domenica 27 novembre 2011

Analisi del discorso di Mario Monti di metà Novembre 2011

Nasce il Pas: con Alfonso Luigi Marra


Nasce il Pas: con Alfonso Luigi Marra
Scilipoti e la Tommasi in mutande
Al teatro Quirino di Roma, l'avvocato e scrittore ha presentato il 'suo' Partito d'azione per lo sviluppo. Sul palco, tra gli amici-ospiti, il leader degli ex Responsabili e la show girl che mette in mostra l'intimo
“Obama, Monti e gli altri delinquenti del gruppoBilderberg finiranno in galera”. Teatro Quirino, Roma, sabato preinvernale. Sul palco, l’avvocato e scrittore Alfonso Luigi Marra libera sobriamente la bulimia dialettica. Mamme, vecchi, bambini. Seicento persone. Accorse per ascoltare teorie su usura, “mondialismo”, signoraggio bancario, illiceità del sistema fiscale, sperare in un Moulin Rouge fuori rotta e precipitate altrove. Orchestra l’applaudito capitano Marra, autore dello “Strategismo sentimentale” ma anche di “Cucciolino”, “Pazzia un corno!” e “La Storia di Aids”. L’inventore di neologismi: “Inverare”. L’uomo che zittisce i vicini di palco: “Non parlate, sento un rimbombo tremendo”. Il tribuno che insulta Bersani: “E’ inebetito, incapace di intendere e di volere”.

L’imprenditore del suo stesso verbo che assolda ragazze poco vestite (o travestite da Bin Laden) a ritmo fordista per veicolare i contenuti del suo credo (Ieri Arcuri Ruby, oggi Sara Tommasi). Le paga bene. Dai 50 ai 120mila euro. Forte, dicono, dei suoi 43mila clienti. Per lui la bocconiana Tommasi si è denudata in video e oggi con generosa minigonna, autoreggenti proibite ai coronarici, gentilezza e malinconica assenza, gli siede a fianco. Sbadiglia dopo 8 minuti. Esce per aggredire il buffet: “Mi è venuta fame”, mostra senza imbarazzo il culo a fotografi, turisti e bigotti di passaggio: “Porci, non vi vergognate?” e se le chiedi solo “perché?”, bellissima, ti guarda come se non capissi: “Prima di tutto credo nelle tesi di Marra. Poi non me ne frega niente di mostrarmi e mi diverto. Mi basta essere retribuita”. Farebbe altro per soldi? “Qualsiasi cosa. Lei sa quanto guadagna un consigliere comunale?”.

Con il fideismo di Sara nella tasca, Marra ha fondato un partito d’azione per lo sviluppo (Pas) di prossimo (anelato) sbarco in Parlamento: “Sono decotti – arringa – conquisteremo Montecitorio e li spazzeremo via”. Il Quirino è solo una tappa. Prima secondo Marra bisogna abbattere la cospirazione delle Tv “che silenziano la nostra battaglia. Potremmo essere 100mila e invece siamo 4 gatti. Pur di oscurarci sono intervenute forze e poteri, elementi interdittivi”. Per fargli luce in un’occasione “storica” un gruppo di amici scelti, selezionati. Il magistrato “in aspettativa” Paolo Ferraro, sospeso dal Csm dopo aver denunciato la presenza di sette esoteriche in campo militare: “Il notissimo progetto MK Ultra”.

Ferraro l’ha presa sportivamente “Ho passato l’inferno” e calemboureggia di metafora mafiosa marchiando gli antichi colleghi: “Il consiglio superiore della Magistratura”. L’onorevole Domenico (Scilipoti) detto Mimmo, impegnato ad esplorare vorticosamente le orecchie con le dita, rileggere la lingua di Dante: “E’ una questione pissicologica” e urlare in terza persona contro “i giornalisti servi che attaccano vergognosamente l’onorevole Scilipoti”. E ancora. Il dottor Roberto Mezzaroma che si sbraccia dal fondo del loggione: “Sono qui, Alfonso”. Il prete lefebrviano Don Floriano Abrahamowicz che sostiene di avere “sangue ebraico” nelle vene, ma che nel 2009 indignò: “So che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so se abbiano fatto dei morti”.

Oggi non recede, discettando di “regole precise” insufficienti a definire, dal suo punto di vista, l’esatta entità dello sterminio. Citando tra i boati l’Hobbes del 1651 e l’ex giurista scomparsoGiacinto Auriti, già candidato a Strasburgo con la Mussolini, non dissente il professor Claudio Moffa dell’Università di Teramo. A fine intervento, su una poltrona non prima di aver premesso “Ho fatto un po’ di querele e vorrei registrare” spiega che “interrogarsi sulla portata dei gravi massacri che nessuno nega è doveroso. Sei milioni di morti? Una cifra strana, del tutto funzionale alla cosiddetta unicità della Shoah. Nessuna verità storica è un dogma, neanche la vita di Gesù Cristo. Sa che alcuni sostengono che non sia esistito?”. Poi, per chiarire meglio: “Forse mi impallineranno, ma io vorrei luoghi in cui si potesse discutere tranquillamente anche delle camere a gas”.

Marra ha riunito tutto questo e molto altro. Cugine, zie e nipoti. Complottisti. Piccoli imprenditori decisi “a far recuperare il credito a chi non ha più nulla” e a deprecare “il governo massonico”. Giovani agit-prop che stendono striscioni bianchi e rossi “Alfonso Luigi Marra / la Campania è sempre con te”. Lui si compiace. Intercetta gli umori, dipana con un ghigno le alleanze che verranno: “Grillo non ci sarà, mi dicono abbia qualche problema con il signoraggio” e instancabile, fa le prove per domani. L’esibizione muscolare dura 5 ore. Alla fine del comizio, dietro agli occhi liquidi, non si scorgono cedimenti. Palazzo Chigi è a un passo. Marra, è certo, ci arriverà correndo.

da Il Fatto Quotidiano del 27 novembre 2011

Scilipoti, Marra e Sara Tommasi contro le banche


Scilipoti, Marra e Sara Tommasi contro le banche

Domenico Scilipoti, Alfonso Luigi Marra e Sara Tommasi si sono uniti in una battaglia comune contro le banche, in un evento romano per lanciare un referendum contro le banche


La Repubblica, 27  novembre 2011




Intervento di Laura Caselli all'anti-Bankenstein



Il Movimento LO SAI su Facebook:
https://www.facebook.com/losai.net

Intervento di Saba al PDA event a Roma

Intervento di Marra all'assemblea costituente PDA

sabato 26 novembre 2011

Scilipoti, Marra e Tommasi uniti contro le banche

Il Giorno
Scilipoti, Marra e Tommasi uniti contro le banche 

 Il politico diventato tormentone a Milano insieme allo scrittore e alla showgirl. E Scilipoti torna a parlare delle sue scelte

LE CATACOMBE "POLITICHE" DI ROMA


Pianetanews.com, 26 novembre 2011 -  Notizie
Nei sotterranei di Palazzo Giustiniani spunta anche il “Patto del tunnel”
http://www.pianetanews.com/1588/nei-sotterranei-di-palazzo-giustiniani-spunta-anche-il-%E2%80%9Cpatto-del-tunnel%E2%80%9D.html

TORNANO dunque gli incontri segreti; e quindi, e anche, tornano a far parlare di sé le gallerie nascoste nelle viscere della Città, ma anche da sempre ben acquattate nell’immaginario del potere, che per antica vocazione sottoterra ci si trova assai meglio che alla luce del sole. Forse il presidente Monti, e Alfano, Casini, Bersani non si rendono conto che questi loro convegni clandestini denotano e ancor più trasmettono una certa coda di paglia. Vero è che ogni politica presuppone un certo grado di invisibilità, ma farsi beccare nei pressi di un rinomato tunnel e poi negare senza troppa convinzione sposta e inesorabilmente fa muovere tutta la faccenda sul proscenio dell’eterna commedia domestica, e il mistero diventa subito buffo. Di solito le occulte location dei politici si scoprono quando è troppo tardi. Così Palmiro Togliatti incontrava monsignori (De Luca) e banchieri (Mattioli) a casa di un intellettuale ignoto ai più (Franco Rodano), agli Orti di Galatea, uno dei posti più belli di Roma; rifugio così ben mantenuto negli anni che anche Berlinguer e quindi perfino Occhetto poterono approfittare della cortese ospitalità degli eredi. D’altra parte Craxi e De Mita, litiganti degli anni 80, ebbero i loro luoghi occulti per sbrigare in pace gli affari che gli stavano a cuore: a volte erano conventi, che a Roma davvero non mancano, a volte appartamenti forniti da Polizia e servizi (che così facevano da garanti). Se Cossiga si metteva di mezzo, finivano tutti dall’editore dell’AdnKronos Pippo Marra che offriva due opzioni: una urbana a piazza di Spagna e l’altra campagnola, dalle parti di Bracciano, dove per gioco e per passione allevava una mucca. Eppure non si venne a sapere di patti “della mucca”, mentre “della crostata” sì, per quanto presto disconosciuti e andati a monte. A lungo casa Letta, alla Camilluccia, assurse a dependance para-istituzionale: riservata, ma fino a un certo punto. Del Prodi occulto si ricorda nulla, segno che c’era e funzionava. Il berlusconismo, al contrario, nacque, visse, operò e sciaguratamente divenne vecchio privo di qualsiasi riservatezza. Basti pensare che su villa Certosa, e proprio dopo vasti scavi e tunnel marini e misteriosi laboratori botanici, fu posto il segreto di Stato. Tempo due-tre anni e il fotografo Zappadu, infrattato a dovere, fece in modo di documentare nozze campestri, docce libidinose, tuffi adamitici e persino ninfette sui cavallucci delle giostrine, con militi armati a fare da adeguato sfondo. Bene. La tecnocrazia e i leader del tripartito riscoprono adesso il fascino dell’ipogeo. Magari siglando un eventuale «patto del tunnel». Non vale la pena di evocare Plutone e Lucifero, Batman e la Spectre, Ceaucescu e Gheddafi, ma è sicuro che Roma abbonda di caverne, vie e cunicoli sotterranei. Catacombe a parte, l’underground vaticano addirittura alimenta romanzi e saggi, da Gide (I sotterranei del Vaticano, appunto) alla storica Barbara Frale che sotto la basilica di San Pietro, ne Il principe e il pescatore (Mondadori, 2011), ha ricostruito come Pio XII riuscì a salvare centinaia, forse migliaia di ebrei dai nazi. Al di qua del Tevere, nella città politica, esiste un tunnel che collega Palazzo Chigi con Montecitorio; un altro, quello utilizzato dai mancati clandestini dell’altroieri, congiunge il Senato a Palazzo Giustiniani; e un terzo, costruito ovviamente “per ragioni di sicurezza” durante gli anni di piombo, unisce sempre Palazzo Giustiniani con Palazzo Cenci Maccarani, ai cui piedi si può gustare il pregevole caffè della “Tazza d’oro”. Ma quel che un po’ mette in sospetto è che ai potenti queste tre non indispensabili gallerie non bastano e quindi altre se ne progettano di continuo, da Montecitorio a Palazzo Theodoli, per esempio, o dalla Camera all’ex Banco di Roma, che sono appena due passi. Di recente, grazie alle indagini sulla Cricca, si è venuto a sapere che da Palazzo Venezia l’ingegner Balducci voleva scavare pure lui, fino a raggiungere il sub-reticolo del Senato. Palazzo Venezia è invece legato alle smanie del sottosuolo mussoliniano; anche se in questo senso la leggenda delle leggende, tanto più spiegabile purtroppo in una città così spesso paralizzata dal traffico, riguarda un’occulta strada a due corsie e persino illuminata che dalla sede ex Sismi di Forte Braschi condurrebbe niente meno che a Civitavecchia. Ogni tanto c’è qualche furbo spione o giornalista sadico che la ritira fuori, al che i romani alzano le braccia al cielo in segno di lieta e scettica rassegnazione. Che Alfano, Bersani e Casini si siano visti con il presidente Monti al termine di un avventuroso avvicinamento sposta poco o nulla i termini di ciò che con lui hanno discusso. E tuttavia, immaginandoli imboccare il fatidico tunnel, viene da chiedersi se questa benedetta lista di sottosegretari vale l’ansia latente di nascondimento, l’inconscia separatezza del potere, la pulsione di Città Proibita o magari, scavando scavando, il ritorno nell’utero materno — che poi magari lì dentro non ci si sta nemmeno tanto comodi.