sabato 21 febbraio 2015

Il sistema è architettato per far pagare le tasse solo a noi

Falciani: "sistema architettato per far pagare tasse solo a noi"

In Tv ex informatico di HSBC, che ha rivelato documenti su evasori in Svizzera. Sono disoccupato e ho guadagnato 3.500 euro al mese l'anno scorso: VIDEO
Henry Falciani, ex ingegnere informatico di HSBC che ha rivelato la lista di clienti evasori della filiale svizzera dell'istituto britannico.
Henry Falciani, ex ingegnere informatico di HSBC che ha rivelato la lista di clienti evasori della filiale svizzera dell'istituto britannico.
GINEVRA (WSI) - Henry Falciani fa il botto nella sua prima apparizione come ospite in studio e in diretta in un programma televisivo italiano.

Nell'ultima puntata di Servizio Pubblico, l'informatore segreto che ha reso pubblici i documenti sui clienti evasori della banca privata HSBC di Ginevra, ha rivelato di essere disoccupato al momento e di essersi dovuto reinventare facendo un corso di formazione sull'intelligenza artificiale.

L'ingegnere informatico francese dice di aver guadagnato 3.500 euro al mese l'anno scorso.

Nel commentare uno stralcio del film "The wolf of Wall Street" Falciani ha spiegato al conduttore Michele Santoro che "Questo sistema è architettato in modo tale che solo noi e le piccole imprese paghiamo le tasse".

"Violare il segreto bancario in Svizzera - aggiunge il whistleblower che ha chiesto di essere giudicato a Berna ma con un processo regolare - è peggio di aver ammazzato, è estremamente grave".

"Non si fa se non si è riflettuto bene su ciò che significa. Sono ricercato, sono stato in carcere per 5 mesi. Ma senza tutto questo non si sarebbe potuta iniziare questa inchiesta".

In studio Gianni Dragoni ha spiegato come funzionerà la legge sul rientro dei capitali stretta tra Svizzera e Italia. "Consente chi ha portato soldi all’estero in nero di mettersi in regola senza venire perseguito penalmente, purché si autodenunci, paghi le tasse che non ha versato e gli interessi, più una multa, piccola perché c’è lo sconto".

E aggiunge: "La legge prevede un ulteriore sconto per gli evasori: dimezza da 10 a 5 anni i termini di prescrizione dell’accertamento fiscale, cioè i controlli dell’Agenzia delle entrate nei paesi detti "black list", la lista nera dei paradisi fiscali, dove di solito finiscono i soldi esportati in modo illegale".

Il giornalista continua: "Se lo Stato "a regime fiscale privilegiato", cioè il paradiso fiscale nel quale sono nascosti i soldi, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge fa un accordo con l’Italia "che consenta un effettivo scambio di informazioni" bancarie sui contribuenti (una sorta di rinuncia al segreto bancario) i termini di prescrizione per l’"accertamento" fiscale si dimezzano a 5 anni, come per un pensionato o un lavoratore dipendente.

Se la Svizzera – continua Dragoni – "fa l’accordo con l’Italia, ci sarà uno sconto di 75.000 euro su ogni milione evaso. Sui 200 miliardi che si stima siano in Svizzera, lo sconto per gli evasori sarebbe di 15 miliardi. Questo sconto è un "incentivo" per far emergere i capitali in nero. Ma l’incentivo è a favore dello Stato o degli evasori?"
(DaC)

giovedì 19 febbraio 2015

I non eletti assaltano il Parlamento e la Costituzione

www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 13-02-15 - n. 531


Manipolo di governo di non eletti assalta il Parlamento e la Costituzione

La gravità di quanto sta accadendo in questi giorni alla camera dei deputati non ha precedenti nella storia delle "assemblee" impegnate in sedute "costituenti"

Angelo Ruggeri

13/02/2015

Qualcuno e non senza ragioni, richiama la connessione storica tra 1924 del golpe di stato fascista in preludio al suo e quanto accade oggi, novanta anni dopo, con la correa responsabilità della Presidenza della Camera

Una Presidenza della Camera che anziché volta, alla sua propria funzione,  cioè  preservare e salvaguardare le prerogativa dell'Assemblea dagli "assalti" del "governo dei non eletti", sembra anticostituzionalmente voler garantire quelle del governo, trasformando sedute equivalenti a quelle di una "Assemblea costituente" impegnata e redigere norme "costituzionali", in  una specie di "happening" per la raccolta di una specie di "class action" e prova di forza contro la Costituzione da parte di un PD incostituzionalmente maggioritario  e di un governo in cui nessuno dei suoi componenti risulta essere stato eletto nemmeno in una delle due Camere. Entrambe, per altro, elette con legge elettorale dichiarata anticostituzionale dall'Alta Corte e con un partito risultato minoritario tra gli elettori e nel paese ma trasformato in maggioranza in Parlamento, con l'anticostituzionale maggioritario-premio-regalo di seggi e deputati.

In tal guisa, già cosi viene operato un vulnus gravissimo delle norme previste dall'Art 138 della C. , chiaramente e irrefutabilmente previste per Assemblee parlamentari di Camera e Senato eletti con sistema proporzionale puro, cosi come con proporzionale puro vengono elette tutte le Assemblee dedite a stilare le norme Costituzionali(*)

Qualcuno e non senza ragioni, richiama la connessione storica tra 1924 del golpe di stato fascista, preludio del suo regime, noi - senza negare tale connessione – e persino al di la della incostittuzionalità di modifiche costituzionale apportate da una assemblea che - col premio di maggioranza assegnato ad una minoranza  - viola l'art. 138 della C. , instiamo per anzitutto attenerci nel denunciare la connessione storica con la  legge del 1925 - con cui ebbe inizio il regime fascista che fu definito il regime del "governo del capo" -  evocata dall'Art. 12 rigo 27 della "revisione costituzionale" renzusconiana.

Tra l'altro, ci chiediamo perché, per quale motivo anche i giuristi-giornalisti del Fatto quotidiano  - come anche oggi nell'articolo del giornalista-giurista Paci - tra le varie cose condivisibili e giuste che sostengono, continuano a tenere nascosto, ad occultare e a non dire nulla su tale Articolo 27 , che ha introdotto di soppiatto il dominio del governo sul Parlamento, assegnando al manipolo del governo dei non eletti - tutti amici e persino familiari di Banche e di banchieri  tra cui il compito di revisionare la costituzione è stato asssegnato alla banchiera e famiglia di banchieri Boschi -   il Potere di determinare persino l'O.d.G. della Camera, evocando appunto la legge del 1925 di Mussolini,

Sollevando il dubbio che tali giuristi e giornali condividano una norma che persino un giornalista-giurista come Ainis ebbe a denunciare - su L'Espresso - che con essa "il Parlamento diventa il cameriere del governo", dopo che noi informammo e denunciammo tale norme scrivendo a  tutti i direttori di giornale e giornalisti - compresi quelli del Fatto e Travaglio stesso - quello che solo Salvatore d'Albergo aveva saputo "scoprire" essere stato inserito nella "revisione costituzionale" , non  soltanto di soppiatto ma anche nel più totale silenzio omertoso da parte di tutti. Cosa si nasconde "dietro" tale occultamento e silenzio da parte di tutti i giuristi , compresi i giuristi-giornalisti amici del Fatto e da parte di Travaglio oggi direttore al quale facciamo i nostri migliori auguri?

A lui e tutti i direttori, rivolgiamo la stessa domanda che già allora rivolgemmo a tutti i direttori dei giornali: "Egregio direttore cosa pensa lei , con la sua esperienza giornalistica e politico-culturale, del fatto che la legge di "revisione costituzionale" che ha introdotto il "monocameralismo" non abbia esitato a richiamare in vita lo strumento, come quello usato da Mussolini, per intervenire  come capo del governo sull'O.dGg. della Camera ? Le alleghiamo breve lettera in merito che ci sembra costituisca anche una notizia inedita, fino ad ora mai pubblicata e forse nemmeno "scoperta" da alcuno.

Carlo Andreini Salvatore d'Albergo Angelo Ruggeri (lettera allegata nel testo inviato ai Deputati).

Segno di ricevuto solo da parte del direttore dell'Espresso che  ha risposto alle nostre sollecitazione scrivendoci: Egregio signor Ruggeri, guardi "sul prossimo numero dell'Espresso che uscirà il 5 settembre, l'articolo di Ainis".

L'abbiamo guardato e rispetto a tale norma (da 1925), che grazie a D'Albergo abbiamo tempestivamente e per tempo segnalato a tutti i giornali e giornalisti anche del Corsera e ad Ainis, il quale, appunto, su L'Espresso, ha affermato che in base a tale norma  il "Parlamento viene trasformato in cameriere del governo…ed entro 60 giorni....e guai a chi sgarra" . Quindi, si può ben dire, "persino Ainis...", da sempre favorevole ad una "revisione costituzionale" .

L'abbiamo guardato e rispetto a tale norma (da 1925), che grazie a D'Albergo abbiamo tempestivamente e per tempo segnalato a tutti i giornali e giornalisti anche del Corsera e ad Ainis, il quale, appunto, su L'Espresso, ha affermato che in base a tale norma  il "Parlamento viene trasformato in cameriere del governo…ed entro 60 giorni....e guai a chi sgarra" . Quindi, si può ben dire, "persino Ainis...", da sempre favorevole ad una "revisione costituzionale" .

Gli altri rispondano almeno agli appartenenti - qui sotto elecati - ad ogni generazione e professione, giovani e lavoratori, guristi e magistrati, docenti, filosofi e  scienziati di ogni indirizzo culturale…(ecc.) che hanno ampiamente e significativamente sottoscritto i documenti del costituzionalista Salvatore D'Albergo: il documento-manuale "per la difesa integrale della Costituzione di democrazia-sociale" e l'Appello "per la difesa integrale dell'articolo 18 dello Statuto e dei valori economico-sociali della Costituzione"

Il silenzio è stato rotto, nessuno può o potrà continuare a dire "non sapevo": ne i parlamentari, ne i giornalisti, ne il nuovo capo dello stato a cui ci rivolgeremo direttamente per quanto lo riguarda, nella sua qualità di garante  della Costituzione fondata sul governo parlamentare come presidio della democrazia economico-sociale  e garante della coerenza del sistema democratico con gli obbiettivi di trasformazione sociale economica del Paese sanciti dalla nostra Carta fondamentale.

Ne possono più dire "non so" o " non sapevo" i sindacati c.d. maggiormente rappresentativi scomparsi, del tutto assenti dalla drammatica scena anticostituzionale che  si sta vivendo il Parlamento, ne i movimenti di vario genere o i lavoratori o quelle formazioni che non sanno fare altro che dire "siamo con la Grecia e con syrza" ma tacciono ne si mobilitano su quanto accade qui da loro, sotto il loro naso.

Non è una novità che la "asinistra" usa la democrazia solo per attaccare gli avversari, senza sapere per davvero cosa è democrazia. Anzi, noi non dimentichiamo, che dopo il referendum costituzionale del 2006, col quel il popolo, con un clamoroso NO, respinse in un sol colpo le smanie neoautoritarie del centrodestra e del centrosinistra, RC e i due Russo, Franco Russo e Giovanni Russo Spena, nel 2007, con una legge di revisione costituzionale sottoscritta con i fascisti, furono i primi a rilanciare  il revisionismo di segno uguale a quel che oggi propongono i renzusconi.

Ferrero ed RC, quindi, prima di parlare in modo equino (per altro prendendosela solo con la Germania come se il resto dell'imperialistico  capitalismo finanziario Europeo e di altri Paesi gli vada a pennello),  risponda di questo e dimostri di non essere come allora a favore del revisionismo renzusconiano.

(*) Come si sa le Assemblee dedite alla stesura delle Costituzione vengono tutte elette, sempre, col sistema proporzionale PURO (trattandosi del Patto fondamentale di convivenza sociale e civili di tutto un popolo e di un Paese, tutte le parti anche le piu piccole debbono esserne partecipi ed essere parte dei contraenti). Le stesse norme stese dai Padri Costituenti per ogni tipo di modifica della Costituzione sono chiaramente e irrefutabilmente previse per Assemblee parlamentari di Camera e Senato eletti con sistema proporzionale puro, quale del resto gli stessi costituenti hanno applicato fin dall'indomani stesso della Liberazione e rimasto in vigore fino al 1993, quando col banchiere Ciampi a capo il "mattarelum" dell'attuale capo dello stato, introdusse l'antistorico uninominale-maggioritario con cui, da allora, ogni legge elettorale manipola il voto del popolo sovrano,  trasformando una minoranza nel paese in una maggioranza parlamentare a cui vengono assegnati in regalo - col c.d. premio di maggioranza - seggi e parlamentari che non gli spettano, persino anche se e quando tale minoranza rimane ben al di sotto del 51 % (che persino la Legge truffa del 53 prevedeva come soglia per ottenere un premio di maggioranza).  a.rugg.

lunedì 9 febbraio 2015

ALTO TRADIMENTO IN CORSO - Intervista all'Avv. Marco Mori

lunedì 2 febbraio 2015

Autoriciclaggio e capitali all’estero, rivoluzione copernicana

 Autoriciclaggio e capitali all’estero, rivoluzione copernicana

La foto di di Giovanna Corrias Lucente

Guarda la versione ingrandita di Autoriciclaggio diventa reato, i giornali non se ne accorgono


ROMA –  Con scarso risalto sulla stampa, all’interno della Legge titolata “Emersione e rientro di capitali detenuti all’estero” (del 14 dicembre 2014 n. 186 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 17 dicembre) è stato introdotto il delitto di autoriciclaggio, previsto dall’ art. 648 ter del codice penale (singolarmente inserito “dopo – il precedente – art. 648 ter che configura il delitto di impiego di beni o utilità di provenienza illecita).
La norma espressamente dispone la pena della reclusione da due ad otto anni e la multa da 5.000 a 25.000 euro per l’autore od il concorrente nel delitto che, con lo scopo di ostacolare l’identificazione dell’origine delittuosa del profitto, impieghi, sostituisca o trasferisca, in attività finanziarie, economiche o speculative, il denaro, i beni o le altre attività provento di altro delitto in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa.
La pena, invece, è minore: da 1 a 4 anni di reclusione, e alla multa da 2.500 euro a 12.500 euro, se il denaro o i beni provengono dalla commissione di un delitto non colposo punito con la reclusione inferiore nel massimo a cinque anni. Non sono invece punibili le condotte di coloro che hanno destinato il denaro, i beni e le altre utilità alla mera utilizzazione e al godimento personale.
Si tratta di una rivoluzione copernicana, perché sinora, l’autore del reato da cui era derivato il profitto da riciclare rispondeva soltanto per il primo reato (antefatto) e non concorreva nel riciclaggio, per cui venivano puniti gli autori delle condotte di occultamento o reimpiego. Per di più, il legislatore attuale non ha soppresso le clausole di salvaguardia contenute in esordio delle previgenti norme, secondo le quali: della ricettazione e del riciclaggio non rispondeva chi aveva concorso nel reato precedente. Rimane, dunque, nel sistema una stridente contraddizione fra la formula dei reati originali ed il nuovo antiriciclaggio.

Si comprende che il nuovo sia ritenuto un ulteriore deterrente al mascheramento dei capitali illeciti, in quanto duplica la responsabilità del loro titolare. Sennonché, la sua introduzione rompe un dogma da lungo tempo esistente: che l’autore del reato presupposto (quello da cui derivano i proventi illeciti) non possa rispondere dei reati successivi riguardanti l’impiego dei beni. E’ stato così per la ricettazione ad esempio, delitto conosciuto da tempo immemorabile. Era previsto altrettanto anche per il riciclaggio (stanti le sue evidenti affinità con il reato di ricettazione).

La speranza sottostante la nuova incriminazione è di diminuire od eliminare la circolazione del profitto di delitti. Due notazioni meritano di essere svolte. La prima è che la pena, durante il dibattito parlamentare, era stata ritenuta troppo lieve per l’autoriciclaggio di beni derivanti da delitti puniti fino a cinque anni di pena (in questo novero sono compresi diversi reati tributari, il falso in bilancio e, ad esempio, l’abuso di ufficio).

Il secondo: sembra un’anomalia aver sottratto alla punibilità il riutilizzo di capitali per godimento personale. Orbene, l’unica giustificazione che si può rinvenire al differente trattamento previsto per il riutilizzo in attività economiche e il godimento personale trova le sue radici in ragioni di politica economica.

L’uso di beni di provenienza illecita in attività economico-finanziarie altera l’ambito dei rapporti economici e vizia l’andamento del mercato, creando un ingiustificato privilegio per i criminali ed inquinando la concorrenza. L’impiego dei proventi illeciti per il semplice godimento personale consente, invece, di immettere in circolazione denaro ed in qualche modo di favorire l’economia.

Una volontà appartenuta al Governo è quella di incentivare anche l’uso dei risparmi per rilanciare gli acquisti e tale disposizione appare in linea con tale finalità. Infatti, la messa in circolazione del denaro o delle utilità provento del delitto per fini di godimento personale avvantaggerebbe le imprese e le attività commerciali virtuose. La distinzione tra le due ipotesi può risultare complessa, in quanto anche chi investa in borsa i proventi delittuosi può farlo per godere degli ulteriori profitti, tuttavia sembra che tale attività rientri fra quelle punibili. A prima vista, ritengo che la norma intenda per godimento personale soltanto le spese voluttuarie.

La distinzione, tuttavia, non risulta semplice, perché (ad esempio) l’acquisto di un’opera d’arte può essere finalizzato al mero godimento personale, ma al contempo può rappresentare un investimento. In questo caso, perciò, potrebbe arrivarsi all’assurdo che il reato si configuri soltanto al momento della vendita dell’opera, quando si rivela indubbiamente il reale intento che sorreggeva l’acquisto.

Le condotte del nuovo reato sono tre: l’impiego (ossia l’utilizzazione), la sostituzione (che rappresenta una forma di occultamento, in quanto rende altri apparenti titolari dei beni riciclati) ed il trasferimento (idest, qualsiasi atto che comporti l’occultamento dei beni e la loro titolarità); infine, sono le stesse condotte del riciclaggio ordinario. Spetterà alla giurisprudenza ed alla dottrina tracciare la differenza fra le due ipotesi, materia delicata perché comporta la non punibilità di una.

Il reato di autoriciclaggio è inserito fra i delitti contro il patrimonio, tuttavia pare piuttosto sorretto da un interesse di natura superiore e diversa, che coincide con la trasparenza dell’economia, pur non essendo necessario che ne sia alterato l’andamento.

domenica 1 febbraio 2015

Il Presidente Mattarella e il caso Banca dell'Etruria

L’ON. SERGIO MATTARELLA, NUOVO PRESIDENTE ITALIANO
http://www.arezzonotizie.it/wp-content/uploads/2013/06/BANCA8-770x408.jpg

Descritto da tutti come persona integerrima, priva di macchia, se non di essere stato figlio e ministro della vecchia D.C. La povera gente del nostro paese, i disoccupati, i senza casa, gli astensionisti, giovani e vecchi, insieme attendono da lui una risposta netta e imparziale, diversamente sarebbe un burattino, lui già giudice costituzionale di nomina parlamentare, del presidente del consiglio, Matteo Renzi. 
 
Iniziamo col chiedergli una importante verifica: lui sa, come politico e giudice costituzionale, che Renzi, il 20 gennaio di quest’anno, prende, senza chiedere alcun parere, l’articolo sul voto capitario e lo inserisce segretamente nel decreto (per nulla necessario) “Investment Compact”, che trasforma le banche popolari in S.p.a.

La banca più beneficiata è la banca dell’Etruria e del Lazio, che esce fuori da un lungo percorso di sofferenza, ed è salvata grazie alla speculazione finanziaria che si avvale del provvedimento di Renzi sugli assetti societari degli istituti di credito. La banca dell’Etruria, con questa operazione finanziaria, molto gradita a Renzi, sale del 66% nei 5 giorni che precedono la votazione del decreto: è questo un miracolo economico? O non è, invece, una manovra finanziaria ben architettata, o una truffa speculativa? E chi ci guadagnerebbe con questa manovra se non il papà della bella ministra per le riforme, amica di Renzi, on. Boschi, che è il vicedirettore di questa banca, e il fratello della ministra, Emanuele Boschi, che lavora, anche lui, nella stessa banca, e la ministra stessa che è direttore generale open di questo istituto bancario? La ministra si è dichiarata non responsabile, perché dice di non essere stata presente alla votazione del decreto, in quanto a “tutt’altre faccende affaccendata”. E, sapendo che, nel nostro paese, non si fa nulla per nulla, cosa ci guadagna, da tutto questo, il presidente Renzi? Questo ce lo dovrà far sapere il nuovo presidente Mattarella, ex giudice costituzionale, che ci deve pure far conoscere, con le dovute indagini, qual’è la collusione tra questi e Algebris di Davide Serra e il fondo speculativo dell’ex manager londinese Morgan Stanley (banca d’affari) , iniziando dal fatto che la direzione generale open ha ricevuto da Serra, negli ultimi anni, 150.000 euro. Caro presidente, ci possiamo contare, noi poveri cittadini mortali?

Roma 31-01-2015 (il giorno delle elezioni) prof. Antonio Vento.

mercoledì 28 gennaio 2015

I governatori delle Banche Centrali: le sentinelle dell’economia di rendita

I governatori delle Banche Centrali: le sentinelle dei profitti per l’Elite finanziaria mondiale
di Luciano Lago - 27/01/2015

Fonte: controinformazione
ARIANNA

I governatori delle Banche Centrali: le sentinelle dell’economia di rendita che assicura gli elevati profitti per l’Elite finanziaria mondiale



Molto si sta parlando e si discute in questi giorni circa l’intervento fatto da Mario Draghi ed il suo programma di massiccio Quantitative Easing per immettere liquidità sul mercato e contrastare la deflazione dell’area euro.
A noi interessa rilevare anche un altro aspetto della questione: la straordinaria ascesa a posizioni di potere da parte dei personaggi come Draghi e gli altri governatori delle Banche Centrali.

In conformità alla logica dell’ideologia neoliberista dominante, la moneta risulta elevata ad una sorta di icona sacra e di conseguenza bisognosa di un “guardiano” indipendente da ogni potere politico. I governatori delle banche centrali sono quindi divenuti signori assoluti della gestione monetaria e della potenza finanziaria al di fuori del controllo degli Stati e di qualsiasi altra istituzione , senza alcun contropotere che possa bilanciare questa loro funzione. Tanto meno potrebbero essi rispondere ai governi ed ai rappresentanti politici democraticamente eletti. Al contrario questa possibilità viene del tutto esclusa.

Questo avviene perchè l’ideologia neoliberista imperante ha imposto il principio che sarebbe nocivo ogni intervento dei governi nella gestione della moneta e nel funzionamento dei mercati.
Si tratta, più che di un principio, di una sorta di dogma che non può essere oggetto di critiche o di valutazioni difformi.

Elevati a signori della gestione monetaria, i governatori delle Banche Centrali hanno favorito di fatto la deregulation dei sistemi bancari e si sono trasformati in agenti delle lobby bancarie che sono ormai ritenuti gli attori chiave della crescita economica. Nelle loro funzioni essenziali i governatori si sono assunti il compito di combattere l’inflazione e di vegliare sulla prosperità degli istituti finanziari con le sole armi a loro disposizione, quali l’intervento sui tassi di interesse e le operazioni di acquisto e vendita dei titoli di Stato o con l’eventuale sostegno alle banche mediante finanziamenti a breve termine.

Se facciamo una analisi nella Storia recente, vediamo che la politica seguita dai governatori delle principali Banche Centrali ha di fatto seguito una linea che appare coordinata verso obiettivi comuni quali la fluttuazione dei tassi di interesse, che fu inaugurata ai suoi inizi da Paul Volker, il governatore della Federal Reserve (Fed) dal 1979 al 1987 , il quale fece salire i tassi di interesse fino al livello record del 22% nei primi anni ’80 per poi calare successivamente intorno al 10% alla fine del decennio, seguita a ruota dalla Banca d’Inghilterra con la sterlina ed a cui si erano accodati gli altri governatori delle Banche Centrali che provvidero ad adeguarsi con l’aumentare a loro volta i tassi dei rispettivi paesi.
Questa ascesa dei tassi di interesse aveva provocato grandi disastri con indebitamento oltre misura di Stati del Terzo Mondo e di paesi in via di sviluppo, forte aumento del potere contrattuale di organismi sovranazionali quali FMI e Banca Mondiale, intervenuti nel finanziamento degli Stati dietro vincolanti condizioni di politica economica imposte ai governi che essenzialmente consistevano in privatizzazioni e vendita sul mercato delle risorse nazionali (miniere o pozzi di petrolio), riduzione della spesa pubblica e taglio dei salari e delle spese sociali.

Vedi: La storia del debito estero nei paesi in via di sviluppo

La politica di quello che si può tranquillamente definire un “cartello bancario”, costituito dalla Banche Centrali ha provocato negli anni recenti un terremoto economico a livello mondiale da cui è derivata essenzialmente una concentrazione di ricchezza e di rendita finanziaria nelle mani di una elite e di organismi sovranazionali.

Negli anni ’90 si era registrato un sostanziale cambiamento quando l’attenzione dei mercati finanziari mondializzati era passata dai tassi d’interesse ai profitti trimestrali delle grandi multinazionali quotate in borsa e saranno questi a determinare le tendenze oltre all’evoluzione dei tassi di interesse.

L’altro grande personaggio artefice della finanza mondiale fu Alan Greespan, successore di Paul Volcker alla FED nel 1987 , con una gestione durata diciotto anni, fu lui a portare a termine la deregulation dei mercati finanziari ed in particolare si devono a Greenspan le pressioni che indussero il Congresso USA ad annullare l’elemento legislativo fondamentale nella regolamentazione bancaria: la separazione fra attività di investimento ad alto rischio (fondi e derivati) da quelle classiche della banca commerciale e di deposito- la famosa legge Glass-Steagall.

Greespan ebbe delle gravi responsabilità nello scoppio della crisi finanziaria del 2008 che iniziò con il fallimento della Lehman Brothers ma è sempre stato coperto dalle autorità e nessuna colpa gli è stata attribuita, anzi era stato lodato ed incensato come “grande manager della moneta”. In realtà fu proprio lui, Greespam, a creare la liquidità in surplus  in un lungo periodo di lassista politica monetaria, durante il primo decennio del XXI secolo,  alimentando il cosiddetto gioco monetario delle banche d’affari, che è stato inconsistente con le leggi della vera domanda. Una tale politica e un tale amministrazione della Riserva Federale e del Tesoro sono state le cause principali della bolla scoppiata poi nel 2008.  Vedi:   “Un autorevole economista giapponese parla della legge Glass-Steagall e accusa l’establishment anglo-americano di aver provocato la Nuova Grande Depressione”. Movisol.org

Stessa cosa anche per il  successore di Greespam  alla FED, Ben Bernanke, un personaggio annoverato dalla rivista” Foreign Policy” fra i maggiori cento pensatori del mondo mentre la rivista “Time” lo aveva consacrato come personalità dell’anno 2009.

I governatori dell Banche centrali sono divenuti i personaggi pubblici più potenti ed influenti, quali icone della impostazione monetarista e neoliberista.
la BCE, la cui creazione risale al 1998, ha seguto la stessa linea ed ha fatto di meglio. Sotto l’influenza della Germania, ha continuato a far pagare il prezzo dell’unificazione tedesca a tutta l’Europa, attuando una politica di tassi di interesse troppo alti, così come l’aveva praticata la Bundesbank, ossessionata dalla stabilità finanziaria e dalla lotta all’inflazione.

In pratica nel corso degli ultimi anni, la Banche Centrali, incluso la BCE, hanno perso la loro connotazione originaria che le vedeva assicurare la loro funzione primaria nella regolamentazione monetaria e finanziaria per assicurare la crescita ed il pieno impiego, con l’approvvigionamento di liquidità dell’economia. Sotto la spinta di imprecisate centrali finanziarie sovranazionali, le banche centrali si sono trasformate in guardiane dei giganteschi profitti bancari consentiti dalla deregulation selvaggia che le stesse B. Centrali hanno incoraggiato. Di fatto, queste sono le vere sentinelle dell’economia di rendita creata dal sistema del capitalismo finanziario realizzato dalla ondata neoliberista.

Per quanto riguarda la BCE e gli ultimi provvedimenti di Q.E., varati da Mario Draghi, più volte si è ricorsi all’utilizzo di immissione monetarie illimitate da parte delle banche centrali per contenere gli effetti combinati della rarefazione del credito e della deflazione dell’economia. Un’operazione questa che non ha sortito gli effetti desiderati, perché quella liquidità, non è servita e non servirà a sostenere le imprese e le famiglie, ma è piuttosto è andata a sostenere le grandi banche e i centri finanziari; tantomeno ne hanno beneficiato gli Stati nazionali.

Niente ci fa credere che questa volta la manovra avrà degli effetti diversi. Con l’aggravante che la manovra, di per se determinata dalla necessità di fronteggiare la deflazione ed il fallimento dell’euro nelle economie dei paesi europei, determinerà un ritorno alla copertura dei rischi da parte delle singole banche centrali (per l’80%) con la subordinazione alle esigenze della Germania che ancora una volta si nega alla condivisione del debito e si riserva di dettare le regole agli altri paesi in posizione subordinata rispetto a Bonn.

Draghi evidentemente ritiene che una svalutazione dell’€uro, come effetto collaterale dell’operazione Q.E., possa smuovere le acque stagnanti e portare crescita e inflazione positiva in tutta la UE.

In pratica Draghi, come operazione disperata, secondo vari analisti, si è giocato l’ultima carta possibile. La stessa credibilità della BCE e della UE appare fortemente a rischio dopo una tale operazione di “facciata” e se questa non dovesse avere gli effetti sperati, con l’export e l’inflazione positiva che dovessero rimanere al palo, allora la rottura dell’€uro, nonché della stessa UE, sarebbe cosa quasi certa.