SENATO - Interrogazione a risposta orale
S.3/02406
Report di Standard & Poor's e declassamento dell'Italia
LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
l'agenzia di rating Standard & Poor's, indagata dalla Procura di Trani per gravissimi reati, nonostante non abbia superato l'esame dell'Esma (European securities and markets authority) ed in data odierna non sia registrata tra le agenzie di rating certificate, quindi non sia abilitata ad emettere pagelle sull'Italia, a causa di una serie di conflitti di interesse poiché all'interno del suo azionariato vede un colosso dei fondi come Black Rock, con un patrimonio di circa 3.000 miliardi di dollari nel suo azionariato, che è tra i maggiori azionisti di Unicredit, nei giorni scorsi ha declassato l'Italia portandola da A + ad A;
scrive la giornalista, Carmen Carbonara, su "Il Corriere del Mezzogiorno" del 27 settembre 2011: «Il report di Standard & Poor's che ha bocciato l'Italia una settimana fa, finisce nel fascicolo della procura di Trani che ipotizza i reati di insider trading e market abuse a carico di una delle "tre sorelle" (le altre sono Moody's e Fitch) del rating americano. È l'ultimo capitolo dell'inchiesta aperta dal pm Michele Ruggiero sulle agenzie di rating, sospettate di aver emesso giudizi non veritieri nei confronti del sistema economico e bancario italiano, così come denunciato da Adusbef e Federconsumatori. La decisione, già nell'aria da qualche giorno, è diventata concreta dopo l'incontro che il magistrato tranese ha avuto venerdì scorso con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, a Roma. È stato un incontro del tutto informale. Letta non è stato ascoltato come persona informata sui fatti come avvenuto invece con altri esponenti di governo nei mesi scorsi interessati alla vicenda Moody's, la prima agenzia a essere finita nel registro degli indagati per un report del 6 maggio 2010 che definiva l'Italia come un Paese "a rischio" al pari di Grecia e Spagna. Il sospetto della procura, che coincide sostanzialmente con quello di Letta, è che l'ultimo report di S & P, che ha declassato l'Italia da A+ ad A il 20 settembre scorso, non sia obiettivo perché espresso non sulla base di valutazioni economiche, ma politiche. Non a caso gli analisti, nel declassare di un nocth (cioè un gradino) il debito italiano, hanno anche detto di aspettarsi che "la fragile coalizione di governo e le differenze politiche all'interno del Parlamento continueranno a limitare la capacità del governo di rispondere in maniera decisa alle sfide macroeconomiche interne ed esterne". Per questo il pm ha acquisito dalla Presidenza del Consiglio il testo tradotto in italiano del report, che finirà all'attenzione di due consulenti già individuati dalla procura: gli economisti Donato Masciandaro della Bocconi di Milano e Giovanni Ferri dell'Università di Bari. In realtà, però, materiale ancora più interessante è quello che il pm dovrebbe portare a casa dagli Stati Uniti, dove è programmata una trasferta il mese prossimo per acquisire gli atti della Sec (Securities and exchange commission, per intenderci la Consob americana) sul declassamento degli Usa fatto da Standard and Poor's il 5 agosto scorso, quando il rating sovrano per la prima volta è passato da AAA ad AA+. L'atto portò a un'immediata reazione dello stesso presidente Barack Obama, che si affrettò a smentire la veridicità di quanto affermato da S & P. Dopo una prima richiesta di quel rapporto, la procura ha deciso di fare una trasferta negli Stati Uniti. Lunedì, intanto, a Trani arriverà una delegazione greca, capeggiata da Kiriakos Tobras, che nell'aprile 2010 presentò una dettagliata denuncia al procuratore capo presso la Corte di Cassazione di Atene, contro gli speculatori»;
considerato che:
«l'onda lunga dello scandalo dei mutui subprime, trasformati in obbligazioni "sgonfiate" dallo scoppio della bolla immobiliare del 2007 - scrive Glauco Maggi su "La Stampa"-, ha raggiunto ieri, e non è la prima volta, Standard & Poor's, e potrebbe avere conseguenze finanziarie molto serie per i conti dell'agenzia, nota per aver tolto in estate la Tripla A all'America di Obama per la prima volta. La McGraw-Hill, la compagnia di comunicazioni e analisi societarie che ha tra le sue divisioni l'agenzia di rating Standard & Poor's, ha comunicato ieri di aver ricevuto un avviso di garanzia (Wells Notice) dalla Sec (Securities Exchange Commission, la Consob Usa), in cui è stata informata che sono in corso indagini contro la sua divisione aziendale responsabile della assegnazione dei rating ai debiti societari e governativi. Questo avviso rappresenta il sospetto della Sec di un comportamento non etico tenuto dalla società ricevente, ed espone la lista completa delle questioni sotto esame. Il destinatario deve rispondere dando le sue argomentazioni a difesa, e se non lo fa, o se comunque viene giudicato alla fine colpevole, fioccano le multe. Questo procedimento mira a concludersi con una ingiunzione civile, e la Sec potrà infliggere a S&P una pesante punizione pecuniaria sotto forma di risarcimento per i danni materiali procurati, e di richiesta di restituzione delle commissioni incassate in relazione al rating controverso. La Standard & Poor's Ratings Services, in particolare, deve difendersi dall'accusa di aver violato la legge federale sulle emissioni di titoli mobiliari per il rating AAA dato nell'agosto 2007 a una offerta da 1,6 miliardi di dollari di obbligazioni, commercialmente note come Delphinus Cdo 2007-1, sottoscritte per i 3/4 dalla Mizuho International Plc (gruppo finanziario giapponese Mizuho), e gestite dalla Delaware Asset Advisors. La polemica sulla "generosità" delle agenzie di rating nel valutare con addirittura tre A questi debiti costruiti sulla bolla del mattone è annosa: Delphinus crollò al rating spazzatura già a fine 2008. La causa civile avviata ora si aggiunge ad altre iniziative legali della stessa Sec e del dipartimento della Giustizia contro le agenzie di rating e le maggiori banche americane negli Usa, sempre per questi bondbond. I Cdo, collateralized debt obligations, erano la famiglia di titoli più in voga nella stagione di boom immobiliare del decennio scorso. La loro caratteristica era di essere "garantiti" da assets (beni) "collaterali", come le rate dei mutui o di altri crediti da restituire negli anni a venire. Non era, in sostanza, l'emittente nominale del bond a rispondere del buon fine del credito di fronte agli investitori acquirenti dei Cdo, ma una miriade di altri debitori. Quando i prezzi delle case sono caduti e i mutuatari non hanno potuto o voluto onorare le rate, i Cdo sono diventati titoli «tossici», non più in grado di pagare le cedole né di restituire il capitale. La riduzione, e in molti casi l'azzeramento, del loro valore di libro da parte delle banche che li avevano in portafoglio ha portato ai deficit di bilancio e alla crisi del sistema finanziario, che non è ancora stata superata. Nel comunicare il ricevimento dell'avviso, la McGraw Hill ha aggiunto che sta cooperando con la Sec nelle indagini. Né la società né l'organo di vigilanza federale hanno fornito, fino a ieri, commenti più specifici sulla natura delle accuse. Le due altre maggiori agenzie di rating, Moody's Investors Service, che ha tra gli azionisti Warren Buffett, e Fitch, il cui primo azionista è la società francese Fimalac, hanno detto di non aver ricevuto avvisi dalla Sec riguardante questo o altri Cdo»,
si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga doveroso di intervenire, nelle sedi internazionali, per impedire che società private, come Standard & Poor's, prive della necessaria autorizzazione dell'Esma che le abilita ad operare in Italia, possano continuare imperterrite ad emettere report ad orologeria anche su istituzioni, enti locali e banche italiane per rendere più fertile il terreno alla speculazione, e se sia a conoscenza della meritoria inchiesta della Procura della Repubblica di Trani, avviata sulla base di denunce di Adusbef e Federconsumatori, che registra al momento sei indagati, tra i quali tre analisti della Standard & Poor's, uno di Moody's oltre ai responsabili legali per l'Italia delle due agenzie;
se le transazioni sui mercati azionari ed obbligazionari conseguenti all'ultimo report con cui Standard & Poor's ha declassato il debito sovrano italiano da A+ ad A, che potrebbe contenere anche giudizi di natura politica, più che economica, non abbiano risentito di eventuali informazioni privilegiate da parte di alcuni soggetti operanti sui mercati, posto che i titoli di Stato italiani non sembra abbiano subito grandi oscillazioni nella data di diffusione del rapporto, ossia nella giornata di borsa di martedì 20 settembre, mentre al contrario ci sarebbero stati forti oscillazioni nella giornata precedente e se le transazioni sui BTP non possano aver concretizzato il reato di insider trading, aggiotaggio e manipolazione dei mercati;
quali misure urgenti il Governo intenda attivare, anche nelle future riunioni del G20 convocate nei prossimi giorni, per impedire che una consolidata cricca affaristico-finanziaria, composta da agenzie di rating, banche di affari (in primis Goldman Sachs e JP Morgan), fondi speculativi, in concorso tra loro e con le distratte autorità vigilanti quali Consob ed Esma, possano distillare quotidiane pillole avvelenate sui mercati, per determinare i corsi delle azioni, delle obbligazioni e dei titoli di Stato, con la finalità di conseguire enormi profitti, sulla pelle dei risparmiatori, delle famiglie e delle piccole e medie imprese, vessati da quelle stesse banche, che, con i loro dolosi ed avidi comportamenti, hanno determinato la crisi sistemica e messo a repentaglio la solidità dell'euro e dell'Europa;
quali urgenti iniziative intenda attivare nelle prossime riunioni del G20, per discutere regole e norme stringenti per un nuovo ordine monetario, che sottragga alla finanza speculativa ed alla dittatura dei cosiddetti mercati un potere enorme sugli Stati, che vedono limitare la propria sovranità, da una finanza spregiudicata che, dopo aver creato montagne di derivati OTC (700.000 miliardi di dollari, contro un PIL mondiale di 55.000) scambiati su piattaforme opache, hanno assunto funzioni arbitrarie che non dovrebbero essere nella disponibilità degli oligarchi che alimentano leve finanziarie, swap e CDS, ma dei Governi democraticamente eletti che, se non vogliono assistere ai funerali dell'euro e del sogno europeo, devono riacquistare la loro sovranità, su banche di affari, fondi speculativi e banche centrali, che, a giudizio dell'interrogante, appaiono come criminali seriali.
Scopri la storia nascosta e i piani che manipolano la finanza e il potere globale.
giovedì 29 settembre 2011
martedì 27 settembre 2011
Segreti di Stati - Cap. 11 - EIS, BSE e terrorismo in Francia
(Segreti di Stati - torna all'indice)
Capitolo
11 - EIS, BSE e terrorismo in Francia
La
base teorica della guerra fredda sembra venire da uno studio - "A
two-persons cooperative game" - pubblicato da John Nash (sì,
proprio il matematico descritto nel film "A beautiful Mind"),
per conto della RAND Corporation (Research ANd Development), il 31
agosto 1950. Un anno dopo, nasce una misteriosa agenzia dal nome
"Epidemic Intelligence Service". L'EIS venne creata nel
1951 da Alexander Langmuir. Questa struttura nel tempo ha formato
almeno 2.000 persone che oggi occupano posti chiave
nell'establishment medico, sia negli USA che all'estero. In
particolare, due medici dell'EIS sono responsabili del programma
sull'AIDS dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Vista la
querelle ventennale sul fatto che esista o meno un virus che provochi
l'AIDS - l'HIV non soddisfa i tre principi base di Koch, come ha
mirabilmente dimostrato Peter Duesberg - ed il fatto che la sindrome
da immunodeficenza potrebbe essere causata da vari cofattori (uso di
droghe, uso di farmaci tossici tipo AZT, ddI, ddC, contaminazione
radioattiva interna), viene da chiedersi se questa struttura non sia
attualmente impiegata per nascondere, anziche' svelare, le vere cause
dell'AIDS. L'argomento non è di poco conto visto che ogni anno si
spendono più di 2 miliardi di dollari per trovare un fantomatico
vaccino. Alcuni membri dell'EIS sono: Alexander Langmuir (fondatore),
Donald Francis (Operazione Controllo AIDS), David Fraser (inventore
del morbo dei legionari), William Stewart (ex Surgeon General),
Jonathan Mann (direttore del programma AIDS all'OMS), Michael Merson
(direttore del programma AIDS all'OMS), Lawrence Altman (Responsabile
della rubrica di medicina del New York Times), Bruce Dan (Direttore
dei servizi di medicina dell'ABC-News e capo servizio della rivista
JAMA), Marvin Turck (Direttore del Journal of Infectious Diseases
della Univercità di Washington), David Spencer (Direttore del CDC),
Jim Beecham (ufficiale sanitario di Filadelfia), Bruce Evatt, Wayne
Shandera, Harold Jaffe, Mary Guinan, Harry Haverkos e J. Thomas
Grayston. Alcuni siti utili per proseguire la ricerca:
http://www.virusmyth.org - http://www.cdc.gov/EIS. Non bisogna
dimenticare che il "virus" dell'AIDS è stato inventato
DOPO il 1986, l'anno della tragedia di Chernobil. In effetti, il
massimo della segretezza circonda proprio il nucleare. La cosa è
strana perché di fatto è impossibile per i cittadini portare a
termine una qualsivoglia causa per danni contro queste ineffabili
organizzazioni governative incaricate - apparentemente - di
proteggere la popolazione. Ricordo che, nel 2000, i vigili del fuoco
della Malpensa chiesero all'Agenzia Nazionale per la Protezione
dell'Ambiente (ANPA) di Roma, di segnalare quali fossero le 600
aziende italiane che trattano materiali radioattivi. Questo perché,
in caso d'incendio, non si deve usare acqua ma delle polveri
apposite. La risposta dell'ANPA fu: non ve lo diciamo per non violare
il diritto alla Privacy... Più o meno nello stesso periodo,
l'Osservatorio Etico Ambientale chiedeva al prefetto di Trieste di
rendere noto il piano di sicurezza in caso di esplosione o incidente
ad uno dei sommergibili nucleari che frequentano il porto della
città. Ma il prefetto rispose, non sensa senso dell'Humor, che il
piano d'emergenza per la popolazione era... segreto. Ci si chiede,
sempre più spesso, da chi siamo amministrati, da che tipo di banda
sia stata infiltrata la pubblica amministrazione. Sempre per rimanere
in tema di terrorismo e nucleare, spostiamoci a nord. Nel libro
"Affaires Atomiques" di Dominique Lorentz (edizioni Les
Arènes, Parigi 2001) si indica chiaramente che la matrice degli
attentati terroristi, rivendicati in Francia dal gruppo Action
Dirècte, è da attribuire all'Iran. In pratica, nel 1974 lo Scià di
Persia aveva prestato un miliardo di dollari alla Francia per la
costituzione del consorzio nucleare EURODIF, finalizzato alla
produzione di uranio arricchito. A seguito della "rivoluzione
iraniana", pianificata a Washington poiché lo Scià stava
facendo una politica regionale che avrebbe sottratto influenza agli
USA, la Francia si oppose strenuamente al rispetto degli accordi che
prevedevano la consegna, all'Iran, del 10% dell'uranio arricchito
prodotto annualmente da EURODIF. Difatti l'Iran, attraverso la
società franco-iraniana SOFIDIF, detiene il 10% di EURODIF. Lo
strumento del terrorismo di Action Dirècte fu usato per contrastare
la riluttanza del governo francese ad adempiere agli accordi
precedentemente sottoscritti. Ovviamente i cittadini francesi,
ignorando questi accordi riservati e l'esistenza della contesa, non
sono stati in grado di ricollegare le azioni di Action Dirècte
all'Iran. Poichè il secondo azionista di EURODIF è l'Italia, quello
di maggioranza essendo la Francia, viene da chiedersi se anche nel
nostro paese, alcuni atti terroristici non siano da ricollegare a
contese EURODIF. Il risultato della folle politica di proliferazione
nucleare, attuata dagli USA attraverso le società COGEMA e
FRAMATOME, in Francia (oggi unificate nella AREVA, ex TOPCO, assieme
al CEA), e la Siemens e la KWU, in Germania, è che il Pakistan,
l'Iran ed Israele, tra gli altri, hanno la possibilità di usare armi
nucleari di sterminio di massa. Queste società sopramenzionate
rivendevano i brevetti delle centrali Westinghouse e General Electric
a molti altri paesi, alcuni anche ufficialmente non amici. Ad oggi
sono almeno 44 i paesi che sono potenzialmente in grado di produrre
bombe nucleari con Plutonio e Uranio arricchito, di grado militare,
ottenuto dalle centrali cosiddette "civili". Sorprende
pertanto tutta l'attenzione dedicata all'Iraq che è solo sospettato
di voler un giorno acquisire una capacità nucleare.
Ma
emerge un'altra questione, altrettanto importante, che riguarda
l'Italia: Che fine fa l'uranio arricchito prodotto da EURODIF che
spetta all'Italia in virtù della sua partecipazione al consorzio
nucleare? Ho girato questa domanda all'ENEA, inviando una e-mail alla
presidenza (commissario Carlo Rubbia), ed ancora sto attendendo la
risposta. Di cose curiose, indagando il nucleare, ce ne sono a
bizzeffe. Ad esempio, a proposito di segreti, esistono intere branche
delle scienze che vengono considerate "segreto militare".
Per quanto riguarda la chimica, le equazioni sul cambiamento di stato
che riguardano elementi con numero atomico maggiore di 90, sono
segrete. Ma vi sono anche settori della Fisica, della Biologia, e,
perché no, della Medicina. Specialmente dell'oncologia. Ma non solo.
Prendiamo ad esempio il caso mucca-pazza. In un testo su Chernobil,
ho trovato che quando selezionavano la carne radioattiva, quella
maggiormente contaminata veniva destinata a diventare farina animale
per alimentare i bovini. La notizia mi intrigava: non è che, per
caso, a forza di bioconcentrare radionucleidi le mucche diventavano
pazze? Il mistero si infittisce se pensiamo che una società
americana, la BIO-RAD, produce i test per verificare la presenza di
BSE (mucca-pazza) nei bovini. Questi test sono stati autorizzati,
dalla Unione Europea, su pressioni del francese Commissariato
all'Energia Atomica. Che ci'azzecca?
La
cosa affascinante è che si tratta dello stesso test che viene
eseguito per diagnosticare l'AIDS ed una serie di Epatiti (C, D, E,
etc.) di recente invenzione, il test ELISA. L'agente autorizzato a
trattare le azioni della BIO-RAD, che è una società off-shore
avendo la sede nel Delaware, è la "LaSalle National Bank"
di Chicago. Di questa banca, sentiamo cosa dice Sherman Skolnick, un
investigatore americano che, dagli anni '50, indaga sulla corruzione
della Giustizia negli USA: "Con la caduta dell'Unione Sovietica,
degli ex commmissari sovietici corrotti rubarono migliaia di
tonnellate d'oro del tesoro sovietico e fecero un accordo pirata con
l'Olanda con la benedizione del Vaticano. Una piovra bancaria
olandese, la Algemene Bank Nederland (ABN), ha usato quest'oro rubato
per comprare numerose banche in 15 città statunitensi. La
portabandiera della ABN, negli USA, è la "La Salle National
Bank" di Chicago, la notoria cassaforte usata per contenere i
conti bancari segreti con cui vengono corrotti i giudici statali e
federali (americani) attraverso l'intestazione di conti off-shore."
Sempre secondo Skolnick, a Chicago, in centro, ci sarebbero degli
edifici alimentati da mini-centrali nucleari derivate da quelle
utilizzate a bordo dei sommergibili nucleari. Come si fa a scoprirlo?
Semplice, durante i black-out che ogni tanto capitano a Chicago,
quegli edifici sono gli unici che rimangono con le luci accese. La
notizia arriverebbe da un tecnico della Commonwealth Edison, la
multinazionale dell'energia elettrica posseduta dal Vaticano, assieme
alla Regina d'Inghilterra, attraverso l'olandese società-schermo
(ora banca) ROBECO. Questo pone due tipi di problemi: uno giuridico
(è proibito, secondo l'Atomic Energy Act del 1954, che cittadini
non-americani possiedano centrali atomiche americane) e l'altro
morale: presso le centrali nucleari vi è un'alta percentuale di
aborti, leucemie ed altre conseguenze dell'inquinamento radioattivo.
Un business un po' strano per due leader religiosi come il Papa e la
Regina Inglese. Tanto per ricollegarmi ad altre parti di questo
libro, i conti ROBECO presso Clearstream sono (numero, intestazione
ed abbreviazione): 80594 RABO ROBECO BANK (LUXEMBOURG) S.A.
"RABOROBE", S0253 BANQUE ROBECO "BQROBECO", N0367
ROBECO EFFECTENBANK N.V. "ROBEC367", 96983 ROBECO
EFFECTENBK/AMSTEL "ROBECO", 77351 RABO ROBECO BANK
(SWITZERLAND) LTD "RABROBBK", 72227 RABOBANK-ROBECO/RG
MONEY PL.FU.NLG "RABOBANK", 72244 RABOBANK-ROBECO/RG MONEY
PL.FU.DEM "RABDEM", 72249 RABOBANK-ROBECO/RG MONEY
PL.FU.USD "RABOUSD", 72252 RABOBANK-ROBECO/RG MONEY
PL.FU.CHF "RABCHF", 56027 ROBECO EFFECTENBK NV S/A AMSTEL
NV "ROBECO", 54941 RABO ROBECO BK (LUX) S.A.-CLIENT
"RABOROBE", 03751 ROBECO EFFECTENBANK PLEDGE AC 39217
"ROBECO", 81273 RABO ROBECO BANK (SWITZERLAND) LTD
"RABROBBK", 81791 RABO SECURITIES NV/ROBECO EFFECTEN.
"RABOROBE", 93532 ROBECO EFFECTENBANK N.V. "ROBECO",
39217 ROBECO EFFECTENBANK N.V. "ROBECO". Tornando alla
BIO-RAD (www.bio-rad.com), oltre a fabbricare test contro
fantomatiche malattie e ad avere sedi numerose in tutto il mondo (una
anche a Segrate, vicino Milano-2), secondo J.Orlin Grabbe, si occupa
di armi biologiche. Dopo aver acquisito la misteriosa Hercules
Research Corporation, la BIO-RAD sta svolgendo (2001) una ricerca per
realizzare un'arma biologica selettiva: un'arma capace di colpire un
determinato tipo di DNA. Un'arma - un elemento bioattivo - capace di
essere selettiva rispetto alle varie razze umane. Un'arma capace di
selezionare geneticamente l'obiettivo - e di eliminarlo - a seconda
delle caratteristiche del suo DNA. Vi fareste fare un "test"
da una ditta come questa? Lo fareste fare alle vostre mucche? Sulla
BIO-RAD potrebbe testimoniare il signor Michael Riconosciuto, un
personaggio al cuore anche dell'affare PROMIS. Ma non solo,
Riconosciuto aveva conosciuto Bin Laden nel 1986, quando Osama, negli
Stati Uniti, si faceva chiamare Tim Osman. Peccato che Michael sia
stato misteriosamente arrestato negli USA, come Pollard e Pazienza,
sulla base di altrettanto misteriose motivazioni. Venne condannato a
28 anni dal giudice Nicholas J. Bua, uno dei vari giudici iscritti
nella Loggia P2. Possiamo tuttavia scrivergli, a Michael. Ecco il suo
indirizzo:
Michael
J. Riconosciuto
21309-086
Box 4000
U.S.
Medical Center
Springfield,
MO
65801-4000
U.S.A.
Libia: bandiera verde a Derna, i ribelli in ritirata
Bandiera verde issata sopra Derna, i ribelli del CNT in ritirata disordinata
26 lunedì set 2011- Bandiera verde issata sopra Derna, i ribelli del CNT in ritirata disordinata [26.09.2011] di trad. di levred
Quando giunge il momento che la NATO riconosca il suo “Vietnam” e permetta al popolo libico di trovare una soluzione politica per porre fine allo spargimento di sangue e al disastro umanitario. dal Dr. Christof Lehmann
22 Settembre, lo stesso giorno in cui il Segretario generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen annunciava che la NATO avrebbe prolungato la sua campagna in Libia, la bandiera verde è stata issata sopra Bengasi, la Cirenaica e sopra altre città. Rasmussen ha parlato di vittorie e “rimanenti sacche di resistenza” mentre la NATO controlla non più del 15% del paese e meno del 5% della sua popolazione. Sullo sfondo delle riunioni delle Nazioni Unite sulla Palestina e delle strette di mano con il segretario dell’ONU Ban Ki Moon, le parole umanitarie avevano pressapoco tanta credibilità quanta l’ONU ha di se stessa. Ieri i ribelli del CNT/NATO sono stati costretti a ritirarsi di 30 chilometri dall’assediata Sirte, subendo pesanti perdite.
La risposta della NATO alla sua sconfitta sul terreno a Sirte è stata il bombardamento terrorizzante della popolazione civile, che ha causato centinaia di morti, e più di 1.800 feriti, la maggior parte dei quali sono donne e bambini, uomini anziani. Anche l’ospedale di Sirte è stato bombardato cosa che è un crimine soggetto ai principi di Norimberga.
Ieri l’attesissimo supporto dai Tuareg fieramente indipendenti e dalle tribù nomadi dalla Tunisia, Algeria, Egitto, Ciad e Niger, nonché il sostegno militare del partito Baath, arabo socialista sotto la guida del primo ministro dell’Iraq spodestato, Izzat Ibrahim al Douri è manifestato sui campi di battaglia.
lunedì 26 settembre 2011
Segreti di Stati - Cap. 10 Il clown-attivista
(Segreti di Stati - torna all'indice)
Capitolo
10 - Il clown-attivista Jacopo Fo
"...Basta
essere abbastanza grossi e potenti per non doversi preoccupare delle
leggi. In questo caso d'altronde, non si tratta nemmeno di leggi ma
di accordi sottoscritti fra Stati all'insaputa della cittadinanza. Il
bello è che si chiamano "accordi" anche se quasi sempre la
gente è contraria. Perciò i negoziati di questi accordi sono
segreti, perché finiscono con l'accrescere diritti e privilegi per
gli investitori, ledendo direttamente la sovranità popolare e la
democrazia."
da: Noam Chomsky, "Due ore di lucidità", Baldini &
Castoldi, 2003.
Ho
deciso di dedicare questo decimo capitolo a Jacopo. A proposito di
decimo: mi viene in mente quando lessi per la prima volta: X-MAS.
Dato che nell'infanzia avevo avuto delle baby-sitter americane, ero
convinto che x-mas volesse dire: Christmas (Natale). A trentacinque
anni suonati, trovai un'altra interpretazione: decima MAS (Memento
Audere Semper, il motto che le aveva dato D'Annunzio). Un corpo
speciale che, d'accordo coi Partigiani, avrebbe liberato l'Italia
dagli stranieri (tedeschi ed americani). Qualcosa andò storto, la
mafia venne ricattata e... venimmo "liberati". Anche i
tedeschi tornarono a frotte, soprattutto sulla riviera adriatica,
Rimini e dintorni, pertanto il tutto non è molto chiaro. In cambio
del salvataggio dell'intellighenzia fascista-nazista, vennero fatti
accordi segreti bilaterali che prevedevano tra l'altro le basi
nucleari sul nostro territorio. Un'altra parte degli accordi
prevedeva che alcuni "mafiosi" avrebbero goduto per sempre
dell'impunità. Ma torniamo ad Jacopo: preferisco lasciargli la
parola per raccontarsi come meglio saprà fare lui. Quanto segue, il
resto del capitolo, è, quindi, farina del suo sacco.
IO
TERRORISTA
Nel
1973 ci fu il congresso del Gruppo Gramsci, la nostra potente
organizzazione, che contava circa 300 militanti in tutta Italia. In
questo grande convegno decidemmo di scioglierci. Avevamo capito che i
tempi storici erano lunghi, il comunismo non sarebbe arrivato di lì
a poco e un partitino rivoluzionario non sarebbe servito a niente.
Disperdetevi per il mondo e fate qualcosa di utile! Praticamente
avevamo preso una decisione di un'intelligenza mostruosa che
precedeva di tre anni lo scioglimento di Lotta Continua e di quattro
la fine della fase di "piazza" del Movimento. Il dramma fu
che la relazione con la quale Nanni Arrighi concluse la nostra storia
politica era troppo intelligente perché la capissimo. Quindi,
sciolto il Gruppo Gramsci, la maggioranza dei capi e dei militanti
continuò a fare quel che aveva sempre fatto. E visto che Nanni
Arrighi ci aveva spiegato che i tempi non erano maturi, decidemmo di
farli maturare noi con un po' di bottiglie molotov. Questo passaggio
fu aiutato da un qui pro quo linguistico di proporzioni bibliche. I
nostri programmi parlavano di "autonomia operaia". Anche i
testi di Potere Operaio parlavano di "autonomia operaia", e
anche loro si erano sciolti come organizzazione. Poco importava se
con quelle due parole "autonomia operaia" intendessimo
concetti completamente diversi. Nessuno si preoccupò del fatto che
noi, che eravamo mezzi hippie, ci fossimo sciolti per darci a piccole
iniziative locali mentre loro si erano sciolti per darsi alla lotta
armata. Certamente pensate che io stia esagerando. Invece andò
proprio così. Noi non sapevamo cosa fare e restammo affascinati
dalla semplicità dei loro propositi: fare un gran casino. Si
discusse della situazione politica, della necessità di difendere il
movimento, di superare gli schemi organizzativi dei vecchi servizi
d'ordine. Così, a 18 anni, mi ritrovai a essere il "commissario
politico" della struttura militare degli studenti delle scuole
medie superiori ("i medi"). Il responsabile militare era un
gigante ex Potere Operaio. A puro scopo teorico iniziammo a studiare
da terroristi. Si trattava di apprendere "nuove modalità di
comportamento" in vista di un attacco repressivo. In effetti la
polizia aveva nuovamente cambiato tecnica di combattimento.
Indossavano una tenuta da battaglia più leggera, stavano adottando
nuove autoblindo "da città" che resistevano al fuoco delle
bottiglie molotov e usavano tattiche più moderne di quelle della
fanteria egiziana del V° secolo Avanti Cristo. Noi cominciammo ad
andare ai cortei vestiti bene, in giacca e cravatta. Capelli corti,
barba appena fatta. Invece di stare in cordone stavamo "sciolti",
sui lati, così se c'erano casini eravamo più rapidi a piombare come
falchi. Usavamo bottiglie molotov ultramoderne (dette "chimiche",
perché grazie a un innesco chimico si accendevano da sole
rompendosi). Poi iniziammo a studiare come si usano le armi, come si
fa una bomba incendiaria a tempo (l'esplosivo era considerato
fascista perché poteva colpire persone innocenti). Nota: i giornali
borghesi parlavano sempre di "bombe molotov che esplodevano"
ma le molotov non possono esplodere, la benzina si limita a
incendiarsi. C'erano però dei pirla che, convinti dalla propaganda
reazionaria, mettevano bulloni e chiodi nelle bottiglie molotov
pensando che quando la bottiglia "scoppiava" i pezzi di
ferro scagliati dall'esplosione avrebbero colpito gli avversari (come
succede appunto con le bombe). L'unico risultato che ottenevano era
che le bottiglie, che sono di vetro, spesso si rompevano durante il
trasporto a causa dello sbatacchiare dei pezzi di metallo. Ma non era
importante quello che facevamo quanto come lo facevamo. Avevamo nomi
falsi, ci incontravamo in chiese, cinema o giardini pubblici. La
puntualità "al secondo" era d'obbligo. Per questo Sergio
non è mai entrato nella "struttura", era refrattario alla
puntualità. "Perché nella guerriglia urbana il fattore tempo è
fondamentale per la riuscita degli attacchi," spiegava
l'improvvisato insegnante, "se ti servono i soldi e devi fare
una rapina in banca hai solo tre minuti sicuri prima che arrivi la
polizia." E soprattutto, anche se non facevamo in realtà nulla
di più di un qualsiasi servizio d'ordine "legalitario",
vivevamo come un gruppo di partigiani nascosti in città durante
l'occupazione nazista. Eravamo
circondati,
i nostri telefoni potevano essere controllati, potevamo essere
seguiti, si doveva stare attenti a eventuali infiltrati, e i messaggi
telefonici in codice si sprecavano. In quell'anno e mezzo il mio
sonno divenne leggero, ero tirato come la corda di un violino e, alla
fine, mi venne pure una cistite mostruosa. Dopo quell'esperienza so
esattamente cos'è un lavaggio del cervello e come funziona una setta
o un nucleo terrorista. Si crea una coesione di gruppo spaventosa,
vivificante e ansiogena nello stesso tempo. Non pensi più ad altro.
Hai una doppia identità, c'è un superman dentro di te e questo ti
esalta. Un giorno incontrai una mia ex fidanzata. Anche lei era
"un'autonoma". Dopo un po' che le facevo un comizio sulla
rivoluzione lei mi disse: "Jacopo, ho capito... è la terza
volta che mi ripeti che bisogna passare dalle parole ai fatti! Ho
capito!". Era vero, ripetevo quella frase ossessivamente. Mi
scattò un campanello d'allarme, qualche cosa nel mio cervello era
andato in tilt. Come autoascolto e senso critico ero ormai allo zero
assoluto. In quel periodo decidemmo di passare all'azione contro i
professori reazionari. La componente ex Potere Operaio
dell'organizzazione voleva SPARARE
ALLE GAMBE A UN PRESIDE!
Noi ci rifiutammo. La mediazione fu di sporcarlo con della vernice
rossa, ma preparando l'azione come se fosse stato un attentato vero.
Ci lavorammo per sei mesi in venti persone. Il gruppo
dell'"informativo" lo pedinò, sapevamo i suoi percorsi,
quando andava dall'amante. Avevamo tutte le foto. Il "logistico"
aveva trovato due garage "amici" dove nascondere le moto,
le targhe false... Noi sei dell'operativo avevamo studiato il piano
nei minimi dettagli con tanto di tamponamento finto per bloccare la
strada ed eventuale incendio diversivo per creare il caos nelle forze
dell'ordine. Arriviamo alla riunione fatidica nella quale si doveva
decidere il giorno dell'azione. Erano pronti anche i volantini da
lasciare alla solita cabina telefonica (per rivendicare l'attentato).
Come commissario politico toccava a me fare la relazione iniziale per
riassumere i motivi dell'azione. Partii dalla situazione
internazionale e arrivai alle lotte operaie sostenendo che agire era
cosa buona e giusta. Però, giusto in quel periodo, mi ero
perdutamente innamorato di una ragazzina coi riccioli neri che mi
faceva impazzire e avevamo deciso di partire per il Portogallo. Così,
con il cuore in gola, dissi ciò che sentivo: era tutto giusto, ma io
ero sicuro che ci avrebbero presi tutti e mi ero innamorato e dovevo
partire. Quindi proposi di rimandare tutto di due mesi, a settembre.
Mentre dicevo quelle parole ero sicuro di commettere un atto
infamante: codardia davanti al pericolo, tradimento della
rivoluzione, comportamento piccolo borghese, vetero romantico. Ero
sicuro che mi avrebbero linciato, almeno verbalmente. Invece niente.
Quando finii ci furono 40 secondi di silenzio tombale e poi qualcuno
disse: "Qual'è il secondo punto all'ordine del giorno?".
Per me fu più scioccante che se m'avessero caricato di botte. Capii
che per loro la rivoluzione comunista non era una cosa seria. Aver
avuto il coraggio di seguire i miei sentimenti mi aveva salvato
l'anima. Poi in effetti partii per il Portogallo e approdai in una
comune della "rivoluzione dei fiori" (in Portogallo era da
poco caduto il regime fascista). La mia ragazza si innamorò di un
brasiliano più alto, più bello, più grande e più intelligente di
me e mi mollò. Ritornai a Milano con un ascesso a un dente e il viso
sfigurato dal gonfiore. Sì, era un vero e grande amore. Poi decisi
di uscire dalla lotta armata e dall'organizzazione, perciò per mesi
io e sergio bloccammo, con le nostre obiezioni, i lavori della
"segreteria milanese" di Rosso e poi uscimmo in un
centinaio, tutti studenti medi (gli operai erano già usciti quasi
tutti pochi mesi prima). Era l'autunno del 1974. Dei sei presenti a
quella riunione del nucleo operativo, due uscirono con me. Roberto
Serafini, commissario militare, fu ucciso a freddo dalle forze
dell'ordine nel 1981. Gli altri due erano Ferrandi e Barbone, poi
diventati tristemente noti per l'omicidio di Walter Tobagi e vari
ferimenti. Quando li presero si pentirono e denunciarono circa 200
pesone. Venni indagato per 11 "atti terroristici",
processato per uno e poi assolto. Il procedimento penale durò più
di dieci anni.
LA
STORIA UFFICIALE
La
Storia Ufficiale mi irrita in mod smodato. Nel bene e nel male i
fatti storici si svolgono in una confusione bestiale, in mezzo a
errori, malintesi, fobie e paranoie di ogni genere. Tutto è a misura
di uomo e di donna, della nostra infinita stupidità. Siamo esseri
umani, soffriamo di manie, tic, qui pro quo e di quella goffaggine
esilarante, di quella comica idiozia che non ci abbandona mai: né
nell'esecuzione di efferati delitti né nell'esperienza di strazianti
martirii. Nei verbali dei giudici e dei pentiti, nelle dichiarazioni
dei grandi interpreti (da Scalzone, a Negri e Capanna), nei libri dei
giornalisti e romanzieri si perde un elemento fondamentale per capire
quei fatti in particolare e la storia umana nel suo complesso. Si
perde il ridicolo che gli attori di questi eventi disseminavano in
ogni loro azione. Sono passati decenni e ancora tutti si sforzano di
descrivere gli avvenimenti catastrofici di quegli anni come fatti
seri, compiuti sotto la spinta razionale della bontà o della
malvagità. Nessuno racconta la tracotante idiozia, l'obsoleta
imbecillità. I protagonisti sembrano usciti dai film di John
Wayne... Spartacus contro Ercole... Invece la realtà vide all'opera
tanti Stanlio e Ollio, Buster Keaton, Ridolini e Charlot. John Wayne
non esiste nella storia vera dell'umanità, è un personaggio
letterario, inventato... inventato come il Tony Negri dipinto da Enzo
Biagi, da Fioroni e da Toni Negri stesso. Nota: Fioroni, mitico
pentito ante litteram. Rapì il compagno Saronio che era danaroso ma
che non sopravvisse al sequestro. Pare che lo abbiano narcotizzato e
che lui sia morto di crepacuore. Almeno così dicono, ma forse
Fioroni & c. lo hanno ammazzato a martellate. La cosa incredibile
è che, per organizzare il colpo, Fioroni approfittò della carica di
comandante operativo della struttura militare di Rosso (che dopo la
fusione con un gruppo di Potere Operaio - diretto da Tony Negri - era
diventato militarmente decente). Fioroni presentò l'azione al gruppo
di "operativi" che dirigeva, come un gesto rivoluzionario.
Tacendo ovviamente che Saronio era a sua volta dirigente di un'altra
colonna militare. Compiuto il crimine, Fioroni incassò i soldi del
riscatto ma venne preso e allora, bontà sua, si pentì e denunciò
più di 100 persone. Il risultato è che si finisce per anebbiare la
capacità di giudicare e capire e ci si mette nella condizione di
rifare sempre gli stessi errori. Gli storici sperano di passare
anch'essi alla storia e desiderano, nel loro piccolo, essere grandi.
Tacciono la verità, riscrivono tutto, cancellano le meschinità,
perché non c'è onore, non c'è gloria a raccontare l'insensato
agire di tanti Stallio e Ollio. Così stanno facendo per i gloriosi
anni settanta. E tutti i protagonisti danno loro ragione. Perché
tutti, alla fine, adorano l'idea di non aver recitato in una comica
alla Woody Allen, ma di aver interpretato un colossal come "Giù
la testa" o "La battaglia di Fort Alamo". E lo stato è
perfettamente d'accordo. La sua tesi fondamentale è che ci doveva
essere un vasto piano e una efficientissima organizzazione sovversiva
dietro le efferate imprese dei gruppi armati, e tutte le inchieste
sono state impiantate sulla ricostruzione di questa organizzazione
tentacolare, l'individuazione dei capi e di tutti i centri di potere.
La loro idea portante è che lo stato (oggi e sempre) è forte,
grande e luminoso e che soltanto qualcuno molto forte, organizzato e
cattivo può metterlo in difficoltà. Se avessero detto che i
brigatisti erano stupidi si sarebbe capito subito che lo stato era
formato da una congrega di rincoglioniti. Così i giornali per primi
iniziarono a chiedersi: "Ma da dove vengono questi geni? Chi li
ha addestrati? Chi gli ha insegnato tutte queste tecniche
fantastiche? Come hanno fatto a trovare le armi, i soldi, le
informazioni, ecc. ecc.? Si faceva finta di non vedere che le
istituzioni italiane erano dilaniate dalle risse tra bande rivali di
politicanti, piduisti, intrallazzatori, mercanti d'armi e roga; che
la polizia era semianalfabeta, brutale e miope, incapace di condurre
un'indagine con metodi più moderni di quelli borbonici. Le armi a
Roma, Milano e Napoli si compravano nei bar, lo stato non aveva la
stima di nessuno, e le condizioni tecniche dell'azione terroristica
erano ben più facili in una metropoli moderna che, ad esempio, sotto
l'occupazione nazista. Vi ricordate il mito dei postini delle BR?
Certo che la loro puntualità era incredibile in un paese dove una
lettera espresso da Roma a Milano ci impiegava 15 giorni e una volta
su dieci non arrivava... e sì che per mettere una lettera in un
bidone della spazzatura e fare una telefonata da una cabina
telefonica non ci vuole mica la laurea da 007... ma ai media sembrava
impossibile. "Dove avranno imparato?" si chiedevano i geni
dei giornali. Pazzesco. Chiunque in vita sua abbia presenziato anche
soltanto una volta a una riunione di un comitato di quartiere, può
benissimo immaginarsi il casino che regnava in un nucleo comunista
combattente. La teoria della lotta armata (teoricamente, appunto) era
una cosa chiarissima e durissima. Ogni militante doveva conoscere
unicamente i nomi di battaglia dei soli membri del suo gruppo. Un
solo membro del gruppo (generalmente formato da cinque o sette
persone) aveva rapporto con ognuna delle altre strutture collegate; a
volte si trattava di un nucleo piccolo, con solo tre squadre:
operativo (azioni), informativo (si occupava di raccogliere le
informazioni necessarie per progettare le azioni militari) e
logistico (depositi di armi, mezzi, case, contatti con medici,
avvocati etc.), a volte il nucleo aderiva (in modo più o meno
stabile) a un'organizzazione più grossa (come i Nap o le BR) ma la
legge della compartimentazione non cambiava. Questa della segretezza
e della compartimentazione (NdR: vedi Capitolo XX) era una fissa,
nessuno doveva conoscere nessuno all'infuori delle esigenze operative
("...on a need to know basis..." - cap. XX). Per questo
ognuno aveva un nome di battaglia. Il primo ordine che si riceveva
candidandosi ad entrare in un'organizzazione militare era di rendersi
invisibile, aerire esteriormente alla massa anonima, non alzare mai
la voce, dire a tutti che si mollava la politica, etc. Ed è chiaro
che qualunque gruppo armato che volesse sopravvivere più di dieci
minuti avrebbe dovuto fare così. Quello che succedeva in realtà era
che tutti sapevano vita, morte e miracoli del loro gruppo, di tutti
gli altri gruppi italiani e anche di qualche formazione straniera. Il
delirio totale. Quando qualche terrorista faceva una cazzata
mostruosa tutta la stampa cercava motivi misteriosi o macchinazioni
fantapolitiche per spiegare i fatti, non riuscendo minimamente a
pensare che un brigatista potesse essere stupido come un panda. Non
so quanti terroristi furono arrestati perché avevano perso la carta
d'identità o i piani per un'evasione, quanti covi furono trovati
perché smarrirono le chiavi con la targhettina di plastichetta con
su il loro indirizzo e quanti finirono dentro perché avevano in
tasca cinque carte d'identità false tutte con la propria fotografia.
Nessuno arrivava mai in orario, c'era quello che voleva portarsi la
fidanzata in un'azione di fuoco, inciampava con le bombe incendiarie,
bruciava l'auto sbagliata, sparava all'uomo sbagliato. Inneschi
rotti, timer in ritardo, cacciaviti sdentati, bulloni stretti male,
incidenti d'auto. Gente che prendeva un autobus che andava da
un'altra parte, che scappava con i soldi, che voleva far fuori
l'amante di sua moglie, andare a letto con quella del logistico,
rubare a casa di un avvocato. Per non parlare di quanti non furono
presi solo perché la polizia era ancora più distratta di loro, come
Marco Barbone che perse una borsa piena di bottiglie molotov con su
scritto nome, cognome, classe e scuola... lo presero solo cinque anni
dopo, ma evidentemente di cazzate ne deve aver fatte un vagone. Mi
ricordo quando per otto riunioni di seguito chiesi a Toni Negri: "Noi
siamo, metti, anche 7.000, loro sono almeno 2 milioni e hanno
l'aviazione, se qui si inizia a sparare come facciamo a vincere?".
Lui si incazzava come una biscia e cominciava a dire cose che
c'entravano come cavoli a merenda. Da qui iniziava il caos perché
tutti cominciavano a litigare su tutto. Dopo tre ore la riunione
finiva senza che peraltro Negri avesse risposto al mio semplice
quesito numerico-militare-strategico. E non erano le riunioni del
circolo del tennis ma quelle della mitica "segreteria cittadina
clandestina" di Rosso, che secondo Fioroni dirigeva il nostro
esercito. In un anno non si riuscirono a fare più i dieci riunioni
perché, siccome eravamo fanatici della segretezza, nessuno ci diceva
mai dove si dovesse tenere. Ci venivano dati appuntamenti
clandestini, dove ci trovavamo in due o tre, e poi da lì si
confluiva all'appuntamento centrale. La metà delle volte la riunione
saltava perché tutti si perdevano e nessuno riusciva ad arrivare.
Altro che barzellette sui carabinieri! In un anno non si riuscì
neanche a decidere quali puntine da disegno usare. Certo che poi le
BR facevano scalpore perché avevano la macchina da scrivere con le
testine rotanti! I giornalisti hanno scritto chilometri quadrati di
articoli su queste cavolo di macchine da scrivere delle BR, neanche
avessero avuto le astronavi coi motori a fotoni. Questo fatto che
avevano le testine intercambiabili li faceva impazzire. Non
riuscivano a capacitarsi di come le BR facessero ad avere una cosa
che si vendeva ovunque e costava pure quattro soldi... è chiaro che
in una situazione simile anche venti coglioni che si perdono a
Milano, possono convincersi di essere la segreteria clandestina
dell'Armata rossa. Poi c'erano le fidanzate dei capi che erano le
amanti di altri capi e che ogni tanto si facevano qualche gregario.
Non potevi starnutire a Bari che loro a Torino lo sapevano ancora
prima che tu ti fossi pulito il naso; e questo nonostante non
facessero neanche parte di nessun gruppo militare. Si fossero pentite
loro, altro che 200 per volta, ne finivano in galera. Ma si sa, le
amanti dei capi sono sempre meglio dei loro uomini. E meno male che i
terroristi erano così fessi e lo stato così demenziale. Un
terrorista di "qualità" migliore avrebbe provocato
disastri ancora più grandi. Saremmo ancora qui con la lotta armata e
i morti per le strade. Certo, la classe operaia avrebbe potuto
fermare questa ondata guerrigliera. Disgraziatamente, nella
tradizione comunista italiana mancava totalmente una sana ideologia
pacifista. La storia comunista è costellata di picconi e calci nei
coglioni, miti partigiani, miti di guerriglia. Non una parola
sull'orrore della morte, di chiunque sia, sui crimini perpetrati
sotto le bandiere partigiane o nella guerra di Spagna. Un comunista
con un fucile in mano era un santo, un asceta, si tacevano gli
eccessi, gli isterismi, la drammaticità disumanizzante della guerra
e la facilità con la quale un pazzo possa sembrare sano di mente se
ha una pistola in mano. Così ci trovammo a combattere una guerra
invincibile, armati soprattutto della nostra idiozia. Fu così che
dimostrammo al mondo che un idiota a vent'anni è una potenza
ormonale esplosiva.
domenica 25 settembre 2011
La polizia delle banche reprime la manifestazione anti Wall Street a New York
Fonte: http://www.buzzfeed.com/chrismenning/nypd-makes-arrests-at-occupy-wall-street-protest
La polizia di New York arresta più di 100 manifestanti alla protesta, che continuava da giorni, di "Occupa Wall Street"
Ieri centinaia di poliziotti di New York hanno invaso Union Square a New York per arrestare i manifestanti. Racconti di utilizzo da parte della polizia di gas lacrmogeni si sono diffusi su Twitter. Mentre la polizia di New York asserisce che non detengono né hanno utilizzato i gas lacrimogeni, alcuni si sono fatti afvanti per confermare di essere stati raggiunti dai gas lacrimogeni. In almeno un video, un uomo viene violentemente attaccato per avere semplicemente parlato con un poliziotto.
"#OCCUPYWALLSTREET - 24/9/11 - University Place e 12° Strada. "Guardate l'uomo in rosso che viene scaraventato a terra da un poliziotto, che gli alza le mani e gliele mette dietro la schiena. Lui cerca di parlare pacificamente al poliziotto, ma viene spinto violentemente a terra e arrestato."
Nel video sopra, un gruppo di manifestanti donne vengono delimitate dalla polizia prima di venire irrorate di gas lacrimogeni
Inedito - Un poliziotto mette il ginocchio sulla gola - 24/9/2011 #OCCUPYWALLSTREET
Vittime di gas lacrimogeni
"Julie e @society_society vittime di gas lacrimogeni in faccia. #occupywallstreet #ourwallstreet"
Source: twitpic.com / Found via: s1.proxy04.twitpic.com
"Manifestante si inginocchia in lacrime di fronte alla Chase Bank gridando: questa è la banca che ha preso la casa dei miei genitori."
Source: twitpic.com / Found via: twitpic.com
L'invasione dei barbari zombi
Source: twitpic.com / Found via: s1.proxy03.twitpic.com
"#ows Immagine di arresti di massa"
Source: yfrog.com / Found via: desmond.yfrog.com
"Sono capitato sulla polizia di NY che arrestava i membri della manifestazione Occupy Wall Street."
Source: yfrog.com / Found via: desmond.yfrog.com
"Arresti di massa tra la 13° Strada vicino alla 5° Avenue adesso" #occupyWallStreet"
Source: yfrog.com / Found via: desmond.yfrog.com
Source: twitpic.com / Found via: s1.proxy03.twitpic.com
Aggiornamento: in seguito agli arresti di Union Square, i manifestanti sono ritornati a Zuccotti Park / Liberty Square. Il Livestream riferisce che stanno arrivando ulteriori poliziotti sulla scena con gli stessi mezzi di controllo della folla utilizzati nell'ultima retata di arresti di massa.
Segreti di Stati - Cap. 9 Francesco Pazienza
(Segreti di Stati - torna all'indice)
Capitolo
9 - L'agente italiano Francesco Pazienza
Nell’interrogatorio
del 15 giugno 1993, Flavio CARBONI ha riferito in ordine alla genesi
dei propri rapporti con Roberto CALVI: «Nell’agosto del 1981,
mentre trascorrevo un periodo di riposo in Sardegna, a Porto Cervo -
non ricordo se all’Hotel Cervo o in una villa presa in affitto -,
una sera incontrai Francesco PAZIENZA ed il MAZZOTTA, i quali mi
chiesero in prestito una macchina: procurai loro, se mal non ricordo,
una Range Rover. Nell’occasione, Francesco PAZIENZA mi disse di
essere in Sardegna con Roberto CALVI e sua moglie, la signora Clara
CANETTI. Io ignoravo, sino a quel momento, la presenza dei CALVI, che
neppure conoscevo, in Sardegna. Da parte mia, dissi al PAZIENZA che
il giorno successivo, con Maria Laura SCANU CONCAS e i miei ospiti,
cioè Beppe PISANU, Nestor COLL e Carlos BINETTI, ci saremmo recati
in barca all’isola di Budelli, o altro isolotto dell’Arcipelago
della Maddalena. Al riguardo, su richiesta di Francesco PAZIENZA, il
quale ci teneva a presentarmi il CALVI, fissammo un appuntamento,
nello specchio di mare antistante la predetta isola, al quale giunsi
con un paio d’ore di ritardo: lì trovai Francesco PAZIENZA, il
MAZZOTTA, Marina DE LAURENTIS, Roberto CALVI e sua moglie Clara
CANETTI, i quali erano a bordo di un motoscafo; essi ci vennero
incontro e salirono sulla nostra barca. In quell’incontro ci
scambiammo soltanto dei convenevoli, ma notai la soddisfazione di
Roberto CALVI nel conoscermi, dovuta ad una pluralità di ragioni:
innanzi tutto, i miei buoni rapporti con Giuseppe PISANU,
Sottosegretario al Tesoro ed autorevole esponente della Sinistra DC,
con il Consigliere economico del Ministro del Tesoro, Carlos BINETTI,
- il quale, per vero, non lo aveva in grande stima - e con Carlo
CARACCIOLO, là dove, proprio in quel momento, il banchiere sentiva
il fiato sul collo del Ministero del Tesoro e accusava gli effetti
dei pesantissimi attacchi de "La Repubblica" e de
"L’Espresso"; in secondo luogo, la mia amicizia con un
uomo del prestigio di Nestor COLL definito insieme a Carlos BINETTI,
da "L’Espresso" per i buoni uffici interposti nell’affare
del petrolio venezuelano, "mediatore senza tangenti". «Per
quella stessa sera, fui invitato a cena, da solo, nella loro villa di
Porto Rotondo, costruita su un lotto di terreno da me ceduto in
pagamento di prestazioni professionali a Pompeo LOCATELLI, villa di
proprietà di Giuseppe CABASSI «Qui erano presenti, oltre ai coniugi
CALVI, al PAZIENZA, al MAZZOTTA e alla Marina DE LAURENTIS, una
ragazza negra e le guardie del corpo del Presidente dell’Ambrosiano.
«Questi, quella sera, si lasciò andare ad un lungo solioquio, nel
quale rievocò, con energia, la sua partecipazione alla campagna di
Russia e si scagliò contro le lobbyes che lo stavano osteggiando,
prima tra tutte quella del Ministero del Tesoro".
- Tratto dalla requisitoria sulla Banda della Magliana, P.M. Otello
Lupacchini.
Visto
che ormai avevo una certa esperienza in casi disperati, dopo aver
letto il libro scritto da questo ex agente del SISMI (Il
Disobbediente, Longanesi editore 1999), mi ci sono messo in contatto
cominciando a scrivergli nel Carcere di Parma dove era recluso. Le
sue prime lettere erano intrise di diffidenza, ma dopo un po' hanno
cominciato ad uscire i dettagli di quella che appare come una storia
kafkiana del XX-XI secolo. Unico italiano ad essere stato sottoposto
al regime 41bis "per motivi politici" - normalmente il 41
bis viene applicato per mafia o terrorismo - mi è apparso subito
come una delle persone più interessanti che mi sia stato dato di
conoscere, ancorché solo epistolarmente. Sono sicuro che lo Stato
italo-anglo-americano abbia reiterato uno dei suoi ormai troppo
soliti autogol. Ho voluto citare il suo caso perché il "Governo
Invisibile" che uccide, cancella e condanna quanti hanno il
coraggio di dire le cose come stanno, ne ha fatto un emblema a futura
memoria (nel senso: prima di servire lo Stato, fateci un pensierino).
Prima di entrare nei dettagli della vicenda di questo uomo, che
rappresenta esso stesso un segreto di stato vivente, mi pare doveroso
riportare una lettera che mi inviò in copia. Parto quindi dalla sua
esasperante avventura carceraria.
Egr.
Dr. Silvio Di Gregorio
Direttore
Istituti
Penitenziari
via
Burla 3
43100
Parma 22 gennaio 2002
Egregio
Signor Direttore,
mi
permetto recarle disturbo per richiamare doverosamente alla sua
cortese attenzione la presente narrazione, in punto di fatto:
1)
A partire dal 1/10/1999, per otto mesi e ventotto giorni lei mi ha
tenuto nel settore 41 bis, in una cella semibuia e senza alcuna
irradiazione solare. Sono stato estratto immediatamente dopo una
ispezione della direzione sanitaria che ha verificato l'inumanità
con cui venivo trattato. E' stato redatto un rapporto dal professor
Giorgio Pavarani, documento che si chiude con la seguente
osservazione: "Oggi in un carcere che mi è coevo mi sono
trovato nel Medioevo". In seguito a questo particolare
trattamento ho perso 0,50 diottrie di visus dall'occhio sinistro,
come riscontrabile da visite oculistiche effettuate prima e dopo la
permanenza in 41 bis.
2)
Alle ore 11,41 del 4/5/2000 lei inviava un telefax all'Autorità
Giudiziaria di Bologna (nr. 12728) in cui mi qualificava in maniera
del tutto apodittica come detenuto ristretto nel settore 41 bis per
associazione mafiosa, ex art. 416 bis c.p.
3)
In data 8/10/2001 (ore 10,30 circa) un suo collaboratore, l'ispettore
Catalano, con indubitabile schiettezza, mi specificava come fosse
notorio a tutti, ed anche a lei, che la decisione di segregarmi in 41
bis fosse stata solo ed esclusivamente presa su iniziativa politico
amministrativa. In stessa data preparavo una dichiarazione, a futura
memoria, che inviavo all'avvocato Roberto Ruggiero del foro di Roma e
contenente quanto dall'ispettore riferitomi, ma già noto al
sottoscritto ed alla difesa legale. D'altronde, allorché alle ore
6,15 del 1/10/1999 il dispositivo che mi "condannava" al 41
bis, mi fu personalmente consegnato dal comandante del carcere romano
Regina Coeli, nel suo ufficio, questi ebbe a pronunciare le testuali
parole, per me indimenticabili: "In tanti anni di questo lavoro
ho visto tante porcherie, ma una simile mai". Anche lei ha
ricevuto, ovviamente, questo documento ed a parte i deliri narrativi
le sarà sfuggito sicuramente come violasse palesemente l'art. 4 bis
della legge 354/975 ed anche l'art. 476 del codice penale. Scriveva
il politico firmatario essere io meritorio del 41 bis perché
(testuale) "con precedenti per associazione a delinquere e già
sottoposto a misure di prevenzione della P.S.". Un falso
ideologico eclatante! E sono altrettanto convinto che se lei se ne
fosse accorto avrebbe ottemperato a quanto previsto dall'art. 331
c.p.p.
4)
Dal 41 bis venivo da lei trasferito nel settore 1B, dove risiedono
condannati per pedofilia e reati sessuali. Con ordine di servizio,
lei disponeva che fossi mantenuto isolato e segregato, specificando
l'assoluto divieto d'incontro con chicchessia ed imponendo che la
porta metallica della mia cella restasse costantemente chiusa.
Diniego, inoltre, a poter partecipare alle funzioni religiose. In
queste condizioni mi trovo tutt'oggi e dopo aver trascorso due estati
in un vero e proprio forno crematorio, a causa dell'impossibilità di
circolazione d'aria per la succitata serrata. Parafrasando Von
Clausewitz, si è continuata la politica del 41 bis con altri metodi.
O anche peggio, visto che ai mafiosi la porta viene mantenuta aperta
e che tra di loro possono socializzare, come assistere alla Santa
Messa. Mi permetto farle osservare che la prova provata di quanto
affermo consiste in un documento, datato 8 agosto 2000, di cui
riparlerò nel prosieguo di questa lettera. In questa data ero
"teoricamente" ridivenuto un detenuto in regime ordinario,
ma lei inviava questo documento al settore del Ministero di Giustizia
che si occupava del 41 bis. Quando, come mio diritto, io chiesi copia
di questo documento, peraltro attestante fatti palesemente non
proprio consoni al vero, lei decise mi fosse consegnato con alcune
grossolane sbianchettature che ne obliteravano il destinatario.
Episodio che puntigliosamente portavo alla sua attenzione in varie
comunicazioni scritte nell'estate 2001.
5)
Moderna "maschera di ferro", non ho avuto neppure un nome,
ma solo un numero: AA07-95-00322. Nell'estate 2000 non mi è stato
concesso l'accesso alle docce per circa due mesi, riducendomi in uno
stato igienico miserevole dal 28/6 al 19/8 ore 12,30. Dimenticato da
Dio e dagli uomini, è anche accaduto che si sia omesso di fornirmi
il vitto, perché agli incolpevoli agenti di servizio si era
dimenticato di comunicare che in quella cella senza nome e
costantemente chiusa vi fosse qualcuno. Le date: 2/7/2001, 12/7/2001,
19/9/2001, 17/1/2002.
6)
A novembre 2000 le ho chiesto per iscritto la possibilità di
accedere alla palestra ginnica. Lei ha dimenticato la mia richiesta
fino al 24/2/2001 e solo allorché è intervenuto il signor
magistrato di sorveglianza che, a sua volta, aveva ricevuto dalla
Procura della Repubblica di Roma copia di una mia lettera in cui
descrivevo le condizioni in cui venivo mantenuto nell'istituto da lei
diretto. Lettera sollecitatami da un S.P.n allorché, in pubblica
udienza (6/12/2000), aveva ascoltato quanto da me detto,
dichiarandosi incredulo che ciò potesse accadere in un istituto
carcerario della Repubblica italiana.
7)
Ho reiteratamente, ma inutilmente, chiesto un miglioramento della mia
vita, con possibilità di accedere a qualsivoglia attività
lavorativa fino a quando, esasperato, in data 22/3 le comunicavo che
lunedì 26 avrei iniziato uno sciopero della fame di protesta.
8)
In data 23/3, ore 10, mi veniva concesso, per la prima ed ultima
volta, di incontrare un educatore (signora Marchesini) cui facevo
presente l'inumanità delle mie condizioni ed il desiderio di poter
lavorare o anche solo aiutare altri detenuti studenti.
9)
In data 7/4, dopo tredici giorni di astensione totale dal vitto,
venivo convocato dall'ispettore Grimaldi (ore 16,30) il quale mi
assicurava che, ad iniziare dal mese di maggio, le mie condizioni di
vita sarebbero migliorate ed una qualche forma di attività
lavorativa nella biblioteca mi sarebbe stata concessa. Interrompevo
lo sciopero.
10)
In data 2/5/2001 (ore 9,15) l'impegno preciso e verbale
dell'ispettore Grimaldi veniva dallo stesso sconfessato con un
documento in cui mi si negava qualsivoglia attività lavorativa e
miglioria delle mie condizioni di vita, con proseguimento dello stato
di isolamento assoluto.
11)
Ripetutamente il medico psichiatra ha raccomandato con rapporti
scritti un miglioramento della mia vita detentiva, in quanto la
protrazione pluriennale dello stato di segregazione nocivo al mio
stato di salute. Lei ha costantemente ignorato quanto consigliato dal
clinico. Scriveva questi, in data 10/5/2001: "Come nella
precedente occasione, parla lungamente della esigenza di migliorare
la qualità della vita all'interno del carcere e della sua
aspirazione di poter mettere la sua cultura ed il suo impegno a
servizio di altri detenuti in attività educative e d'istruzione che
gioverebbero alla sua integrità e benessere psicofisico. Lamenta,
inoltre, la possibilità mancata di poter trascorrere parte del tempo
in qualsiasi altra attività lavorativa che possa sottrarlo all'ozio
ed al tedio (...). Come già precedentemente espresso, riterrei molto
utile al fine del benessere psichico del detenuto, seppur nell'ovvio
rispetto delle misure di sicurezza, che possa usufruire di una
attività possibilmente consona al fine di trarre giovamento ed una
maggiore serenità". In questi termini, ancora, si esprimeva il
clinico in data 25/7/2001: "Riterrei utile, compatibilmente alle
misure di sicurezza che riguardano il detenuto in oggetto, che il
medesimo potesse impegnare il suo tempo in attività consone, quali
attività di bibliotecario oppure di insegnamento cacerario".
Analoghe considerazioni esprimeva il medico psichiatra in data
23/11/2001. Tutto ciò lei ha continuato a considerarlo del tutto in
conferente e non si comprende per quale ragione il Ministero della
Giustizia paghi clinici il cui parere viene bellamente ignorato. Ecco
quanto invece lei riferì al Ministero di Giustizia in data 8/8/2000,
documento da me acquisito a luglio 2001: "Ha sempre amntenuto un
atteggiamento di estremo riserbo, restando chiuso senza recarsi ai
passeggi ed evitando la socializzazione con gli altri detenuti".
Richiamo alla sua cortese attenzione un passaggio della mia lettera
all'ufficio della Procura della Repubblica di Roma datata 21/12/2000
e da questa inviata in copia al signor magistrato di sorveglianza
(vedi punto 6) in cui, con indubbio spirito di preveggenza,
affermavo: "Tra l'altro, non vorrei che nei documenti interni si
fossero inventati qualche storia fantascientifica secondo la quale
sarei io a rifiutare mirabolanti proposte di trattamento. Se si può
scrivere il falso per determinare un 41 bis, un fatto simile non
necessiterebbe un grande sforzo". Ma l'asserzione secondo cui
sia io ad aver scelto un simile regime di isolamento è talmente
contraria alla realtà fattuale e documentale da poter pensare
solamente ad una palese svista, o lapsus, presente nel documento che
lei ha inviato al Ministero di Giustizia nell'agosto del 2000. Non ho
altra spiegazione per un cotanto travisamento.
12)
In data 6/7/2001 facevo richiedere ufficialmente alla sua persona
tramite legale difensore, e come mio diritto, copia della relazione
redatta dal dirigente sanitario in seguito ad ispezione ex officio
del luogo in cui ero detenuto in 41 bis. Data già citata del
17/6/2000. Lei, cortesemente, acconsentiva con lettera n. 19603 del
16/7/2001.
13)
Improvvisamente, però, in data 18/7 - ore 9 - un agente incaricato
mi rendeva edotto che non esisteva alcun rapporto redatto dal
dirigente sanitario in data 17/6/2000. Scrivevo immediatamente
raccomandata A.R. al dirigente, esternando la mia meraviglia per
l'inesistenza di una relazione che mi constava esistere. La sera del
23/7/2001 (ore 22, circa) un medico mi mostrava la relazione
assicurandomi della sua esistenza e affermando che copia, come mio
diritto, mi sarebbe stata consegnata non appena autorizzazione fosse
stata rilasciata da parte della direzione. Seguiva una serie di
solleciti epistolari da parte mia alla sua persona. In data 17 agosto
2001 lei mi convocava nel suo ufficio e durante quel colloquio mi
consigliava di assumere un atteggiamento conciliante a livello
"locale". Spero lei abbia perfetta memoria di quanto mi
riferì, giungendo a consigliarmi di richiedere un primo permesso di
qualche ora da trascorrere nella città di Parma. Io, forse
inopinatamente, continuai a pretendere la consegna di
quell'introvabile relazione sanitaria. In data 7/9/2001 le rivolgevo
preghiera affinché se vero fosse che tale rapporto non esisteva mi
si consegnasse un riscontro ufficiale, scritto, che lo attestasse. In
data 8/9/2001 ricevevo finalmente l'agognato documento. Mi permetto
riportare alla sua cortese attenzione alcuni brani: "Risponde
che è sottoposto a regime 41 bis ingiustamente e che non intende
socializzare con i detenuti del crimine organizzato qui ristretti.
Eppure questa è una situazione che dal punto di vista tecnico
professionale e secondo scienza e coscienza io ritengo totalmente
inaccettabile, oltreché incompatibile con i principi umanitari e
della medicina (...). La visuale oltre le sbare della finestra è
rappresentata da un muro che dista circa un metro e non consente
l'irraggiamento solare nel modo più assoluto in alcuna parte della
cella (...). Oggi in un carcere che mi è coevo mi sono ritrovato
nel Medioevo". Inoltre: "Dichiaro incompatibili le sue
condizioni di salute a sopportare ulteriormente il regime cui è
sottoposto in totale isolamento". Lei ha pervicacemente ignorato
tale "incompatibilità".
Termino
questa mia lettera in punto di fatto sperando che lei possa darmi
atto di come mi sia attenuto solamente alla enunciazione degli
accadimenti e nulla più. Nel contempo ho compreso che in realtà
debbo porgere le mie scuse, avendo ritenuto del tutto erroneamente
che anche un detenuto abbia i propri diritti, propalanti da precisi
dettami costituzionali, disposizioni legislative ed articoli dei
codici. In realtà, appare del tutto evidente che lei abbia ritenuto
indispensabile una iniziativa sanzionatoria non per un comportamento
intramurario che è stato, a norma di regolamento, sempre
ineccepibile, ma perché mi sono permesso di reclamare
puntigliosamente quanto lei avrebbe dovuto disporre ex officio nei
miei confronti... e richedendo documentazione che non proiettava
sicuramente una luce del tutto limpida sul trattamento carcerario
riservatomi nell'istituto di cui lei è direttore. Lei considera la
non accettazione di palesi violazioni costituzionali, legislative e
dei codici, come una forma di ostilità e di chiusura nei confronti
dell'"organizzazione". Quasi un delitto di lesa maestà. Mi
permetto rammentarle, signor direttore, quanto evocato dall'art.27
della Costituzione e dall'art. 3 della legge penitenziaria: "Le
pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di
umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato".
Negli istituti penitenziari è assicurata ai detenuti ed agli
internati parità di condizioni di vita". Mi riesce molto
difficile comprendere quale umanità, rieducazione e quale
egualitarismo vi siano stati nel tenere un essere umano segregato,
nel silenzio e senza che potesse vedere e parlare con nessuno. MAI.
La ringrazio per la sua attenzione. Con distinti saluti, Francesco
Pazienza Donato.
In
seguito, Pazienza è stato trasferito ad altro Carcere. La Procura
della Repubblica presso il Tribunale di Parma ha aperto un
procedimento penale, fascicolo n. 1790/03 RGNR, Mod.21, inviando un
avviso di garanzia al sunnominato direttore del carcere, Silvio Di
Gregorio. La miglior scrittrice europea del 2002, recentemente
premiata a Madrid, Isabel Pisano, ha dedicato a Francesco Pazienza il
suo libro appena uscito "La Sospecha". La dedica riporta
per ben tre volte il nome di Pazienza. Cosa ha fatto quest'uomo per
meritare tanto bene e tanto male? Andiamo per ordine. E' stato lui a
dire che la strage di Bologna poteva essere collegata agli accordi di
Malta (vedi cap.IV), è stato lui a dire che il bilancio finale del
Banco Ambrosiano Estero (mai acquisito dai giudici) venne messo sotto
segreto di Stato dall'allora premier inglese Margaret Thatcher. Che
fine ha fatto, a livello giudiziario, il rapporto che il Customs
Service USA (agenti Donevan e Callighan) aveva inviato al giudice
Giovanni Falcone informandolo che il rapporto Touche & Ross
sull'Ambrosiano era pronto? (Rapporto protocollato 39131/RDA dal
Comando Generale della Guardia di Finanza di Roma il 9 dicembre 1986)
Perché, quando la consorte di un illustrissimo magistrato romano ha
chiesto di conoscere il contenuto dell'estradizione di Pazienza dagli
Stati Uniti, Mino Martinazzoli ha opposto il segreto di Stato? Fulvio
Martini era d'accordo con l'allora Direttore della CIA William Casey
per combinare l'estradizione, perché? Chi cominciò a procurare guai
negli USA a Francesco Pazienza? Un personaggio del Ministero della
Giustizia USA, Ted
Shackley.
Ricordatevi questo nome. La chiave è tutta lì. Lo ritroveremo nel
capitolo dedicato a Chip Tatum. Il 27 dicembre 2002, Pazienza
presenta domanda di Grazia. Vale la pena riportarla.
S.E.
Sig. Presidente della Repubblica - Roma (NdA: Carlo Azeglio Ciampi,
ex governatore della Banca d'Italia SpA)
S.E.
Sig. Ministro della Giustizia - Roma (Nda: Ministro Castelli, Lega
Nord)
Oggetto:
Richiesta ex Art. 681 c.p.p.
Eccellenza,
il
sottoscritto Francesco Pazienza Donato, nato a Monteparano (TA) il 17
marzo 1946, attualmente ristretto presso la C.R. di Parma, con la
presente sommessamente richiede alla Ecc.ma S.V. poter fruire della
concessione di Grazia condizionata relativamente alla condanna subita
con sentenza del 14 marzo 1986 da parte della Corte d'Assise
d'Appello di Roma ad anni tre e due mesi ex artt. 314, 378 c.p.
La
presente domanda è inoltrata ai sensi dell'art. 681 comma 2 c.p.p.
al Sig. Magistrato di Sorveglianza (NdA: Dott.ssa Nadia Buttelli -
Reggio Emilia) cui sarà trasmesso un corposo fascicolo con allegati
probatori. E' pur vero che in uno Stato democratico e di diritto
debba esistere la certezza della pena ma, sommessamente, credo debba
esistere anche la certezza del diritto di difesa e di un processo
equo. In data 4 marzo 1985 fui arrestato su richiesta estradizionale
della Repubblica Italiana nella città di residenza pro tempore: New
York. La richiesta estradizionale relativamente al procedimento de
quo fu fatta ritirare con ciò negandomi il diritto alla garanzia
giurisdizionale in sede di procedimento estradizionale. Fui quindi
processato come 'latitante' e 'contumace' nei due gradi di merito
mentre mi trovavo ristretto in un carcere americano senza potermi
difendere e conferire con il legale difensore (sic). Il fascicolo
probatorio dimostra meticolosamente come l'iter estradizionale sia
stato inquinato dalla Central Intelligence Agency (NdA: all'epoca
sotto la direzione di Casey, ora defunto) su richiesta dell'italiano
SISMI (NdA: il servizio italiano di intelligence militare, all'epoca
sotto la direzione dell'ammiraglio Fulvio Martini, ora defunto).
L'applicazione della pena ottenuta tramite deroga al principio di
specialità per via amministrativa e concessa solo nel 1992 ma
notificatomi addirittura in data 27 novembre 1995. In data 8 aprile
1987 la seconda sezione giurisdizionale della Corte dei Conti con
sent. nr. 100/87 dichiarava non doversi procedere contro il
sottoscritto perché del tutto apoditticamente processato e
condannato ex Art. 314 c.p. allorché mai ero stato né pubblicamente
ufficiale né tantomeno incaricato di pubblico servizio. In data 13
agosto 1994 a conclusione del procedimento nr. 1164/87 G.I. Roma
(Sez. 1 stralcio) il giudice istruttore di Roma, Dr. Otello
Lupacchini, stabiliva che il sottoscritto non si era mai reso
responsabile del reato di favoreggiamento ex art. 378 c.p. per cui
era stato processato e condannato. In data 23 marzo 2000 il
Presidente della Corte d'Assise di Bologna, Dr. Maurizio Millo, in
pubblica udienza (Procedimento nr. 1/96) dichiarava che il processo
celebrato contro il sottoscritto era indegno di un Paese della
Comunità Europea per la palese violazione dei diritti della difesa.
Basti pensare che non fui mai interrogato neppure nella fase
istruttoria perché dichiarato dolosamente 'irreperibile' allorché e
nonostante perfettamente noto fossi un estero residente iscritto alla
Anagrafe Italiani Residenti Estero. Ciò in violazione degli Artt.3 e
24 della Carta fondamentale secondo quanto specificatamente stabilito
da sentenza nr. 177/1974 della Corte Costituzionale relativamente,
appunto, alla incostituzionalità del rito per irreperibili nei
confronti di coloro che, cittadini italiani, sono residenti
all'estero. La mia iscrizione come estero residente era ufficialmente
avvenuta presso l'Ufficio Anagrafe del Comune di Roma in data 13
gennaio 1983 allorché il procedimento penale nr. 17270/83 non era
neppure iniziato ed iscritto a registro. Talmente notoria era la mia
estera residenza che in data 9 dicembre 1982 la Commissione
Parlamentare sulla Loggia P2 (NdA: loggia ammaestrata da Licio Gelli,
non ancora defunto) dispose una mia audizione presso il Consolato
italiano a New York. Il fascicolo probatorio dimostra inoltre la
vergognosa quantità dell'inquinamento probatorio messo in atto dal
SISMI sopratutto a partire dal periodo in cui la direzione fu assunta
dall'Ammiraglio Fulvio Martini. Tutto ciò premesso ringrazio
l'Ecc.ma S.V. per l'attenzione prestata porgendo i più deferenti
ossequi. Francesco Pazienza. Parma, 27/12/2002.
------------
Mi
sono interessato per sapere, pochi mesi dopo, che fine avesse fatto
questa domanda di Grazia. Incontrai perciò, a Pontida, il segretario
particolare del ministro Castelli, Stefano Simonetti, che mi informò
del fatto che occorreva il beneplacito da parte del Direttore
Generale degli Affari Penali, Dott.ssa Augusta Iannini, tra l'altro
consorte della stella del giornalismo Bruno Vespa. Non bastava quindi
la firma di Ciampi e di Castelli. Mi auguro che la Dott.ssa Iannini
trovi il tempo di esaminare la domanda di Grazia e/o, ancora meglio,
abbia occasione di leggere questo libro. Nel frattempo, il direttore
del carcere di Parma, Silvio Di Gregorio, è stato indagato dalla
Procura della Repubblica presso il Tribunale di Parma, dal pm Dott.
Brancaccio (numero del procedimento: 1790/03 RGNR).
sabato 24 settembre 2011
Radio MPA - Puntata sul Signoraggio
Mercoledì 28 Settembre · dalle 19:00 alle 21:00
Domenico Mandia:
Vi invito a seguire questo programma. Parleremo di tutte le verità nascoste, di quelle che ci propinano, di quelle che ci bombardano tutti i giorni con i mass-media fasulli e di parte. Vaccini, scie chimiche, signoraggio, verità sull'11 settembre...serve altro? Seconda puntata della trasmissione che MPA (con Marco Cuoco) ha in collaborazione con Lo Sai. In questa puntata tratteremo più a fondo il problema del Signoraggio che secondo noi è la causa principale della situazione economico\sociale di questo mondo.
Ospiti:
Salvatore Tamburro: economista e scrittore; autore del libro "La via del denaro", e della prima tesi di laurea in Italia sull'argomento signoraggio. Co-fondatore del movimento Democrazia Diretta & Sovranità Monetaria (link http://www.democraziadirettasovranitamonetaria.it/ ) e co-fondatore del Movimento16G (link http://movimento16g.weebly.com/index.html ). Scrive i suoi articolo sul suo blog: http://salvatoretamburro.blogspot.com/ .
Domenico Longo: Direttore della rivista mensile "L'altra voce" (sito http://laltravoce.it/ ), co-fondatore del Movimento16G e autore della petizione "Estinguiamo il debito" (link: http://movimento16g.weebly.com/petizione.html ).
Alfonso Luigi Marra: avvocato, specializzato dal 1980 in cause contro le banche. Nel 1987 ha fondato l'associazione FermiamoLeBanche. Ex-parlamentare europeo. Fondatore del PAS, Partito di Azione per lo Sviluppo. Ultimo libro "Il labirinto femminile". Sito: http://www.marra.it/index.html Prendete parte direttamente con i Vs interventi al n. 0828.994070 oppure direttaradiompa@radiompa.it, in streaming al sito www.radiompa.it
Conduce Marco Cuoco con la collaborazione di Domenico Mandia (Lo Sai Salerno). http://www.facebook.com/losai.net http://www.facebook.com/losai.sa http://www.losai.org/
Domenico Mandia:
Vi invito a seguire questo programma. Parleremo di tutte le verità nascoste, di quelle che ci propinano, di quelle che ci bombardano tutti i giorni con i mass-media fasulli e di parte. Vaccini, scie chimiche, signoraggio, verità sull'11 settembre...serve altro? Seconda puntata della trasmissione che MPA (con Marco Cuoco) ha in collaborazione con Lo Sai. In questa puntata tratteremo più a fondo il problema del Signoraggio che secondo noi è la causa principale della situazione economico\sociale di questo mondo.
Ospiti:
Salvatore Tamburro: economista e scrittore; autore del libro "La via del denaro", e della prima tesi di laurea in Italia sull'argomento signoraggio. Co-fondatore del movimento Democrazia Diretta & Sovranità Monetaria (link http://www.democraziadirettasovranitamonetaria.it/ ) e co-fondatore del Movimento16G (link http://movimento16g.weebly.com/index.html ). Scrive i suoi articolo sul suo blog: http://salvatoretamburro.blogspot.com/ .
Domenico Longo: Direttore della rivista mensile "L'altra voce" (sito http://laltravoce.it/ ), co-fondatore del Movimento16G e autore della petizione "Estinguiamo il debito" (link: http://movimento16g.weebly.com/petizione.html ).
Alfonso Luigi Marra: avvocato, specializzato dal 1980 in cause contro le banche. Nel 1987 ha fondato l'associazione FermiamoLeBanche. Ex-parlamentare europeo. Fondatore del PAS, Partito di Azione per lo Sviluppo. Ultimo libro "Il labirinto femminile". Sito: http://www.marra.it/index.html Prendete parte direttamente con i Vs interventi al n. 0828.994070 oppure direttaradiompa@radiompa.it, in streaming al sito www.radiompa.it
Conduce Marco Cuoco con la collaborazione di Domenico Mandia (Lo Sai Salerno). http://www.facebook.com/losai.net http://www.facebook.com/losai.sa http://www.losai.org/
LA CRISI CHE INVESTE PROFESSIONISTI E IMPRENDITORI
ECONOMIA. SCILIPOTI (MRN): INTERVENIAMO SUBITO SULLA CRISI CHE INVESTE PROFESSIONISTI E IMPRENDITORI
ROMA, 24/09/2011: "Con il Forum nazionale delle professioni e dell'imprenditoria vogliamo dare una risposta concreta all'attuale momento di crisi e d'incertezza che grava pesantemente sui professionisti e gli imprenditori". Così l'On. Domenico Scilipoti, segretario politico del Movimento di Responsabilità Nazionale, durante l'incontro programmatico per la creazione di un "Forum nazionale delle Professioni e dell'Imprenditoria" che si è svolto di recente a Roma, presso Palazzo Marini, del quale l'arch. Lucido Di Gregorio e l'arch. Giancarlo Mollo sono i responsabili nazionali. "L’obiettivo prioritario del Forum, è quello di elaborare politiche nuove per il rilancio dell’economia. Il mondo delle professioni - prosegue Scilipoti - non è una casta; rappresenta anzi una delle parti più attive del Paese e riesce a creare opportunità di lavoro senza le quali la qualità di numerosi beni e servizi e opere d'ingegno non sarebbero venute in essere". "Tutti i provvedimenti in merito, finora varati, a partire dalla legge Bersani, si sono rivelati fallimentari, anche a causa del loro essere frutto di scelte verticistiche e non equamente partecipate. Sulla base di tali prerogative - conclude l'On. Scilipoti - il Forum si propone di accogliere le istanze reali per poi tradurle in atti legislativi, con evidenti benefici sia per gli operatori del settore che per l’intera collettività”.
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