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sabato 19 aprile 2014
Banca Marche. "Un'associazione a delinquere"
Bufera Banca Marche. "Un'associazione a delinquere"
La pesante accusa della Procura: "Crediti facili e perdite truccate"
di Alessandra Pascucci
Ancona, 11 aprile 2014 - C’era un "gruppo organizzato" che agiva come un’associazione per delinquere ai vertici di Banca Marche (BM), precipitata fra il 2007 e il 2012 nel baratro di un miliardo di perdite, fino al commissariamento di Bankitalia scattato nell’ottobre scorso. E’ la pesantissima ipotesi d’accusa che dopo 9 mesi di indagini la procura di Ancona ha trasformato in incolpazione preliminare a carico di 12 delle 27 persone raggiunte ieri da un decreto di perquisizione e sequestro notificato dalla Guardia di finanza. Il reato associativo viene prospettato per 12 fra ex presidenti e amministratori di BM e della controllata Medioleasing spa, che si sarebbero resi responsabili di "appropriazioni indebite aggravate in danno di BM e Medioleasing; corruzione tra privati; falsi in bilancio e comunicazioni sociali ed ostacolo all’esercizio delle funzioni di vigilanza".
IL BANCOMAT "CREA" DENARO ?
IL BANCOMAT "CREA" DENARO ?
by The Money Doctor

" Mamma, mamma... quel "coso" fabbrica i soldi ?". La risposta giusta è "Sì, caro. Ma l'ho capito solo ora..."
Quando vado al Bancomat e ritiro 250 euro, ad esempio 5 banconote da 50 euro, la banca sposta denaro virtuale dal mio conto al suo conto. Mi sta vendendo 250 euro cartacei che ha pagato ognuno 11 centesimi più IVA, totale 55 centesimi più IVA. La banca guadagna sul costo di queste banconote erogate circa 249 euro. Ma questo guadagno non viene indicato da nessuna parte nel Conto Economico del bilancio... Ora ci sono nel mercato altri 250 euro tipografici che vanno ad incrementare l'aggregato monetario e che si sommano ai 250 virtuali incassati dalla banca. Ma nei bilanci bancari non ve n'è traccia...Teoricamente la banca dovrebbe distruggere o il clone monetario virtuale corrispondente, o il cartaceo quando poi li riverso e me li accredita sul conto, clonando nuovamente il denaro. L'attività di clonazione crea "novella ricchezza", ovvero REDDITO, che non finendo in bilancio non viene tassato, dopodiché non ne viene distribuito come dividendo il profitto netto agli azionisti. E' un REDDITO IN NERO. Con la SUPPOSTA smaterializzazione e rimaterializzazione del denaro, di fatto, la banca effettua in realtà una pura e semplice CLONAZIONE. Allo stesso modo la banca non indica la creazione di denaro all'atto del mutuo, prestito, anticipazione etc. e quindi tutto questo denaro, creato e poi clonato, DOVE VA A FINIRE ?
by The Money Doctor
" Mamma, mamma... quel "coso" fabbrica i soldi ?". La risposta giusta è "Sì, caro. Ma l'ho capito solo ora..."
Quando vado al Bancomat e ritiro 250 euro, ad esempio 5 banconote da 50 euro, la banca sposta denaro virtuale dal mio conto al suo conto. Mi sta vendendo 250 euro cartacei che ha pagato ognuno 11 centesimi più IVA, totale 55 centesimi più IVA. La banca guadagna sul costo di queste banconote erogate circa 249 euro. Ma questo guadagno non viene indicato da nessuna parte nel Conto Economico del bilancio... Ora ci sono nel mercato altri 250 euro tipografici che vanno ad incrementare l'aggregato monetario e che si sommano ai 250 virtuali incassati dalla banca. Ma nei bilanci bancari non ve n'è traccia...Teoricamente la banca dovrebbe distruggere o il clone monetario virtuale corrispondente, o il cartaceo quando poi li riverso e me li accredita sul conto, clonando nuovamente il denaro. L'attività di clonazione crea "novella ricchezza", ovvero REDDITO, che non finendo in bilancio non viene tassato, dopodiché non ne viene distribuito come dividendo il profitto netto agli azionisti. E' un REDDITO IN NERO. Con la SUPPOSTA smaterializzazione e rimaterializzazione del denaro, di fatto, la banca effettua in realtà una pura e semplice CLONAZIONE. Allo stesso modo la banca non indica la creazione di denaro all'atto del mutuo, prestito, anticipazione etc. e quindi tutto questo denaro, creato e poi clonato, DOVE VA A FINIRE ?
venerdì 18 aprile 2014
IL FISCAL COMPACT Forse non tutti sanno che…
IL FISCAL COMPACT Forse non tutti sanno che…
Pubblicato in Diritto internazionale il 10/04/2014
Autore: Avv. Palma Giuseppe
http://www.diritto.it/docs/36145-il-fiscal-compact-forse-non-tutti-sanno-che
Forse non tutti sanno cos’è esattamente il Fiscal Compact, e sicuramente in pochissimi sanno che – a partire dal 2015 – segnerà per almeno due decenni le sorti delle famiglie italiane.
Da un punto di vista prettamente giuridico è un Trattato internazionale denominato “Patto di bilancio europeo” o “Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell'unione economica e monetaria”, sottoscritto da venticinque Stati membri dell’Unione Europea il 2 marzo 2012 (ad eccezione del Regno Unito e della Repubblica Ceca).
Il nostro Parlamento, con una rapidità che non viene utilizzata per le necessarie riforme istituzionali, lo ha ratificato definitivamente nel luglio del 2012 (appena quattro mesi dopo la sua sottoscrizione) ed ha inserito in Costituzione il principio del pareggio di bilancio (art. 81 Cost).
Pubblicato in Diritto internazionale il 10/04/2014
Autore: Avv. Palma Giuseppe
http://www.diritto.it/docs/36145-il-fiscal-compact-forse-non-tutti-sanno-che
Forse non tutti sanno cos’è esattamente il Fiscal Compact, e sicuramente in pochissimi sanno che – a partire dal 2015 – segnerà per almeno due decenni le sorti delle famiglie italiane.
Da un punto di vista prettamente giuridico è un Trattato internazionale denominato “Patto di bilancio europeo” o “Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell'unione economica e monetaria”, sottoscritto da venticinque Stati membri dell’Unione Europea il 2 marzo 2012 (ad eccezione del Regno Unito e della Repubblica Ceca).
Il nostro Parlamento, con una rapidità che non viene utilizzata per le necessarie riforme istituzionali, lo ha ratificato definitivamente nel luglio del 2012 (appena quattro mesi dopo la sua sottoscrizione) ed ha inserito in Costituzione il principio del pareggio di bilancio (art. 81 Cost).
martedì 15 aprile 2014
MPS: ADUSBEF CONTRO LA BOCCIATURA DELLA CLASS ACTION
14/04/2014 16:20

MPS: ADUSBEF CONTRO LA BOCCIATURA DELLA CLASS ACTION
L'associazione ha presentato l'impugnativa in Corte d'appello
F
IRENZE. L’Adusbef non si arrende sull'azione collettiva proposta contro l'aumento di capitale di Mps del 2011, ed oggi ha impugnato davanti alla Corte di appello di Firenze, l'ordinanza del tribunale di primo grado che ha bocciato, dichiarandola inammissibile, la class action preparata dall'associazione nel maggio scorso. L'azione era aperta a tutti i risparmiatori che avevano partecipato all'aumento di capitale di giugno 2011. Nell'atto di citazione si chiedeva di accertare la responsabilità della banca e di risarcire i risparmiatori che sarebbero stati tratti in inganno dalle informazioni contenute nel prospetto informativo dell'aumento di capitale depositato in Consob il 17 giugno 2011. "I dati contenuti nei bilanci Mps e nel prospetto informativo - spiegava l'atto - erano assolutamente errati, incompleti e fuorvianti, non vi è dubbio che i risparmiatori siano stati tratti in inganno dagli stessi. E' evidente, infatti, che laddove dalla lettura dei bilanci e dall'esame del prospetto informativo fosse emersa una situazione economico-finanziaria della società meno solida, i risparmiatori avrebbero effettuato delle scelte di investimento differenti".
lunedì 14 aprile 2014
Luiss = Lutto dell'Università Italiana Senza Sosta
Sul Monoteismo del mercato: l’appello dei docenti Luiss a favore dell’euro
di Sebastiano Caputo - 13/04/2014Fonte: L’intellettuale dissidente
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=48191
Questa è la parabola che ha portato questi sacerdoti travestiti da professori universitari a lanciare questo appello sulle pagine del Corriere: dal monoteismo cristiano (Università Pro Deo) si è passati poco a poco negli anni al monoteismo del Dio mercato (Luiss). Sempre Pasolini scriveva: “l’antecedente ideologia voluta e imposta dal potere era, come si sa, la religione; e il cattolicesimo, infatti, era formalmente l’unico fenomeno culturale che omologava gli italiani […] e come concorrente il nuovo potere già da qualche anno ha cominciato a liquidarlo”. E non è un caso che in una delle sedi a Roma, l’aula magna sia una chiesa sconsacrata.
Imparare dalla storia: Irlanda 1970, Chiusura delle Banche
Irlanda 1970, Chiusura delle Banche.
“Cos’è il denaro?”
Il 4 maggio apparve sull’ “Irish Independent”, il miglior quotidiano d’Irlanda, un avviso a tutto pagina, dal titolo semplice ma allarmante: “CHIUSURA DELLE BANCHE”. L’annuncio, pubblicato dalla Commissione Permanente delle Banche d’Irlanda, gruppo che rappresentava tutte le principali banche irlandesi, informava il pubblico che a causa del grave deterioramento dei rapporti industriali fra le banche e i loro impiegati, "si è giunti a una situazione in cui è impossibile per le suddette banche fornire anche il recentemente limitato servizio nella Repubblica d’Irlanda". L’annuncio proseguiva: "In tali circostanze è rammarico che queste banche annunciano la chiusura di tutti gli uffici nella Repubblica d’Irlanda a partire da venerdì 1° maggio, fino a nuovo ordine". Potrà sconvolgere l’idea che il sistema bancario di una economia avanzata potesse chiudere pressochè in blocco da un giorno all’altro, in tempi così recenti. All’epoca, tuttavia, questo esito era ampiamente previsto, non fosse altro perché si era già verificato una volta, nel 1966. L’oggetto del contenzioso fra le banche e i loro impiegati era ben noto all’ Europa della fine degli anni sessanta: l’aumento degli stipendi rispetto a quello dei prezzi. L’inflazione alta per tutto il 1969 (in autunno il costo della vita era salito più del 10% rispetto ai quindici mesi precedenti) aveva spinto il sindacato dei dipendenti a esigere un nuovo accordo sui pagamenti. Le banche si erano rifiutate, e l’Associazione irlandese dei funzionari di banca aveva decretato lo sciopero.
Fin dall’inizio, ci si aspettava che la chiusura delle banche non sarebbe stata breve, dunque ci si preparò all’eventualità. La prima reazione delle aziende fu quella di fare incetta di monete e banconote. Scrisse l’”Irish Independent”:
Ci furono prelievi massicci di contante in tutto il paese: le aziende accumulavano scorte in previsione di una chiusura. Si preannunciano ottimi affari per le compagnie di assicurazione, rivenditori di casseforti e società di sicurezza durante tutto il periodo di “shut down”. Fabbriche e altre attività dagli organici numerosi si sono attivate per ricevere denaro contante da grosse rivendite come supermercati e grandi magazzini per far fronte ai pagamenti degli stipendi.
Ma nel primo mese della crisi divenne evidente che la situazione non era poi così nera.
“Cos’è il denaro?”
Il 4 maggio apparve sull’ “Irish Independent”, il miglior quotidiano d’Irlanda, un avviso a tutto pagina, dal titolo semplice ma allarmante: “CHIUSURA DELLE BANCHE”. L’annuncio, pubblicato dalla Commissione Permanente delle Banche d’Irlanda, gruppo che rappresentava tutte le principali banche irlandesi, informava il pubblico che a causa del grave deterioramento dei rapporti industriali fra le banche e i loro impiegati, "si è giunti a una situazione in cui è impossibile per le suddette banche fornire anche il recentemente limitato servizio nella Repubblica d’Irlanda". L’annuncio proseguiva: "In tali circostanze è rammarico che queste banche annunciano la chiusura di tutti gli uffici nella Repubblica d’Irlanda a partire da venerdì 1° maggio, fino a nuovo ordine". Potrà sconvolgere l’idea che il sistema bancario di una economia avanzata potesse chiudere pressochè in blocco da un giorno all’altro, in tempi così recenti. All’epoca, tuttavia, questo esito era ampiamente previsto, non fosse altro perché si era già verificato una volta, nel 1966. L’oggetto del contenzioso fra le banche e i loro impiegati era ben noto all’ Europa della fine degli anni sessanta: l’aumento degli stipendi rispetto a quello dei prezzi. L’inflazione alta per tutto il 1969 (in autunno il costo della vita era salito più del 10% rispetto ai quindici mesi precedenti) aveva spinto il sindacato dei dipendenti a esigere un nuovo accordo sui pagamenti. Le banche si erano rifiutate, e l’Associazione irlandese dei funzionari di banca aveva decretato lo sciopero.
Fin dall’inizio, ci si aspettava che la chiusura delle banche non sarebbe stata breve, dunque ci si preparò all’eventualità. La prima reazione delle aziende fu quella di fare incetta di monete e banconote. Scrisse l’”Irish Independent”:
Ci furono prelievi massicci di contante in tutto il paese: le aziende accumulavano scorte in previsione di una chiusura. Si preannunciano ottimi affari per le compagnie di assicurazione, rivenditori di casseforti e società di sicurezza durante tutto il periodo di “shut down”. Fabbriche e altre attività dagli organici numerosi si sono attivate per ricevere denaro contante da grosse rivendite come supermercati e grandi magazzini per far fronte ai pagamenti degli stipendi.
Ma nel primo mese della crisi divenne evidente che la situazione non era poi così nera.
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