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venerdì 13 gennaio 2017
giovedì 12 gennaio 2017
Baretta; Bankitalia anticostituzionale, limita potestà parlamento
Arman (Coordinamento Don Torta): «Baretta ammise: Bankitalia intoccabile»
Sulla commissione parlamentare d'inchiesta l'accusa al sottosegretario all'economia. L'offerta di rimborso di BpVi e Vb? «No, prima charezza su malversazioni»
http://www.vvox.it/2017/01/12/arman-coordinamento-don-torta-baretta-ammise-bankitalia-intoccabile/
«La proposta di conciliazione per gli azionisti delle ex popolari venete non ci convince sul piano del metodo. Atlante si è presentato come il padrone di BpVi e Veneto Banca, ma sul piano morale i proprietari delle due banche sono ancora i risparmiatori. Nel merito le decisioni assunte dai vertici di BpVi e di Vb non ci convincono perché non solo utili a ripristinare quel clima di fiducia utile a far ripartire due istituti di credito che stando prudenti perdono 30-40 milioni al mese»: boccia così l’offerta dei due istituti di credito l’avvocato trevigiano Andrea Arman, esponente del Coordinamento Don Torta.
Sui media, anche i meno ostili al governo, si è scatenato un polverone sui poteri di cui la nascitura commissione potrà disporre. Da quanto riferisce Dagospia, che a sua volta rilancia La Repubblica, la commissione sulla carta ha gli stessi poteri della magistratura requirente, ma non andrà a sindacare l’operato di Bankitalia sulle sue eventuali colpe in vigilando o intromissioni indebite. Si darebbe il caso, se così fosse, di una banca centrale che finisce per limitare le potestà costituzionalmente garantite al parlamento. E che il governo, anche quando a palazzo Chigi c’era Matteo Renzi, la pensasse in qualche modo come palazzo Koch, lo si desume da una presa di posizione precisa, mai emersa prima con la dovuta evidenza, che il sottosegretario all’economia, il veneziano Pierpaolo Baretta, rese pubblica durante un simposio sullo scandalo popolari venete organizzato a a Venezia il 17 dicembre scorso dall’Accademia Marciana. «Io ero tra i relatori – racconta Arman – e in quella circostanza Baretta, che era con me sul tavolo degli oratori, clamorosamente ammise che una commissione d’inchiesta sulle banche non sarebbe stata possibile per non entrare in conflitto istituzionale con Bankitalia. Si tratta di parole sconvolgenti. Se tanto mi dà tanto sarebbe il caso che anche per BpVi e VeBa venissero resi noti, come si propone per Monte Paschi, i nomi dei grossi debitori. Da questo punto di vista sia nel Coordinamento Don Torta che presso diverse altre associazioni, questo sentimento è tutto sommato condiviso».
Precedenti commissioni d'inchiesta su banche e banconote
Commissione d'inchiesta sulle banche e Commissione per il "plico Giolitti"
1893 marzo 22 - 1894 dicembre 13
1893 marzo 22 - 1894 dicembre 13
L'inventario riguarda i documenti di due commissioni
parlamentari, quella d'inchiesta sulle banche, comunemente definita
"Comitato dei sette", costituitasi nel marzo del 1893 e presieduta da
Antonio Mordini, e quella incaricata di prendere visione del piego
depositato da Giovanni Giolitti, denominata "Comitato dei cinque", che è
stata presieduta da Abele Damiani ed ha operato nel dicembre del 1894.
"...la Camera, approvando, nella seduta del 20 dicembre 1893, un ordine del giorno del deputato Cavallotti, decise la stampa di tutti i documenti, tranne (emendamento Di Rudinì) quelli destinati dalla Commissione all'Archivio segreto."
"...la Camera, approvando, nella seduta del 20 dicembre 1893, un ordine del giorno del deputato Cavallotti, decise la stampa di tutti i documenti, tranne (emendamento Di Rudinì) quelli destinati dalla Commissione all'Archivio segreto."
- Leggi introduzione archivistica
- Accedi all'inventario
Relazione di Gustavo Biagini e Giacomo Giuseppe Avisi sulle condizione della Banca Romana (PDF 6.2 MB)- Il "Comitato dei cinque", come fu anche denominata la Commissione, ritenne di escludere dalla pubblicazione l'intero contenuto delle buste nn. 5 e 6. La n. 5 conservava documenti relativi alle trattative per la fusione fra la Banca Nazionale e la Banca Romana, intercorse nell'agosto e nel settembre del 1892; la sesta conteneva 120 lettere, 8 del deputato Francesco Crispi e 102 di donna Lina Crispi, tutte di carattere privato e pertanto da restituirsi agli interessati. La Commissione propose anche di escludere dai documenti che dovevano essere dati alle stampe i nomi delle persone defunte e quelli dei senatori.
Commissione d'inchiesta sul corso forzoso dei biglietti di banca
1868 marzo 10 - 1868 novembre 28 La Commissione parlamentare d'inchiesta sul corso forzoso dei biglietti di banca fu nominata a seguito dell'ordine del giorno presentato dai deputati Tommaso Corsi e Alessandro Rossi e approvato nella tornata del 10 marzo 1868
1868 marzo 10 - 1868 novembre 28 La Commissione parlamentare d'inchiesta sul corso forzoso dei biglietti di banca fu nominata a seguito dell'ordine del giorno presentato dai deputati Tommaso Corsi e Alessandro Rossi e approvato nella tornata del 10 marzo 1868
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- La schedatura analitica della documentazione ha consentito di evidenziare l'esistenza di lacune talvolta notevoli. Mancano, ad esempio, gli originali delle risposte - ad eccezione di quelle inviate dalla Banca nazionale dl Regno d'Italia e dal Banco di Sicilia - ai quesiti che la Commissione aveva posto a tutti gli istituti di credito esistenti sul territorio nazionale, a tutte le camere di commercio, al Ministero delle finanze e ad altri ministeri, alle società ferroviarie ed altre, e a numerose personalità particolarmente esperte nel campo finanziario. Non si sono, soprattutto, rinvenuti i verbali delle riunioni della Commissione.
Banche, si indagherà anche sulla Bce
Banche, si indagherà anche sulla Bce
di Roberta Amoruso, Il Messaggero, 12 gennaio 2017
http://economia.ilmessaggero.it/economia_e_finanza/banche_crisi_bce-2190836.html
Avrà una doppia missione la Commissione d'inchiesta sulle crisi
bancarie che ha già incassato il via libera della Camera, ma anche l'ok,
ieri, alla procedura d'urgenza per i 13 ddl sulle banche all'esame
della Commissione Finanze del Senato. Mettere a nudo le responsabilità
di certe crisi bancarie, tra amministratori, controllori e vigilanti
(anche a livello Ue evidentemente) oltre ai debitori insolventi, ma
anche individuare gli strumenti ad hoc per evitare che certe crisi si
ripetano. Ecco perché...
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Al via la commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche
Al via la commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche. Tardiva e inefficace
Mentre si attende che il ministero del Tesoro salvi Mps con una manciata (oltre 6) di miliardi freschi, è stata salutata con consenso ecumenico la notizia della commissione d’inchiesta parlamentare sul sistema bancario. Una trattativa segreta tra Pd e Forza Italia e, alla fine, è saltato fuori dal cilindro l’ok generale. «Ma rischia di essere inutile», dice Giulio Marcon deputato di Sinistra italiana e componente della Commissione Bilancio della Camera. Sì, è vero, la proposta di legge arriverà al Senato a fine mese, ma a che cosa servirà? È un po’ come chiudere la stalla quando i buoi sono scappati. «Si arriva alla mozione di istituire una commissione d’inchiesta con grande ritardo, eppure i problemi delle banche, e non solo del Monte dei Paschi, erano noti da tempo. Ora, essendo alla fine della legislatura, non so con quali tempi verrà fatta, ma sicuramente non ci sarà il tempo materiale per produrre dei risultati entro il termine di questa legislatura». Una commissione d’inchiesta su un tema così delicato e complesso – e con le sue ramificazioni tentacolari, nella classe politica – potrebbe richiedere infatti molto tempo. «È comunque un’occasione persa, perché si arriva tardi e con troppa lentezza. E poi c’è da evidenziare la genericità dei compiti di questa commissione. Dire che si deve occupare di tutto il sistema bancario significa fare un lavoro enorme, senza andare a vedere subito l’obiettivo e cioè analizzare i comportamenti di quelle banche che adesso sono sotto esame dell’opinione pubblica e della commissione europea». Marcon si riferisce a Mps, le due banche venete (Veneto banca e Popolare Vicenza) e le quattro oggetto del decreti salva banche del governo Renzi (CariFerrara, Etruria, Banca delle Marche e CariChieti). Sinistra Italiana ha presentato una mozione in cui si chiede proprio questo, che si restringa il campo di azione alle banche nell’occhio del ciclone con un lavoro più specifico.
Un altro aspetto della vicenda riguarda i debitori di Mps, cioè quei gruppi o imprenditori che avevano ricevuto dei prestiti nel corso degli anni e che non li hanno mai restituiti. Lo stesso presidente dell’Abi Antonio Patuelli aveva lanciato un appello perché almeno i nomi dei primi cento debitori si rendessero noti. Intanto i media hanno già pubblicato alcuni nomi di imprenditori, immobiliaristi, grandi gruppi industriali, cooperative che sono esposti dal punto di vista creditizio. È tutto da dimostrare in che termini, ma intanto la domanda è: c’è stato un atteggiamento un po’ troppo “leggero” da pare dei vertici bancari nel concedere i prestiti? Tra l’altro Mps con i suoi 27 miliardi di euro di crediti deteriorati (gli Npl, non performing loans) è solo la punta dell’iceberg. Nel 2016 secondo i dati della Banca d’Italia le sofferenze bancarie lorde sono aumentate: 199 miliardi di euro contro i 198 del 2015.
Come si è arrivati a questo punto? Giulio Marcon fa risalire tutto alla legge Amato del 1990 che sancì la privatizzazione degli istituti di credito. «Si voleva sottrarre il sistema bancario dalla influenza della politica, ma in realtà ci ritroviamo un sistema bancario privatizzato che continua ad essere un crogiuolo che vede dentro sia una parte del sistema industriale che una parte del sistema politico. Se l’inchiesta si farà, spero che si metta in evidenza quello che è sotto gli occhi di tutti, e cioè che nel caso di alcune banche, alcune operazioni – investimenti o acquisizioni che sono stati fatti, per esempio nel processo di allargamento – o sono sono state veicolate da una parte del sistema politico o comunque fortemente condizionato o con interessi evidenti, nel caso del Mps, da parte di potentati locali». Quindi la politica che si voleva far uscire dalla porta rientra dalla finestra. Ora, con la commissione d’inchiesta, sta alla stessa politica riuscire ad analizzare un “groviglio armonioso” – questa era la definizione sull’intreccio Mps-politica-Siena – in cui, appunto, la politica stessa c’è dentro fino al collo. Inutile dire che occorrerà davvero una visione “laica” e soprattutto oggettiva del problema.
martedì 10 gennaio 2017
Banche: cifre e nomi dei grandi debitori (e insolventi)
Marcegaglia, Caltagirone, il socio di Verdini, De Benedetti e le coop rosse. Tutte le cifre e nomi dei grandi debitori di Mps e delle altre banche
Tra i cattivi pagatori ci sono anche le società della famiglia Fusi, Terme Chianciano, Acea, Metro C, Atac Roma, Alfio Marchini e la famiglia Fusillo
http://notizie.tiscali.it/economia/articoli/i-grandi-debitori-di-mps-e-altre/
Carlo De Benedetti, Emma Marcegaglia, Alfio Marchini
di
pso
Camera e Senato discuteranno la richiesta che viene
dalle opposizioni (M5s a Palazzo Madama e Forza Italia a Montecitorio)
di accelerare sull'istituzione di una commissione d'inchiesta che faccia
chiarezza sulle crisi bancarie e sulle vicende che hanno portato al
salvataggio pubblico di Mps mentre la stessa banca si dice pronta, se le
norme lo permettono, a pubblicare la lista dei suoi principali debitori
insolventi. Al momento ci sarebbero infatti ostacoli normativi che
riguardano tutti gli istituti di credito a dare seguito al suggerimento
arrivato dal presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, che già aveva
scatenato ampio dibattito. Intanto la direzione risorse umane di Mps,
proprio mentre aumenta il pressing per avere la lista dei debitori, ha
ricordato ai dipendenti gli obblighi di condotta, legati anche a
normative, per garantire uniformità e correttezza nella diffusione di
informazioni.
I nomi degli insolventi e le cifre
Se l’istituto di credito e una parte del nostro mondo politico tentenna, la stampa italiana è da tempo alla ricerca di nomi e cifre. Libero e La Verità sono in prima linea in questa caccia all’uomo. E proprio queste testate hanno cominciato a fare i primi nomi eccellenti e le cifre che costoro non avrebbero ai restituito non solo a Mps, ma anche a Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Popolare Etruria, Banca delle Marche e Unicredit. I primi nomi li aveva fatti Libero il 28 dicembre scorso in un articolo firmato Giuliano Zulin. Stando ai dati diffusi dal giornale diretto da Vittorio Feltri, il 70% dei cattivi debitori di Mps non sarebbero commercianti o artigiani, ma grandi gruppi industriali. Tra questi si distinguono la Sorgenia della famiglia De Benedetti e i Marcegaglia. La “prima tessera del Pd” ha chiesto e ottenuto senza mai restituirli 650 milioni di euro. I secondi, lo scorso marzo hanno beneficiato di un nuovo finanziamento da circa 500 milioni nonostante abbiano già debiti per 1,5 miliardi di euro. Nella stessa situazione si trovano altri importanti gruppi industriali del nostro Paese.Il soldi prestati e mai restituiti
Uno dei casi più significativi si insolvenza è stato quello del gruppo Sansedoni Siena spa, cui Mps, spiega Libero, che proprio grazie ai soldi non restituiti è divenuto “parte correlata” della Mps. La banca ha infatti trasformato il credito vantato, 25.9 milioni, nei confronti della capogruppo nel 21.75 del capitale. La stessa cosa, ha spiegato il giornalista Franco Bechis, è accaduto per le società controllate a valle: Marinella Spa che non ha mai restituito 26,9 milioni. Lo stesso è accaduto con le controllate della Sansedoni: alla Sviluppo e Interventi è stata congelata la cifra di 48.4 milioni di euro. Lo stesso trattamento era stato riservato alle Robinie Spa, diventata proprio per questo proprietà Mps. Altre risorse, 20 milioni di euro, sono state inghiottite dalla fallita NewColle srl. Così è andata anche con gli 11,3 milioni prestati al gruppo Fenice della famiglia Fusi e alle relative controllate come Una spa, quella degli hotel, Euro srl e Il Forte spa. Non si sa neppure che fine faranno i soldi prestati a Menarini, per il quale è in corso un'inchiesta.Il settore pubblico non è da meno di quello privato
Il settore pubblico non è da meno di quello privato. A non restituire il maltolto, fra le insolventi ci sono infatti le municipalizzate e società regionali toscane: la Fidi Toscana spa, che lo scorso agosto ha ricevuto un altro prestito da 98 milioni di euro, con Mps già al 27,46% del capitale. Nella lista le Terme di Chianciano, esposte per 10 milioni, e i 4,8 dell'Interporto Toscano A. Vespucci spa. Negli elenchi spuntano anche i nomi delle romane Atac e Metro C. Nei confronti della società di trasporto locale il Montepaschi, che nel 2013 aveva partecipato ad un pool di banche che concessero un finanziamento per oltre 200 milioni, poi rischedulato a 163 milioni, rischia circa 30 milioni. Altri nomi eccellenti li ha fatti La Verità. Colpiscono in particolare i nomi della Tassara di Romain Zalenski (un buco di 200 milioni), il Sole 24 Ore, i costruttori romani Toto, Luigi Zunino.Ecco le altre banche frodate
La Verità ha anche fatto i nomi degli insolventi delle altre banche in crisi. La Popolare di Vicenza, che ha bruciato dall’oggi al domani ben 6 miliardi e mezzo, si era fidata delle imprese di Alfio Marchini che ai vicentini aveva chiesto 76 milioni di euro. Cinquanta non li ha invece restituiti il gruppo pugliese Fusillo, che ha anche un debito di 120 milioni con la Popolare di Bari. La Degennaro costruttori avrebbe dovuto restituire 27.5 milioni. La Veneto Banca ha, d’altro canto, sbagliato a fidarsi di Antonio Casale, l’immobiliarista bolognese ha incassato 78 milioni. Altri 50 milioni li ha introitati Francesco Bellavista Caltagirone. Somme importanti sono finite nelle tasche dei cementifici Federici e nelle finanziarie dei fratelli Landi (crac Eutelia). La Banca delle Marche piange i soldi versati a Davide De Gennaro (70 milioni), il gruppo costruzioni Lanari (110 milioni), Minardi (130), Ciccolella (80). Il capitolo Unicredit si apre con i nomi di Rcs (54.4 milioni), Alitalia (20), Tassara (119), i costruttori Parnasi (650 milioni di debiti). Il governo Gentiloni ha una bella gatta da pelare.
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