BANDA D’ITALIA / TUTTI GLI ERRORI, ORRORI & OMISSIONI. E ORA ANCHE LO SCANDALO DELLA “SUA” CASSA
3 aprile 2017 autore:
Andrea Cinquegrani
Mentre cominciano a venire finalmente a galla – con anni
di ritardo – errori, orrori & omissioni degli organismi di
vigilanza, in prima fila
Bankitalia e
Consob,
spettatori e a volte complici di crac e disastri bancari, ecco che
lorsignori si danno alla pazza gioia, come se nulla fosse. E’ del giorno
di San Valentino, il 14 febbraio, l’inaugurazione di un nuovo portale
che consentirà a tutti i cittadini di entrare tra le bellezze di
Bankitalia, di conoscere finalmente tutto quel ben di Dio custodito a palazzo
Koch.
Per la serie: il popolo bue che abbiamo fregato centomila volte, quei
risparmiatori frodati e beffeggiati altrettante centomila volte ora
potranno farci visita, e osservare quei luogi dove i loro carnefici
continuano a razzolare. Dopo i colossali danni, anche le beffe più
atroci.
CORNUTI E MAZZIATI IN VISITA A PALAZZO KOCH
Procediamo con ordine e partiamo proprio dall’ultima chicca, dalla novità contenuta nell’Uovo di Pasqua confezionato da
Ignazio Visco & C., caso mai su ricetta dei predecessori, tra cui in pole position il super capo della
Bce e per anni inquilino dorato della Vigilanza,
Mario Draghi.

Mario Draghi. In apertura Ignazio Visco e sullo sfondo l’ingresso di Palazzo Koch
Ecco il succo del comunicato: “Palazzo Koch apre ai cittadini una volta al mese. Da oggi è
online il nuovo portale per la prenotazione delle visite gratuite. Da febbraio, di norma l’ultimo sabato di ogni mese,
Palazzo Koch a Roma apre le porte ai cittadini che avranno così l’opportunità di visitare la sede della
Banca d’Italia,
un luogo che è stato partecipe di importanti momenti della storia
economica del nostro Paese”. Avviso ai naviganti: non siamo su
Scherzi a parte.
Commenta un dirigente che ne ha viste di tutti i colori, soprattutto
in questi ultimi anni, e che si sta avviando alla pensione: “non avendo
più nulla da fare e quel poco fatto è stato fatto male, adesso facciamo
educazione finanziaria. Apriamo il palazzo e facciamo concorrenza al
FAI con
le visite guidate. Direttori che guadagnano 25 mila euro al mese
vengono pagati per fare le guide turistiche o promuovere l’educazione
finanziaria”.
E continua: “questi vivono in un altro mondo. Mentre i braccianti
muoiono di fatica in Puglia a 30 euro al giorno per 14 ore di lavoro,
questi signori di
Bankitalia pensano all’antistress. Facendo
concorrenza alle guide turistiche per le visite a Palazzo, o agli
insegnanti che guadagnano 1.400 euro al mese, come ‘maestri di vita’ per
l’educazione finanziaria. I movimenti di personale sono continui,
vacanze tutto l’anno, missioni, trasferimenti, assegnazioni, incarichi,
ispezioni, ovviamente solo ai furbetti dell’omertà. Occorre valutare lo
stress correlato al lavoro, se è vero che l’unico lavoro svolto con
stress è stato quello delle ispezioni di vigilanza. Poveri ispettori,
con tutte quelle banche da ispezionare… sono stati sottoposti ad uno
stress non indifferente, per fortuna è stato un servizio utile alla
collettività e a quei bifolchi dei risparmiatori. Per gli altri sarebbe
stato utile effettuare una valutazione dello stress correlato
all’utilizzo di internet tutto il giorno. Per questo motivo si aprono i
portoni che sono stati sempre chiusi per fare le visite al museo, perchè
il personale è stufo di guardare internet tutto il giorno…”.
E proprio a proposito di stress da ispezioni, di overdose da vigilanza, è fresco come una sfogliatella un reportage firmato da
Massimo Giannini per “
Affari & Finanza”, dal titolo che lascia poco spazio agli equivoci, “
Banche, processo alla Vigilanza”. Così lancia il servizio
Reppubblica:
“Non è colpa solo della Grande Recessione se l’Italia con il suo 18 per
cento di crediti deteriorati lordi rispetto agli impieghi del sistema
bancario resta la maglia nera d’Europa. Giannini ripercorre errori,
omissioni, lentezze e scontri che mettono
Banca d’Italia e
Consob,
ma anche il governo e le forze politiche tra gli imputati del disastro
bancario. Il ‘processo alla vigilanza’ parte dallo scarso controllo dei
manager degli istituti, fino alle informazioni fuorvianti fornite a soci
e obbligazionisti. ‘Se dopo 30 miliardi di ricapitalizzazioni
dilapidati solo per quella sporca dozzina (di banche ‘salvate’, ndr) –
spiega Giannini – e uno scudo da 20 miliardi creato a fine 2016, gli
analisti stimano un ulteriore fabbisogno di capitali tra 40 e 55
miliardi, vuol dire che nella politica qualcosa non ha funzionato”.
Riflettori puntati, of course, sulla patata più cara e più bollente,
Monte dei Paschi di Siena. “Ad esempio su
Mps, caso principale del disastro del credito, la
Banca d’Italia e i vari governatori che si sono succeduti da
Antonio Fazio a
Mario Draghi hanno permesso prima le acquisizioni di
Banca 121 e
Antonveneta, poi la
Consob
non si è accorta che il bilancio della banca veniva progressivamente
‘intossicato’ da contratti derivati insostenibili”. Meglio tardi che
mai.
DENUNCE NEL DESERTO
Una voce nel deserto, con esposti e denunce al calor bianco, quella di
Elio Lannutti, lo storico presidente e animatore di
Adusbef,
la sigla messa in campo per tutelare i risparmaitori non solo da chi ha
cercato di rapinarli con più o meno destrezza, ma anche da chi ha fatto
finta di controllare e invece s’è rivelato complice o colluso. E’
Lannutti, per citare un solo caso, a puntare in tempi non sospetti
l’indice sull’operazione
Antonveneta, l’inizio dell’inarrestabile crollo di
Monte Paschi: operazione voluta, avallata e controfirmata del dio dei banchieri di tutta Europa, super Mario Draghi, al quale la
Voce anni fa dedicò una cover story, “
La Stirpe dei Draghi”,
che potete leggere cliccando sul link in basso. Possibile mai – sorge
spontanea la domanda – che chi ha pilotato i crac non solo non sia stato
preso a calci e messo sotto inchiesta, ma promosso direttore
d’orchestra a livello europeo?

Elio Lannutti
Una vita a denunciare con largo, larghissimo anticipo, quella di Lannutti. Due anni fa autore di un attualissimo “
La Banda d’Italia” e sette anni fa, primavera 2010, di un ancor più profetico “
Bankster – Molto peggio di Al Capone i vampiri di Wall street e piazza Affari”, in cui un corposo capitolo dal titolo anche stavolta non poco esplicito, “
Le Grandi Cupole: Bankitalia”,
veniva dedicato proprio ai capolavori di palazzo Koch. Si partiva dagli
scenari internazionali, dove l’istituto di vigilanza aveva taroccato le
carte per gettare acqua sul fuoco: “le parole degli irresponsabili
oligarchi delle banche centrali, compresa
Bankitalia, che da
almeno tre anni (dal 2007, ndr) mentono ai mercati per salvaguardare gli
esclusivi interessi dei banchieri, hanno provocato una crisi
irreversibile che costerà sudore e sangue a milioni di europei”. Poi il
paragrafo “
Banda d’Italia”, una sfilza di numeri, carte,
documenti, incroci, complicità da brividi, come potete leggere cliccando
in basso sul link del capitolo di “
Bankster”.
Ma tra le ovattate stanze – e d’ora in poi visitabili dal popolo bue –
a quanto pare rischia di esplodere un altro caso. Fino ad oggi tenuto
ben nascosto, avvolto nella più totale privacy finanziaria. E’ il giallo
targato
CSR, niente a vedere con
Cristiano Ronaldo, bensì l’acronimo di
Cassa di Sovvenzioni e Risparmio, la cassaforte che racchiude un bel po’ di privilegi fra il personale di
Bankitalia. Ecco cosa dettaglia un report titolato “
CSR: Riserva di caccia dei notabili di Banca d’Italia”.
CSR – è l’incipit – “negli ultimi anni si trova a fronteggiare carenze
di reddidività che – pur nel perdurare della crisi globale – non trovano
giustificazione, se si considera che dei suoi costi operativi si fa
carico la
Banca d’Italia. La causa di tale squilibrio è da
ricondurre all’ostinazione con la quale i vertici perseguono una
politica mirata ad accrescere le rendite dei soci più facoltosi,
nonostante il ristagno generalizzato dei tassi d’interesse. Obiettivo
portato avanti introducendo strumenti di raccolta inappropriati al
contesto aziendale ed espandendo ingiustificatamente l’emissione di
azioni sociali”.
DENTRO LO SCRIGNO DELLA SUPER CASSA
Così continua l’analisi che potrà di sicuro suscitare l’interesse di
qualche magistrato avvezzo a districarsi tra i labirinti dei reati
finanziari: “Al fine di ridurre l’impatto sui conti di tale agire, il
consiglio ha segmentato la clientela in base a censo e status,
delineando due canali: uno ordinario alla portata della generalità dei
correntisti e dei soci, con tassi contenuti e in continuo calo; l’altro
elitario, le cui opportunità si rivelano davvero tali solo per i soci
affluenti. Nel primo i rendimenti sono ormai al lumicino, nel secondo
invece – grazie al nuovo sistema escogitato per la negoziazione interna
delle azioni sociali – le prospettive di espandere i profitti non sono
mai state tanto promettenti; a scapito, però, della stabilità della
Cassa e dei principi mutualistici sanciti nello statuto. Il tutto
nell’incuria del direttorio, silente di fronte ad un uso disinvolto di
risorse fornite della Banca d’Italia”.
Uno scandalo fino ad oggi passato sotto coltri di silenzio, solo
il Fatto on line
ne ha scritto a fine febbraio. Il report prosegue dettagliando in modo
minuzioso i meccanismi dell’operazione, che crea – attraverso complessi
marchingegni – una sorta di “tasso di classe”, gerarchizzando le sue
truppe, tra una massa che vivacchia comunque bene, poi generali e non
solo strabordanti d’ori zecchini.

Lo scalone di Palazzo Koch
A proposito di questi ultimi, ecco un passaggio: “prospettive da
nababbi dunque per i soci affluenti. Ma – grazie all’azzeramento
dell’interesse di conguaglio – i benefici vanno ben oltre: per
incamerare i proventi sopra esemplificati, infatti, sono sufficienti
solo pochi giorni di possesso l’anno a cavallo del fine esercizio, dopo
di che le azioni vengono sbolognate alla Cassa e il controvalore fatto
ulteriormente fruttificare per tutto il resto dell’anno. Con tali
scenari di crescita esponenziale dei profitti, lo spirito mutualistico
dell’articolo 3 dello statuto è fragorosamente rinnegato e rimpiazzato
da quello dell’arricchimento a qualunque costo. (…) Il fine
dell’iniziativa è semplicemente quello di gonfiare di profitti i
consistenti patrimoni gravitanti in ambito CSR. Un paradosso che
testimonia della fuga da qualsiasi criterio di buon senso e decenza”.
In modo ancora più esplicito, al pari di quanto è successo per tante
finanziare di casa nostra esplose dopo acrobatiche operazioni come
questa: “Ciò che viene messo in piedi, in realtà, non è altro che una
sorta di ‘Catena di Sant’Antonio': all’inizio forse potrà passare
inosservato lo squilibrio tra gli elevati esborsi per dividendi e i
modesti ritorni dall’investimento degli introiti azionari. Ma, come le
richieste di rimborso eccederanno quelle di nuove azioni, la crisi
finanziaria diverrà sempre più evidente e alla fine più di qualcuno
vedrà svanire i propri risparmi, e nel frattempo le condizioni dei più
deboli e della Cassa saranno notevolmente peggiorate”.
Lo stesso copione andato in scena con le banche venete e toscane… Vip
e big a contare i dobloni, risparmiatori con le pacche nell’acqua. Ma
stavolta succede proprio a
palazzo Kock !

L’inchiesta della Voce di gennaio 2006
Così conclude il report: “Sarà improbo sostenere che in
Banca d’Italia
non si sapeva cosa era in corso, che si ignorava l’utilizzo che viene
fatto di risorse pubbliche elargite dalla banca centrale. E questo
perchè ciò che è noto in
CSR è noto in
Banca d’Italia,
condividendo esse personale e ambiti operativi. Fino a poco tempo fa
era convinzione diffusa che la Cassa fosse stabile. Ma alla luce del
nuovo scenario, una tale convinzione non trova più fondamento:
l’ingiustificato ricorso a pronti contro-termine ed espansione azionaria
è suscettibile, infatti, di produrre seri scompensi. La deriva
speculativa, poi, ha cancellato l’originaria vocazione mutualistica
della
CSR, rendendo ingiustificabile qualunque sostegno
pubblico. Poichè la fiducia data non è risultata ben riposta, forse non
sarebbe male che i soci si riappropriassero di ciò che è loro, la
CSR, reindirizzandone l’operato nel genuino rispetto di quei principi mutualistici”.
E non sarebbe male una sbirciatina della procura romana, competente per territorio, su quei conti.
Visto, tra l’altro, che la Vigilanza difficilmente può Vigilare su se stessa…
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