Guido Agnello: "La mia battaglia contro il sistema delle banche che non aiutano l'impresa"
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marsalaviva
http://www.marsalaviva.it/notizie/item/17269-guido-agnello-la-mia-battaglia-contro-il-sistema-delle-banche-che-non-aiutano-limpresa
Cosa vuol dire fare impresa, fare l'imprenditore? Quanto, nel corso distruttivo di
un'economia stressata e violenta, questo fondamentale ruolo sociale è
progressivamente diventato sinonimo di speculazione e speculatore? La
verità è che si è perso il vero senso di fare impresa. L'imprenditore è
colui che vive di un ego molto particolare, quello di creare. Di avere
una buona idea, l'intuizione da cui costruire struttura e capacità
produttiva. Qualcosa da tramandare che, piano piano, cresca fino a
diventare autonoma perfino da se stesso. L'impresa per un imprenditore,
degno di tale nome, è come un figlio o figlia che sia: nasce, cresce
,affronta le difficoltà, matura per poi poter affrontare il mercato
trovando la propria strada evolutiva.
Lo speculatore è colui che vede e cerca solo il profitto, quel dio denaro che
corrode e corrompe tutto e tutti. Struttura e capacità produttiva,
dipendenti e macchinari non sono una diramazione di sé e delle proprie
idee, ma meri strumenti per fare profitto, da sacrificare in qualsiasi
momento in nome della speculazione finanziaria.
Una cosa è certa nel nostro paese per fare l'imprenditore ci vuole
e c'è sempre voluto molto coraggio, perché si è "mosche bianche" in un
mondo in cui la logica predominante resta quella speculativa. Massimo
profitto minimo sforzo e se c'è da passare sul "cadavere di qualcuno"
beh fa parte del gioco...
Ma si sa le idee, anche le migliori, oltre che delle gambe su cui camminare
hanno anche necessità di risorse economiche su cui poter poggiare. Un
imprenditore che investe del suo, oltre che in capacità, risorse
economiche e tempo, può avere bisogno del credito bancario. Ma anche
l'accesso al credito è un concetto di cui si è perso il reale
significato. Il credito bancario in un sistema economico sano, dovrebbe
essere fatto per agevolare la produzione di benessere generale derivante
da una vera attività imprenditoriale. Ma è realmente così? Quali sono i
presupposti per cui oggi una banca concede credito ad un'azienda? A
quali condizioni lo fa? Ma sopratutto quanta libertà ha di revocare
quanto prestato in qualsiasi momento? Per non parlare qualora si
dovessero "sforare" i così detti tempi di rientro del debito, a che
tassi d'interesse può richiedere la cifra prestata?
Il detto comune racchiude tutte le risposte ai molteplici interrogativi:
"le banche prestano i soldi a chi già c'è li ha, a chi ha garanzie
molto superiori a quanto si chiede e per i tassi d'interesse spesso ci
si scontra contro percentuali, che se fossero applicabili al codice
penale, si chiamerebbero: usura.
La storia che ci accingiamo a raccontare, trova i propri natali circa 20 anni fa,
ma anche questo fa parte del gioco, la giustizia dal punto di vista del
tempo non è certo di grande aiuto per chi vorrebbe difendere quantomeno
i propri diritti ed eventualmente essere risarcito per un torto subito.
Il protagonista della nostra vicenda che, secondo l'ultima sentenza giudiziaria
attesa a breve, potrebbe diventare l'emblema del contendere con il
sistema bancario, incarnando l'epica battaglia di Davide contro Golia, è
prima di tutto un Palermitano appassionato. Guido Agnello. Noto
imprenditore siciliano che dagli anni 70 in poi ha sempre cercato di
fare impresa con l'unica cosa che ad oggi nessuno è riuscito a copiarci:
la Sicilia, la sua cultura, il proprio stile, valore sociale ed
evocativo, uno dei primi a credere nel vero "Made in Sicily". Il tutto
con una precisa volontà: quella di poter consegnare al mondo un'immagine
nuova, diversa e positiva della propria terra, fuori dagli stereotipi,
stringenti sopratutto in quei tremendi anni 90, in cui Sicilia voleva
dire solo una cosa: Mafia. Ed ecco che le buone idee camminano... nel
1992, una delle sue storiche aziende, la Paradise, società già leader
nel campo della moda, veniva scelta dal Consiglio d'Europa come modello
di internazionalizzazione per la promozione del made in Sicily nel
mondo. Così come in quegli stessi anni nasceva la Fondazione Palazzo
Intelligente, sempre voluta da Guido Agnello e supportata dallo stesso
Consiglio d'Europa. Fondazione che si proponeva di integrare il lavoro
di operatori ed imprenditori siciliani per la promozione dei propri
prodotti sui mercati internazionali con l'ausilio di supporti
informatici e telematici. Idea che nei primi anni 90 era certamente da
considerarsi pionieristica e che oggi è diventata la base per qualsiasi
impresa.
Palermo sarebbe diventata con il progetto "Atelier del patrimonio storico"
un centro culturale importante sul quale la Commissione Europea era
pronta ad investire, un centro di formazione e informazione che poteva
essere lanciato al livello internazionale...e tutti noi palermitani
sappiamo quanto ne avrebbe avuto bisogno in quegli anni.
Un'attività imprenditoriale intensa e appassionata che arriva fino ai giorni
nostri con due principali obiettivi: Lo sviluppo, valorizzazione e
internazionalizzazione dell'artigianato e cultura locale, matrice
imprenditoriale che trova uno dei suo tanti epiloghi con la creazione
del marchio " La Coppola Storta". Anche qui con un preciso obbiettivo
tramutare uno stereotipo negativo in qualcosa di bello e positivo. La
Coppola " il copricapo usato per antonomasia dagli uomini d'onore"
diventa un oggetto di moda esce dai propri schemi culturali e diventa
simbolo positivo di una terra ricca e allegra, come può essere la
Sicilia. Ecco che si delinea la storia di un uomo che ha avuto ed ha
certamente delle idee e da quelle è riuscito a costruire qualcosa, con
ottimi fatturati e innumerevoli riconoscimenti nazionali e
internazionali.
Ma ecco che per crescere imprenditorialmente, sviluppare, crederci e generare legittimi profitti, occupazione diretta e indotto arriva il momento che bisogna "bussare" a una BANCA.
Uno degli Istituti Bancari con cui, già dagli albori della propria attività, lavorava
Guido Agnello, era la BNL, la gloriosa Banca Nazionale del Lavoro, ma
visto il giro d'affari delle proprie aziende certamente non l'unica.
Infatti il clima bancario sulle aziende Agnello era molto più che
positivo, fidi, scoperture, movimentazioni di liquidità, tutto secondo
legge e in pieno rapporto di fiducia e bancabilità. Insomma Agnello era
un imprenditore, come si dice in gergo, solvibile e perciò bancabile.
Cosa testimoniata proprio dalle innumerevoli movimentazioni che le
aziende operavano nei diversi conti, sempre onorate mai contestate, mai
nessun intoppo.
Ma veniamo ai fatti: In questa pacifica routine proprio la BNL nel 1994
concede un fido all'imprenditore di 50 milioni di lire. Un'operazione
di assoluta periodicità, visto i buoni rapporti con lo stesso. Dove,
trattandosi di banche, vale la pena ricordare, buoni rapporti vuol dire
che Agnello era considerato un imprenditore affidabile e solvibile. Ma
qualcosa all'improvviso cambia. Cambiati i vertici direzionali locali
della BNL dall'oggi al domani e senza alcuna motivazione contestuale a
Guido Agnello gli viene chiesto il "rientro IMMEDIATO del fido
concesso". 50 milioni oggi per domani... L'imprenditore non capisce, ma
sa che il sistema bancario è una lobi collegata a stretto giro. Avere
problemi con una banca blocca di fatto tutto il sistema creditizio anche
con gli altri istituti con cui si hanno rapporti. Così incontrati i
nuovi vertici della banca, non senza disappunto, Agnello stabilisce un
piano di rientro per i 50 milioni. 20 subito, la restante parte secondo
un piano di ammortamento concordato. Tutto sembra andare "per il verso
giusto".
Ma ecco che la BNL dopo avere ricevuto, come da accordi, i primi 20 milioni,
in baffo all'intesa raggiunta, mette in mora l'imprenditore e avvia il
procedimento di ingiunzione di pagamento per l'intera cifra senza
neanche calcolare il primo acconto versato. L'imprenditore si sente
preso in giro e come si dice in questi casi "strozzato" dalla banca e
decide di fare opposizione al decreto ingiuntivo promosso dalla BNL. La
banca con i suoi buoni uffici legali, pur acclarando il rispetto degli
accordi e il relativo versamento immediato di 20 milioni da parte di
Agnello ottiene un decreto provvisoriamente esecutivo per il debito. Ed
ecco che l'effetto lobi entra dirompente nella vita imprenditoriale di
chi fa impresa. Decreto ingiuntivo, segnalazione in centrale rischi,
tutte le banche che avevano rapporti con Agnello si chiudono a riccio
chiedendogli l'immediato rientro di tutti gli altri fidi concessi. Di
fatto stringendo il cappio messogli al collo dalla BNL.
Da li a breve iniziano a fioccare altri decreti ingiuntivi da parte degli altri
istituti bancari con cui Agnello lavorava da sempre, decreti che
sommati tra di loro espongono a una cifra a cui è impossibile fare
fronte dall'oggi al domani, visto che nell'impresa esiste un piano di
ammortamento dei propri debiti e investimenti. Così, il blindato sistema
bancario oltre a stringere il cappio da anche un bel "calcio" allo
sgabello in cui era in equilibrio, suo malgrado, Guido Agnello. Visto
che l'imprenditore ovviamente non poteva fare fronte al rientro di tutte
le scoperture contemporaneamente, le Banche non perdono tempo e arriva
il pignoramento dei beni dati in garanzia fideussoria per i fidi
concessi, sia dello stesso Agnello che della moglie.
Ecco che le banche a pancia piena sono soddisfatte, senza considerare
che di fatto senza credito bancario, senza disponibilità dei propri
beni, si è voluta impiccare un'impresa che fino a quel momento era stata
considerata sana e affidabile. Dove impresa vuol dire, imprenditore,
lavoro e lavoratori... ma questo al sistema bancario non è mai
interessato e anche oggi la situazione non sembra essere migliorata,
basta parlare con qualsiasi "incosciente" che ha deciso di fare impresa
nel nostro paese per ricevere la medesima risposta: " le banche ci
stanno facendo chiudere".
Ma la storia non finisce qui. Dopo tre anni dall'opposizione fatta
al decreto ingiuntivo della BNL che di fatto ha generato l'effetto
domino distruggente, il Giudice che aveva in carico l'analisi
dell'opposizione fatta dall'imprenditore, da ragione ad Agnello e revoca
il decreto ingiuntivo della BNL. Dopo tre anni... il danno è fatto
un'azienda non può sopravvivere tre anni in una morsa del genere. Ma ciò
che è ancora più grave e che la revoca del decreto ingiuntivo della BNL
(non restituisce l'ipoteca) da parte del giudice non bloccò la tragica
rutine dei ricorsi e dei contro ricorsi, ed infatti sono dovuti
trascorrere ben 13 anni dall'inizio – 1995 2008- prima che si arrivasse
ad una sentenza da parte del Tribunale di Palermo divenuta irreversibile
in cui viene sancita la grave scorrettezza perpetuata dalla BNL ai
danni delle imprese di Guido Agnello.
Agnello non si da per vinto, sa di essere nel giusto, e nel 2012
con l'appoggio dell'Adusbef e della Stampa Estera di Roma, che ha messo
gratuitamente a disposizione la propria sede, organizza una conferenza
stampa per raccontare la sua storia. In quell'occasione di discussione e
dibattito sui rapporti tra impresa e banche partecipa anche il noto
avvocato Alfredo Galasso che da quel giorno decide di assistere
legalmente Agnello in quella che si presenza senz'altro come una
battaglia impari.
Dopo due udienze il giudice assegnato letti gli atti e sciolta la riserva
assunta all'udienza del 7 luglio 2014, acclara che: "ritenuto che, alla
luce della complessiva documentazione prodotta, la causa è matura per
la decisione".
Se da un lato il primo "paletto" sembra essere ben piantato nel terreno
dei diritti, dall'altro la giustizia con i sui tempi, per il calcolo
dei danni subiti dall'imprenditore e la precisazione delle conclusioni
fissa udienza per il 15 giugno 2015, cioè dopo un altro lunghissimo
anno. È certamente che tutte le battaglie "epiche" hanno tempi prolissi,
ma nella letteratura è una cosa nella vita reale ben altra.
Una vicenda quella di Agnello persa nel tempo ma mai così attuale. Testimonianza
dello scollamento tra due fondamentali forze che dovrebbero tenere in
piedi il nostro paese. Gli imprenditori, degni di tale nome, e il
sistema creditizio. Proprio a quest'ultimo a cui forse, si dovrebbe
impedire di mettere una cappio intorno al collo di chi fa impresa e
stringerlo a proprio piacimento, oggi il nostro sistema economico
definisce e chiarisce molto bene tutte le garanzie di cui gli istituti
di credito godono, meno quelle delle persone a cui ad essi si
rivolgono... anche quando la giustizia acclara un torto subito. Resta il
fatto che nonostante 18 anni d'attesa la prossima sentenza Agenllo -
BNL potrebbe segnare una pietra miliare nell'impari battaglia e come lo
stesso Agnello dice:
"Si racconta che Davide vinse il gigante Golia armato solo di coraggio
e di una fionda, io combatto il gigante bancario armato di perseveranza
e prove schiaccianti forte dei miei diritti in più sia io che Davide
siamo dalla parte della ragione".
Resta chiaro che ognuna delle parti dovrà dimostrare le proprie ragioni alla
prossima conclusiva udienza, dove la BNL, come dichiarato più volte dai
propri legalispecifica che è certa di essere nel giusto. Nel pieno
rispetto delle parti e della magistratura l'ultima parola spetta al
Giudice.
GUARDA IL VIDEO CONFERENZA STAMPA ROMA clicca qui
il caso
"Le banche mi hanno strangolato
Ma adesso mi risarciscano"
Giovedì 27 Novembre 2014 - 13:58
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Storia dell'imprenditore Guido
Agnello, che da vent'anni combatte una battaglia legale contro gli
istituti di credito. Il tribunale gli ha già dato ragione una volta. Ma
lui non si arrende.
PALERMO - “Sono vent'anni che resisto. Sempre in piedi, nonostante
le avversità. E adesso dalla banca che quelle avversità me le ha
provocate, la Bnl, voglio un risarcimento”. Guido Agnello ha 65 anni,
una buona parte dei quali trascorsi a esportare il marchio Sicilia nel
mondo. Un nome su tutti: “Coppola storta”, il brand che ha modernizzato
il tipico copricapo siciliano e che ancora oggi, oltre vent'anni dopo
essere nato, solca con ottimi risultati i mari dell'export. Agnello,
però, ha anche dedicato i suoi ultimi vent'anni a una battaglia legale
che può assurgere a simbolo delle difficoltà che un imprenditore può
incontrare. Una storia di credito e di rubinetti che si chiudono. Di
improvvise richieste di rientro. Di kafkiane vicende legali.
Questa storia inizia nel 1995. Agnello ha un'esposizione da 70 milioni
di lire nei confronti della Bnl, che all'improvviso gli chiede di
rientrare. L'imprenditore palermitano versa subito venti milioni e
accetta un piano di rientro rateizzato, ma qualche settimana dopo arriva
una sorpresa: un decreto ingiuntivo della banca per tutta la somma. Non
i 50 milioni rimanenti, ma tutti e 70, come se il primo versamento non
fosse mai esistito. Inizia la guerra legale.
La prima battaglia si celebra al tribunale di Palermo. Nel 1998 i
giudici danno ragione ad Agnello: “Non risulta prodotto alcun documento
che dimostri la consistenza del debito nei confronti della Bnl”,
scrivono nella sentenza. Nel frattempo, però, la Bnl ha segnalato il
caso di Agnello alla “Centrale dei rischi”, l'istituzione che vigila sui
cattivi debitori. Tutte le altre banche chiudono i rubinetti, e anzi
chiedono ad Agnello di rientrare dalle esposizioni.
Ma la storia non finisce qui. Quando, dopo tre anni, il giudice revoca
il decreto ingiuntivo, l'ipoteca non viene restituita. E i ricorsi e i
controricorsi continuano. Fino al 2008, quando la sentenza del tribunale
di Palermo che dà ragione ad Agnello diventa definitiva. Agnello, a
quel punto, con l'appoggio dell'Adusbef e della Stampa estera di Roma,
rende pubblica la sua storia. A quell'incontro nella sede romana
dell'associazione Stampa estera partecipa l'avvocato Alfredo Galasso,
che decide di assistere Agnello.
A quel punto l'imprenditore rilancia. E affidandosi a Galasso, chiede un
risarcimento dei danni che sostiene di avere subito da questa vicenda.
Il giudice deciderà il 15 giugno 2015, cioè fra un altro anno. E Bnl,
contattata dalla redazione, preferisce non entrare nel merito,
limitandosi a specificare di essere “certa che il tribunale di Palermo
deciderà di non accogliere la richiesta di risarcimento dei danni”, come
scrive Andrea Fioretti, il legale che assiste l'istituto in questa
vicenda. Ma Agnello non ci sta: “Le banche – dice – hanno cercato di
strangolarmi. Ma io ho le spalle larghe, resisto, vado avanti”. Come da
vent'anni a questa parte. Nonostante le avversità.