sabato 6 agosto 2011

L'Italia al banchetto: contratto di appalti in Afghanistan. N. Forcheri

Un emerito sconosciuto, l'attuale ministro per lo Sviluppo economico, ha firmato un memorandum con il ministro degli Esteri afgano, il 12 aprile scorso, un memorandum che getta le basi per l'aggiudicazione - senza gara pubblica di alcun tipo - di enormi appalti a vantaggio di non meglio specificate "aziende italiane", ivi compresa l'assegnazione di interi distretti geografici a dette entità nella zona militarmente occupata dai nostri servizi (cfr. http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/internazionale/afghanistan/accordo.afghanistan.pdf).
L'attuale ministro per lo Sviluppo economico, Paolo Romani, dalla faccia di "tecnico" ante governo tecnico, è stato calato al posto del dimissionato Scajola in seguito allo scandalo ad hoc 'appartamento pagato non si sa da chi' messo appositamente alla ribalta dai media prezzolati (uno scherzetto simile intimidatorio è stato fatto anche a Tremonti recentemente).
Il memorandum è siglato con la controparte afghana, sì ma degli Esteri, come a significare che per noi è una prospettiva di "sviluppo", per loro una semplice formalità diplomatica, nella misura in cui tale concetto possa avere il benché minimo senso in un contesto di guerra d'invasione, e riguarda la possibilità di 'investire' in tutta una serie di settori economici afghani. Attori del contratto: il Ministero dello Sviluppo italiano e "l'investimento privato".
Ora, vien da chiedersi: il paese sta collassando assaltato dalla finanza speculativa che ci martella con il mantra 'crescita crescita crescita' e il Ministero dello Sviluppo, che fa? 'investe' nella 'crescita' di un paese militarmente invaso, da noi stessi, volenti o nolenti?
Il primo settore di cooperazione sancito dal ‘Memorandum’ che poi è un contratto internazionale entrato direttamente in attuazione dal giorno della firma, è quello degli idrocarburi e dei minerali con la missione del ministero di promuovere gli investimenti del settore privato per lo sviluppo della ricerca, l'esplorazione e la produzione di idrocarburi e in particolare del marmo, la costruzione di gasdotti, la promozione della formazione di personale in loco. Si legge che il "governo afghano fornirà il clima necessario adatto per gli investimenti e di sicurezza": la guerra sta dando i suoi frutti e l'Italia si siede al banchetto del bottino per dare in pasto i suoi tozzi e la sua porzione a non meglio definite "imprese italiane".
Segue poi l'elettrificazione dei villaggi e il pompaggio dell'acqua per aziende italiane "di rilievo"; la costruzione dell'aeroporto di Herat con la formula misto pubblico privato, leitmotiv inculcato ovunque dall’embrione di governo mondiale onusiano, oltre al 'tutto privato'; c'è poi la (ri)costruzione di una strada, a vantaggio di aziende private - arriveranno anche lì i benetton? metteranno un pedaggio per rimborsare 'l'investimento'?
L'Italia, si legge, si dice particolarmente interessata al settore del marmo, dove il ministero investirà, con la creazione di un distretto ‘italico’ a Herat e centri di formazione, idem nel tessile. Assume quindi tutta la sua pertinenza la frase che il nostro tessile va a 'quel paese' e che il nostro governo preferisce investire in quel paese...
Si legge ancora che nel settore dell'agroalimentare i nostri soldi andranno a sviluppare la grande distribuzione - faranno i famigerati supermercati? e per quali marchi?- le tecniche agricole - introdurranno diserbanti, pesticidi e semi ibridi brevettati? - e il packaging - tanta plastica per i petrolieri?
Poi i gioielli e il cemento, il settore sanitario.
L'ultimo settore è quello della tecnologia del 'trenchless', parola poco chiara che letteralmente significa "senza trincea" e che manca dal vocabolario: peccato che non si possa neanche controllare il testo ufficiale italiano poiché non esiste, si legge infatti in una clausola che le due lingue ufficiali del contratto sono l'Inglese e il Dari, e che in caso di divergenza di interpretazione, prevale la lingua inglese, come a dire, la nostra lingua non esiste, noi non esistiamo, prevale la legge del commonwealth e del predominio dei contratti sulla legge, la nostra costituzione è calpestata come volgare carta da cesso in nome di Sua Maestà e della sua antiquata pacchiana quantomai crudele ipocrita moralista concezione colonialista del mondo e della vita.
Io chiedo: è costituzionale un accordo internazionale con altro paese - invaso militarmente - redatto unicamente in lingua straniera senza alcuna versione in lingua italiana? Se fossimo veramente un paese con personalità giuridica che dir si voglia, non credo proprio.
Tre anni fa spiegai in un articolo molto circostanziato (cfr. http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2009/09/tutti-casa.html), come la guerra in Afghanistan fosse principalmente motivata dalla volontà della Chevron Unocal Texaco di accaparrarsi i diritti di passaggio delle pipelines dalla regione delle repubbliche caucasiche, ricche di risorse petrolifere e idriche, verso il mercato cinese in crescita esponenziale, donde la decisione di paracadutare l'ex dipendente dell'Unocal Karzai a capo del paese.
L'altra faccia ancora più indicibile era rappresentata dai proventi della produzione di droga, gestita dal fratello di Karzai, per conto di….
Adesso si scopre che l'Afghanistan è invece ricchissima anche di minerali a giudicare dal progetto italiano Afghanistan dell'UNMIG: cfr. http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/internazionale/afghanistan/documenti.asp ).
E che quantomai vaghe aziende italiane avranno il loro contentino, mentre i nostri ministeri, allo Sviluppo e alla Cooperazione fanno, nella forma di 'doni' (cfr. http://www.cooperazioneallosviluppo.esteri.it/pdgcs/italiano/iniziative/Paese.asp?id=1), bonifici per centinaia di milioni di euro che sotto copertura di progetti di 'ricostruzione' vanno a rimpinguare le casse di principalmente una lista di ONG riconosciute (cfr.http://www.cooperazioneallosviluppo.esteri.it/pdgcs/italiano/Partner/ONG/ONG.asp ) e delle varie agenzie ONU, le quali a loro volta agendo come banche li rigirano come prestiti - che chiamano 'finanziamenti' o 'aiuti' - con tanto di interesse in un paese dove vigeva la shariah, cioé l'assenza di interessi..
E' chiaro che l'Italia in un contratto del genere, si rivela per quello che è: una parola schermo, una facciata menzognera, vuotata di senso, un automa che agisce per conto delle multinazonali aggiudicatarie di quegli appalti ottenuti con la violenza e delle agenzie ONU che agiranno a loro volta come banche. Uno zombie istituzionale manovrato da altri interessi che non i nostri.
Quanti fondi ha erogato il ministero dello Sivluppo dal 2001 per l'Afghanistan, altra parola schermo di altri interessi? Da questa pagina si può solo desumere che (estratto):
(...)
Dalla fine del 2001 al 31 dicembre 2010 sono stati deliberati circa 516 milioni di Euro per iniziative bilaterali e multilaterali sui canali ordinario ed emergenza. Sono 48 le iniziative risultate attive alla fine del 2010, per un importo totale complessivo di circa 208,4 milioni di euro (importo deliberato).
Ricordo che sono soldi nostri, del nostro bilancio dissestato e sull'orlo del fallimento. Perché siamo noi i pagatori di ultima istanza, il nostro sangue, il nostro sudore, il nostro patrimonio.
N. Forcheri (7 agosto 2011)









CACCIA AL TESORO DI COMUNIONE & FATTURAZIONE

CACCIA AL TESORO DI COMUNIONE & FATTURAZIONE - A GIUDIZIO DUE MEMBRI DEL GRUPPO DI FORMIGONI: HANNO MENTITO, NELL’AMBITO DELL'INCHIESTA OIL FOR FOOD. SUI SOLDI DEI MEMORES DOMINI, IL SUPERGRUPPO DI CL – INGREDIENTI: UNA BARCA A VELA (“OBELIX”) USATA DA FORMIGONI E AMICI, CONTI SVIZZERI CIFRATI E SOLDI IN CONTANTI STIPATI IN UNA SCATOLA NASCOSTA SOTTO IL LETTO - PER QUESTO IL PROCESSO CHE INIZIERÀ IN AUTUNNO SARÀ L’OCCASIONE PER CAPIRE QUALCOSA DI PIÙ DELLE MISTERIOSISSIME E SEGRETISSIME STRUTTURE FINANZIARIE MANOVRATE DAI CONFRATELLI DEL VERGINE CELESTE… -

Gianni Barbacetto per "il Fatto quotidiano" (Fonte: DagoSpia)

Gli uomini del nucleo d'acciaio di Comunione e Liberazione, i Memores Domini, fanno voto d'obbedienza, castità e povertà. Ma due di loro andranno a giudizio per aver mentito sui soldi che maneggiavano. Sono Alberto Perego e Alberto Villa, appartenenti al medesimo gruppo di cui fa parte Roberto Formigoni, il più noto dei Memores Domini.

SADDAM HUSSEINSADDAM HUSSEIN

Gli ingredienti di questa complicata storia da "Codice Da Vinci" sono contratti petroliferi e tangenti internazionali, società di diritto irlandese e una misteriosa fondazione di Vaduz, una barca a vela ("Obelix") usata da Formigoni e amici, conti svizzeri cifrati e soldi in contanti stipati in una scatola nascosta sotto il letto.

hussein saddam tribunale13HUSSEIN SADDAM TRIBUNALE13

Perego e Villa dovranno presentarsi davanti ai giudici della settima sezione del Tribunale di Milano - l'udienza è stata fissata per il 22 novembre - per rispondere dell'accusa di aver fatto "dichiarazioni mendaci" al pm che li stava interrogando come persone informate sui fatti nell'ambito dell'inchiesta Oil for food. Hanno mentito, secondo la procura di Milano, sui soldi dei Memores Domini, il supergruppo di Cl. Per questo il processo che inizierà in autunno sarà l'occasione per capire qualcosa di più delle misteriosissime e segretissime strutture finanziarie manovrate dai confratelli di Formigoni.

Tutto parte dallo scandalo internazionale Oil for food. Un'indagine americana scopre che durante l'embargo all'Iraq, Saddam Hussein, all'ombra del programma Onu che permetteva di scambiare petrolio con cibo e medicine, assegnava contratti petroliferi a prezzi di favore in cambio di robuste mazzette impiegate per sostenere il regime (e poi, dopo l'invasione Usa, per finanziare la guerriglia e il terrorismo). La costola italiana dell'indagine Oil for food è stata portata a termine dal pm Alfredo Robledo e da una squadretta di investigatori che hanno avuto elogi ed encomi internazionali e hanno incassato le prime condanne al mondo per questo scandalo internazionale.

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Il personaggio che ha avuto le più massicce assegnazioni petrolifere fatte a soggetti italiani (ben 24,5 milioni di barili) è Roberto Formigoni, forte della sua amicizia con il cristiano Tareq Aziz, allora braccio destro di Saddam. Le forniture di petrolio sono gestite da aziende suggerite dal governatore, come la Cogep della famiglia Catanese (tra i fondatori della Compagnia delle Opere) che in cambio, secondo l'accusa, paga tangenti per 942 mila dollari in Iraq e 700 mila a mediatori italiani.

Per questa vicenda è stato condannato in primo grado e in appello, ma poi salvato dalla prescrizione, anche Marco Giulio Mazarino De Petro, amico e collaboratore di Formigoni, nonché intermediario con l'Iraq. Nella sua indagine, Robledo solleva il velo sul "Codice De Petro", le attività finanziarie dei Memores Domini, che ruotano attorno a tre società estere chiamate Candonly e a una fondazione di Vaduz di nome Memalfa. Gli uomini che le manovrano sono, oltre a De Petro, tutti Memores del gruppo di Formigoni: Alberto Perego, Alberto Villa, Fabrizio Rota, Mario Villa, Mario Saporiti.

Alfredo RobledoALFREDO ROBLEDOIl Magistrato Alfredo RobledoIL MAGISTRATO ALFREDO ROBLEDO

Perego, commercialista nato a Brugherio, è stato anche l'organizzatore e il tesoriere di una campagna elettorale di Formigoni. La prima Candonly Ltd nasce nel 1991 a Dublino. "Mandante Sig. Alberto Perego", dice un memo riservato interno della fiduciaria svizzera Fidinam. Nel 1995 (anno in cui Roberto Formigoni viene eletto per la prima volta presidente della Regione Lombardia), a spartire a metà con Perego il controllo di Candonly arriva il segretario di Formigoni, Fabrizio Rota e subito nei conti della società cominciano ad affluire i soldi (829 mila dollari) di Alenia, gruppo Finmeccanica, interessata agli appalti nell'Iraq di Saddam.

Nel 1997, Candonly passa nelle mani di De Petro. Parte il business petrolifero: la piccola Cogep "ringrazia" Formigoni versando a Candonly oltre 700 mila dollari. Come li giustifica De Petro? "Sono il compenso per la mia consulenza". Tre paginette dalla sintassi difficile in cui strologa di un "accordo petroil for food". La Candonly nel 1999 rinasce a Londra, nel 2001 in Olanda.

Ma continuano ad affluire i soldi di Alenia e della Cogep. Arrivano anche misteriosissimi soldi da Cuba e dall'Angola, oltre a 50 mila euro dall'italiana Agusta. Il denaro entrato nelle Candonly va in parte su un conto cifrato presso l'Ubs di Chiasso intestato a De Petro; in parte finisce sul conto "Paiolo" presso la Bsi di Chiasso; il resto affluisce su un paio di conti della banca Falck & Cie di Lucerna e di Chiasso, intestati alla Fondazione Memalfa.

E qui siamo al cuore del "Codice De Petro", al sancta sanctorum dei Memores Domini. Memalfa nasce nel 1992 a Vaduz, in Liechtenstein. Beneficiari economici: Alberto Perego e Fabrizio Rota. Che si tratti di uno strumento finanziario dei Memores è dimostrato dallo statuto: prevede che alla morte di uno dei due beneficiari il patrimonio venga assegnato interamente all'altro e, alla morte di entrambi, alla Associazione Memores di Massagno, la filiale svizzera dell'associazione. Sui conti Memalfa di Lucerna e di Chiasso entrano i soldi affluiti alla Candonly. In uscita, Memalfa bonifica denaro al conto "Paiolo" di Chiasso e, dopo il 1997, a un altro conto acceso presso la Bsi di Zurigo.

Il beneficiario è sempre Alberto Perego. Lui nega, e per questo sarà processato. Dei Memores è anche la barca usata da Formigoni, "Obelix", 15 metri. Pagata 670 milioni di lire, 470 dichiarati e 200 in nero. Versati in parte da Formigoni in assegni, in parte in contanti e assegni da De Petro e dai Memores. Tra cui Alberto Villa, che versa 10 mila euro (benché non risulti tra i proprietari della barca). Memalfa, la sofisticata cassa comune offshore dei Memores Domini, è stata chiusa nel 2001. I suoi fondi sono finiti sul conto "Paiolo" di Perego.

venerdì 5 agosto 2011

SCILIPOTI (MRN) : REAZIONE POSITIVA DEI MERCATI

ECONOMIA: SCILIPOTI (MRN) : REAZIONE POSITIVA DEI MERCATI A SEGUITO DEL DISCORSO DEL PREMIER AL PARLAMENTO

Roma 04.08.2011: - “Sono molto soddisfatto del discorso di ieri al Parlamento, del Presidente del Consiglio, l’On. Silvio Berlusconi; il responsabile del Governo dimostra di essere conscio dello stato di crisi che coinvolge non solo l’Italia, e condivido il suo auspicio ad una collaborazione dei partiti dell’opposizione nella gestione della ripresa”. Così l’On. Scilipoti (MRN) in riferimento al discorso del Presidente del Consiglio presso la Camera dei Deputati. “La fiducia del Premier nelle forze e negli strumenti a disposizione del nostro Paese è stata recepita anche dagli operatori finanziari, facendo registrare un’apertura positiva in Piazza Affari. Sono convinto – conclude Scilipoti - che solo una seria e responsabile coesione tra la politica e le parti sociali possa trainare il nostro Paese fuori dalla crisi, consentendo alle imprese di poter fornire un valido contributo all’aumento del PIL.


Una volta gli Stati non Pagavano i Debiti

  • Una volta gli Stati non Pagavano i Debiti
  • Cobraf, 02/08/11
  • C'è un piccolo dettaglio però.

    Quando l'Inghilterra e la Francia dichiararono "default" cioè non pagarono il denaro presto a prestito nel 1300, quando la Spagna dichiarò default anche lei e non pagò i banchieri nel 1500, quando gli Asburgo nel 1640 dopo o durante la guerra dei Trentanni anche loro dissero che non pagarono....I CREDITORI, CHE ERANO I BANCHIERI DELL'EPOCA RISCHIARONO DI ESSERE ARRESTATI...

    Cioè gli imperatori, re, regine, duchi o papi di una volta quando il loro governo non aveva soldi per pagare i debiti mettevano in galera i banchieri o li espellevano. Questo perchè: a) i banchieri erano stranieri in genere o ebrei (spesso italiani come in Spagna nel 1575 quando il re Filippo dichiarò che non pagava i banchieri genovesi che furono rovinati
    b) i re erano "sovrani" cioè facevano quello che volevano, a meno di non esser sconfitti in guerra. In certi casi il banchiere veniva messo in una gabbia appeso fino a quando non accettava di fare un altro prestito

    Ovviamente poi i banchieri, una volta messisi in salvo, non gli facevano più credito, ma i monarchi se ne infischiavano e svalutavano la moneta. Raramente è successo che vendessero beni o spremessero i sudditi solo per pagare dei debiti a banchieri stranieri, preferivano sempre il "default". Chiaramente la monarchia è un sistema superiore dal punto di vista finanziario (non scherzo, sono le democrazie che si indebitano di solito di più dei regimi autoritari o feudali o monarchici assoluti...)

    Idem per i dittatori, Lenin ripudiò tutti i debiti della Russia che erano enormi senza fare una piega, i bonds russi vennero usati come carta da parati negli anni '20 a Parigi (la Francia era il creditore della Russia). Ne trovi ora su Ebay per 14 dollari di stock di bonds russi del 1920 che alcuni li collezionano come francobolli. In Germania negli anni '30 ci fu un boom economico a differenza di Inghilterra ed USA che rimasero sostanzialmente depresse grazie al fatto che cessarono di prendere a prestito all'estero e il ministro delle Finance Schacht emise denaro che non pagava interesse per finanziare enormi lavori pubblici

    I paesi democraticamente eletti invece, quando il governo non ha soldi per pagare i debiti ora dichiarano che "i mercati richiedono XY", fanno "la manovra fiscale" e spremono i sudditi per ripagare banchieri ed investitori esteri in toto. Questo è pericoloso oltre una certa misura, in Sudamerica ci sono stati crac finanziari a catena seguiti da dittature per questo motivo sostanzialmente

  • giovedì 4 agosto 2011

    Prove per incriminare Bernanke, Geithner e Obama


    Da:
    EIR
    utive Intelligence Review, anno 20 n. 31 - 4 agosto 2011

    Esaminando gli atti dell'audizione di luglio della Federal Reserve press il Government Accountability Office, Lyndon LaRouche ha dichiarato che essi forniscono le basi per l'arresto del governatore Bernanke, del segretario al Tesoro Tim Geithner e dello stesso Presidente Obama, per aver concorso ad un gigantesco furto di denaro dei contribuenti allo scopo di finanziare i salvataggi bancari del 2008 e attualmente il salvataggio dell'Unione Monetaria Europea a di Wall Street.
    Gli atti mostrano che nel marzo 2008 Bernanke invocò truffaldinamente una clausola di emergenza nel Federal Reserve Act, sostenendo che sulla base di "circostanze insolite e impellenti", per la prima volta dalla Grande Depressione la Fed potesse emettere prestiti d'emergenza a banche non ordinarie. La Fed quindi procedette ad elargire oltre 16 mila miliardi di dollari di prestiti di emergenza a banche di Wall Street e a banche straniere. Inoltre, la maggior parte della truffaldina "provvista d'emergenza" fu eseguita tramite i privati, guidati da JP Morgan Chase, Morgan Stanley e Wells Fargo, senza gare d'appalto e pagando fino a 660 milioni di dollari di commissioni.
    A numerosi funzionari della Fed e agli intermediari private furono concesse liberatorie in bianco, permettendo loro di muoversi in flagrante conflitto d'interesse. All'audizione della Fed è stato citato il caso di William Dudley, ex economista di Goldman Sachs, ora presidente della Federal Reserve di New York, al quale fu concesso di mantenere la proprietà di azioni di AIG e General Electric nel momento in cui autorizzava centinaia di miliardi di prestiti d'"emergenza" alle stesse. In un altro esempio di gigantesco conflitto d'interesse, fu permesso al CEO di JP Morgan Chase di rimanere nel consiglio d'amministrazione della Fed di New York mentre la sua banca riceveva 390 miliardi di prestiti e fungeva da stanza di compensazione principale dell'intero programma di prestiti d'emergenza della Fed.
    L'audizione del GAO è stata possibile grazie ad un emendamento della legge Frank-Dodd introdotto dal sen. Bernie Sanders e molto contrastato. Nonostante le conclusioni incriminanti e la cifra di 16 mila miliardi di dollari, la storia ha ricevuto poca o nulla attenzione sui media. Si paragona la cifra di 16 mila miliardi con i 4 mila miliardi di tagli al bilancio chiesti dalle agenzie di rating.
    Proprio le agenzie di rating ci portano ad un'altra gravissima imputazione nei confronti del segretario al Tesoro Tim Geithner. All'audizione del 27 luglio della Commissione Servizi Finanziari della Camera, il presidente di Standard&Poor's David Sharma e altri hanno confermato che dal marzo scorso David Beers, capo del rating del credito sovrano di S&P, e Tim Geithner si sono scambiati un gran numero di emails sull'argomento del rating del debito americano; che Beers ha posto gli USA sotto "osservazione negativa" in aprile; e che Beers e Geithner hanno da allora avuto contatti frequenti e regolari.
    Mentre le agenzie di rating minacciavano da mesi di ridurre il rating USA, all'inizio di luglio Beers se ne è uscito dicendo che anche se il Congresso avesse alzato il tetto del debito pubblico, ciò non sarebbe bastato a mantenere la tripla A per gli Stati Uniti, ma che ci sarebbe stato bisogno anche di un pacchetto di tagli di 4 mila miliardi nell'arco di un decennio. Immediatamente, il Presidente Obama si è catapultato nei negoziati con il Presidente della Camera, il capogruppo repubblicano John Boehner, proponendo quello che lui ha chiamato il "big deal", e cioè proprio 4 mila miliardi tra tagli e aumento delle imposte, e dicendo di essere disposto a "mettere la Social Security [le pensioni], Medicare e Medicaid [la mutua] sul tavolo".
    Sul tavolo invece dovrebbero andarci le agenzie di rating, che sono finanziate dalle stesse banche di cui proteggono i rifiuti tossici. Nessun governo vero accetterebbe di farsi dettare il bilancio da tali agenzie.

    RIFORMA DEL PROCESSO TRIBUTARIO

    È URGENTE E IMPROCASTINABILE UNA VERA RIFORMA DEL PROCESSO TRIBUTARIO

    Con le recenti misure economiche il legislatore ha compromesso seriamente il diritto di difesa del contribuente, costituzionalmente garantito (art. 24 della Costituzione), soprattutto dopo che sono state modificate le regole dell’accertamento esecutivo a far data dal 01 ottobre 2011.

    Infatti, con un primo intervento (D.L. n. 70/2011, convertito in legge n. 106/2011), ha reso esecutivo l’avviso di accertamento (a far data dal 1° ottobre 2011) e limitato a 180 giorni la pronuncia del giudice per la sospensiva, pena il pagamento immediato del terzo della maggioreimposta accertata, anche su semplice base presuntiva.

    Con un secondo intervento (D.L. n. 98/2011, convertito in legge n. 111/2011), il legislatore ha riordinato parzialmente la giustizia tributaria modificando le ipotesi di incompatibilità di cui all’art. 8 D.Lgs. n. 545/92. In particolare, a fronte di una generalizzata esclusione di tutti i professionisti iscritti ad un albo (avvocati, dottori commercialisti, consulenti del lavoro), si consente la partecipazione nei collegi giudicanti degli avvocati dello Stato a riposo e dei superispettori del fisco, compromettendo seriamente anche l’apparenza di terzietà ed imparzialità del giudice tributario nei confronti del cittadono-contribuente.

    Con dette modifiche di fatto il legislatore ha reso difficile il diritto di difesa del cittadino-contribuente che, con la riduzione drastica dei termini per le sospensive (180 giorni) nonché la inevitabile paralisi certa della giustizia tributaria a seguito delle ipotesi di incompatibilità tout-court,difficilmente potrà evitare il pagamento delle maggiori imposte accertate, anche presuntivamente.

    Le suddette riforme mettono seriamente in pericolo i principi di autonomia ed indipendenza della magistratura tributaria e ne travolgono l’attuale assetto in modo irrazionale ed incostituzionale.

    In definitiva, con le attuali modifiche, potremmo avere collegi giudicanti composti da magistrati militari - magistrati contabili - avvocati dello Stato a riposo - ispettori tributari - casalinghe con la laurea in giurisprudenza o in economia e commercio conseguita da almeno due anni - ufficiali della Guardia di Finanza cessati dalla posizione di servizio permanente effettivo prestato per almeno dieci anni - pensionati;- imprenditori - agenti di assicurazioni - commercianti - artigiani - docenti scolastici - magistrati onorari; - giudici di pace.

    Bisogna tener conto che, attualmente, la composizione delle C.T. è del 23,9% di magistrati togati e del 76,1% di giudici non togati.

    Pertanto è necessario modificare tale stato di fatto e, anche in prospettiva della generale riforma fiscale, è importante riformare totalmente e seriamente il processo tributario per consentire un efficace esercizio del diritto di difesa costituzionalmente garantito.

    I principi da rispettare sono i seguenti:

    - dipendenza delle Commissioni tributarie dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e non più dal Ministero dell’economia e delle finanze, che è una delle parti in causa ed ha interesse a non volere un “vero” processo dove il contribuente possa efficacemente difendersi, senza limitazioni, dinanzi ad un giudice terzo, indipendente ed imparziale, anche all’apparenza;

    - il giudice tributario deve essere a tempo pieno e con specifica competenza professionale, tenuto conto della difficoltà e particolarità della materia fiscale e non si può consentire, come oggi, che, per esempio, una semplice casalinga con la laurea in giurisprudenza o ineconomia e commercio presa da almeno due anni possa comporre un collegio giudicante;

    - il giudice tributario deve essere adeguatamente pagato e non umiliato, come oggi, con € 25 a sentenza depositata, pagati a distanza di anni e senza più tassazione separata;

    - le parti (pubbliche e private) devono essere poste sullo stesso piano processuale e senza limitazioni nella fase istruttoria,

    - la norma deve prevedere la possibilità di conciliare anche in grado di appello, logicamente riparametrando le sanzioni, nonché lapossibilità di ottenere le sospensive anche in grado di appello, per evitare una buona volta per tutte il contrasto interpretativo recente tra la Corte Costituzionale ed alcuni giudici di merito che ancora oggi negano in grado di appello la sospensiva delle sentenze impugnate;

    - in prospettiva della riduzione dei riti processuali prevista dal nuovo codice di procedura civile, il processo tributario deve essere disciplinato e gestito come un “vero” processo ordinario, con l’auspicio, peraltro, che possa essere inserito nella riforma della Costituzione.

    L'attuale strategia del Ministero dell’economia e delle finanze, con le recenti norme intrdotte, è quella di costringere il contribuente a pagare o conciliare senza dover ricorrere al giudice tributario e il cittadino-contribuente rischia di trovarsi dinanzi a giudici non professionalmente competenti ed in aggiunta con sensibili limiti istruttori nella fase difensiva.

    Le Commissioni tributarie non devono fare cassa a tutti i costi ma decidere con giustizia, competenza, equilibrio ed indipendenza da qualsiasi parte processsuale.

    Necessita pertanto, e con urgenza, una vera e completa riforma strutturale della giustizia tributaria, con giudici tributari professionalmente competenti, a tempo pieno, senza limitazione a diritto di difesa e, soprattutto, senza il controllo e la gestione del Ministero dell’Economia e delle Finanze, che è una delle parti in causa.

    Renato Brillo

    Fronte comune: gli Usa e la destrutturazione


    Occorre liberarsi al più presto dal dominio anglo-statunitense e dalle loro servitù monetarie e militari

    Fronte comune: gli Usa e la destrutturazione planetaria delle nazioni


    Rinascita, 2 Agosto 2011

    Attraverso un asfissiante ed ossessivo ricatto mediatico, opportunamente messo in campo dai soliti noti, tutto il mondo è stato tenuto con il fiato sospeso in attesa dell’esito scontato del duello tra democratici e repubblicani in atto negli Stati Uniti d’America, Stati Uniti che qualcuno che conosceva bene la situazione interna, ebbe a definire - in epoca non sospetta - l’unico paese al mondo che è passato dalla barbarie alla decadenza senza attraversare un solo giorno di civiltà. Ha avuto un senso tutto ciò?
    E, in definitiva, qual è stato il vero motivo del contendere? Strano a dirsi e paradossale ad ammetterlo ma si tratta soltanto di legalizzare una funzione giuridica attraverso formule diverse dove però il problema di fondo, non solo è rimasto, a intesa raggiunta, irrisolto ma non viene proprio affrontato nelle sue cause scatenanti che altro non sono che cause da ricercare all’interno del “sistema americano”.
    Alzare il livello di debito ammesso e consentito attraverso l’emissione di altra moneta a debito, significa continuare ad invadere il mondo con carta straccia chiamata dollaro che, per convenzione imposta unilateralmente con le armi, è lo strumento che regola le transazioni commerciali e finanziarie a livello planetario; e nemmeno il tanto decantato Obama si arrischia a fare l’unica mossa utile, la nazionalizzazione della Federal Reserve per il recupero della sovranità monetaria!
    E tutto ciò comporta, da parte della cricca usurocratica anglosassone, di poter continuare a scaricare gli effetti del debito sugli altri arricchendosi e destabilizzando contestualmente la vita politica ed economica dei popoli e delle nazioni rese schiave con la forza delle armi e con il ricatto economico.
    A rendere ancora più drammatica la situazione il fatto che i popoli sono volutamente tenuti all’oscuro sul meccanismo perverso del signoraggio e dell’usura da parte di una classe politica di governo e di opposizione servile ed in stato di totale sudditanza nei confronti della cupola plutocratica.
    L’Italia sta vivendo uno dei suoi momenti peggiori in cui il masochismo e la rassegnazione sono gli stati d’animo dominanti di un popolo sottoposto ad una serie di provvedimenti punitivi finalizzati ad un progressivo impoverimento economico e morale ed alla perdita definitiva ed irreversibile della propria identità nazionale.
    Assiste impotente e senza reagire alla destrutturazione dell’organismo “stato-nazione”, che è l’obiettivo finale di quel mostro senza volto e senza patria che vuole dominare il pianeta.
    In tale contesto non c’è che da prendere atto che occorre aprire - senza indugio - la successione ai sistema politico-istituzionale imposto all’Italia dai vincitori della II Guerra mondiale, se vogliamo ancora sperare di poter vivere da uomini liberi.
    Il lungo dopoguerra è durato anche troppo! Si tratta soltanto, da parte delle componenti di quel “Fronte Comune” che si sta coagulando attorno a “Rinascita”, di verificare se lo stesso sarà all’altezza di rivendicare il diritto alla successione. Liberiamoci dai liberatori, il nostro grido di battaglia, ma non solo: definiamo al più presto i “postulati” per un’azione politica costruttiva.

    Maurizio Canosci
    Stelvio Dal Piaz
    arezzo