giovedì 4 febbraio 2016

LA COSTITUZIONE CALPESTATA DAL POTERE MONETARIO

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LA COSTITUZIONE CALPESTATA: IL POTERE MONETARIO CHE STRAVOLGE LA DEMOCRAZIA

http://scenarieconomici.it/la-costituzione-calpestata-il-potere-monetario-che-stravolge-la-democrazia/

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In occasione dell’uscita dei libri dei miei colleghi Marco Mori e Giuseppe Palma, rispettivamente “Il tramonto della Democrazia” e “Figli Destituenti“, che vi consiglio caldamente di acquistare, voglio condividere con voi una riflessione sullo stato della nostra Costituzione.
Come ho avuto modo di spiegare più volte nelle schede sugli articoli della Carta dedicati al sistema economico, tutto il corpo definito come “Costituzione economica” è il risultato di una sintesi fra posizioni liberiste, socialiste e dottrina sociale cattolica, un equilibrio anche faticoso raggiunto da “Padri Costituenti” di un livello umano e scientifico superiore anni-luce da quello degli attuali “Figli Destituenti”, per usare l’efficace definizione di Palma.
Quello che è accaduto dal 1980 ad oggi sposta invece l’asse di questo equilibrio verso un liberismo che gli stessi esponenti di allora di tale dottrina, memori della lezione recente della crisi del 1929, avrebbero trovato vecchio e superato e che si esprime principalmente nel concetto di Banca Centrale indipendente. Ora rendere indipendente dal Tesoro e quindi dal controllo politico la Banca Centrale, ovvero l’ente che emette la moneta e che finanziava la spesa pubblica, sia direttamente con la stampa di moneta, sia indirettamente con l’acquisto dei titoli di Stato rimasti non collocati, significa togliere una delle due leve economiche a disposizione del Governo per perseguire le proprie politiche (l’altra è quella fiscale), ma soprattutto significa dover dipendere da un potere non costituzionalmente previsto e normato in maniera tale da subordinare di fatto tutti gli altri poteri dello Stato ad esso.
E’ infatti più che evidente che chi controlla il flusso di denaro, decidendo la quantità di moneta che deve circolare nel sistema in base a proprie valutazioni legate alla stabilità dei prezzi, valutazioni che esulano e divergono molto spesso dai bisogni dell’economia reale e conseguentemente dalle politiche di sviluppo dell’Esecutivo, ha un potere di indirizzo indiretto sul Governo. Il potere Legislativo viene a sua volta limitato ed in qualche modo guidato dalla necessità delle leggi di rispettare un budget di spesa e dall’obbligo di trovare coperture finanziarie, o con nuove tasse ed imposte, o con il ricorso al mercato attraverso emissione di obbligazioni su cui dovranno essere riconosciuti degli interessi. Persino il potere Giudiziario viene influenzato, in quanto nella valutazione di compatibilità costituzionale di una norma che riduca diritti sociali (come è accaduto per le pensioni) entra in gioco il bilanciamento dell’interesse leso con la necessità di “far quadrare i conti”, di non pregiudicare la sostenibilità finanziaria del bilancio statale.
Insomma un potere nuovo, definibile come potere Monetario, assurge al ruolo di quarto potere pseudo-costituzionale con il c.d. “divorzio” fra Banca Centrale e Tesoro e trova la sua legittimazione completa con la modifica dell’art. 81 Cost., con l’introduzione del principio del pareggio di bilancio. Questo potere Monetario subordina a sé gli altri poteri costituzionalmente previsti con gli effetti di un vero e proprio colpo di Stato strisciante. Un organo burocratico non eletto come il Governatore della Banca Centrale, non soggetto quindi al controllo democratico ed addirittura escluso da quel sistema di “check and balance” che è il caposaldo di ogni democrazia, governa di fatto il Paese nell’interesse non dei cittadini, ma di una astratta stabilità e sostenibilità finanziaria ed al fine di impedire fenomeni inflattivi, visti di per sé come dannosi.
Questo stravolgimento, già gravissimo, in quanto impedisce di fatto il raggiungimento degli obiettivi di cui all’art. 3 comma II Cost. – ovvero il perseguimento di quel programma di sviluppo sociale ed economico tale da abbattere le disuguaglianze e permettere al cittadino la piena espressione e la piena e libera partecipazione alla vita dello Stato – viene poi ulteriormente aggravato dal fatto che i trattati europei spostano questo potere, già di per sé eversivo, addirittura fuori dai confini nazionali. Questo potere Monetario è infatti totalmente nelle mani della BCE, ancora più lontano quindi dal controllo politico degli Stati e quindi dal controllo democratico.
Il risultato di questo sistema aberrante è un inversione totale del rapporto di causa-effetto fra gestione finanziaria e gestione politica: mentre prima correttamente la finanza e la gestione delle risorse erano meramente strumentali all’azione politica, per cui il compito della BC era quello di concordare con il Tesoro la quantità e le modalità ottimali di utilizzo dei vari mezzi di finanziamento in base alle esigenze politiche, adesso è la politica che deve trovare le modalità di ridurre la propria azione e deve scegliere quali politiche si possono perseguire e quali no, in base alle possibilità economiche che le vengono concesse. Addirittura la finalità vera dell’azione politica in tema economico si riduce al fatto di riuscire a creare un attivo di bilancio per ridurre il debito pubblico, non più autonomamente gestibile.
Si è così voluto ridurre lo Stato ad una famiglia, nella quale la possibilità e la qualità di spesa per quanto riguarda anche i bisogni primari (alimentazione, abbigliamento, istruzione ed a volte anche salute) dipendono dalle entrate dei suoi componenti, che sono un dato fisso, esogeno, economicamente definibile quindi come un vincolo esterno. Lo Stato però non è e non dovrebbe essere una famiglia: lo Stato deve perseguire gli interessi sociali che la Costituzione gli impone, come l’aiuto ai disoccupati ed agli indigenti, deve tutelare i diritti dei cittadini, anche se questa tutela è anti-economica, deve potersi sostituire al privato per stimolare l’economia nei momenti di crisi, quando il privato non investe, deve sviluppare la ricerca scientifica e le arti anche e soprattutto quando queste non abbiano un immediato ritorno economico. Per far questo lo Stato deve poter spendere, con giudizio, ma liberamente. Sarà compito dei cittadini il controllo su questa spesa, i quali puniranno democraticamente con il voto i politici incapaci, o della Magistratura, nei casi di abuso, ma mai dovrebbe essere un Governatore europeo od italiano a poter decidere se e quanto spendere, calpestando tutti i principi democratici e costituzionali.
Quando questa follia di costruzione europea ed il pensiero liberista ad essa sottostante crolleranno si dovrà immediatamente metter mano a questo sistema ed eliminare questo quarto potere aberrante, ripristinando un corretto funzionamento democratico dello Stato. Altrimenti sarà stato tutto inutile.

EX BANCHIERE SVIZZERO: LE BANCHE CREANO MONETA PER....

EX BANCHIERE SVIZZERO: LE BANCHE CREANO MONETA PER....

Secondo il banchiere svizzero François de Siebenthal (ex dirigente del Credito Svizzero), queste sono le operazioni che le banche effettuano tramite creazione di denaro dal nulla (non contabilizzate nella parte attiva dei flussi di cassa):
Nel bilancio:
- Acquisto di una  attività reale (terreni, immobili...)
- Acquisto di una attività finanziaria (azioni, obbligazioni, titoli)
- Cambio di valute (a seguito di operazione export di una azienda cliente o per ordine di una banca centrale o per una operazione di swap o di un terzo che ha bisogno di un prestanome...)
- Operazioni di sconto
- Operazioni di credito
Nel conto perdite e profitti:
- Per effettuare pagamenti (salari del personale e bonus)

E possiamo aggiungere:
- i versamenti in contanti della clientela che creano ulteriore denaro elettronico sui conti correnti

Le multe colossali dovute per gravi crimini e frodi sistematiche sono pagate dalle banche facendo diminuire le imposte che dovrebbero pagare all'erario, quindi di fatto vengono pagate dai cittadini con le politiche di austerità. Testa vincono loro, croce perdiamo noi....

mercoledì 3 febbraio 2016

QUANTO COSTA L'EUROPA ? UN DRAGHIGLIONE DI EURO !

QUANTO COSTA L'EUROPA ? UN DRAGHIGLIONE DI EURO !

Come sta imparando chi legge il mio profilo, le banche creano denaro dal nulla e non lo contabilizzano correttamente nei flussi di cassa. Ma vediamo come Mario Draghi potrebbe comprare l'Europa e... pareggiare il bilancio ! Se Mario emette un draghiglione di euro per comprare l'Europa, scriverà in contabilità un draghiglione nel passivo e l'Europa nell'attivo. Il bilancio è in pari: l'Europa vale un draghiglione. La banca risulta in pari, però voi avete perduto l'Europa, vediamo se la capite ora... certo, in cambio avete il draghiglione ma dove ve lo spendete se l'Euopa non è più vostra ? L'iscrizione dell'EUROPA nelle attività del bilancio rappresenta una nuova ricchezza per la BCE, una "novella ricchezza", ovvero un reddito, che però viene nascosta dal fatto che la moneta non era precedentemente stata inserita negli attivi dei flussi di cassa... La banca ha comprato l'Europa allo scoperto, esentasse. Ecco perché le tasse le dovete pagare voi !

MA NON FINISCE QUI

Se dopo un anno l'Europa perde valore (con una popolazione così ignorante è facile) e vale solo mezzo draghiglione, la banca subisce una perdita patrimoniale di mezzo draghiglione e dovrà "patrimonializzarsi" col bail-in. Chi aveva ricevuto il draghiglione dovrà restituirne metà per salvare la banca... e così via, finché morte non sopraggiunga...

mercoledì 27 gennaio 2016

Il dissesto del sistema bancario poteva essere evitato? Rispondono 12 esperti

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Il dissesto del sistema bancario italiano poteva essere evitato? Come? Rispondono 12 esperti: Galloni, Borghi, Rinaldi, Mosler, Cattaneo, Saba, ecc.

http://scenarieconomici.it/il-dissesto-del-sistema-bancario-italiano-poteva-essere-evitato-come-rispondono-12-esperti-galloni-borghi-rinaldi-mosler-cattaneo-saba-ecc/

Non vi dimenticheremo mai d'alema prodi marini visco ciampi veltroni cartolina-01
Il crack di un pezzo importante del sistema bancario italiano poteva essere evitato? E se si, come?  Lo abbiamo chiesto a 12 esperti fra specialisti e studiosi del problema a vari livelli coinvolgendo sia economisti che vari esponenti della società civile. Abbiamo anche chiesto come consigliano i risparmiatori di trattare i propri risparmi, ma di questo ci occuperemo domani.
Ecco le loro risposte:
Claudio Borghi Aquilini – economista docente universitario ed editorialista. Responsabile economico Lega
Ricapitalizzazione forzata con denaro pubblico. Così lo stato “investiva” e non “spendeva”. Tipo: Tremonti bond convertibili obbligatori per tutti.

Warren Mosler – imprenditore ed economista
Per prevenire attacchi al sistema bancario, è necessario che la BCE fornisca liquidità illimitata. E per evitare la caduta del corso azionario delle banche italiane, è una questione di utili, che resterà problematica fintanto che l’economia resta debole. Per risolvere questo problema, il limite del 3% al deficit deve essere innalzato.
Prestare implica assumersi dei rischi, ed anche seguendo “buone pratiche nel prestare”, alcuni prestiti non vengono rimborsati”.
Io ho proposto che la BCE garantisca formalmente il debito pubblico di tutti i membri e provveda liquidità immediata su richiesta ad un tasso stabilito dalla BCE, che io ho proposto essere lo 0% permanentemente.

Nino Galloni – economista
1) Si doveva vigilare sui comportamenti delle banche più che sugli assetti proprietari;
2) La società per azioni non è il problema ma la quotazione in borsa si
3) Mantenere staccati credito e finanza.

Marco Saba – esperto in sistema bancario e creazione della moneta
Evidenziando la creazione di denaro all’attivo dei flussi di cassa.

Antonio Maria Rinaldi– economista e docente universitario
Gli organismi di controllo dovrebbero garantire se il sistema bancario italiano è solido o meno. Invece  lasciano i cittadini da soli pretendendo che siano loro stessi ad informarsi sul Sole 24 ore.
Quello che andava fatto era innanzitutto una moratoria del bail-in modo di consentirci di fare ciò che gli altri Paesi, Germania in testa, hanno avuto la possibilità di fare quando i sistemi bancari in difficoltà erano i loro, ovvero risanare tutto il comparto con investimenti pubblici.

Marco Cattaneo – economista inventore dei Certificati di Credito Fiscali (CCF)
Anche solo un anno fa, se si fossero adottati i CCF e avviata una ripresa forte, oggi saremmo in una situazione ben diversa.

Le risposte degli altri esperti ed eventuali aggiornamenti li trovi su Battitore Libero.

Autore: Costantino Rover
Collaborazioni di: Luca Pezzotta e Luca Mibelli

martedì 26 gennaio 2016

Banche: tre semplici sistemi sicuri per salvare i vostri risparmi

Banche: tre semplici sistemi sicuri per salvare i vostri risparmi


1 - Chiedere alla banca la segregazione del conto corrente (attualmente è il sistema che usano i broker con i conti dei loro clienti); la banca non potrà usarlo per ripianare le perdite in caso di liquidazione;

2 - Prelevare tutto in contanti e metterlo in una cassetta di sicurezza che è separata dalla gestione dei depositi anche in caso di liquidazione coatta; potrete sempre prelevare quanto vi occorre senza limitazioni;

3 - Trasferire il saldo del conto in un conto estero aperto a voi stessi in un paese sicuro (ad esempi, Svizzera); non è proibito, basta dichiararlo.

lunedì 25 gennaio 2016

Le banche, il diritto, il sopruso

Le banche, il diritto, il sopruso

La creazione di un sistema normativo speciale per il sistema finanziario
 
usura euro europa fallimento crisi
di Angelo Casella - A far tempo dal primo gennaio 2016 è entrata a far parte dell'ordinamento giuridico italiano, in quanto approvata dal Parlamento italiano, la "direttiva" Ue chiamata Bank Recovery and Resolution Directive, che dispone il c.d. "bail-in" (salvataggio interno) per le banche in dissesto con la "partecipazione" degli azionisti, dei detentori di obbligazioni, sopratutto "subordinate", e dei correntisti sopra i 100 mila euro. 
 
E' incidentalmente da rilevare che il termine "obbligazione", applicato a queste "subordinate" è fuorviante ed errato (e come tale doveva essere vietato), trattandosi di strumenti finanziari complessi e ad alto rischio, non assimilabili alle obbligazioni.
Vano e deviante è deprecare una presunta scarsa diligenza in chi le ha acquistate. E' nella comune prassi bancaria spargere aloni di mistero sia sui prodotti offerti (e spesso, come nel caso, artatamente consigliati senza idonee delucidazioni), sia, in genere, su tutta l'operatività posta in essere, evitando ogni trasparenza su costi, commissioni, implicazioni, ricadute, ecc. (v. anche: "Imperatori, Io so e ho le prove", ed. Chiarelettere), al punto da suggerire l'ipotesi di associazione a delinquere organizzata (v. in merito la dichiarazione alla stampa dell'impiegato Benedetti di Banca Etruria: "l'ordine di mentire ci veniva dalla banca...", La Repubblica, 12.12.15).
Sovente, poi, i dati operativi sono volutamente annebbiati con termini tecnici del tutto inutili, così che il cliente, disorientato da questo mondo misterioso, viene naturalmente spinto ad affidarsi all'"esperto", all'impiegato della banca, il quale non aspetta altro.
La "direttiva" ha avuto molta pubblicità a seguito del decreto governativo detto "salvabanche", destinato a quattro aziende di credito, e presentato trionfalmente come intervento di salvaguardia del lavoro e come escamotage per evitare, appunto il bail-in.
A sua volta, quest'ultimo è stato magnificato come una splendida soluzione per evitare di "scaricare sui contribuenti le crisi bancarie".
A quest'ultimo proposito, nessuno ha replicato che non è affatto necessario che ciò debba avvenire e che la soluzione proposta è per certi aspetti, ancora peggiore.
Senza dimenticare che l'"aiuto di Stato" alle banche c'è sempre stato, e si esercita normalmente prima che lo stato di dissesto venga formalizzato.
Con la crisi del 2008, in Germania, l'intervento a favore degli istituti in difficoltà ha toccato i 250 miliardi di euro, quasi 60 in Spagna, circa 50 in Irlanda e nei Paesi Bassi, poco più di 40 in Grecia, circa 19 in Belgio ed Austria e quasi 18 in Portogallo. In Italia, si è trattato di 4 miliardi.

Analisi

Sono, al riguardo, necessarie alcune precisazioni:

Galloni: La (Nuova) Contabilità Bancaria

La Nuova Contabilità Bancaria
(Tratto da: Economia imperfetta, di A. Galloni, Novecento editore, 2015)
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Di recente, si è risvegliato l’interesse per le banche che, da decenni, era stato considerato alla stregua di un fatto tecnico ; in particolare, quotati papers della Banca d’Inghilterra hanno sostenuto quanto alcuni esperti già sapevano (la banca non presta denaro proprio o dei depositanti, né moltiplica quest’ultimo), ma lo crea dal nulla. Di qui la “spaccatura” tra chi vorrebbe togliere, alla banca, tale facoltà, considerata una sorta di abuso anche perché il credito creato dalla banca è moneta, o, per lo meno, è denominato in moneta a corso legale; e chi, invece, vorrebbe regolarla nell’interesse della collettività che non può rinunciare alla fondamentale funzione sociale del credito stesso.

Ovviamente, chi nega che la banca crei la moneta può difendere l’attuale situazione: in essa, la banca è soggetta a tassazione solo sulla differenza tra ciò che guadagna come interessi attivi e pagamento dei servizi offerti alla clientela, da una parte, e i suoi costi di gestione e interessi passivi, dall’altra.

Solo cercando di fare chiarezza sulla contabilità bancaria – di cui, qui, si sta tentando di fornire una lettura molto semplificata come voci e, tuttavia, sufficiente ad avviare il discorso – sarà possibile districarsi nella materia.

Orbene, attualmente, le principali voci sono così suddivise:

1) nello stato patrimoniale, al netto delle altre partite, vengono segnati,
a) all’attivo, i capitali prestati e,
b) al passivo, i depositi;

2) nel conto economico entrano,
a) come profitti lordi, i proventi in conto interesse delle rate di mutui, prestiti, ecc. ed il pagamento di altri servizi resi alla clientela,
b) come costi, le spese di funzionamento e gli interessi pagati alla clientela.

L’utile, ai fini della tassazione, sarà quindi dato dalla differenza tra profitti lordi (ed, eventualmente, altre entrate) e costi.

Nello stato patrimoniale, man mano che la componente in conto capitale dei prestiti viene contabilizzata a favore della banca, essa va a decurtare proporzionalmente l’attivo.

Con la “Nuova Contabilità Bancaria” (NCB) che qui si propone, invece, nello stato patrimoniale non sono presenti i depositi (i conti correnti e le altre forme equivalenti) perché si tratta di servizio di custodia che consente alla banca stessa – dietro pagamento di un compenso al depositante – di utilizzare la
liquidità per le varie esigenze della clientela: bancomat, liquidi (fra l’altro limitati dalle innovazioni normative), ecc. per un totale che difficilmente supera il 3-4% dell’insieme della moneta teoricamente presente nel circuito.

L’attivo, formato anche dai crediti della banca, viene ridotto man mano che rientra la componente in conto capitale proveniente dalle rate di mutui, prestiti, ecc.

Nel conto economico, invece, ogni componente della rata viene segnato a profitto lordo e, quindi, a parità di tutto il resto (non c’è altra variazione rispetto alla contabilità tradizionale o attuale), aumenta proporzionalmente l’imponibile: con un’aliquota attorno al 20%, si otterrebbe un gettito pari alla metà di tutto quello corrente ; quindi, a parità di gettito, si potrebbero ridurre le aliquote ed il prelievo sugli attuali contribuenti del 50%!

In una contabilità siffatta, dunque, incagli e sofferenze o perdite altro non sarebbero che mancati arricchimenti; conseguentemente, qualora il sistema creditizio, così rivisitato, dovesse re-gistrare “rientri” molto sotto il previsto (per ipotesi, perché sta finanziando lo sviluppo), allora si ridurrebbe, simmetricamente, il gettito tributario. Come dire che, in tal caso, anche il sistema bancario opererebbe in senso anticiclico e la complementarietà tra Stato e credito aumenterebbe.