mercoledì 7 settembre 2011

CONDONO TOMBALE PER LE CARTELLE ESATTORIALI EQUITALIA


ECONOMIA. SCILIPOTI (MRN) –  CONDONO TOMBALE PER LE CARTELLE ESATTORIALI EQUITALIA

ROMA, 07/09/2011: “Bisogna fronteggiare la crisi e contemporaneamente avere rispetto del denaro dei cittadini, in particolare di quelli che risiedono in regioni storicamente povere, come  La Sicilia e la Sardegna. Ci sono alte percentuali di famiglie, imprese e liberi professionisti che, ai tanti mali sociali,  in aggiunta ai pignoramenti bancari, subiscono autentiche espropriazioni estortive ad iniziativa di Equitalia, che concorrono a determinare la chiusura delle imprese e a creare disoccupazione e nuova povertà. Credo che sia opportuno proporre un condono tombale per tutte le cartelle di Equitalia!”. Così l’On. Dott. Domenico Scilipoti, segretario politico del Movimento di Responsabilità Nazionale, in riferimento alla impossibilità, per i più, di riuscire a pagare le esose cartelle che da più tempo tormentano cittadini e impresari.  “Per tutti i possessori di partita IVA – continua il deputato MRN - propongo un condono  ad un costo che va dal 5% al 10% della somma delle cartelle esattoriali, con la possibilità di rateizzare gli importi contenenti somme importanti”. “Spero comunque che l’emendamento che ho già preparato – conclude l’On. Scilipoti – possa essere inserito nella manovra che, mi auguro, non arrivi già blindata e pronta per il voto di fiducia”.

martedì 6 settembre 2011

Lettera aperta a Lele Mora


Fermiamo Le Banche & Le Tasse
80143 - Napoli
Centro Direz., G1
alfonsoluigi@marra.it
www.marra.it
tel 081 7879166

Doc. n. 187 del 05.09.11

A Lele Mora


-circa il fatto che non ha commesso alcun reato
perché le tasse non sono dovute giacché sono un illecito frutto del signoraggio bancario, e la bancarotta non è che una delle loro ovvie conseguenze come pure i vari reati di origine fiscale che il ‘legislatore’ ha illecitamente inventato e la magistratura e la guardia di finanza illecitamente perseguono solo perché – con numerose epperò silenti eccezioni – sono moralmente e in buona parte anche materialmente corrotte e al servizio, non dello Stato, ma delle banche, visto che, salvo non siano tutti troppo intellettualmente o culturalmente deficitari per poter capire il crimine del signoraggio, sono d’accordo con i non meno corrotti media e politica nel fare di tutto per occultarlo;


-circa le prime 10 cose da fare per uscire dalla crisi.

Aiutaci a realizzare il referendum popolare per l’abrogazione delle 5 leggi, 3 di cui recentissime, con le quali i politici italiani, in piena crisi, con la copertura della magistratura e dei media, hanno silenziosamente regalato centinaia di miliardi di euro annuali ai loro padroni: le banche.
Per chiarimenti, chiama lo 081 7879166, scrivi ad alfonsoluigi@marra.it o vai su www.marra.it

Evoco proprio te, caro Lele, in un simile documento, per gli stessi motivi per i quali il Cristo uomo (sono ateo) usa l’adultera per simbolizzare, con l’invito a scagliare la prima pietra a chi fosse senza peccati, che gli astanti, oltre a essere anch’essi peccatori, sono inoltre ipocriti e colmi di vana sicumera.
Quello che scrivo nel titolo è infatti rigorosamente vero: le tasse sono illecite perché frutto del signoraggio bancario, che spiego meglio di seguito, e quindi le presunte violazioni o reati a esse collegati sono inesistenti, ed è pertanto illecito ogni discorso e iniziativa volto a farle pagare.
Un documento che non ti aiuterà a uscire dal carcere, ma causerà anzi che il regime ti tratti ancora peggio, perché non riesce ad ammettere i suoi errori neanche ora che sta per esserne travolto.
Servirà però a restituire la dignità a te e ai milioni di altri che i suoi apparati sono riusciti in un modo o nell’altro a ‘protestare’.
Regime che deve intendersi come regime bancario, perché non conta niente nessun altro dei suoi risibili sbandieratori, siano essi politici, magistrati, giornalisti ecc.
Perché mai se la prende proprio con te? Beh, non certo per quello che eri e facevi, che gli è andato bene a lungo, ma perché ora, per continuare ad ingannare la società, deve fingere di rinnovarsi.

Ti chiedi che ruolo abbiano in tutto ciò i giudici della tua causa?

Non so chi siano ma, salvo non siano innovatori spinti da logiche che mi sfuggono, e di innovatori nella mia vita non ne ho conosciuto nemmeno uno, credo non siano consci di nulla, e semplicemente cerchino di applicare quello che il regime ha fatto in modo che tutti, dalla nascita, introitino emotivamente e intellettualmente come vero e giusto.
Una ‘verità’ e una ‘giustizia’ che non è poi null’altro che quello che conviene al regime, ovvero ciò che serve a rendere la società conformista e ottusamente opportunista per poterla dominare al meglio. Un ‘sapiente’ processo spiegato analiticamente nel Dialogo tra l’uomo generico e il potere, di cui a La storia di Giovanni e Margherita.
Le cose che professo dal 1985 sono infatti semplici, ma la società e la magistratura sono così plagiate dal potere bancario che, quando le dico o le scrivo, mi guardano come se, anziché essere loro i matti, fossi matto io.
Situazione che però sta cambiando, perché sto facendo la particolarissima esperienza di vedere ogni giorno di più la realtà conformarsi alle mie parole – sempre le stesse da 26 anni – sicché, in questo scontro che continua da allora per stabilire se sono matto io o tutto il resto del mondo, diviene sempre più chiaro che i matti siete voi.
Matti al punto, parlo ora dei giudici, da essere ormai tutti al corrente dei crimini delle banche – e in particolare del crimine del signoraggio bancario primario e secondario, che continuo da anni a spiegare nei volantini e nelle cause – ma ciononostante continuare a difenderle, tanto li acceca il predetto conservatorismo, opportunismo e conformismo.
Ciechi da non vedere nemmeno le cose più semplici, come il fatto che i reati vanno valutati nell'ambito esistenziale globale in cui vengono commessi, in modo da spostare l'asse del processo dal reo alle cause dei reati innescando delle dinamiche di vero cambiamento ed evitando la cristallizzazione della giustizia e della morale in mero moralismo conservatorio.
Criteri che causerebbero subito l’archiviazione dei processi come il tuo e l’immediata apertura dei processi ad esempio al Bilderberg: l’illecita organizzazione segreta (altro che P4!) che chissà perché la magistratura non vede, attraverso il quale le banche dirigono occultamente gli uomini che dirigono il mondo, da Trichet a Draghi, Tremonti, Barroso, Carlo d’Inghilterra eccetera, che ne sono membri, a Obama, che fa partecipare alle riunioni del Bilderberg Holbrooke, quale inviato del suo governo.
Una spaventosa organizzazione che, per di più, con pretesti come la «tracciabilità» ed espedienti come le carte di credito ha irretito l’intera società dividendola in graditi alle banche e reprobi.
Questo nel mentre nessun magistrato o avvocato minimamente informato può non sapere che le tasse sono illecite, perché servono solo a rastrellare denaro ‘inverato’ per comprare il denaro da ‘inverare’ nelle botteghe di quelle organizzazioni criminali che sono la stragrande maggioranza delle banche centrali.
Criminali perché la Banca d’Italia, la BCE, la FED ecc. non sono pubbliche ma private e di proprietà delle banche commerciali che fingono di controllare, e stampano i soldi al costo della carta e dell’inchiostro per poi incredibilmente venderli agli Stati in cambio dei buoni del tesoro, creando così, illecitamente, quella cosa assurda definita ‘debito pubblico’.
Cosche di falsari perché chiunque stampi i soldi e non sia lo Stato è un falsario.
Un debito pubblico che non esisterà più quando la magistratura cesserà di occuparsi di amenità diversive e confischerà le banche centrali, in modo che, quando lo Stato avrà bisogno di soldi, non dovrà far altro che stamparli.
Cosa – osserva – che non produrrà alcuna svalutazione, perché lo Stato i soldi non te li regala, ma te li dà solo a corrispettivo di beni, servizi, diritti, e insomma entità positive, sicché, quando li mette in circolazione dandoli a taluno, si ha sì una crescita del denaro circolante, ma anche un pari incremento della ricchezza reale con la quale li si ‘copre’, li si ‘invera’.
Quando invece è un falsario a creare i soldi (Banca d’Italia, BCE, FED, ecc.), l’inveramento (fenomeno che ho definito proprio io e che è indispensabile per capire veramente il signoraggio) non c’è, perché il falsario i soldi li attribuisce a sé senza coprirli\inverarli con alcun corrispettivo, e poi li usa per comprare, ma solo a suo beneficio, parti della ricchezza reale.
Tasse quindi, caro Lele, illecite e per di più usate al pur esso illecito fine di prevaricare i cittadini via via perseguiti come evasori, riciclatori ed, eccoci a te, bancarottisti.
Perché la verità è che quasi sempre anche le attività che appaiono legittime sono figlie di forme di illiceità occulte ancor più gravi, dato che non ci sono le condizioni per seguire quella che gli ipocriti e gli stupidi indicano come la ‘retta via’.
Cose che ora verranno a galla, perché sai chi è il vero potere?
Ebbene non è né Berlusconi né le banche né la massoneria né la magistratura né quel figlio del potere bancario che è Obama, né, tra i buonisti, Napolitano, che piange a ogni pié sospinto, ma mai per le cose per le quali dovrebbe piangere sul serio.
Il vero potere è infatti la gente, al punto che, come dal video in cui lo reitero in tutte le forme, bisogna avere verso la gente l’affettuosità e il coraggio di dire che qui il vero problema è che è proprio la gente che fa schifo.
Che è poi quello che dicono tutti, perché se dici che fa schifo la politica, fa schifo la magistratura, fa schifo l’informazione, e poi la pubblica amministrazione, lo sport, e insomma i costumi, appunto questo stai dicendo: che fa schifo la gente.
Gente che deve riuscire ad ammetterlo di fare schifo, perché nessun processo evolutivo può iniziare senza una previa dichiarazione di fallimento di noi stessi, anzi di voi stessi, di tutti voi fuorché io, perché io l’ho già fatto una notte della tarda primavera del 1984, quando appunto feci quella che avrei poi definito la «scoperta antologica»: quella scoperta antologica che cerco, tra le tante altre cose, di descrivere ne ‘Il labirinto femminile’;
quella scoperta di essere vissuto in un mondo di valori e di personaggi inventati traendo spunto dai luoghi comuni di cui alle antologie della letteratura; quella scoperta realizzata abbattendo la barriera del mio inconscio fittizio e dicendomi quello che non mi ero mai voluto dire; quella scoperta dalla quale in poi iniziò il processo intellettuale che mi portò alla ben più importante scoperta del modo di formazione del pensiero, e quindi ai vari libri in cui, attraverso esemplificazioni di vario tipo, dalla storia della cultura all’epistolario d’amore, mi sono sforzato di descriverla, formulando altresì il codice dei valori e le regole che a mio avviso dovranno ora vigere.
Un gioco immane, spaventoso, quello odierno, in cui, tornando a te, hai avuto il ruolo prima di vincitore e ora di vinto, ma nel quale i migliori sono in realtà per molti versi i peggiori, perché – premesso che definisco cultura il modo che gli uomini mediano di dover avere in comune nel vedere la realtà – è ovvio che, se la cultura odierna è disgustosa, i peggiori sono proprio quelli che la interpretano al meglio, perché sono in sostanza i migliori nell’essere peggiori.

Cosa bisogna fare per uscirne?

Ebbene, per cominciare bisogna:

-1) Vietare in ogni lingua l’uso del termine «consumatore», perché riconduce al consumismo: pseudocultura rivolta a realizzare la subordinazione dell’uomo all’industrializzazione anziché dell’industrializzazione all’uomo.

-2) Rendere pubbliche mediante confisca la Banca d’Italia, la BCE, la FED e le altre banche centrali, per abolire così il signoraggio primario e desegretarle, perché oggi godono di un regime di immunità e di segretezza assurdo.

-3) Pareggiare i tassi attivi a quelli passivi, in modo che gli interessi vadano ai proprietari dei soldi – o allo Stato in relazione agli interessi frutto dei prestiti realizzati mediante il moltiplicatore monetario – e giammai alle banche che, non essendo le proprietarie dei soldi, hanno diritto solo al compenso per i servizi.

-4) Attribuire ai parlamentari europei il potere di iniziativa legislativa, e al Parlamento europeo il potere di promulgare le leggi, che oggi follemente non ha perché è un finto Parlamento che serve solo da alibi alla Commissione e al Consiglio, che sono i veri legislatori dell’UE nonostante le leggi non sappiano scriverle né leggerle, poiché sono nelle mani della burocrazia, a sua volta al soldo delle lobby bancarie.

-5) Promulgare la mia vecchia legge (del 1995) in sei articoli sull’etichettatura dei prodotti agricoli e ittici nella vendita al dettaglio, perché la riconoscibilità delle cose e la comprensione del perché alcune sono buone e altre no è il punto di partenza di un enorme sviluppo dell’economia della buona alimentazione nonché della civiltà.

-6) Promulgare la legge sugli imballaggi, che pur’essa giace nei cassetti del Parlamento europeo dal 1994, per così sostituire il polistirolo con un polistirolo fatto di cereali, vietando inoltre l’uso della plastica, a partire dalle bottiglie, e ripristinando tra l’altro le reti idriche affinché i cittadini bevano l’acqua della fontana.

-7) Istituire sussidi pari alle retribuzioni per i disoccupati, da pagare, come qualsiasi altra cosa, semplicemente stampando i soldi necessari (cosa che – lo ribadisco – non produrrà alcuna svalutazione: approfondisci dal documento che ho pubblicato su www.marra.it), perché si dice da secoli che le macchine avrebbero liberato l’uomo dalla schiavitù del lavoro e, ora che l’hanno liberato, questo fenomeno deve essere chiamato liberazione, non disoccupazione.

-8) Fermare le produzioni dannose e inutili, e quindi innanzitutto delle automobili, perché l’occupazione va garantita altrimenti che producendo inutilmente inquinamento.

-9) Avviare, sempre con i soldi che si stamperanno, ‘monetizzando’ così la società, un’immensa riconversione industriale consistente in questa prima fase innanzitutto nella creazione di un altrettanto immenso processo di ristrutturazione delle città e dei territori, nonché di disinquinamento dei mari, delle terre e dei cieli, usando per farlo, e per fare ogni altra cosa, forme di energia non inquinante, che esistono già e possono essere prodotte immediatamente su vasta scala, ma vengono osteggiate per favorire il petrolio.

-10) Avviare la meccanizzazione di ogni aspetto della vita civile a partire dalla giustizia e dalla pubblica amministrazione.

Cose tutte – sia ben chiaro – che continueranno a far parte inutilmente della lista già infinitamente lunga dei progetti basati sul bene, il bello, il giusto e l’utile, fin quando l’umanità non avrà fatto propria la mia scoperta del modo di formazione del pensiero, ovvero del modo in cui l’individuo, sotto la spinta delle pulsioni necessarie (volontà di sopravvivere, svilupparsi, riconoscere, essere riconosciuto e raggiungere il massimo del risultato con il minimo dello sforzo), elabora il suo sapere e giunge alla comprensione delle cose.

Questo perché, a questo livello di metodo nell’esercizio del pensiero, l’errore consiste nell’avere degli obiettivi, perché non possono essere raggiunti.
È necessario cioè che inizi l’era dell’intelligenza intesa come capacità di svilupparsi passando attraverso lo sviluppo degli altri, e finisca l’era della furberia intesa come capacità di svilupparsi prevaricando, nonché della tendenziosità, intesa come capacità di subordinare l’intelligenza ai fini della furberia.
Tutto è infatti rapporto di forza.
È quindi ineludibile che ciascuno usi, per vincere, la strategia.
La strategia deve però, per la prima volta nella storia dell’uomo, divenire leale, corretta, intelligente.
Deve cioè mondarsi di quella furberia che ha causato la degenerazione della strategia in strategismo: uno strategismo che oggi è giunto a un livello di abiezione tale che, nel vano scontro su tutti i piani, tutte le forze stanno per spezzarsi, e tutte le mete, pur a portata di mano, diventano sempre più irraggiungibili per i tragicamente risibili lottatori, che si stanno consumando al solo scopo di impedirsi l’un l’altro di raggiungerle.
Perché, ti chiedi, visto che non è mai accaduto, dovrebbe accadere proprio ora?
Perché il vero problema odierno non è l’economia, ma l’involuzione climatica, e se non avverrà il passaggio dall’era della furberia a quella dell’intelligenza, in pochissimi anni giungeremo all’irreversibilità di quei fenomeni che continuano a rendere sempre più difficile la vita sul pianeta e in un paio di decenni la renderanno impossibile.

Alfonso Luigi Marra

Conferenza sul ministro Pellegrini Giampietro


Conferenza sul ministro Pellegrini Giampietro

lunedì 5 settembre 2011

Blitz dei centri sociali in Borsa

Milano, tensione a Piazza Affari 
blitz dei centri sociali in Borsa 
Repubblica

Una decina tra militanti del centro sociale milanese Cantiere e appartenenti alla sigla sindacale Usb hanno fatto irruzione alla Borsa italiana, a Milano, riuscendo a salire al secondo piano del Palazzo della Borsa, da dove hanno esposto alcune bandiere del sindacato. Nel frattempo ci sono stati alcuni momenti di tensione quando un altro gruppo ha tentato di entrare ed è stato bloccato dal personale di sicurezza alla porta, che è stata poi chiusa. Fuori dall'edificio sono stati distribuiti volantini, allestite tende sul modello degli 'indignados' spagnoli ed esposti alcuni striscioni tra cui uno su cui era scritto, in vista dello sciopero generale di domani: 'Predicano austerity ma razzolano male, rubano ai poveri per dare ai soliti'. (05 settembre 2011)

Gli affari del finanziere rosso Vitale

Da Sesto alla corte di De Benedetti 
Gli affari del finanziere rosso Vitale 
di Redazione, Il Giornale 

 Milano - Non un «finanziere», dice di sé. Piuttosto «un intermediario». Che c’è una bella differenza. Perché «il finanziere investe quattrini suoi, l’intermediario è un professionista». E più di una volta Guido Roberto Vitale - fondatore e presidente della banca d’affari indipendente Vitale&Associati - si è trovato a gestire le tasche degli altri. Specialmente col portafoglio a sinistra. Detto l’anti-Cuccia, banchiere dei Democratici, sponsor di Nichi Vendola («Ha capito dove va il mondo») e del sindaco di Milano Giuliano Pisapia (a fianco del quale si schierò in campagna elettorale), il timoniere scelto a suo tempo da Carlo De Benedetti per guidare la merchant bank Euromobiliare, socio al 15% in Chiarelettere (casa editrice che sforna libri-inchiesta sul malaffare), già presidente di Rcs Mediagroup, un curriculum che lo colloca nel gotha del capitalismo italiano, e il neo di un arresto per una storia di tangenti a un colonnello della Guardia di finanza, cento milioni di lire versate nel 1988 per ammorbidire una verifica tributaria all’Istituto Lombardo del leasing, che del gruppo Euromobiliare faceva parte. E aveva sede - a volte, le coincidenze - a Sesto San Giovanni. Così, se una grana è partita da Sesto, a Sesto è tornata. Perché l’inchiesta della Procura di Monza sulle presunte tangenti chieste e ottenute da Filippo Penati - quando Penati era sindaco della Stalingrado d’Italia, e poi presidente della Provincia - ha riaperto gli armadi, a caccia di qualche scheletro. Uno su tutti: l’aquisto da parte di Palazzo Isimbardi delle quote azionarie di Serravalle in mano al costruttore Marcellino Gavio, secondo molti analisti costate uno sproposito alle casse pubbliche. Ma non secondo Vitale, la cui perizia fu l’unica a «giustificare» la spesa della Provincia. Il valore di ogni azione della società autostradale, secondo l’advisor, oscillava infatti tra i 7,1 e i 9,69 euro. Via Vivaio le pagherà 8,831 euro. Altre cinque perizie (Banca Intesa - che poi strutturò l’operazione - Lazard, Credit Suisse, Corte dei Conti, consulenti della Procura di Milano) avevano però abbassato l’asticella. I periti chiamati in causa dai pm milanesi avevano considerato «congruo» il prezzo, ma solo da un punto di vista generale. Non da quello di un’amministrazione. Perché «il prezzo pagato - avevano scritto i professori Mario Cattaneo e Gabriele Villa nel documento ora in mano ai pubblici ministeri di Monza - non ha un senso da un punto di vista pubblico». Tranchant anzichenò. Qualcuno, tra gli esperti, era sceso fino a 4,48 euro ad azione. Insomma, la cifra finale ipotizzata da alcuni analisti era arrivata anche alla metà di quello che poi pagherà effettivamente la Provincia: 238 milioni di euro che nel 2005 finirono nelle tasche di Gavio, generando una plusvalenza da 179 milioni, 50 dei quali girati nel tentativo di scalata di Bnl da parte della compagnia assicurativa bolognese Unipol, all’epoca in mano al manager Giovanni Consorte. Quello - per intendersi - che si sentì dire al telefono dall’allora segretario dei Ds Piero Fassino: «Allora, abbiamo una banca?». Lo studio Vitale&Associati, dunque, fu quello con la manica più larga. Ma non c’è solo un travaso di denaro, a legare Serravalle all’estate dei «furbetti del quartierino». Ancora una volta, ci sono di mezzo le consulenze. Perché chi scelse Consorte come uno degli assistenti di Unipol nell’«assalto» alla Banca nazionale del lavoro. Lui, l’«intermediario». L’anti-Cuccia. Guido Roberto Vitale. Un’altra piccola grana, in realtà. Perché, nel giugno del 2007, il banchiere fu convocato dal pm milanese Luigi Orsi proprio per spiegare (da testimone) un progetto di espansione che a molti era sembrato quantomeno azzardato, ma che trovava grossi sponsor a sinistra. La piccola Unipol che ci prova con il gigante Bnl. Come scalare l’Everest con le infradito. E sappiamo com’è andata a finire.

domenica 4 settembre 2011

Quel 'buco' che inghiotte popoli e Stati

Fonte: Quel “buco” che inghiotte popoli e stati Adriano Scianca
Ancora tu? Ma non dovevamo non vederci più? Devono aver pensato questo, gli italiani, di fronte al riemergere del problema dei problemi: il debito pubblico. Una cosetta, per capirci, da 1890,6 miliardi di euro. Che certo non nasce ieri. E mentre il governo cerca di districarsi fra i veti (interni ed esterni all’esecutivo) proprio per arginare la voragine, noi cerchiamo di guardare un po’ più a fondo dentro questo buco nero che ormai da anni sembra perseguitare governi e, soprattutto, cittadini.

Che cosa è?
La definizione ufficiale del debito pubblico data dal Consiglio europeo è la seguente: «Per debito pubblico si intende il valore nominale totale di tutte le passività del settore amministrazioni pubbliche in essere alla fine dell’anno, ad eccezione di quelle passività cui corrispondono attività finanziarie detenute dal settore amministrazioni pubbliche». Più genericamente, l’Enciclopedia Treccani spiega trattarsi dell’«importo complessivo dei prestiti che lo Stato, le aziende statali autonome, le regioni, le province, i comuni, le istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza, le imprese e gli enti speciali appartenenti allo Stato contraggono periodicamente a fronte del deficit di bilancio [...]. La copertura del d.p. viene di solito realizzata con l’emissione di titoli di Stato (Bot, Cct ecc.) o con l’aumento delle imposte correnti». Per farla breve e parlare (è proprio il caso di dirlo) “in soldoni”: si ha debito pubblico quando le spese dello Stato sono maggiori delle sue entrate. Elementare. O forse no.

Quando si è formato...
Facciamo un po’ di storia. In Italia il rapporto percentuale tra il debito e il Prodotto interno lordo era di circa il 30% negli anni ’50 e ’60. Negli anni ’70 veleggiava tra il 44 e il 55%, con punte del 65. In quell’epoca, il resto dell’Europa stava più o meno come noi. Il problema è che i nostri cugini d’oltralpe rimarranno su quei valori per tutto il ventennio successivo. Da noi, invece, accadrà qualcosa. Di strano e di pericoloso. Gli anni ’80, infatti, vedono il nostro deficit ampliarsi a dismisura: a metà del decennio (in piena era Craxi), il rapporto debito/Pil supera l’80%, nel 1990 siamo già al 94,7%. Ma la corsa non si ferma, toccando l’apice nel 1994, con un preoccupante 121,8%. Da lì in poi saranno alti e bassi, sempre su valori folli, sia pur con lievi diminuzioni tra il ’95 e il 2005 (sia con i governi di sinistra che con quelli di destra) per poi tornare a risalire.

...e come
Stabilire le responsabilità della creazione di questo abisso senza fondo sarebbe ovviamente difficile. Quando si parla di grandi meccanismi e lunghi periodi, del resto, è probabile che il colpevole non sia una persona ma, piuttosto, un sistema, una tendenza, una mentalità. Sicuramente determinati da una serie di concause. Gli analisti, comunque, si dividono. C’è chi attribuisce le responsabilità all’espansione del welfare successiva ai grandi mutamenti sociali degli anni ’70. Chi alla classe dirigente socialista dell’epoca craxiana, cui viene rimproverata una cera mancanza di oculatezza finanziaria. Qualcun altro va più indietro, precisamente al ferragosto del ’71, quando gli americani (Nixon, per la precisione) posero fine al regime dei cambi fìssi instaurato dagli accordi di Bretton Woods. Il precedente sistema basato sulla convertibilità aurea del dollaro, infatti, aveva retto fino all’invasione dei mercati internazionali da parte dei petrodollari. La svolta di Nixon decretò la nascita della finanziarizzazione senza controlli, con denaro nato letteralmente dal nulla e senza corrispettivi reali.

Per colpa di chi?
D’accordo: macrosistemi, tendenze di lungo periodo, grandi mutamenti finanziari. Ma c’è qualche nome e cognome da fare per individuare i veri responsabili dell’aumento incontrollato del debito? Un nome è stato fatto ed è indubbiamente il più comodo da pronunciare per tanti: quello di Bettino Craxi. Eppure, per quanto il leader socialista possa avere le sue colpe, dovremmo forse guardarci attorno, fra i politici ancora in circolazione. Magari tra coloro che certi “ambienti finanziari” vorrebbero alla guida di improvvisati governi “tecnici” in possesso di tutte le ricette giuste (giuste per chi?). Già a inizio anno, precisamente il 4 gennaio, Franco Bechis faceva su Libero i nomi e i cognomi di coloro che, numeri alla mano, hanno maggiormente contribuito ad allargare il buco. Il primo classificato risultava essere Carlo Azeglio Ciampi. Durante il suo governo tecnico (1993/94) il debito aumentò di 117 miliardi e 568 milioni di euro (174 miliardi di euro a valore attuale). C’è chi fece peggio, in realtà: Amintore Fanfani, nel 1987, fece aumentare il debito pubblico di 13,692 miliardi di euro mensili (a valore attuale). Giuliano Amato, invece, nel 1992/93 allargò il buco di 13 miliardi e 543 milioni di euro ogni mese, sempre a valore attuale. E tuttavia, proseguiva Bechis, «visto che sia Fanfani che Amato nella storia repubblicana hanno guidato anche altri governi con migliori performance, fatta la media fra i vari esecutivi il primato in classifica come migliore scaricatore assoluto di debito pubblico sulle spalle degli italiani spetta proprio a Ciampi. Fanfani conquista comunque la medaglia d’argento con 11,448 miliardi di debito in più al mese durante tutti i suoi governi. E quella di bronzo spetta a Craxi, che con 10,8 miliardi di debito mensile regalato agli italiani supera di una spanna Spadolini e Forlani».

Monsieur le créditeur
C’è poi un altro aspetto interessante (e un po’ inquietante) nella vicenda del debito pubblico. Ricordate quando, a luglio, il governo di Pechino si rivolse a un Obama nei guai con il debito Usa con lo stesso tono in genere usato da Washington con gli stati vassalli? «Speriamo che il governo degli Stati Uniti adotti politiche e misure responsabili che garantiscano gli interessi degli investitori», dicevano i cinesi. E avevano le loro ragioni, dato che quei fantomatici investitori sono soprattutto loro. I cinesi, infatti, posseggono quasi il 10% dell’intero debito Usa. Ecco, in Italia succede una cosa simile, solo con la Francia. Il New York Times, nel maggio del 2010, spiegava che Parigi detiene 511 miliardi del nostro debito, pari al 30% del debito stesso e al 20% del Pil transalpino. Hai capito i francesi. Gli stessi che hanno messo le mani sulla Libia che un tempo era il nostro “cortile di casa”. Gli stessi che danno le scalate ai nostri colossi industriali. Stai a vedere che, come al solito, a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca...

Pagare o non pagare? In tutto questo, come avrebbe detto Lenin: che fare? Nel breve periodo e nella contingenza drammatica che stiamo vivendo, ovviamente, si mira a tamponare, a tagliare, a risparmiare, a recuperare. Qualche analista, e in modo trasversale alle categorie di destra e sinistra, comincia tuttavia a mettere in discussione l’intera impalcatura che regge quella che è denominata “la truffa del debito”. Il giovane esperto di geopolitica Daniele Scalea, ad esempio, dichiara di non «negare l’opportunità di ridurre la spesa pubblica» ma contesta «che, lungi dal puntare agli sprechi, si opti per tagli salomonici, e che le ristrettezze di bilancio siano dettate e commisurate agl’interessi da pagare ai rentier. Il rischio è che, se tra qualche decennio l’Italia avrà interamente pagato il suo debito, l’avrà però fatto a costo dell’immobilismo e della stagnazione, ritrovandosi così retrocessa nel “secondo mondo”, o addirittura più indietro». Un ragionamento analogo lo ha espresso Salvatore Cannavò, per il quale «si può certo puntare il dito contro il debito pubblico italiano, il terzo debito del mondo, ma senza dimenticare due dati. Quel debito c’era anche un mese fa, un anno fa, tre anni fa e non ha prodotto nessun attacco speculativo, nessuna crisi emergenziale. Secondo, quel debito è la misura non solo della dissennatezza della politica italiana degli ultimi trent’anni ma anche di una gigantesca redistribuzione del reddito dai salari, stipendi e pensioni ai profitti delle grandi banche e della società finanziarie internazionali che detengono gran parte del debito italiano». E allora sorge una tentazione: non pagare. O pagare solo in parte. Rinegoziare il debito. Come fece l’Ecuador nel 2007 o l’Argentina nel 2005. Pazzie? Teorie visionarie? Be’, se i lucidi, razionali e ortodossi analisti economici ci hanno portato sin qui, forse vale la pena di tentare la carta della follia

La tirannide democratica: qualche ragionamento sull'attualità in LIbia

Alberto B. Mariantoni Fonte : http://www.socialismonazionale.it/ Il pesante e sproporzionato intervento armato della NATO contro la Libia (una delle tante guerre per la “pace”…) che, da più di 6 mesi, sta mettendo a ferro ed a fuoco quel Paese, distruggendo la quasi totalità delle sue infrastrutture e martirizzando gran parte della sua popolazione, non ha niente a che fare o a che vedere con i termini della “Risoluzione 1973” del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (No Fly Zone, per la difesa dei civili disarmati) del 17 Marzo 2011. Questo, ormai, lo sanno anche i bambini delle scuole elementari. I quali, oltretutto, sono ugualmente a conoscenza dei reali motivi che sono all’origine di quel conflitto. Vale a dire, l’immenso e lucroso business mancato della Francia di Sarkozy con la Grande Giamahiriya Araba, Libica, Popolare e Socialista del Colonnello Muammar Gheddafi. Un “affaruccio” che – secondo la maggior parte degli esperti – prevedeva la vendita al “negro” di turno, da parte di Parigi, di diverse centrali atomiche civili (destinate a fornire energia elettrica, per alimentare impianti per la desalinizzazione dell’acqua), di 14 caccia Rafale della Dassault Aviation (che la Francia, oltre alle sue FF.AA. non è riuscita, fino ad ora, a vendere a nessun altro Paese!), di 35 elicotteri da combattimento (Eurocopter EC725 Caracal) e di ben 21 aerei di linea Airbus (quattro A-350, quattro A-330 e sette A-320, per la Lybian Airlines, e sei A-350 per l’Afriqiyah Airlines), per diverse decine di miliardi di euro. E siccome il Colonnello di Tripoli, dopo la firma degli accordi preliminari di Parigi (2007), non aveva voluto, per le ragioni che sono sue, ratificare quei contratti, ecco che il medesimo Colonnello – che all’inizio degli anni 2000 era addirittura ridiventato frequentabile (vedere per credere: http://multimedia.lastampa.it/multimedia/nel-mondo/lstp/74497/) – ha incominciato ad essere additato al mondo come il mostro sanguinario che bisognava abbattere ad ogni costo e con tutti i mezzi. Frankgangsters in azione Il resto è storia conosciuta. La Francia, infatti – in stretta combutta con la Gran Bretagna e gli Stati Uniti (tre Paesi, ormai, da qualche anno, sull’orlo del collasso economico e finanziario), nonché il sostegno logistico e militare del ricco e rinnegato Qatar e del suo diffusissimo e bugiardissimo canale televisivo satellitare Al-Jazeera – non faticherà affatto a convincere i responsabili degli Stati bancarottieri dell’Occidente ad organizzare la rapina del secolo, a discapito della Libia: 83 miliardi di dollari sequestrati negli USA; 52 miliardi di sterline, in Gran Bretagna; 20 miliardi di euro, in Francia; senza contare il “congelamento” preventivo degli Asset finanziari posseduti dalla Libyan Investment Authority (LIA), dalla Central Bank of Libya (CBL) e dalla Libyan Foreign Bank (LFB) – ad esempio, presso Banca UBAE SpA di Roma, la Société Générale di Parigi, e la Aresbank SA di Madrid, nonché la ABC (Arab Banking Corp.) International Bank, la British HSBC e la British Arab Commercial Bank Ltd di Londra – né quello delle quote libiche detenute presso Nokia, EDF-GDF, Lagardere, Nestlé e Danone, Sanofi-Aventi Lab., UniCredit, ENI, Finmeccanica, Ansaldo, Impregilo, Assicurazioni Generali, Telecom, la Juventus, etc. L’ultimo ambito bottino affannosamente ricercato dagli Atlantici in pieno fallimento (default) – oltre agli immensi giacimenti di gas e di petrolio di cui sperano di potere, al più presto, far man bassa in Libia, nel dopo Gheddafi – essendo le 144 tonnellate di lingotti d’oro possedute dalla Banca centrale libica e che sono tuttora custodite e salvaguardate dalle ultime forze militari della Giamahiriya. Altro che “diritti dell’uomo” o gli aneliti di “libertà” e “democrazia”, del popolo libico! Capite, ora, il perché dell’urgenza con la quale la Francia, già dal Febbraio del 2011, incominciò immediatamente a sbracciarsi per riunire, in quattro e quattrotto, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, e con la scusa dei “massacri indiscriminati” (mai verificati!), delle “fosse comuni” (come quelle, mai esistite, di Timişoara!) e dei presunti e mai avvenuti “10.000 morti civili” in Libia, falsamente raccontati da Al-Jazeera (e ripresi a mo’ di “pappagallo” dall’insieme dei Media dell’Occidente), fece votare le Risoluzioni 1970 e 1973 dell’ONU contro la Giamahiriya, e – il 19 Marzo 2011 – si precipitò, assieme alle Forze aeree dei suoi accoliti britannici e statunitensi, a bombardare l’esercito libico? Il tutto, ovviamente, senza tener conto delle decine e decine di terroristi e di delinquenti comuni arruolati, addestrati ed armati ad hoc dalle Forze NATO, con il beneplacito dell’onusiano zimbello-ridens Ban Ki-moon e l’appoggio incondizionato, al suolo (in violazione delle suddette Risoluzioni!), da almeno quattro mesi, delle Forze speciali del Qatar, delle SAS (Special Air Service) britanniche e della BFST (Brigade des Forces Spéciales Terre) francese, nella speranza di poter detronizzare Gheddafi. E con un “Governo” di burrattini, dal “guinzaglio corto”, tirato fuori dal cappello di un mago e già pronto all’uso, i cui principali responsabili nulla sembrano riuscire a potere invidiare ai classici e proverbiali pendagli da forca di qualsiasi film western americano. Gli uomini “nuovi” della Libia Tanto per citarne qualcuno: Mustafa Muhammad Abdel Jalil, il mediatico, “democratico” e “mite” Presidente dell’attuale Consiglio Nazionale di Transizione (CNT), quello che Bernard-Henri Lévy ha recentemente qualificato di “De Gaulle libico” (sic!), è quel “galantuomo” che per ben due volte (nel 1999 e nel 2007) – in qualità di Presidente della Corte d’Appello di Tripoli e prima di diventare Ministro della Giustizia di Gheddafi – ebbe a firmare le condanne a morte nei confronti del medico palestinese Ashraf Ahmed El-Hajouj e delle infermiere bulgare Kristiyana Vulcheva, Valentina Siropulo, Nasya Nenova, Zdravko Georgiev, Valya Chervenyashka, Snezhana Dimitrova, tutti iniquamente accusati di aver volontariamente contaminato con il virus HIV (Human Immunodeficiency Virus) o AIDS (Acquired Immune Deficiency Syndrome) più di 400 bambini libici; Mahmoud Djebril o Jibril, il Presidente del Consiglio esecutivo del CNT o Primo Ministro, è un personaggio che – a dire dei suoi ex colleghi di corso negli USA – avrebbe costantemente figurato sul libro paga della CIA, sin dall’epoca in cui frequentava l’Università di Pittsburgh, per ottenere un Master (1980) e un Dottorato (1985) in Scienze politiche; Abdelhakim Belhadj, l’attuale comandante in capo delle Forze militari ribelli della Tripolitania – che secondo i giornalisti Webster Griffin Tarpley (USA) e Pepe Escobar (Brasile) si farebbe chiamare, per l’occasione, Abdel-Hakim-Hasadak o Hassadi o Abu Abdallah Assadaq – è uno degli uomini di punta di Al-Qaeda, il tristemente noto “Emiro del terrore” di Derna e già detenuto a Guantanamo, colui che assieme a Salim Hamdan (l’ex autista di Osama bin Laden) e Mohamed Barani aveva formato, nel 2000, il Gruppo Islamico libico e convogliato decine e decine di mujaheddin libici in Afghanistan ed in Iraq. Occidente: la vergogna del mondo! Inutile sottolinearlo. Quanto sta avvenendo in Libia ed il banditesco comportamento dell’Occidente nei confronti di quel Paese – al di là di quanto mi sono già permesso di analizzare o di commentare in altre recenti occasioni: http://www.abmariantoni.altervista.org/vicinooriente/Crisi_libica_o_attacco_a_Italia_1.pdf – http://www.abmariantoni.altervista.org/vicinooriente/Libia_Evviva_i_buoni1.pdf – lasciano un profondo e stomachevole “gusto amaro” alla bocca. Principalmente, in coloro che ancora posseggono un minimo di senso della Societas, della Nazione e dello Stato, ed ugualmente dell’Onore, dell’Imparzialità e della Giustizia, senza contare un’ordinaria, spassionata, umana e virile concezione della Vita e della Storia. Quella spiacevole ed insopportabile sensazione di vomitevole e diffuso disgusto ha quotidianamente tendenza a scaturire dall’incessante sentimento di frustrazione e d’impotenza che si risente di fronte alle informazioni ufficiali che – su quella guerra, sin dal primo giorno – sono state studiatamente ed ingannevolmente fornite all’opinione pubblica dai Media embedded dei nostri Paesi e dagli uomini politici mainstream delle nostre Istituzioni. Quegli stessi uomini che, da un lato, ci governano sfrontatamente per conto terzi e, dall’altro, continuano costantemente a fuorviare i nostri intendimenti, non soltanto dai banchi della cosiddetta maggioranza, ma finanche da quelli della così chiamata opposizione. Pensiamo, per averne un’idea, a quell’inutile e complessato Frattini che nell’Agosto del 2008 faceva letteralmente a gomitate con gli altri Ministri del Governo Berlusconi per farsi fotografare più vicino al Leader libico in visita a Roma, mentre oggi, essendo mutati i “venti”, non esita affatto, per tentare di continuare a mettere in mostra il compendio della sua risaputa inanità, ad alzare la voce ed a giocare le “prime donne”, vomitando a più non posso gratuiti giudizi ed avventate e puerili sentenze all’indirizzo del medesimo personaggio! Che volete. La frustrazione ed il senso di impotenza sono in maggior misura risentiti da coloro che, come me – pur conoscendo a menadito l’origine culturale del copione propagandistico e comportamentale che, oggi, gli Atlantici continuano pubblicamente a riservare alla Libia del Colonnello Gheddafi – sanno di non potere fare concretamente nulla (se non scrivere qualche modesto articolo sul web), sia per arrestare e smascherare gli sfacciati, arroganti ed impuniti (per ora…) utilizzatori e propagatori di quella “tecnica” che per ovviare e porre un qualsiasi rimedio al triste ed impacciante handicap societario che è inalterabilmente alimentato dalla continua e costante “memoria corta” dell’uomo della strada. Sempre lo stesso “copione” Intendiamoci: molti cittadini dei nostri Paesi non ne sono al corrente; altri fanno finta di non saperlo o, magari, di non accorgersene; altri ancora, lo negano a priori, ma quel “copione” – lungamente e meticolosamente inculcato a buona parte delle popolazioni europee dall’ideologia giudeo-cristiana (in particolare, quella cristiano-battista, cristiano-calvinista, cristiano-congregazionista, cristiano-evangelica, cristiano-puritana, cristiano-presbiteriana, cristiano-quacchera, cristiano-avventista, cristiano-geovista, cristiano-metodista, cristiano-millenarista, etc.) e dalla tri-secolare prassi liberal-liberista, mercantlista, imperialista e colonialista statunitense – prende direttamente ispirazione e giustificazione dal soggettivo ed arbitrario sterminio biblico degli Amalekiti (Genesi 14, 7; Esodo 17, 14; Numeri 13, 29; 14, 25, 45; 24, 20; Deuteronomio 25, 17; Giudici 5, 14; 6, 3, 33; 7, 12; 10, 12; 1 Salmi 15; 27, 8; 30; 2 Salmi 1, 1, 8; 1 Cronache 4, 43) e dei Madianiti (Numeri 10; 25; 31; Giudici 6; 7). Il medesimo “copione”, nel corso della Storia, lo ritroviamo sistematicamente ed invariabilmente applicato – soltanto per citare alcuni esempi – ai poveri Pellerossa d’America; ai Messicani di Antonio López de Santa Anna; agli Spagnoli di Cuba e delle Filippine; ai Paesi della Triplice-Intesa nel corso della Prima guerra mondiale; al III Reich di Adolf Hitler, all’Italia di Mussolini ed al Giappone di Hiro-Hito e del generale Tojo Hideki, nel corso della Seconda; all’Argentina di Peron; all’Unione sovietica di Stalin, di Chruščëv/Krusciov, di Brèžnev, di Andropov, di Černenko e/o di Gorbačëv (prima maniera); alla Cina di Mao Tse-Tung; alla Corea di Kim Il-Sung e Kim Jong-Il; al regime cubano di Fidel e di Raoul Castro; al Movimento Mau-Mau del Kenya di Dedan Kimathi detto “Ciui”; all’Egitto di Nasser; agli indipendentisti congolesi di Patrick Lumumba; all’Algeria di Ahmed Ben-Bella; ai Palestinesi di Yasser Arafat, di Georges Habashe e/o di Ahmed Jibril; al Vietnam di Ho Chi Minh; all’Iran di Mossaddegh, di Khomeini e/o di Ahmedinejad; al Cile di Salvador Allende; al Nicaragua di Daniel Ortega; all’isola di Grenada di Bernard Coard; alla Repubblica di Panama dell’ex agente della CIA, Manuel Noriega; all’Iraq di Saddam Hussein; alla Iugoslavia o alla Serbia di Milosevic; all’Afghanistan di Babrak Karmal, di Mohammed Nadjibullah e/o dei Talebani; allo Zimbabwe di Mugabe; all’Hezbollah libanese di Mohammed Husayn Fadl-Allah e di Hassan Nasrallah; al Venezuela di Chavez; ai Palestinesi di Hamas; alla Siria di Bashār al-Asad, etc. In altre parole, ogni volta, qualunque sia o possa essere l’avversario con cui l’Occidente è in contrasto o in disaccordo, US-Israel ed i loro striscianti e strombazzanti valvassini europei pretendono sistematicamente avere ragione per definizione. E siccome posseggono perfino la forza militare e propagandistica (spero ancora per poco…) per imporre i loro punti di vista all’opinione pubblica, come per incanto le loro false o discutibili versioni della realtà diventano, ogni volta, ufficialmente oggettive, irrefutabili ed incontestabili! E, malauguratamente, il più delle volte, il “popolo bue” ci casca. Se le beve tutte d’un fiato, e ci crede. Permettendo indirettamente a certi delinquenti in S.p.e. di contiuare a regnare! E’ ciò che sta accadendo, dallo scorso Marzo, in Libia. Dove gli stessi Paesi occidentali che per 42 anni hanno steso “tappeti rossi” e rimpinguato le loro casse vendendo, all’ “arabo di servizio”, tutte quelle armi e quegli equipaggiamenti logistici e militari che quest’ultimo richiedeva, cercano di farci credere – da 6 mesi a questa parte – che il medesimo “beduino della Sirte” è sempre stato un tiranno, un malvivente, un essere terrorista. In una parola (come al solito): il MALE ASSOLUTO. Qualcuno, cioè, degno, come minimo, di essere catturato e processato dal Tribunale internazionale dell’Aia, addirittura per “crimini contro l’umanità”! Purtroppo, la gente non riesce a rendersene conto. Se riflettesse un attimo, invece, si accorgerebbe immediamente che tutte le infinite ed obbrobriose malefatte che, oggi, vengono quotidianamente attribuite al Colonnello di Tripoli, sono parte integrante, in definitiva – come abbiamo visto – di una semplice “tecnica” di guerra. “Tecnica” che è ben spiegata e riassunta dal filosofo svizzero Eric Werner, in questo suo paragrafo: “Quando si vuole sterminare qualcuno, il miglior mezzo (per eliminarlo) è di designarlo come sterminatore. Che merita, infatti, uno sterminatore se non di essere lui stesso sterminato? E’ uno sterminatore, dunque, è da sterminarsi!” (De l’extermination, Ed. Thael, Lausanne, 1993, pp. 91- 92). Alberto B. Mariantoni Fonte : http://www.socialismonazionale.it/

Chiediamo la revisione dei conti della BCE


Audit Bce!
di Marco Della Luna - 02/09/2011

Fonte: Marco della Luna blog 


I governi italiani sono incapaci di contenere debito e deficit pubblici; l’Italia regge solo perché la BCE sta comperando i suoi titoli del debito pubblico a condizioni di favore rispetto al mercato; se e quando smette di farlo, i conti pubblici saltano.

La BCE compera quei titoli, e anche quelli di altri paesi euro deboli, in quanto la Germania permette e finanzia tale operazione; il 7 Settembre la Corte Costituzionale tedesca decide se tale finanziamento sia legittimo o debba cessare.

Il sistema bancario italiano regge perché riesce ancora a nascondere, nei bilanci, la grande mole di sofferenze non dichiarate, e a simulare poste attive inesistenti; se il bluff viene chiamato, e/o se scoppiano i btp in pancia alle banche, salta tutto per aria.

I differenziali di inflazione, di produttività, di efficienza, di crescita economica spingono sempre più forte verso la correzione del cambio Lira/Marco rispetto alla parità fissata nel sistema di cambi fissi detto Euro; come ribadito ultimamente da Roubini, la correzione è inevitabile.

Dopo che le manovre e rimanovre in corso si saranno palesate inidonee, potrebbe arrivare un governo tecnico molto politico a guida Monti o di altro esponente finanziario a portare la correzione (Euro debole, o fuori dall’Euro) svalutando del 40% circa i risparmi degli italiani e costringendoli a svendere i loro assets. Probabile anche un prelievo coatto sugli attivi di conto corrente.

Perciò è/era/sarebbe stato opportuno collocare i capitali fuori d’Italia, su conti di non residenti in Italia, in CHF e Bund, oppure coprendosi con opzioni call sul CHF a 12 mesi. Oro e argento fisici o ETF Physical sono/erano/sarebbero stati validi integratori per la differenziazione.

L’incognita è quanto credito e moneta abbia emesso e stia emettendo la BCE. Il GAO (organismo statale di revisione dei conti) mesi fa ha accertato che la Fed si è esposta per circa 13 trilioni in salvataggi di entità pubbliche e private (in primis, banche) in tutto il mondo.

Di quanto e con chi si è esposta la BCE? Quanti trilioni ha messo in giro, creando tensioni inflative e speculative, mentre impone i sacrifici sociali? E di quanto potrebbe esporsi per sostenere le banche, non solo Italiane? Non lo sapremo mai, se non verrà eseguito un audit serio e indipendente sulla BCE. Audit che consiglio di esigere agli enti pubblici vittime dei tagli, ai sindacati, a partiti che vogliano servire interessi diversi da quelli della grande finanza predatrice. Per quello va fatto lo sciopero generale.