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mercoledì 24 settembre 2014
La truffa monetaria mondiale dei proprietari della FED (Peacelink)
In una grande orgia di debiti durante la partita a poker giocata per l'Euro si è preparato il terreno per la rovina economica di tutti i giocatori
Crisi dell'euro: pilotata da una rete di finanzieri senza scrupoli?
Un commento sulla crisi finanziaria vissuta da tutti i paesi occidentali, sulle cause che l'hanno prodotta e sulle conseguenze che potrà causare ai paesi più deboli della zona Euro e a quelli che saranno tassati per pagare il loro debito estero. Ma sarà questa la strada giusta?
Internationalnews
Fonte: Horizons & Débats (Zürich) via Mécanopolis
Una delle cause dell'attuale crisi finanziaria è che la U. S. Federal Reserve (FED) ha sovranità in materia di denaro pur essendo un istituto privato formato dalle 12 banche distrettuali americane. Tutte queste banche costituiscono il cuore dell'alta finanza che agisce in tutto il mondo ed hanno la facoltà di stampare Dollari americani. Nel corso degli ultimi 35 anni, la massa circolante di dollari risulterebbe aumentata di 40 volte, mentre il volume delle merci prodotte è aumentato solamente di quattro volte.
La truffa monetaria mondiale dei proprietari della FED.
Con tutti questi soldi le banche hanno potuto comprare le fonti di materie prime di tutto il mondo (petrolio, metalli, ecc.) Acquisire quote maggioritarie nelle più importanti società di capitali, dei monopoli in interi settori della produzione diservizi e dei mezzi di comunicazione e, grazie ai loro soldi e al potere del governo degli Stati Uniti hanno manovrato – se necessario ricattando - la maggior parte delle banche centrali del mondo occidentale, orientando la politica dei paesi satelliti e organizzando rivolte con lo scopo di eliminare i governi recalcitranti (Sud Africa, Ucraina, Georgia e ora il Nord Africa). 
La Fed ha potuto anche speculare sui tassi di interesse e concedere credito illimitato. Nella loro avidità, le banche proprietarie della Fed hanno creato dei prodotti finanziari sempre più discutibili e criminali senza copertura economica e li hannovenduti in tutto mondo, soprattutto attraverso i fondi, per far si che l’aumento del volume monetario non causasse inflazione all’interno degli Stati Uniti. Così, la bolla finanziaria prodotta in dollari ha manifestato i suoi effetti per l 80% all'estero,provocando un boom di eccesso di liquidità in tutto il mondo.
Questi comportamenti fanno tornare alla mente le antiche leggi della Cavalleria medievale, diffuse e difese in teoria da tutti ma, in pratica, mai rispettate da nessuno. Vinceva e vince sempre chi le ha promulgate, cioè i nobili, allora e i gruppi dell’alta finanza e le banche americane, come Goldman-Sachs, oggi.
Le Banche scorrette sono protette dai loro lacchè politici.
La Fed ha potuto anche speculare sui tassi di interesse e concedere credito illimitato. Nella loro avidità, le banche proprietarie della Fed hanno creato dei prodotti finanziari sempre più discutibili e criminali senza copertura economica e li hannovenduti in tutto mondo, soprattutto attraverso i fondi, per far si che l’aumento del volume monetario non causasse inflazione all’interno degli Stati Uniti. Così, la bolla finanziaria prodotta in dollari ha manifestato i suoi effetti per l 80% all'estero,provocando un boom di eccesso di liquidità in tutto il mondo.
Questi comportamenti fanno tornare alla mente le antiche leggi della Cavalleria medievale, diffuse e difese in teoria da tutti ma, in pratica, mai rispettate da nessuno. Vinceva e vince sempre chi le ha promulgate, cioè i nobili, allora e i gruppi dell’alta finanza e le banche americane, come Goldman-Sachs, oggi.
Le Banche scorrette sono protette dai loro lacchè politici.
Quando la grande bolla finanziaria americana è iniziata, si trattava di mutui immobiliari non coperti e quando la prima banca (Lehman-Brothers) è crollata, il Ministro del Tesoro americano, Paulson , che precedentemente aveva guidato per dieci anni la Goldman-Sachs, già sotto-inchiesta, evitò che i suoi colleghi “bankster” (banchieri- gangster) dovessero rimborsare i prodotti finanziari sospetti,annunciando un piano di salvataggio da 700 miliardi di dollari a favore delle loro banche a cui accordava anche la garanzia dello Stato per la loro crisi finanziaria. Cioè la loro crisi interna veniva trasformata in una crisi finanziaria pubblica. Paulson ha chiesto di fare lo stesso anche a tutti gli stati legati finanziariamente agli USA, cosicché anche in Europa un "piano di salvataggio" ha permesso che tutti i debiti tossici venissero convogliati nelle "bad banks" o in alternativa che venissero effettuati pagamenti direttamente alle banche che erano diventate insolventi.
Da quel momento in tutto il mondo non si è più parlato di banche poco serie, della loro responsabilità nella crisi finanziaria o di una crisi bancaria, ma di “crisi dello Stato e del debito sovrano”. Le grandi banche internazionali hanno evitato il fallimento ricattando politici succibi e facendo ricadere il loro debito sulle spalle dei cittadini. Da allora, i debiti delle banche sono i nostri debiti.
Dopo aver firmato la legge sulle misure di salvataggio, l'ex presidente tedescoKöhler si è dimesso per la vergogna. Gli altri politici invece non conoscono la vergogna e si sottomettono docilmente agli ordini di Washington o New York. E si danno false informazioni ai cittadini, si impongono misure fiscali rigorose, mentre si sono già spesi centinaia di milioni di euro per salvare i “banksters internazionali”, e questo solo per risparmiare tempo.
La crisi del dollaro è la crisi dell'euroDa quel momento in tutto il mondo non si è più parlato di banche poco serie, della loro responsabilità nella crisi finanziaria o di una crisi bancaria, ma di “crisi dello Stato e del debito sovrano”. Le grandi banche internazionali hanno evitato il fallimento ricattando politici succibi e facendo ricadere il loro debito sulle spalle dei cittadini. Da allora, i debiti delle banche sono i nostri debiti.
Dopo aver firmato la legge sulle misure di salvataggio, l'ex presidente tedescoKöhler si è dimesso per la vergogna. Gli altri politici invece non conoscono la vergogna e si sottomettono docilmente agli ordini di Washington o New York. E si danno false informazioni ai cittadini, si impongono misure fiscali rigorose, mentre si sono già spesi centinaia di milioni di euro per salvare i “banksters internazionali”, e questo solo per risparmiare tempo.
La produzione di dollari della Fed era un problema americano. Gli Stati Uniti ogni anno avevano bisogno di oltre 400 miliardi di dollari per finanziare le loro guerre, il loro impero sui paesi e sulla finanza del mondo. Con il tempo si è persa fiducia per la moneta americana, perchè il dollaro non era più garantito e i paesi esportatori di materie prime (es. Russia) non accettavano più il dollaro in pagamento delle loro merci e preferivano l’euro sul dollaro causando disaffezione verso gli Stati Uniti. Per evitare questa disaffezione è stata creata la crisi dell'euro: hanno fatto annunciare dalle loro banche e dalle agenzie di rating, che esiste unacrisi nei paesi dell'euro provocata dal debito dei paesi indebitati nell'area dell'euro (Grecia, Irlanda, Portogallo ecc). In questo modo hanno potuto stornare l'attenzione dalla crisi del dollaro e la crisi dell'euro adesso si trova al centro dei problemi finanziari e lo scenario della crisi si è spostato dagli Stati Uniti all'Europa.
La crisi greca
L’indebitamento della Grecia non è recente. Era già troppo indebitata quando entrò nella zona euro. Allora, la banca americana Goldman-Sachsaveva certificato dei bilanci falsificati e confermato fraudolentemente la solidità finanziaria del paese. Da quel momento, la Grecia è diventato uno dei maggiori beneficiari dei sussidi UE senza che la sua situazione sia minimamente migliorata. Il fatto che ci siamo improvvisamente resi conto del suo indebitamento è dovuto alla manovra di Goldman-Sachs e delle sue agenzie di rating che dovevano mettere un freno alla disaffezione verso il dollaro facendo apparire l'euro tanto debole quanto il dollaro. Da allora, in Europa si sta trasgredendo qualsiasi statuto, legge, regolamento penale, trattato o Costituzione, in nome di un potere superiore e senza che nessuno sia considerato responsabile per le azioni commesse.
- Nell’autunno 2010, la FED, grazie alla creazione di un fondo illegale di 600 miliardi di dollari destinati a compensare l’assenza dell’apporto di dollari dall’estero, ha salvaguardato la solvibilità degli Stati Uniti. Questo denaro è perduto.
- Nel settembre 2010, la Banca centrale europea, per "iniziativa" del governo americano e della FED ha garantito l’apporto necessario in dollari fino ad aprile 2011 con l'acquisto illegale di $ 500 miliardi, evitando così pressioni sul dollaro. In realtà, si è trattato di una malversazione a spese dell'euro, perché tutti sanno che il dollaro non vale più nulla. Quando si scambia denaro senza valore con denaro che ha valore, o si è complici di una truffa o la si commette direttamente. Axel Weber, membro del Consiglio dei governatori della Banca Centrale Europea non ha potuto evitare questa operazione ed ha protestato presentato le sue dimissioni.
- La Grecia aveva più di 360 miliardi di euro di debito soprattutto pressoBanche francesi e americane. Le Assicurazioni americane coprivano ancora il “default” in caso di insolvenza. Obama, Sarkozy e Trichet hanno costretto con la prepotenza la Merkel a condividere la responsabilità del debito greco con un " piano di salvataggio " per evitare che le banche (francesi e americane) dovessero fare una croce sui loro crediti. Pertanto, l'aiuto dato alla Grecia era destinato alle banche.
La Grecia è rimasta oberata dai suoi debiti. Senza questo ricatto, Merkel e il governo tedesco non avrebbe mai osato commettere questa violazione della Costituzione, che non prevede la garanzia dei debiti di altri paesi, che non avrebbero mai dovuto essere imposti al proprio paese.
- Le banche francesi erano i principali creditori della Grecia e sapevano che i loro crediti erano senza valore. Per questo il presidente francese ha invitato il suo ex collega “bankster” Trichet della BCE ad acquisti per 60 miliardi di euro di obbligazioni greche, quando questo era vietato dall'articolo 123 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea e costituiva truffa a danno dei proprietari della BCE, perché questi questi titoli erano senza valore. La denuncia presentata contro Trichet non ha potuto essere presa in considerazione dalla pubblica accusa perché Trichet gode dell’ immunità.
- Per un anno, denaro tedesco ed europeo è stato versato alla Grecia con l’intento di salvaguardare la sua solvibilità e sistemare le sue finanze. Ma in realtà, in questo periodo, la quantità di denaro che è uscito dalla Grecia è stato maggiore di quello che ha ricevuto a titolo di aiuto, la situazione del Paese non è per niente migliorata, anzi si è ancor più degradata e i greci si oppongono al rigore e alla riduzione del debito che si esige da loro. L'aiuto e la garanzia finanziaria che si chiede ai cittadini della zona euro - in particolare alla Germania - non hanno portato nessun miglioramento. Non hanno aiutato i Greci, ma le banche creditrici internazionali. Si tratta di una truffa a spese dei contribuenti.
- Da quando Obama l’ha chiamata al telefono, la Merkel ritiene che il denaro versato alle banche creditrici della Grecia sia l "unica soluzione possibile". Nonostante il fallimento del primo piano di salvataggio, si faranno ingoiare altri soldi da altri piani e la Merkel aumenterà il debito della Germania per il beneficio delle banche creditrici della Grecia per una spesa tanto importante da non poter essere rimborsata in una sola generazione e che peserà sull’avvenire e sulle pensioni dei nostri figli.
- Nel mese di luglio, i governi europei si sono accordati per una nuova fase del loro alto tradimento sotto forma di Meccanismo europeo di stabilità (MES). Su richiesta di quest'ultimo, si sono impegnati irrevocabilmente ed incondizionatamente a raccogliere € 700miliardi (articolo 8 del trattato che istituisce la MES) e, se necessario - questo è stato deciso dal consiglio dei governatori che non sono stati eletti e non sono soggetti a nessun controllo - ad aumentare a piacimento il capitale iniziale (articolo 10). In pratica, i governi, dopo l'unione monetaria, hanno anche firmato per l’unione del debito e delle garanzie e hanno persino consegnato la suprema sovranità monetaria ad un Consiglio di governatori con pieni poteri in materia di politica finanziaria, fuori da qualsiasi controllo.
Il MES può anche acquistare titoli di stato, manipolare il mercato dei capitali, stipulare nuovi debiti e adottare misure di controllo, tutte le cose che il nostro governo e il nostro parlamento ( tedesco n.d.t) avevano rifiutato fino ad ora, per cercare di salvaguardare questa zona di sovranità. La Merkel, senza consultare il Parlamento, noncurante dei nostri più importanti diritti sovrani, ha trasformato l'unione di debiti e di garanzie, in contrasto con i nostri diritti sovrani, in una unione finanziaria, invertendo i rapporti di forza in essere: non sono più gli Stati membri a decidere le finanze, il debito e controlli finanziari della UE è l "Ufficio Politico" della UE, cioè il consiglio dei governatori della MES, che stabilisce i requisiti finanziari, il recupero dei crediti e le richieste agli Stati membri, che controlla la politica finanziaria di questi ultimi e decide indipendentemente a chi dare e a chi prendere i soldi.
La sovranità fiscale degli Stati membri è stata abolita. Grazie a questo trattato, l'Ufficio Politico di Bruxelles ha finalmente preso la sovranità finanziaria degli Stati membri e, allo stesso tempo, i governi statali hanno commesso un crimine di alto tradimento contro la propria Costituzione e i loro diritti sovrani. Speriamo che il Bundestag metta un freno a questo alto tradimento, perché altrimenti questo governo tedesco sarebbe quello che ha più danneggiato il suo popolo, e questo Cancelliere quello che ha più attentato alla prosperità del paese.
La sovranità fiscale degli Stati membri è stata abolita. Grazie a questo trattato, l'Ufficio Politico di Bruxelles ha finalmente preso la sovranità finanziaria degli Stati membri e, allo stesso tempo, i governi statali hanno commesso un crimine di alto tradimento contro la propria Costituzione e i loro diritti sovrani. Speriamo che il Bundestag metta un freno a questo alto tradimento, perché altrimenti questo governo tedesco sarebbe quello che ha più danneggiato il suo popolo, e questo Cancelliere quello che ha più attentato alla prosperità del paese.
Gli interessi nella partita a poker dell'euro
Più un fenomeno è assurdo e più gli interessi che lo sostengono sono potenti:
Grazie alla crisi dell'euro, gli Stati Uniti hanno potuto guadagnare tempo e distogliere l'attenzione dalla crisi del dollaro. Il crollo del biglietto verde farebbe implodere non solo l'impero finanziario mondiale americano, ma anche la loro potenza militare (200 basi in tutto il mondo) e il loro potere economico. Subirebbero (e questo è possibile) lo stesso crollo dell'impero sovietico, ma non ci credono ancora e per il momento pensano solo a guadagnare tempo. È per questo che provocano una nuova crisi dell’ euro ogni volta che la crisi del dollaro si aggrava.
Il settore finanziario americano ha concesso alle banche un credito con garanzia di buon fine per i crediti in sofferenza – come i crediti greci. Quindi, se i 360 miliardi di crediti greci improvvisamente non valessero più nulla, il settore finanziario americano andrebbe incontro a una grande difficoltà per onorare la garanzia, ovvero sarebbe minacciato di fallimento. È per questo che i crediti dovevano essere mantenuti, almeno in apparenza, e la Grecia non può essere dichiarata in fallimento.
La BCE ha più crediti marci che capitali propri, tanto che da essere ormai una "bad bank". Di conseguenza, se si fossero presentati i fondi greci come tossici,come lo sono veramente, la BCE sarebbe fallita e avrebbe dovuto chiedere capitali freschi a tutti gli Stati membri. Ecco perché la BCE si è categoricamente opposta a qualsiasi responsabilità solidale "privata" per i crediti greci e contro il fallimento di qualsiasi Stato perché entrambi svaluterebbero i propri crediti.
I creditori principali della Grecia sono gli Stati Uniti e le banche francesi. In caso di fallimento e di svalutazione della Grecia, questi subirebbero perdite così grandi che gli stati dovrebbero avallarli. È per questo che i loro governi stanno lottando così brutalmente contro il risanamento della Grecia con una svalutazione, l'unica soluzione adeguata che sarà alla fine sarà inevitabile.
Le banche tedesche, in particolare le banche statali, detengono circa 20 miliardi del debito greco. Qui, si dovrebbe svalutare, cioè lo Stato dovrebbe intervenire direttamente. E 'questa paura della Merkel e di Schäuble anche se questo aiuto diretto alle nostre banche sarebbe meno importante del denaro versato alla Grecia per i crediti che ha ottenuto dalle banche internazionali. Ci dovrebbe essere una indagine penale contro le precedenti amministrazioni per scoprire perché le banche pubbliche tedesche abbiano comprato debito pubblico greco in quanto non avevano l’autorizzazione a farlo.
L'Ufficio Politico di Bruxelles tenta in un modo particolarmente scandaloso diapprofittare della crisi dell'euro per assumere la sovranità fiscale e finanziaria degli Stati membri. Vuole praticamente mettere le mani sui più importanti diritti democratici dei popoli, la sovranità finanziaria, esercitando un controllo sugli stati indebitati e, come ha già riconosciuto Trichet, "introdurre un superministero delle finanze europee, una fiscalità europea e delle euro-obbligazioni". Si tratta di completare la centralizzazione dell'Unione europea - che ha il suo esercito, il Ministero degli Affari Esteri, la concorrenza europea - con finanze europee.
Gli Stati membri dovrebbero essere degradati al rango di province obbedienti agli ordini del potere centrale, i parlamenti nazionali perderebbero il loro potere e l’Ufficio Politico di Bruxelles acquisirebbe poteri dittatoriali senza controllo democratico. La "speaker" della UE Juncker ha spiegato come funziona l'ufficio politico. "Prendiamo una decisione, la trasmettiamo e vediamo cosa succede. Se non suscita reazioni clamorose o tumulti perché la maggior parte della gente non capisce cosa sia, continuiamo passo dopo passo, fino a raggiungere un punto di non ritorno . 'Ecco come procede dé-democratizzazione d'Europa e la presa di potere da parte della Commissione politica di Bruxelles.
La BCE ha più crediti marci che capitali propri, tanto che da essere ormai una "bad bank". Di conseguenza, se si fossero presentati i fondi greci come tossici,come lo sono veramente, la BCE sarebbe fallita e avrebbe dovuto chiedere capitali freschi a tutti gli Stati membri. Ecco perché la BCE si è categoricamente opposta a qualsiasi responsabilità solidale "privata" per i crediti greci e contro il fallimento di qualsiasi Stato perché entrambi svaluterebbero i propri crediti.
I creditori principali della Grecia sono gli Stati Uniti e le banche francesi. In caso di fallimento e di svalutazione della Grecia, questi subirebbero perdite così grandi che gli stati dovrebbero avallarli. È per questo che i loro governi stanno lottando così brutalmente contro il risanamento della Grecia con una svalutazione, l'unica soluzione adeguata che sarà alla fine sarà inevitabile.
Le banche tedesche, in particolare le banche statali, detengono circa 20 miliardi del debito greco. Qui, si dovrebbe svalutare, cioè lo Stato dovrebbe intervenire direttamente. E 'questa paura della Merkel e di Schäuble anche se questo aiuto diretto alle nostre banche sarebbe meno importante del denaro versato alla Grecia per i crediti che ha ottenuto dalle banche internazionali. Ci dovrebbe essere una indagine penale contro le precedenti amministrazioni per scoprire perché le banche pubbliche tedesche abbiano comprato debito pubblico greco in quanto non avevano l’autorizzazione a farlo.
L'Ufficio Politico di Bruxelles tenta in un modo particolarmente scandaloso diapprofittare della crisi dell'euro per assumere la sovranità fiscale e finanziaria degli Stati membri. Vuole praticamente mettere le mani sui più importanti diritti democratici dei popoli, la sovranità finanziaria, esercitando un controllo sugli stati indebitati e, come ha già riconosciuto Trichet, "introdurre un superministero delle finanze europee, una fiscalità europea e delle euro-obbligazioni". Si tratta di completare la centralizzazione dell'Unione europea - che ha il suo esercito, il Ministero degli Affari Esteri, la concorrenza europea - con finanze europee.
Gli Stati membri dovrebbero essere degradati al rango di province obbedienti agli ordini del potere centrale, i parlamenti nazionali perderebbero il loro potere e l’Ufficio Politico di Bruxelles acquisirebbe poteri dittatoriali senza controllo democratico. La "speaker" della UE Juncker ha spiegato come funziona l'ufficio politico. "Prendiamo una decisione, la trasmettiamo e vediamo cosa succede. Se non suscita reazioni clamorose o tumulti perché la maggior parte della gente non capisce cosa sia, continuiamo passo dopo passo, fino a raggiungere un punto di non ritorno . 'Ecco come procede dé-democratizzazione d'Europa e la presa di potere da parte della Commissione politica di Bruxelles.
Il fatto che i capi di governo dei 27 Stati membri dell'UE gestiscano anche l'unione dei debiti e delle garanzie a spese della Germania è dovuto al fatto che 20 stati beneficiano in modo duraturo dei versamenti UE che provengono dalla Germania e che ben la metà non può semplicemente rimborsare i debiti che hanno contrattoe quindi sono d'accordo, che la Germania debba pagare e garantire degli importi più elevati. Inoltre, durante l'ultima riunione dei capi di governo, la Merkel era rimasta isolata. I paesi dell'Unione europea non potevano capire che la Germania non è più disposta a pagare per ogni cosa senza discutere, come ai tempi di Kohl.
L'unione e il trasferimento (dei debiti) è una truffa a danno di tutti gli europei.
L’articolo 125 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea afferma inequivocabilmente che nessuno Stato membro deve rispondere per il debito di un altro Stato membro. E’ quello che affermano anche che la maggior parte delle costituzioni statali. Ora i governanti assoggettati dalle banche, non hanno rispettato il testo delle leggi e si sono accordati su una condivisione della totalità dei debiti, visto che non c'erano alternative.Merkel è stata vittima di un ricatto(vedi sopra) e il Bundestag è stato costretto ad approvare il provvedimento senza essere informato per tempo e in maniera adeguata.
Come tutti gli altri, abbiamo dovuto accettare questa mutualizzazione, a tutto vantaggio dei paesi che ricevono i soldi e che sono in ogni caso crollati, ma è catastrofico per i paesi donatori. La Germania deve non solo ancora versare la parte più importante, ma anche quella parte che gli altri non possono o non vogliono pagare. E questo irrevocabilmente.
Ora, i cittadini europei devono rispondere per il debito estero che i loro governanti hanno accettato di garantire con responsabilità in solido, senza giustificazione. Ne usciranno impoveriti a prescindere da qualsiasi soluzione adottata:
- Aumento delle tasse nei paesi donatori.
- Svalutazione del debito attraverso l'inflazione (che causa un deprezzamento dei beni dei cittadini),
- Riforma monetaria che distrugge parte della ricchezza e del reddito dei cittadini dell'area dell'euro anziché assicurare la loro vecchiaia.
Lo Stato che assume il debito dei paesi stranieri dovrà comunque pagarlo e si impoverirà. Se si prende in carico i pesanti debiti, li scaricherà sulle generazioni future.
Anche i greci vengono truffati, per il mantenimento dei debiti del loro paese imposto dalle banche: se li avessero lasciati sistemare la situazione con una bancarotta, una ri-programmazione del debito e una moneta svalutata,sarebbero stati di nuovo competitivi per il turismo in Europa e avere un futuro.Mantenendo i loro debiti, non hanno più nessuna possibilità di ricostruire una salute finanziaria, di evitare l'impoverimento e il crollo della loro economia.
Come tutti gli altri, abbiamo dovuto accettare questa mutualizzazione, a tutto vantaggio dei paesi che ricevono i soldi e che sono in ogni caso crollati, ma è catastrofico per i paesi donatori. La Germania deve non solo ancora versare la parte più importante, ma anche quella parte che gli altri non possono o non vogliono pagare. E questo irrevocabilmente.
Ora, i cittadini europei devono rispondere per il debito estero che i loro governanti hanno accettato di garantire con responsabilità in solido, senza giustificazione. Ne usciranno impoveriti a prescindere da qualsiasi soluzione adottata:
- Aumento delle tasse nei paesi donatori.
- Svalutazione del debito attraverso l'inflazione (che causa un deprezzamento dei beni dei cittadini),
- Riforma monetaria che distrugge parte della ricchezza e del reddito dei cittadini dell'area dell'euro anziché assicurare la loro vecchiaia.
Lo Stato che assume il debito dei paesi stranieri dovrà comunque pagarlo e si impoverirà. Se si prende in carico i pesanti debiti, li scaricherà sulle generazioni future.
Anche i greci vengono truffati, per il mantenimento dei debiti del loro paese imposto dalle banche: se li avessero lasciati sistemare la situazione con una bancarotta, una ri-programmazione del debito e una moneta svalutata,sarebbero stati di nuovo competitivi per il turismo in Europa e avere un futuro.Mantenendo i loro debiti, non hanno più nessuna possibilità di ricostruire una salute finanziaria, di evitare l'impoverimento e il crollo della loro economia.
La nuova forma di dominazione finanziaria globale non consiste più nel sottomettere i popoli con la forza delle armi ma accordando loro un eccesso di credito con il fine di dominarli economicamente con gli interessi (asservimento per gli interessi dei prestiti).
Ecco quello che è successo con la Grecia. Ma per evitare di subire perdite, le banche internazionali hanno fatto sì che i paesi indebitati non potessero presentare istanza di fallimento e che i paesi con le finanze sane fossero portati a farsi carico dei loro debiti, vale a dire che anche loro sono caduti sotto la schiavitù della finanza americana. Quando la mutualizzazione dei debiti prevista dal Patto di stabilità europeo (MES) decisa nel luglio 2011 sarà adottata dal parlamento, il debito non sarà più un problema delle banche creditrici, ma solo degli stati debitori della UE, e soprattutto della Germania.
Ci si rende conto che la nuova forma di imperialismo e di supremazia mondiale dell’alta finanza americana non si basa più sulle baionette, ma sui prestiti accordati senza ritegno con soldi drogati, quindi sui debiti e i loro interessi. L'interesse è il tributo pagato dai paesi ridotti in schiavitù.
Il sistema è così abilmente costruito che le persone e paesi credono che le misure siano prese in uno spirito di "solidarietà europea" quando in realtà servono solo a vantaggio dell'imperialismo finanziario. È per questo che la Grecia e altri paesi indebitati non hanno potuto presentare istanza di fallimento infatti l'unione di garanzia non era ancora stata ratificata. Poi ci potrà anche essere il fallimento, perché allora, grazie alla garanzia dei paesi con le finanze sane – non potrà più danneggiare i crediti della finanza internazionale.
Nella grande orgia dell’indebitamento della partita a poker che si sta giocando con l'euro, si è preparata la strada per la futura rovina economica dei partecipanti. Le principali vittime di questo gioco economico saranno i cittadini tedeschi perché il denaro guadagnato con un lavoro serio non servirà più per finanziare progetti nazionali, ma per pagare i debiti di paesi stranieri.
Se la gente avesse percepito questo scandaloso gioco, ci sarebbero state da tanto tempo manifestazioni di piazza e forse una rivoluzione. Il fatto che non sia stato detto "fino a che punto si sarebbe messo in gioco il loro futuro"è dovuto a una intelligente manipolazione della stampa fatta dall’ alta finanza americana. In effetti, la stampa ha sistematicamente disinformato il pubblico:
La politica ha sempre detto solo una parte di verità, a cominciare da tutto ciò che avrebbero dovuto accettare in seguito, ha sempre dissimulato i fatti spiacevoli dietro una pretesa necessità di "solidarietà europea" e ( ha nascosto n.d.t.) la stupidità che consisteva nel lasciarsi sfruttare dalle banche nazionali e dagli Stati membri dell'UE. Tutto ciò è stato presentato come una "difesa dello spirito europeo"(Wolfgang Schäuble).
La gente è stata disinformata dalle menzogne, ingannata, indotta in errore, la sua attenzione è stata distolta dai problemi con discussioni complicate. A titolo d’esempio : Al primo piano di salvataggio, di 120 miliardi di euro, e al secondo, di 750 miliardi, la stampa non ha dedicato che qualche colonna, mentre per settimane intere si è consacrata al disastro locale di Fukushima. Bisognavadistogliere l'attenzione dal grande disastro finanziario interno con una catastrofeestera molto meno grave, e che , purtroppo, ha funzionato.
Che cosa possiamo concludere?Se la gente avesse percepito questo scandaloso gioco, ci sarebbero state da tanto tempo manifestazioni di piazza e forse una rivoluzione. Il fatto che non sia stato detto "fino a che punto si sarebbe messo in gioco il loro futuro"è dovuto a una intelligente manipolazione della stampa fatta dall’ alta finanza americana. In effetti, la stampa ha sistematicamente disinformato il pubblico:
La politica ha sempre detto solo una parte di verità, a cominciare da tutto ciò che avrebbero dovuto accettare in seguito, ha sempre dissimulato i fatti spiacevoli dietro una pretesa necessità di "solidarietà europea" e ( ha nascosto n.d.t.) la stupidità che consisteva nel lasciarsi sfruttare dalle banche nazionali e dagli Stati membri dell'UE. Tutto ciò è stato presentato come una "difesa dello spirito europeo"(Wolfgang Schäuble).
La gente è stata disinformata dalle menzogne, ingannata, indotta in errore, la sua attenzione è stata distolta dai problemi con discussioni complicate. A titolo d’esempio : Al primo piano di salvataggio, di 120 miliardi di euro, e al secondo, di 750 miliardi, la stampa non ha dedicato che qualche colonna, mentre per settimane intere si è consacrata al disastro locale di Fukushima. Bisognavadistogliere l'attenzione dal grande disastro finanziario interno con una catastrofeestera molto meno grave, e che , purtroppo, ha funzionato.
Durante la partita a poker, il nostro popolo è stato ingannato dalla UE come mai avvenuto prima, senza poter fare nulla:
- In violazione di tutte le costituzioni nazionali e dei trattati europei, si è fatto dell’unione di Stati sovrani una unione per la garanzia dei debiti, governata da un potere centrale che regna sulle province.
- Alcuni paesi, tra cui la Germania, hanno perso a vantaggio di Bruxelles i loro più importanti diritti di sovrani, democratici e i paesi membri si sono essi stessi de-democratizzati, avendo permesso al governo centrale di Bruxelles di diventare onnipotente.
- L’impotenza o la corruzione dei politici europei durante la partita a poker hanno dimostrato di non poter esercitare da tempo il loro potere decisionale per favorire interessi finanziari, obbedendo a istruzioni invece di prendere decisioni. Soprattutto, il mondo occidentale non è più (il regno di) una democrazia, ma di un imperialismo finanziario globale. Altrimenti, come avrebbero potuto banche, politici e governi fare in modo che i loro cittadini si facessero carico dei debiti dell'alta finanza? Horst Seehofer ha scritto: "Coloro che decidono non sono stati eletti e gli eletti non hanno più voce in capitolo."
- In futuro, i problemi di bilancio nazionale e di debito pubblico saranno definitivamente travolti dall'ondata di debiti internazionali europei (area euro: 6.000 miliardi di euro). Dovremo pagare per decenni un tributo alle banche speculatrici internazionali per qualcosa che non abbiamo nemmeno ricevuto e che i nostri politici hanno dovuto sobbarcarsi per altri paesi su richiesta dell’alta finanza.
- I debiti esteri già rilevati dal "piano di salvataggio" e che saranno in futuro del MES, a sostegno dell'euro, la delega della sovranità fiscale all’Ufficio Politico di Bruxelles, cioè al Consiglio dei governatori del MES, nei prossimi anni dovrà ricorrere all'utilizzo delle imposte tedesche e peserà sulla prosperità e sui servizi sociali, perché bisognerà pagare gli interessi all’alta finanza internazionale. Sia che i paesi indebitati si dichiarino o no in fallimento - i debiti dei paesi in bancarotta diverranno quelli di tutti i paesi della zona euro - i paesi con i conti in regola dovranno in più pagare anche per i paesi malati.
Gli interessi che l'Europa pagherà alla finanza internazionale rappresenteranno un onere simile a quello che pendeva sulla Germania dopo la Prima Guerra Mondiale, peso che portò al collasso delle finanze pubbliche, dell’economia, della prosperità e della società. Già da adesso non è difficile prevedere che per la Germania il recupero di tutti i debiti dei paesi europei dalle finanze fragili, come attualmente la Grecia, comporterà:
• Aumento dei contributi da versare a Bruxelles per il pagamento degli interessi nell'area dell'euro,
• un aumento delle imposte dei lavoratori e dell'economia, diminuzione delle entrate dello stato e delle prestazioni sociali,
• una diminuzione dei profitti aziendali, licenziamenti e salari più bassi, declino dell’economia, del prodotto sociale e del surplus delle esportazioni, e quindipiù lotte per la distribuzione delle minori ricchezze, tumulti popolari e rivoluzione.
L’inganno dei politici sull'euro - o piuttosto la sottomissione all’alta finanza internazionale in materia di mutializzazione dei debiti – avrà modificato non solo la situazione economica ma anche la situazione sociale in un modo irreversibile.
Anche se i politici parlano sempre di "salvataggio" della Grecia, Irlanda, Portogallo o Spagna, la mutualizzazione dei debiti, in realtà, non risolve nessun problema, perché il debito di questi paesi non sono in alcun modo diminuiti. Tutte queste nuove normative europee non eliminano l'unica soluzione valida che consiste nel fallimento dello stato, possono solo ritardare e impedire che gli stati riducano il debito e migliorino la loro situazione. Anche se in seguito si sbarazzassero dei loro debiti dichiarando fallimento, questi debiti rimarrebbero e peserebbero sui paesi che hanno aderito all'Unione di garanzia prima del fallimento lasciandoli nella stessa situazione di forte indebitamento.
Migliaia di tedeschi, per la maggior parte nemmeno coinvolti personalmente, hanno protestato contro il progetto per la stazione "Stoccarda 21", contro il trasporto di scorie nucleari, contro il giuramento delle reclute della Bundeswehr e di altri faccende trascurabili. Ora si dovranno usare le strade per protestare contro il primo "salvataggio" delle banche internazionali. Mai prima d'ora le banche avevano registrato dei profitti tanto scandalosi e ottenuto l'autorizzazione a di far ricadere sui cittadini le perdite delle loro speculazioni. Dobbiamo riconoscere che il grande capitale internazionale pratica senza ritegno ilsaccheggio di tutti i cittadini (in realtà con l'aiuto dei politici gestiti con il telecomando).
Quando l’uomo qualunque comprenderà che si sta mettendo in gioco il suo futuro tenore di vita, il suo impoverimento, lo si potrà mobilitare, i politici potranno esercitare una pressione nazionale e internazionale ancora maggiore e risparmiarci il peggio con il rifiuto di un aumento del nostro debito dovuto a dei cosiddetti piani di salvataggio.
Se non riusciremo a mobilitare la popolazione, saremo presto costretti a prendere delle misure radicali, una riforma monetaria, e assisteremo al crollo non solo delle banche speculatrici, ma dei paesi e dei cittadini che si sono fatti carico dei debiti di queste banche.
- In violazione di tutte le costituzioni nazionali e dei trattati europei, si è fatto dell’unione di Stati sovrani una unione per la garanzia dei debiti, governata da un potere centrale che regna sulle province.
- Alcuni paesi, tra cui la Germania, hanno perso a vantaggio di Bruxelles i loro più importanti diritti di sovrani, democratici e i paesi membri si sono essi stessi de-democratizzati, avendo permesso al governo centrale di Bruxelles di diventare onnipotente.
- L’impotenza o la corruzione dei politici europei durante la partita a poker hanno dimostrato di non poter esercitare da tempo il loro potere decisionale per favorire interessi finanziari, obbedendo a istruzioni invece di prendere decisioni. Soprattutto, il mondo occidentale non è più (il regno di) una democrazia, ma di un imperialismo finanziario globale. Altrimenti, come avrebbero potuto banche, politici e governi fare in modo che i loro cittadini si facessero carico dei debiti dell'alta finanza? Horst Seehofer ha scritto: "Coloro che decidono non sono stati eletti e gli eletti non hanno più voce in capitolo."
- In futuro, i problemi di bilancio nazionale e di debito pubblico saranno definitivamente travolti dall'ondata di debiti internazionali europei (area euro: 6.000 miliardi di euro). Dovremo pagare per decenni un tributo alle banche speculatrici internazionali per qualcosa che non abbiamo nemmeno ricevuto e che i nostri politici hanno dovuto sobbarcarsi per altri paesi su richiesta dell’alta finanza.
- I debiti esteri già rilevati dal "piano di salvataggio" e che saranno in futuro del MES, a sostegno dell'euro, la delega della sovranità fiscale all’Ufficio Politico di Bruxelles, cioè al Consiglio dei governatori del MES, nei prossimi anni dovrà ricorrere all'utilizzo delle imposte tedesche e peserà sulla prosperità e sui servizi sociali, perché bisognerà pagare gli interessi all’alta finanza internazionale. Sia che i paesi indebitati si dichiarino o no in fallimento - i debiti dei paesi in bancarotta diverranno quelli di tutti i paesi della zona euro - i paesi con i conti in regola dovranno in più pagare anche per i paesi malati.
Gli interessi che l'Europa pagherà alla finanza internazionale rappresenteranno un onere simile a quello che pendeva sulla Germania dopo la Prima Guerra Mondiale, peso che portò al collasso delle finanze pubbliche, dell’economia, della prosperità e della società. Già da adesso non è difficile prevedere che per la Germania il recupero di tutti i debiti dei paesi europei dalle finanze fragili, come attualmente la Grecia, comporterà:
• Aumento dei contributi da versare a Bruxelles per il pagamento degli interessi nell'area dell'euro,
• un aumento delle imposte dei lavoratori e dell'economia, diminuzione delle entrate dello stato e delle prestazioni sociali,
• una diminuzione dei profitti aziendali, licenziamenti e salari più bassi, declino dell’economia, del prodotto sociale e del surplus delle esportazioni, e quindipiù lotte per la distribuzione delle minori ricchezze, tumulti popolari e rivoluzione.
L’inganno dei politici sull'euro - o piuttosto la sottomissione all’alta finanza internazionale in materia di mutializzazione dei debiti – avrà modificato non solo la situazione economica ma anche la situazione sociale in un modo irreversibile.
Anche se i politici parlano sempre di "salvataggio" della Grecia, Irlanda, Portogallo o Spagna, la mutualizzazione dei debiti, in realtà, non risolve nessun problema, perché il debito di questi paesi non sono in alcun modo diminuiti. Tutte queste nuove normative europee non eliminano l'unica soluzione valida che consiste nel fallimento dello stato, possono solo ritardare e impedire che gli stati riducano il debito e migliorino la loro situazione. Anche se in seguito si sbarazzassero dei loro debiti dichiarando fallimento, questi debiti rimarrebbero e peserebbero sui paesi che hanno aderito all'Unione di garanzia prima del fallimento lasciandoli nella stessa situazione di forte indebitamento.
Migliaia di tedeschi, per la maggior parte nemmeno coinvolti personalmente, hanno protestato contro il progetto per la stazione "Stoccarda 21", contro il trasporto di scorie nucleari, contro il giuramento delle reclute della Bundeswehr e di altri faccende trascurabili. Ora si dovranno usare le strade per protestare contro il primo "salvataggio" delle banche internazionali. Mai prima d'ora le banche avevano registrato dei profitti tanto scandalosi e ottenuto l'autorizzazione a di far ricadere sui cittadini le perdite delle loro speculazioni. Dobbiamo riconoscere che il grande capitale internazionale pratica senza ritegno ilsaccheggio di tutti i cittadini (in realtà con l'aiuto dei politici gestiti con il telecomando).
Quando l’uomo qualunque comprenderà che si sta mettendo in gioco il suo futuro tenore di vita, il suo impoverimento, lo si potrà mobilitare, i politici potranno esercitare una pressione nazionale e internazionale ancora maggiore e risparmiarci il peggio con il rifiuto di un aumento del nostro debito dovuto a dei cosiddetti piani di salvataggio.
Se non riusciremo a mobilitare la popolazione, saremo presto costretti a prendere delle misure radicali, una riforma monetaria, e assisteremo al crollo non solo delle banche speculatrici, ma dei paesi e dei cittadini che si sono fatti carico dei debiti di queste banche.
Horizons & Débats
Note:L'Articolo Originale è consultabile nel sito: http://www.internationalnews.fr/article-des-reseaux-financiers-criminels-pilotent-la-crise-de-l-euro-84472885.html.
BANKITALIA: ESPOSTI E DENUNCE CONTRO GOVERNATORE VISCO
CARICHIETI: TROPPI I MISTERI ! ADUSBEF CONFERMA DI AVER PRESENTATO ESPOSTI DENUNCE CONTRO GOVERNATORE VISCO ALLE PROCURE DI ROMA, CHIETI,PESCARA, VASTO, TERAMO,L’AQUILA E LANCIANO. COME MAI E’ STATO SALVATO IL DIRETTORE GENERALE SBROLLI ? E SE LE PERDITE SONO DI 304,7 MILIONI NEL 2013 INVECE DI 11,4 MLN REGISTRATI IN BILANCIO,PERCHE’ NON E’ STATO IMPUGNATO PER FALSO ?
In merito al commissariamento di Carichieti, Adusbef conferma di aver depositato ieri un esposto denuncia contro il Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, alle Procure della Repubblica di Roma, Chieti, Pescara, Vasto, Teramo, Lanciano, chiedendo di accertare se non siano stati travalicati i poteri di vigilanza bancaria e non siano stati quindi utilizzati in maniera distorta e strumentale, per favorire precisi e individuati gruppi d’interesse, come in passato alcune grandi banche, tali da configurare fattispecie di corruzione, concussione, falso, truffa e abuso d’ufficio.
Tale convinzione è rafforzata dalla lettura del verbale di commissariamento, le otto pagine firmate da Ignazio Visco che rivelano alcuni dati su Carichieti: sofferenze per ben 435 milioni di euro e soprattutto 304 milioni di perdite previste, ingerenze vietate ed intrecci della Fondazione sulla banca, rischi in materia di antiriciclaggio,“fidi facili”, lacune nella gestione di crediti per 109 milioni di euro ad alcuni imprenditori dell’area Chieti-Pescara, ai 5 milioni di euro concessi a una società riconducibile a un consigliere, alla mancata azione di responsabilità verso l’ex dg della Cassa Di Tizio, fino alla storiella dell’autista, che invece dell’auto di servizio avrebbe guidato la banca.
Il rapporto spedito dal Governatore Visco al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, non chiarisce i misteri dell’improvviso commissariamento, a sei mesi dall’approvazione del bilancio, in merito al direttore Roberto Sbrolli che, nonostante abbia: “manifestato una ridotta autonomia di giudizio in talune scelte concernenti il personale e scarso rigore nella gestione del credito, con particolare riferimento ai citati rapporti facenti capo all’ex presidente della Fondazione”, è stato mantenuto al suo posto. Come mai ?
E perché la grave esposizione al rischio creditizio, i cui impieghi hanno fatto emergere al 31-12-2013, sofferenze per 453,8 milioni di euro e previsioni di perdite per 304,7 milioni, con una redditività ampiamente negativa; una perdita di esercizio di 11,4 milioni nel 2013; un inadeguato patrimonio di vigilanza pari a 175 milioni di euro, non hanno indotto la Banca d’Italia (che riceve ed esamina i bilanci di tutto il sistema), ad accendere un faro ed i necessari rilievi scritti al cda, all’indomani del 7 maggio 2014, data in cui è stato approvato il bilancio per l’esercizio 2013 ?
Bankitalia non sembra abbia mosso alcun rilievo formale e sostanziale, alle comunicazioni dei dirigenti della Cassa di Risparmio di Chieti, che il 7 maggio 2014, enfatizzavano:”….la ritrovata credibilità della Carichieti…., l’opera di pulizia dei conti iniziata nei primi mesi del 2011 dopo una burrascosa visita ispettiva della Banca d’Italia…, la riduzione dei costi accompagnata da un aumento della redditività assoluta, che ha portato il “core tier 1”, cioè l’indicatore primario della solidità della banca all’attuale 8,70 (nel 2012 era del’8,54), a fronte di un requisito minimo dell’8%....; 350 milioni di finanziamenti erogati sul territorio della Provincia di Chieti, gli accantonamenti pari ad 83 milioni finiti, salvo ulteriori piccole rettifiche, perché la Banca d’Italia si sarebbe accontentata di una rettifica da 50 mln…, con la Carichieti che si presenta ai suoi soci (80% Fondazione e 20% Banca Intesa) ed ai suoi correntisti con una solidità mai vista in passato e con un nuovo modello di business, con forme di credito più prudenti”. Come mai Bankitalia taceva ?
Ed i consueti commissari scelti da Bankitalia con i soliti criteri ‘amicali’, di fronte ai numeri descritti, impugneranno il bilancio 2013 e presenteranno formale denuncia penale per palese falso in bilancio contro cda, collegio sindacale e società di revisione ?
Adusbef, che non si beve la risibile frottola di un commissariamento avvenuto perché il cda non avrebbe segnalato alla sede Regionale di Bankitalia l’Aquila la riassunzione di un autista, che invece dell’auto di servizio, avrebbe guidato la banca, continuerà a denunciare malefatte e palesi abusi di un istituto di vigilanza contiguo alle ‘banche di sistema’, continuerà la sua funzione a presidio della legalità, trasparenza e ricerca della verità.
Elio Lannutti (Presidente Adusbef)
Roma, 23.9.2014
In merito al commissariamento di Carichieti, Adusbef conferma di aver depositato ieri un esposto denuncia contro il Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, alle Procure della Repubblica di Roma, Chieti, Pescara, Vasto, Teramo, Lanciano, chiedendo di accertare se non siano stati travalicati i poteri di vigilanza bancaria e non siano stati quindi utilizzati in maniera distorta e strumentale, per favorire precisi e individuati gruppi d’interesse, come in passato alcune grandi banche, tali da configurare fattispecie di corruzione, concussione, falso, truffa e abuso d’ufficio.
Tale convinzione è rafforzata dalla lettura del verbale di commissariamento, le otto pagine firmate da Ignazio Visco che rivelano alcuni dati su Carichieti: sofferenze per ben 435 milioni di euro e soprattutto 304 milioni di perdite previste, ingerenze vietate ed intrecci della Fondazione sulla banca, rischi in materia di antiriciclaggio,“fidi facili”, lacune nella gestione di crediti per 109 milioni di euro ad alcuni imprenditori dell’area Chieti-Pescara, ai 5 milioni di euro concessi a una società riconducibile a un consigliere, alla mancata azione di responsabilità verso l’ex dg della Cassa Di Tizio, fino alla storiella dell’autista, che invece dell’auto di servizio avrebbe guidato la banca.
Il rapporto spedito dal Governatore Visco al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, non chiarisce i misteri dell’improvviso commissariamento, a sei mesi dall’approvazione del bilancio, in merito al direttore Roberto Sbrolli che, nonostante abbia: “manifestato una ridotta autonomia di giudizio in talune scelte concernenti il personale e scarso rigore nella gestione del credito, con particolare riferimento ai citati rapporti facenti capo all’ex presidente della Fondazione”, è stato mantenuto al suo posto. Come mai ?
E perché la grave esposizione al rischio creditizio, i cui impieghi hanno fatto emergere al 31-12-2013, sofferenze per 453,8 milioni di euro e previsioni di perdite per 304,7 milioni, con una redditività ampiamente negativa; una perdita di esercizio di 11,4 milioni nel 2013; un inadeguato patrimonio di vigilanza pari a 175 milioni di euro, non hanno indotto la Banca d’Italia (che riceve ed esamina i bilanci di tutto il sistema), ad accendere un faro ed i necessari rilievi scritti al cda, all’indomani del 7 maggio 2014, data in cui è stato approvato il bilancio per l’esercizio 2013 ?
Bankitalia non sembra abbia mosso alcun rilievo formale e sostanziale, alle comunicazioni dei dirigenti della Cassa di Risparmio di Chieti, che il 7 maggio 2014, enfatizzavano:”….la ritrovata credibilità della Carichieti…., l’opera di pulizia dei conti iniziata nei primi mesi del 2011 dopo una burrascosa visita ispettiva della Banca d’Italia…, la riduzione dei costi accompagnata da un aumento della redditività assoluta, che ha portato il “core tier 1”, cioè l’indicatore primario della solidità della banca all’attuale 8,70 (nel 2012 era del’8,54), a fronte di un requisito minimo dell’8%....; 350 milioni di finanziamenti erogati sul territorio della Provincia di Chieti, gli accantonamenti pari ad 83 milioni finiti, salvo ulteriori piccole rettifiche, perché la Banca d’Italia si sarebbe accontentata di una rettifica da 50 mln…, con la Carichieti che si presenta ai suoi soci (80% Fondazione e 20% Banca Intesa) ed ai suoi correntisti con una solidità mai vista in passato e con un nuovo modello di business, con forme di credito più prudenti”. Come mai Bankitalia taceva ?
Ed i consueti commissari scelti da Bankitalia con i soliti criteri ‘amicali’, di fronte ai numeri descritti, impugneranno il bilancio 2013 e presenteranno formale denuncia penale per palese falso in bilancio contro cda, collegio sindacale e società di revisione ?
Adusbef, che non si beve la risibile frottola di un commissariamento avvenuto perché il cda non avrebbe segnalato alla sede Regionale di Bankitalia l’Aquila la riassunzione di un autista, che invece dell’auto di servizio, avrebbe guidato la banca, continuerà a denunciare malefatte e palesi abusi di un istituto di vigilanza contiguo alle ‘banche di sistema’, continuerà la sua funzione a presidio della legalità, trasparenza e ricerca della verità.
Elio Lannutti (Presidente Adusbef)
Roma, 23.9.2014
mercoledì 17 settembre 2014
Una bomba dal Cfr
Una bomba dal Cfr: “… le Banche Centrali … dovrebbero consegnare denaro contante direttamente ai consumatori.”
Da: http://paolomaleddu.com/?p=552
Questo articolo, segnalatomi da un Marco Saba sempre attento a monitorare tutto ciò che succede nel sistema monetario internazionale, è appena apparso sul numero di Settembre-Ottobre della rivista Foreign Affairs. E’ una autentica bomba a tempo: perciò ho voluto immediatamente tradurlo e metterlo in circolazione nel web. Foreign Affairs è la rivista del Council on Foreign Relations, probabilmente il think-tank internazionale più prestigioso tra quelli visibili, una associazione indipendente (dicono loro) che fa parte della cupola del Governo Mondiale (diciamo in tanti). Pertanto, l’articolo che segue, firmato da Mark Blyth e Eric Lonergan, provenendo dal Cfr, assume una rilevanza fuori dall’ordinario. E’ il vertice del Potere mondiale che suggerisce di consegnare direttamente ai consumatori il denaro contante: non potrà non avere ripercussioni importanti in un futuro molto prossimo. E’ un segnale importante, visto la provenienza. E’ un documento da esaminare per bene per poter cogliere ed interpretare i numerosi segnali che contiene. Ci sono suggerimenti e commenti che somigliano molto a veri e propri ordini o avvertimenti per i governanti. Nonostante la ben giustificata diffidenza che nutriamo nei confronti della classe dominante dei banchieri, numerosi messaggi e la frase che nel finale dice ” Il tempo è giunto per tale tipo di innovazione” , ci incoraggiano a essere ottimisti. Sarà l’inizio di una svolta tanto attesa? Speriamo bene …
Questo articolo, segnalatomi da un Marco Saba sempre attento a monitorare tutto ciò che succede nel sistema monetario internazionale, è appena apparso sul numero di Settembre-Ottobre della rivista Foreign Affairs. E’ una autentica bomba a tempo: perciò ho voluto immediatamente tradurlo e metterlo in circolazione nel web. Foreign Affairs è la rivista del Council on Foreign Relations, probabilmente il think-tank internazionale più prestigioso tra quelli visibili, una associazione indipendente (dicono loro) che fa parte della cupola del Governo Mondiale (diciamo in tanti). Pertanto, l’articolo che segue, firmato da Mark Blyth e Eric Lonergan, provenendo dal Cfr, assume una rilevanza fuori dall’ordinario. E’ il vertice del Potere mondiale che suggerisce di consegnare direttamente ai consumatori il denaro contante: non potrà non avere ripercussioni importanti in un futuro molto prossimo. E’ un segnale importante, visto la provenienza. E’ un documento da esaminare per bene per poter cogliere ed interpretare i numerosi segnali che contiene. Ci sono suggerimenti e commenti che somigliano molto a veri e propri ordini o avvertimenti per i governanti. Nonostante la ben giustificata diffidenza che nutriamo nei confronti della classe dominante dei banchieri, numerosi messaggi e la frase che nel finale dice ” Il tempo è giunto per tale tipo di innovazione” , ci incoraggiano a essere ottimisti. Sarà l’inizio di una svolta tanto attesa? Speriamo bene …
Stampare Meno ma Trasferire di Più - Perché le Banche Centrali Dovrebbero Dare Denaro Direttamente alla Gente
http://www.foreignaffairs.com/articles/141847/mark-blyth-and-eric-lonergan/print-less-but-transfer-more
Nei decenni che seguirono la Seconda Guerra Mondiale, l’economia del Giappone crebbe così velocemente e così a lungo che gli esperti descrissero il fenomeno come assolutamente miracoloso. Durante l’ultimo grande boom del Paese, tra il 1986 e il 1991, la sua economia è cresciuta di quasi un trilione di dollari. Ma poi, in una storia con chiare similitudini con quella odierna, la bolla speculativa del Giappone scoppiò, e i suoi mercati azionari andarono giù in picchiata. Il debito pubblico si gonfiò a dismisura, e la crescita annua scese a meno dell’uno per cento. Nel 1998 l’economia si stava contraendo.
In quel Dicembre, un professore di economia di Princeton dichiarò che i banchieri centrali avrebbero ancora potuto porre rimedio. Il Giappone stava essenzialmente soffrendo per una insufficienza di domanda: i tassi di interesse erano già bassi, ma i consumatori non stavano comprando, le aziende non prendevano prestiti, e gli investitori non stavano rischiando. Era una previsione che si realizzava da sé: il pessimismo economico stava impedendo la ripresa. Bernanke disse che la Bank of Japan doveva essere più aggressiva e suggerì di prendere in considerazione un approccio non convenzionale: dare contante direttamente alle famiglie giapponesi. I consumatori avrebbero potuto spendere la manna caduta dal cielo per uscire dalla recessione, alimentando la domanda e facendo salire i prezzi.
Come lo stesso Bernanke chiarì, il concetto non era nuovo: negli anni ’30, l’economista inglese John Maynard Keynes propose di seppellire bottiglie di banconote in vecchie miniere di carbone; una volta riportate alla luce (come l’oro), il contante avrebbe creato nuova ricchezza e stimolato la spesa. Anche l’economista conservatore Milton Friedman vide l’attrattiva del trasferimento diretto del denaro, che paragonò ad un lancio di denaro dall’elicottero. Il Giappone comunque non tentò queste soluzioni, e l’economia del Paese non si è mai ripresa completamente. Tra il 1993 e il 2003, la crescita annuale media del Giappone era meno dell’uno per cento.
Oggi la maggior parte degli economisti sono d’accordo che, come il Giappone nella seconda parte degli anni ’90, l’economia globale sta soffrendo a causa di una spesa insufficiente, un problema che deriva da un più grave difetto di governance. Le Banche Centrali, inclusa la U.S. Federal Reserve, hanno intrapreso azioni aggressive, abbassando consistentemente i tassi d’interesse in misura tale che oggi si aggirano intorno allo zero. Hanno anche pompato un valore di trilioni di dollari di denaro fresco dentro il sistema finanziario. Ciononostante tali politiche hanno solo alimentato un dannoso ciclo di boom e crisi, annullando gli incentivi e distorcendo i prezzi degli assets, e ora la crescita economica ristagna mentre peggiora la disuguaglianza. E’ giunto il tempo, quindi, per i responsabili politici americani, così come le loro controparti in altri paesi sviluppati, di prendere in considerazione una qualche versione dei lanci di denaro dall’elicottero di Friedman. A breve termine, questi trasferimenti di contante potrebbero far ripartire di scatto l’economia. Sul lungo periodo, potrebbero ridurre la dipendenza dal sistema bancario per la crescita e invertire il trend della disuguaglianza. I trasferimenti non provocherebbero dannosa inflazione, e pochi mettono in dubbio che funzionerebbero. L’unica domanda è perché nessun governo li abbia provati.
Invece di trascinare verso il basso la parte alta, i governi dovrebbero spingere verso l’alto la parte inferiore.
DENARO FACILE
In teoria, i governi possono incrementare la spesa in due modi: attraverso politiche fiscali (come abbassando le tasse o aumentando la spesa del governo) o attraverso politiche monetarie ( come riducendo i tassi d’interesse o aumentando l’offerta di denaro). Ma negli ultimi decenni, i governi si sono affidati quasi esclusivamente alla seconda opzione. Il cambio è avvenuto per svariate ragioni. Soprattutto negli Stati Uniti, le divisioni sulla politica fiscale sono cresciute troppo per poter essere ricucite, in quanto destra e sinistra hanno dato inizio a dure lotte per scegliere tra l’incremento della spesa del governo o il taglio delle tasse. Generalmente, sgravi fiscali e incentivi di stimolo tendono ad avere più grossi ostacoli politici che i cambiamenti di politica monetaria. Presidenti e primi ministri hanno bisogno dell’approvazione delle loro assemblee legislative per passare un budget; ciò richiede tempo, e le agevolazioni fiscali e gli investimenti pubblici spesso beneficiano potentati privati piuttosto che l’economia nel suo insieme. Molte banche centrali, al contrario, sono politicamente indipendenti e possono tagliare i tassi d’interesse con un unica teleconferenza. Inoltre, semplicemente non c’è un reale consenso sul come usare le tasse o la spesa per stimolare in maniera efficiente l’economia.
La crescita continua dagli ultimi anni ’80 ai primi anni di questo secolo sembravano giustificare questa enfasi sulla politica monetaria. L’approccio presentava gravi inconvenienti, tuttavia. A differenza della politica fiscale, che agisce direttamente sulla spesa, la politica monetaria opera in maniera indiretta. I bassi tassi d’interesse riducono i costi dei prestiti e portano su i costi di azioni, obbligazioni e delle case. Ma stimolare in questo modo l’economia è caro e non efficiente, e può creare pericolose bolle – per esempio nel mercato immobiliare – e incoraggiare aziende e famiglie ad avventurarsi in pericolosi indebitamenti.
Ciò è precisamente cosa accadde durante la presidenza della Fed di Alan Greenspan dal 1997 al 2006: Washington fece troppo affidamento sulla politica monetaria per incrementare la spesa. I commentatori spesso biasimano Greenspan di aver preparato il terreno per la crisi finanziaria del 2008, tenendo gli interessi troppo bassi nei primi anni di questo secolo. Ma l’impostazione di Greenspan era solo una reazione alla mancanza di volontà del Congresso di usare i propri strumenti fiscali. Inoltre, Greenspan era in completa buona fede nel suo agire. Nella testimonianza al Congresso nel 2002, spiegò come la politica della Fed influenzasse l’americano medio: “Particolarmente importanti nel sostenere la spesa sono i tassi molto bassi di interesse sui mutui, che incoraggiano le famiglie ad acquistare case, rifinanziare il debito e abbassare gli oneri del servizio del debito, ed estrarre valore dalle case per finanziare la spesa. I tassi d’interesse fissi rimangono ad un livello storicamente basso e dovrebbe quindi alimentare una richiesta abbastanza forte di abitazioni e, per mezzo dell’estrazione di valore, sostenere anche la spesa dei consumatori”.
Naturalmente, il modello di Greenspan si schiantò e si bruciò in maniera spettacolare quando il mercato immobiliare delle case implose nel 2008. Ancora niente è in realtà cambiato da allora. Gli Stati Uniti hanno a malapena rimesso insieme il loro sistema finanziario e riesumato le stesse politiche che crearono 30 anni di bolle finanziarie. Considerate ciò che Bernanke, che venne fuori dall’accademia per servire come successore di Greenspan, fece con la sua politica di “quantitative easing” , col quale la Fed incrementò la disponibilità di denaro acquistando miliardi di dollari di titoli garantiti da ipoteca e titoli di Stato. Bernake puntò ad incrementare i prezzi di azioni e obbligazioni nello stesso modo con cui Greenspan aveva tirato su i prezzi delle case. I loro obiettivi erano sostanzialmente gli stessi: incrementare la spesa al consumo.
Gli effetti complessivi delle politiche di Bernanke sono stati simili a quelli di Greenspan. I più alti prezzi degli assets hanno incoraggiato una modesta ripresa della spesa, ma con gravi rischi per il sistema finanziario e ad un enorme costo per i contribuenti. Ciò nonostante altri governi hanno continuato a seguire il cammino di Bernanke. La Banca Centrale del Giappone, per esempio, ha tentato di usare la propria politica di quantitative easing per sollevare il mercato azionario. Sino ad ora, comunque, gli sforzi di Tokyo non sono riusciti a contrastare il sottoconsumo cronico del Paese. Nell’eurozona, la Banca Centrale Europea ha tentato di incrementare gli incentivi di spesa rendendo negativi i tassi d’interesse, addebitando lo 0,1 per cento alle banche commerciali per il deposito di contante. Ma non si nota che questa politica abbia incrementato la spesa.
La Cina sta già lottando per far fronte alle conseguenze di politiche simili, adottate sulla scia della crisi finanziaria del 2008. Per tenere a galla l’economia nazionale, Pechino tagliò decisamente i tassi d’interesse e diede alle banche il permesso di rilasciare un numero senza precedenti di prestiti. Il risultato è stato un drammatico incremento nei prezzi dei beni e sostanziale nuovo indebitamento da parte di individui e società finanziarie, che portò a una pericolosa instabilità. I responsabili politici cinesi stanno ora tentando di sostenere la spesa complessiva riducendo il debito e rendendo i prezzi più stabili. Allo stesso modo di altri governi, a Pechino mancano le idee sul da farsi. Non vuole continuare ad allentare la politica monetaria. Ma non ha ancora trovato un’altra strada per andare avanti.
La più ampia economia globale può essere già entrata, nel frattempo, in una bolla obbligazionaria e potrebbe presto assistere ad una bolla azionaria. Il mercato immobiliare delle case nel mondo, da Tel Aviv a Toronto, è surriscaldato. Nel settore privato, molti non vogliono contrarre nuovi prestiti; pensano che il loro livello di debiti sia già troppo alto. Queste sono notizie estremamente negative per i banchieri centrali: quando famiglie e investitori rifiutano di aumentare rapidamente i prestiti, la politica monetaria non può fare molto per incrementare la loro spesa. Negli ultimi 15 anni le maggiori banche centrali del mondo hanno ampliato i loro bilanci di circa 6 trilioni, principalmente attraverso quantitative easing e altre così chiamate operazioni di liquidità. Ciò nonostante, nella gran parte del mondo sviluppato, l’inflazione si è appena mossa.
In qualche misura, l’inflazione bassa riflette una intensa competitività in una economia sempre più globalizzata. Ma succede anche quando la popolazione e gli investitori esitano troppo a spendere il loro denaro, il che tiene alta la disoccupazione e bassa la crescita dei salari. Nell’eurozona l’inflazione è pericolosamente scesa vicino allo zero. E alcuni paesi come Portogallo e Spagna, potrebbero già trovarsi in deflazione. Nella migliore delle ipotesi, le politiche attuali non stanno funzionando; nella peggiore, conducono a crescente instabilità e stagnazione prolungata.
FAI CHE PIOVA
I Governi devono far meglio. Piuttosto che tentare di stimolare la spesa del settore privato attraverso l’acquisto di assets o cambi nei tassi d’interesse, le banche centrali, come la Fed, dovrebbero consegnare direttamente il contante ai consumatori. Praticamente, questa politica potrebbe dare alle banche centrali la possibilità di consegnare alle famiglie dei contribuenti dei loro paesi un certo ammontare di denaro. Il governo potrebbe equamente distribuire contante a tutti i nuclei familiari o, ancora meglio, destinarlo all’ottanta per cento inferiore delle famiglie in termini di reddito. Puntare a coloro che guadagnano meno avrebbe due benefici principali. Da un lato, le famiglie a più basso reddito sono più soggette a consumare, tanto da incrementare maggiormente la spesa. Da un altro, la scelta politica porrebbe un freno alla crescente disuguaglianza.
Un tale approccio rappresenterebbe una significativa innovazione nella politica monetaria dall’istituzione della banca centrale, senza essere comunque un radicale abbandono dello status quo. La maggior parte dei cittadini già confidano nell’abilità delle loro banche centrali di manipolare i tassi d’interesse. E i cambi dei tassi sono tanto ridistributivi come i trasferimenti di contante. Quando i tassi d’interesse calano, per esempio, coloro che prendono in prestito a tasso variabile terminano beneficiandone, mentre coloro che risparmiano – e quindi dipendono più dal reddito da interessi – perdono.
La maggior parte degli economisti concordano che trasferimenti di contante dalla banca centrale stimolerebbe la domanda. Ma i responsabili politici tuttavia continuano a resistere all’idea. In un discorso del 2012, Mervyn King, il governatore della Banca d’Inghilterra, dichiarò che i trasferimenti tecnicamente equivalgono a una politica fiscale, che cade al di fuori dell’ambito del banchiere centrale, una opinione a cui ha fatto eco nel passato Marzo la sua controparte giapponese, Haruhiko Kuroda. Tali argomenti, comunque, sono puramente semantici. Distinzioni tra politiche monetarie e fiscali sono una funzione che i governi chiedono alle loro banche centrali di svolgere. In altre parole, i trasferimenti di contante diventerebbero uno strumento di politica monetaria non appena le banche iniziassero ad usarli.
Altri critici ammoniscono che questi lanci dall’elicottero potrebbero causare inflazione. I trasferimenti, comunque, sarebbero uno strumento flessibile. I banchieri centrali potrebbero lanciarli quando ritengono più opportuno e aumentare i tassi d’interesse per compensare effetti inflazionari, quantunque non ci dovrebbe essere bisogno: in anni recenti i bassi tassi d’interesse si sono dimostrati notevolmente resilienti, persino dopo ripetuti quantitative easing. Tre trends spiegano perché. Primo, l’innovazione tecnologica ha portato giù i prezzi al consumo e la globalizzazione ha impedito l’aumento negli stipendi. In secondo luogo, le ricorrenti crisi (panics) finanziarie degli ultimi decenni hanno spinto molte economie di più bassi redditi ad incrementare il risparmio – in forma di riserve di valuta – come forma di assicurazione. Ciò significa che hanno speso molto meno di quanto potrebbero, affamando le loro economie di investimenti in aree come infrastrutture e difesa, che avrebbero fornito occupazione e fatto crescere i prezzi. Infine, in tutto il mondo industrializzato, le aumentate aspettative di vita hanno spinto privati cittadini a focalizzarsi sul risparmio a più lungo termine (pensa al Giappone). In conseguenza di ciò, adulti di mezza età e gli anziani hanno iniziato a spendere meno su beni e servizi. Queste radici strutturali della bassa inflazione odierna continueranno a rinforzarsi nei prossimi anni, come la competizione globale si intensifica, persistono i timori di crisi finanziarie, e la popolazione in Europa e negli Stati Uniti continua ad invecchiare. Se non altro, i responsabili politici dovrebbero preoccuparsi di più della deflazione, che sta già creando problemi nell’eurozona.
Non c’è necessità, quindi, che le banche centrali abbandonino la loro tradizionale attenzione a mantenere alta la domanda e il controllo dell’inflazione. I trasferimenti di contante offrono più opportunità di raggiungere quegli obiettivi di quanto lo facciano i cambi dei tassi d’interesse e i quantitative easing, ad un costo molto inferiore. Dal momento che sono più efficienti, i lanci dall’elicottero richiederebbero alle banche meno stampa di denaro. Depositando i fondi direttamente in milioni di conti correnti – stimolando immediatamente la spesa – i banchieri centrali non avrebbero necessità di quantità di denaro equivalente al 20 per cento del Prodotto Interno Lordo.
L’impatto complessivo dei trasferimenti dipenderebbe dal cosiddetto moltiplicatore fiscale, che misura di quanto il Pil crescerebbe per ogni 100 dollari trasferiti. Negli Stati Uniti, gli sgravi fiscali previsti dal Economic Stimulus Act del 2008, che ammontava più o meno all’uno per cento del Prodotto Interno Lordo (GPD), può fungere da utile guida: si stima che abbiano un moltiplicatore di circa 1.3. Ciò significa che una iniezione di contante equivalente al due per cento del Pil, accrescerebbe probabilmente l’economia di un 2.6 per cento. Trasferimenti di quella portata – meno del cinque per cento del Pil – sarebbero probabilmente sufficienti a generare una crescita economica.
Usando i trasferimenti di contante, le banche centrali potrebbero incrementare la spesa senza correre il rischio di tenere i tassi d’interesse bassi. Ma i trasferimenti indirizzerebbero solo in maniera marginale la disuguaglianza del reddito, un’altra grave minaccia per la crescita economica nel lungo termine. Negli ultimi tre decenni, i salari del 40 per cento inferiore dei percettori nei paesi industrializzati non sono cresciuti, mentre i percettori al top hanno visto incrementare vertiginosamente i loro redditi. La Banca d’Inghilterra ritiene che il cinque per cento più ricco delle famiglie britanniche possieda ora il 40 per cento della ricchezza totale del Regno Unito – un fenomeno adesso comune nel mondo industrializzato.
Per ridurre il divario tra ricchi e poveri, l’economista francese Thomas Piketty e altri hanno proposto una tassa globale sulla ricchezza. Ma una tale politica non sarebbe efficiente. Per il semplice motivo che i ricchi userebbero probabilmente la loro influenza politica e le risorse finanziarie per opporsi alla tassa ed evitare di pagarla. Circa 29 trilioni di assets offshore riposano al di fuori della portata dei ministeri del tesoro statali, e la nuova tassa aumenterebbe quella quantità. In aggiunta, la maggior parte delle persone che dovrebbero pagare – il dieci per cento più alto di percettori – non sono tanto ricchi. Di solito, la maggior parte delle famiglie nel segmento di più alto reddito sono della classe medio-alta, non super-ricchi. Caricare ulteriormente questo gruppo sociale avrebbe alti costi politici e, come i recenti problemi di budget della Francia dimostrano, renderebbe scarsi benefici finanziari. In conclusione, le tasse sul capitale scoraggerebbe investimenti privati e innovazione.
Ci sarebbe un’altra strada: invece di tentare di portare giù il vertice, i governi potrebbero portar su la parte inferiore. Le banche centrali potrebbero emettere debito e utilizzare il ricavato investendolo in un indice azionario globale, un pacchetto di investimenti differenziati con un valore che sale e scende con il mercato, che potrebbero tenere in fondi sovrani. La Banca d’Inghilterra, la Banca Centrale Europea, e la Federal Reserve già posseggono beni patrimoniali in eccesso del 20 per cento del Prodotto Interno Lordo dei loro paesi, perciò non c’è motivo per cui non possano investire quegli assets in azioni globali a beneficio dei loro cittadini. Dopo circa 15 anni, i fondi potrebbero distribuire le loro partecipazioni azionarie all’ottanta per cento inferiore per reddito dei contribuenti. I pagamenti si potrebbero effettuare su conti correnti individuali non tassabili, e il governo potrebbe porre piccoli vincoli su come il capitale potrebbe essere usato.
Per esempio, ai beneficiari si potrebbe richiedere di mantenere i fondi come risparmi o finanziare la loro educazione, saldare debiti, iniziare un business, o investire in una casa. Tali restrizioni spingerebbe i riceventi a pensare ai trasferimenti di denaro come un investimento per il futuro, piuttosto che a una vincita alla lotteria. L’obiettivo, per di più, sarebbe quello di incrementare la ricchezza nella parte bassa della distribuzione del reddito sul lungo periodo, che contribuirebbe molto a diminuire l’ineguaglianza.
La cosa migliore è che il sistema si auto-finanzierebbe. La maggior parte dei governi possono ora emettere titoli di debito a un tasso di interesse reale vicino allo zero. Se accumulassero capitale in quel modo o liquidassero i beni che attualmente possiedono, potrebbero godere di un rendimento reale del cinque per cento – una stima prudente, dati i rendimenti storici e le valutazioni correnti. Grazie agli effetti dell’interesse composto, i profitti da questi fondi potrebbero ammontare circa a un 100 per cento di plusvalenza dopo appena 15 anni. Ammettiamo che un governo emetta titoli di debito equivalente al 20 per cento del Pil ad un interesse reale uguale a zero, e quindi investa il capitale in un indice azionario globale. Dopo 15 anni potrebbe ripagare il debito generato e anche trasferire il capitale in eccesso alle famiglie. Questo non è alchimia. E’ una politica che metterebbe il cosiddetto premio per il rischio azionario – il rendimento in eccesso che gli investitori ricevono in cambio per mettere a rischio il loro capitale – a lavorare per tutti.
PIU’ DENARO, MENO PROBLEMI
Per come stanno attualmente le cose, le politiche monetarie prevalenti sono andate avanti quasi completamente senza essere contrastate, se si eccettuano le proposte di economisti keynesiani come Lawrence Summers e Paul Krugman, che hanno sollecitato per spese finanziate dal governo per infrastrutture e ricerca. Tali investimenti, secondo il ragionamento, creerebbero posti di lavoro facendo gli Stati Uniti più competitivi. Ed ora sembra il momento più propizio per mettere insieme fondi per pagare tali lavori: i governi possono prendere in prestito per dieci anni a tassi reali di interessi vicini allo zero.
Il problema di questi obiettivi è che la spesa in infrastrutture ci impiega troppo tempo per riavviare una economia in difficoltà. Nel Regno Unito, per esempio, i responsabili politici ci hanno impiegato dieci anni per arrivare a un accordo per costruire un progetto di ferrovia ad alta velocità noto come HS2 e un tempo altrettanto lungo per mettersi d’accordo su un progetto di aggiungere una terza pista all’aeroporto di Heathrow a Londra. Tali grandi investimenti a lungo termine sono necessari. Ma non dovrebbero essere fatti con fretta. Chiedete appunto agli abitanti di Berlino del nuovo, non necessario aeroporto che il governo tedesco sta costruendo per oltre 5 miliardi di dollari, attualmente con cinque anni di ritardo sui programmi. I governi continuano quindi ad investire in infrastrutture e ricerca, ma quando si trovano ad affrontare una domanda insufficiente, dovrebbero affrontare il problema della spesa velocemente e in modo diretto.
Se il trasferimento di contante rappresenta qualcosa di tanto sicuro, perché nessuno lo ha provato? La risposta, in parte, si riduce ad un avvenimento nella storia: le banche centrali non sono state progettate per gestire la spesa. Le prime banche centrali, molte delle quali sono state fondate alla fine del diciannovesimo secolo, furono progettate per portare avanti poche funzioni basiche: emettere valuta, approvvigionare di liquidità il mercato dei titoli di Stato e mitigare il panico bancario (le crisi del sistema, N.d.T.). Erano soprattutto impegnate nelle cosiddette operazioni a mercato aperto – essenzialmente, l’acquisto e la vendita dei titoli di Stato – che procuravano liquidità alle banche e determinavano il tasso di interesse nei mercati monetari. Il quantitative easing, l’ultima variante della funzione di acquisto di titoli, si dimostrò capace di stabilizzare i mercati monetari nel 2009, ma ad un costo troppo elevato, considerando la piccola crescita raggiunta.
Un secondo fattore che spiega il persistere della vecchia maniera di fare business coinvolge il bilancio delle banche centrali. La contabilizzazione convenzionale tratta il denaro – banconote e riserve – come un passivo. Così se una di queste banche dovesse emettere trasferimenti di contante in eccesso rispetto al suo attivo, potrebbe tecnicamente avere un patrimonio netto negativo. Ma non ha senso preoccuparsi della solvenza delle banche centrali: dopo tutto, possono stampare altro denaro.
Le più forti fonti di resistenza ai trasferimenti di contante sono politiche e ideologiche. Negli Stati Uniti, per esempio, la Fed è estremamente contraria a cambiamenti legislativi riguardanti la politica monetaria per timore di azioni del congresso tese a limitare la propria libertà d’azione in una futura crisi (come ad esempio impedendogli di salvare banche straniere). Inoltre, molti americani conservatori ritengono i trasferimenti di cash essere elemosine socialiste. In Europa, nella quale uno potrebbe credere di trovare suolo più fertile per tali trasferimenti, la paura tedesca dell’inflazione che condusse la Banca Centrale Europea ad alzare i tassi nel 2011, nel mezzo della più grande recessione dagli anni ’30, suggerisce che una resistenza ideologica si possa trovare anche là.
Coloro ai quali non piace l’idea di premi in denaro, comunque, dovrebbero immaginare quelle povere famiglie ricevere una imprevista eredità o sgravio fiscale. Una eredità è un trasferimento di ricchezza non guadagnato dal destinatario, e tempistica e quantità sfuggono al controllo del beneficiario. Sebbene il regalo possa venire da un membro della famiglia, in termini finanziari, è uguale a un trasferimento di denaro diretto dal governo. Le persone povere, naturalmente, raramente hanno parenti ricchi e così, raramente ricevono eredità – ma secondo il piano qui proposto, la riceverebbero, ogni volta che il loro Paese fosse a rischio di entrare in recessione.
A meno che uno non sottoscriva che le recessioni siano terapeutiche o meritate, non c’è nessun motivo per il quale il governo non debba tentare di porre loro fine se ne ha la possibilità, e i trasferimenti di denaro contante sono un metodo unicamente efficace di farlo. Per un motivo, incrementerebbero immediatamente la spesa, e le banche centrali potrebbero attivarli istantaneamente, a differenza della spesa in infrastrutture o di cambiamenti nelle disposizioni fiscali, che solitamente richiedono leggi. E in contrasto con tagli ai tassi di interesse, i trasferimenti di denaro contante influenzerebbe la domanda direttamente, senza gli effetti indesiderati di condizionare i mercati finanziari e i prezzi dei beni. Aiuterebbero pure a correggere l’ineguaglianza – senza spellare i ricchi.
A parte l’ideologia, le maggiori barriere all’implementazione di questa politica sono sormontabili. Il tempo è giunto per questo tipo di innovazioni. Le banche centrali stanno ora tentando di guidare le economie del ventunesimo secolo con set di strumenti politici inventati oltre un secolo fa. Facendo troppo affidamento su quei sistemi, hanno terminato coll’abbracciare politiche con perverse conseguenze e povere ricompense finali. Tutto ciò che serve per cambiare rotta è coraggio, cervello, e una leadership per tentare qualcosa di nuovo.
lunedì 15 settembre 2014
Banche, Bankitalia: Circolo vizioso
Banche, Bankitalia: “Circolo vizioso, danno credito attraverso relazioni personali”
Il direttore generale di Palazzo Koch, Salvatore Rossi, lancia l'allarme sul "fallimento di mercato" per cui le piccole aziende sono "opache" sui bilanci per timore del fisco e gli istituti di credito si basano più sulle conoscenze che sulle analisi tecniche per decidere a chi concedere finanziamenti
C’è un “circolo vizioso” da spezzare. Una spirale che mette a rischio la sopravvivenza delle piccole e medie aziende italiane. Protagoniste, le pmi stesse e le banche. Le une sono “opache” sui bilanci per timore del fisco, le altre “forniscono il credito attraverso le relazioni personali e non con analisi tecniche”. A denunciarlo è il direttore generale di Bankitalia Salvatore Rossi, secondo cui questo “fallimento di mercato” porta al taglio dei prestiti e in alcuni casi più gravi al dissesto delle banche. Un allarme che richiama quello lanciato qualche mese fa dallo stesso governatore di Palazzo Koch, Ignazio Visco, secondo cui le partecipazioni bancarie nelle aziende possono “distorcere le scelte di affidamento”.
“Ne va della sopravvivenza stessa delle non poche aziende italiane piccole e medie che, pur duramente provate dalla crisi, hanno mercato, capacità innovativa, un patrimonio di tecnologie e potrebbero riprendersi”, ha detto Rossi durante la conferenza ‘Una finanza per lo sviluppo’ alla Banca Popolare di Sondrio. Il funzionario ha ricordato come la “metà del nostro Pil si forma presso aziende medio-piccole (cioè con meno di 250 addetti) che vanno aiutate a crescere, non lasciate morire quando non sono davvero malate terminali”. L’Italia è, tra i principali Paesi europei, “quello dove il divario di produttività tra imprese piccole e medio-grandi è il più ampio. Le imprese nascono piccole ovunque, ma poi o muoiono o crescono in fretta. In Italia, se non muoiono, restano a lungo nel limbo della piccola dimensione”.
Per questo le banche devono “accelerare un cambiamento per alcune già iniziato”: per gli istituti di credito “è forte l’esigenza di essere molto ben capitalizzate, in ragione di rischi di cui si è ora tutti molto più consapevoli”. Non solo: secondo il dg “devono avere condizioni generali – di profittabilità, di trasparenza, di governance – che le mettano in grado di spuntare condizioni competitive di provvista da trasferire ai tassi sugli impieghi, ribassandoli, e di raccogliere, al bisogno, nuovo capitale rapidamente e in misura adeguata”.
domenica 14 settembre 2014
Scozia: le banche temono il "redde rationem"
Scozia, la secessione fa paura alle banche: “Pronti ad andarcene”
Bank of Scotland e Lloyds: trasferiamo la sede
REUTERS
Enormi «Yes» compaiono nei villaggi delle Isole Ebridi
ALESSANDRA RIZZO
LONDRA
La Royal Bank of Scotland (Rbs), colosso bancario e simbolo del settore finanziario scozzese, ha annunciato che in caso di indipendenza della Scozia trasferirà la sede legale in Inghilterra, una decisione che assesta un brutto colpo alla campagna indipendentista.
Ma in un clima sempre più infuocato non è solo la Rbs, in Scozia dal 1727, a fare notizia. LLoyds, altro gigante bancario con sede a Edimburgo, prepara piani analoghi, mentre il «Financial Times» mette in guardia contro i rischi di una scissione. «L’unica certezza è l’incertezza, e a farne le spese saranno la Scozia e il Regno Unito», scrive il quotidiano della City nel suo «endorsement» per il fronte unionista.
La Rbs ha motivato la sua decisione citando in una nota «incertezze materiali derivanti dal referendum che potrebbero avere un impatto sul rating di credito della banca e sul quadro monetario, fiscale e giuridico cui è sottoposta». Sebbene la banca sia per circa l’80% di proprietà dei contribuenti britannici dopo il salvataggio del 2008-2009, i suoi legami con la Scozia durano da quasi tre secoli. Un trasferimento della sede legale potrebbe non avere ripercussioni gravi sull’impiego dei suoi 11.500 dipendenti, come ha assicurato il ceo in un memo interno, ma solleverebbe comunque dubbi sulla capacità della Scozia di mantenere un settore finanziario competitivo.
La campagna unionista, in affanno negli ultimi giorni, sembra aver tirato un sospiro di sollievo. Il premier britannico Cameron è volato a Edimburgo per implorare gli scozzesi di restare nel regno, e l’ultimo sondaggio dà un leggero vantaggio al fronte del no all’indipendenza. Ma si prospetta un testa a testa, e il dibattito in vista del referendum del 18 settembre sta appassionando tutto il Paese.
Il premier scozzese Alex Salmond, leader degli indipendentisti e infaticabile oratore, ha dato battaglia dopo quello che alcuni giornali hanno chiamato il suo «mercoledì nero». Ha minimizzato i rischi per risparmiatori e consumatori, accusando Londra di «bullismo» e «intimidazioni».
Oltre al quotidiano della City, anche il giornale «Scotsman» si è schierato contro la secessione: «Stiamo meglio insieme», ha scritto. E il finanziere George Soros ha messo in guardia contro una separazione: «I divorzi sono sempre disordinati», ha ammonito sul «Financial Times». Il grande magazzino Peter Lewis, che possiede anche una popolare catena di supermercati, ha parlato di probabile aumento dei prezzi in caso di indipendenza.
I sostenitori del sì restano fiduciosi, spinti da una crescita nei consensi che ha reso incerto un voto che fino al mese scorso sembrava scontato. «È l’opportunità della vita», ha detto Salmond. «Stiamo per fare la storia».
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