giovedì 1 marzo 2012

Signoraggio: interpellanza Scilipoti


ATTO CAMERA

INTERPELLANZA 2/01374

Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 592 del 24/02/2012
Firmatari
Primo firmatario: SCILIPOTI DOMENICO
Gruppo: POPOLO E TERRITORIO (NOI SUD-LIBERTA' ED AUTONOMIA, POPOLARI D'ITALIA DOMANI-PID, MOVIMENTO DI RESPONSABILITA' NAZIONALE-MRN, AZIONE POPOLARE, ALLEANZA DI CENTRO-ADC, LA DISCUSSIONE)
Data firma: 24/02/2012
Destinatari
Ministero destinatario:
  • PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
  • MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE
Attuale delegato a rispondere: PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI delegato in data 24/02/2012
Stato iter: 
IN CORSO
Atto Camera

Interpellanza 2-01374
presentata da
DOMENICO SCILIPOTI
venerdì 24 febbraio 2012, seduta n.592

Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere - premesso che:

dall'esame del bilancio della Banca d'Italia, il circolante monetario italiano per l'ammontare di ben 147 miliardi di euro, risulta trascritto integralmente nello stato passivo, ma non come debito della medesima banca nei confronti dello Stato, da cui è delegata all'espletamento di tutte le attività monetarie, ma come debito verso la Banca centrale europea alla quale essendone parte integrante con una quota equivalente al 14 per cento, si limita a rimborsare i soli costi di carta filigranata, di stampa serigrafica e delle spese di trasporto;

in virtù di tale anomalia contabile, la Banca d'Italia, alla conclusione di ogni esercizio, realizza ingenti sopravvenienze attive, che però non annota come tali, poiché derivanti da attività di signoraggio primario - costituito dallo spread tra costo di produzione della moneta stampata e valore facciale assegnato alle banche;

la Banca d'Italia riporta invece nell'attivo di bilancio, unicamente il signoraggio secondario derivante dagli interessi attivi corrisposti dalle banche del sistema a fronte delle erogazioni di liquidità loro accordate;

pertanto, annualmente l'utile derivante dal signoraggio primario per molti miliardi di euro viene suddiviso tra le banche azioniste, le quali detengono l'intero capitale sociale della Banca d'Italia, pari a soli euro 154.937,07, costituite dai seguenti istituti di credito: gruppo Intesa-San Paolo (44,43 per cento, gruppo Unicredito - Banca di Roma (22,12 per cento, Banca Carige (3,96 per cento, Bnl (2,83 per cento, Monte dei Paschi di Siena (2,50 per cento, Cassa di Risparmio di Firenze (1,85 per cento, insieme a varie banche minori e all'INPS col 5 per cento;

risulta, pertanto evidente che dal 1992, il gruppo di banche private, subentrate agli storici istituti di diritto pubblico che avevano investito in azioni della Banca d'Italia solo 285 milioni di vecchie lire, già a partire dall'esercizio contabile dell'anno 1993 hanno lucrato gli ingenti benefici contabili derivanti dal signoraggio primario, oltre agli utili di esercizio derivanti dal signoraggio secondario sui prestiti e sulle aperture di credito concessi alle banche e alla pubblica amministrazione;

questo criticabile metodo contabile ad avviso dell'interpellante negli anni ha causato l'ingente indebitamento dello Stato, costretto per i suoi fabbisogni a comprare la moneta di sua proprietà a tassi sproporzionati rispetto al tasso ufficiale di sconto (TUS) sino al 1999, e, successivamente rispetto al T.U.R., tasso ufficiale di riferimento europeo;

fatto ancora più grave, al metodo contabile della Banca d'Italia è da attribuirsi secondo l'interrogante altresì la vera responsabilità della stretta creditizia che ha soffocato e che strozza ancora oggi imprese e cittadini;

va ricordato che, dopo la costituzione dell'Unità d'Italia, l'emissione della moneta, fino a quel momento consentita agli istituti dei vari Stati, è stata delegata al nuovo istituto centrale denominato Banca d'Italia s.p.a. a cui sono stati chiamati a partecipare gli istituti di diritto pubblico, le fondazioni, le Casse di risparmio - enti morali e INPS;

già alla data di costituzione della Banca d'Italia quale istituto di emissione monetaria esisteva l'obbligo della riserva aurea istituita nel lontano 1694 dalla Banca d'Inghilterra, opportuna per garantire la convertibilità della moneta emessa con oro corrispondente al suo valore di mercato e per evitare l'abuso di emissioni monetarie non correlate alle capacità dell'Istituto e all'andamento dell'economia;

il 15 agosto 1971, per salvare l'economia americana, il presidente Nixon con la dichiarazione unilaterale di inconvertibilità del dollaro in oro, poneva fine al regime dei cambi fissi instaurato dagli accordi Bretton Woods nel 1944, finalizzata al ripristino delle condizioni di convertibilità delle monete e alla creazione di un sistema di compensazione multilaterale delle bilance dei pagamenti, al termine della guerra;

per la successiva mancanza di ogni forma di controllo sulle emissioni monetarie che venivano decise autonomamente dalle rispettive banche centrali, negli anni successivi al 1971 è iniziata la pericolosa instabilità monetaria, che per il nostro Paese ha avuto per conseguenza la graduale crescita verticale dell'ingente debito pubblico;

seguendo l'esempio degli Stati Uniti, a partire da ottobre 1971 la Banca d'Italia ha continuato ad emettere moneta, con la sostanziale differenza però, che la stampa delle banconote è proseguita senza la garanzia della convertibilità aurea e unicamente a vantaggio della sola Banca d'Italia, la quale da delegata alla emissione per conto dello Stato, è a giudizio dell'interrogante inconcepibilmente divenuta proprietaria della moneta emessa, che via via ha prestato ai Governi succedutisi, con la conseguenza che il debito pubblico ha raggiunto l'insostenibile esposizione superiore a 1900 miliardi di euro;

per le sua finalità istituzionali, la Banca d'Italia avrebbe dovuto e dovrebbe operare ancora, per delega e per conto dello Stato, alla emissione di banconote e, a far data dall'anno 2000, per la sua partecipazione alla Banca centrale europea, alla distribuzione della moneta al sistema bancario, così che il signoraggio primario, costituito dallo spread tra i costi di produzione, quali carta, stampa e trasporto, e il valore attribuito alle banconote emesse sin dal 1993 avrebbe dovuto essere accreditato allo Stato italiano nella sua qualità di delegante e non alle banche partecipanti al capitale, alle quali competeva solo ed unicamente l'utile derivante dal signoraggio secondario per gli interessi sui prestiti effettuati dalla Banca d'Italia agli istituti di credito, agli enti pubblici e alla pubblica amministrazione, ovvero dalla rendita di ridistribuzione monetaria passiva, dagli interessi su attività statutarie e dalle rendite di partecipazione;

l'assunto sulla proprietà della moneta è stato anche confermato dalla consulenza tecnica d'ufficio sentenza emessa nel 2005 dal giudice di Pace di Lecce a seguito della che ha statuito il principio secondo cui la proprietà del denaro non è da attribuirsi né alla Banca d'Italia né tantomeno alla Banca centrale europea, ma al popolo sovrano, così affermando che, essendo la proprietà della moneta degli italiani, è da considerarsi ad ogni effetto dello Stato italiano;

nella medesima sentenza, sulla scorta di una consulenza tecnico contabile sulla redditività secondaria si affermava che le banche azioniste di Bankitalia, nel solo quinquennio che va dal 2000 al 2004, avrebbero lucrato signoraggio primario, stimato in oltre 5 miliardi di euro;

alla data del 31 dicembre 2011 il circolante monetario nel bilancio dell'Istituto centrale ammonta a 146,10 miliardi di euro, e poiché il suo costo di produzione non supera l'1 per cento se ne deduce che dall'entrata in circolo dell'euro le banche partner avrebbero lucrato signoraggio per circa 145 miliardi di euro, che se fossero stati incamerati dallo Stato, avrebbero consentito agli italiani un ingente alleggerimento del carico fiscale;

le banche azioniste nel decennio trascorso avrebbero secondo l'interrogante indebitamente �incamerato� signoraggio primario nell'ordine di circa 145 miliardi di euro, somma indebitamente percepita dagli azionisti, che ove restituita alla disponibilità dello Stato, unico soggetto avente diritto, avrebbe consentito l'immediata soluzione di gran parte dei problemi economici che attanagliano il Paese;

così facendo, si potrebbe concorrere ad alleggerire la pressione fiscale e a rilanciare l'economia con interventi mirati garantiti dallo Stato beneficiario del signoraggio monetario primario, oltre che ad avviare una graduale riduzione del debito pubblico -:

se il Governo intenda assumere iniziative normative urgenti per imporre alle banche azioniste della Banca d'Italia la tempestiva restituzione di tutte le somme indebitamente percepite nell'ultimo decennio derivanti da signoraggio primario, il cui unico avente diritto è lo Stato italiano;

se il Governo intenda assumere iniziative normative affinché la Banca d'Italia, a partire dall'esercizio 2011 sia obbligata per decreto ad iscrivere a debito verso lo Stato italiano nello stato passivo del proprio bilancio, l'ammontare del circolante monetario con tutte le emissioni integrative che pervengono dalla Banca centrale europea, insieme all'obbligo di dettagliare analiticamente l'andamento trimestrale del signoraggio per consentire di avere tempestiva contezza del suo reale andamento.

(2-01374) �Scilipoti�.

IL CRIMINE BANCARIO - LO STATO COLLUSO

mercoledì 29 febbraio 2012

La banda cartello aggiornata degli spacciatori del nostro debito pubblico

L'avevamo pubblicata su facebook, l'avevo fortunatamente scaricata in locale, è la nuova lista della banda cartello dei dealer o specialisti in titoli di Stato, questa volta (anno 2011) pubblicata a febbraio di quest'anno in un sito più nascosto del ministero del Tesoro e ritrovata grazie a M. Saba, ma poi fatta sparire dallo stesso sito e persino da un sito per la ricerca di cache come archive.org... Un lavoro da certosino, intervenuto in seguito a furibonde discussioni avvenute nei giorni scorsi in un gruppo di facebook sulla MMT e la fallacia di tutta l'operazione Barnard, gruppo in cui avevamo varie volte allegato l'indirizzo con la lista.

Ecco a voi la lista aggiornata dei nostri spacciatori di debito pubblico (per la lista degli anni 2009 e 2010, http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2010/09/elenco-degli-specialisti-strozzini.html e http://www.dt.tesoro.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/debito_pubblico/elenco_specialisti/Elenco_Specialisti_Titoli_di_Stato_8_febbraio_2010.pdf).

N. Forcheri
29 febbraio 2012

 

martedì 28 febbraio 2012

AUTOMOBILISTI ITALIANI I PIU' PENALIZZATI D'EUROPA

SCILIPOTI (MRN): GLI AUTOMOBILISTI ITALIANI I PIU' PENALIZZATI D'EUROPA

(AGENPARL) - Roma, 27 feb - “Nonostante gli Italiani abbiano gli stipendi tra i più bassi dei Paesi Ue, il prezzo della benzina nel nostro Paese è tra i più alti d’Europa a causa della miriade di accise che gravano sul prezzo del carburante.” Lo afferma Domenico Scilipoti, Segretario Nazionale MRN. “ E’ assurdo che nel sud Italia per un litro di benzina verde si debbano sborsare quasi due euro, questo Governo –conclude Scilipoti-vuole salvare l’Italia vuotando le tasche alle famiglie italiane, invece che pensare ad una politica che restituisca capacità di spesa alle classi sociali più deboli”.   Ufficio Stampa On. Dott. Domenico Scilipoti tel. 06 6760 8028- 4225

Se il saggio indica la Luna....

...lo stolto guarda il dito. Cosa capisce la stampa italiana del concetto di sovranità monetaria e del signoraggio:

Sara Tommasi senza slip a Palazzo Montecitorio
aciclicoMagazine
Nuovo striptease pubblico per la soubrette contro il signoraggio bancario. Diffuso un comunicato stampa in cui chiarisce la sua relazione con Luigi Alfonso Marra. Sara Tommasi colpisce ancora. L'irrefrenabile showgirl torna al suo primo amore: il nudo.
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aciclicoMagazine
Sara Tommasi "bocconiana" come Monti e di nuovo senza slip
Gossip Fanpage
La novità sarebbe che Sara Tommasi si è dichiarata, grazie alla laurea in Economia conseguita proprio alla Bocconi, esperta di finanza presenziando ad un meeting sulsignoraggio bancario organizzato dall'onorevole Luigi Scilipoti.
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Gossip Fanpage
Fermi tutti, arriva Scilipoti
Articolotre
Domenico Scilipoti, fondatore nel gennaio 2011 del Movimento di Responsabilità Nazionale, ha creato di recente un sodalizio con l'avvocato Alfonso Luigi Marra e Sara Tommasi contro ilsignoraggio bancario. La showgirl è stata presentata nientemeno come ...
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Sara Tommasi rimane di nuovo senza slip per protestare contro le ...
Non Mi Dire
L'ex naufraga dell'Isola dei famosi si è presentata senza mutande a un convegno organizzato dall'onorevole e leader “Responsabile” Domenico Scilipoti su finanza esignoraggio bancario nella Sala della Mercede presso la Camera dei Deputati.
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Non Mi Dire
Di Sara Tommasi, banche e donnine nude...
PinkDNA
Sara Tommasi torna a far parlare di sé, prima per un intervento a dir poco “chiarificatore” sulle banche e il signoraggio… Dopo il quale ha sottolineato che lei ha tutte le competenze per poter parlare di questi temi, visto che è una “bocconiana doc”.
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PinkDNA
L'Italia è salva: convegno di Scilipoti contro il signoraggio
PolisBlog.it (Blog)
Niente paura, ecco la soluzione, ecco la panacea di tutti i mali: la lotta di Domenico Scilipoti contro ilsignoraggio bancario. Con il fondamentale supporto della “Bocconiana Doc” Sara Tommasi (che qui rivendica con orgoglio di essere andata in ...
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Sara Tommasi si spoglia (di nuovo) contro le banche: a Roma ...
Corriere della Sera
La Tommasi ha partecipato ad un convegno organizzato dall'onorevole Domenico Scilipoti su finanza e signoraggio bancario. In qualità di esperta la showgirl, laureata alla Bocconi, ha trattato il tema «Le origini del signoraggio bancario e le posizioni ...
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Corriere della Sera
Sara Tommasi di nuovo nuda a Montecitorio
Forbiciate
Sara Tommasi continua a spogliarsi per protestare contro il signoraggio bancario, anche se ancora ci stiamo chiedendo come si possa raggiungere uno scopo dimostrando semplicemente di essersi sottoposti alla ceretta brasiliana.
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Forbiciate
Sara Tommasi senza mutande contro le banche a Roma
italiah24.it
Sara Tommasi continua a protestare contro il signoraggio delle banche. Stavolta la show girl, imitando Belen Rodriguez, si presenta senza mutande a Roma per le vie del centro La prima volta nuda, in giro per Roma, Sara Tommasi aveva avuto la decenza di ...
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Sara Tommasi ultime notizie, la showgirl senza mutande dietro a ...
Gossip Tuttogratis
Il tema del convegno era rappresentato dalla finanza e dal signoraggio bancario. La showgirl, che si è laureata alla Bocconi, ha affrontato la questione “le origini delsignoraggio bancario e le posizioni delle banche centrali”.
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Gossip Tuttogratis

lunedì 27 febbraio 2012

Galloni e “le telefonate di Ciampi a Berlinguer e di Kohl ad Andreotti”


MMT. L’euro, Nino Galloni e “le telefonate di Ciampi a Berlinguer e di Kohl ad Andreotti”

Breve sintesi della prima giornata del summit di Rimini organizzato da Paolo Barnard. Illustrati i fondamentali della teoria monetaria di derivazione keynesiana. E una testimonianza dell’ex collaboratore ministeriale di Andreatta e Pomicino
di: 26 febbraio 2012 @0:59
RIMINI – Modern Money Theory, atto primo. Un evento ricco di informazioni e notizie, osservato con religiosa attenzione dai 1500 cittadini giunti fino al 105 Stadium di Rimini per ascoltare il “verbo” degli economisti di scuola keynesiana nordamericani e del francese Alain Parguez (il più ‘politico’ e radicale nelle conclusioni) convocati dal giornalista “eretico” Paolo Barnard. Una curiosità: durante l’intera giornata neanche uno squillo di telefonino ha interrotto il summit: non succede più né in chiesa né a teatro.
Temi, quelli del summit, che approfondiremo nei prossimi giorni, per dar conto di un evento tanto irrituale quanto totalmentetaciuto da tutta la stampa nazionale: un brutto segnale riguardo il dovere di aiutare la circolazione delle idee – compito basilare della stampa – sagge o strampalate che le si ritenga (solo Rampini di Repubblica qualche giorno fa ha parlato della MMT, stando attento però a non citare l’iniziativa di Barnard e il summit riminese: un po’ di coraggio ma mal temperato).
Ricostruzioni storiche, Trattati europei “costituzionali” sconosciuti ai cittadini, finanziarizzazione del vecchio capitalismoindustriale, vittima anch’esso del dispotismo predatorio dei grandi gruppi d’investimento finanziario. Ma soprattutto alla fine il nodo diventa quello: euro sì, euro no, default guidato o puntare sulla costituzione di un debito europeo? Argomento che verrà trattato con una sezione speciale nel pomeriggio di domenica, anche se negli spazi aperti alle domande dei presenti si è continuamente tornati su questo aspetto e il tema cardine (ne parleremo) è il ritorno alla sovranità monetaria.
Intanto vi proponiamo in video un documento molto interessante, consistente nelle dichiarazioni di Nino Galloni, ex funzionario e anche dirigente di vari ministeri economici italiani, sia al tempo diAndreatta (ovvero del “divorzio” tra Ministero del Tesoro e Banca d’Italia nel 1981, attraverso il quale la seconda veniva esentata dalla necessità di garantire l’acquisto dei titoli pubblici nelle aste) e quindi richiamato, dopo la rottura con Andreatta e le sue previsioni avverate circa gli effetti sul debito pubblico, da Cirino Pomicino nell’ultimo governo Andreotti.
Consigliamo di vedere il video (circa 12 minuti), nei quali Galloni parla di due telefonate che cambiarono il corso delle scelte economiche italiane: una dell’allora cancelliere tedescoHelmut Kohl ad Andreotti per evitare che l’Italia ponesse delle condizioni verso il processo di unificazione monetaria (1990 circa), una (inizio anni ’80) dell’allora presidente della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi al segretario nazionale del Partito Comunista Enrico Berlinguer con – secondo Galloni – una potenziale ritorsione su alcuni esponenti del Pci in caso di accordo sulle politiche monetarie con la Democrazia Cristiana.
Telefonate che, se confermate, getterebbero un’ombra forse indigeribile sui due uomini considerati padri nobili di questa Europa adesso tanto irriconoscibile rispetto al sogno iniziale.
Continueremo a fornire interessanti spunti di riflessione nei giorni a venire.

Verso il suicidio collettivo della Repubblica


Mala tempora currunt
di Marco Cedolin - 26/02/2012
Fonte: Il Corrosivo di Marco Cedolin


Ogni tramonto brumoso porta in dono un poco di malinconia e quando a tramontare non è una giornata, ma un “mondo” così come lo avevamo conosciuto, l’accento malinconico si fonde con un senso d’inquietudine impossibile da dissimulare. Questa Italia ormai deprivata di qualsiasi dignità, che si trascina incespicando nel fango, ha un che di patetico che infonde nell’animo una sensazione di tristezza infinita. Così come triste ed angosciosa, risulta la penosa agonia del sistema neoliberista, che arranca verso la terza guerra mondiale, nella speranza che possa costituire il mezzo attraverso il quale riuscire a sopravvivere qualche giorno di più.

Malinconioso è il pellegrinaggio del barbogio Napolitano in terra di Sardegna, dove il garante della mangeria di corte si ritrova a ricevere bordate di fischi, mentre caracolla attraverso la callaia dell’umore popolare.
Povero di spirito, ma ricco nel portafogli, si manifesta il bargello Manganelli, costretto a discettare in quel della Camera, intorno ad un terrorismo che non c’è, ma la cui esistenza diventa indispensabile per giustificare il suo stipendio nell’ordine dei 621 mila euro l’anno…..


Tanto opportunista quanto cinico si rivela il borioso giudice Caselli che scientemente usa le contestazioni NO TAV per gli arresti di donne incinta ed innocenti vari, al fine di dare al suo ultimo libro quella salienza che invero esso non possiede.

Estremamente realistici e per nulla turbati da questa Italia che sta inabissandosi più velocemente della Concordia, appaiono il prof. Monti e lacrima Fornero, quando affermano che la riforma (leggasi eutanasia) del lavoro andrà avanti a prescindere da quello che possa essere il giudizio dei sindacati e dei partiti. E non potrebbe essere altrimenti, dal momento che il peso specifico di tanti manevoli camerieri è ormai prossimo allo zero e si limita a quello delle loro buste paga sulle spalle dei contribuenti.

Inquietante è la figura del ministro Terzi, sempre più uomo della Nato, che in merito alla vicenda dei due marò arrestati in India, continua a barbugliare frasi sconnesse degne del peggior Frattini.

Avvilenti e molto pericolosi appaiono i burocrati di Bruxelles, che obbedendo agli ordini di Washington impongono nuove sanzioni all’Iran, sulla base di colpe immaginarie che non trovano riscontri nella realtà. Ma ancora più avvilente appare il governo golpista nostrano che avalla dette sanzioni, mentre salassa i cittadini italiani attraverso la benzina venduta a peso d’oro.

Patetica la congrega di sindacalisti d’accatto e pacifinti salottieri che si raduna in quel di Roma per dare supporto alla guerra imperialista contro la Siria, pur fallendo miseramente l’obiettivo, al punto che perfino i media mainstream hanno ritenuto opportuno oscurare i pochi intimi convenuti all’appuntamento.

Angosciante, estremamente angosciante, il bellicismo ostentato dalla Nato, che da mesi lavora alacremente in Siria, con l’ausilio dei belatori mainstream, nella costruzione di un calappio che le permetta di scatenare un conflitto utile per giungere fino a Teheran.

Tutto ciò mentre l’imbrunire, timidamente scolora nella notte, il cielo si tinge di catrame e nel caligare immanente anche la luce dei lampioni sembra farsi più fioca.
 


Vedi anche:

ANNUNCIA SUICIDIO SU FB, 20ENNE S'IMPICCA."NON TROVO LAVORO. ADDIO MONDO DI M..."

La casta degli usurai è l'unico e vero nemico

Democrazia o bluff pilotato da bande criminali?
di Antonio Serena - 26/02/2012
Fonte: liberaopinione 

“Cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera da un’altra, una cifra dall’altra: sono analfabeti totali. Trentotto su cento lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta semplice e a decifrare qualche cifra. Trentatré superano questa condizione, ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona indecifrabile. Tra questi, il 12 per cento dei laureati. Soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea“.
L’articolo, reperibile in vari siti internet, si rifà ad uno studio condotto a suo tempo dall’Istituto Canadese di Statistica in collaborazione con l’ OCSE ed è stato illustrato dal pedagogista Tullio De Mauro. I suoi contenuti sono stati rielaborati di recente da Piero Angela nel suo libro: A cosa serve la politica, Mondadori, Milano 2011.
Scrive Angela: “L’indagine, compiuta su un campione rappresentativo di cittadini, consisteva in 6 questionari concernenti la lettura, la scrittura, e il calcolo. Le risposte venivano classificate in 5 livelli: il 4° e il 5° livello comprendevano coloro che  avevano conseguito un risultato buono, o ottimo, il 3° livello un risultato mediocre, il 1° e il 2° erano coloro invece a rischio di analfabetismo.
Il quadro, in dettaglio,  è il seguente: il 5 per cento della popolazione non arriva neppure al 1° livello, cioè è letteralmente analfabeta. Ciò vuol dire che il numero degli analfabeti in Italia supererebbe nettamente i 2 milioni! In precedenti indagini risultava un numero inferiore (700 mila) ma derivava da un’autodichiarazione, non da un test reale.
Al 1° livello (rischio di analfabetismo) si trova il 33 per cento degli italiani. E un altro 33 per cento si ferma al 2° livello. Ciò significa che complessivamente oltre il 70 per cento degli italiani (il 71 per cento) non arriva neppure al 3° livello, cioè alla mediocrità!…Solo il 20 per cento si situa nella fascia sopra la mediocrità, e pochissimi raggiungono il 4° e 5° livello”.
L’analisi si presterebbe a mille ed una considerazioni, ma preferiamo soffermarci sulla più elementare. E’ evidente che dei livelli culturali simili non permettono alla stragrande maggioranza delle persone di “orientarsi nella vita” (era questo l’obiettivo dell’indagine), costringendoli a subire l’oppressione di potenti mezzi di informazione che condizionano ogni loro scelta.
Non è forse un caso che, ad esempio in  politica, poche parole d’ordine, ripetute con martellante insistenza abbiano condizionato le masse nell’esprimere un voto che, proprio per queste caratteristiche, non poteva assolutamente definirsi “libero e democratico” come si è cercato di far credere.
Negli anni di piombo (per non allontanarci troppo dal momento attuale) la Democrazia cristiana ha potuto tranquillamente governare, oltre che con i mezzi che deteneva, unicamente barcamenandosi tra gli “opposti estremismi”. Una volta caduta in disgrazia per una serie di coincidenze la prima repubblica, la Lega e PDL sono  subentrati al vecchio regime promettendo un cambiamento che si fondava su alcune parole d’ordine ampiamente condivise dalla gente (difesa delle identità, liberismo economico, lotta all’immigrazione selvaggia) urlate ai quattro venti da una pletora di media asserviti. Non è cambiato molto con Monti,  portato al potere dai potentati economici internazionali, in un momento in cui la partitocrazia  aveva raggiunto i livelli minimi di gradimento popolare, con la promessa di  “salvare l’Italia dalla bancarotta”; in realtà foraggiando con i soldi dei cittadini i maggiori  responsabili dello sfascio economico e produttivo capitalista.
Le potenti iniezioni di evidenti menzogne non scuotono minimamente una popolazione che, specie di questi tempi, ha altro cui pensare. Inebetito da crisi economica e ignoranza, il popolo crede a tutti i ciarlatani che si profilano volta a volta all’orizzonte. Solo per fare qualche esempio, come può un partito che parla di sovranità e indipendenza della nazione o di parti di essa (Padania),  e come possono partiti di sinistra nati all’ ombra di parole d’ordine come tutela del proletariato o antimperialismo, condividere e foraggiare in ogni parte del mondo  “aggressioni militari” a fine di lucro gabellandole per “missioni di pace”?
Possono. Perché la democrazia non c’è ed il popolo non ha gli strumenti culturali adeguati per opporsi a queste nefandezze.
La soluzione del problema consiste nel riuscire a togliere a questa casta di  usurai, unico e vero nemico dopo la caduta delle ideologie,  il controllo pressoché assoluto dell’informazione, aprendo la strada ad una  crescita culturale ed al ritorno ad un programma di vera socialità. Altrimenti assisteremo ad una ribellione violenta ed inarrestabile di masse sempre più numerose di schiavi in un mondo globalizzato che - forse qualcuno non se n’è ancora accorto - non è più quello degli archi, delle frecce e delle riserve indiane.