COMUNICATO STAMPA
INCHIESTA EURIBOR: PM RUGGIERO (PROCURA TRANI), CHIEDE DI INTERROGARE (TRAMITE ROGATORIE) I BANCHIERI DI DEUTSCHE BANK, BARLCLAYS,HSBC ED ALTRI 7 MANAGER GIA’ INDAGATI DELLA CITY. MANIPOLAZIONE EURIBOR COINVOLGE 2,5 MILIONI FAMIGLIE ITALIANE,CON DANNI STIMATI IN CIRCA 3 MILIARDI DI EURO. MARTEDI 18.2.2014, UDIENZA AGENZIE RATING FITCH S&P.
Dopo le denunce penali presentate da Adusbef e Federconsumatori, raccolta dalla Procura di Trani per la manipolazione dell’Euribor, il Pm Michele Ruggiero ha presentato richieste di rogatorie (di cui viene informato il ministero di Grazia e Giustizia italiano), alle autorità giudiziarie straniere di Francia, Germania ed Inghilterra, con specifici atti di citazione delle persone coinvolte nell' inchiesta e di fissare il calendario degli interrogatori.
Nei prossimi giorni infatti partiranno alla volta di Francia, Germania e Gran Bretagna, i quesiti che la procura di Trani vuole vengano posti nel corso dell' interrogatorio ai testimoni (in prevalenza general manager delle banche) e ai 7 indagati, tutti trader della city londinese che, tra il 2007 ed il 2009, avrebbero manipolato il mercato perché -secondo l' accusa- anziché comunicare alle 17 di ogni giorno il tasso di interesse al quale le banche primarie si scambiavano il denaro, si sarebbero messi d' accordo per alterare il valore di quel tasso.
La richiesta di rogatoria internazionale ed i quesiti preparati dal Pm Michele Ruggiero e dagli ufficiali della Guardia di Finanza delegati a seguire l’indagine sulla presunta manipolazione del tasso Euribor, che coinvolge una quarantina tra testimoni ed indagati di banche nazionali internazionali, arriveranno entro fine mese sul tavolo dei magistrati degli uffici giudiziari che hanno sede a Francoforte per la Deutsche Bank, a Londra per la Barclays, a Parigi e Londra per la Hsbc.
Il Pm Ruggiero, che aveva ascoltato nei mesi scorsi alcuni esponenti importanti delle banche italiane, che partecipano al fixing dell’Euribor, potrebbe partecipare agli interrogatori dei colleghi magistrati francesi, tedeschi ed inglesi, in qualità di osservatore, dal cui esito potrebbero arrivare ulteriori elementi utili per l' inchiesta che vede coinvolte circa 2,5 milioni di famiglie italiane (in particolare con prestiti e mutui), danneggiati per circa 3 miliardi di euro.
Dall’esito dell’ inchiesta penale, dipenderà in gran parte l’avvio di una class action in sede civile, che Adusbef e Federconsumatori potrebbero presentare contro le banche, dopo che si sono costituite parte civile al processo penale per manipolazione dei mercati finanziari a carico dei top manager delle agenzie di rating FITCH e S&P e Fitch, la cui udienza dinanzi al Gup del tribunale di Trani sulle richieste di rinvio a giudizio, riprenderà martedi 18 febbraio alle ore 9,30.
Elio Lannutti (Adusbef) – Rosario Trefiletti (Federconsumatori)
Roma,14.2.2014
Scopri la storia nascosta e i piani che manipolano la finanza e il potere globale.
sabato 15 febbraio 2014
venerdì 14 febbraio 2014
Zanardi, un altro morto targato Bankitalia
VENETO SVENATO - LE BANCHE SOSPENDONO I FIDI, E L’EDITORE ZANARDI S’IMPICCA IN AZIENDA DOPO AVERE MESSO IN CASSA INTEGRAZIONE ANCHE LE FIGLIE…
La Zanardi editoriale nel giro di pochi anni è passata da 300 a 110 dipendenti - A portare la società al declino sarebbero stati i debiti, ma anche alcuni errori di gestione, tra gli altri una liquidazione molto dispendiosa di due soci per un totale di circa 800 mila euro…
Alice D'Este per "il Fatto Quotidiano"
Ha provato di tutto per salvare la sua azienda ma nessuno l'ha ascoltato, se le banche non gli avessero revocato i fidi non sarebbe finita così".
È un grido di dolore che si mescola a un j'accuse quello di Maria, dipendente da 15 anni della Zanardi editoriale che ieri, assieme ai colleghi, quando è arrivata in ufficio si è trovata di fronte alla tragedia. Giorgio Zanardi, 74 anni, titolare e fondatore assieme al fratello Rodolfo dell'azienda Zanardi editoriale, si è ucciso. Soffocato dai debiti, preoccupato per i dipendenti, distrutto dalla sensazione di non riuscire a fare più nulla per cambiare il destino della sua azienda non ce l'ha fatta.
"Non c'è nessun avvenire" ha scritto nel breve biglietto che ha lasciato e in cui spiegava in poche parole le ragioni del suo gesto. E si è impiccato. A trovarlo ieri mattina è stato il capo reparto dell'azienda, che ha subito allertato il Suem. Quando i paramedici sono intervenuti, però, per Giorgio Zanardi non c'era più nulla da fare.
"Da giorni era taciturno, ma noi non avevamo il coraggio di chiedergli nulla, ci sembrava di mettere solo il dito nella piaga - dice Maria - nessuno di noi, però, gli ha mai fatto pesare questa situazione. Nemmeno quando ci è capitato di non prendere lo stipendio negli ultimi mesi. Per tutti noi lui è sempre stato come un padre, trattava tutti con molto rispetto, eravamo una grande famiglia. Quando c'è stato il primo periodo di difficoltà e ha dovuto attivare la cassa integrazione, ha messo le sue due figlie che lavoravano da noi nei ranghi dei cassintegrati, per dimostrare a tutti che non faceva differenze".
Nei racconti dei dipendenti c'è molto dolore, ma anche rabbia. Che non si stempera con il passare delle ore. La situazione dell'azienda, già grave, sarebbe precipitata infatti a novembre, quando le banche hanno deciso la revoca dei fidi, per un totale di 2 milioni di euro. "Non c'era più liquidità, non si riusciva più a comprare il materiale - spiega Maria - ha dovuto mandare indietro commesse a clienti importanti. Non aveva altra scelta. Ha provato di tutto, ha fatto appelli a chiunque, anche ai parlamentari del nostro territorio, ma tanto nessuno gli ha mai risposto".
La Zanardi editoriale faceva libri di grande qualità per case editrici francesi come Hachette, Flammarion e Larousse, per la Rizzoli di New York, per la casa tedesca Taschen. Ma era in difficoltà economica da tempo. "Tutto è cominciato nel 2006 - spiega Marcello Malerba della Slc Cgil, che si occupa a livello sindacale dell'azienda - prima c'è stata l'unificazione dei due stabilimenti di Maniago e di Padova, poi la nomina dell'amministratore unico per provare a far tornare i conti".
L'azienda che nel giro di pochi anni è passata da 300 a 110 dipendenti, aveva infatti nominato dal 7 gennaio 2014 Mario Grillo amministratore unico per provare a far tornare i conti. "L'ho sentito per l'ultima volta lunedì - ha detto Mario Grillo - era molto avvilito per la montagna di debiti dell'impresa".
A portare la Zanardi editoriale al declino sarebbero stati i debiti, ma anche alcuni errori di gestione, tra gli altri una liquidazione molto dispendiosa (e difficilmente comprensibile) di due soci per un totale di circa 800 mila euro, circa due anni fa. Ma gli eventi sarebbero precipitati solo dopo la revoca dei fidi. "Il 9 gennaio era stato presentato il concordato preventivo al Tribunale di Padova, ma nonostante questo non sono stati riaperti i crediti bancari - spiega Malerba - e tutto è piombato nell'incertezza. Sembrava non ci fossero più vie d'uscita".
Un'incertezza che Giorgio Zanardi non è riuscito a reggere. Come lui, negli ultimi anni, in Veneto sono stati in tanti. E altrettanti ci sono andati vicino. In 19 mesi di attività il servizio anti suicidi della Regione ha ricevuto 1137 telefonate.
"Ancora una tragedia, ancora un lutto, ancora una perdita che, come tutte le altre, provoca dolore, sconforto e rabbia - ha detto ieri anche Luca Zaia, Presidente della Regione Veneto - il nome di Zanardi si aggiunge al troppo lungo elenco delle vittime di questa crisi che non è solo economica, è molto peggio: è la nostra società nel suo insieme che sta vivendo uno dei momenti storici più drammatici di sempre e per uscirne è indispensabile che uno Stato e un governo distratti da beghe di segreterie politiche comincino a pensare ai problemi reali".
Intanto nella sede della Zanardi editoriale gli impiegati sono in ufficio, accanto al telefono. "Stiamo qui - dice Maria mentre scoppia in lacrime - cosa vuole che facciamo? Stiamo qui, come si fa in tutte le famiglie. Nei momenti buoni e nelle tragedie".
giovedì 13 febbraio 2014
USCITA DALL'EURO, DALL'UE E DALLA NATO
www.resistenze.org - pensiero resistente - dibattito teorico - 09-02-14 - n. 485
Carmelo Suárez * | unidadylucha.es
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolarehttp://www.resistenze.org/sito/te/pe/dt/pedteb09-013982.htm
09/02/2014
L'Unione Europea (UE) è la forma storico-concreta che adotta la dittatura del capitale in Europa come sovrastruttura politica più adeguata all'avanzato processo di concentrazione e centralizzazione del capitale, in questo inizio del XXI secolo.
Il capitale monopolista - figlio del processo di concentrazione e centralizzazione del capitale inerente alla formazione socio-storica capitalista - necessita di espandere in modo irrefrenabile le proprie capacità di espansione e crescita, per controllare mercati di dimensioni maggiori e per muoversi in grandi aree con tutte le possibili strutture che necessita la sua ingombrante dimensione, per estrarre il plusvalore a una massa sempre più numerosa della classe operaia e divorare le altre frazioni più deboli di questi stessi monopoli e altri soggetti più arretrati dell'accumulazione capitalista. Lo scontro, è quindi, tra una élite molto ridotta e decine di milioni di operai e operaie che non hanno nulla da guadagnare da questo progetto imperialista. Nemmeno le lotte inter-imperialiste apportano qualcosa in favore della situazione della classe operaia, nessuna delle frazioni del capitale monopolistico smetterà di sottomettere la classe operaia ad un sempre crescente sfruttamento, perché risponde alla loro antisociale logica interna.
Le borghesie imperialiste, nel ventesimo secolo, hanno scatenato due guerre mondiali che hanno costretto la classe operaia ad andare sul campo di battaglia - con oltre sessanta milioni di morti -, portando bandiere diverse per difendere le frontiere delle proprie classi dominanti, adesso - convertite in oligarchie imperialiste fortemente monopoliste - adottano come simbolo unitario del loro progetto uno straccio blu con stelle gialle dei trofei che hanno incorporato alla loro logica di accumulazione e rapina. L'Unione Europea è, senza dubbio, un progetto politico ed economico guidato dalla frazione oligarchica europea, per favorire esclusivamente i propri interessi di classe.
L'adozione della moneta unica, per un certo numero di paesi, risponde a questa logica del capitale monopolistico. La politica monetaria è sotto il controllo assoluto delle istituzioni dell'UE dell'euro, sottraendo agli Stati incorporati le capacità di gestire la propria politica monetaria per le proprie esigenze nazionali. Sono i rappresentanti del capitale monopolistico che dettano le politiche che si adattano ai grandi monopoli, in istanze sempre più aliene dalla base sociale necessariamente integrata in questo progetto.
A questa logica classista - che è quella che impone la sua legge nella UE - si è cercato di "collocare" una Costituzione - nel 2005 - per cercare di imitare il processo storico che diede forma agli Stati nazionali nel XIX secolo, cercando con essa di dargli un abito formalmente democratico. Questo tentativo è risultato un fallimento clamoroso e adesso nessuno parla di questo tentativo patetico. La grande differenza con il processo ottocentesco - che il capitale monopolistico non ha apprezzato in questa occasione - è che in quella precedente fase storica la creazione degli Stati nazionali attrasse una varietà di classi sociali, oggettivamente interessate a liquidare le vecchie strutture ancorate al decrepito feudalesimo, in quanto quel processo era, senza dubbio, un processo modernizzatore e di progresso storico. Ma la grande differenza è che in questa fase, il progetto imperialista dell'UE, quello che rappresenta è la strategia esclusiva di questa élite molto ridotta, che può solo esercitare il proprio potere basato sullo sfruttamento e l'oppressione sociale della grande maggioranza (classe operaia e settori popolari). Si tratta, chiaramente, di un processo che non progredisce in alcuna modernizzazione del progetto capitalista - impossibile già da molto tempo - ma mira a consolidare e modellare la perpetuazione del dittatoriale potere borghese nella fase di decadenza del sistema capitalista; fase sempre più diseguale, antisociale e violenta. Pertanto, il blocco dirigente ha molte difficoltà ad articolare le alleanze sociali e politiche che danno supporto alle loro strategie principali.
L'UE - in termini reali - è diretta dai grandi monopoli dell'energia, delle comunicazioni, dell'industria, del capitale finanziario, dell'alimentazione, della produzione e vendita di armi, ecc. Così si esprime, in forma palese, lo scontro tra gli interessi delle élite legate al capitale monopolistico ed una ampia base sociale e sottomessa allo sfruttamento brutale e all'aumento della povertà, senza nessuna opzione di futuro all'interno del sistema capitalistico.
Analizzando il processo storico, dalla metà del XX secolo, possiamo vedere come il progressivo processo di concentrazione e centralizzazione del capitale in Europa (sempre incrementato dalle successive crisi del sistema capitalista e come necessità di superamento delle stesse) va associato alla presa di decisioni politiche, che cercano di creare un nuovo quadro di dominazione su misura alle esigenze di questo capitale monopolistico: CECA (1951), CEE (1957), Accordi di Maastricht (1992), Trattato di Lisbona (2009), ecc.
Tutte queste iniziative politiche sono state realizzate - nonostante la rappresentanza politica dei monopoli non smetta di cercarlo - senza un sostegno sociale collettivo abbastanza sufficiente per dargli radici e legittimazione sociale. Eufemisticamente, i promotori del progetto, dicono che "tra la popolazione c'è molta indifferenza per l'UE".
Il trionfo della controrivoluzione in URSS e in altri paesi che stavano costruendo il Socialismo, nei primi anni novanta del secolo scorso, ha liberato le forze del capitalismo - senza il freno che supponeva il blocco socialista-, che si sono lanciate freneticamente per cercare di recuperare il tempo perso. Così si sono accelerate le condizioni per la tempesta perfetta che porta alla débâcle della crisi attuale.
Nello scenario della crisi del capitalismo - scoppiata nell'estate 2007 - tutti i fattori di mancanza di coesione interna del progetto dell'UE si acutizzano. L'oligarchia, scatena una brutale guerra contro la classe operaia, attaccando tutti i diritti che essa considerava conquistati e senza ritorno, aumentando il tasso di sfruttamento della forza lavoro in maniera brutale e sottopone ad un impoverimento estremo milioni di lavoratori e lavoratrici (un esercito di riserva di quasi trenta milioni di operai e operaie senza lavoro nell'UE). L'abisso esistente tra la minoranza dell'élite oligarchica da un lato e la classe operaia e i settori popolari dall'altro, si allarga ulteriormente. Lo spazio per il consenso e il patto sociale si restringe al minimo, si acutizza lo scontro nella lotta di classe e uno spettro torna a aggirarsi per l'Europa; tutte le forze della vecchia Europa si sono unite in una santa alleanza per esorcizzare questo spettro: Merkel, Hollande, Rajoy, Cameron, Tsipras...
La classe operaia torna con forza nello scenario della storia - scenario che mai aveva lasciato, anche se alcuni credevano il contrario - e ritorna a sollevarsi nello scontro capitale-lavoro. Se ieri - nell'artificiale fase espansiva durata quattordici anni -, il capitale ha ammortizzato la lotta di classe, oggi - nella fase acuta dell'attuale scoppio della crisi- si acutizzano le contraddizioni e la classe operaia comincia a riorganizzare le sue forze per il contrattacco. Aumentano gli scioperi e la combattività degli stessi. La battaglia ideologica tra le forze opportuniste e quelle rivoluzionarie assume forza. La pace sociale viene gradualmente messa all'angolo dalle posizioni più combattive della classe.
La classe operaia e gli strati popolari, cominciano a comprendere che nell'UE non hanno nulla a che fare.
Ma la classe operaia ha un cammino chiaro: questo cammino si chiama USCITA DALL'EURO, DALL'UE E DALLA NATO. Quanto prima la classe operaia inizia questo percorso con determinazione, tanto prima si avvicinerà la fine del capitalismo, prima giungeremo al POTERE OPERAIO e al SOCIALISMO-COMUNISMO. Che non ci distraggano gli opportunisti del PSE (Cayo Lara, Alexis Tsipras, Pablo Iglesias), discepoli di Berstein e della sua banda, che abbiamo fretta di arrivare e ne abbiamo tutta l'intenzione.
Il Partito Comunista prepara le sue file per l'offensiva e chiama la classe operaia ad unirsi per la battaglia decisiva, in cui l'unico finale non può che essere la vittoria.
* Segretario Generale del Partito Comunista dei Popoli di Spagna (PCPE)
L'Unione Europea è la dittatura dei monopoli
Carmelo Suárez * | unidadylucha.es
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolarehttp://www.resistenze.org/sito/te/pe/dt/pedteb09-013982.htm
09/02/2014
L'Unione Europea (UE) è la forma storico-concreta che adotta la dittatura del capitale in Europa come sovrastruttura politica più adeguata all'avanzato processo di concentrazione e centralizzazione del capitale, in questo inizio del XXI secolo.
Il capitale monopolista - figlio del processo di concentrazione e centralizzazione del capitale inerente alla formazione socio-storica capitalista - necessita di espandere in modo irrefrenabile le proprie capacità di espansione e crescita, per controllare mercati di dimensioni maggiori e per muoversi in grandi aree con tutte le possibili strutture che necessita la sua ingombrante dimensione, per estrarre il plusvalore a una massa sempre più numerosa della classe operaia e divorare le altre frazioni più deboli di questi stessi monopoli e altri soggetti più arretrati dell'accumulazione capitalista. Lo scontro, è quindi, tra una élite molto ridotta e decine di milioni di operai e operaie che non hanno nulla da guadagnare da questo progetto imperialista. Nemmeno le lotte inter-imperialiste apportano qualcosa in favore della situazione della classe operaia, nessuna delle frazioni del capitale monopolistico smetterà di sottomettere la classe operaia ad un sempre crescente sfruttamento, perché risponde alla loro antisociale logica interna.
Le borghesie imperialiste, nel ventesimo secolo, hanno scatenato due guerre mondiali che hanno costretto la classe operaia ad andare sul campo di battaglia - con oltre sessanta milioni di morti -, portando bandiere diverse per difendere le frontiere delle proprie classi dominanti, adesso - convertite in oligarchie imperialiste fortemente monopoliste - adottano come simbolo unitario del loro progetto uno straccio blu con stelle gialle dei trofei che hanno incorporato alla loro logica di accumulazione e rapina. L'Unione Europea è, senza dubbio, un progetto politico ed economico guidato dalla frazione oligarchica europea, per favorire esclusivamente i propri interessi di classe.
L'adozione della moneta unica, per un certo numero di paesi, risponde a questa logica del capitale monopolistico. La politica monetaria è sotto il controllo assoluto delle istituzioni dell'UE dell'euro, sottraendo agli Stati incorporati le capacità di gestire la propria politica monetaria per le proprie esigenze nazionali. Sono i rappresentanti del capitale monopolistico che dettano le politiche che si adattano ai grandi monopoli, in istanze sempre più aliene dalla base sociale necessariamente integrata in questo progetto.
A questa logica classista - che è quella che impone la sua legge nella UE - si è cercato di "collocare" una Costituzione - nel 2005 - per cercare di imitare il processo storico che diede forma agli Stati nazionali nel XIX secolo, cercando con essa di dargli un abito formalmente democratico. Questo tentativo è risultato un fallimento clamoroso e adesso nessuno parla di questo tentativo patetico. La grande differenza con il processo ottocentesco - che il capitale monopolistico non ha apprezzato in questa occasione - è che in quella precedente fase storica la creazione degli Stati nazionali attrasse una varietà di classi sociali, oggettivamente interessate a liquidare le vecchie strutture ancorate al decrepito feudalesimo, in quanto quel processo era, senza dubbio, un processo modernizzatore e di progresso storico. Ma la grande differenza è che in questa fase, il progetto imperialista dell'UE, quello che rappresenta è la strategia esclusiva di questa élite molto ridotta, che può solo esercitare il proprio potere basato sullo sfruttamento e l'oppressione sociale della grande maggioranza (classe operaia e settori popolari). Si tratta, chiaramente, di un processo che non progredisce in alcuna modernizzazione del progetto capitalista - impossibile già da molto tempo - ma mira a consolidare e modellare la perpetuazione del dittatoriale potere borghese nella fase di decadenza del sistema capitalista; fase sempre più diseguale, antisociale e violenta. Pertanto, il blocco dirigente ha molte difficoltà ad articolare le alleanze sociali e politiche che danno supporto alle loro strategie principali.
L'UE - in termini reali - è diretta dai grandi monopoli dell'energia, delle comunicazioni, dell'industria, del capitale finanziario, dell'alimentazione, della produzione e vendita di armi, ecc. Così si esprime, in forma palese, lo scontro tra gli interessi delle élite legate al capitale monopolistico ed una ampia base sociale e sottomessa allo sfruttamento brutale e all'aumento della povertà, senza nessuna opzione di futuro all'interno del sistema capitalistico.
Analizzando il processo storico, dalla metà del XX secolo, possiamo vedere come il progressivo processo di concentrazione e centralizzazione del capitale in Europa (sempre incrementato dalle successive crisi del sistema capitalista e come necessità di superamento delle stesse) va associato alla presa di decisioni politiche, che cercano di creare un nuovo quadro di dominazione su misura alle esigenze di questo capitale monopolistico: CECA (1951), CEE (1957), Accordi di Maastricht (1992), Trattato di Lisbona (2009), ecc.
Tutte queste iniziative politiche sono state realizzate - nonostante la rappresentanza politica dei monopoli non smetta di cercarlo - senza un sostegno sociale collettivo abbastanza sufficiente per dargli radici e legittimazione sociale. Eufemisticamente, i promotori del progetto, dicono che "tra la popolazione c'è molta indifferenza per l'UE".
Il trionfo della controrivoluzione in URSS e in altri paesi che stavano costruendo il Socialismo, nei primi anni novanta del secolo scorso, ha liberato le forze del capitalismo - senza il freno che supponeva il blocco socialista-, che si sono lanciate freneticamente per cercare di recuperare il tempo perso. Così si sono accelerate le condizioni per la tempesta perfetta che porta alla débâcle della crisi attuale.
Nello scenario della crisi del capitalismo - scoppiata nell'estate 2007 - tutti i fattori di mancanza di coesione interna del progetto dell'UE si acutizzano. L'oligarchia, scatena una brutale guerra contro la classe operaia, attaccando tutti i diritti che essa considerava conquistati e senza ritorno, aumentando il tasso di sfruttamento della forza lavoro in maniera brutale e sottopone ad un impoverimento estremo milioni di lavoratori e lavoratrici (un esercito di riserva di quasi trenta milioni di operai e operaie senza lavoro nell'UE). L'abisso esistente tra la minoranza dell'élite oligarchica da un lato e la classe operaia e i settori popolari dall'altro, si allarga ulteriormente. Lo spazio per il consenso e il patto sociale si restringe al minimo, si acutizza lo scontro nella lotta di classe e uno spettro torna a aggirarsi per l'Europa; tutte le forze della vecchia Europa si sono unite in una santa alleanza per esorcizzare questo spettro: Merkel, Hollande, Rajoy, Cameron, Tsipras...
La classe operaia torna con forza nello scenario della storia - scenario che mai aveva lasciato, anche se alcuni credevano il contrario - e ritorna a sollevarsi nello scontro capitale-lavoro. Se ieri - nell'artificiale fase espansiva durata quattordici anni -, il capitale ha ammortizzato la lotta di classe, oggi - nella fase acuta dell'attuale scoppio della crisi- si acutizzano le contraddizioni e la classe operaia comincia a riorganizzare le sue forze per il contrattacco. Aumentano gli scioperi e la combattività degli stessi. La battaglia ideologica tra le forze opportuniste e quelle rivoluzionarie assume forza. La pace sociale viene gradualmente messa all'angolo dalle posizioni più combattive della classe.
La classe operaia e gli strati popolari, cominciano a comprendere che nell'UE non hanno nulla a che fare.
Ma la classe operaia ha un cammino chiaro: questo cammino si chiama USCITA DALL'EURO, DALL'UE E DALLA NATO. Quanto prima la classe operaia inizia questo percorso con determinazione, tanto prima si avvicinerà la fine del capitalismo, prima giungeremo al POTERE OPERAIO e al SOCIALISMO-COMUNISMO. Che non ci distraggano gli opportunisti del PSE (Cayo Lara, Alexis Tsipras, Pablo Iglesias), discepoli di Berstein e della sua banda, che abbiamo fretta di arrivare e ne abbiamo tutta l'intenzione.
Il Partito Comunista prepara le sue file per l'offensiva e chiama la classe operaia ad unirsi per la battaglia decisiva, in cui l'unico finale non può che essere la vittoria.
* Segretario Generale del Partito Comunista dei Popoli di Spagna (PCPE)
mercoledì 12 febbraio 2014
Anche i poteri forti contro Napolitano
12FEB 14
I mandanti e il “sicario”: perché le grandi lobby scaricano Napolitano
Ora tocca a Napolitano. Le accuse che sono emerse nelle ultime ore sono nuove? Niente affatto. Il Giornale le denunciò in tempo reale e un quotidiano come La Stampa ne parlò in un prudentissimo ma preciso retroscena. Chi ora parla di “non scoop” tecnicamente ha ragione. In realtà torto; perché se lo scrive Alan Friedman, ovvero un giornalista anglosassone tutt’altro che ostile all’establishment, con il supporto di interviste a Mario Monti, Carlo De Benedetti, Romando Prodi – videoregistrate e dunque non equivocabili – e con la vetrina simultanea di due grandi testate come il Corriere della Sera e il Financial Times, la notizia prende un altro peso e, come avvenuto con Di Pietro, diventa una Verità; non più un sospetto, ma un fatto mediaticamente incontestabile.
E dunque coloro che tendono a relativizzare o addirittura ridicolizzare lo scoop sbagliano. Le leggi della comunicazione sono inequivocabili e ben note sia a Friedman che ai navigati interlocutori che si sono concessi al suo microfono. Lo scandalo c’è ed è colossale.
Sa di licenziamento. Già, ma per mano di chi? Del Parlamento e del popolo italiano? Macché, questa è democrazia e la democrazia si sa non è più di moda. Il vero potere risiede altrove – nell’establishment europeista, transnazionale e finanziario – e si esercita in altre maniere, meno desuete, eppure molto efficaci, in quanto fondate non sul consenso elettorale, bensì sul controllo delle leve che determinano il destino dei popoli e dei Paesi. Dunque: la moneta, il debito pubblico, la possibilità di imporre leggi al di sopra dei Parlamenti nazionali e di dettar legge attraverso organismi sovranazionali, naturalmente privi di sovranità popolare. Non è questo il mondo in cui viviamo? Un mondo in cui i governi non hanno quasi più poteri, i parlamenti non riescono a legiferare e in cui la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e naturalmente l’Unione europea hanno poteri soverchianti?
La sensazione, sgradevolissima ma temo veritiera, è che la vicenda di Napolitano sia “cosa loro” ovvero che risponda a logiche e modalità che sfuggono al comune cittadino e che finiscono per ingannare anche quei politici che, avendo capito dove risiede il vero potere, lo corteggiano nella speranza di essere cooptati.
E alcuni ci riescono. Giorgio Napolitano, naturalmente. Ma anche Gianfranco Fini, la cui svolta antiberlusconiana si manifestò dopo la sua partecipazione alla Convenzione europea, ovvero al consesso che nella prima metà degli anni Duemila era stato incaricato di elaborare la Costituzione europea. Lì, Gianfranco, l’allievo prediletto di Almirante e uomo dai radicati valori della destra nazionalista, capì chi comanda davvero. E svoltò rinnegando se stesso e diventando strumento nella lotta contro Berlusconi, uno che l’élite non ha mai sopportato.
Giorgio Napolitano ha seguito lo stesso percorso. Leggendo “Il tramonto dell’euro” di Alberto Bagnai, troverete riportato un bellissimo discorso in Parlamento in cui Napolitano prevedeva, con straordinaria lungimiranza, le devastazioni che avrebbe provocato la moneta unica. Poi, però, Napolitano divenne europarlamentare. E la sua visione cambiò drasticamente. Di quell’uomo oggi non c’è più traccia.
Come Gianfranco, anche Giorgio pensava di essere arrivato, di appartenere a pieno titolo alla super élite transnazionale. Entrambi si sentivano intoccabili; non capivano, però, che le logiche di quell’establishment sono diverse da quelle dei partiti, che le loro leggi, non scritte, sono implacabili e, soprattutto, che non tutti i membri sono uguali. Al suo interno c’è chi conta di più (come Draghi senza dubbio) e chi di meno (come quasi tutti i politici italiani); chi sa e chi non sa; chi viene cooptato nel girone divino e chi, pur partecipando, resta ai margini.
Ecco, Napolitano apparteneva alla seconda categoria. E ora che non serve più o forse semplicemente perché ha deluso, viene abbandonato a se stesso. Con modalità che sono proprie di quegli ambienti, usando come sicario un giornalista americano, che di nome fa Alan e di cognome Friedman.
Nullità di prodotti bancari e finanziari che fanno riferimento all’Euribor
Elio Lannutti:
TRUFFA EURIBOR: CHISSA' PERCHE' ANCHE L'OTTIMA ANTITRUST SI ASSOPISCE, PER NON DISTURBARE I LOSCHI AFFARI DI BANCHE E BANCHIERI CENTRALI, CRIMINALI SERIALI ! ADUSBEF ORGANIZZERA' CLASS ACTION EURIBOR FRAUDOLENTO
«In data 6 ottobre 2011, Adusbef inviò tramite il suo vice-presidente avv. Antonio Tanza», un «esposto all’Antitrust (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato)» dal seguente tenore: «Oggetto: sulla nullità per violazione della normativa antitrust (Legge n. 287/1990) dei prodotti bancari e finanziari che facciano riferimento all’Euribor. Adusbef, Associazione Difesa Consumatori e Utenti Servizi Bancari Finanziari Assicurativi e Postali, in persona del suo rappresentante legale (…) rappresentato ai fini del presente atto dall’Avv. Antonio Tanza, del Foro di Lecce, domiciliato in Roma alla via Farini n. 62, chiede all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato di valutare se, ai sensi della Legge n. 287 del 10/10/1990, i prodotti bancari e finanziari aventi come parametro di riferimento il tasso Euribor come base per il pagamento dell’interesse violino la normativa antitrust (cfr. art. 2, comma 2, lett. a), Legge n. 287 del 10/10/1990). In particolare, Adusbef ritiene che la rilevazione di un parametro di riferimento (Euribor, Libor, ecc.) ad opera di un’associazione tra banche possa considerarsi quale intesa tra imprese (bancarie) che abbiano per oggetto o per l’effetto di impedire, restringere o falsare in maniera consistente il gioco della concorrenza all’interno del mercato nazionale o in una sua parte rilevante, anche attraverso attività consistenti nel: “a) fissare direttamente o indirettamente i prezzi d’acquisto o di vendita ovvero altre condizioni contrattuali (…). Come avremo modo di dimostrare nel corso della successiva esposizione, numerose banche italiane, venendo meno alla diligenza professionale che dovrebbe caratterizzare la loro attività, hanno utilizzato nei contratti di mutuo (ma anche future, derivati, swap, ecc.) proposti ai clienti un tasso di interesse avente come parametro di riferimento il tasso euribor. Facendo così, l’aumento e la variazione dei tassi è direttamente demandato ad un “sindacato” di banche che di fatto fa il prezzo e modifica un elemento essenziale del contratto. L’Euribor (Euro Interbank Offered Rate) è un tasso interbancario di riferimento diffuso giornalmente dalla Federazione Bancaria Europea (European Banking Federation) come media ponderata dei tassi di interesse ai quali le Banche operanti nell’Unione Europea cedono i depositi in prestito. La pubblicazione del tasso è demandata a un’associazione internazionale – non-profit – di diritto belga fondata nel 1999 – la Euribor-EBF – con sede in Bruxelles. I suoi membri sono le associazioni bancarie nazionali degli Stati membri dell’Unione Europea della c.d. Euro Zona. La Federazione Bancaria Europea – per sua stessa ammissione – è la voce degli interessi privatistici di oltre 5.000 banche europee in 31 diversi paesi europei. La Federazione è di fatto un “sindacato” sovranazionale di diritto privato (“To be the voice of European banks”) e di tutela di parte degli interessi delle banche europee, senza alcuna funzione pubblica o di indirizzo dell’interesse pubblico degli utenti bancari, né tantomeno di partecipazione degli stessi con funzione di controllo. L’Euribor in particolare è composto da una “media” giornaliera delle quotazioni fornite su 13 “scadenze” da un insieme (attualmente) di 44 banche della zona euro (le cosiddette “banche di riferimento”), quale determinazione autonoma di una posta contabile, definita giornalmente quale media di voci stabilite dalle banche aderenti, senza alcun controllo superiore, come indicato dall’European banking federation (…). L’Euribor è utilizzato come parametro di indicizzazione dei mutui a tasso variabile. L’indice Euribor funge da parametro di riferimento per i tassi da applicare comunque a molti altri prodotti, tra cui diversi strumenti derivati, quali i mutui, i future, gli swap e i forward rate agreement, ecc. Ricordiamo (…) che la Legge n. 287 del 10/10/1990 – “Norme per la tutela della concorrenza e del mercato – ANTITRUST” – stabilisce all’art. 2 (Intese restrittive della libertà di concorrenza): 1. Sono considerati intese gli accordi e/o le pratiche concordati tra imprese nonché le deliberazioni, anche se adottate ai sensi di disposizioni statutarie o regolamentari, di consorzi, associazioni di imprese ed altri organismi similari. 2. Sono vietate le intese tra imprese che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare in maniera consistente il gioco della concorrenza all’interno del mercato nazionale o in una sua parte rilevante, anche attraverso attività consistenti nel: a) fissare direttamente o indirettamente i prezzi d’acquisto o di vendita ovvero altre condizioni contrattuali; b) impedire o limitare la produzione, gli sbocchi, o gli accessi al mercato, gli investimenti, lo sviluppo tecnico o il progresso tecnologico; c) ripartire i mercati o le fonti di approvvigionamento; d) applicare, nei rapporti commerciali con altri contraenti, condizioni oggettivamente diverse per prestazioni equivalenti, così da determinare per essi ingiustificati svantaggi nella concorrenza; e) subordinare la conclusione di contratti all’accettazione da parte degli altri contraenti di prestazioni supplementari che, per loro natura o secondo gli usi commerciali, non abbiano alcun rapporto con l’oggetto dei contratti stessi. 3. Le intese vietate sono nulle ad ogni effetto. Tale norma è senza alcun dubbio applicabile alle intese tra banche. Infatti, l’art. 20 della Legge n. 287/1990 disponeva che “Nei confronti delle aziende ed istituti di credito l’applicazione degli articoli 2, 3, 4 e 6 spetta alla competente autorità di vigilanza”. Tale competenza funzionale è adesso non più sussistente, nell’abrogazione dell’articolo citato.?L’applicazione del tasso Euribor contrasta espressamente con la Legge n. 287/1990, la quale vieta le intese tra imprese (anche bancarie) che abbiano per oggetto o per l’effetto di impedire, restringere o falsare in maniera consistente il gioco della concorrenza all’interno del mercato nazionale o in una sua parte rilevante, anche attraverso attività consistenti nel: “a) fissare direttamente o indirettamente i prezzi d’acquisto o di vendita ovvero altre condizioni contrattuali; (…) 3) Le intese vietate sono nulle ad ogni effetto”. L’Euribor quale “accordo” tra le imprese bancarie diretto a fissare direttamente o indirettamente il prezzo del proprio servizio è la principale condizione contrattuale dei mutui a tasso variabile e di altri prodotti offerti al pubblico dalle banche. La nullità di un tale patto, “ad ogni effetto”, conseguirebbe espressamente dall’applicazione della normativa antitrust (Legge 287/1990). Il prodotto a cui sia collegato non potrebbe quindi produrre nessun effetto tutelato dalla legge. Tale nullità potrebbe essere rilevata d’ufficio o comunque eccepita dall’utente bancario. Per le ragioni su esposte Adusbef Onlus, Associazione Difesa Consumatori e Utenti Servizi Bancari Finanziari Assicurativi e Postali, chiede che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato: 1) voglia accertare e dichiarare l’esistenza di una violazione dell’art. 2, comma 2, lettera a) della legge n. 287 del 1990; 2) voglia inibire alle banche italiane l’utilizzo dei su esposti contratti di mutuo, in quanto ingannevoli nei confronti del consumatore, assumendo, inoltre, i provvedimenti più idonei ed opportuni per eliminarne gli effetti; 3) considerata la sussistenza dei motivi d’urgenza, insiti anche nella particolare diffusione di tali contratti riferibili per loro stessa natura alla generalità dei consumatori, intervenga comunque cautelativamente per sospenderne provvisoriamente la promozione di ulteriori contratti che facciano riferimento al parametro Euribor»;
da qualche giorno i mercati finanziari sono stati di nuovo scossi da un nuovo scandalo legato alla “finanza malata”, ovvero comportamenti opportunistici di manager e banchieri volti a lucrare denaro senza tener conto delle possibili conseguenze negative per l’economia reale, ovvero a danno di famiglie, risparmiatori, imprese e Governi. La manipolazione dei tassi interbancari è finalmente venuta a galla, nonostante sia stata praticata da anni. Sulla base del dossier in mano all’americana CFTC (Commodity Futures Trading Commission), il tasso più manipolato è stato soprattutto l’Euribor. Si tratta del tasso interbancario di riferimento per l’area euro. Se al Libor sono legati 350.000 miliardi di dollari di derivati su tassi e 10.000 miliardi di prestiti e mutui (dati di fine 2011), all’Euribor – oltre ad un gigantesco ammontare per i mutui – sono legati prodotti derivati per 220.000 miliardi di dollari. La CFTC ha spiegato come veniva manipolato il tasso, facendo riferimento alle e-mail di alcuni operatori in derivati intercettate nella sede di Barclays. Secondo la CFTC, come si apprende dall’articolo pubblicato su “Economiaweb” del 10 luglio 2012, «alcuni operatori senior di Barclays orchestravano le strategie di varie banche con l’obiettivo di influenzare il risultato finale dell’Euribor». Chi lavorava sui derivati «e aveva la necessità – a seconda dei giorni – di avere un Euribor elevato o basso, si coordinava con i colleghi di altre banche per fare in modo che i vari contributi inviati a Ebf (associazione bancaria non regolamentata) e a Thomson Reuters fossero nella direzione desiderata». Insomma, veniva manipolata la media finale. Tale manipolazione dei tassi consentiva a chi deteneva posizioni in derivati indicizzati all’Euribor di guadagnare o di limitare eventualmente le perdite. Il tutto chiaramente senza preoccuparsi delle conseguenze di chi, ad esempio, si trovava alle prese con il pagamento della rata mensile del mutuo. Infatti, l’Euribor è fondamentale per determinare il tasso di interesse per le rate dei mutui e dei prestiti, oltre all’andamento dei derivati su tassi. Barclays, tra le più implicate nello scandalo, ha chiuso la vertenza con la CFTC pagando una multa di 200 milioni di dollari. Ma i danni inferti ai consumatori possono essere quantificati in alcune decine di miliardi di dollari.
TRUFFA EURIBOR: CHISSA' PERCHE' ANCHE L'OTTIMA ANTITRUST SI ASSOPISCE, PER NON DISTURBARE I LOSCHI AFFARI DI BANCHE E BANCHIERI CENTRALI, CRIMINALI SERIALI ! ADUSBEF ORGANIZZERA' CLASS ACTION EURIBOR FRAUDOLENTO
«In data 6 ottobre 2011, Adusbef inviò tramite il suo vice-presidente avv. Antonio Tanza», un «esposto all’Antitrust (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato)» dal seguente tenore: «Oggetto: sulla nullità per violazione della normativa antitrust (Legge n. 287/1990) dei prodotti bancari e finanziari che facciano riferimento all’Euribor. Adusbef, Associazione Difesa Consumatori e Utenti Servizi Bancari Finanziari Assicurativi e Postali, in persona del suo rappresentante legale (…) rappresentato ai fini del presente atto dall’Avv. Antonio Tanza, del Foro di Lecce, domiciliato in Roma alla via Farini n. 62, chiede all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato di valutare se, ai sensi della Legge n. 287 del 10/10/1990, i prodotti bancari e finanziari aventi come parametro di riferimento il tasso Euribor come base per il pagamento dell’interesse violino la normativa antitrust (cfr. art. 2, comma 2, lett. a), Legge n. 287 del 10/10/1990). In particolare, Adusbef ritiene che la rilevazione di un parametro di riferimento (Euribor, Libor, ecc.) ad opera di un’associazione tra banche possa considerarsi quale intesa tra imprese (bancarie) che abbiano per oggetto o per l’effetto di impedire, restringere o falsare in maniera consistente il gioco della concorrenza all’interno del mercato nazionale o in una sua parte rilevante, anche attraverso attività consistenti nel: “a) fissare direttamente o indirettamente i prezzi d’acquisto o di vendita ovvero altre condizioni contrattuali (…). Come avremo modo di dimostrare nel corso della successiva esposizione, numerose banche italiane, venendo meno alla diligenza professionale che dovrebbe caratterizzare la loro attività, hanno utilizzato nei contratti di mutuo (ma anche future, derivati, swap, ecc.) proposti ai clienti un tasso di interesse avente come parametro di riferimento il tasso euribor. Facendo così, l’aumento e la variazione dei tassi è direttamente demandato ad un “sindacato” di banche che di fatto fa il prezzo e modifica un elemento essenziale del contratto. L’Euribor (Euro Interbank Offered Rate) è un tasso interbancario di riferimento diffuso giornalmente dalla Federazione Bancaria Europea (European Banking Federation) come media ponderata dei tassi di interesse ai quali le Banche operanti nell’Unione Europea cedono i depositi in prestito. La pubblicazione del tasso è demandata a un’associazione internazionale – non-profit – di diritto belga fondata nel 1999 – la Euribor-EBF – con sede in Bruxelles. I suoi membri sono le associazioni bancarie nazionali degli Stati membri dell’Unione Europea della c.d. Euro Zona. La Federazione Bancaria Europea – per sua stessa ammissione – è la voce degli interessi privatistici di oltre 5.000 banche europee in 31 diversi paesi europei. La Federazione è di fatto un “sindacato” sovranazionale di diritto privato (“To be the voice of European banks”) e di tutela di parte degli interessi delle banche europee, senza alcuna funzione pubblica o di indirizzo dell’interesse pubblico degli utenti bancari, né tantomeno di partecipazione degli stessi con funzione di controllo. L’Euribor in particolare è composto da una “media” giornaliera delle quotazioni fornite su 13 “scadenze” da un insieme (attualmente) di 44 banche della zona euro (le cosiddette “banche di riferimento”), quale determinazione autonoma di una posta contabile, definita giornalmente quale media di voci stabilite dalle banche aderenti, senza alcun controllo superiore, come indicato dall’European banking federation (…). L’Euribor è utilizzato come parametro di indicizzazione dei mutui a tasso variabile. L’indice Euribor funge da parametro di riferimento per i tassi da applicare comunque a molti altri prodotti, tra cui diversi strumenti derivati, quali i mutui, i future, gli swap e i forward rate agreement, ecc. Ricordiamo (…) che la Legge n. 287 del 10/10/1990 – “Norme per la tutela della concorrenza e del mercato – ANTITRUST” – stabilisce all’art. 2 (Intese restrittive della libertà di concorrenza): 1. Sono considerati intese gli accordi e/o le pratiche concordati tra imprese nonché le deliberazioni, anche se adottate ai sensi di disposizioni statutarie o regolamentari, di consorzi, associazioni di imprese ed altri organismi similari. 2. Sono vietate le intese tra imprese che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare in maniera consistente il gioco della concorrenza all’interno del mercato nazionale o in una sua parte rilevante, anche attraverso attività consistenti nel: a) fissare direttamente o indirettamente i prezzi d’acquisto o di vendita ovvero altre condizioni contrattuali; b) impedire o limitare la produzione, gli sbocchi, o gli accessi al mercato, gli investimenti, lo sviluppo tecnico o il progresso tecnologico; c) ripartire i mercati o le fonti di approvvigionamento; d) applicare, nei rapporti commerciali con altri contraenti, condizioni oggettivamente diverse per prestazioni equivalenti, così da determinare per essi ingiustificati svantaggi nella concorrenza; e) subordinare la conclusione di contratti all’accettazione da parte degli altri contraenti di prestazioni supplementari che, per loro natura o secondo gli usi commerciali, non abbiano alcun rapporto con l’oggetto dei contratti stessi. 3. Le intese vietate sono nulle ad ogni effetto. Tale norma è senza alcun dubbio applicabile alle intese tra banche. Infatti, l’art. 20 della Legge n. 287/1990 disponeva che “Nei confronti delle aziende ed istituti di credito l’applicazione degli articoli 2, 3, 4 e 6 spetta alla competente autorità di vigilanza”. Tale competenza funzionale è adesso non più sussistente, nell’abrogazione dell’articolo citato.?L’applicazione del tasso Euribor contrasta espressamente con la Legge n. 287/1990, la quale vieta le intese tra imprese (anche bancarie) che abbiano per oggetto o per l’effetto di impedire, restringere o falsare in maniera consistente il gioco della concorrenza all’interno del mercato nazionale o in una sua parte rilevante, anche attraverso attività consistenti nel: “a) fissare direttamente o indirettamente i prezzi d’acquisto o di vendita ovvero altre condizioni contrattuali; (…) 3) Le intese vietate sono nulle ad ogni effetto”. L’Euribor quale “accordo” tra le imprese bancarie diretto a fissare direttamente o indirettamente il prezzo del proprio servizio è la principale condizione contrattuale dei mutui a tasso variabile e di altri prodotti offerti al pubblico dalle banche. La nullità di un tale patto, “ad ogni effetto”, conseguirebbe espressamente dall’applicazione della normativa antitrust (Legge 287/1990). Il prodotto a cui sia collegato non potrebbe quindi produrre nessun effetto tutelato dalla legge. Tale nullità potrebbe essere rilevata d’ufficio o comunque eccepita dall’utente bancario. Per le ragioni su esposte Adusbef Onlus, Associazione Difesa Consumatori e Utenti Servizi Bancari Finanziari Assicurativi e Postali, chiede che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato: 1) voglia accertare e dichiarare l’esistenza di una violazione dell’art. 2, comma 2, lettera a) della legge n. 287 del 1990; 2) voglia inibire alle banche italiane l’utilizzo dei su esposti contratti di mutuo, in quanto ingannevoli nei confronti del consumatore, assumendo, inoltre, i provvedimenti più idonei ed opportuni per eliminarne gli effetti; 3) considerata la sussistenza dei motivi d’urgenza, insiti anche nella particolare diffusione di tali contratti riferibili per loro stessa natura alla generalità dei consumatori, intervenga comunque cautelativamente per sospenderne provvisoriamente la promozione di ulteriori contratti che facciano riferimento al parametro Euribor»;
da qualche giorno i mercati finanziari sono stati di nuovo scossi da un nuovo scandalo legato alla “finanza malata”, ovvero comportamenti opportunistici di manager e banchieri volti a lucrare denaro senza tener conto delle possibili conseguenze negative per l’economia reale, ovvero a danno di famiglie, risparmiatori, imprese e Governi. La manipolazione dei tassi interbancari è finalmente venuta a galla, nonostante sia stata praticata da anni. Sulla base del dossier in mano all’americana CFTC (Commodity Futures Trading Commission), il tasso più manipolato è stato soprattutto l’Euribor. Si tratta del tasso interbancario di riferimento per l’area euro. Se al Libor sono legati 350.000 miliardi di dollari di derivati su tassi e 10.000 miliardi di prestiti e mutui (dati di fine 2011), all’Euribor – oltre ad un gigantesco ammontare per i mutui – sono legati prodotti derivati per 220.000 miliardi di dollari. La CFTC ha spiegato come veniva manipolato il tasso, facendo riferimento alle e-mail di alcuni operatori in derivati intercettate nella sede di Barclays. Secondo la CFTC, come si apprende dall’articolo pubblicato su “Economiaweb” del 10 luglio 2012, «alcuni operatori senior di Barclays orchestravano le strategie di varie banche con l’obiettivo di influenzare il risultato finale dell’Euribor». Chi lavorava sui derivati «e aveva la necessità – a seconda dei giorni – di avere un Euribor elevato o basso, si coordinava con i colleghi di altre banche per fare in modo che i vari contributi inviati a Ebf (associazione bancaria non regolamentata) e a Thomson Reuters fossero nella direzione desiderata». Insomma, veniva manipolata la media finale. Tale manipolazione dei tassi consentiva a chi deteneva posizioni in derivati indicizzati all’Euribor di guadagnare o di limitare eventualmente le perdite. Il tutto chiaramente senza preoccuparsi delle conseguenze di chi, ad esempio, si trovava alle prese con il pagamento della rata mensile del mutuo. Infatti, l’Euribor è fondamentale per determinare il tasso di interesse per le rate dei mutui e dei prestiti, oltre all’andamento dei derivati su tassi. Barclays, tra le più implicate nello scandalo, ha chiuso la vertenza con la CFTC pagando una multa di 200 milioni di dollari. Ma i danni inferti ai consumatori possono essere quantificati in alcune decine di miliardi di dollari.
Marra: alle banche va restituito solo il capitale
BANCHE, NOVITA’ IMPORTANTISSIMA: su mutui, fidi, leasing, derivati ecc, è dovuta alle banche solo la restituzione del capitale. Questo perché la Commissione Europea le ha condannate a 1,71 miliardi di euro di multa per la falsificazione dell’euribor, del libor e del tabor, e per violazione dell’antitrust. Scrivici su info@pas.it (o telefona al numero 800660815) per chiederci i moduli, le informazioni e i dati per: -1) presentare la denunzia penale; -2) inviare la raccomandata di diffida alla banca; -3) iniziare la procedura per il tentativo di conciliazione (quasi sempre inutile); -4) iniziare le cause civili per chiedere il pagamento del solo capitale sul mutuo, fido, leasing, derivato ecc, o per farsi restituire gli interessi pagati. APPROFONDISCI di seguito.FermiamoLeBanche (Associazione per la difesa dei cittadini contro le banche - 1987).
Le banche ladre restituiscano il maltolto!!!
La multa di 1,71 miliardi di euro della Commissione Europea alle principali banche è una goccia nel mare di ciò che le banche hanno rubato.
Sennonché, la condanna che la svergognatissima Commissione Europea è stata alla fine costretta ad infliggere alle banche per aver falsificato l’euribor, il libor e il tabor (cioè i tassi interbancari sui quali poi si stabiliscono i tassi in danno di noi comuni mortali per ogni genere di operazioni), e per avere violato per anni (a cielo aperto) le norme antitrust (di cui tutti si riempiono la bocca), spiana la strada alle azioni civili e penali per chiedere di pagare il solo capitale nei mutui, fidi, leasing, derivati ecc.
Diviene cioè a questo punto concreta la possibilità di una contestazione sia di massa che individuale. Salvo purtroppo i casi di coloro che ‘devono tacere’ perché sono ‘in mano alla banca’.
Il PAS-FermiamoLeBanche&LeTasse può ora organizzare un’azione di massa contro questi criminali, mettendosi a disposizione di chiunque scriverà a info@pas.it (o contatterà telefonicamente l'800 660815) per chiedere i moduli, le informazioni e i dati per presentare la denunzia penale, inviare la raccomandata di diffida alla banca, iniziare la procedura per il tentativo di conciliazione (conciliazione obbligatoria inventata solo per rubare altri soldi e rendere più problematiche le azioni giudiziarie) e, in mancanza, le cause civili per chiedere il pagamento del solo capitale, senza alcun interesse, sul mutuo, fido, leasing, derivato ecc., oppure per farsi restituire gli interessi indebitamente pagati.
La magistratura, infatti, non riuscirà più ormai a difendere i crimini delle banche e dovrà, specie se saremo uniti, iniziare infine a difendere il diritto e la gente.
Fermo restando che la verità, anche a prescindere dal signoraggio primario, è molto più grave di quel che sembra, perché i tassi non sono comunque frutto di nessun ferreo criterio oggettivo, ma solo, e da sempre, di volgari accordi truffaldini tra banche in un regime di (palese) violazione dell’antitrust: organizzazione pur essa al servizio di chi dovrebbe controllare.
Tutti svergognatissimi perché la questione, che è stata ‘lasciata perdere’ dai media (i quali non dovrebbero parlar d’altro), è esplosa in realtà solo in seguito ad un intreccio di conflitti interni alle banche e casi giudiziari.
Senza contare la sfacciataggine della Commissione di diminuire le multe di miliardi perché alla fine le banche, dopo che erano state scoperte, avrebbero ‘collaborato’, o addirittura di perdonare la UBS e Barclays perché hanno denunziato il cartello dopo avere rubato per anni più delle altre.
Miliardi di multa che sono quisquilie, secondo il commissario ai servizi finanziari Michel Barnier, il quale ha dichiarato che, attraverso questa truffa, le banche hanno maggiorato i tassi relativi ad un volume complessivo di operazioni per mille trilioni di euro (Barnier a settembre 2013: «questa situazione non può andare avanti, perché con lo scandalo Libor e Euribor le banche hanno mentito sui tassi applicati e l’indice stesso è stato falsato, e l’impatto di questa manipolazione ha cifre enormi, perché il volume di mercato cui si applicano questi indici sistemici è di mille trilioni»).
Un regime di in realtà antica, notoria e sistematica illegalità la cui condanna consente però ora di impugnare qualsiasi contratto di qualsiasi banca, e non solo delle banche direttamente coinvolte, stante la violazione delle norme antitrust, in seguito alle quali, ripeto, va restituito loro il solo capitale senza interessi, spese né competenze o gli va chiesta la restituzione di quanto pagato in più.
In dettaglio, per chi ha la pazienza di approfondire, la Commissione ha ‘scoperto’ d’un subito – ohibò! – due cartelli, uno legato all’euro (EIRD: Euro interest rate derivatives) e uno legato allo yen (YIRD: Yen interest rate derivatives), che sono cruciali per la determinazione del rischio legato alle fluttuazioni di interesse in base ad alcuni fondamentali criteri di riferimento (detti benchmark, per non farci capire niente, dagli ‘addetti’: spesso degli asini che si atteggiano ad esperti nascondendosi dietro il loro misero gergo straniero).
È stato quindi falsato sia l’Euribor (euro), che il Libor (sterlina) che il Tibor (yen).
Le banche accusate di aver manipolato i tassi attraverso diversi cartelli, sono Deutsche Bank, Société Générale, Rbs, JP Morgan, Citigroup e Rp Martin.
Nessuna multa è stata inflitta a UBS e Barclays, che hanno manipolato i tassi di interesse su derivati sia in euro che in yen, ma hanno ‘rivelato’ l’esistenza dei cartelli (di cui erano al corrente decine di migliaia di persone).
Gli illeciti in euro sono relativi al periodo settembre 2005 - maggio 2008, le indagini della Commissione sono iniziate nell’ottobre del 2011, e il procedimento è stato aperto a marzo 2013: otto anni lasciati a questi criminali per dargli tutto il tempo per svenare la società.
La manipolazione dei derivati in yen, come molto tardivamente rilevato dall’antitrust UE, è stata posta in essere da 7 cartelli bilaterali (eccetto tutti gli altri che magari stanno occultando con lo scandalo relativo a questi), durati da 1 a 10 mesi, nel periodo 2007 - 2010.
Quel pagliaccio di Joaquín Almunia, commissario UE alla concorrenza, si dice (ridicolmente) ‘scioccato’ dal fatto che banche che dovrebbero essere in concorrenza tra loro, invece colludano, manifestando così, tra l’altro, di non capire nemmeno che i due concetti (colludere ed essere in concorrenza) non sono necessariamente in contrasto, e che, pertanto, è stato scelto ad occupare quel ruolo perché è l’unico a non sapere queste cose in Europa.
Secondo costui la multa di 1,71 miliardi sarebbe un chiaro segnale del fatto che la Commissione è decisa a combattere questi cartelli per istituire così una «sana concorrenza», omettendo di aggiungere «tra questi ladri ed assassini».
In pratica – fermo restando l’illiceità in generale degli interessi sui prestiti di denaro altrui (cioè signoraggio secondario, per non parlare della creazione del denaro dal nulla: signoraggio primario) – c’è stato (e c’è, perché vi sarete accorti che, nel mentre, incredibilmente, non è cambiato un bel niente) un cartello rivolto a gonfiare i tassi interbancari sia dell’area euro (Euribor) che dell’area yen (Yird).
Le multe sono state: per Deutsche Bank, di 725,3 milioni (465,8 per l’Euribor e 259,5 milioni per lo Yird); per Société Générale, di 445,8 mln; per Royal Bank of Scotland, di 391 milioni (131 milioni e 260 milioni); per Jp Morgan per 79,9 milioni; e per Citigroup per 70 milioni.
La Commissione ha consentito a UBS di evitare una multa di 2,5 miliardi, e a Barclays di 690 milioni, per la predetta auto-denunzia, mentre le altre banche hanno ottenuto sconti per la ‘collaborazione’.
Ci saranno poi delle ulteriori indagini nei confronti di Crédit Agricole, Hsbc e Jp Morgan «secondo la procedura standard», che non prevede transazioni (meno male!).
Storie vecchie e reiterate perché già a dicembre 2012 l’UBS, colta con le mani nel sacco, si era detta pronta a pagare, in una diversa circostanza, una multa di 1,6 miliardi di dollari per la manipolazione del Libor, e addirittura nel 2007 era stata accusata di aver manipolato il Tibor (tasso interbancario giapponese) attraverso la sua filiale di Tokyo. Così come la Barclays, che ha già pagato a suo tempo 290 milioni di sterline per aver manipolato il Libor.
Orsù, insomma, cari italiani, ricordiamo tutti insieme alla magistratura che non è al servizio delle banche ma nostro, altrimenti continuerà a far finta di dormire e a sostenere questi criminali attraverso ogni espediente.
Non fatevi infatti mai sfuggire che il problema non è il ladro, che ‘giustamente’ non può far altro che rubare, ma il gendarme, che è colluso con lui..
11.2.2014
Alfonso Luigi Marra
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