Scopri la storia nascosta e i piani che manipolano la finanza e il potere globale.
martedì 11 novembre 2014
lunedì 10 novembre 2014
Il lavoro rinasce con moneta sovrana
Macché patrimoniale, il lavoro rinasce con moneta sovrana
http://www.libreidee.org/2014/11/macche-patrimoniale-il-lavoro-rinasce-con-moneta-sovrana/
Scritto il 10/11/14 • nella Categoria:
idee
Finanziare
la spesa pubblica con le tasse, magari una patrimoniale? Sbagliato due
volte. Primo, perché i grandi patrimoni sono finanziari, dunque volatili
e sfuggenti. E soprattutto perché chiedere altre tasse significa
rassegnarsi al sistema-truffa dell’emissione privatizzata del denaro:
per uscire dalla crisi,
infatti, basterebbero iniezioni di valuta sovrana a sostegno
dell’economia reale, cioè posti di lavoro. Possibile che la sinistra
sindacale non lo capisca? Purtroppo sì. Perché «il sindacato e gran
parte della sinistra non hanno le basi culturali o la libertà di azione
necessarie per poter imporre al dibattito pubblico, politico, sindacale,
parlamentare, di trattare i veri temi nodali». Ovvero: «Come viene
creato il denaro, da chi, a vantaggio di chi, con che diritto, con quali
profitti, con quale tassazione su questi profitti». L’uscita dal tunnel
è una sola: «Creazione di denaro direttamente da parte dello Stato,
senza che lo Stato lo debba comperare dando in cambio titoli pubblici,
cioè indebitandosi». Questo dovrebbero chiedere, Landini e Camusso, e
con loro i quasi 5 milioni di italiani iscritti alla Cgil.
Secondo
Marco Della Luna, il pericolo è lo strapotere del capitale finanziario,
cresciuto fino a 15 volte l’economia reale. Come? In due modi:
autorizzando le banche
a compiere azioni di pirateria speculativa e, prima ancora, concedendo
ai mercati finanziari di ricattare gli Stati mediante l’acquisto del
debito pubblico, nel momento in cui – in Italia dagli anni ‘80 – si è
vietato alla banca centrale di continuare a finanziare il governo, cioè i
cittadini, emettendo moneta a costo zero. Ora, con l’euro, siamo
all’incubo elevato a sistema. A tutto questo siamo giunti con l’inganno:
«Celare all’opinione pubblica questi semplici termini del problema,
fare in modo che non capisca o fraintenda ciò che si sta facendo, così
da prevenire resistenze organizzate e poter continuare in questo
processo di accaparramento della ricchezza, è un bisogno primario delle
classi dominanti che lo hanno costruito e ne stanno beneficiando». Il
nuovo compito della politica? Assicurarsi che le pecore siano tosate all’infinito, senza protestare.
Menzogne,
disinformazione, minaccia, psicologia sociale della paura: «I mezzi a
disposizione di una classe dominante per far accettare alle classi
inferiori le crescenti diseguaglianze di ricchezza e di diritti
sono molteplici». Primo: «Nascondere le diseguaglianze o le loro
cause», e poi «farle sentire giustificate (dal merito, dalle leggi del
mercato, dalla competitività, dalle capacità». Se non basta, si può
«reprimere la protesta sociale attraverso strumenti giuridici e
polizieschi». E poi «indurre paura, allarme, conflitti (shock economy,
divide et impera». Si arriva così a «impiantare un paradigma
divide-et-impera, in cui ognuno è imprenditore di se stesso e in
competizione con gli altri», un ambiente nel quale «non può nascere
consapevolezza di classe e di conflitto». Si tratta di «abituare la
gente, gradualmente, a nuove condizioni peggiorative». Il nuovo
standard, la diseguaglianza “fisiologica”, «ha già prodotto riforme che
la sanciscono e recepiscono anche sul piano formale e giuridico in
termini di sottoposizione, mediante trattati internazionali e riforme
interne, dalla sfera politica, pubblica, partecipativa a quella finanziaria, privata, capitalistica».
Estinto
l’interesse pubblico, resta solo quello affaristico privato. Un
risultato politico epocale, al quale si è arrivati grazie a una poderosa
pedagogia della menzogna, attraverso cui depistare l’opinione pubblica
dalle vere cause della crisi.
L’economia reale soffre per mancanza di credito e liquidità? Anziché
emettere l’ossigeno della valuta, le autorità monetarie hanno inculcato
la fobia delle bolle finanziarie come alibi per chiudere i rubinetti. I
soldi – tanti, a tassi bassissimi – li hanno dati solo alle banche,
per le speculazioni finanziarie e l’acquisto di derivati. E’ lo schema
del “quantitative easing” angloamericano e della Ltro, “long term
refinancing operation”, della Bce. «Il risultato voluto era prevedibile,
previsto, ed è puntualmente arrivato: praticamente pochi o nulli
benefici per l’economia reale». Tutti colpevoli, dai ministri delle
finanze al Fmi, dai banchieri centrali all’Ue: perché si rifiutano di
creare moneta destinata all’economia produttiva? «Ovvio: perché
quest’operazione da un lato avrebbe successo, farebbe ripartire
l’economia, e si capirebbe che tutto gira intorno a chi ha il potere esclusivo di creare moneta». Il sostegno monetario all’economia reale toglierebbe ai banchieri «il loro potere
monopolistico sulle società, smascherando al contempo il loro
comportamento essenzialmente distorsivo, antisociale e parassitario».
Questo è il disastro da cui discende la cosiddetta crisi.
E invece «si è raccontato alla gente che è la spesa pubblica, la spesa
per il settore pubblico, ciò che costituisce il problema, il male
dell’economia, e che quindi bisogna tagliare servizi pubblici,
privatizzare, vendere i beni collettivi, licenziare i pubblici
dipendenti, aumentare le tasse cioè fare la cosiddetta austerità,
nascondendo così la vera causa del dissesto dei conti pubblici». In
realtà sono stati i banchieri che «hanno usato i conti pubblici, cioè i
governi, per chiudere i buchi da loro stessi scavati a fini di profitto
privato». In Italia è successo col Monte dei Paschi di Siena. Ma la
tragedia a monte è la progressiva scarsità di moneta a partire dal 1981,
storico divorzio fra Tesoro e Bankitalia. Da allora, «i detentori del
debito pubblico italiano sono principalmente soggetti finanziari». Nuove
tasse? Ci provò Monti, tagliando le gambe al settore immobiliare
provocandone il crollo, determinante per la cronicizzazione della
recessione. E oggi sono i sindacati che chiedono altre tasse per uscire
dal tunnel?
L’atteggiamento
della sinistra sindacale, benché giustamente motivato dalla rabbia
sociale contro le palesi diseguaglianze alimentate dal governo Renzi,
non aiuta a risolvere il problema. «Tutto questo insieme di menzogne e
di false rappresentazioni della realtà, somministrato in modo
martellante al popolo, serve a fargli accettare una politica
tributaria e finanziaria che consente di trasferire sempre più denaro
dal contribuente e dalla spesa per la società alle tasche di banchieri e
finanzieri attraverso sia gli interessi sul debito pubblico, che gli
aiuti di Stato alle banche, che gli stanziamenti multimiliardari in favore di organismi di sostegno alle banche
come il Mes», conclude Della Luna. «In sostanza, quindi, lo schema
politico è il seguente: compiere operazioni che generano profitto e
instabilità; alimentare l’instabilità e usarla per creare allarme
sociale; dare di questa situazione una falsa spiegazione alla gente, che
la disponga ad accettare non solo i peggioramenti avvenuti, ma anche
ulteriori sacrifici in termini sia economici che di diritti
anche politici, come necessari per evitare il disastro; usare questi
sacrifici per arricchirsi ulteriormente». Ecco perché l’oligarchia si
oppone all’unica possibile soluzione democratica: libera emissione di
moneta pubblica per sostenere il sistema economico, aziende e posti di
lavoro.
Finanziare la spesa pubblica con le tasse, magari una patrimoniale? Sbagliato due volte, protesta Marco Della Luna. Primo, perché i grandi patrimoni sono finanziari, dunque volatili e sfuggenti. E soprattutto perché chiedere altre tasse significa rassegnarsi al sistema-truffa dell’emissione privatizzata del denaro: per uscire dalla crisi, infatti, basterebbero iniezioni di valuta sovrana a sostegno dell’economia reale, cioè posti di lavoro. Possibile che la sinistra sindacale non lo capisca? Purtroppo sì. Perché «il sindacato e gran parte della sinistra non hanno le basi culturali o la libertà di azione necessarie per poter imporre al dibattito pubblico, politico, sindacale, parlamentare, di trattare i veri temi nodali». Ovvero: «Come viene creato il denaro, da chi, a vantaggio di chi, con che diritto, con quali profitti, con quale tassazione su questi profitti». L’uscita dal tunnel è una sola: «Creazione di denaro direttamente da parte dello Stato, senza che lo Stato lo debba comperare dando in cambio titoli pubblici, cioè indebitandosi». Questo dovrebbero chiedere, Landini e Camusso, e con loro i quasi 5 milioni di italiani iscritti alla Cgil.
Secondo Della Luna, il pericolo è lo strapotere del capitale finanziario, cresciuto fino a 15 volte l’economia reale. Come? In due modi: autorizzando le banche a compiere azioni di pirateria speculativa e, prima ancora, concedendo ai mercati
OMT: la grande guerra fra stati e mercati
La grande guerra fra stati e mercati
Pubblicato 10 novembre 2014 - 15.09 - Da Claudio Messora
di Lidia Undiemi
In un sistema economico e finanziario fortemente globalizzato, si governa con i trattati internazionali. Quella che stiamo vivendo è una vera e propria guerra fra Stati e mercati, ovvero il capitale internazionale. Per comprenderne la portata, basta ragionare sul nuovo strumento messo in campo dalla BCE per far fronte alla crisi dell’Eurozona, ossia l’OMT.
L'OMT (Outright monetary transactions) è un piano di acquisto illimitato sul mercato secondario dei titoli pubblici degli stati in difficoltà, nato con lo scopo di ridurre le pressioni dei mercati che si manifestano attraverso l’aumento dello spread. Per questa ragione, tale strumento è stato anche definito “piano anti spread” oppure “piano salva euro”, proprio perché venne preannunciato nel 2012 da Mario Draghi, quando disse: “farò di tutto per salvare l’euro”.
Guarda l’intervista a Lidia Undiemi che spiega il MES (12.05.2012)
Ecco un esempio di come i circuiti finanziari,
mediante un accordo-trattato internazionale quale è il MES, riescano a
governare un paese scavalcando qualsiasi barriera democratica.
Aspettiamoci presto un’altra lettera con le riforme dettate dai mercati.
Leggi Il Ricatto dei Mercati, di Lidia Undiemi 
Se vuoi comprendere a fondo come i meccanismi democratici siano stati soppiantati dagli interessi delle élite finanziarie, leggi “Il Ricatto dei Mercati”, di Lidia Undiemi, appena uscito nelle librerie e sul Kindle.
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domenica 9 novembre 2014
Comunicato dell'ASSOCIAZIONE AZIONISTI UBI BANCA
Ricevuto da Lannutti: Banche
& Paradisi fiscali: lo scandalo Ubi-Banca ! Bankitalia, che predica
bene per bocca di Visco, razzola male, facendo da palo alle frodi
fiscali-societarie Pubblico il Comunicato dell'ASSOCIAZIONE AZIONISTI
UBI BANCA
(comunicato stampa diffuso dopo la chiusura delle trattazioni di Borsa)
Secondo quanto riportato dai media nazionali ed internazionali riguardo lo scandalo di trecentoquaranta multinazionali che hanno sottoscritto accordi elusivi con il Granducato di Lussemburgo per pagare meno tasse agli Stati di provenienza, ancora una volta, UBI Banca risulta purtroppo tra i protagonisti assoluti. Si parla di cifre enormi potenzialmente sottratti al fisco italiano e ad altri Paesi europei, anche da parte di istituti di credito che hanno avuto in questi anni l’ardire di vantarsi della trasparenza dei propri bilanci, nel caso di UBI Banca, professandosi addirittura paladini dei valori e delle tradizioni cattoliche.
Ci chiediamo ora in quali scaffali della Banca verrà riposto il recente premio al Consigliere Delegato, quale “banchiere più trasparente”. Il nostro consiglio, consentiteci la battuta, è di collocarlo, proteggendolo con cura vicino a qualche media (magari di matrice cattolica), che ha fino ad oggi edulcorato, per usare un eufemismo, quanto è accaduto in questi anni in UBI Banca.
E’ bene riepilogare quanto lo scrivente ha da tempo comunicato alle Istituzioni di Vigilanza, CONSOB e BANKITALIA, in merito alla struttura estera del Gruppo UBI, struttura che si estrinseca anche in numerosissime società con sedi in paradisi fiscali o paesi a fiscalità agevolata.
UBI Banca purtroppo primeggia, come da elenco sotto riportato, per società con sedi in Paesi quali Cina, Singapore, ben sedici società con sede in Lussemburgo e otto con sede in Delaware (USA), (stato noto alla cronaca in quanto ultima destinazione conosciuta del mitico aereo di Lele Mora, venduto ad una società locale per la capiente cifra di circa € 60.000), quattro in Svizzera e ancora nel Baliato di Jersey, a Dublino, a Madrid, a Bruxelles e a Cracovia.
OVVIAMENTE I NOSTRI ELENCHI NON POSSONO CHE ESSERE PARZIALI (in difetto)
Di che cosa si occupano, o si sono occupate, tutte queste società con sedi estere, anche in paradisi fiscali o Paesi a fiscalità agevolata?
(comunicato stampa diffuso dopo la chiusura delle trattazioni di Borsa)
Secondo quanto riportato dai media nazionali ed internazionali riguardo lo scandalo di trecentoquaranta multinazionali che hanno sottoscritto accordi elusivi con il Granducato di Lussemburgo per pagare meno tasse agli Stati di provenienza, ancora una volta, UBI Banca risulta purtroppo tra i protagonisti assoluti. Si parla di cifre enormi potenzialmente sottratti al fisco italiano e ad altri Paesi europei, anche da parte di istituti di credito che hanno avuto in questi anni l’ardire di vantarsi della trasparenza dei propri bilanci, nel caso di UBI Banca, professandosi addirittura paladini dei valori e delle tradizioni cattoliche.
Ci chiediamo ora in quali scaffali della Banca verrà riposto il recente premio al Consigliere Delegato, quale “banchiere più trasparente”. Il nostro consiglio, consentiteci la battuta, è di collocarlo, proteggendolo con cura vicino a qualche media (magari di matrice cattolica), che ha fino ad oggi edulcorato, per usare un eufemismo, quanto è accaduto in questi anni in UBI Banca.
E’ bene riepilogare quanto lo scrivente ha da tempo comunicato alle Istituzioni di Vigilanza, CONSOB e BANKITALIA, in merito alla struttura estera del Gruppo UBI, struttura che si estrinseca anche in numerosissime società con sedi in paradisi fiscali o paesi a fiscalità agevolata.
UBI Banca purtroppo primeggia, come da elenco sotto riportato, per società con sedi in Paesi quali Cina, Singapore, ben sedici società con sede in Lussemburgo e otto con sede in Delaware (USA), (stato noto alla cronaca in quanto ultima destinazione conosciuta del mitico aereo di Lele Mora, venduto ad una società locale per la capiente cifra di circa € 60.000), quattro in Svizzera e ancora nel Baliato di Jersey, a Dublino, a Madrid, a Bruxelles e a Cracovia.
OVVIAMENTE I NOSTRI ELENCHI NON POSSONO CHE ESSERE PARZIALI (in difetto)
Di che cosa si occupano, o si sono occupate, tutte queste società con sedi estere, anche in paradisi fiscali o Paesi a fiscalità agevolata?
venerdì 7 novembre 2014
BCE: Irish Times pubblica il ricatto all'irlanda
World Affairs / Irish Times pubblica una lettera di Trichet del novembre 2010: l'...
Irish Times pubblica una lettera di Trichet del novembre 2010: l'Irlanda fu minacciata ad accettare il piano di "salvataggio"
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=9313
"O accettate o tagliamo i fondi emergenziali al vostro sistema bancario"
La Banca centrale Europa ha esplicitamente minacciato alla fine
di novembre del 2010 di tagliare i fondi d'emergenza per il sistema
bancario irlandese, a meno che Dublino non avesse accettato
immediatamente il piano di salvataggio e quindi l'austerità e la
ricapitalizzazione bancaria a spesa dei contribuenti.
La lettera dell'allora presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, all'ex ministro delle finanze Brian Lenihan
– segnalata come “secret” – è stata spedita il 19 novembre e l'Irish
Times ne è entrato in possesso di una copia (nel sito del quotidiano irlandese è anche pubblicata nella sua interezza). Nella lettera si
legge che il Consiglio dei governatori della Bce avrebbe concordato a
stanziare ulteriore liquidità assistenziale alle banche solo se in
cambio avesse ricevuto “un impegno scritto” dal governo ad applicare
immediatamente il programma di salvataggio.
Si legge inoltre come la richiesta per un'assistenza
finanziaria doveva contenere un impegno a tagli al bilancio e una
ristrutturazione del settore finanziario. Si legge, inoltre,
come il piano dovesse include misure per ricapitalizzare il sistema
bancario e che il governo doveva accettare di ripagare l'ELA- il fondo
speciale erogato alle banche in difficoltà – alla Banca centrale.
La lettera è stata spedita il giorno dopo che il governatore della
Banca centrale Patrick Honohan era apparso in Tv per dire che l'Irlanda
non aveva scelta se non quella di chiedere un aiuto. Due giorni dopo la lettera, Dublino ha proceduto alla richiesta formale del programma di salvataggio.
Nonostante i contenuti abbastanza espliciti, la Bce ha negato che le
lettere evidenzino che l'Istituto di Francoforte abbia dettato la
politica da seguire al Governo irlandese. "Le lettere e tutta la
documentazione hanno lo scopo di mostrare, che la portata della crisi
interna ha reso necessario all'Irlanda fare richiesta del programma di
aggiustamento dell'Ue e dell'Fmi" e non le indicazioni di Trichet, ha
concluso l'Istituto di Francoforte.
“E chi ce l'ha messa?”, diceva Totò alla moglie che lo scopriva con
un'altra donna. Negare sempre anche nell'evidenza di aver calpestato
ogni principio democratico è anche il motto di Francoforte
Notizia del:
giovedì 6 novembre 2014
La (finta) indipendenza tra Banche centrali e governi
La (finta) indipendenza tra Banche centrali e governi. A parte una
di Vito Lops - 05/11/2014Fonte: Il Sole24ore
Come
è stato raggiunto questo obiettivo? Spingendo i governi a staccarsi
dalla rispettiva banca centrale. In Francia il divorzio tra la il
ministero del Tesoro e la banca centrale risale al 1979, in Italia al
1981, e così via
A
fine anni ’70 il movimento iper-liberista ha ottenuto uno degli
obiettivi del suo “programma”: porre gli Stati nelle stesse condizioni
di una famiglia o un’impresa. Così come una famiglia e un’azienda devono
fare molta attenzione alle entrate e alle uscite (cercando di
bilanciarle) anche lo Stato non può eccedere nelle spese e deve far
quadrare i conti. Perché se non lo fa rischia di creare un’elevata
inflazione. Come è stato raggiunto questo obiettivo? Spingendo i governi
a staccarsi dalla rispettiva banca centrale. In Francia il divorzio tra
la il ministero del Tesoro e la banca centrale risale al 1979, in
Italia al 1981, e così via.
Prima
di allora i Paesi potevano tecnicamente fabbricare denaro a costo zero
(perché dopo lo sganciamento della convertibilità oro-dollaro decisa dal
presidente Richiard Nixon nel 1971 la moneta è diventata puramente
fiduciaria, cioè basata sulla fiducia dei cittadini nei confronti del
governo che la emette) o comunque al tasso di interesse stabilito a
priori dallo stesso governo (si offriva un tasso nelle aste di titoli di
Stato e in caso di invenduto per mancanza di offerta interveniva la
Banca centrale bloccando così la risalita dei tassi). La Banca d’Italia
lo ha fatto per anni innescando una repressione finanziaria (il tasso
pagato sui titoli di Stato era inferiore all’andamento dell’inflazione).
E’ questo il vero motivo per cui fino ad allora il debito pubblico in
rapporto al Pil era sotto controllo ed è invece raddoppiato negli anni
’80 dopo il divorzio che ha posto il debito italiano totalmente al
giudizio dei mercati. A quel punto è cambiato il paradigma: da allora
sono stati gli investitori e non più il governo a scegliere il tasso di
interesse che lo Stato doveva pagare sul debito pubblico. Agli
investitori, si sa, la repressione finanziaria non piace e quindi hanno
chiesto un tasso di interesse nominale più alto dell’inflazione per
riportare il tasso reale in territorio positivo.
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