giovedì 22 settembre 2011

Segreti di Stati - Cap. 6 Bin Laden denuncia l'OCO

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Capitolo 6 - Bin Laden denuncia l'O.C.O. per diffamazione

Portavoce del governo statunitense hanno confermato che appena prima del bombardamento del 1998 il Sudan aveva arrestato due uomini sospettati di avere piazzato le bombe nelle ambasciate americane in Africa orientale e aveva avvertito Washington. Ma gli Stati Uniti hanno respinto l'offerta di collaborazione del Sudan, e dopo l'attacco missilistico il Sudan ha "rilasciato con rabbia" i due indiziati. James Risen, New York Times, 30 luglio 1999

Ho conosciuto Nicolas Giannakopoulos, promotore dell'OCO (Osservatorio sul Crimine Organizzato, www.ocdbgroup.net), una ONG con base a Ginevra, in Svizzera, quasi per caso. Mi venne presentato virtualmente da un collega, Simone Falanca. Ho quindi incontrato Nicolas, a Ginevra, che mi ha illustrato la sua organizzazione: "La missione dell'associazione OCO è di riunire in un forum gli specialisti ed i professionisti che si occupano di crimine organizzato e materie correlate. Lo scopo è di facilitare la comunicazione di notizie, lo scambio di opinioni ed idee, la condivisione di metodi scientifici e riflessioni sulla criminalità organizzata in generale. Per raggiungere questo scopo, l'OCO organizza riunioni e conferenze, seminari e dibattiti, sui temi della criminalità. Periodicamente vengono pubblicati dei bollettini riservati ai soci dell'OCO. I partecipanti raccolgono assieme le informazioni per alimentare una base di dati denominata OCDB. L'OCO ha un progetto che iniziò ad essere pensato da alcuni specialisti nei primi anni '90. All'epoca, molti non si conoscevano neppure tra loro. Evidentemente si era creata una convergenza di opinioni sull'opportunità di condividere informazioni sul tema della comune ricerca. Il progetto dell'OCO viene da tre asserzioni effettuate da ricercatori e professionisti del settore: 1 - Il crimine organizzato è presente ovunque nel mondo e inquina le relazioni politiche, economiche, sociali ed anche religiose, e viene sottovalutato nella sua prospettiva globale. 2 - Non esistono scorciatoie che permettano una rapida ed affidabile identificazione delle organizzazioni criminali. 3 - Le informazioni sulle organizzazioni criminali e sulle loro strutture, si presentano sparse e difficilmente utilizzabili in modo organico. Da qui l'idea di creare un database comune basato su fonti aperte...". Mentre ascoltavo la descrizione dell'OCO, ripensavo alle difficoltà che avevo incontrato mentre cercavo di risalire alle responsabilità dei protagonisti dell'Operazione Uranio Impoverito. Avevo impiegato tre anni solamente per consolidare i rapporti con gli altri ricercatori sparsi per il mondo, per raccogliere il materiale necessario alla prima denuncia che avevo fatto ai NAS di Milano. Chissà, se avessi conosciuto prima l'OCO... Decisi quindi di iscrivermi all'associazione e versai la modesta quota al Giannakopulos. Nel frattempo continuavo a raccogliere materiale per questo libro e, per qualche tempo, non mi interessai più della cosa. Un bel giorno Nicolas mi chiama e mi dice che... l'OCO è stato condannato da un tribunale di Ginevra! Cosa era successo? Tra il novembre 2001 ed il gennaio 2002, era stato pubblicato un rapporto: "Rapporto n. 1: reti di partecipazioni economiche, commerciali e finanziarie di persone e società arabe e saudite in Svizzera: Al-Taqwa, Sico, Bin Mahfouz, Al-Saud, Bin Laden ("RAPPORT NO 1: RESEAUX DE PARTICIPATIONS ECONOMIQUES, COMMERCIALES ET FINANCIERE DE PERSONNES ET SOCIETES ARABES ET SAOUDIENNES EN SUISSE: AL-TAQWA, SICO, BIN MAHFOUZ, AL-SAUD, BIN LADEN"). Yeslam Bin Laden, fratellastro di Osama Bin Laden, aveva sporto una specie di denuncia per diffamazione il 28 gennaio 2003 presso il Tribunale di Ginevra, assieme alla Saudi Investment Company SICO S.A. e alla Avcon Business Jets Geneva S.A., tutti residenti in Rue Lefort 2, a Ginevra. Il 5 maggio 2003, il Tribunale di prima istanza di Ginevra aveva dato ragione a Bin Laden ed aveva condannato l'OCO a sospendere la pubblicazione del rapporto nonché a 200.000 franchi svizzeri di multa (Causa n. C/1639/2003-14, sentenza JTPI/5537/2003). L'Osservatorio ha nel frattempo presentato opposizione. Ma Yeslam Bin Laden non si era limitato a questo: aveva anche tentato di brevettare il nome "Bin Laden" ad evitare evidentemente che venisse utilizzato in articoli, libri o altro. Per fortuna, in quel caso, la sua richiesta non venne accettata dalle autorità federali elvetiche. Bisogna tuttavia notare che, sulla stampa e sui media in generale, televisione compresa, stranamente questi fatti non hanno trovato particolare rilevanza. E non certo perché gli organi di "informazione" non ne siano stati informati. Non vi pare un po' strano?


mercoledì 21 settembre 2011

IL BUDGETISMO


BUDGETISMO E DECLINO MENTALE
IL BUDGETISMO
Il budgetismo è un fattore che sta profondamente trasformando e reindirizzando la gestione aziendale, la gestione degli enti pubblici (stato compreso), la gestione della vita delle singole persone. Riscrive i fini, le priorità, le tavole di valori, le regole comportamentali.
Il budgetismo consiste nell’anteporre a ogni altra cosa il perseguimento del massimo risultato finanziario possibile nel bilancio dell’anno in corso: massimo del profitto o anche pareggio di bilancio o minimo del deficit. Senza considerazione per il medio e per il lungo termine. Per la sostenibilità.
I governi dei paesi democratici e i consigli di amministrazione anche di grandissime corporations ragionano e decidono secondo il budgetismo. Se vi sono livelli di vero potere, nei quali si fa programmazione con ottica di medio e lungo termine, al disopra del budgetismo, ebbene, quei livelli non sono visibili, sono dietro porte chiuse. Oppure sono i governi forti, come quello cinese o russo. O anche i direttori delle banche centrali, che operano protetti dal diritrto di segretezza e di criptazione.
Così vediamo gli stati e gli altri enti pubblici incalzati dal rating e dagli spread,  protesi a far quadrare i conti, a conseguire il pareggio di bilancio, o la riduzione del deficit, con ogni mezzo, anche spostando artificiosamente le uscite sugli anni a venire,  e considerando solo l’anno in corso o al massimo il seguente, passando sopra alla considerazione dell’apparato produttivo, delle infrastrutture, dell’economia reale, del rilancio, dell’ambiente, del territorio, della ricerca, della scuola, dell’università… di tutto ciò che attiene al medio-lungo periodo. Facile immaginare la cultura politica e di governo che tutto ciò produce.
Nelle aziende, i managers sono pagati in base al risultato di bilancio, anno per anno; quindi tendono a massimizzare gli utili ad ogni costo e con ogni mezzo. E questo loro interesse converge con quello degli azionisti, che vogliono massimizzare i dividendi, anno per anno. E la borsa premia questa politica perché, quanto migliori sono i risultati di bilancio, quanto maggiori i dividendi, anno per anno, tanto più sale il titolo. I managers degli investitori istituzionali privilegiano di conseguenza gli investimenti in titoli che danno il massimo guadagno nell’anno in corso o nel successivo, anche se si può prevedere che i loro sottostante esploda negli anni seguenti (mutui subprime). E ciò incoraggia le banche e le società finanziarie a produrre siffatti titoli e a prestare a soggetti di dubbia o nulla solvibilità, che però sottoscrivano alti tassi. D’altra parte, l’azienda o il soggetto pubblico che non segue il budgetismo si espone a perdite di credito bancario e di quote di mercato.
Quindi da un lato drastici tagli su investimenti, spese di formazione del personale, di ricerca, di impianto (l’investimento, soprattutto quello di alta tecnologica, si ammortizza in molti anni, quindi non fa budget). Dall’altro lato, spingere al massimo le vendite, talora anche verso chi si sa che non potrà pagare (mutui subprime), le dismissioni, le privatizzazioni (per il settore pubblico).
Il personale viene selezionato e formato secondo due criteri: a)che costi il meno possibile; b)che venda il più possibile. Così il promotore finanziario, di banca o no, diviene un esperto non di finanza e nel consigliare, ma di vendita, ossia nel persuadere i potenziali clienti a comperare fondi, indici, azioni, obbligazioni, pac. O a sottoscrivere prestiti. I prodotti spinti dalla direzione sono quelli che portano soldi alla banca direttamente (obbligazioni della banca), quelli di cui la direzione si deve liberare perché prossimi a scoppiare (bond argentini, ad esempio), quelli che sono stati confezionati per dare un alto ricavo upfront alla banca (li comperi a valore nominale 100, ma subito dopo quotano 95 – dove 5 è stato il profitto upfront della banca). Oppure altri prodotti, ancora più ingegnerizzati, che hanno commissioni occulte e che “stringono” il cliente progressivamente.
Questo sistema si sposa con l’aspettativa, comune soprattutto tra i giovani, di guadagno facile e rapido senza previo iter culturale e formativo: la vendita, specialmente se effettuata attraverso canali pre-struttueati come la banca, l’assicurazione, il franchising, non necessita di preparazione culturale, di studi o approfondimenti, ma prevalentemente di capacità manipolatorie, di abilità nel colloquio di vendita. Il venir meno dellas professionalità nell’ambiente lavorativo si inserisce in un quadro di generale appiattimento mentale, molto più grave qualitativamente dello scadimento scolastico, perché più profondo del livello culturale, in quanto interessa quello cognitivo. Anche il pubblico, i compratori-consumatori, agisce sempre più in modo acritico – e ciò assicura che i risultati per il budget continuino ad arrivare.
Quanto sopra, mutatis mutandis, si applica alla vendita di ogni prodotto o servizio. A ogni settore commerciale. Il dipendente-venditore poco o nulla sa del prodotto, di come è confezionato, di economia, insomma di tutto il retrostante. Sa come vendere. Quando lo sa. Se non raggiunge il budget, viene rimpiazzato. Egli è riconosciuto in rapporto all’obiettivo fissato dal budget. Anno per anno. Brevissimo termine. Massima aggressività. Vive in un ambiente che pensa, lavora, sente, valuta secondo questa semplice regola. Una regola che non è solo teorica o psicologica, ma molto pratica: chi non è capace di raggiungere il budget in breve perde il posto, il reddito. Quindi l’esigenza di vendere, alimentata dall’istinto di sopravvivenza, prende il sopravvento su tutto: sull’etica, sugli affetti, sulla salute, sulla famiglia, sugli amici, sulla dignità. Di recente, poco prima dei crolli in borsa, una nota banca con una circolare ha invitato i propri dipendenti a contattare amici e parenti dicendo loro: “Per favore, vieni a comperare i prodotti di investimento della mia banca, fallo per me!”. Tutto esiste, è rilevato, è misurato, in quanto strumento di ricavi. Perciò le persone sono equiparate alle cose, alle merci e ai beni strumentali: elementi del ciclo moltiplicativo del denaro.
L’uomo dunque viene ristrutturato a fondo dal budgetismo: ottica di brevissimo termine, subordinazione di ogni considerazione al risultato di cassa, autostima regolata dal risultato finanziario. Eh già, come potrebbe alla lunga l’autostima (il senso del valore di sé, della vita, etc.) restare basata su valori che contrastano col perseguimento del risultato, da cui dipende il posto di lavoro, il reddito, la sopravvivenza? Il supporto dell’autostima si regola su ciò che consente la sopravvivenza. E’ l’interiorizzazione (la trasformazione in “valori”) di ciò con cui di adattiamo e sopravviviamo nella lotta per la vita.
Però non è solo quello. Quello è solo una sua metà – grosso modo. L’altra metà dell’autostima, del senso del valore della propria vita, della sopportabilità della vita, ha un’altra origine. Arriviamoci con un passaggio. La coscienza della condizione umana – mortalità, malattia, solitudine, impotenza, sofferenza, ingiustizia, vecchiaia, malattia – è paralizzante. In base alla ragione applicata ai dati empirici, la vita non vale la pena, è male, è una scala di pollaio. Il bilancio della vita umana è negativo. Il dio Sileno, costretto da Eracle a rivelare quale sia il massimo bene per l’uomo, risponde “non nascere o, se nato, morire quanto prima”. Il Buddha insegna che la vita è, come tale, sofferenza. Da sempre, l’uomo si difende su un fronte contro il tempo, la fame, le belve, i nemici; sull’altro, contro il devastante e paralizzante effetto della consapevolezza della condizione umana. Si difende, reagisce, con miti, con fedi, con riti, con metafisiche, con distrazioni, con droghe, con l’arte, la musica, la poesia, con la lotta anche estrema per ideali. Crea così una percezione di valore esistenziale. O blocca la percezione del disvalore. E, per farlo, sviluppa l’ingegno, l’introspezione, la propria vita emotiva e spirituale.
L’equilibrio umano è dato dalla dialettica, dalla composizione vettoriale di queste sue due attività: l’attività volta a risolvere i problemi pratici, l’attività economica, di ottenimento del necessario materiale attraverso lo scambio (lavoro, commercio); e l’attività volta a rendere accettabile la vita e a generare fini, traguardi, mete. Due diversi, continui processi di adattamento – l’uno esterno, l’altro interno – che formano l’uomo mentalmente produttivo, evolutivo, ed equilibrato (il costruttore di culture e civiltà), ossia non svuotato sulle attività di scambio, né collassato in sterili trip mentali. Che sarebbero due modi diversi di alienarsi o annullarsi. Noi tutti conosciamo esempi di persone sognatrici, che vivono interamente collassate, assorbite in un mondo loro proprio di fantasie misticheggianti, e perdono il contatto con la realtà, perdono la capacità di relazione sociale fattiva. E di lavoro, di scambio. Il budgetismo produce l’esito opposto: la persona priva di mete e di identità, di valore proprio, che tende a farsi assorbire – per esigenze di sopravvivenza poste dal mercato e dalle condizioni di lavoro – interamente nella logica dei valori di scambio, del perseguimento di mezzi (il denaro, i numeri contabili) come se fossero il fine assoluto. Una persona squilibrata, instabile, che ricercherà e pagherà ausili esterni (dai corsi “formativi” allo psicofarmaco) per reggersi, per  mantenere l’adattamento al mondo.
Però una società ampiamente composta di persone di questo tipo è essa stessa sempre più fragile e, al contempo, asfittica, senza scopo. La logica del profitto realizza la sua massima attuazione e coerenza in questo sistema budgetista e finanziarizzato, ma le realizza unilateralmente, a spese e danno dell’uomo e della società umana –come se essa stessa non dipendesse dall’esistenza e dal funzionamento dell’uomo e della società umana per sussistere e per funzionare. Quindi questo sistema è insostenibile:  sembra un estremo sforzo di razionalizzazione e sopravvivenza del sistema di organizzazione sociale basato sui valori di scambio, i quali in questa fase si sono ridotti a valori finanziari, contabili, puramente numerici. Uno sforzo che si alimenta bruciando direttamente la risorsa “homo”, esaurita la quale si fatica ad immaginare spazi per ulteriori sforzi e aggiustamenti, salve radicali innovazioni bioingegneristiche. Quindi probabilmente quello presente è un ultimo o penultimo supporto, o equilibrio possibile,  prima di un collasso sistemico.
21.09.11 Marco Della Luna

Segreti di Stati - Cap.5 - Il dentista di Praga

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Capitolo V - Franz, il dentista di Praga

La storia di Franz è la storia della vita di un agente italiano reclutato dal Capitano Antonio La Bruna. Franz mi ha dato un memoriale poco prima di partire per gli USA, dove si recava per richiedere l'asilo politico. Nei giorni precedenti il nostro incontro - maggio 2003 - aveva subito due attentati: uno rivendicato dalle "BR" ed uno dal "NPC" (Nucleo Proletario Combattente).

Il memoriale di Franz

"Il termine ABUSIVO indica chi abusa di qualcuno o qualcosa: le prossime pagine dimostreranno che non è sempre così" - Franz

Scrivo queste pagine perché con la mia esperienza e la mia vita, sono venuto a conoscenza di fatti che hanno modificato, in modo profondo, l'andamento democratico del nostro Paese. Sono nato in un paese vicino a Cagliari, in Sardegna, da una famiglia medio borghese, mio padre faceva il macellaio e mia madre la casalinga. Il lavoro di mio padre, con l'aiuto di mia madre, consentiva alla mia famiglia di condurre una vita dignitosa. Io sono il più grande di sei figli, tre maschi e tre femmine. La mia vita si è svolta in modo regolare fino all'età di 17 anni, epoca in cui, all'età di 50 anni, per un infarto improvviso, morì mio padre. Questo triste avvenimento avrebbe poi condizionato la mia vita in modo pesante. Mio padre meriterebbe una storia a parte, probabilmente non potrei essere obiettivo, ma non ho mai smesso di pensare che lui fosse un uomo eccezionale! Era alto, biondo con degli splendidi occhi azzurri incredibilmente perlati di verde, credo che non dimenticherò mai quegli occhi! Nonostante avesse un buon aspetto, aveva sempre un atteggiamento burbero che al momento opportuno si trasformava in un'espressione di immensa bonarietà. Come ho detto, non potrei scrivere di mio padre senza farne l'apologia, ma devo dire che sono stato educato da lui a dei principi sani ed immutabili, quelli che io chiamo "i codici della vita": l'onestà, la lealtà, il dovere, il rispetto, il coraggio, la consapevolezza e così via. Sono i codici che spero di riuscire a trasferire ai miei due figli poiché sono convinto che siano le regole per interpretare in modo corretto la nostra vita. La morte di mio padre è stato il momento in cui la mia vita di ragazzo spensierato e allegro, finiva. Credo di essere diventato un uomo in un solo giorno. Effettivamente, le grandi responsabilità aiutano a crescere e a maturare. Mio padre mi aveva insegnato i rudimenti del suo mestiere e quindi, alla sua morte, ho dovuto prenderne il posto, sia per quanto riguarda il lavoro che per sopperire alle necessità della famiglia. Avevo ricevuto una bella eredità! Una famiglia di sette persone da mandare avanti ed un ruolo atipico: fare da padre ai miei fratelli e sorelle, e dare conforto a mia madre, vedova a 36 anni. Dovevo comportarmi da uomo maturo a 17 anni. In quel periodo frequentavo la quarta del Liceo scientifico. Ero uno studente abbastanza diligente, ero quello che io definisco "un onesto lavoratore", mai troppo brillante né troppo "frescone". Mi sembra come se i Latini avessero coniato un'espressione adatta, "in medio stat virtus", apposta per me. Lavorare e contemporaneamente studiare alle scuole superiori, avere la responsabilità di una famiglia ereditata e la responsabilità del proprio futuro, non credo sia la condizione migliore per un ragazzo di 17 anni. Ma io pazientavo, stavo anche imparando un nuovo codice: La perseveranza! Sognavo di finire il liceo e di fare l'università, di diventare un medico. Non sapevo bene come avrei dovuto fare ma ero abbastanza fiducioso. Non potevo più fare una vita spensierata, erano finite le mie passeggiate con gli amici, avevo sempre a che fare con persone più grandi di me, mi sentivo molto più grande dei miei coetanei. A scuola trattavo direttamente con i miei professori con i quali ancora oggi siamo grandi amici. Molti di loro mi hanno aiutato a studiare, a casa loro, di notte. Perché di giorno ero impegnato con il lavoro che avevo ereditato, della macelleria. Ricordo le trattative estenuanti con incalliti commercianti, le lunghe ed interminabili chiacchierate con dei vecchi allevatori che volevano vendermi le loro bestie al prezzo più alto possibile. Ho imparato molto da queste persone. Si dice che la saggezza arriva in tarda età e quindi giocoforza io ho vissuto la mia adolescenza in mezzo a questi "saggi". E la mia vita di diciassettenne? I divertimenti ? E soprattutto, le ragazze? Naturalmente non avevo tempo per corteggiare le mie coetanee. In quei tempi, in Sardegna non era così semplice e io purtroppo non avevo molto tempo da dedicare al romanticismo. Il romanticismo per me era solo un compito scolastico, un periodo storico da studiare, un brano del Manzoni. Anche su questo, dovetti fare di necessità virtù ! Il problema era piuttosto serio, andava in qualche modo risolto. Avevo quasi 18 anni e stavo conducendo una vita da quarantenne assennato. La soluzione, mio malgrado, la trovai. Come al solito vivevo una vita che non sentivo mia. Abbandonati i verdi pascoli delle mie coetanee, che avevano orari ed impegni diversi, dovetti orientarmi verso donne che non avessero limiti di orario. Vivevo più o meno come un pipistrello! Di buon mattino dovevo preparare la carne sui banchi frigoriferi, alle 8 e trenta dovevo essere a scuola. Il pomeriggio di nuovo a fare il macellaio, la sera e la notte, le trattative coi commercianti, gli studi ed un po' di spazio per i miei "romanticismi". Il pascolo, senza le mie coetanee, non era molto verde ma era molto ampio. Credo che sulla famosa crisi d'identità abbiano scritto molti volumi e ancora oggi fanno grandi discussioni, in merito, anche in televisione. Io ne sentii parlare al liceo, ai miei tempi: crisi d'identità, dialogo difficile con i genitori, scontri politici e generazionali, impegno in politica, etc. Io guardavo i miei compagni, durante le assemblee di Istituto, con una certa sufficienza. Voi credete che potessi dire qualcosa sulle crisi d'identità ed il diritto allo studio? Mi sentivo un abusivo, chi mi avrebbe garantito il diritto allo studio nelle mie condizioni? Stavo combattendo una guerra impari contro un nemico fortissimo e dovevo conquistare una posta grandissima: il pane di tutti i giorni, sia per me che per la mia famiglia. Incluso qualche accessorio che tutti i giorni la mia famiglia reclamava. Avevo una leggera impressione: i miei compagni di studi avevano più tempo di me e mi pareva che, per loro, ogni scusa era buona per evitare il normale svolgimento delle lezioni. Forse erano in "crisi d'identità" ma io ci capivo poco a questa scusa. Avrei scoperto più tardi che cosa si intende quando si usa questa frase! Credo di aver vissuto la più grande crisi d'identità del mondo! Per tutta la mia vita sono stato condannato ad occupare un posto abusivo, desiderando e volendo fortemente occuparne un altro. In quel momento facevo il macellaio ma volevo fare lo studente. Ero un macellaio abusivo ed uno studente modello, ma in realtà mi ritrovavo a fare il provetto macellaio ed ero abusivo come studente! Non posso fermarmi a disquisire su questo argomento altrimenti non posso scrivere il resto della storia, ma vedremo che questa strana crisi d'identità dominerà tutta la mia vita. Tra una crisi e l'altra, a 19 anni sono riuscito a prendere il diploma. Grande conquista! Mi sembrava di aver conquistato un traguardo. A scuola non mi facevano sconti. A nessuno importava se avevo un impegno di lavoro, se non avevo chiuso occhio di notte, se ero preoccupato. Naturalmente il programma scolastico andava svolto e le lezioni andavano studiate. Vietato ammalarsi, essere tristi o, in qualche modo, arrendersi. Mi piace il detto latino: "Volle: Posse!" I miei figli studiano latino, oggi, e mi considerano un buon professore. Comunque io continuo a fare la mia strada che ai tempi, somigliava di più ad un calvario. Mi trovavo davanti al mio sogno: iscrivermi all'università - Medicina e Chirurgia - e diventare un buon medico. Pensavo che mio padre era morto perché il medico che lo visitò era un incapace, volevo quindi diventare un medico capace. Anche oggi credo che bisognerebbe prestare un po' più di attenzione alla preparazione dei nuovi dottori. Mi iscrissi a Medicina, mi piaceva molto studiare. Non ricordo bene come feci ad acquistare i libri, ma quei soldi li considerai ben spesi e soprattutto mi stavo guadagnando il diritto allo studio di cui tanto si parlava al liceo. Gli studi di medicina non sono particolarmente difficili, bisogna avere una buona memoria ed io, grazie a Dio, credo di avere una buonissima memoria. Tutto procedeva bene: non avevo obbligo di frequenza, tutto normale per me: un giovane macellaio che di tanto in tanto va anche all'università e che vorrebbe anche finirla. Ho superato l'esame di Anatomia studiando le 8.000 pagine dei testi e senza aver mai visto prima il mio professore. All'esame il docente era sbalordito nel vedere come conoscevo bene gli organi, i muscoli, lo scheletro... grazie tante, di mattina facevo il macellaio! Il problema era un altro. Tutti coloro che hanno fatto la facoltà di medicina, sanno che non è possibile studiare e lavorare. Non si possono conciliare le due cose perché manca il tempo! Ecco di nuovo la mia crisi che si acerba in modo iperbolico. Sono uno studente in Medicina, uno studente modello, ma faccio il macellaio! Problema: con il lavoro mi mantengo agli studi: se studio non posso lavorare, se lavoro non posso studiare! Voglio fare il medico, credo di avere le qualità intellettuali per diventarlo, ma se voglio vivere devo fare il macellaio! A questa nobile professione è legato a filo doppio, il cosiddetto "pane" della mia famiglia. A quanto pare, il mio piccolo problema non aveva soluzioni. Mi ricordo ancora quando un brillantissimo neurologo mi disse, con molta professionalità ed ammirazione: "Coraggio, figliolo! Non tutti i medici sono felici, vedrà, anche i macellai stanno bene!" Non ho stima per i neurologi, credo che facciano questo tipo di studi per risolvere i loro problemi senza peraltro riuscirci, pretendendo di risolvere i problemi altrui. Mi viene in mente una parola: Utopia! Centomila di onorario, all'epoca, per tirarmi una coltellata vile e crudele. Visto che il dottore non era riuscito a consigliarmi una buona soluzione, pensai di interpellare una persona che stimo molto: me stesso. Raggiunsi una conclusione: dovevo trovare un lavoro che mi consentisse di guadagnare di più, in tempi più brevi, e quindi avrei potuto impiegare il denaro ed il tempo risparmiati, per studiare. Ma quale lavoro? Continuavo a pensare ad un lavoro onesto, non ero ancora entrato in crisi coi miei codici. In generale, quando si tratta di guadagnare più in fretta, si pensa ai cosiddetti "soldi facili", spesso sinonimo di attività illegali. Come facevo a crescere una famiglia secondo dei sani principi se stavo pensando a qualcosa di potenzialmente illecito? Passai vari mesi con questo dilemma, fino a quando qualcosa cambiò la mia vita! Adesso non potrei dire se fosse stata davvero una fortuna... Qualche ragazzo del mio paese, di tanto in tanto, ogni 4 o 5 mesi, rientrava a casa dopo essere stato all'estero. Alcuni erano miei amici e mi parlavano del loro lavoro: imbarcati su navi mercantili, con contratti di 4-5 mesi, prendevano uno stipendio di 800-900 mila lire al mese. Viaggiavano per il mondo e quando rientravano, avevano risparmiato abbastanza denaro per poter cambiare la macchina, vestirsi in modo elegante ed uscire e spendere un po' di soldi in giro. I loro racconti erano affascinanti: le ragazze, i casinò, le cose meravigliose che vedevano... Il mio cervello lavorava a mille all'ora. Sono un Sagittario ed amo viaggiare. Mi piace anche pensare ad un posto esotico, per sentirmi meglio. Tutti quei soldi potevano rappresentare una soluzione ai miei problemi, compreso quello dell'identità. Feci il libretto di navigazione in una settimana. Dopo un mese, ero a Genova per il mio primo imbarco: Ruen - New Orleans! Bene, adesso ero uno studente della facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Cagliari che faceva il mozzo a bordo di navi mercantili! A dire la verità, non ho mai fatto il mozzo: non imbarcano macellai o studenti. Feci un po' di tutto, a bordo: Giovanotto di coperta e di macchina, Piccolo di camera, garzone di cucina. Tutte qualifiche della gente di mare. Il Doctor Franz che inizia la sua carriera come mozzo! Che vita meravigliosa: immensi e sconfinati orizzonti, magnifiche città di porto, belle ragazze... e, soprattutto, la vittoria sul mio grande nemico: il tempo! Studiai l'esame di Microbiologia a bordo di una nave, durante il tempo libero. Chi ha conosciuto il professor Antonio Spamedda dell'università di Cagliari, sa che lui ha scoperto le cefalosporine, il più potente antibiotico conosciuto, credo. Ai tempi era più facile fare un bel tredici al totocalcio che superare il suo esame di microbiologia! La mia vita era cambiata radicalmente: avevo finalmente trovato il sistema per garantire un futuro alla mia famiglia ed avevo trovato il tempo da dedicare a me stesso, ai miei studi e, soprattutto, alle esigenze di un ragazzo di 20 anni. Lo stipendio era per me una manna dal cielo. A bordo mi sono sempre offerto volontario per i lavori più inconsueti e che venivano pagati a parte. Lo stipendio veniva spedito tutti i mesi a casa, da mia madre. I soldi guadagnati "extra", finivano nelle borse di certe donnine che popolano le città portuali. Non avevo altri hobby! Non sono mai stato un gran bevitore, non ho mai fatto consumo di sostanze stupefacenti, ho saputo gestire abbastanza bene tutti i vizi che regolano la vita di ogni uomo. Sono stato un po' debole con le donne, il vizio prendeva il sopravvento. Devo dire che la vita del marittimo è stata una grande palestra per me, oggi posso dire che mi sono trovato in situazioni talmente critiche che l'appoggio, anche inaspettato, di qualche bella donna mi ha spesso salvato la vita. Non posso descrivere tutte le situazioni di quel periodo, per quanto riguarda le donne: meriterebbero un compendio a parte. Voglio solo descrivere la situazione ambientale che mi ha portato a diventare un agente del controspionaggio italiano, un agente del SID, in quella struttura ultrasegreta che è stata la Gladio, la Stay-Behind italiana. Come dicevo, la mia vita procedeva abbastanza serenamente: 4 o 5 mesi da marinaio, inviando 3 o 4 milioni a casa, e 7-8 mesi da studente universitario modello. Naturalmente continuavo a dividere la mia persona tra due figure che si trovavano agli antipodi: mozzo e studente. Sempre meglio di quella macellaio-studente, ma solo in certi momenti. La vita dentro le navi non è poi così interessante come viene descritta. Si dice che i marinai abbiano una donna in tutti i porti che toccano, si parla di paesaggi inverosimili e di ineguagliabile bellezza, di incredibili situazioni, di divertimenti piccantissimi, e così via: un paradiso! Ma tutti i marinai sanno di avere non una, ma cento donne in ogni porto. Le città portuali di tutto il mondo sono perfettamente organizzate per ricevere questi uomini che dopo un mese di infiniti orizzonti, arrivano a terra affamati di tutto. Il vizio regna sovrano. Queste città forniscono di tutto: case da gioco, alcool a fiumi, prostitute per tutti i gusti e tutte le tasche, droghe le più svariate, etc. I marittimi spendono volentieri i soldi che riescono a guadagnare con i lavori straordinari, dopo un mese o due di completa astinenza. Per quanto riguarda i paesaggi da favola, feci un imbarco che durò sei mesi: New York - Aden, nel Golfo Arabo. Tutto senza scalo e circumnavigando l'Africa da Città del Capo, visto che, per fortuna, una nave di 250.000 tonnellate di stazza non può passare il canale di Suez! Tre mesi di navigazione, 5 giorni di sosta per caricare petrolio da una piattaforma, poi ancora tre mesi di navigazione. Una pacchia, immaginatevi! Io sono di carnagione scura, ma, quella volta, diventai color gamberone! Altro che abbronzatura! Dopo 5 mesi di duro lavoro, ero proprio cotto a puntino. Ma passiamo alla "assunzione". Nel 1974 ero in via Colli della Farnesina, a Roma. Stavo bevendo qualcosa al bar, quando mi avvicinarono due persone. Non li conoscevo, ma loro di me sapevano tutto, addirittura cose che nemmeno io sapevo. Uno era Antonio La Bruna che aveva l'incarico di ingaggiare persone per il SID. Lo stesso La Bruna che, poi seppi, aveva addestrato personale in Grecia durante il "Golpe dei Colonnelli". Una delle tante operazioni organizzate dalla CIA finanziata con fondi prelevati dalla contabilità nera di una banca di Cicero, nei sobborghi di Chicago. All'epoca non sapevo nemmeno cosa fosse la "Gladio". Loro mi chiesero se volessi collaborare con i servizi, mi diedero due mesi di tempo per pensarci e La Bruna mi dette un suo numero riservato. Dopo due mesi lo chiamai e mi convocò a Roma, in via XX Settembre n.8, all'ufficio "X". Lo stesso ufficio che sparì nel 1986, all'improvviso, lasciandoci tutti senza liquidazione né possibilità di ricevere una pensione. All'epoca, negli anni '70, avevo una fidanzata a Praga, loro mi offrivano un milione al mese, che in Cecoslovacchia erano una fortuna. Mi chiesero di pedinare i terroristi che, partendo dall'Italia, andavano ad addestrarsi proprio in Cecoslovacchia. Lo feci per anni, prima durante e dopo il rapimento Moro. Avevo affittato, a Praga, uno studio da un veterinario che utilizzavo come "studio dentistico", la mia copertura. I miei contatti, là, si presentavano dicendo: "Mi fa male il dente numero 12", oppure un altro numero, che era stato deciso come parola di passo. Seguivo i terroristi che partivano in macchina dall'Italia, me ne veniva prima fornito il numero di targa, la data ed il luogo da dove partivano. Una volta mi trovai a seguirne due a bordo di una Ferrari fiammante! La cosa non deve sembrare strana, Federico Umberto D'Amato, dell'UAR (Ufficio Affari Riservati), in quegli anni diceva ai giornalisti che dei brigatisti sapevamo tutto: nomi, cognomi e residenze. E che se si fosse voluto, si sarebbero potuti arrestare tutti. Proprio durante il rapimento Moro, inviai a La Bruna un telegramma segnalando la prigione dello statista DC. Scrissi in tedesco, lingua che usavo per non destare sospetti, "Gradoli Straße", Gradoli Strasse, che vuol dire: Via Gradoli. Seppi poi che La Bruna aveva fatto inoltrare a Cossiga la segnalazione. La versione ufficiale, anni dopo, fu che Cossiga non aveva trovato "via Gradoli" nello stradario di Roma, e quindi aveva pensato che si trattasse di un paese. La cosa, oggi, mi pare strana perché proprio in via Gradoli c'era un ufficio dei nostri servizi segreti. In quei drammatici giorni, successero parecchie cose strane (vedi il capitolo I), cose, direi, "sudamericane".

martedì 20 settembre 2011

Un Paese tra prostitute e sciacalli


Un Paese tra prostitute e sciacalli


L'Italia è nel mirino delle istituzioni sovra-nazionali (ovvero non elette da alcun cittadino europeo), in particolare di Standard & Poor's (S&P) e del Fondo Monetario Internazionale (FMI).
L'agenzia di rating S&P, che definisco "la prostituta finanziaria" (in compagnia delle altre due agenzie, Moody e Fitch), ha declassato il debito sovrano a breve e lungo termine portandolo da A+ ad A, e da A-1+ ad A-1. In sostanza una prostituta che si permette di reputare il proprio cliente impotente. Il declassamento, spiega S&P in un comunicato, "riflette la nostra visione di prospettive di crescita indebolita" per il Paese. 
Il FMI, lo "sciacallo dell'economia" (si nutre dei brandelli di carne rimasti delle carcasse già morte rappresentate dall'economia di certi paesi già in default), un'istituzione che invece di aiutare paesi in crisi finisce per aggravare la crisi degli stessi (oltre ad avere un sistema di votazioni esclusivamente ingiusto, che privilegia i Paesi maggiormente industrializzati), ha ben pensato di tagliare le sue stime sull'andamento del prodotto interno lordo italiano da +1,0% a +0,6% per il 2011 e da +1,3% a +0,3% per il 2012. 
Al di là dell'incompetenza dei nostri governanti (collusi e servi dell'oligarchia bancaria), siamo in pasto a usurai e burocrati e grazie a loro, da oggi, gli interessi sul debito italiano costeranno ancora di più (paghiamo già 80 miliardi di euro l'anno di interessi sul debito pubblico), poichè per rendere più "appetibili" i nostri bond sul mercato l'Italia sarà costretta ad aumentare il loro rendimento.
Non venitemi a dire che veniamo declassati perchè non c'è crescita; la mancanza di crescita non è una causa, semmai una conseguenza: l'economia vive in un contesto di sovrapproduzione, di tassazione, di evasione ed elusione...con un panorama simile che crescita economica si vuole mai auspicare? Nessuna.
Il vero problema è sempre quello che ripeto da anni ormai, ovvero lasciare la gestione della politica monetaria nella mani di istituzioni private (es. la Troika europea), invece di ripristinare la sovranità monetaria nelle mani dello Stato che provvederebbe a garantire un adeguato livello di spesa pubblica, beni e servizi necessari alla collettività, riducendo la tassazioni ai minimi termini. Solo così le imprese potrebbero respirare, aumenterebbe l'occupazione e i consumi potrebbero ripartire, mandando il Paese in crescita.
Finchè l'emissione monetaria non sarà gestita completamente dallo Stato, i tentativi di ridurre il debito, di aumentare la crescita, di offrire un adeguato livello di tassazione e di occupazione resteranno inutili. 


Signoraggio-News di oggi


A TERAMO CONVEGNO SUL SIGNORAGGIO E GIACINTO AURITI
PrimaDaNoi.it
Signoraggio bancario, moneta, crisi economica, indebitamento nazionale: fenomeni ineluttabili o no? Ci sono altre vie che quelle imposte ai cittadini ...
SEI UN IDIOTA: questo video non è per te !
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Europa: l'eclisse della ragione e della democrazia
sbilanciamoci.info
I semi della sequenza perversa che ha condotto a ciò erano stati piantati negli anni 1980, con il trasferimento del potere di signoraggio dagli stati alle ...
Antifascismo ed anticomunismo: prime idee da rottamare - Rinascita.eu
Rinascita
Perché, essendo anticapitalisti, nelle scuole di partito non parlano mai del signoraggio della moneta? A mio parere questi argomenti dovrebbero essere il ...

PRESTO CONDONI E RIFORME PER IL BENE DEL PAESE


ECONOMIA. SCILIPOTI (MRN) –  PRESTO CONDONI E RIFORME PER IL BENE DEL PAESE

ROMA, 20/09/2011: “Il condono edilizio, il condono fiscale, il condono tombale delle cartelle esattoriali Equitalia; alla mia segreteria, a centinaia ogni giorno, arrivano richieste d’informazione di cittadini e imprenditori, anche disperati, in cui mi si domanda quando questi condoni diventeranno operativi”. L’On. Domenico Scilipoti, segretario politico del Movimento di Responsabilità Nazionale, parlando in questi giorni con tantissimi cittadini che ha incontrato nelle numerose conferenze organizzate su tutto il territorio nazionale, si è reso conto che milioni di cittadini, vogliono regolarizzare la loro posizione, edilizia e fiscale, tornando a respirare, sollevati dalla strozzatura economica di cartelle esattoriali inique. “Sono fermamente convinto che la prima cosa da fare sia quella di abbattere il debito pubblico con tutti i mezzi possibili, e i condoni possono aiutare le casse dello Stato. Ritengo, inoltre, che sia anche l’ora di svecchiare il Parlamento da chi, presente da oltre 20 anni, potrebbe essere soggetto a pressioni effettuate da lobbies”. Conclude l’onorevole Scilipoti -  le superiori ragioni mi spingono ad invitare fermamente il Governo a fare presto nel varare i condoni e le riforme strutturali da me ripetutamente portati alla ribalta, per il bene dell’economia e dei cittadini italiani”.

Segreti di Stati - Cap. 4 - strage di Bologna

(Segreti di Stati - torna all'indice)

Capitolo IV - La strage di Bologna

La mattina del 2 agosto 1980, salta in un attentato la stazione di Bologna: decine di morti e feriti. Nello stesso momento, a Malta, a La Valletta, Giuseppe Zamberletti fa parte della delegazione del Governo italiano che sta firmando un accordo con il primo ministro maltese Don Mintoff, un accordo con cui si garantisce la difesa della Repubblica di Malta contro ogni attentato alla sua sovranità ed autonomia. Malta in precedenza era stato un protettorato britannico. Giuseppe Zamberletti ci scriverà sopra un libro: "La Minaccia e la Vendetta", Franco Angeli Editore, Milano, 1995. Non è il caso di riassumerne il testo, tuttavia i nostri lettori meritano di conoscere i termini esatti degli accordi sottoscritti quel giorno, affinché ognuno possa trarre le sue conclusioni. Per lo meno, a differenza dei patti bilaterali che ci legano agli USA, questi accordi bilaterali non sono segreti. La domanda è: chi si era talmente arrabbiato da fare una strage, a causa degli accordi di Malta?

Documenti siglati a Malta il 2 agosto 1980

Dichiarazione del Governo della Repubblica italiana sulla neutralità di Malta

Il Governo della Repubblica italiana
Accogliendo con soddisfazione la Dichiarazione con la quale la Repubblica di Malta ha fatto conoscere, nell'esercizio della sua sovranità, di aver assunto uno status di neutralità; Prendendo nota di tale Dichiarazione che, di concerto col Governo della Repubblica di Malta, è incorporata alla presente Dichiarazione quale sua parte integrante e il cui testo è il seguente:
Il Governo della Repubblica di Malta
Fedele alla decisione del popolo della Repubblica di Malta di porre fine a tutte le basi militari straniere dopo il 31 marzo 1979 e di contribuire alla pace ed alla stabilità della regione mediterranea mediante un mutamento del ruolo di fortezza militare, innaturale per il suo paese, in un centro di pace ed in un ponte di amicizia tra i popoli dell'Europa e del Nord Africa;
Conscio dello speciale contributo che la Repubblica di Malta può dare a questo fine, assumendo uno status di neutralità rigorosamente fondato sui principi di non allineamento;
Consapevole dell'appoggio che gli stati mediterranei europei ed arabi vicini daranno al nuovo ruolo di Malta ed a tale status di neutralità;
1. Solennemente dichiara che la Repubblica di Malta è uno stato neutrale, che intende perseguire attivamente la pace, la sicurezza ed il progresso sociale fra tutte le nazioni aderendo ad una politica di non allineamento e rifiutando di partecipare ad alleanze militari;
2. Afferma che tale status comporterà, in particolare, che:
a) non sarà consentita l'esistenza di alcuna base militare straniera sul territorio maltese;
b) non sarà consentito ad alcuna forza militare straniera di usufruire in Malta di alcuna installazione militare salvo che a richiesta del Governo di Malta e solamente nei seguenti casi:
i) nell'esercizio del diritto naturale di legittima difesa, in caso di violazione armata dello spazio sul quale la Repubblica di Malta esercita la propria sovranità; nonché quando si tratti di dare attuazione a misure decise dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;
ii) oppure quando esista una minaccia alla sovranità, indipendenza, neutralità, unità od integrità territoriale della Repubblica di Malta;
c) salvo quanto sopra detto sul territorio maltese non verrà consentito l'uso di alcuna altra installazione in Malta in maniera tale od in misura tale da condurre alla presenza in Malta di una concentrazione di forze armate straniere;
d) salvo quanto sopra detto sul territorio maltese non verrà ammesso personale militare straniero, con l'eccezione di quello che stia eseguendo o stia assistendo l'esecuzione di lavori o attività civili e con l'eccezione di personale militare tecnico, in numero ragionevole, che presti assistenza alla difesa della Repubblica di Malta;
e) i cantieri della Repubblica di Malta saranno usati per scopi civili commerciali, ma potranno anche essere usati, entro ragionevoli limiti di numero e di tempo, per la riparazione di navi militari messe preventivamente in condizioni di non combattimento oppure per la costruzione di navi; in aderenza ai principi di non allineamento, l'uso dei cantieri della Repubblica di Malta sarà negato alle navi militari delle due superpotenze;
3. Esprime la speranza che da parte di stati mediterranei vicini siano fatte, di concerto col Governo della Repubblica di Malta, Dichiarazioni analoghe per recepire la presente Dichiarazione ed assumere impegni appropriati. Il Governo della Repubblica di Malta informerà ciascuno di tali stati delle Dichiarazioni fatte da altri stati.

1. Solennemente dichiara di riconoscere e rispettare la sovranità, indipendenza, neutralità, unità ed integrità territoriale della Repubblica di Malta, e di conformarvisi sotto tutti gli aspetti.
2. Si impegna in particolare:
a) a non intraprendere alcuna azione di sorta che possa in alcun modo, direttamente o indirettamente, mettere in pericolo la sovranità, indipendenza, neutralità, unità od integrità territoriale della Repubblica di Malta;
b) a non intraprendere alcuna azione di sorta che possa in alcun modo, direttamente o indirettamente, mettere in pericolo la pace e la sicurezza della Repubblica di Malta;
c) a non prendere in alcun modo parte ad alcuna azione di tale natura;
d) a non indurre la Repubblica di Malta ad aderire ad una alleanza militare, o a firmare un accordo di questa natura, o ad accettare la protezione di un'alleanza militare.
3. Invita tutti gli altri stati a riconoscere e rispettare la sovranità, indipendenza, neutralità, unità ed integrità territoriale della Repubblica di Malta, a conformarvisi sotto tutti gli aspetti ed ad astenersi dall'intraprendere qualsiasi azione che sia incompatibile con questi principi.
4. Si impegna a consultarsi, a richiesta del Governo della Repubblica di Malta o del Governo di uno degli stati mediterranei vicini autori di una dichiarazione analoga alla presente, con i governi della repubblica di Malta e degli altri stati suddetti ogniqualvolta uno di essi dichiari che esiste una minaccia di violazione od una violazione della sovranità, indipendenza, neutralità, unità ed integrità territoriale della repubblica di Malta.
5.1. Senza pregiudizio dell'applicazione dell'articolo 35 dello statuto delle Nazioni Unite, si impegna, quando si verifichino i casi previsti nel paragrafo 2 (b) della Dichiarazione maltese, ad investire o ad informare della situazione il Consiglio di sicurezza;
5.2. Si impegna altresì ad adottare, previa consultazione con gli stati suddetti, su richiesta della Repubblica di Malta, nei casi ed alle condizioni di cui al precedente paragrafo 4 della Dichiarazione italiana o nei casi di legittima difesa ed alle condizioni previste dall'articolo 51 dello statuto delle Nazioni Unite, ogni altra misura, non esclusa l'assistenza militare, che giudicherà necessaria per far fronte alla situazione.

6. Si riserva il diritto, nel caso ritenga che si siano prodotti cambiamenti che alterino sostanzialmente la neutralità della Repubblica di Malta, quale è prevista dalla Dichiarazione sopra riportata del Governo della Repubblica di Malta, di richiedere che abbiano luogo a tale riguardo consultazioni tra esso e i governi della Repubblica di Malta e altri paesi mediterranei vicini autori di una Dichiarazione analoga alla presente, e se, a seguito di tali consultazioni, ritenga che non sia assicurato il mantenimento della neutralità di Malta, può decidere di cessare di essere vincolato dalla presente Dichiarazione. Tale decisione sarà notificata alla Repubblica di Malta ed agli altri stati interessati.

Dichiarazione del Governo della Repubblica di Malta sulla neutralità di Malta

Il Governo della Repubblica di Malta
Fedele alla decisione del popolo della Repubblica di Malta di porre fine a tutte le basi militari straniere dopo il 31 marzo 1979 e di contribuire alla pace ed alla stabilità della regione mediterranea mediante un mutamento del ruolo di fortezza militare, innaturale per il suo paese, in un centro di pace ed in un ponte di amicizia tra i popoli dell'Europa e del Nord Africa;
Conscio dello speciale contributo che la Repubblica di Malta può dare a questo fine, assumendo uno status di neutralità rigorosamente fondato sui principi di non allineamento;
Consapevole dell'appoggio che gli stati mediterranei europei ed arabi vicini daranno al nuovo ruolo di Malta ed a tale status di neutralità;
1. Solennemente dichiara che la Repubblica di Malta è uno stato neutrale, che intende perseguire attivamente la pace, la sicurezza e il progresso sociale fra tutte le nazioni aderendo ad una politica di non allineamento e rifiutando di partecipare as alleanze militari;
2. afferma che tale status comporterà, in particolare, che:
a) non sarà consentita l'esistenza di alcuna base militare straniera sul territorio maltese;
b) non sarà consentito ad alcuna forza militare straniera di usufruire in Malta di alcuna installazione militare salvo che a richiesta del Governo di Malta e solamente nei seguenti casi:
i) nell'esercizio del diritto naturale di legittima difesa, in caso di violazione armata dello spazio sul quale la Repubblica di Malta esercita la propria sovranità; nonché quando si tratti di dare attuazione a misure decise dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;
ii) oppure quando esista una minaccia alla sovranità, indipendenza, neutralità, unità od integrità territoriale della Repubblica di Malta;
c) salvo quanto sopra detto sul territorio maltese non verrà consentito l'uso di alcuna altra installazione in Malta in maniera tale od in misura tale da condurre alla presenza in Malta di una concentrazione di forze armate straniere;
d) salvo quanto sopra detto sul territorio maltese non verrà ammesso personale militare straniero, con l'eccezione di quello che stia eseguendo o stia assistendo l'esecuzione di lavori o attività civili e con l'eccezione di personale militare tecnico, in numero ragionevole, che presti assistenza alla difesa della Repubblica di Malta;
e) i cantieri della Repubblica di Malta saranno usati per scopi civili commerciali, ma potranno anche essere usati, entro ragionevoli limiti di numero e di tempo, per la riparazione di navi militari messe preventivamente in condizioni di non combattimento oppure per la costruzione di navi; in aderenza ai principi di non allineamento, l'uso dei cantieri della Repubblica di Malta sarà negato alle navi militari delle due superpotenze;
3. Esprime la speranza che da parte di stati mediterranei vicini siano fatte, di concerto col Governo della Repubblica di Malta, Dichiarazioni analoghe per recepire la presente Dichiarazione ed assumere impegni appropriati. Il Governo della Repubblica di Malta informerà ciascuno di tali stati delle Dichiarazioni fatte da altri stati.

Protocollo relativo all'assistenza finanziaria, economica e tecnica tra la Repubblica italiana e la Repubblica di Malta

Il Governo della Repubblica d'Italia
Il Governo della Repubblica di Malta
Animati dal desiderio di intensificare i loro rapporti amichevoli e di cooperare allo sviluppo reciproco ed alla sicurezza della loro regione hanno concordato quanto segue:

Articolo 1 - Il Governo della Repubblica italiana si impegna a fornire al Governo della Repubblica di Malta per un periodo di cinque anni a partire dal 1979 un contributo finanziario dell'ammontare di dodici milioni di dollari Usa all'anno.

Articolo 2 - Al fine di favorire e promuovere il progresso economico e sociale di Malta, il Governo della Repubblica italiana concederà, secondo le procedure di cui alla legge n. 38 del 9 febbraio 1979, al Governo della Repubblica di Malta un credito finanziario agevolato di quindici milioni di dollari Usa, destinato a progetti di sviluppo da individuare di comune accordo.

Articolo 3 - Nel quadro della collaborazione tra i due paesi, il Governo della Repubblica italiana contribuirà allo sviluppo economico e sociale, tecnico e culturale di Malta con la realizzazione di programmi di cooperazione, di cui alla legge della Repubblica italiana n. 38 del 9 febbraio 1979, per un ammontare di almeno quattro milioni annui di dollari Usa, da utilizzare entro il 1983. Mentre lo status dei cooperanti italiani a Malta e dei borsisti maltesi in Italia sarà garantito da apposite intese, il Governo della Repubblica di Malta assicurerà ogni opportuna collaborazione ai componenti organi italiani, affinché essi siano posti in grado di dare corso agli adempimenti di cui alla legge menzionata nel precedente capoverso.

Articolo 4 - Sarà provveduto da parte del Governo della Repubblica di Malta, in relazione a ciascun versamento del contributo finanziario previsto dall'articolo 1 del presente protocollo, a far pervenire al Governo della Repubblica italiana le indicazioni più appropriate circa le opere pubbliche ed i programmi economico-sociali di sviluppo, finanziati nel corso dell'anno col contributo predetto. Il Governo della Repubblica di Malta provvederà del pari a fornire, in relazione all'utilizzazione dei finanziamenti di cui al precedente articolo 2, la documentazione relativa ai singoli progetti o programmi tendenti a favorire ed a promuovere il progresso economico e sociale di Malta.

Articolo 5 - Allo scopo di facilitare la realizzazione degli obiettivi del presente protocollo, sarà costituita una Commissione mista, i cui membri saranno designati dai rispettivi ministri degli affari esteri. La Commissione si riunirà alternativamente a Malta ed in Italia almeno una volta all'anno ed ogni qualvolta lo si riterrà necessario.

Articolo 6 - Le modalità di attuazione del presente protocollo saranno regolate in base ad apposite intese concluse dagli organi tecnici dei due paesi.

Milano, 17 settembre: “Il Cantiere”, un centro Anti-Sociale

Il Bisbetico, 19 settembre 2011



“Il Cantiere” un centro Anti-Sociale


Cronistoria del boicottaggio dell’antibanks day del 17 Settembre 2011 

    L’antibanks day doveva essere una giornata mondiale di protesta contro le banche ed il debito pubblico, così anche in Italia come in tante altre piazza di tutto il mondo la protesta viene accolta e l’organizzazione inizia dopo le vacanze estive; dell’organizzazione fanno parte alcuni gruppi di facebook che per la prima volta (e forse anche l’ultima) provano a collaborare per il bene comune di un intero paese. L’organizzazione procede senza intoppi, gli invitati sono di tutto rispetto:
-          Avv. Pimpini, esperto di proprietà giuridica dell’Euro oltre che esser stato prima allievo poi collaboratore infine avvocato del professor Giacinto Auriti fondatore dell’università di Teramo e scopritore del valore indotto della moneta.
-          Domenico Longo, direttore del giornale “L’altra voce” oltre che organizzatore della manifestazione a Roma contro Equitalia e promotore della raccolta firme per la cancellazione del debito pubblico
-          Salvatore Tamburro, esperto di economia e scrittore
-          Cosimo Massaro, scrittore
-          Giulietto Chiesa, che tutti conosciamo per la battaglia che porta avanti contro le banche
-          Monni Ovadia, regista
La scaletta della manifestazione è stilata e tutti i partecipanti sono ben contenti di vedere sul palco personaggi di questo calibro, provenienti da strade politiche differenti ma con un unico scopo, la denuncia del signoraggio bancario.

 Arriviamo al 5 di Settembre, il cosiddetto “Centro Sociale Cantiere” occupa piazza Affari all’insaputa di tutti, con bandiere del sindacato USB ben in vista, d'altronde il giorno dopo, 6 Settembre, ci sarà lo sciopero generale indetto dalla CGIL, che come avete letto in questo post, non ha assolutamente preso posizione contro le banche e contro il sistema bancario. La pubblicità per il centro sociale è ottima, visibilità su giornali e tv. Dato che hanno deciso di fare questa azione, io come organizzatore mi reco nella piazza e lascio tutti i miei recapiti per poter organizzare una protesta che possa esser comune, nei giorni a seguire nessuno si fa sentire.

Passano i giorni e così arriviamo al 13 Settembre, 4 giorni prima della manifestazione e qui inizia l’operazione di boicottaggio da parte del Cantiere, a Milano in piazza dei Mercanti si tiene un’assemblea che ha il solo scopo organizzativo e non decisionale dato che la scaletta e il manifesto sono stati stilati e approvati da tempo, purtroppo non è così i “ragazzi” del Cantiere si presentano ad inizio assemblea in 5 tutti intenzionati a spostare l’attenzione sulla derivazione politica di alcuni relatori, tra cui Domenico Longo (ex di Forza Nuova) e l’avvocato Pimpini (tacciato di esser fascista solo perché avvocato di Auriti); inizia l’assemblea e cerco di introdurre il tema della manifestazione che è il signoraggio bancario e non la derivazione politica di alcuni relatori che sono invitati come esperti per portare le loro conoscenze ad un’intera piazza e forse ad un’intera città, vengo subito aggredito verbalmente e accusato di difendere dei fascisti, dopo di me parlano altre persone e guardacaso sono tutti “ragazzi” del Cantiere che usano la parola fascista e antifascista a ripetizione, quasi come il presidente del consiglio usa la parola comunista, così facendo riescono a piegare la mente già debole dei presenti all’assemblea che di colpo diventano tutti partigiani del ’45 e urlano e gridano per cacciare i fascisti dalla “loro” Milano, ma non finisce qui. Questi “autonomi” muniti tutti di Blackberry cominciano un giro di telefonate e pian piano piazza Mercanti si riempie di ragazzi che sembrano tutti uguali, quasi in divisa, e così in una convulsa e focosa assemblea si arriva ad un voto, molte persone impaurite dalle grida e dalle minacce verbali dei “Cantieristi” nei mie confronti e non solo abbandonano l’assemblea o si astengono dal voto per paura di essere identificati come fascisti perché questo è quello che fanno i “Cantieristi” se non sei d’accordo con loro sei fascista. Arriviamo al momento del voto, il centro sociale ormai ha in mano le redini dell’assemblea, non solo a livello verbale ma anche come numero, sono in netta maggioranza anche se alla domanda “Quanti sono del cantiere?” molti furbastri non alzano la mano per far sì che la votazione non venga farsata, si autovotano e così decidono di eliminare i due relatori, i più esperti in materia grazie al grido Antifascista, le povere pecorelle si fanno ingannare e votano per l’eliminazione. Questo è un atteggiamento molto grave per chi si vuole definire democratico, ovvero decidere in 23 per una manifestazione con 1500 partecipanti iscritti, non è possibile decidere anche per gli altri ma ormai hanno preso i monopolio e nessuno si azzarda a dire nulla per pura di ripercussioni fisiche, dato che sono molto bravi a minacciare sia verbalmente che fisicamente, lo voglio ribadire perché il sottoscritto è stato minacciato più volte sia al telefono sia in piazza.
Torno a casa e con me la mia ragazza, delusi amareggiati e tristi per ciò a cui abbiamo assistito e cominciamo un tam tam su facebook per denunciare l’accaduto, ovviamente il popolo di facebook si schiera dalla nostra parte ma quelli del Cantiere continuano con le loro urla “fascisti!” anche su facebook.

Passano pochi giorni, i relatori cominciano a contattare il sottoscritto e la sua ragazza (altra organizzatrice) dicendo che avevano dubbi sulla loro partecipazione, noi facciamo di tutto per garantire la presenza di tutti ma purtroppo perdiamo l’avvocato Pimpini che intelligentemente pensa al bene della manifestazione e non alla sua figura, un grande esempio di umanità. Le discussioni impazzano sulla rete e ovviamente si alzano anche i toni, ma rimane tutto lì.

E’ il 17 mattina, partiamo da casa mia in 5 verso piazza Affari, carichissimi e vogliosi di portare le nostre conoscenze a tutti, nonostante l’assenza dell’avvocato. Giungiamo in piazza verso le 9:30 della mattina e appena mettiamo piede all’interno della stessa ecco che un foltissimo gruppo di “Cantieristi” ci si para di fronte intimandoci di abbandonare la piazza e che se non l’avessimo fatto ci avrebbero buttato fuori con la forza. A questo punto la situazione rischia di degenerare, decido di parlare con la Digos che nel giro di pochissimo tempo ci da l’autorizzazione per utilizzare la centralissima piazza Fontana, dove possiamo continuare nel nostro intento, fare informazione sul signoraggio bancario. Allestiamo la piazza come possiamo e in maniera frettolosa, purtroppo colti così all’improvviso dobbiamo arrangiarci alla beneinmeglio. Nonostante la scarsa organizzazione riusciamo a raccogliere più di 400 firme per la cancellazione del debito pubblico, ma soprattutto riusciamo a perseguire il nostro scopo far parlare tutti i relatori. Per primo parla Chiesa, con un bell’intervento sulla sovranità monetaria, poi interviene Domenico Longo che spiega per bene il signoraggio bancario e così via tutti gli altri: Salvatore, Cosimo e anche Marzariol di Giustizia Monetaria. Finiti gli interventi è successa una cosa bellissima, ci siamo seduti tutti in terra ed abbiamo cominciato a ragionare sulle SOLUZIONI e non sui problemi, è stato fantastico vedere i passanti fermarsi ed ascoltare o partecipare attivamente.

E in piazza Affari cosa succede? Lì la manifestazione no ha scopo informativo sul signoraggio ma sull'antifascismo, con cartelli che occupano tutta la piazza, inoltre è invitata una signora anziana su sedia a rotelle a parlare di ciò che ha passato nei campi di concentramento, sarà anche lodevole sentir parlare questa vecchina, ma magari in un'altra occasione, ma il Cantiere vuole questo, portare la discussione su altro, sulla guerra tra poveri e capitalisti invece che spiegare alle persone come si crea il debito...Contenti loro...la piazza conta pochissime persone e quasi tutte appartenenti al Centro Sociale. Giunge voce di scontri e di violenze (ma questo non posso ancora confermarlo). 

In piazza Fontana la chiacchierata va avanti fino che il temporale non ci sorprende ma non ci diamo pervinti e ci spostiamo sotto i portici e aspettiamo Moni Ovadia altro invitato all’antibanks che ci raggiunge, ha le idee un po’ confuse sul signoraggio, glielo spieghiamo e ci promette che tra 3 mesi ci ricontatterà per darci ritorno sul suo approfondimento.

Mentre piazza affari si svuota dato che la sera allo stadio di Milano c’è una partita di calcio e al Cantiere c’è un concerto, piazza Fontana non  si ferma e i pochi superstiti vanno tutti insieme a mangiare poi si salutano e si danno appuntamento al prossimo incontro.

Riflessione: dato che il Cantiere ci ha tenuto così tanto a boicottare la manifestazione un dubbio mi sorge: hanno un affitto da pagare chi li aiuterà in questo? Un partito di estrema sinistra oppure una banca? Li ho visti con ogni sorta di computer all’ultimo grido, può un Centro Sociale che si definisce autonomo permettersi tutto questo? Oltretutto, secondo voi com’è possibile che siano riusciti ad occupare un palazzo di un’agenzia di rating in 7 persone senza che nessuno li fermasse oltretutto facendosi filmare in diretta?!?!? Possibile davvero?!?! Quello che vedete nel video è Leon il "capoccia" del Cantiere, colui che ha rivolto minacce a chiunque! Secondo me c’è sicuramente qualcuno che tira i fili di questi gioppini che si credono nuovi rivoluzionari solo perché indossano una maglietta rossa con la falce e il martello.

In tutto questo devo ringraziare, tutti i relatori presenti in piazza, tutti i partecipanti ma soprattutto e per una volta mi sembra doveroso farlo, ringraziare la Digos che ha permesso il pacifico svolgimento della manifestazione e oltertutto ha anche partecipato attivamente alle discussioni. Lo spirito di unione di intenti era vivo in quella piazza e sono molto felice di aver promosso una manifestazione che potrebbe essere il primo mattoncino per una Milano finalmente diversa, senza più padroni e senza più schiavi, solo popolo pronto a ribaltare il sistema in maniera pacifica e determinata.  

Dato che la diatriba si è svolta intorno a queste due parole ricordiamo la loro definizione:
Fascismo: Secondo l'ideologia fascista, una nazione sarebbe una comunità che richiede dirigenza forte, identità collettiva e la volontà e capacità di esercitare la violenza per mantenersi vitale. Per l'ideologia fascista la cultura è creata dalla società nazionale collettiva, dando luogo ad un rifiuto dell'individualismo; il fascismo nega inoltre l'autonomia di gruppi culturali o etnici che non sono considerati parte della nazione fascista e che rifiutano di essere assimilati: questo in tutte le realizzazioni storiche del fascismo è stato applicato nei confronti di minoranze etniche o religiose, in particolare quella ebraica. L'ideologia fascista sostiene l'idea di uno Stato a partito unico e vieta qualunque opposizione al partito stesso.
   Comunismo: Dall'aggettivo latino commūnis (comune, pubblico, che appartiene a tutti, ma anche neutrale, imparziale, equilibrato), anch'esso di molteplice significato, il termine comunismo è stato variamente interpretato nel corso della storia, spesso portando a situazioni politicamente conflittuali tra differenti visioni dello stesso. In senso strettamente politico il termine è stato impiegato nel XIX secolo come sinonimo di socialismo, anche precedentemente all'utilizzo fattone da Marx.
I regimi del socialismo reale che si sono affermati nel corso del XX secolo, hanno quasi sempre invariabilmente perseguitato tutti i comunisti non allineati all'assolutismo del regime. Le pratiche comuniste sono presenti nel corso degli eventi della storia umana, ben prima che l'uso del termine privilegiasse l'accezione prevalentemente marxista dello stesso.



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