giovedì 15 settembre 2016

Contabilità bancaria. Proviamo a fare un po di chiarezza

Contabilità bancaria. Proviamo a fare un po di chiarezza. 
Con Daniele Pace e Marco Saba. Giovedì 15 settembre ore 11.00

mercoledì 14 settembre 2016

EBA: Il denaro bancario è moneta a corso legale

EBA: Il denaro bancario è FIAT CURRENCY

Nell'esprimersi sulla differenza tra Virtual Currency (VC) e Fiat Currency, (FC) a proposito del bitcoin, recita, al punto 19:

"VCs are defined as a digital representation of value that is neither issued by a central bank or public authority nor necessarily attached to a FC, but is used by natural or legal persons as a means   of exchange and   can   be   transferred,  stored   or   traded   electronically. (7) VCs   can therefore be characterised along the distinguishing features specified below. Although some of the features resemble activities or products that are already within the remit of the EU  E-Money Directive, these products  are not intended to be included here, as  e-money is a digital representation of FC, which VCs are not."
E, nella nota 7: "It is theoretically conceivable that a central bank or public authority might back a particular VC scheme. However, it can be reasonably argued that, in this case, the currency is no longer a virtual but a fiat currency."
Poiché le banche commerciali, che non sono autorità pubbliche o banche centrali, adottano uno schema di VC (la moneta virtuale dei depositi) ma questa VC è appoggiata (backed: supported, endorsed) dalle autorità pubbliche e dalla banca centrale, dunque si può affermare che la loro VC è una FC, una Fiat Currency., ovvero nella traduzione, "moneta legale", "moneta a corso legale" o "moneta fiat".

Vedi anche:

Banca d'Italia riconosce il valore normativo della Opinion dell'ABE (EBA)

venerdì 9 settembre 2016

Rapporto di KPMG conferma la creazione di denaro dal nulla

Comunicato stampa, 9 settembre 2016                                                                     
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Gentili giornaliste, egregi giornalisti,

Il 5 settembre la KPMG Iceland, ad una conferenza di alto livello, ha presentato la prima relazione comparativa mondiale sui sistemi monetari. È stato comparato il diffuso sistema di riserva frazionaria con il sistema di moneta intera, sul quale la Svizzera presto voterà. La relazione è stata effettuata su incarico del Presidente islandese ed è di grande rilevanza per la Svizzera.

Nel comunicato stampa sottostante trovate ulteriori informazioni. Vi ringraziamo per tenerne conto nella vostra cronaca.

Tante grazie e cordiali saluti,


Konstantin Demeter (Comitato d'iniziativa/coordinatore Ticino): 076 437 88 92,  ti@vollgeld-initiative.ch, konstantin.demeter@moneta-intera.ch

Sergio Morandi (Gruppo regionale Ticino):
078 712 91 25, sergio.morandi@gemwm.ch

Raffael Wüthrich (attività mediatica): 
078 817 01 47, raffael.wuethrich@vollgeld-initiative.ch
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Relazione KPMG riconosce i vantaggi della moneta intera
Reykjavik/Islanda – Il 5 settembre la KPMG Iceland, ad una conferenza di alto livello, ha presentato la prima relazione comparativa mondiale sui sistemi monetari. È stato comparato il diffuso sistema di riserva frazionaria con il sistema di moneta intera, sul quale la Svizzera presto voterà. La relazione è stata effettuata su incarico del Presidente islandese ed è di grande rilevanza per la Svizzera.

La conferenza è stata aperta da Sigurdur Ingi Johannsson, Primo Ministro dell’Islanda. Hanno poi avuto la parola Mar Gudmundsson, Presidente della Banca centrale e Martin Wolf, capo economista del "Financial Times".

Gli economisti concordano: la moneta intera riduce i debiti
Il punto centrale della relazione della KPMG è una panoramica del consenso accademico: il sistema di moneta intera ridurrebbe i debiti pubblici e privati e comporterebbe meno inflazione e meno rischi sistemici, come ad esempio le corse agli sportelli. A seconda del modello economico considerato nell’analisi, i vantaggi della moneta intera sarebbero enormi: migliora il controllo dei cicli congiunturali, permette un'economia senza inflazione e riduce il debito pubblico.

KPMG conferma la creazione di denaro dal nulla
La KPMG Iceland conferma inoltre che oggi le banche creano denaro quando concedono crediti. In un sistema di moneta intera le banche continuerebbero a concedere crediti, ma dovrebbero dapprima ottenere il denaro necessario dai risparmiatori, da altre banche o dalla Banca nazionale. Questo è il caso già oggi per la maggioranza dei fornitori di servizi finanziari, osserva KPMG.

Conti sicuri grazie alla moneta intera
La relazione della KPMG mostra poi che con un sistema di moneta intera le transazioni dei cittadini e delle imprese non sarebbero più integrati nei bilanci delle banche. Perciò in un sistema di moneta intera le banche potrebbero fallire senza causare un caos economico e senza che il denaro dei cittadini e delle imprese scompaia. KPMG evidenzia poi anche l’internazionalità del dibattito sulla moneta intera e fa un punto della situazione negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Olanda, in Francia ed in Svizzera. Nell’International Movement for Money Reform (IMMR) sono raggruppati globalmente oltre 20 movimenti di riforma monetaria.

Abbondanza o stretta del credito?
Secondo KPMG gli economisti non concordano sulla questione se con la moneta intera per le imprese sia più semplice o più difficile ottenere crediti e se i rispettivi interessi si alzino o si abbassino. In Svizzera ciò sarebbe regolato inequivocabilmente dalla Costituzione: il Testo d’iniziativa obbliga la Banca nazionale svizzera a garantire “lʼapprovvigionamento creditizio dellʼeconomia tramite i fornitori di servizi finanziari.” (Art. 99a, cpv 1). Ancora più chiaro è l’Articolo 197, n. 12, cpv 2: “In particolare durante il periodo transitorio la Banca nazionale svizzera provvede affinché non si crei scarsità o eccedenza di denaro. Durante questo periodo può concedere ai fornitori di servizi finanziari un accesso facilitato al credito”. “Siccome la Svizzera ha mondialmente uno dei più alti tassi di risparmio, anche gli interessi, in corrispondenza, probabilmente resterebbero bassi” , dice il portavoce dell’iniziativa Moneta intera Dr. oec. Reinhold Harringer.
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Ulteriori informazioni

lunedì 29 agosto 2016

Terremoto: sovranità monetaria subito !

Terremoto: mendicano i soldi che dovrebbero essere loro a darci!


Serracchiani Pd Solidarietà Terremoto
In queste ore di dolore si moltiplicano gli appelli alla raccolta fondi per aiutare le popolazioni colpite dal terremoto. In prima linea ci sono le forze politiche. Il che, se ci pensate bene, è un po’ come se il vostro datore di lavoro facesse una raccolta fondi tra i dipendenti per pagare gli stipendi. Lo Stato non è altro che il modo in cui i cittadini si organizzano per amministrarsi. I soldi non sono altro che un servizio, che dovrebbe essere reso dallo Stato, che serve a facilitare gli scambi e a consentire il fiorire dell’economia. Non c’è nessuna ragione per cui, in una situazione di emergenza, uno Stato (cioè noi cittadini) non debba poter adattare il servizio della moneta alle esigenze del momento. In poche parole: dopo una catastrofe naturale, lo Stato dovrebbe semplicemente creare la moneta necessaria a pagare la ricostruzione del territorio e dare una sistemazione dignitosa alle popolazioni colpite. È semplice come bere un bicchiere d’acqua. Invece i soldi li chiedono a noi, facendo largo uso di una parolina magica: “solidarietà“. Al grido di “solidarietà!” lo Stato chiede ai cittadini di fare quello che lui ha rinunciato a fare, stampare moneta, grazie ai piani di chi ha voluto prima il divorzio tra la Banca d’Italia e i Ministero del Tesoro, nel 1981, e poi ha demandato la creazione della moneta a un istituto centrale straniero, la Banca Centrale Europea, che ha trasformato un servizio (la creazione della moneta) in un prodotto, o meglio in un ricatto: la restituzione di qualcosa che appartiene al popolo in cambio della sudditanza politica. Mario Monti ha fatto il resto, introducendo il Pareggio di Bilancio in Costituzione che ha annullato la possibilità di spendere a deficit.
La sovranità monetaria appartiene al popolo (e gli appartiene ancora, lo dicono le banche centrali): il popolo elegge suoi rappresentanti che la amministrino per lui, i politici. Dunque la politica non deve chiedere soldi ai cittadini, ma deve restituire loro il servizio di creazione della moneta, del quale sono stati defraudati per regalarlo ai banchieri privati, e creare tutto il denaro che serve per ricostruire immediatamente le case e le infrastrutture distrutte dal terremoto, stimolando così anche un indotto positivo per l’economia.
Dite ai politici che elemosinano qualche spicciolo dalle vostre tasche, oppure che la chiedono all’Unione Europea (la quale “valuterà” se scucire qualche moneta da gettare con benevolenza nel cappello di noi poveracci), che quello che devono fare ora non è mendicare, ma andare in Parlamento, fare una legge che restituisca agli italiani la sovranità monetaria e stampare il denaro che serve a risolvere subito, oggi, adesso il problema dei terremotati passati, presenti e futuri.
Tutto il resto è criminale, perché se la gente muore è colpa di uno Stato che innanzitutto non fa prevenzione nelle aree a forte rischio (i ragazzi delle scuole della zona di Amatrice, a due passi da L’Aquila, non hanno neppure mai fatto una simulazione di evacuazione), e che poi si rifiuta di fare il suo lavoro, che è quello di creare le condizioni economiche per una ricostruzione veloce ed efficiente. Il denaro non lo si evoca facendo inutili danze della pioggia, non si spera di trovarlo in fondo a una miniera e non lo si deve chiedere agli alieni, in cambio di sacrifici umani: il denaro è un’invenzione dell’uomo, che lo crea a suo piacimento, e l’unica ragione per cui non ve lo danno, è che non ve lo vogliono dare.


Guarda anche:

La verità sulle banche: chi crea davvero i soldi?

Nino Galloni spiega come funziona la contabilità delle banche. Chi crea davvero il denaro? Lo crea la banca, quando eroga un prestito, oppure il cittadino, quando con il suo lavoro deposita i soldi? Quanto guadagna davvero una banca? Come tassarla per sostenere lo stato sociale? A queste e ad altre domande risponde Nino Galloni, economista ex direttore generale del Ministero del Tesoro.
Questa è un intervista realizzata grazie al supporto della rete, di cittadini come te. Per questo è libera di raccontare quello che altrove non si può dire. Aiutami a continuare: sostienimi.

Bernard Maris (Banque de France), prima di morire: le banche creano denaro dal nulla

Ascolta quello che aveva detto Bernard Maris sulla creazione del denaroLe Banche Fabbricano Denaro Dal Nulla - Bernard Maris

venerdì 26 agosto 2016

Banche, Tesoro e nanòcrati UE: un mix d’incompetenza e disonestà

Banche, Tesoro e nanòcrati UE: un mix d’incompetenza e disonestà
di Marco Saba, IASSEM, 24 agosto 2016

Banche, Tesoro e nanocrati UE: un mix d’incompetenza e disonestà
Fonte: ScenariEconomici

Il segreto di Stato e il segreto del Consiglio di Stato

L’ultimo capitolo della saga bancaria è senz’altro quello con cui il Consiglio di Stato ha negato l’accesso ai giornalisti al testo dei contratti sui derivati sottoscritti dal MEF e dalle 19 banche estere che tengono in pugno il paese, le cosiddette “specialiste in titoli di Stato”. (1)

Tutto origina dal fatto che lo Stato italiano non vuole emettere direttamente la moneta sovrana a corso legale, ma preferisce che siano le banche private a farlo, senza alcuna contropartita positiva ma anzi, con gravi danni all’economia nazionale. Ovvero: un “debito pubblico” di oltre 2.100 miliardi di euro che non trova un “credito pubblico” sufficiente ad eliminarne la necessità. Ed è proprio l’emissione diretta del danaro che darebbe allo Stato quel credito che gli manca, infatti nel sito della ex-pubblica Banca d’Italia leggiamo che: “Quando la moneta è prodotta dallo Stato, è quest’ultimo che, spendendola ad esempio per acquistare beni e servizi, la mette in circolo nell’economia e realizza immediatamente il controvalore, al netto dei costi di produzione.” (2)

Nell’indifferenza ignorante del pubblico, bankitalia però specifica che è meglio che sia la banca stessa ad emettere la moneta e che, in quel caso, il guadagno non sarebbe più il medesimo, ovvero il controvalore della moneta emessa ma bensì gli utili o interessi che si ricaverebbero investendola… Cambiando il soggetto emittente, da Stato a Banca, magicamente il signoraggio stesso cambia la sua definizione e consistenza: due pesi e due misure.

Il delirio contabile tra Stato e Banca d’Italia

Non contento di avere relegato e regalato alla Banca d’Italia il potere d’emissione, lo Stato tafazziano-fantozziano pretende di garantire il valore di questa moneta cedendo titoli di debito “a copertura”. Lo Stato cioè “coprirebbe” un suo credito con un suo debito (!), per annullarlo e così farlo sparire: una vera assurdità che nemmeno sotto l’effetto di psicofarmaci si potrebbe concepire. Questo, si sostiene nelle aule universitarie di economia, darebbe stabilità e maggiore credibilità al sistema – mentre proprio il contrario è ciò che si avvera.

Per confondere le cose, la Banca d’Italia “scarica” l’utile da emissione di banconote con una passività semifalsa nel suo bilancio, denominata “banconote in circolazione”. Questa passività da 174 miliardi di euro, che, per pudore, non considera la massa di tutto il denaro elettronico emesso da bankitalia, oltre alle banconote, non trova riscontro in una corrispondente attività nel bilancio del Tesoro, non viene cioè incassata dal Tesoro stesso. (3) E’ come se la Banca d’Italia esponesse delle spese che non sostiene, ovvero il valore facciale delle banconote emesse, per abbassare fittiziamente i suoi profitti che, altrimenti, se evidenti, andrebbero davvero restituiti al Tesoro – come la banca sostiene erroneamente che nella realtà farebbe.

Questa evasione fiscale è equivalente, in tutto e per tutto, a quello che avviene quando una impresa contabilizza spese fittizie per abbassare i profitti ed evadere le tasse.

Il successo dell’attacco criminale privato alle finanze pubbliche

Nella indifferenza o compiacenza più totale degli organi di controllo, apparentemente soggiogati o dominati dal cartello bancario, si consuma una enorme frode a danno del patrimonio e della cittadinanza tutta (55 milioni di persone), banchieri esclusi (circa un migliaio di persone).

Già perché non è solo la banca centrale ad emettere danaro (banconote e danaro elettronico denominato in euro), ma anche tutte le banche commerciali, che operano nel paese, sotto forma di “euro bancario”. E se le banconote in circolazione ammontano a 174 miliardi (bilancio bankitalia al 2015), il danaro emesso dalle banche commerciali ammonta a 1.800 miliardi l’anno, corrispondenti agli impieghi annuali dichiarati dal governatore Visco, mentre quello emesso dalle banche centrali – BCE + bankitalia – non è dato sapere, poiché non viene indicato nelle passività da danaro in circolazione. Presumiamo che quest’ultimo valore si possa calcolare sommando il QE della BCE pro-quota per l’Italia più il danaro emesso da bankitalia per l’acquisto dei titoli, delle riserve in valuta estera, per il pagamento degli oltre 7mila dipendenti, etc. etc.

La quantificazione dei danni

Ragionevolmente, la cifra annuale non dichiarata, sommando l’emissione di tutte le banche che operano in Italia, si aggira annualmente su una cifra equivalente al debito pubblico TOTALE. Ogni anno. Una cosa mostruosa. Un reddito che, a tassazione ordinaria (IRES +IRAP), coprirebbe ampiamente da solo il costo annuale del bilancio dello Stato.

La crisi bancaria sotto il riflettore contabile

La consapevolezza di questi redditi bancari fa sorridere di fronte a tutta la propaganda che parla di “crisi delle banche” e di necessità di ricapitalizzazione delle stesse. Le banche si ricapitalizzano continuamente creando danaro attraverso un trucco contabile semplicissimo: invece di dichiarare nell’attivo di cassa il danaro creato dal nulla come una attività, la banca lo dichiara come passività nello stato patrimoniale sotto la voce “debiti verso clientela”. Di nuovo, una passività falsata dal fatto che la banca mai salda questo debito, poiché non si può pagare il denaro creato dal nulla con altro denaro creato dal nulla, non ha senso, ovviamente. E quando si contesta in Tribunale questa magagna, la banca si difende puerilmente sostenendo che agirebbe secondo il diktat di due banche centrali private, bankitalia e la BCE, che utilizzano un trucco analogo! (4)

E’ come se Al Capone si giustificasse chiamando in causa l’autorizzazione ricevuta dalla cupola di Cosa Nostra, non vi pare? Con la differenza che, nel caso della cupola mafiosa, ci vogliono decenni per trovare i nascondigli dei padrini e quando si trovano, si aspetta qualche settimana prima di perquisirli… Nel caso delle banche, gli indirizzi dei padrini si conoscono benissimo, ma sono quelli dei fiancheggiatori che rimangono segreti… e comunque si fa finta di nulla.

La distruzione dei libri contabili della BCE

A rinforzare il sospetto di malcelata mala fede della Banca Centrale Europea, si noti che quest’anno la banca ha addirittura soppresso la pubblicazione del suo stesso “rendiconto finanziario”, ovvero dello strumento contabile principe che misura i flussi di cassa. (5) Cosicché nel caso della BCE non possiamo più parlare di “mancata contabilizzazione nelle attività del danaro creato durante l’esercizio”, ma direttamente di “distruzione di libri contabili”.

L’iperfascismo delle autorità italo-europee

La perdita di credibilità nei “notai delle transazioni monetarie”, ovvero le banche commerciali e quelle centrali, accompagna la perdita di fiducia dei cittadini in uno Stato sempre più complice evidente di tutte queste disfunzionalità. La soluzione brillante per evitare la caduta dello Stato ipercorporativista – cioè uno stato complice delle corporation in modo molto maggiore di quanto accadeva durante il periodo fascista – è stata trovata nell’istituzione dell’Unione Europea dove si nascondono i nanocrati dei regolamenti assurdi che dobbiamo recepire in Italia senza fiatare, compreso lo stesso corpus di regolamenti sregolati del sistema bancario.

L’Unione Europea aveva come scopo finale, per nascondere l’inciucio Stato-banche, di creare una istituzione dove la privata banca centrale europea la fa da padrona, senza nemmeno l’esistenza di un ministero del Tesoro per fare da contraltare o perlomeno da complice, come avviene in Italia. Non si salvano nemmeno le apparenze. Non c’è più nemmeno bisogno del divorzio: il coniuge pubblico della banca centrale, il Tesoro, è stato abortito dall’inizio.

La diplomazia diretta: scrivo alle autorità

Naturalmente, ho scritto a molti: funzionari europei, ministri delle finanze, periti dei Tribunali, magistrati… (6) (7)

Tra i ministri delle finanze mi hanno risposto quello svizzero e quello neozelandese, con argomentazioni che non argomentano. Il ministro neozelandese sostiene che la banca centrale registra le banconte come passività perché sarebbero “rimborsabili a richiesta” (testuale: “redeemable-on-demand”) (8), il ministro svizzero, di fronte ad un mio intervento presso la loro banca centrale, dove tra l’altro contestavo la soppressione del loro rendiconto finanziario, mi rispose sostenendo che il danaro bancario non sarebbe vero danaro e che comunque risponderà meglio ad un momento opportuno (?). (9)

I funzionari europei mi risposero opponendo alle mie argomentazioni il fatto che non ero autorizzato io a fare tali osservazioni, non essendo una banca o un’autorità finanziaria direttamente interessata… Nell’Unione Europea iperfascista, solo le corporazioni hanno voce. I cittadini hanno meno diritti di quelli riservati agli animali. La fattoria dei non-animali!

Il tabù del signoraggio – il segreto privato e il “segreto del governo”

In vari blog blasonati (Travaglio e Grillo, tra i tanti) era addirittura specificato nelle regole del blog che i post sul signoraggio sarebbero stati censurati e non pubblicati, assieme ai post razzisti, nazisti e quant’altro…
In Italia giacciono inevase da anni interrogazioni a vari governi in merito alla questione del signoraggio sull’emissione di moneta – Di Pietro, Scilipoti, Sibilia … (10)

Con immigrazioni, cantanti, guerre, terrorismo, calcio, olimpiadi, terremoti e pornografie economiche (gli 80 euro), si continua a cercare di addomesticare un pubblico sempre più disperato e disincatato, distogliendolo da questioni vitali.

Fino a quando?


Note:

1) Diritto di informare, la sentenza del Consiglio di Stato: vietato fare inchieste sui contratti segreti – Il Fatto Quotidiano, 21 agosto 2016
http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/il-consiglio-di-stato-vietato-fare-inchieste-sui-contratti-segreti/

2) Sito della Banca d’Italia:
https://www.bancaditalia.it/compiti/emissione-euro/signoraggio/index.html

3) Tesoro sommerso: l’errore contabile del ministro Padoàn
http://centralerischibanche.blogspot.it/2016/07/tesoro-sommerso-lerrore-contabile-del.html

4) Tribunale di Genova: accertamento tecnico sulla creazione di danaro bancario
http://centralerischibanche.blogspot.it/2016/08/tribunale-di-genova-accertamento.html

5) Sindrome di Torfason: anche la BCE non pubblica i flussi di cassa
http://seigneuriage.blogspot.it/2016/04/sindrome-di-torfason-anche-la-bce-non.html

6) Banche: necessità dell’accertamento giudiziario dello stato d’insolvenza
http://scenarieconomici.it/banche-necessita-dellaccertamento-giudiziario-dello-stato-dinsolvenza-di-marco-saba/

7) To: EC ANTITRUST FERNANDEZ, Re: BANKING TRUST
http://leconomistamascherato.blogspot.it/2016/07/to-ec-antitrust-martinez-re-banking.html

8) Chit-chat with Bill English, Deputy Prime Minister of New Zealand on seigniorage
http://leconomistamascherato.blogspot.it/2016/08/chit-chat-with-bill-english-deputy.html

9) Svizzera: Presa di Posizione del Ministro delle Finanze
http://seigneuriage.blogspot.it/2016/06/svizzera-presa-di-posizione-del.html

10) Video dell’interrogazione dell’On. Sibilia:
https://www.youtube.com/watch?v=kxFbcopXNQU

martedì 23 agosto 2016

Consiglio di Stato: vietato fare inchieste sui papelli Stato-banche

Diritto di informare, la sentenza del Consiglio di Stato: vietato fare inchieste sui contratti segreti

Con una sentenza pasticciata, che contraddice la legge, negato il diritto di informare sulle operazioni finanziarie 
Diritto di informare, la sentenza del Consiglio di Stato: vietato fare inchieste sui contratti segreti
Il 12 agosto il Consiglio di Stato ha definitivamente respinto la richiesta del giornalista Guido Romeo di ottenere copia di 13 contratti in derivati, per i quali è ancora presente la clausola di recesso anticipato, attualmente in vigore tra lo Stato italiano e banche e istituti finanziari. Ciò in quanto non sussisterebbe un interesse giuridicamente rilevante (come richiesto dalla legge 241/90) alla conoscenza di detti atti.
La sentenza è scritta con linguaggio particolarmente involuto ma, in sostanza, sostiene che il diritto di informare non è motivo che legittimi la richiesta di accesso a documenti della Pubblica amministrazione. Il CdS conferma così la paradossale affermazione del Tar secondo cui se fosse “sufficiente l’esercizio dell’attività giornalistica ed il fine di svolgere un’inchiesta… su una determinata tematica per ritenere, per ciò solo, il richiedente autorizzato ad accedere a documenti della PA sol perché genericamente riconducibili all’oggetto di detta ‘inchiesta’, si finirebbe per introdurre una sorta di inammissibile azione popolare sulla trasparenza dell’azione amministrativa che la normativa sull’accesso non conosce…”. Paradossale, poiché i documenti richiesti non erano “genericamente riconducibili” all’inchiesta ma ne costituivano l’oggetto; e poiché l’informazione giornalistica non è certo ontologicamente funzionale ad “azioni popolari sulla trasparenza dell’attività amministrativa” ma esclusivamente a un’informazione la più completa possibile che consenta conoscenza e consapevolezza, condizioni minime per la sussistenza di una società democratica.
Fin qui si tratta di ovvietà. Dove la sentenza rivela la sua funzionalità ad impedire che l’opinione pubblica sia informata della gestione economica delle risorse nazionali (ricordiamoci che si tratta di contratti che – in ipotesi – si prospettano sfavorevoli per lo Stato, per alcuni dei quali è tuttavia presente la possibilità di un recesso anticipato), è nella parte in cui sostiene che, pur dovendosi tener conto del DL n. 97 del 2016 art. 5, restano i limiti previsti dall’art. 5 bis. In tal caso, la “PA dovrà in concreto valutare se i limiti ivi enunciati siano da ritenere in concreto sussistenti”. Motivazione contraddetta da specifiche disposizioni di legge.
Art.5: “Allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico, chiunque ha diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, nel rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi giuridicamente rilevanti secondo quanto previsto dall’articolo 5-bis.” Quindi “chiunque”; non è necessario “l’interesse giuridicamente rilevante” previsto dalla legge 241/90. Sicché l’affermazione “si deve tener conto, nella suddetta valutazione, anche delle peculiarità della posizione legittimante del richiedente” è in contrasto con la legge.
Quanto al rispetto dei limiti di cui all’articolo 5 bis, essi riguardano sicurezza pubblica e ordine pubblico; difesa e le questioni militari; relazioni internazionali; politica e stabilità finanziaria ed economica dello Stato; indagini penali; protezione dei dati personali; libertà e segretezza della corrispondenza; interessi economici e commerciali di persone fisiche o giuridiche; segreto di Stato.
Con tutta evidenza, l’unica previsione rilevante nel caso di specie è quella che riguarda la politica e la stabilità finanziaria ed economica dello Stato. Su questo punto il CdS avrebbe dovuto motivare: la conoscenza dei documenti attinenti alla stipulazione dei contratti derivati avrebbe pregiudicato la politica e la stabilità finanziaria dello Stato? Nessuno lo sa poiché nessuno conosce detti documenti. Ma è significativo che il ministero del Tesoro non ne abbia rifiutato l’accesso con questa motivazione (in realtà non ha dato nessuna motivazione, semplicemente non ha risposto all’istanza del giornalista Romeo). E ancora più significativo è che il CdS non abbia motivato su questo punto. Perché, se lo avesse fatto, avrebbe dovuto riconoscere che, in mancanza di opposizione da parte del Ministero del Tesoro fondata su una delle previsioni di cui all’articolo 5 bis del DL 97/2016, la richiesta del giornalista avrebbe dovuto essere accolta.
Insomma, come chiunque a questo punto avrà capito, si doveva nascondere un pessimo affare e un danno per lo Stato di chissà quale ammontare. È così è stato.

di | 21 agosto 2016

lunedì 22 agosto 2016

Banche Pulite: l'Espresso propone la superprocura


Ghigliottina

Ma per le banche ci vuole una superprocura?

http://m.espresso.repubblica.it/attualita/2016/08/12/news/ma-per-le-banche-ci-vuole-una-superprocura-1.280337

La provocazione che l'Espresso lancia questa settimana: perché non costituire un tribunale specializzato che si occupi solo dei reati legati agli istitui di credito? Si eviterebbe l’incompatibilità, e una giustizia più certa sarebbe a portata di tutti
di Lirio Abbate 


Non ci meravigliamo se ancora una volta la giustizia viaggia a due velocità, in particolare quando si tratta di inchieste sulle banche, in cui parte offesa sono i risparmiatori. C’è la procura di Roma che chiede e ottiene nei tempi regolari-giudiziari l’arresto dell’ex ad di Veneto Banca, Vincenzo Consoli, mentre altri uffici, per gli stessi reati, hanno il passo lento, moscio, da far passare nel dimenticatoio le indagini.

Così giustizia non è fatta. È l’ennesima doppia velocità italiana, ogni volta che si indaga sulle banche. Per questo non ci meravigliamo. Ma è opportuno vigilare. Perché se Roma non è più il porto delle nebbie, questa bruma sembra avvolgere altri uffici giudiziari. Non è un caso che nell’ultimo anno più della metà delle pratiche della prima commissione del Csm, quella che si occupa delle incompatibilità dei magistrati, abbia riguardato proprio il rapporto fra togati e banche. L’istruttoria del Csm punta ad accertare se il canale giudiziario si è inceppato perché qualche magistrato, in postazioni strategiche, non ha fatto il proprio dovere. Dovere di controllo penale sull’attività degli istituti di credito. Le associazioni di consumatori e risparmiatori denunciano i possibili conflitti di interesse di alcuni pm e gip, a partire dai parenti che lavoravano per le banche su cui indagavano. Incompatibilità che deve essere accertata dal Csm. Da qui viene che su questi temi ci sono due velocità nella giustizia?

È un punto importante e delicato. È pur vero che una procura come quella di Roma, dotata di intelligence e mezzi, davanti a questo tipo di inchieste mette in campo una squadra di magistrati e investigatori più attrezzata rispetto a piccole procure di provincia. Per i reati bancari sono competenti gli uffici in cui ricadono le sedi degli istituti. Occorre fare una riflessione: nei piccoli ambienti di provincia è più semplice trovare sponde istituzionali. Più facile realizzare collegamenti. Nel circuito di relazioni che si crea entra di tutto, anche pezzi della magistratura. Sul territorio ci sono situazioni di familismo che possono creare l’incompatibilità delle toghe. È proprio il caso di azzardare una soluzione, che vuole essere provocatoria: perché non costituire una super procura che indaga sulle banche, con un tribunale specializzato che si occupa solo di questi reati? Si eviterebbe l’incompatibilità, e una giustizia più certa sarebbe a portata di tutti. E chi comanda nelle banche avrebbe almeno un timore: commmettesse un reato, sarebbe perseguito o giudicato da magistrati senza rapporti personali con i propri istituti di credito.

venerdì 19 agosto 2016

CARIGE: in Tribunale a Genova, sulla creazione di denaro

Tribunale di Genova: accertamento tecnico sulla creazione di danaro bancario
http://centralerischibanche.blogspot.it/2016/08/tribunale-di-genova-accertamento.html


L'avv. Marco della Luna, parte attrice

Tribunale civile di Genova, 18 agosto 2016, udienza nella causa sulla mancata contabilizzazione della creazione di danaro da parte di Banca Carige. L'avvocato di Carige è Paolo Canepa (fratello del magistrato Anna Canepa, segretaria di Magistratura Democratica), dello studio legale Roppo e Canepa, che aveva assistito De Benedetti nella causa sul Lodo Mondadori...

L'avvocato chiede che la causa sia risolta subito per totale infondatezza, invocando la temerarietà della controparte. Il Tribunale rimanda a prossima udienza, il 4 ottobre 2016 alle 10.15, davanti al Dott. Luigi Costanzo, presidente di sezione nonché presidente vicario del Tribunale, per decidere sulla nomina del CTU. 

L'avvocato Marco Della Luna, che rappresenta la parte attrice, costituita da una società finanziaria britannica e da Marco Saba, sostiene che far emergere i ricavi da creazione di danaro da parte delle banche commerciali, nel caso di Carige oltre 25 miliardi, oltreché a risanare il sistema bancario italiano, porterebbe - attraverso la conseguente tassazione - alla messa in sicurezza del bilancio dello Stato.

Una domanda sorge spontanea: se tutto è in regola, perché il management della Cassa di Risparmio di Genova si oppone all'accertamento ? 


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