Ma non è una bocciatura preconcetta: «
Si sarebbe potuto anche dire sì, ma ad un patto:
fare totale chiarezza rispetto alle malversazioni che ci sono state
anche da parte delle nuove gestioni a partire dalla trasformazione in
spa delle due banche avvenuta nel dicembre 2015 per VeBa e nel marzo
2016 per BpVi. Ma non ci siamo. Sinceramente non credo che
in moltissimi aderiranno alle due proposte,
ad eccezione di coloro che hanno veramente l’acqua alla gola. Per certi
aspetti viene da pensare che la proposta cucinata a Padova sia in
qualche modo
pensata proprio per rompere il fronte dei risparmiatori.
Il mio peraltro è un giudizio che riguarda non solo i vertici dei due
istituti, ma pure quello del governo. Il quale secondo me in questa
circostanza, come è capitato per l’intervento pubblico su Monte Paschi,
sta agendo all’unisono coi banchieri. Ad ogni modo la cosa che più ci
rattrista è la mancata volontà da parte della maggioranza governativa di
promuovere una
commissione parlamentare d’inchiesta sui rovesci bancari degna di questo nome. E che abbia la facoltà di indagare a 360 gradi».
Sui media, anche i meno ostili al governo,
si è scatenato un polverone sui poteri di cui la nascitura commissione potrà disporre. Da
quanto riferisce Dagospia, che a sua volta rilancia
La Repubblica, la commissione sulla carta ha gli stessi poteri della magistratura requirente, ma
non andrà a sindacare l’operato di Bankitalia sulle sue eventuali colpe
in vigilando o intromissioni indebite. Si darebbe il caso, se così fosse, di una banca centrale che
finisce per limitare le potestà costituzionalmente garantite al parlamento.
E che il governo, anche quando a palazzo Chigi c’era Matteo Renzi, la
pensasse in qualche modo come palazzo Koch, lo si desume da una presa di
posizione precisa, mai emersa prima con la dovuta evidenza, che il
sottosegretario all’economia, il veneziano
Pierpaolo Baretta,
rese pubblica durante un simposio sullo scandalo popolari venete
organizzato a a Venezia il 17 dicembre scorso dall’Accademia Marciana.
«Io ero tra i relatori – racconta Arman – e in quella circostanza
Baretta, che era con me sul tavolo degli oratori,
clamorosamente ammise che una commissione d’inchiesta sulle banche non sarebbe stata possibile
per non entrare in conflitto istituzionale con Bankitalia.
Si tratta di parole sconvolgenti. Se tanto mi dà tanto sarebbe il caso
che anche per BpVi e VeBa venissero resi noti, come si propone per Monte
Paschi, i
nomi dei grossi debitori. Da questo punto di vista sia nel Coordinamento Don Torta che presso diverse altre associazioni, questo sentimento
è tutto sommato condiviso».