTO_AI_MINISTERI_AD_ATENE_OLIGARCHI_DELLA_TROIKA_SCAPPANO

Atene - Tafferugli sono scoppiati tra manifestanti e polizia davanti al ministero delle Finanze greco ad Atene, mentre era in corso un incontro tra ispettori della troika con funzionari del governo.
I manifestanti, tra cui donne di pulizia impiegate dal ministero, bidelli e dipendenti comunali, stavano protestando contro tagli di posti di lavoro richiesti ai sensi dell'accordo sul salvataggio.
I dimostranti hanno cercato di bloccare una via principale nei pressi di piazza Syntagma e si sono scontrati con poliziotti, che hanno usato piccole quantità di spray al peperoncino. Almeno una persona è rimasta ferita.
Successivamente, alcune centinaia di dimostranti si sono diretti verso il convoglio in cui viaggiavano gli ispettori e hanno lanciato bottiglie di plastica contro una delle auto. Stamattina le autorità avevano fermato 17 manifestanti che volevano entrare in un altro palazzo governativo.
Contemporaneamente, centinaia di funzionari greci manifestano nelle strade di Atene, per protestare contro i numerosi licenziamenti nell'ambito della ricostruzione del settore pubblico. Il governo imposto dalla Troika aveva infatti promesso ai suoi creditori, l'Ue, la Bce e il Fmi, di licenziare nel 2014 circa 11.500 dipendenti per ridurre la spesa pubblica e poter continuare a beneficiare di continui prestiti internazionali. Prestiti che non sono assolutamente serviti a migliorare i conti del Paese, tanto che il debito pubblico oggi ha superato il 170% del Pil.
In ogni caso, secondo i media locali i manifestanti si sono radunati di fronte al ministero delle Riforme Amministrative per poi essere allontanati dalla polizia in tenuta anti sommossa. Successivamente si sono diretti verso il ministero delle Finanze, dove sono stati nuovamente e violentemente respinti dalle forze dell'ordine. 
La situazione in Grecia ha oramai oltrepassato da tempo ogni limite di decenza e democrazia: il governo si comporta come la dittatura del Colonnelli (1969). Alle elezioni europee - che in Grecia saranno uno stunami contro l'Unione Europea, la Troika e nefasto governo al potere - ci sarà la resa dei conti. 

GRECIA / INSEGNANTI E FUNZIONARI PUBBLICI TENTANO L'ASSALTO AI MINISTERI AD ATENE, OLIGARCHI DELLA TROIKA SCAPPANO.

venerdì 28 febbraio 2014

Marco Della Luna: Padoan, un perfetto fanatico cretino ?

Padoan: Un economista fallito alla guida dell’economia italiana?
I giornali, tolti alcuni più fedeli a Renzi, Napolitano e Merkel, si diffondono in esempi di clamorosi fallimenti del nuovo ministro dell’economia come economista. Citano le sue marcatamente erronee previsioni, ripetute, sulla fine della crisi. Citano la sua fedeltà al principio della austerità fiscale e quello dell’alta pressione tributaria, fedeltà che resiste all’evidenza del fallimento di questi due principi, i quali stanno, nel mondo reale, producendo effetti contrari a quelli che dovevano produrre. Cioè più indebitamento, più deficit, più recessione. Citano Paul Krugman,  che di Padoan dice che la sua regola è: bisogna bastonare l’economia finché non si riprende. Lo dipingono, insomma, come un dogmatico ottuso che rifiuta di vedere i fatti, cioè come un perfetto fanatico cretino.